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Bisogna riconoscerlo: i geometri sono più bravi di noi

Ero a conoscenza che i Geometri, a differenza degli Architetti, avevano forti “entrature” in Parlamento, ma che utilizzassero addirittura un architetto per distruggere definitivamente la nostra categoria è proprio il colmo. Bisogna riconoscerlo sono sicuramente più furbi di noi.

In data 07 gennaio 2010 il Consiglio Nazionale Geometri emana una circolare, (vedi link), ai Consigli provinciali, alla Cassa di Previdenza e ai Dirigenti di categoria per promuovere l’interessamento degli stessi a contattare i politici locali al fine di “sponsorizzare” il disegno di Legge  inoltre si sta attivando affinchè analoga iniziativa legislativa venga presa anche dai parlamentari di opposizione.

Gli unici che si muovono, come al solito, sono gli ingegneri, in data 20/01/2010 il Consiglio Nazionale degli Ingegneri emana una circolare, (vedi link), ai Consigli degli Ordini e alle Federazioni e Consulte degli Ordini in cui denunciano il tentativo di colpo di mano messo in atto dai Geometri e invitandoli a sensibilizzare senatori e parlamentari sulla gravità della situazione.

Il nostro Consiglio Nazionale reagisce prontamente ?

No,  per il momento non ci sono prese di posizione ufficiali.

Entriamo nel merito del disegno di Legge n. 1865: Disposizioni in materia di competenze professionali dei geometri, dei geometri laureati, dei periti industriali…..

Si presenta la legge facendo notare che i regolamenti professionali dei geometri sono vecchi più di 80 anni, non sono mai stati aggiornati e non rispondono più né allo sviluppo della tecnica né alle esigenze della società. Peccato che non si dica che la stessa cosa vale anche per gli architetti e gli ingegneri.

Si danno giustificazioni fantasiose affermando che: “il regolamento del 1929 fissa il limite di competenza dei geometri all’interno dell’incerto concetto di modesta costruzione forse giustificato dalla particolare fase di ricostruzione e di cresita economica che caratterizzò l’Italia di quel lontano periodo“.

Non vi sfiora il dubbio che il concetto di “modesta costruzione” sia rapportato alla “modesta formazione” di un geometra rispetto ad un architetto o ingegnere ?

L’art. 2  stabilisce la competenza dei Geometri nel progetto architettonico e strutturale, la direzione lavori e il collaudo statico di qualsiasi edificio ad esclusione di complessi di strutture organicamente e solidamente collegati svolgenti una funzione statica unitaria con cubatura superiore a 5000 mc.

Praticamente possono fare ciò che vogliono basta separare un edificio ogni 5000 mc. Non ci sono poi limitazioni nei lavori di risanamento conservativo, quindi mano libera anche sui restauri.

Come se non bastasse, l’art. 3  gli fornisce competenze anche in campo urbanistico. In pratica per loro diventa il paese dei balocchi, ma noi architetti abbiamo l’anello al naso?

Inutile dire che in tutto ciò, chi ha scritto la legge, (peccato che sia un’ architetto), non ha alcuna idea di cosa sia la qualità architettonica.

Andatevi a leggere il Disegno di Legge  (vedi link)

Leggete anche Spazi Contemporanei

Il Disegno di legge è firmato anche dai Senatori Battaglia, Carrara, Cuffaro e Palmizio.

Noi di amate l’architettura ci opponiamo fortemente al disegno di Legge 1865 proporremo con altre Associazioni, presenti in tutto il territorio nazionale, una raccolta di firme per fermare il percorso della legge in Parlamento.

firma la nostra petizione: vai al link

Ci sentiamo in dovere di scrivere una lettera al primo firmatario della legge ovvero all’architetto senatore Simona Vicari, fatelo anche voi:  vicari_s@posta.senato.it

Gentile Architetto Simona Vicari

Sentaore della Repubblica

vicari1

La questione delle competenze professionali in Italia tra Architetti ingegneri e Geometri è un problema che si trascina ormai da troppi anni.

La recente sentenza della Cassazione  n. 19292/2009 ha riacceso il dibattito e noi crediamo che sia arrivato il momento di porre fine a inutili polemiche e di mettere mano al riordino delle competenze professionali. L’Italia è l’unico paese europeo dove esiste un conflitto tra figure professionali che dovrebbero avere un ruolo ben distinto in quanto provengono da un percorso formativo completamente diverso.

Il Suo DDL 1865 non ci sembra affatto un buon modo di risolvere il problema, semmai di creare problematiche assai più complesse  di quelle attuali, La invitiamo pertanto a desistere da questa sua iniziativa ed a collaborare nella realizzazione di un disegno di legge che riordini le competenze di tutte le categorie professionali (architetti, ingegneri, geometri e periti edili).

Lei, come architetto,  non dovrebbe avere a cuore il tema della qualità architettonica ? perché è passata dalla parte dei geometri non si rende conto che i geometri non hanno le competenze per poter “progettare” ?

Saper progettare non significa conoscere la tecnica con cui si costruisce una casa ma è una cosa ben più complessa.

Perché dobbiamo continuare a distruggere un paese già devastato negli ultimi 50 anni ?

Sperando in un suo riscontro Le alleghiamo una frase del libro “amate l’architettura”di Gio Ponti,  da cui nasce il nostro Movimento:

Amate l’architettura perché siete italiani,
o perché siete in Italia.
L’Italia l’han fatta metà Iddio e metà gli Architetti.
Iddio ha fatto pianure, colli, acque e cieli.
Ma i profili di cupole facciate cuspidi e torri e case, di quei colli e di quei piani, contro quei cieli, le case sulle rive che fanno leggiadre le acque dei laghi e de fiumi e dei golfi in scenari famosi
son cose create dagli Architetti.
A Venezia poi, Dio ha fatto solo acque e cielo, e senza intenzioni, e gli Architetti han fatto tutto

(Gio Ponti, Amate l’Architettura, 1957)

a m a t e   l’ a r c h i t e t t u r a
Movimento per l’Architettura Contemporanea

Per chi volesse conoscere meglio la Senatrice, allego la sua scheda in senato:

Regione di elezione: Sicilia
Nata il 17 marzo 1967 a Palermo
Residente a Palermo
Professione: Architetto

Deputato Assemblea regionale siciliana

Elezione: 13 aprile 2008
Proclamazione: 25 aprile 2008
Convalida: 3 novembre 2009

Segretario della Presidenza del Senato

Membro Gruppo PdL

Membro della 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo)

Segretario della Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi

Membro della Commissione parlamentare per le questioni regionali

Contatti  E-mail: vicari_s@posta.senato.it

Mandati

XVI Legislatura Senato

Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura

Segretario provvisorio della Presidenza del Senato dal 29 aprile 2008 al 29 aprile 2008
Segretario della Presidenza del Senato dal 22 dicembre 2009

Gruppo Il Popolo della Libertà:
Membro dal 6 maggio 2008

8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):
Membro dal 22 maggio 2008 al 22 maggio 2008
10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo):
Membro dal 22 maggio 2008
Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi:
Membro dal 5 dicembre 2008 al 17 dicembre 2008
Segretario dal 18 dicembre 2008

Commissione parlamentare per le questioni regionali:
Membro dal 17 giugno 2008
Commissione parlamentare per l’infanzia:
Membro dal 4 giugno 2008 al 17 giugno 2008

La legge stabilisce che l’architetto non serve più a niente

24 novembre 2009

L’art. 7 del  DDL sostituisce l’art. 6 del  Testo Unico dell’edilizia n.380 del 6/06/2001, l’argomento è l’attività edilizia libera, in pratica si liberalizzano gli interventi di manutenzione straordinaria. Per intenderci, d’ora in poi, il proprietario di un appartamento può eseguire lavori interni di qualsiasi tipo senza rivolgersi ad un tecnico e senza fare alcuna comunicazione all’Amministrazione. La cosa che più sorprende è che il comma b stabilisce che gli interventi sono liberi sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio, mi sembra che non faccia una piega, dato che tutti i proprietari di immobili sono laureati in scienza delle costruzioni e quindi sanno benissimo se l’intervento riguarda le parti strutturali dell’edificio.

Ricordo che il “grande” prof. Michetti diceva: “ci sono edifici nel centro storico di Roma che stanno in piedi grazie alla carta da parati”, mi sembra evidente che le problematiche di ogni edificio siano complesse e non sempre è così facile stabilire la pericolosità di un qualsiasi intervento, anche lo spostamento di un tramezzo. Il crollo di via Jacobini a Roma qualcosa dovrebbe averci insegnato, da li è nato il fascicolo del fabbricato che aveva un importanza fondamentale soprattutto nel conoscere e monitorare qualsiasi intervento di modifica di un edificio, si sa la fine che ha fatto l’istituzione del fascicolo, ora si vuole andare oltre liberalizzare senza alcun controllo da parte di un Amministrazione eliminando la figura del progettista e direttore dei lavori.

Credo che tutto ciò sia di una gravità inaudita, e badate bene qui non si tratta di una difesa corporativa della nostra categoria, ma di un problema di sicurezza di noi tutti.

Il ministro Brunetta dove abita ? se per caso abitasse in un palazzo dove l’inquilino del piano di sotto facesse dei lavori di manutenzione straordinaria eliminando una parte strutturale,  sarebbe contento il ministro di precipitare nel vuoto ?

Chiediamo alla politica di essere seri, ma si può essere seri scrivendo una legge in cui si dice che: ” l’attività edilizia è libera salvo più restrittive disposizioni previste dalla disiplina regionale e comunque nell’osservanza delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico sanitarie, di  quelle relative all’efficienza energetica nonché delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42 e successive modifiche“. Ma chi può stabilire se tutti i requisiti di cui sopra sono rispettati se non il professionista e allora perché bisogna comunicare il nome dell’impresa e non quella del tecnico ?

Proviamo a farci rispondere dal Ministro, per queste ragioni abbiamo scritto a Brunetta come del resto ha già fatto l’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, (vedi link),

a proposito ma in tutto ciò cosa fa il Consiglio Nazionale degli Architetti ? forse dorme ?

Pertanto invitiamo tutti a scrivere al Ministro Brunetta, facciamo sentire la nostra voce:   r.brunetta@governo.it oppure su facebook

lettera aperta al Ministro Brunetta

Prof. Renato Brunetta

Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione

Palazzo Vidoni

Corso V.Emanuele II   00186 Roma

Gentile Ministro,

Siamo seriamente preoccupati dall’art. 7 del  DDL  in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese …, si sostituisce l’art. 6 del  Testo Unico dell’edilizia n.380 del 6/06/2001, l’argomento è l’attività edilizia libera, in pratica si liberalizzano gli interventi di manutenzione straordinaria.

Siamo i primi ad affermare che bisogna combattere la burocrazia nella Pubblica Amministrazione, ma la strada giusta sicuramente non è quella di eliminare la certificazione del tecnico.

La cosa che più sorprende è che il comma b stabilisce che gli interventi sono liberi, sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio, ma il governo ritiene che tutti i proprietari di immobili siano in grado di stabilire se l’intervento riguarda le parti strutturali dell’edificio o meno ?

Le ricordo che il noto prof. Michetti, (uno dei più grandi strutturisti italiani), diceva: “ci sono edifici nel centro storico di Roma che stanno in piedi grazie alla carta da parati“, mi sembra evidente che le problematiche di ogni edificio siano complesse e non sempre è così facile stabilire la pericolosità di un qualsiasi intervento, anche lo spostamento di un tramezzo.

Il crollo di via Vigna Jacobini a Roma nel 1998 causò la morte di 27 persone,  qualcosa dovrebbe averci insegnato, da li è nato il fascicolo del fabbricato, che aveva un importanza fondamentale soprattutto nel conoscere e monitorare qualsiasi intervento di modifica di un edificio, ma la politica ha deciso che non serviva, i cittadini bisognerebbe tutelarli da vivi non piangerli da morti.

Ora si vuole andare oltre, liberalizzare senza alcun controllo da parte di un Amministrazione eliminando la figura del progettista e direttore dei lavori. Credo che tutto ciò sia di una gravità inaudita, e Le ricordo che non vogliamo fare una difesa corporativa della nostra categoria, ma esprimiamo la nostra reale preoccupazione per difendere la sicurezza di noi tutti.

Chiediamo alla politica di essere seri, ma si può essere seri scrivendo una legge in cui si dice che:” l’attività edilizia è libera salvo più restrittive disposizioni previste dalla disiplina regionale e comunque nell’osservanza delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico sanitarie, di  quelle relative all’efficienza energetica nonché delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42 e successive modifiche”; chi può, secondo Lei, stabilire se tutti i requisiti di cui sopra sono rispettati se non il professionista e allora perché bisogna comunicare il nome dell’impresa e non quella del tecnico ?

Certi della Sua sensibilità per le problematiche esposte, la ringraziamo per l’attenzione e siamo in attesa di un suo cortese riscontro.

Cordiali Saluti

amate l’architettura

Movimento per l’architettura contemporanea

info@amatelarchitettura.com

www.amatelarchitettura.com

Poche domande al futuro segretario del PD

Le domande:

1. Nicolas Sarkozy, presidente di destra, tra i suoi primi atti, ha ritenuto opportuno riunire intorno a se i più famosi architetti mondiali. Con tale atto ha voluto sottolineare da una parte l’importanza che l’Architettura, intesa come arte di gestire il territorio, è una materia di fondamentale importanza per qualsiasi società che ritenga di definirsi civile, dall’altra ci ha ricordato che i principali responsabili della materia sono proprio gli architetti. Da candidato segretario, aspirante a governare l’Italia, che ne pensa?

2. Una delle leggi che crea maggiori mal di pancia agli architetti italiani, soprattutto i liberi professionisti, è la Legge Bersani, che ha abolito i minimi tariffari. Non ritiene che sia giusto prevedere, se non l’abolizione, almeno qualche meccanismo di compensazione? Se si, quale?

3. Legge per l’architettura: art. 1 ………………….

Le risposte:

Per il momento ha risposto Marino:

1. Ritengo che quella di Sarkozy sia stata una giusta intuizione. Bisogna ammettere che in Francia la professione dell’architetto ha un ruolo istituzionale di ben altro valore che ha le sue origini nel sistema universitario e in come è stata intesa la professione fin dall’epoca napoleonica. Negli anni ‘80 Mitterand chiamò i più importanti architetti del mondo per cambiare non solo l’immagine di Parigi, ma la sua stessa anima. In Francia l’architetto è considerato non un semplice professionista ma un attore con una profonda coscienza sociale capace di modificare socialmente con la opera il territorio. E’ questo lo spirito che dobbiamo recuperare anche per ciò che riguarda il nostro Paese: più cultura del territorio, più cultura dell’ambiente e del progetto. Se l’iniziativa di Sarkozy può aiutarci ad alzare l’asticella e spronarci a fare meglio, ben venga.

2. Bisogna levare i tappi che occludono il mercato delle professioni in generale. Dobbiamo moltiplicare le occasioni e le opportunità di lavoro per i giovani architetti, non possiamo chiuderci nella difesa delle corporazioni. Si può pensare, piuttosto, a incentivi fiscali che tutelino la professione soprattutto per i primi anni di attività, e aiutare quindi fiscalmente i giovani professionisti mettendo a disposizione spazi per atelier di progettazione e stabilendo con apposite norme che i comuni, le province e le regioni promuovano l’architettura moderna, anche e soprattutto con il ricorso al concorso di progettazione.
Le norme ad esempio introdotte dalla Regione Lazio nel “piano casa” recentemente approvato vanno, seppur timidamente, in questa direzione e vanno sostenute e generalizzate: trasformazioni urbane accompagnate da una maggiore qualità della progettazione e della esecuzione degli interventi.

3. Al fine di salvaguardare l’ambiente, il territorio e la salute degli abitanti, gli organismi centrali e periferici dell’amministrazione statale e le regioni, nell’ambito delle proprie autonome competenze, promuovono la dignità e l’identità dell’architettura, incentivano la qualità nella progettazione e nella realizzazione di opere edilizie pubbliche e private, favoriscono l’accesso dei progettisti alla professione sostenendo il concorso di progettazione come sistema prioritario che premi il merito nell’assegnazione di incarichi pubblici.

La burocrazia, mal sottile della buona architettura

Il 22 giugno 2009, AMATE L’ARCHITETTURA è stata invitata a presenziare alla trasmissione-contenitore, condotta da Michele Mirabella, “Cominciamo Bene Estate”. Essendo indisponibile il nostro presidente, Marco Alcaro, mi sono caricato dell’onere della partecipazione.

Devo premettere che di condoni un poco me ne sono occupato, una dozzina in tutto, principalmente per vecchi clienti ai quali ho voluto dare un sostegno in un’impresa assai ardua. Perciò mi consideravo informato del problema ma non un vero esperto. Così per colmare le lacune sia nell’ambito dei contatti di Amate l’Architettura sia in quelli personali abbiamo chiesto, a stretto giro di posta, di raccontarci esperienze e fatti significativi che potessero contribuire a definire i problemi logistici da un lato da un lato e umani dall’altro che tutti gli attori privati e professionisti si trovano ad affrontare in questo girone delle Malebolge.

E’ straordinario come in pochi giorni siano giunte parecchie esperienze incredibili. Ancora più straordinario è il riscontro di aneddoti ricevuti mentre mi trovavo in fila presso gli uffici tecnici nei giorni antecedenti alla partecipazione alla trasmissione.

Perciò, nei pochi giorni che avevo a disposizione prima di andare in onda, sono riuscito a elaborare un dossier sufficientemente ampio e circostanziato in cui si evince come il virus della burocrazia abbia infettato tutte la fasi del processo edilizio nelle quali è necessario avere un’interfaccia con l’amministrazione pubblica.

Va detto, per precisione, che l’ambito di questa esperienza è limitato solo ed esclusivamente a quello di Roma e Lazio. Sono convinto tuttavia che il problema sia massimamente diffuso in Italia, salvo, probabilmente, in quelle regioni che da sempre sono un esempio di buona amministrazione (Val d’Aosta? Trentino-Alto Adige?).

Le testimonianze raccolte sono così esemplari, così importanti per descrivere il grandissimo stato di malessere in cui si trovano non solo i committenti ma, soprattutto, i professionisti. Di conseguenza all’interno di Amate l’Architettura stiamo riflettendo sulla creazione di un canale permanente (tramite il blog, per esempio) per la raccolta di altre testimonianze in un documento unitario e articolato che riguardi tutti i settori della burocrazia nel processo edilizio e nel progetto architettonico.

Vi anticipo qualche piccola considerazione che mi è venuta in mente sulla base di questa esperienza:

  1. Il peso, anche economico, della burocrazia nel progetto, è tale che livella verso il basso la qualità del lavoro del professionista per potere fare quadrare i conti della propria parcella.
  2. Queste inefficienze sono un onere aggiuntivo rilevante per il committente che sottrae risorse alla qualità del progetto e della realizzazione di esso.
  3. Il potere che hanno assunto gli uffici tecnici è tale che la libertà di espressione nel progetto ne esce estremamente limitata. Il progetto cioè viene redatto in funzione dei parametri rigidi imposti dai regolamenti edilizi o, peggio ancora dall’interpretazione inappellabile degli uffici tecnici.
  4. Spesso il tecnico che si ha di fronte in questi uffici è, valutandolo sulla base del titolo, ad un livello culturale e professionale inferiore al proprio. Parlo, per essere chiari, soprattutto dei geometri che mi ritrovo negli uffici urbanistici, tra i vigili del fuoco, nelle soprintendenze, con mansioni equiparate agli architetti e agli ingegneri.
  5. L’incertezza sui tempi e sull’interpretazione delle norme da parte degli uffici tecnici, ha comportato il fiorire di una classe di professionisti-parassiti (definiti così perché non producono un valore aggiunto per la società) che hanno come core-business la capacità di portare avanti una pratica senza troppi intoppi ed in tempi più celeri. Esiste oramai una mentalità così diffusa di questo meccanismo che (è capitato anche a me) si chiama il professionista locale o specializzato anche nei casi in cui l’amministrazione è sufficientemente trasparente.
  6. Il problema di mantenimento di una burocrazia ipertrofica è di tipo politico:
    1. una grande massa di burocrati infatti è un bacino elettorale importante e fidelizzabile;
    2. la mancanza di chiarezza nell’interpretazione delle norme aumenta la possibilità di corruzione, concussione e, in ultimo, di detenzione di un potere reale sul territorio.
  7. La reazione ad uno stato a questo stato di cose può essere solo politica. Le categorie e le forze sociale che non si riconoscono nell’inefficienza e nella corruzione devono convergere su un manifesto programmatico volto a smantellare l’attuale sistema. A titolo di esempio, assolutamente non esaustivo, si potrebbe richiedere:
    1. Un uso diffuso del concorso di progettazione, con incentivi per i committenti anche privati, previa la fissazione di criteri nuovi sulla scelta delle giurie (rotazioni dei giurati, albi, ecc.);
    2. Una riduzione delle norme e dei regolamenti a meno norme, più flessibili e meno descrittive, basate cioè su parametri di progetto calcolabili (aria, luce, introspezione, ecc.) (è possibile per campi anche tecnici, si guardi al fire-engineering).
    3. Il ripensamento della funzione dei piani regolatori e degli strumenti attuativi, ridotti ora a strumenti puramente indicativi dall’uso diffusissimo degli accordi di programma in deroga ai P.R.G.
    4. Il ripensamento del concetto di P.R.G. stesso. E se cominciassimo a pensare a dei piani autoregolatori basati sul diritto a fare (nelle zone già urbanizzate e non sottoposte a salvaguardia) salvo diritti fondamentali di terzi quali la luce, l’aria, la vista, la mobilità, ecc?)
    5. La possibilità di mettere facilmente mano al patrimonio edilizio esistente con l’ottica di migliorarlo in efficienza ed estetica, utilizzando anche benefici in termini di superfici e cubatura se rientranti in un progetto coordinato. A Berlino, per esempio, per aumentare il guadagno passivo degli edifici si è data la possibilità di creare verande e bow-windows sulle facciate con progetti globali di trasformazione dei fronti degli edifici.
    6. La responsabilizzazione dei dirigenti degli uffici pubblici rispetto all’efficienza dell’amministrazione da loro diretta. Se fai bene ti premio, se fai male paghi e te ne vai.
    7. Un uso esteso dell’informatica e di internet per l’accesso alle informazioni, la presentazione, lo svolgimento e il controllo delle pratiche relative ai permessi.

Non mi soffermo sull’esito della nostra partecipazione televisiva. I tempi televisivi sono sempre brevissimi e gli autori televisivi banalizzano tutto.

Per chi, comunque, avesse curiosità allego tre clip tratte dalla trasmissione TV.

Amate l’Architettura e Spazi Contemporanei

Si allega il comunicato stampa che descrive il protocollo d’intesa.

C o m u n i c a t o   s t a m p a

Roma - Catania  07.07.2009

Il Movimento per l’Architettura contemporanea “Amate l’Architettura” di Roma e l’Associazione Spazi Contemporanei di Catania

hanno stipulato un Protocollo di Intesa

per la promozione dell’Architettura contemporanea.

Le due Associazioni, nate dall’incontro di architetti motivati dalla passione per il proprio lavoro, che non accettano il degrado del nostro territorio, hanno già realizzato in pochi mesi diverse attività, sostenendo che l’Architettura debba essere espressione del nostro tempo.

Promuovono:

Il concorso di Architettura quale strumento decisionale piu’ opportuno per le scelte che le pubbliche amministrazioni ma anche le grandi realta’ del mondo dell’imprenditoria devono fare nel campo della gestione dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio artistico, architettonico e archeologico;

una “vera” legge per l’Architettura, in Francia esiste dal 1977;

il ripensamento della formazione Universitaria dell’Architetto;

la sensibilizzazione della politica e dei mass-media ad una qualità diffusa dell’Architettura;

la collaborazione con gli Organi pubblici preposti al controllo e alla tutela del territorio in un rapporto dialettico e costruttivo;

Le Associazioni hanno ciascuna un blog e una pagina su facebook:

wwww.amatelarchitettura.com      -      www.architetturacatania.blogspot.com

Amate l’architettura è rappresentata dall’arch. A.Marco Alcaro

Spazi Contemporanei  dall’arch. Giovanni D’Amico