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Via Giulia, era tutto falso !!! ci siamo inventati la vicenda per ansia di comparire

Cari amici e colleghi siamo stati scoperti, dobbiamo ammettere che non era vero niente sul caso di via Giulia, chi ha scoperto tutto è il Presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma Amedeo Schiattarella.

Nella lettera inviata a Progetti e Concorsi, in risposta all’articolo di maggio scorso sul caso di via Giulia e dell’architetto Fastoso, ha dichiarato che noi facciamo “disinformazione” e “rilasciamo dichiarazioni infondate”  facendo un “danno alla comunità” e creando “allarmismo nei confronti di un istituzione” che garantisce il rispetto delle regole.

Chiediamo scusa soprattutto ai 506 colleghi che ingenuamente hanno sottoscritto la nostra petizione contro il sindaco Alemanno, in realtà non esiste alcun Sindaco Alemanno che abbia dato incarico a 7 architetti per fare un progetto su via Giulia, non esistono nemmeno gli architetti Purini, Cordeschi, Rebecchini, Aymonino sono dei personaggi dei fumetti, sul fatto poi che loro siano docenti a tempo pieno, niente di più falso, nei fumetti non esistono le Università.

La bugia più grande è stata quella che loro avrebbero lavorato gratis, niente di più falso chi li conosce sa bene che non farebbero mai qualcosa gratis. Sulle norme deontologiche che vietano certi comportamenti, non sono mai esistite sono una pura immaginazione.

In quanto poi alla mostra all’Auditorium sui progetti, non c’è mai stata è tutta un’invenzione dei giornali.

La cosa buffa è che alle nostre fandonie ci hanno creduto in tanti:

  1. il Coordinamento dei Comitati no PUP  che ha fatto un comunicato stampa
  2. il Corriere della Sera
  3. Studium Urbis
  4. i Comitati Flaminio
  5. Italia Nostra
  6. Archiwatch
  7. il gruppo Salingaros
  8. il Presidente del Consiglio del I Municipio

Addirittura alcuni il 10 giugno hanno organizzato un convegno, chi li informa ora che era tutta un’invenzione di amate l’architettura per ansia di comparire ?

Dobbiamo riconoscerlo noi di amate l’architettura abbiamo una forte ansia di comparire, qualcun’altro però ha una forte ansia di scomparire.

La prossima volta non vi fidate di noi, date ascolto a chi rappresenta un’Istituzione che è garanzia del rispetto delle regole e soprattutto voi giornalisti sprovveduti di Progetti e Concorsi, prima di pubblicare qualcosa fate “una opportuna verifica preliminare“!!!

Quanto alla presunta non volontà dell’Ordine di Roma di mettersi contro l’Università, niente di più falso, sono stati sempre aperti procedimenti contro docenti universitari a tempo pieno che fanno la libera professione in evidente contrasto con la Deliberazione 179 del 26/06/2002 dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavori, Servizi e Forniture.

Se volete avere l’elenco delle condanne fatte negli ultimi 10 anni dall’Ordine di Roma inviate una richiesta a: presidente@pec.architettiroma.it.

Comunque la lettera del Presidente a Progetti e Concorsi ci tranquillizza, d’ora in poi ognuno di noi potrà commettere qualsiasi reato deontologico, se lo farà in “buona fede” non avrà alcun problema.

Alla prossima disinformazione.

Finalmente una vera Legge per l’Architettura

Dopo anni di tentativi andati a vuoto da parte dell’inarch e leggi inutili proposte in Senato, finalmente una buona Legge per l’Architettura proposta da Progetti e Concorsi del Sole 24 Ore che oggi compie un passo importante, la sottoscrizione da parte di tutti gli Ordini degli Architetti italiani in occasione della Conferenza Nazionale degli Architetti che si svolge a Roma. (vedi link)

Tutto nasce nel 1994 dopo l’emanazione della Legge 109/94, in quella occasione, l’Inarch reagì con forza presentando una Legge per l’Architettura organizzando un Appello per l’Architettura presso il Teatro Eliseo, sembra ieri ma sono passati 17 anni senza arrivare a nessuna conclusione.

Quella serata al Teatro Eliseo fu per me, (laureando in architettura),  molto emozionante, ma allora c’era Bruno Zevi, l’inarch aveva autorevolezza, prestigio e influenza che ha perso dopo la scomparsa del critico.

Basterebbe andare a rileggersi alcuni passi del discorso fondativo dell’inarch del 1959 di Bruno Zevi per capire quanto oggi l’istituto nazionale di architettura si sia trasformato in qualcosa di completamente estraneo alle intenzioni del suo fondatore:

Oggi è assurdo pensare a un Istituto di Architettura di vecchio stampo, affine a quelli fondati decenni or sono in società affatto diverse: un Istituto che organizzi un circoletto di conferenze, un congressetto ogni anno, qualche pubblicazioncina, e si perda in questioni meschine, se, per esempio, vi debbano essere ammessi i critici d’arte o i costruttori o i geometri o i banchieri. ……..Se l’Istituto Nazionale di Architettura va creato, i suoi orizzonti devono essere ampi, l’obiettivo dell’incontro tra produttori e consumatori, che coincide con quello dell’integrazione tra cultura ed economia, deve esserci costantemente presente. ………. l’Istituto, deve risultare efficace, deve rispondere all’interesse diretto, egoistico, di chi professa l’architettura, ed essere gestito da uomini convinti che, attraverso il loro lavoro nel nuovo organismo, saranno più soddisfatti e felici, quindi più utili al paese.

Bruno Zevi  1959
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Per tornare alla legge per l’architettura, dopo quella serata al teatro Eliseo successe di tutto:

Inutile dire che è stata una fortuna che nessuno di questi disegni di Legge sia andato in porto, in quanto erano puri esercizi di stile dove si elencavano una serie di principi ideali utili soltanto a chi vive nel paese delle meraviglie ma perfettamente inutili all’architetto che si scontra ogni giorno con le attuali norme sugli incarichi. Sembra evidente che chi ha esteso quelle proposte di legge non ha alcun contatto con la realtà di tutti i giorni o probabilmente voleva soltanto farsi un po’ di pubblicità per non cambiare assolutamente nulla.

Per fortuna ci hanno pensato i giornalisti di Progetti e Concorsi che hanno proposto finalmente una Legge seria per l’Architettura.

Lo si capisce dal primo articolo che la legge è ben fatta:

art.1 L’architettura è una espressione della cultura …………., non ci voleva molto bastava leggere la legge per l’architettura francese del 1977, nel nostro Manifesto è il primo punto, ma probabilmente le precedenti proposte puntavano ad altro.

La legge di Progetti e Concorsi si basa su principi importantissimi che noi condividiamo in pieno:

  • Più gare meno fiducia: creare un vero mercato della progettazione incentrato su gare e concorsi, abbassare la soglia degli incarichi da 100.000 a 40.000, ridurre consulenze ed evitare incarichi mascherati,
  • progetto al centro: basta con gli affidamenti al buio, concorsi anche per piccole opere,
  • basta con le giurie: giurie formate da persone competenti e controlli sugli scambi di favore e sui docenti che fanno vincere i loro dottorandi,
  • spazio ai giovani: basta con gli sbarramenti di fatturato, curriculum e organico, è il progetto che conta,
  • meno appalti integrati: l’appalto integrato è la morte dell’architettura,
  • basta in house: il progetto spetta ai professionisti non alla stazione appaltante,
  • cantieri certi: sanzionare le Amministrazioni che non realizzano i concorsi.

Sorprende il coro di apprezzamenti  ( vedi link, vedi link 2) da parte degli Ordini e dei Consigli Nazionali alla proposta di Progetti e Concorsi, al posto loro mi sarei nascosto per la vergogna di non aver portato a termine una proposta di legge valida.

Noi di amate l’architettura abbiamo subito mostrato il nostro apprezzamento a Progetti e Concorsi  per la loro iniziativa (vedi link) e abbiamo dimostrato la nostra disponibilità con le altre Associazioni presenti sul territorio nazionale per diffondere e portare avanti la proposta.

Abbiamo inoltre inviato alcuni suggerimenti che ritenevamo indispensabili per il perfezionamento della proposta di legge che vi alleghiamo in fondo.

Riteniamo che non sia più il tempo di dividerci ma dobbiamo dare un segnale forte di coesione per far diventare realtà il sogno ormai inseguito da troppi anni di una legge per l’architettura in Italia e in quest’ottica condividiamo l’iniziativa del Presidente Nazionale Leopoldo Freyrie con la firma di oggi di tutti gli Ordini provinciali degli Architetti.

Persino i costruttori hanno appoggiato l’iniziativa di Progetti e Concorsi  durante gli Stati Generali dell’edilizia svoltosi a Roma la settimana scorsa a cui ha partecipato anche il presidente del CNA Leopoldo Freyrie.

Paolo Buzzetti, presidente dell’Ance, ha affermato : «Il progetto deve tornare a essere il vero protagonista. Servono strumenti innovativi, bisogna investire sulla qualità del prodotto e bisogna promuovere nuove forme di consenso. Tutti dobbiamo collaborare».

Anche il presidente OICE Braccio Oddi Baglioni concorda con Buzzetti e perfino Legambiente: «Non c’è miglior momento per riaccendere i fari sulla qualità del progetto. Bisogna aprire un dibattito serio sul ruolo dell’architettura - sottolinea Edoardo Zanchini, responsabile energia per Legambiente.

Costruttori e società di ingegneria danno il loro sostegno della legge per l’architettura. «Il progetto deve tornare al centro dei nostri ragionamenti. Servono strumenti innovativi, dobbiamo investire per ottenere progetti di qualità e promuovere nuove forme di consenso».

Ricordiamo che negli Stati generali di due anni fa i progettisti erano completamente assenti dalla manifestazione (vedi articolo), non erano stati invitati né il presidente Nazionale degli Architetti né quello di Roma, il fatto ci colpì molto tanto da scrivere subito una lettera a Buzzetti, Presidente ANCE organizzatore dell’incontro.

A distanza di due anni la nostra lettera non è stata inutile, gli Stati generali del 2011 hanno messo al centro il progetto e il progettista.

Mi dispiace che non è più con noi e non può condividere la nostra soddisfazione, l’autore di quella lettera il nostro amico Mimmo Ferrari scomparso recentemente.

Manca soltanto l’appoggio dei geometri e poi ci sono tutti, speriamo che i nostri governanti si rendano conto una volta per tutte che l’architettura è un valore importantissimo che appartiene alla comunità e che quindi vogliano portare avanti questa proposta di legge affinché non faccia la fine delle altre, anche se le premesse non sono buone basti vedere che lo Stato ha fatto ricorso per annullare una Legge Regionale sulla qualità dell’Architettura (vedi link).

Seguiremo passo passo l’evolversi della proposta di Legge.

I SUGGERIMENTI DI AMATE L’ARCHITETTURA ALLA PROPOSTA DI PROGETTI E CONCORSI

a cura di Moreno Capodarte

Non basta modificare o cancellare alcuni articoli del Codice dei Contratti in quanto lo stesso lavoro deve essere fatto, per essere completo, nel “Regolamento di esecuzione del Codice dei Contratti - D.P.R.505/10/2010 n. 207″ nel quale vengono riproposti, in modo più esplicito, gli articoli, i commi, ecc. che si chiede di modificare con la nuova “Legge per l’Architettura”.

Tali ulteriori modifiche, relative al “Regolamento” riguardano i seguenti articoli:

- art. 252, comma 3 “………………..di aver valutato, in via preliminare,  l’opportunità di applicare la procedura del concorso di progettazione o quella  del concorso di idee…….”;

-   art. 261, comma 1 ” I servizi………il cui corrispettivo………sia pari o superiore a 100.000 euro….”; comma 3 “…….il cui corrispettivo complessivo stimato sia pari o superiore a 100.000 euro e inferiore……..”;

- art. 263, comma 1 ” I requisiti economico-finanziari e tecnico organizzativi di partecipazione alle gare……”; comma 1 a) ” al fatturato globale per servizi di cui all’articolo 252, espletati negli ultimi cinque esrcizi….”; comma 1 b) “all’avvenuto espletamento negli ultimi dieci anni di servizi di cui all’articolo 252, relativi a lavori appartenenti ad ognuna delle classi e categorie dei lavoricui si riferiscono i servizi da affidare……”; comma 1 c) ” all’avvenuto svolgimento negli ultimi dieci anni di due servizi di cui all’articolo 252, relativi ai lavori, appartenenti ad ognuna delle classi e categorie dei lavori cui si riferiscono i servizi da affidare…….”.

A tali commi bisogna aggiungere, con riferimento alle classi e categorie, “……… o superiori” perchè, altrimenti, chi ha progettato un grattacielo alto un miglio o restaurato la Basilica di S. Pietro non può essere affidatario di un incarico di manutenzione di un asilo-nido in quanto, in precedenza, non lo ha mai progettato.

A tal proposito si allega un estratto di una Circolare esplicativa - costantemente disattesa dagli Enti Pubblici - del Ministero delle Infrastrutture del 12.11.2009 ed uno relativo ad una determinazione dell’Autorità di Vigilanza del 27.07.2010: Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

DIPARTIMENTO PER LE INFRASTRUTTURE, GLI AFFARI GENERALI ED IL PERSONALE

Direzione Generale per la regolazione e dei contratti pubblici - DIV IV

Circolare n. 4649 del 12.11.2009 “Chiarimenti in ordine all’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 253, comma 15-bis, del D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163”. ”…………..Relativamente alle lettere b) e c) del comma 1, dell’art. 66, del d.P.R. 554/99, concernenti la capacità tecnica per servizi analoghi e per servizi “di punta”, la disposizione di cui all’art. 253, comma 15- bis, del Codice dei contratti incide esclusivamente rispetto all’attività espletata da prendere in considerazione ai fini della stima dell’importo, che non può essere limitata ai soli “lavori da progettare” ma si riferisce anche ad altri servizi di architettura e di ingegneria, a seconda del tipo di incarico da affidare (che, ai sensi dell’art. 91 del Codice, oltre alla progettazione, può riferirsi anche al coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, alla direzione dei lavori, al coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione e al collaudo). La disposizione di cui all’art. 253, comma 15-bis non incide, quanto all’arco temporale di riferimento, sulle lettere b) e c) del citato articolo 66 del d.P.R. 554/99 in quanto la riduzione del periodo decennale stabilito da tali lettere determinerebbe una restrizione della possibilità di partecipare alle gare, in contrasto con la ratio ispiratrice della norma transitoria, introdotta con il precipuo intento di ampliare la concorrenza mediante la previsione di specifiche misure volte ad agevolare, per un periodo transitorio, la dimostrazione dei requisiti minimi di carattere tecnico-organizzativi ed economico-finanziari richiesti per la partecipazione alle gare.”

IL DIRETTORE GENERALE

Dott.ssa Bernadette Veca

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Autorità di Vigilanza - Determinazione n. 5 del 27 Luglio 2010

LINEE GUIDA PER L’AFFIDAMENTO DEI SERVIZI ATTINENTI ALL’ARCHITETTURA ED ALL’INGEGNERIA

(pubblicata nella Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 192 del 18 agosto 2010 – Supplemento ordinario)

2. I REQUISITI DI PARTECIPAZIONE ALLA  GARA

2.1 Individuazione delle classi e  categorie della tariffa professionale

Come rammentato nel primo paragrafo, ai  fini dell’individuazione dei requisiti di partecipazione, nei bandi di gara è  necessario indicare la classe e la categoria o le classi e le categorie  dell’intervento, desunte dall’articolo 14 della tariffa professionale degli  ingegneri ed architetti (legge n. 143/1949, cit.). Con riferimento all’individuazione delle  classi e delle categorie cui si riferiscono i servizi da affidare, due classi,  la I e la VI, individuano un insieme di interventi oggettualmente e  funzionalmente della stessa natura, mentre le categorie costituiscono una  suddivisione dell’insieme degli interventi compresi nelle due classi in  sottoinsiemi caratterizzati ognuno da uguale complessità funzionale e tecnica (crescente nella classe I dalla lettera a) alla lettera d) - organismi edilizi - e dalla  lettera f) alla lettera g) - opere strutturali - e nella classe VI dalla  lettera a) alla lettera b)). Il sottoinsieme che presenta la più elevata complessità è, quindi, quello con collocazione successiva nell’ordine  alfabetico e, logicamente, vi corrisponde la percentuale dei corrispettivi di  progettazione più elevata fra quelle previste, a parità di importo, nella  classe. Nelle altre classi le categorie si riferiscono invece a interventi  oggettualmente e funzionalmente diversi e quindi non sussiste questo principio. Sulla base di queste indicazioni, nella determinazione  n. 30/2002, è stato affermato che occorre indicare nel bando di gara la classe  e categoria o le classi e le categorie dell’intervento, in quanto ciò è  funzionale anche per la dimostrazione dei requisiti minimi di partecipazione o  della indicazione dei requisiti da impiegare. I lavori cui si riferiscono detti  requisiti devono, infatti, appartenere alla classe e categoria (o alle classi e  categorie) dell’intervento cui si riferisce il bando. In questi casi, è  evidente che vanno considerati per la classe I e per la classe VI gli  interventi appartenenti non solo alla classe e alla categoria (o alle classi e  categorie) dell’intervento, cui si riferisce il bando, ma anche alla classe ed  alle categorie la cui collocazione nell’ordine alfabetico sia successiva a  quella stabilita nel bando, in quanto questi interventi sono della stessa  natura, tuttavia tecnicamente più complessi.

………………………………………………..

Il d.P.R. n. 554/1999, pur  richiamandosi, al fine della  dimostrazione dei requisiti, ad importi dei lavori  di entità in genere superiore (ad esempio, complessivamente da 2 a 4 volte l’importo dei  lavori cui riferisce l’affidamento), si riferisce genericamente a servizi di  cui all’articolo 50, ovvero a “servizi  attinenti all’architettura ed all’ingegneria anche integrata e gli altri  servizi tecnici concernenti la redazione del progetto preliminare, del progetto  definitivo ed esecutivo nonché le attività tecnico-amministrative connesse alla  progettazione”.

E’ da menzionare, al riguardo, l’interpretazione  che l’Autorità ha fornito con deliberazione n. 74/2006, del contenuto del requisito  relativo al fatturato globale di cui alla lett. a) del comma 1 dell’articolo 66  del d.P.R. n. 554/1999: “Altra ragione  per cui si propende per un’interpretazione letterale rispetto a quella restrittiva che porta a considerare solo i servizi aventi identica natura di  quello posto in gara, ai fini della determinazione del fatturato globale,  deriva dall’esigenza di uniformità interpretativa delle norme in materia di  affidamento di servizi attinenti l’ingegneria e l’architettura. In questa materia, infatti, il legislatore (v. art. 17 legge 109/94), in considerazione  del carattere essenzialmente omogeneo di tali servizi (progettazione e altri  servizi tecnici connessi alla progettazione, nonché attività  tecnico-amministrative connesse alla progettazione), ogniqualvolta ha dettato  la disciplina di riferimento lo ha fatto in maniera unitaria, riferendosi ai  servizi in modo onnicomprensivo”.

Pertanto, il requisito in argomento non  può essere inteso nel senso di limitare il fatturato ai soli servizi specificamente  posti a base di gara.

Analogamente, con deliberazione n.  385/2001, l’Autorità ha chiarito che “rientrano nell’ambito oggettivo di applicazione dell’articolo 50 del Regolamento  attuativo, tutte le attività di progettazione di opere e lavori pubblici  finalizzate alla redazione dei progetti

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Ne discende che, ad esempio, nell’ipotesi  di affidamento della progettazione e della direzione lavori, ai fini della dimostrazione  della specifica esperienza pregressa, anche per i servizi cd. di punta, in  relazione ad ognuna delle classi e categorie dei lavori cui si riferiscono i  servizi da affidare, detti requisiti sono dimostrati con l’espletamento pregresso di incarichi di progettazione e direzione lavori, di sola  progettazione ovvero di sola direzione lavori.

Si deve, infatti, considerare che la  logica sottesa alla richiesta del requisito del “servizio di punta” è quella di  aver svolto singoli servizi di una certa entità complessivamente considerati e  non di aver svolto servizi identici a quelli da affidare (cfr. Consiglio di Stato, sezione V, 3 maggio 2006, n. 2464, secondo cui”la disposizione, nonostante la sua complessa e non chiara formulazione,  non chiede affatto che i due servizi richiesti (chiamati “servizi di punta”) debbano necessariamente comprendere, ciascuno, tutte le classi e categorie dei  lavori cui si riferiscono i servizi oggetto della gara, cioè, in definitiva,  debbano essere due servizi identici a quelli da affidare. (…) l’obiettivo [della  norma è quello, n.d.r.] di far partecipare alla gara concorrenti che abbiano  svolto almeno due servizi, della entità da esso stabilita, per ogni tipo di  lavoro (opere edili, ambientali, di illuminazione ecc.) di cui si compone il  servizio da affidare”). Pertanto, a titolo esemplificativo, nel  caso di affidamento della progettazione e della direzione lavori, è necessario  e sufficiente che il concorrente dimostri di aver espletato, in relazione ad  ognuna delle classi e categorie e per gli importi dei lavori indicati, o  incarichi di progettazione e direzione lavori, o incarichi di progettazione  ovvero incarichi di direzione lavori, purché ciascuno di essi sia di importo  almeno pari a quello richiesto.

Sempre nell’ottica di individuare  requisiti adeguati e proporzionati alla prestazione e di consentire la più  ampia partecipazione di professionisti, per l’affidamento dell’incarico di collaudo risulterebbe restrittivo della concorrenza richiedere un’esperienza professionale maturata con esclusivo riferimento al collaudo, senza tener conto  di altre attività che presentano aspetti affini o attinenti (direzione lavori,  progettazione, coordinamento della sicurezza nei cantieri – cfr. determinazione  dell’Autorità n.2/2009).

Non può non rilevarsi,  inoltre, che l’articolo 66, comma 1, lett. a) del d.P.R. n. 554/1999, laddove riferisce il fatturato globale, esigibile in seno al bando, nell’importo  variabile tra 3 e 6 volte l’importo a base di gara, tout court ai  servizi di ingegneria di cui all’articolo 50 dello stesso d.P.R., non lascia  spazi, in tale ambito, per l’esercizio della discrezionalità amministrativa,  limitata all’individuazione del valore “tra 3 e 6 volte l’importo a base  d’asta”. Di conseguenza, per i servizi attinenti  all’ingegneria ed all’architettura, non rientra nel potere discrezionale della  stazione appaltante integrare i requisiti di partecipazione alle procedure di  evidenza pubblica ovvero fissare requisiti di partecipazione ad una singola  gara  più rigorosi e superiori a quelli  previsti dal d.P.R. n. 554/1999, in ordine al fatturato globale.

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Occorre, altresì, ribadire che,  nell’applicazione dell’articolo 66 (requisiti di ammissione alla gara) del d.P.R.  n. 554/1999, per le lettere b) e c) del comma 1 deve farsi sempre riferimento  agli importi dei lavori dei servizi svolti e non all’importo dei servizi, anche  a fini di omogeneità delle certificazioni relative alle prestazioni svolte.

……………………………

D’altra parte, deve essere  ammesso alla gara il concorrente che dimostri i propri requisiti sulla base di  incarichi precedenti in classi I e VI e categorie di livello più elevato di  quelle richieste dal bando.

Ciò vale anche per i livelli di  progettazione richiesta: in una gara per l’affidamento della redazione di  progettazione preliminare o definitiva non può essere escluso un concorrente  che abbia dimostrato di aver redatto progettazioni esecutive.

………………………………….

In sostanza, i requisiti  speciali devono essere individuati con riferimento a qualsiasi intervento  appartenente alla stessa classe e categoria dei progetti

da redigere, come  risulta dalle tabelle allegate. Se, quindi, si deve progettare un intervento  strumentale alla prestazione di servizi di istruzione (per esempio, una scuola media), il requisito può essere documentato sulla base di un progetto di un  intervento strumentale alla prestazione di servizi di giustizia (per esempio,  palazzo di giustizia).

A seguire le ulteriori modifiche del “Regolamento”:

- art. 263, comma 1 d) ” al numero medio annuo del personale utilizzato negli ultimi tre anni……………..”;

- art. 263, comma 2 ” ……………….documentati attraverso certificati di buona e regolare esecuzione rilasciati da …………………..prova dell’avvenuta esecuzione attraverso gli atti autorizzativi o concessori, ovvero il certificato di collaudo, inerenti il lavoro per il quale è stata svolta la prestazione, ovvero tramite copia del contratto e delle fatture relative alla prestazione medesima….”

NOTA: se il professionista ha svolto l’intero incarico ma non è stato ancora pagato ed è, quindi, in lite presso il Tribunale con il Committente, come è in grado di dimostrare in modo convincente di aver svolto interamente l’incarico??

- art. 267, comma 1 “I servizi di cui all’articolo 252 il cui corrispettivo……….sia inferiore a 100.000 euro…..”; comma 3 “……nell’avviso, in rapporto all’importo della classe e categoria dell’elenco, nonché alla natura e alla complessità delle attività da svolgere, può essere richiesto un requisito minimo relativo alla somma di tutti i lavori, appartenenti ad ognuna delle classi e categorie di lavori in cui si intende ….”;

- art. 275, comma 1 “…..qualora sia in possesso dei requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi……..”; comma 2 ” <per i soggetti di cui…… il bando individua i requisiti economico-finanziari e tecnico-organizzativi necessari per partecipare alla procedura di affidamento…..”;

- art. 279, comma 2 ” La progettazione è predisposta dalle amministrazioni aggiudicatrici mediante propri dipendenti in servizio….”.

Per quanto riguarda le modifiche al “Codice” previste nella proposta presentata da Progetti e  Concorsi si ritiene essenziale quanto segue: è necessario distinguere tra concorsi di progettazione e affidamento di servizi di ingegneria ed architettura.

I primi riguardano la progettazione di opere rilevanti (quasi sempre nuovi edifici) o restauri importanti.

I secondi si riferiscono alla progettazione di edifici più semplici, agli ampliamenti, alla manutenzione di immobili pubblici - che spesso comporta interventi complessi sia dal punto di vista architettonico, strutturale e impiantistico - alla sola progettazione strutturale o impiantistica, alla direzione dei lavori e al coordinamento della sicurezza sia in fase di progettazione che di esecuzione.

In questo secondo caso, cioè gare per l’affidamento di servizi di ingegneria ed architettura ritengo che dal “Codice” sia indispensabile modificare o cancellare quanto di seguito riportato:

a) - art. 41 - Capacità economica e finanziaria dei fornitori e dei prestatori di servizi. - comma 1 a) “… idonee referenze bancarie……” da eliminare; - comma 4 ” …il requisito di cui al comma 1, lettera a), è comprovato con dichiarazioni di almeno 2 istituti bancari o intermediari autorizzati ai sensi del DLgs. 1/9/1993 n. 385..”   da eliminare.

NOTA: La nostra è una professione intellettuale oppure è un’attività economica d’impresa??

b) - art. 42 - Capacità tecnica e professionale dei fornitori e dei prestatori di servizi. - comma 1 a) ……. da eliminare completamente e sostituire con il seguente:

“a) ……; l’effettuazione effettiva della prestazione svolta a favore di amministrazioni, enti pubblici o privati è dichiarata dal concorrente mediante dichiarazione sostitutiva resa ai sensi del D.P.R. n. 445/2000 e s.m.i.. - comma 1 g) “… per gli appalti di servizi, indicazione del numero medio annuo di dipendenti del concorrente e il numero di dirigenti impiegati negli ultimi 3 anni….” da eliminare completamente.

NOTA: La maggioranza degli Studi italiani di architettura ed ingegneria è di piccole dimensioni e di solito non hanno dipendenti ma collaboratori più o meno occasionali.

- art. 75 - Garanzie a corredo dell’offerta.

- comma 1 ” L’offerta è corredata da una garanzia, pari al 2% del prezzo base indicato nel bando o nell’invito, sotto forma di cauzione o di fideiussione, a scelta dell’offerente….”.

NOTA: Tutto ciò deve essere previsto per le imprese che concorrono per l’aggiudicazione degli appalti di lavori ma, al contrario, non può essere riferito ai liberi professionisti che concorrono per un appalto di servizi.

I professionisti garantiscono le stazioni appaltanti mediante apposita assicurazione professionale.

- art. 81 -  Criteri per la scelta dell’offerta migliore.

- comma 1 - Deve essere integrato specificando che “per i servizi di architettura ed ingegneria” la migliore offerta è selezionata esclusivamente con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

- art. 111 - Garanzie che devono prestare i progettisti.

- comma 1 “…di una polizza di responsabilità civile professionale per i rischi derivanti dallo svolgimanto delle attività di propria competenza……….sino alla data di emissione del certificato di collaudo provvisorio..” da eliminare e sostituire con ”…. sino alla data del certificato di ultimazione dei lavori”.

NOTA: deve essere rimosso in quanto il certificato viene emesso, di solito, dopo   molti mesi o addirittura anni dal compimento dei lavori e, di conseguenza, il professionista, anche se ad incarico concluso, deve continuare a pagare i premi della polizza di responsabilità professionale sottoscritta, per un tempo infinito senza conoscere quando il certificato verrà emesso.

Lettera ai Consiglieri dell’Ordine di Roma

Sono passati quasi tre mesi dalla nostra lettera su via Giulia in cui denunciavamo il mancato rispetto delle norme Deontologiche da parte di alcuni Docenti Romani.

La lettera è stata sottoscritta da più di 500 colleghi, ma non vi è stata alcuna risposta né dai diretti interessati, né dal Presidente dell’Ordine di Roma Amedeo Schiattarella.

Riteniamo la cosa molto grave e pertanto abbiamo deciso di scrivere direttamente a tutti e 15 i Consiglieri dell’Ordine affinché si rendano conto che il loro compito, (così come stabilito dal R.D. n. 2537 del 23 Ottobre 1925), è soprattutto quello di vigilare sui comportamenti degli iscritti che non rispettano le norme Deontologiche.

La questione di via Giulia è un episodio, ma il vero problema su cui vogliamo porre l’attenzione è l’incompatibilità dei Docenti a tempo pieno rispetto alla libera professione, su questo tema la maggiorparte degli Ordini e in particolare quello di Roma hanno sempre fatto le “orecchie da mercante” e hanno nascosto la testa sotto la sabbia facendo finta di niente.

Nessun Presidente si vuole mettere contro l’Università, ma è ora di finirla, la legge deve essere uguale per tutti, come nel caso del’architetto Fastoso l’Ordine è prontamente intervenuto (vedi link) aprendo un provvedimento disciplinare, così bisogna intervenire nei riguardi dei Professori universitari.

L’architetto Fastoso e l’architetto Purini hanno gli stessi diritti e doveri.

Riteniamo che i Consiglieri dell’Ordine non possano non rispondere alle nostre sollecitazioni, in caso contrario si prefigurerebbe il reato di omissione di atti d’ufficio come prevede l’articolo 328 c.p., che sanziona il fatto causato da un pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, che rifiuta indebitamente un atto che per ragioni del suo ufficio deve essere compiuto.

LETTERA AI CONSIGLIERI DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI ROMA

Spett.li  Consiglieri dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provincia

Oggetto: sollecito chiarimento in merito alla vicenda di via Giulia segnalata con lettera del 06/02/2011

Gentili Consiglieri e colleghi, lunedì 07 febbraio 2011, abbiamo inviato una comunicazione agli Architetti Aymonino, Cordeschi, Portoghesi, Purini e Rebecchini e per conoscenza al Presidente Schiattarella e al Sindaco Alemanno in merito alla vicenda dei progetti presentati dall’Amministrazione su via Giulia.

Gli architetti interessati non hanno voluto rispondere alle nostre richieste, ma non hanno nemmeno smentito ciò che è stato pubblicato su tutti i giornali, ovvero quello di aver svolto l’incarico professionale gratuitamente.

La lettera è stata sottoscritta da più di 500 colleghi, ma il Presidente dell’Ordine non ha ritenuto opportuno risponderci né tantomeno avviare un procedimento in Deontologia a seguito della nostra segnalazione.

Il 14 aprile 2011 il Presidente dell’Ordine ha pubblicato un avviso su architettiroma.it, in cui ribadisce che: “ai sensi dell’art. 57 delle norme Deontologiche “ogni infrazione relativa ad incompatibilità, concorrenza sleale, (…) e comunque in grado di arrecare danno materiale o morale a terzi, comporta la sanzione della sospensione fino a tre mesi”; inoltre si ricorda con fermezza che:

“l’Ordine, attraverso l’attività istruttoria della propria Commissione Deontologica, continua e continuerà ad esercitare con fermezza il proprio ruolo di controllo e sanzione nei confronti di comportamenti deontologicamente scorretti.

Noi riteniamo che il caso di via Giulia si identifichi esattamente con l’infrazione realtiva ad incombatibilità e concorrenza sleale e pertanto riteniamo che l’Ordine debba esercitare con fermezza il proprio ruolo di controllo come afferma lo stesso Presidente.

Pertanto vi invitiamo ad aprire una procedura deontologica per verificare se il comportamento dei professionisti suddetti sia stato deontologicamente corretto.

Vi ricordiamo inoltre che la vostra funzione di Consiglieri dell’Ordine è regolata dal REGIO DECRETO del 23 Ottobre 1925, n. 2537  - Regolamento per le professioni d’ingegnere e di architetto, in cui l’art. 37 comma 3 attribuisce ai compiti del Consiglio dell’Ordine quello di:

”avere cura che siano repressi l’uso abusivo del titolo di ingegnere e di architetto e l’esercizio abusivo della professione, presentando, ove occorra, denuncia all’autorità giudiziaria”.

L’esercizio abusivo della professione si configura per i docenti universitari a tempo pieno che, in quanto tali,  non sono iscritti presso l’albo degli Architetti ma nell’elenco speciale ex art.11 del D.P.R. 382/1980 e pertanto non possono svolgere la libera professione. Tale incompatibilità è stata confermata dal Consiglio di Stato (Sez.II pareri n.1074\1990, n.408\1992, n.1010\1994) e dall’Autorità di vigilanza sui Lavori Pubblici, con delibera 179 del 25.6.2002.

In attesa di un vostro gentile riscontro, vi porgiamo cordiali saluti.

Roma 14/04/2011

Amate l’Architettura

Movimento per l’Architettura Contemporanea

www.amatelarchitettura.com

info@amatelarchitettura.com

Il Presidente

Antonio Marco Alcaro

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Si deve cambiare

Sono passati alcuni giorni dall’Assemblea di bilancio preventivo dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia che ha approvato il bilancio (scaricabile qui per i soli iscritti).

Bilancio che è stato approvato con una trentina di voti a favore 21 astenuti e 2 contrari.

Alcuni dei membri di Amate l’Architettura hanno preso parte all’Assemblea e hanno chiesto pubblicamente ragione al Presidente di alcuni capitoli di bilancio nei quali riscontravano punti poco chiari o incongruenze.

Stiamo parlando di un bilancio da circa € 4.121.000, dei quali una parte sono assorbiti dalle seguenti uscite:

- € 786.000 sono allocati per le spese del personale;

- € 519.000 sono per le spese del funzionamento degli uffici;

- € 578.000 sono la quota (obbligatoria) destinata al CNA.

Dunque abbiamo quasi € 1.900.000 che possiamo considerare come spese fisse e inderogabili, a meno che si vogliano verificare le reali esigenze dell’organico del personale. Noi non lo faremo e le daremo per buone.

Abbiamo perciò € 2.238.000 da allocare in servizi agli iscritti, più della metà del budget, corrispondente a circa € 130 di tassa individuale di iscrizione.

Il Presidente, nella presentazione del bilancio, ha annunciato che quest’anno sarebbero state allocate più risorse alla tutela professionale, meno risorse alle manifestazioni culturali, meno risorse sulla rivista AR (dimezzate!) e si avrebbe avuto un forte risparmio sull’uso della PEC per le raccomandate.

Alla luce di questa premessa vediamo che:

- alla tutela professionale sono stati allocati € 700.000 (+ €30.000 rispetto all’anno scorso). Di questi € 32.000 in più ai progetti speciali delle consulte, € 8.000 in più alle borse di studio, qualche spicciolo al progetto “Professioni giovanili” e ai tirocini formativi.

- Ai servizi informativi sono andati circa € 476.000. In dettaglio possiamo vedere che è stata recepita la nostra richiesta di maggiore chiarezza scorporando la voce AR che l’anno scorso prevedeva allocati circa € 200.000. Quest’anno la sola voce riceve € 127.000 mentre si può vedere come l’intera differenza sia stata spostata sulla voce “Mediarch – WEB radio TV – volumi architett. e libreria” (€ 73.000). La voce “spedizioni rivista e circolari” risulta diminuita dai  € 70.000 dell’anno scorso ai € 50.000. Il rimanente è finito nel Dipartimento videocomunicazione (settore multimediale e nei servizi informatici consulenziali.

- Alle assemblee e manifestazioni culturali vengono decurtati circa € 100.000 ma rimangono € 327.000 in bilancio.

- Infine le voci dei vari progetti Leonardo, ORA Lazio, con l’eccezione di Educate, sono in calo perché in fase conclusiva.

Abbiamo quindi richiesto chiarimenti in merito a dove risultino gli introiti per le pubblicità del sito on line e della rivista. Il Presidente ci ha chiarito che per motivi di “efficienza” fiscale gli introiti pubblicitari vanno alla casa editrice; come tali sono riportati all’interno del bilancio della casa stessa.

Non sono stati forniti i dati relativi agli introiti pubblicitari; in generale non è stato fornito alcun dato sull’andamento economico della Casa editrice.

Che conclusioni possiamo trarre da un bilancio del genere?

1. Che nonostante quanto anticipato dal presidente noi, sommate tutte le voci assimilabili e “contigue”, spendiamo  ancora € 250.000 (circa 9 € ad iscritto) in contributi alla casa editrice (il contributo aumenta se si tiene conto degli introiti pubblicitari che questa percepisce direttamente); il tutto per una rivista editata da una società dell’Ordine (Prospettive srl) sulla quale, allo stato attuale, gli iscritti non hanno alcun modo di verificarne le scelte.

2. Che sul bilancio di AR gravano i costi dei libri editati dalla casa editrice (senza che sia chiaro chi ne stabilisca la linea editoriale) e della libreria interna, che offre agli iscritti ben il 10% di sconto sui libri in vendita.

3. Che per l’affidamento degli incarichi per i vari servizi erogati all’Ordine non vi è il ricorso sistematico ad analisi di mercato o a procedure di selezione tramite gare o bandi aperti.

4. Che in un momento drammatico per gli iscritti, vengono allocati ancora € 327.000 alle manifestazioni culturali, pari al 14% delle risorse disponibili, quando questi soldi potrebbero  - in parte - essere utilizzati meglio (per esempio in corsi di aggiornamento gratuiti, come accade in altri ordini) o potrebbero essere non chiesti, diminuendo la tassa di iscrizione.

Osserviamo che sarebbe buona prassi, per i progetti a valenza pluriennale e per quelli più “pesanti e complessi” come ad esempio i progetti che contribuiscono a comporre la voce “assemblee e manifestazioni culturali” (€ 327.000), prevedere la redazione di un piano economico pluriennale che consenta di monitorare nel tempo l’andamento dei progetti.

Ci lascia inoltre perplessi la presenza di due strutture interne che si occupano di formazione che sono in concorrenza tra loro, pur in presenza da 20 anni di un ente specifico di riferimento dell’Ordine, il Cesarch, chiaramente dedicato alle attività di formazione, creando in tal mondo confusione e pericolosa sovrapposizione nel funzionamento di diversi organi dell’Ordine.

Infine, al di là di tutte le considerazioni sui capitoli di bilancio, abbiamo posto con forza alla Presidenza la questione di fondo legata alle modalità con cui vengono gestite le società controllate dall’Ordine e, in generale, gli appalti di una certa entità:

- Chiediamo che siano appaltati servizi per somme ingenti una tramite ricorso a gare od applati aperti;

- Chiediamo che, come richiesto durante l’assemblea, la casa editrice dell’Ordine sia gestita con una gara a cadenza bi o triennale tra i migliori progetti editoriali offerti (come accade in Spagna), in ogni caso sottoponendola al controllo di una commissione scientifica anche essa selezionata tramite bando.

- Chiediamo che nei CDA delle società controllate dall’Ordine siedano consiglieri dell’Ordine rappresentativi dell’intero consiglio e che la gestione delle società sia resa pubblica.

- Chiediamo una riduzione della tassa di iscrizione fino all’allineamento con gli altri ordini italiani più importanti.

- Chiediamo infine una maggiore chiarezza sulla gestione di tutte le attività collaterali che fanno rifermento all’ordine.

Il Presidente dell’Ordine alle nostre richieste ha risposto con proposte di apertura alle nostre istanze. Per questo motivo abbiamo scelto la linea dell’astensione alla votazione del bilancio.

Se alla votazione ci sono stati 2 contrari e 21 astenuti (quasi la metà dei votanti), è indice di un chiaro segnale di disagio che siamo certi verrà colto immediatamente dal Presidente e dai consiglieri, per mettere in opera quei cambiamenti che richiediamo.

C’è un lasso di tempo sufficiente prima delle votazioni del bilancio consuntivo per mettere all’ordine del giorno le prime riforme. In quella occasione torneremo a confrontarci con loro.

Ci teniamo a precisare infine che il nostro Movimento riconosce al Presidente il merito di avere trasformato, con grande dedizione, negli anni, l’Ordine di Roma da meccanismo burocratico ad un valido strumento di promozione della categoria degli architetti; questo risultato, dovuto anche all’aiuto di molti di noi, dipende certamente dalle notevoli capacità relazionali del Presidente stesso.

La nostra azione mira esclusivamente ad aiutarlo a compiere un ulteriore salto di qualità stabilendo delle regole permanenti di gestione dell’Ordine e delle società da esso controllate che ne consentano lo sviluppo trasparente e virtuoso anche nelle prossime gestioni, quando non potremo più contare sulle sue capacità.

In un momento di grave crisi istituzionale del paese, è proprio dalla società civile che devono partire le spinte del rinnovamento, la richiesta di regole da rispettare.

E’ da questi presupposti che un Ordine può chiedere, a testa alta, alla classe politica un cambiamento positivo.

Lettera aperta ai Consiglieri dell’Ordine di Roma

Cari lettori e colleghi, conseguentemente con i principi che ispirano il nostro Movimento, abbiamo cercato di fare chiarezza nella gestione della Casa Editrice dell’Ordine, vi raccomandiamo una attenta lettura del testo che segue, che riguarda principalmente gli iscritti all’Ordine degli Architetti di Roma  e la gestione da parte dell’Ordine della loro quota annuale.

Dall’esame contabile dei bilanci di esercizio della Prospettive srl, società privata dell’Ordine degli Architetti di Roma che dal 2004 si occupa della produzione della rivista AR il cui presidente del Consiglio Amministrativo e direttore della casa editrice Prospettive  edizioni srl è l’arch. Claudio Presta, dallo schema riepilogativo fornitoci dallo stesso Ordine circa i costi  sostenuti dalla  Prospettive srl per la produzione della  rivista AR finanziata dagli iscritti dell’Ordine (che conta alla data del 02/04/2010, un numero di iscritti pari a 16.536 ), abbiamo tratto le seguenti considerazioni:

1) non vi è congruenza tra i costi di mercato e quelli sostenuti dalla Prospettive srl. Infatti, quest’ultima nel 2009 ha ricevuto dall’Ordine 198.970,00 euro, di cui 178.498,28 euro per la redazione e stampa di  6 numeri, con un costo a numero pari a 29.748 euro per 17.000 copie e un costo a copia di euro 1.74, realizzando un costo della singola copia pari al doppio di quella di mercato.

2)  sulla base di tale documentazione abbiamo verificato la sua congruenza con i prezzi di mercato richiedendo vari preventivi   e ne è risultato che per lo stesso numero di copie, con le identiche caratteristiche di AR, il costo di stampa è pari a euro 13.989,47 con un costo copia medio di euro 0.86 circa (comprensivo di  IVA, trasporto e  consegna), contro i 1.74 euro dichiarati dalla Prospettive. Srl.

3)  la rivista presenta per ogni numero, 16/17 pagine di inserzioni pubblicitarie (pari a ¼ del numero di pagine della rivista) ma dalla documentazione, non si evince, se queste potrebbero essere sufficienti da sole, alla stampa della stessa rivista.

Ci chiediamo pertanto:

stando ai costi di mercato, dove vanno i 14.958,53 euro, oltre agli introiti delle inserzioni pubblicitarie per ogni numero prodotto?

perché, se l’Ordine poteva risparmiare 89.751,18 euro nel solo 2009, destinando questi soldi ad altre attività, da 7 anni, permette alla Prospettive srl di produrre la rivista a costi doppi rispetto a quelli di mercato?

perchè in soli 5 anni,  la rivista passa da un finanziamento di 113.000 euro nel 2004 ai  198.970 euro nel 2009 pur avendo l’Ordine un aumento di iscrizioni tali da non giustificare tale incremento economico?

Ancora nel Bilancio di Esercizio al 31/12/2009, la Prospettive Edizioni srl dichiara un ricavo di 334.182 euro oltre a un finanziamento regionale di 10.037 euro con  un utile pari a 406 euro. Come è possibile che  la Prospettive Edizioni srl abbia speso circa 343.813,00 euro per la sola “Produzione” senza che gli iscritti possano verificare in dettaglio come questi soldi siano stati impiegati?

Chiediamo al Presidente dell’Ordine e al Consiglio di portare rapidamente chiarezza sulle questioni sopra esposte perchè, qualora non fossero opposte motivazioni inoppugnabili, si ravviserebbe un grave danno ad ognuno degli iscritti, anche in virtù della tassa di iscrizione di 205,00 euro, la più elevata in Italia (a Napoli 150euro a Milano 170 euro) in relazione al numero degli architetti appartenenti all’Ordine. Infatti, se l’Ordine non finanziasse la rivista AR, cosa possibile attraverso gli introiti pubblicitari,  ogni iscritto risparmierebbe circa 12 euro sulla quota annuale.

Infine vorremmo avere chiarimenti nel merito delle scelte operate negli anni relative alla gestione della casa editrice “Prospettive edizioni srl” da parte dell’Ordine; a titolo di esempio:

perchè la società non ha un consigliere dell’Ordine al suo interno a fronte del fatto che viene finanziata anche con i soldi degli iscritti?

perchè, stanti i dati da noi esposti è rimasto immutato dal 2001 ad oggi il direttore della Prospettive Edizioni srl?

Cari colleghi del Consiglio, caro Presidente, chiediamo risposte immediate.

Con osservanza.