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Eleonora Carrano sulla Rappresentanza degli Architetti, perchè è urgente CAMBIARE

19 Settembre 2013

Le considerazioni di Eleonora Carrano, capolista di “Amate il Cambiamento”, sulla rappresentanza degli architetti, mettono in evidenza le reali responsabilita’ degli Ordini che nessun manifesto elettorale dell’ultima ora,  improntato a un demagogico trasformismo di facciata che invoca una trasparenza e un partecipazione mai consentite agli iscritti in questi anni di amministrazione dell’Ordine di Roma, potrà nascondere.  Riteniamo urgente una rigenerazione radicale dell’intero Consiglio, per poter cambiare davvero e avere  finalmente una rappresentanza disinteressata che si faccia portatrice delle reali necessità degli architetti.

Una delle cause dell’attuale debolezza della figura professionale dell’architetto risiede nell’ambiguità e nella crisi della sua rappresentanza. Si stenta a capire come sia possibile, nell’infinita gemmazione di organismi regionali – Cup, Consulte e Federazioni, Cna, Ordini provinciali e Fondazioni private, sigle sindacali, associazioni più o meno libere e organizzate – che le necessità e le emergenze di questa categoria rimangano pressoché inascoltate.

L’inesistenza di una adeguata rappresentanza si spiega con la clamorosa e paradossale contraddizione in termini, che vede il Cna e gli Ordini Provinciali (privi di potere sindacale) dialogare con i governi, ed incidere – con decisioni calate dall’alto – sulla vita professionale dell’architetto, senza che quest’ultimo sia neppure consultato e abbia diritto di parola.

Infatti, come noto, l’Ordine provinciale è un ente di diritto pubblico posto sotto la vigilanza del ministero della Giustizia. Esso svolge il ruolo di magistratura di terzo grado, avente il fine di garantire la qualità delle attività svolte dai professionisti, con il compito di tenere aggiornato l’albo e il codice deontologico, tutelando la professionalità della categoria. Il Cna invece, è un organismo istituito presso il Ministero della Giustizia con la Legge n. 1395/23, che non dovrebbe svolgere altro che funzioni di seconda magistratura con riferimento alla deontologia, e del quale non si capisce la ragione di esistere, neppure scorrendo il profilo informativo del sito ufficiale, dove si legge, come unico e incerto indizio, che “assume delle determinazioni al fine di fornire il proprio parere e la propria interpretazione in merito a provvedimenti e leggi concernenti l’esercizio della professione”.

Ricapitolando: gli Ordini provinciali , (ben 105 distribuiti su tutto il territorio nazionale) – che dopo il DPR 137/2012 possono tenere esclusivamente l’albo e organizzare la formazione continua, assieme al Cna organismo (ricordiamolo) con sole funzioni di seconda magistratura – dialogano (!) con i governi e decidono su questioni strategiche, quali l’eliminazione delle tariffe minime, la formazione obbligatoria continua, l’adesione al Codice degli appalti e sull’appalto integrato, il sistema delle gare di progettazione e la legge della qualità dell’architettura.

Non deve stupire allora, che esista un concreto e urgente problema della rappresentanza degli architetti in presenza di un tale sistema perverso, controverso e contrario ad ogni criterio di trasparenza: è conclamato che le difficoltà che si trovano ad affrontare oggi gli architetti siano originate proprio dal Cna e dagli Ordini provinciali; o meglio, dallo sconfinamento delle loro reali funzioni istituzionali, nel momento in cui dialogano con i governi, senza – dobbiamo supporre, considerati i i risultati – le dovute, necessarie competenze, capacità critiche, deleghe di rappresentanza. E senza nemmeno la capacità (o la volontà?) di rendicontare in modo trasparente quanto comunque determinato.

In questo limbo di pertinenze, gli architetti rimangono sospesi senza diritti, senza tutele e senza voce. Non possono e non sanno a chi rivolgersi: tartassati dalla recente e iniqua riforma Inarcassa, che non ha trovato opposizione reale tra chi, pur interloquendo in rappresentanza con i governi (senza essere sindacato), sta decidendo comunque della vita professionale di 150.000 architetti senza interpellarli.

Come se non bastasse, ad alimentare la confusione e ad aumentare le spese degli iscritti – oltre all’inutile e oneroso pachiderma Cna – ci hanno pensato i Consiglieri e Presidenti dei maggiori Ordini provinciali di turno, che, per assecondare le proprie ambizioni, (chi più, chi meno in buona fede) hanno dato corso, negli anni, ad una progressiva quanto inesorabile metamorfosi degli Ordini, che li ha portati a distanze siderali dalla loro vocazione originaria e dalle disposizioni. Come nella riproduzione agamica degli organismi unicellulari, gli Ordini hanno triplicato le loro spese distribuendo a piene mani deleghe, consulenze e funzioni: si sono dotati di società private, canali televisivi, librerie di architettura, case editrici e persino di associazioni ludiche e squadre di calcio; da ultimo, delle Fondazioni private, nell’insensata rincorsa alla Formazione obbligatoria a pagamento. Il tutto rigorosamente con le quote degli iscritti e contro ogni prescrizione di legge; risulta francamente difficile capire come tutto questo proliferare di discutibili iniziative possa aver giovato alla professione, visti gli esiti, di cui peraltro paghiamo le conseguenze.

Quanti ancora individuano nel potenziamento delle funzioni degli Ordini provinciali la soluzione del problema della rappresentanza degli architetti, non possono che arrendersi all’evidenza: essi sono l’incarnazione di un pasticciaccio tutto italiano che trasuda furbizia, provincialismo e corporativismo da ogni singola propaggine; sono l’espressione più fedele e radicata delle pastoie che frenano il sistema Italia.(…)

Eleonora Carrano

vai al post integrale: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/16/chi-rappresenta-architetti/563946/

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Il Collegio Nazionale degli Agrotecnici entra nel merito del ruolo avuto dal Presidente del CNAPPC per la Riforma delle Professioni

7 Settembre 2013

Mentre gli agrotecnici facevano ricorso al TAR contro la riforma delle Professioni,  il presidente del Cnappc , Leopoldo Freyrie, interveniva nel ricorso al TAR ad opponendum dichiarando: “Gli architetti italiani sono a fianco del governo contro l’iniziativa degli agrotecnici (…).

Ci scrive il Collegio Nazionale degli Agrotecnici

Senza voler entrare nelle dinamiche interne ad un’altra categoria, vorremmo solo manifestare le ragioni che ci hanno portato ad impugnare il DPR n. 138/2012. Noi riteniamo che la riforma delle professioni non abbia, in realtà, riformato alcunchè. Ha portato solo costi inutili, nuovi balzelli, nuovi adempimenti di cui nessuno sentiva il bisogno. I problemi veri (mancanza di lavoro, previdenza assolutamente insufficiente, fiscalità esosa, aiuti per i giovani, ecc.) non sono stati neppure sfiorati. Inoltre tutti quei balzelli sono stati messi in atto nel modo peggiore possibile, anche violando la delega contenuta nella legge autorizzante il DPR. Ecco perchè abbiamo ricorso, tenendo alta la testa. Di tutto ci saremmo, però, aspettati fuorchè che un Ordine, quello degli Architetti, (CNAPPC; n.d.r.) intervenisse nel ricorso al TAR, ad opponendum, contro di noi ed in “difesa” del Governo! Un atto di piaggeria senza precenti, questo il nostro pensiero.

Condividiamo le ragioni dell’impugnazione , viceversa,  manifestiamo totale contrarietà per l’iniziativa solitaria e non condivisa di  Leopoldo Freyrie , presidente che non ci rappresenta ma che  ritiene di farsi  interprete autorevole      dell’ intera categoria .


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Amate l’Architettura chiede le dimissioni del Presidente del CNAPPC Leopoldo Freyrie

1 Settembre 2013

Eleonora Carrano sul blog de “Il Fatto Quotidiano” mette in evidenza come, il presidente del CNAPPC Leopoldo Freyrie, non sia stato in grado di sedersi a un tavolo politico per trattare con il Governo nell’interesse degli architetti

Amate l’Architettura ha  aperto la  sottoscrizione

CHIEDIAMO LE DIMISSIONI DEL PRESIDENTE DEL CNAPPC

ti invitiamo a firmare e a diffondere

da Il Fatto Quotidiano (..) Con la recente riforma delle Professioni, le Istituzioni e il Governo hanno imposto di adeguarsi  alle regole europee, ma non hanno messo mano alla legislazione per le relative competenze, definendone gli ambiti di pertinenza. Architetti e ingegneri coartati alla competizione con geometri, agronomi, periti edili, privati del riferimento dei minimi tariffari da una liberalizzazione insensata (la Germania li ha mantenuti), piegati da un provvedimento che,  in piena crisi economica e con ridotte opportunità lavorative, obbliga alla formazione continua a proprie spese, all’assicurazione e, a breve, anche al pos negli studi.

(…) All’indomani dell’approvazione del Consiglio dei Ministri al dpr per la riforma delle Professioni, un entusiasta Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori si affrettava a dichiarare, parlando  a nome degli architetti tutti: “Il Dpr approvato dal Consiglio dei Ministri – se confermato – dà attuazione ad una Riforma sostanzialmente utile“. E mentre gli agrotecnici facevano ricorso al TAR contro la riforma, un arrendevole il Cnappc ribadiva: “Gli architetti italiani sono a fianco del governo contro l’iniziativa degli agrotecnici (…). Gli architetti italiani, infatti, considerano l’iniziativa sbagliata nella sostanza e nel metodo: nella sostanza perché il DPR di Riforma delle Professioni è un testo equilibrato ed utile, che ha tenuto conto delle realtà professionali italiane. Dichiarazioni che ovviamente non hanno trovato smentita tra gli Ordini provinciali.  E’ un vero peccato che il presidente Freyrie neppure abbia tentato una negoziazione; è un peccato che si sia fatto sfuggire l’opportunità politica che gli si presentava: quella di puntare i pugni sul tavolo. Per chiedere al governo che all’adeguamento delle regole europee rispondesse quello delle competenze professionali, definendo, una volta per tutte (pena un ostruzionismo dilatorio e  senza quartiere) quelle per la progettazione; e, portandoci – finalmente – in Europa.(..) Il presidente del Cnappc probabilmente non rappresenta  gli architetti, così come questi Ordini altro non rappresentano che se stessi.(..)Non c’è rivista di settore che quotidianamente non dia conto dello stato di prostrazione e frustrazione dei professionisti. I social network debordano di rabbia e tracimano indignazione; ma tutto rimane intrappolato in un ventre molle incapace di organizzarsi, anche solo per chiedere con forza, al proprio Ordine, le dimissioni anticipate dei vertici di chi non ha saputo valutare le reali forze e risorse dei professionisti che deve rappresentare. Qualcuno doveva pur cominciare…

Eleonora Carrano per  Il Fatto Quotidiano vai al testo integrale  “Professioni, le regole europee? Solo un balzello”

firma la petizione di Amate l’Architettura

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