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Ripensare la Formazione Continua Obbligatoria degli Architetti: l’esperienza di Playchef® Design#Contest

19 gennaio 2017

L’ associazione RES Architettura e l’Ordine degli Architetti p.p.c. di Napoli hanno promosso un concorso di design nell’ambito del food design. La formula innovativa del concorso (la creazione di una filiera ideatore-consumatore), l’attenzione formativa verso i partecipanti (viene fornito uno starter kit ai partecipanti per formare sulle tecnologie a disposizione per la creazione dei prototipi) e l’apertura ad un campo di applicazione del progetto meno frequentato dagli architetti, soprattutto al sud, ha motivato il nostro patrocinio ed una attiva partecipazione ad esso, anche in fase ideativa. Il riscontro che sta avendo la conferenza di presentazione del contest, valida anche come corso di formazione in streaming, con crediti formativi (450 download in 1 settimana!), ci ha dato conferma della validità dell’azione intrapresa. Questa esperienza ci apre a riflessioni sulla qualità e sulle modalità della Formazione Continua Obbligatoria, spesso ridotta al ruolo di avvilenti “marchette” sia da alcuni Ordini Professionali sia da altri operatori del settore. Abbiamo chiesto all’arch. Laura Palazzo, di RES Architettura, di illustrarci sinteticamente la filosofia dell’iniziativa.

Ordine Architetti (79)_redux

Il concorso|corso playchef® design#contest , rivolto ad architetti, designer e studenti di architettura e design, ideato da RES Architettura e promosso dall’Ordine degli Architetti P.P.C. di Napoli è anche un modulo formativo innovativo ed articolato.

playchef® nasce con l’intento di essere, prima di tutto, una operazione culturale: promuove conoscenza e approfondimento in un settore specifico, il Food Design, affronta e crea una filiera nell’ambito del design autoprodotto, ideatore – artigiano/realizzatore – piattaforma “equa” di vendita” ed è anche un modello, una modus operandi innovativo, che nella cooperazione e nel confronto trova la sua modalità esplicativa nonché il suo fine, didascalico. Il seminario di lancio, arricchito da un importante focus su brevetti e suggestivi video che raccontano le filosofie aziendali e le modalità produttive delle aziende partner di concorso, è una opportunità formativa gratuita, scaricabile sulla piattaforma im@teria con il codice ARNA22122016155433T03CFP00300, accreditata dal cna con 3 cfp e resa possibile grazie all’impegno ed all’intuizione del giovanissimo Dipartimento Formazione dell’OAPPC di Napoli, istituito a giugno 2016.
In pochi mesi l’OAPPC di Napoli, con l’obiettivo di consentire il completamento del fabbisogno formativo dell’intero triennio gratuitamente on line, raggiunge traguardi importanti dimostrando che anche le
criticità, l’obbligo di aggiornamento professionale, possono con l’impegno essere trasformate in opportunità.

Si sta portando avanti un modello formativo innovativo, accessibile e facilmente fruibile per consentire agli architetti di acquisire crediti necessari e contemporaneamente trovare occasioni di approfondimento e spunti di riflessione per la professione.


Fin da subito è stato chiaro che playchef “poteva” rappresentare un forte stimolo e generare interesse. Grazie ad ottime sinergie già collaudate tra Ordine Architetti ed associazionismo professionale in cui, con un forte lavoro inclusivo, sono confluite importanti energie sia produttive, che progettuali , che divulgative, oggi iniziamo a raccogliere i primi
riscontri.

L’obiettivo è stimolare il dibattito culturale intorno alla professione di Architetto e realizzare oggetti|progetti che possano arricchire e contribuire a sistematizzare la disciplina del Food Design.

Ancora un geometra presidente di giuria in un concorso di progettazione

10 marzo 2014

Al Presidente del CNAPPC
Arch. Leopoldo Frery

Al Presidente dell’Ordine degli APPC di Modena
Arch. Anna Allesina

Al Sindaco del Comune di Cavezzo (MO)
Dott. Stefano Draghetti

Il Movimento “Amate l’architettura” che si occupa sin dalla sua nascita (Roma-2009) delle problematiche inerenti l’architettura e la professione dell’architetto, è anche molto attento a quelle che sono le “COMPETENZE PROFESSIONALI” di chi è abilitato con titolo Accademico (Architetti ed Ingegneri) ad elaborare progetti di varia natura e dimensione e di chi avendo  invece un Diploma (Geometri e Periti edili) non ha l’abilitazione per farlo. Il nostro Movimento non si occupa di tutto ciò per uno strumentale “spirito polemico”, ma perché questo è quello che da anni sanciscono ormai molte sentenze della Corte di Cassazione che purtroppo, per motivi di varia “natura”, vengono spesso disattese e di cui alleghiamo quella più recente, la N. 19292 del 2009, che il CNAPPC  diramò a tutti i Consigli dell’Ordine degli Architetti  d’Italia.

Nella sentenza allegata si potrà constatare che è fatto divieto assoluto ad un Professionista in possesso di solo Diploma:
– di progettare opere in cemento armato,
– di assumere posizioni di coordinamento rispetto ad un Professionista in possesso di Titolo Accademico,
– di assumere l’incarico di Responsabile Unico del Procedimento (ex art. 10 del D.lg. n. 163/2006 il cui comma 5 richiede “titolo di studio” adeguato alla natura dell’intervento da realizzare).

Per queste ragioni, con la presente,  si chiede al Presidente del CNAPPC ed al Presidente dell’Ordine degli APPC di Modena di prospettare, al Sindaco del Comune di Cavezzo, di modificare il documento del Bando del “CONCORSO DI PROGETTAZIONE DEL NUOVO MUNICIPIO DI CAVEZZO”, laddove è previsto che  un Professionista con il solo Diploma di Geometra, che oltretutto è già Responsabile del Servizio Lavori Pubblici e Patrimonio, assuma l’incarico di Responsabile Unico del Procedimento e addirittura di  Presidente della Giuria  di Esperti che dovrà valutare i progetti che parteciperanno al Concorso.

Arch. Giorgio Mirabelli
Vicepresidente di
“Amate l’architettura” – Movimento per l’architettura contemporanea

Qui potete scaricare la sentenza: 11923-878-09-sentenza-comp-profes

Roma: un modello di sviluppo sbagliato.

22 ottobre 2013

Il Movimento che rappresento ha preso il nome dal libro di Giò Ponti, famoso architetto italiano degli anni 70″, intitolato “amate l’architettura”.

ROMA: UN MODELLO DI SVILUPPO SBAGLIATO

Uno degli argomenti principali di questa Tavola rotonda e che fa parte del Programma di UN Habitat è quello che riguarda la Pianificazione Urbana e lo Sviluppo Sostenibile per una migliore qualità della vita nelle città.

il programma delle giornate di Unhabitat a Spalato

“amate l’architettura” ha raccolto con entusiasmo l’invito a partecipare e con il nostro intervento, vogliamo segnalare in questo consesso internazionale gli errori, gli indirizzi, le previsioni e le scelte sbagliate che la politica insieme ad urbanisti, architetti, progettisti hanno fatto negli ultimi 50 anni e purtroppo continuano a fare nell’area metropolitana di Roma. Da qui il nostro “grido di dolore” di cittadini romani, prima di tutto, che vivono quotidianamente i disagi di uno sviluppo diventato ormai “INSOSTENIBILE” e di architetti e progettisti impegnati con il nostro movimento e convinti sempre di più che una migliore qualità dell’architettura ed una migliore qualità urbanistica nelle nostre città significhi una migliore qualità della vita. All’inizio del secondo millennio Roma, nel 2008/2009, ha approvato un nuovo Piano

la presentazione di Amate l'Architettura a Unhabitat

Regolatore Generale che nelle migliori intenzioni di chi lo ha politicamente voluto e di chi lo ha tecnicamente progettato, avrebbe dovuto essere lo strumento per ridisegnare e realizzare la Roma del futuro e nello stesso tempo cercare di sanare i “guasti urbanistici” prodotti nell’arco dei 46 anni intercorsi dall’ultimo P.R.G. “Guasti” derivati principalmente da una gestione del territorio molto superficiale e senza un adeguato controllo da parte delle varie amministrazioni che si sono succedute negli anni, ma soprattutto da un’espansione irregolare della città, “a macchia d’olio”, così come venne definita dall’urbanista A. Cederna. La città si era espansa e si era dilatata in ogni direzione seguendo una linea di marcia dettata non da una corretta pianificazione territoriale, ma dalla forza trascinatrice della rendita fondiaria e della speculazione edilizia che aveva indirizzato questa crescita “insensata” sui propri terreni. Nello stesso tempo la nascita di nuovi insediamenti era stata accompagnata da un aumento della popolazione residente ma non dalla realizzazione di un adeguato sistema di trasporto pubblico, creando così una conseguente e spropositata crescita dell’uso dei veicoli privati.

Al momento dell’approvazione del nuovo P.R.G., quindi, l’analisi della situazione di Roma nei suoi aspetti più problematici ci restituiva una “fotografia” quantomeno preoccupante se non addirittura allarmante. “Roma era diventata un caso esemplare di una condizione urbana le cui patologie affliggono la qualità del vivere e l’esistenza materiale delle persone”. F. Erbani scrittore e giornalista di “Repubblica” nel libro “ROMA Il tramonto della città pubblica”.

Il Piano Regolatore Generale di Roma del 2008

In una situazione così come sopra sommariamente descritta, viene approvato il nuovo P.R.G. all’interno del quale però, oltre ad un’espressione di buona volontà e d’impegno per cercare di gestire nel modo migliore la complessa situazione esistente, non si capisce quale è l’idea di città futura che si vorrebbe realizzare. Si percepisce invece l’assenza di una pianificazione territoriale in grado di cambiare radicalmente la strada percorsa fino a quel momento e segnata dall’abbandono dell’urbanistica e delle regole e dalla mancanza di un ragionamento complessivo sull’intero assetto della città. La grande novità sbandierata ai quattro venti come la panacea che avrebbe risolto gran parte dei mali di Roma era quella del ritorno alla città policentrica.

Il PRG di Roma del 2008

Soluzione quantomeno discutibile, sopratutto dal punto di vista sociale prima che da quello urbanistico, se non altro per i vari esempi fallimentari che la storia urbanistica ci ha proposto a partire da quelli delle New towns inglesi e svedesi degli anni “70”. Le Centralità hanno una ragion d’essere principalmente se al loro interno sono previsti, oltre alle residenze, anche i servizi, le attività commerciali e direzionali, gli uffici e parte di quelle funzioni pubbliche che non possono più restare nelle zone centrali di una città con un Centro Storico come quello di Roma. Non hanno nessun senso se diventano un ulteriore esempio di quartieri dormitorio senza Servizi, senza Infrastrutture, senza Trasporto ed Attività direzionali pubbliche. Inoltre le 18 Centralità previste nel nuovo P.R.G. non nascono da una pianificazione, dalle vere esigenze di sviluppo del territorio o dalla sua vocazione e da una visione globale del suo assetto. Ma vengono individuate in quegli insediamenti, in parte spontanei ed abusivi, sorti in maniera irregolare negli anni precedenti.

Basta guardare la Diapositiva per rendersene conto. Il nuovo P.R.G. non aveva tenuto conto che Roma da quasi 20 anni non cresceva più demograficamente e che dal punto di vista economico erano già presenti tutti i sintomi della grave crisi in arrivo. Nonostante questi due fattori (crescita demografica ed economica) determinanti per qualsiasi sviluppo, espansione e trasformazione di un territorio, fossero negativi, il nuovo P.R.G. metteva in cantiere una previsione edificatoria impressionante di circa 70 milioni di metri cubi di nuove costruzioni da realizzare. Prevedendo nello stesso tempo l’espansione ed il consumo di altro terreno agricolo nell’Agro Romano per ulteriori 15.000 ettari, portando il totale del territorio urbanizzato dell’area metropolitana di Roma a circa 60.000 ettari, una fascia larga circa 100/120 Km, una conurbazione tra le più grandi del mondo.

Noi troviamo una sola spiegazione a queste scelte sbagliate di politica urbanistica. Una spiegazione che ci rimanda alla disastrosa condizione economica del Comune di Roma, con un deficit di circa 9 Miliardi di Euro. La città allora, quasi come una Banca Centrale, non potendo stampare moneta “stampa metri cubi di nuove costruzioni” che diventano la “moneta urbanistica” per risanare il bilancio delle casse comunali. In questo modo Roma è diventata uno dei più grandi “sprawl” d’Italia e per certi versi dell’intera Europa, con molti dei nuovi insediamenti che non superano la bassissima densità di 13 abitanti per ha.

Le cifre della crescita di Roma a confronto con le grandi capitali europee

In questa diapositiva si confrontano le aree metropolitane, il rapporto tra abitanti e veicoli ed i km di metropolitane esistenti di Roma rispetto a Parigi e Londra. Bastano questi pochi dati per rendersi conto della disastrosa condizione della Mobilità e del trasporto pubblico che si è realizzata a Roma, favorendo l’uso indiscriminato dei veicoli privati.

La conseguenza di uno sviluppo così irregolare e per certi versi ingovernabile, per quanto riguarda la Mobilità, e di degrado sia urbanistico che sociale, non avendo previsto nessun tipo di decentramento di attività direzionali e di servizio in queste nuove “Centralità” periferiche, è stata in primo luogo quella di “condannare” ogni giorno 400/500.000 “pendolari”, che vivono nei comuni limitrofi alla Capitale, a riversarsi verso le zone centrali di Roma per raggiungere il loro posto di lavoro, intasando tutte le vie di comunicazione e trascorrendo in macchina quasi due/tre ore al giorno (circa due mesi della loro vita in 1 anno).

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Queste ultime due diapositive fanno parte di un video che realizzammo e proiettammo nel 2010 durante “La festa dell’architettura” di Roma, per denunciare e testimoniare le condizioni di disagio quotidiano vissuto dagli abitanti della Centralità di Ponte di Nona.

Ricchezza è anche la qualità del progetto

Tutto quanto segnalato finora non sono certo problemi riferibili solo alla condizione della città di Roma, ma riguardano già da tempo anche il ruolo che si apprestano a svolgere tutte le grandi città, soprattutto in seguito agli straordinari cambiamenti che stanno avvenendo. Per la prima volta nella storia del nostro mondo, a causa di un costante aumento del fenomeno dell’inurbamento, più della metà della popolazione mondiale oggi vive nelle aree urbane. Le Città sono diventate e saranno, come noi pensiamo, il “motore” preponderante per un futuro di crescita e di sviluppo ed è all’interno delle Città che bisognerà impegnare e valorizzare quelle risorse (umane, culturali, sociali) e quelle capacità naturali (di relazione, di creatività, artistiche) che esistono, per cercare di risolvere i problemi e le grandi contraddizioni di cui oggi sono afflitte. Purtroppo oggi la logica che sottende a tutte le operazioni speculative legate alle rendite ed ai profitti ottenuti con le trasformazioni urbanistiche dei territori è la stessa, sia nelle città con vaste aree portuali dismesse, vere porte d’ingresso per chi arriva dal mare, che nelle città metropolitane.

Ponte di Nona, quartiere-simbolo della disumanità della periferia romana

Ponte di Nona, vita quotidiana e servizi

Una stessa logica per dare modo al complice “potere politico” di chiamare al “capezzale” del territorio “ammalato” i “medici” delle grandi società immobiliari e di costruzione. Queste soluzioni non hanno più nessuna ragion d’essere di fronte ai disastri odierni compiuti dal potere economico-finanziario che si immola al dogma neoliberista della crescita infinita. Queste soluzioni non possono più trovare giustificazioni dal punto di vista urbanistico ed architettonico perché nel nuovo modello di sviluppo o nella nuova idea di città non è più consentito disattendere le aspettative di qualità della vita delle persone che come tutti noi hanno il “Diritto” di vivere “degnamente” i luoghi e gli spazi delle nostre città.

Tutto ciò si deve necessariamente tradurre nella realizzazione di “progetti concreti e fattibili” dove trovano casa principalmente concetti divenuti oggi, a tutti gli effetti, “DIRITTI”: ad uno Sviluppo Sostenibile, ad una Crescita o Decrescita Programmata, ad una Sostenibilità Ambientale, ad un Risparmio Energetico con l’uso delle Energie Rinnovabili, ad un impiego di Nuovi Materiali e Nuove Tecnologie Costruttive, ad un Recupero e Riqualificazione di territori e strutture dismesse o abbandonate, ad una Qualità Diffusa dell’Architettura e quindi ad una Migliore Qualità della Vita.

Ecco perché in una situazione come quella che oggi stiamo vivendo, diventa di estrema importanza e assolutamente “necessario” parlare di “Qualità della Progettazione” per cercare di combattere “l’ingiustizia distributiva” che affligge le nostre città.

Giorgio Mirabelli & Lucilla Brignola

Fondatori e Membri del Direttivo di “amate l’architettura”

movimento per l’architettura contemporanea

le notizie di Unhabitat sui giornali locali

Giorgio Mirabelli (a sinistra) con altri relatori

Alcuni relatori delle giornate di Spalato

vedi anche:

http://carteinregola.wordpress.com/2013/10/22/roma-un-modello-di-sviluppo-sbagliato/#more-5204

Esiti delle Elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine

pubblichiamo i risultati delle Elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine
quadriennio 2013-2017

Si sono concluse le votazioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provincia per il quadriennio 2013-2017- Questo è l’esito della votazione.
– numero dei partecipanti alla terza votazione 3933
– numero dei voti validi 3905 – schede non valide 28

Sono risultati eletti al Consiglio dell’Ordine di Roma
11 architetti dei precedenti consiglieri uscenti. E’ un risultato reazionario, ma
Amate il Cambiamento si conferma la 3° lista più votata e porta a casa un buon risultato politico e di visilità ,sebbene non abbia propri candidati eletti nel  consiglio.
Vince per 11 a 4 la lista NEXT/ARCH

architetto ARTURO LIVIO SACCHI voti 1458
architetto ANDREA BRUSCHI voti 1340 (DIRITTO)
architetto PATRIZIA COLLETTA voti 1331
architetto ALFONSO GIANCOTTI voti 1328 (DIRITTO)
architetto ELIANA CANGELLI voti 1325
architetto ALESSANDRO RIDOLFI voti 1321
architetto PAOLA RICCIARDI voti 1313
architetto iunior LUISA MUTTI voti 1312
architetto VIRGINIA ROSSINI voti 1291
architetto GIOVANNI ASCARELLI voti 1281
architetto ORAZIO CAMPO voti 1275 (DIRITTO)
architetto FABRIZIO PISTOLESI voti 1274
architetto ALDO OLIVO voti 1272 (DIRITTO)
architetto DANIELA PROIETTI voti 1271
architetto GIORGIO M. TAMBURINI voti 1270

DIRITTO ALL’ARCHITETTURA
architetto MONICA ANGELA GRAZIA SCANU (NEXT) voti 1270
architetto LORETTA ALLEGRINI voti 1267
architetto SIMONE OMBUEN voti 1267 (NEXT)
architetto FRANCESCO OROFINO voti 1258
architetto MAURIZIO DE MARCHIS voti 1249
architetto ANTONIO LUIGI STELLA RICHTER voti 1249 (NEXT)
architetto VALERIO PALMIERI voti 1248
architetto LOREDANA CAVALIERI voti 1237
architetto PAOLINA LA FRANCA voti 1215
architetto ALESSANDRO CARDELLINI voti 1211
architetto iunior ANTONINO ARANCIO voti 1210
architetto GIANLUCA VALLE voti 1197
architetto CHRISTIAN ROCCHI voti 1174 (NEXT)
architetto ALESSANDRO PANCI voti 1151
architetto MARCO ROCCHI voti 1147

AMATE IL CAMBIAMENTO
architetto ELEONORA CARRANO voti 481
architetto MASSIMO CARDONE voti 428
architetto P. P.BALBO DI VINADIO voti 407
architetto CARLA CORRADO voti 398
architetto MARTINA GARATTONI voti 397
architetto FRANCO TEGOLINI voti 395
architetto ANDREA STIPA voti 392
architetto MARGHERITA SOLDO voti 381
architetto ROSA SINISI voti 374
architetto DANIELE GIORGI voti 363
architetto GIORGIO MIRABELLI voti 360
architetto ROSA CUPPONE voti 352
architetto SANDRO BERARDI voti 346
architetto M.G.SANTORO voti 346
architetto iunior C. M. SAVELLI voti 328

ARCHITETTURA IN ORDINE, ORDINE SPARSO, O.R.A.; ANONIMA ARCHITETTI e altri:
architetto ANDREA IACOVELLI voti 176
architetto ANTONIETTA GABRIELLA CRISTOFALO voti 175
architetto ROBERTO DI PAOLA voti 166
architetto GIORGIO PALA voti 163
architetto LAURA SCRIMIERI voti 161
architetto GIAMPIERO LILLI voti 159
architetto SERGIO ANZIVINO voti 143
architetto STEFANO MAVILIO voti 143
architetto MASSIMILIANO COCCIA voti 138
architetto PAOLA SALERA voti 132
architetto FRANCESCA BRUNETTI voti 130
architetto MASSIMO FAMIGLINI voti 129
architetto ANTONELLA CANDELORI voti 122
architetto ELENA CIOTTI voti 121
architetto VIERI BANDINELLI voti 118
architetto SIRO CINTI voti 94
architetto CRISTINA MORASCHINI voti 88
architetto PAOLO BARBATO voti 81
architetto ONORINA detta NORI GALLUCCI voti 78
architetto FABRIZIO DA COL voti 73
architetto LUCA LOZZI voti 72
architetto MAURIZIO ROSATI voti 72
architetto MICHELE NICOLA RUGGIERO voti 72
architetto MARCO DE CARO voti 71
architetto ALBERTO MANCINI voti 69
architetto VINCENZO DANIELE voti 68
architetto VALERIO CAMPI voti 64
architetto FABIO LA FERRARA voti 64
architetto MIRKO MERLETTI voti 43
architetto ANDREA VILLANI voti 42
architetto ARCANGELO DI CESARE voti 41
architetto ENRICO CALCARA voti 40
architetto GIANFRANCO VOLPICELLI voti 38
architetto SAVERIO SILLI voti 24
architetto CINZIA CROCE voti 22
architetto LAURA CALCAGNINI voti 18
architetto FRANCESCO CIANFRIGLIA voti 18
architetto iunior VALENTINA FERLIN voti 18
architetto ENRICO PUCCI voti 18
architetto MAURIZIO TROTTA voti 16
architetto MARIA PATRIZIA GUACCI voti 15
architetto TOMAS MANCIN voti 15
architetto VALERIA IORIO voti 13
architetto PATRIZIA BERARDI voti 12
architetto SERGIO BERNARDINI voti 12
architetto MAURO SCHIAVONE voti 11
architetto MASSIMO GUIDARELLI MATTIOLI voti 10
architetto DANIELE MARIA CELESTINO voti 9
architetto MAURO FILIPPI voti 8
architetto ROBERTO MORGANTE voti 8
architetto iunior CALOGERO LO CASTRO voti 7
architetto EMILIANO SANTORO voti 7
architetto iunior SIMONE FIORINI voti 6
architetto MASSIMILIANO MINARELLI voti 6
architetto MAURIZIO SIGARI voti 6
architetto GIORGIO DI ROBERTO voti 5
architetto FEDERICO ELISEO voti 3
architetto VINCENZO IANNARILLI voti 2
architetto ROBERTO DEL MONTE voti 0

La trasparenza di chi vorrebbe governare (ancora!) l’Ordine degli architetti di Roma. Elezioni quadriennio 2013-2017

22 settembre 2013

I fatti contano molto più di manifesti, slogan, buone intenzioni, promesse elettorali,aperitivi. E questi sono i fatti:

L’intero Consiglio uscente dell’Ordine degli Architetti di Roma si ricandida per il quadriennio 2013-2017 con due liste antagoniste e contrapposte: Next/Arch e Diritto all’Architettura, entrambe si battono per “la trasparenza e la partecipazione” dell’Ordine ed ecco un clamoroso caso di inaccettabile opacità: “dimenticano”, o meglio, omettono scientemente, di informare gli iscritti e di indicare, accanto al loro nome, a  quale numero di mandato di apprestano a ri-candidarsi. Non lo fanno perchè altrimenti sarebbe immediata una semplice e banale constatazione, anche di matematica elementare: 13 consiglieri su 15 si ricandidano, tutti chiedono a gran voce trasparenza e partecipazione, quindi erano la maggioranza nel Consiglio uscente, perchè allora, questi punti non li hanno perseguiti e resi esecutivi  in Consiglio in questi 4 anni? Forse perchè in realtà, non vogliono alcuna partecipazione degli iscritti alla vita dell’Ordine e nessuna trasparenza, altrimenti, avrebbero cominciato dalle loro candidature. Riteniamo che la trasparenza passi anche (e soprattutto) per la completezza delle informazioni che si devono agli iscritti che si apprestano a votare..

Glielo ricordiamo noi con quale mandato si ripresentano:

1. Alessandro RIDOLFI  –   12 Anni (3 Mandati) tesoriere uscente

2. Fabrizio PISTOLESI –       12 anni (3 Mandati) consigliere – segretario – vicepresidente

3. Orazio CAMPO –              8 Anni (2 Mandati) – consigliere – vicepresidente uscente

4.  Aldo OLIVO –                     8 Anni (2 Mandati) – consigliere – segretario uscente

5.  Francesco OROFINO –   8 Anni (2 Mandati) – consigliere uscente

6. Arturo Livio SACCHI –     8 Anni (2 Mandati) – consigliere – presidente f.f. uscente

7. Patrizia COLLETTA –        8 Anni (2 Mandati) – consigliere uscente

8. Luisa MUTTI –                   8 Anni (2 Mandati) – consigliere uscente

9.  Virginia ROSSINI –           8 Anni (2 Mandati) – consigliere uscente

10. Loretta ALLEGRINI –       4 Anni (1 Mandato) – consigliere uscente

11. Alfonso GIANCOTTI –    4 Anni (1 Mandato) – consigliere uscente e presidente in carica del

comitato tecnico scientifico della casa dell’architettura.

12. Andrea BRUSCHI –          4 Anni (1 Mandato) – consigliere uscente

13. Christian ROCCHI –          4 Anni (1 Mandato) – consigliere uscente

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Eleonora Carrano sulla Rappresentanza degli Architetti, perchè è urgente CAMBIARE

19 settembre 2013

Le considerazioni di Eleonora Carrano, capolista di “Amate il Cambiamento”, sulla rappresentanza degli architetti, mettono in evidenza le reali responsabilita’ degli Ordini che nessun manifesto elettorale dell’ultima ora,  improntato a un demagogico trasformismo di facciata che invoca una trasparenza e un partecipazione mai consentite agli iscritti in questi anni di amministrazione dell’Ordine di Roma, potrà nascondere.  Riteniamo urgente una rigenerazione radicale dell’intero Consiglio, per poter cambiare davvero e avere  finalmente una rappresentanza disinteressata che si faccia portatrice delle reali necessità degli architetti.

Una delle cause dell’attuale debolezza della figura professionale dell’architetto risiede nell’ambiguità e nella crisi della sua rappresentanza. Si stenta a capire come sia possibile, nell’infinita gemmazione di organismi regionali – Cup, Consulte e Federazioni, Cna, Ordini provinciali e Fondazioni private, sigle sindacali, associazioni più o meno libere e organizzate – che le necessità e le emergenze di questa categoria rimangano pressoché inascoltate.

L’inesistenza di una adeguata rappresentanza si spiega con la clamorosa e paradossale contraddizione in termini, che vede il Cna e gli Ordini Provinciali (privi di potere sindacale) dialogare con i governi, ed incidere – con decisioni calate dall’alto – sulla vita professionale dell’architetto, senza che quest’ultimo sia neppure consultato e abbia diritto di parola.

Infatti, come noto, l’Ordine provinciale è un ente di diritto pubblico posto sotto la vigilanza del ministero della Giustizia. Esso svolge il ruolo di magistratura di terzo grado, avente il fine di garantire la qualità delle attività svolte dai professionisti, con il compito di tenere aggiornato l’albo e il codice deontologico, tutelando la professionalità della categoria. Il Cna invece, è un organismo istituito presso il Ministero della Giustizia con la Legge n. 1395/23, che non dovrebbe svolgere altro che funzioni di seconda magistratura con riferimento alla deontologia, e del quale non si capisce la ragione di esistere, neppure scorrendo il profilo informativo del sito ufficiale, dove si legge, come unico e incerto indizio, che “assume delle determinazioni al fine di fornire il proprio parere e la propria interpretazione in merito a provvedimenti e leggi concernenti l’esercizio della professione”.

Ricapitolando: gli Ordini provinciali , (ben 105 distribuiti su tutto il territorio nazionale) – che dopo il DPR 137/2012 possono tenere esclusivamente l’albo e organizzare la formazione continua, assieme al Cna organismo (ricordiamolo) con sole funzioni di seconda magistratura – dialogano (!) con i governi e decidono su questioni strategiche, quali l’eliminazione delle tariffe minime, la formazione obbligatoria continua, l’adesione al Codice degli appalti e sull’appalto integrato, il sistema delle gare di progettazione e la legge della qualità dell’architettura.

Non deve stupire allora, che esista un concreto e urgente problema della rappresentanza degli architetti in presenza di un tale sistema perverso, controverso e contrario ad ogni criterio di trasparenza: è conclamato che le difficoltà che si trovano ad affrontare oggi gli architetti siano originate proprio dal Cna e dagli Ordini provinciali; o meglio, dallo sconfinamento delle loro reali funzioni istituzionali, nel momento in cui dialogano con i governi, senza – dobbiamo supporre, considerati i i risultati – le dovute, necessarie competenze, capacità critiche, deleghe di rappresentanza. E senza nemmeno la capacità (o la volontà?) di rendicontare in modo trasparente quanto comunque determinato.

In questo limbo di pertinenze, gli architetti rimangono sospesi senza diritti, senza tutele e senza voce. Non possono e non sanno a chi rivolgersi: tartassati dalla recente e iniqua riforma Inarcassa, che non ha trovato opposizione reale tra chi, pur interloquendo in rappresentanza con i governi (senza essere sindacato), sta decidendo comunque della vita professionale di 150.000 architetti senza interpellarli.

Come se non bastasse, ad alimentare la confusione e ad aumentare le spese degli iscritti – oltre all’inutile e oneroso pachiderma Cna – ci hanno pensato i Consiglieri e Presidenti dei maggiori Ordini provinciali di turno, che, per assecondare le proprie ambizioni, (chi più, chi meno in buona fede) hanno dato corso, negli anni, ad una progressiva quanto inesorabile metamorfosi degli Ordini, che li ha portati a distanze siderali dalla loro vocazione originaria e dalle disposizioni. Come nella riproduzione agamica degli organismi unicellulari, gli Ordini hanno triplicato le loro spese distribuendo a piene mani deleghe, consulenze e funzioni: si sono dotati di società private, canali televisivi, librerie di architettura, case editrici e persino di associazioni ludiche e squadre di calcio; da ultimo, delle Fondazioni private, nell’insensata rincorsa alla Formazione obbligatoria a pagamento. Il tutto rigorosamente con le quote degli iscritti e contro ogni prescrizione di legge; risulta francamente difficile capire come tutto questo proliferare di discutibili iniziative possa aver giovato alla professione, visti gli esiti, di cui peraltro paghiamo le conseguenze.

Quanti ancora individuano nel potenziamento delle funzioni degli Ordini provinciali la soluzione del problema della rappresentanza degli architetti, non possono che arrendersi all’evidenza: essi sono l’incarnazione di un pasticciaccio tutto italiano che trasuda furbizia, provincialismo e corporativismo da ogni singola propaggine; sono l’espressione più fedele e radicata delle pastoie che frenano il sistema Italia.(…)

Eleonora Carrano

vai al post integrale: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/16/chi-rappresenta-architetti/563946/

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Il Collegio Nazionale degli Agrotecnici entra nel merito del ruolo avuto dal Presidente del CNAPPC per la Riforma delle Professioni

7 settembre 2013

Mentre gli agrotecnici facevano ricorso al TAR contro la riforma delle Professioni,  il presidente del Cnappc , Leopoldo Freyrie, interveniva nel ricorso al TAR ad opponendum dichiarando: “Gli architetti italiani sono a fianco del governo contro l’iniziativa degli agrotecnici (…).

Ci scrive il Collegio Nazionale degli Agrotecnici

Senza voler entrare nelle dinamiche interne ad un’altra categoria, vorremmo solo manifestare le ragioni che ci hanno portato ad impugnare il DPR n. 138/2012. Noi riteniamo che la riforma delle professioni non abbia, in realtà, riformato alcunchè. Ha portato solo costi inutili, nuovi balzelli, nuovi adempimenti di cui nessuno sentiva il bisogno. I problemi veri (mancanza di lavoro, previdenza assolutamente insufficiente, fiscalità esosa, aiuti per i giovani, ecc.) non sono stati neppure sfiorati. Inoltre tutti quei balzelli sono stati messi in atto nel modo peggiore possibile, anche violando la delega contenuta nella legge autorizzante il DPR. Ecco perchè abbiamo ricorso, tenendo alta la testa. Di tutto ci saremmo, però, aspettati fuorchè che un Ordine, quello degli Architetti, (CNAPPC; n.d.r.) intervenisse nel ricorso al TAR, ad opponendum, contro di noi ed in “difesa” del Governo! Un atto di piaggeria senza precenti, questo il nostro pensiero.

Condividiamo le ragioni dell’impugnazione , viceversa,  manifestiamo totale contrarietà per l’iniziativa solitaria e non condivisa di  Leopoldo Freyrie , presidente che non ci rappresenta ma che  ritiene di farsi  interprete autorevole      dell’ intera categoria .


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