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Catanzaro – la burocrazia e le nozze con i fichi secchi

13 ottobre 2017

Per gli amici la norma si interpreta per i nemici si applica. (anonimo)

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Quanto scalpore per una sentenza!

Il consiglio di Stato ha decretato che si, è possibile appaltare un incarico pubblico a titolo gratuito. Ancora meglio, il vantaggio immateriale, quello derivante dall’arricchimento del curriculum, può essere a tutti gli effetti considerato un compenso.

Una affermazione aberrante e inaccettabile, va detto chiaramente. Lo stato, le istituzioni che dovrebbero tutelare l’esercizio professionale, una tutela garantita costituzionalmente, hanno elevato al rango di prestazione il “disegnetto della signora mia” e hanno stabilito che il lavoro può tranquillamente non essere pagato; né più né meno del privato cittadino quando chiama l’architetto: “che cé vo’? basta ‘n idea”. E si noti che non stiamo parlando di una prestazione come potrebbe essere uno stage formativo; stiamo parlando di un prodotto per il quale si richiede una elevata competenza ed esperienza.

Si chiede a un professionista esperto di lavorare ad un progetto estremamente impegnativo, sostenendo che il suo compenso possa essere l’esperienza. Piove sempre sul bagnato, a quanto pare.

Così, con il curriculum arricchito di questa esperienza potrà ottenere altri incarichi….. gratuiti ma portatori di esperienze.

Come si dice? L’esperienza è la somma delle fregature. Ah, ora è chiaro.

In fondo cosa ci si può aspettare da un sistema culturale  dove l’architetto viene coinvolto per farsi “fare un disegnino”, o “giusto per avere un’idea”; dove “per risparmiare” si rinuncia a pagare il professionista e si chiama direttamente l’impresa chiedendogli anche il progetto (che è un po’ come chiedere all’oste se il vino è buono….).

Cosa ci si può aspettare se lo stesso presidente di un Ordine Professionale invita i professionisti a inviare disegnetti?  cosa ci si può aspettare se nel centro di Roma la sistemazione di uno di luoghi più importanti e nevralgici del centro storico (piazza San Silvestro) viene affidata a titolo gratuito?  Cosa ci si può aspettare se poi avviene lo stesso con 7 noti progettisti che si prestano senza battere ciglio alla gratuità della prestazione per Via Giulia (intervento che poi guarda caso è rimasto lettera morta….)? e se lo stesso metodo viene seguito dal progettista più famoso di tutti? se persino Renzo Piano viene preso in considerazione per incarichi gratuiti? Tutto senza che nessuno sollevi alcuna obiezione…..

In fondo lo ha detto chiaro e tondo il Consiglio di Stato.

L'”aspirante contraente” può, secondo la sentenza, trovare convenienza “non già da un’utilità economica, ma solo da un’utilità finanziaria: perché l’utilità economica si sposta su leciti elementi immateriali inerenti il fatto stesso del divenire ed apparire esecutore”.

C’è da dire che questa sentenza ha un aspetto positivo. La sentenza non è ripetibile; non si tratta di un parere che potrà essere applicato anche ai prossimi bandi.

Fortunatamente il caso di Catanzaro costituisce un Unicum.

Lo stesso Capocchin, nel micidiale botta e risposta con il dirigente del Comune di Catanzaro (arch Lonetti) ha chiarito che si tratta di una sentenza non generalizzabile. La sentenza si riferisce all’applicazione di una norma antecedente a quanto previsto dall’attuale Codice degli Appalti.

Dal sito Lavori Pubblici:

la sentenza fa riferimento ad un caso pre-correttivo al Codice dei contratti. Il D.Lgs. n. 56/2017 (c.d. Decreto correttivo) modificando l’art. 24, comma 8 del D.Lgs. n. 50/2016 (c.d. Codice dei contratti) obbliga, di fatto, le stazioni appaltanti all’utilizzo dei corrispettivi previsti dal D.M. 17/06/2016 come base di riferimento ai fini dell’individuazione dell’importo a porre a base di gara dell’affidamento.”

Insomma si tratta dell’applicazione di una norma ormai superata.

Una situazione paradossale, se si pensa che in queste ore si stanno mobilitando tutte le istituzioni rappresentative degli Architetti (dall’Ordine di Catanzaro al CNA fino ai sindacati e Inarcassa). Una mobilitazione che mai si era vista prima; un coro unanime di protesta.

“mentre il cuore d’Italia
da Palermo ad Aosta
si gonfiava in un coro
di vibrante protesta” (cit. famoso cantautore genovese)

Una protesta che può sembrare eccessiva, quindi?

Il fatto è che questa storia non ha evidenziato un problema normativo, ma un problema culturale.

Ha messo nero su bianco la metodologia diffusa con cui sono amministrate le nostre città: un metodo che privilegia la visione burocratica e meramente contabile e lascia sistematicamnete in secondo piano la visione complessiva del sistema urbano.

Su questo sono illuminanti le parole dell’arch Lonetti.

“Sin dall’inizio non ho avuto alcun dubbio sulla legittimità del procedimento portato avanti nel ruolo di dirigente del Settore Urbanistica del Comune di Catanzaro insieme al collega architetto Fregola. Nel nostro ruolo di funzionari della Pubblica Amministrazione, abbiamo approfondito la normativa vigente soprattutto con riferimento al principio di concorrenza e libertà di mercato, principio cardine dell’Unione Europea. Il procedimento è stato gestito con la massima trasparenza e correttezza amministrativa nell’assoluto perseguimento dell’interesse pubblico, infatti, per garantire ulteriormente l’amministrazione comunale, abbiamo ritenuto, prima di indire il bando,  di chiedere specifico parere alla Corte dei Conti incidendo tale procedimento sul contenimento della spesa pubblica […]”

La posizione è chiara. Traspare l’orgoglio del burocrate, il funzionario pubblico che conosce alla perfezione le procedure e sa come muoversi all’interno del sistema burocratico. Sa che la legge è complessa per definizione, sa che in bando di gara non c’è nemico peggiore di un banale ricorso al TAR; sa anche bene che questo bando è portatore di possibili contestazioni, quindi si tutela, chiede il parere preliminare, si preoccupa di scrivere un bando che sia inattaccabile sotto ogni punto di vista legale, ecc.

Infatti alla fine il Consiglio di Stato gli da ragione. Non avevamo dubbi. E’ il problema che denunciamo tutti da sempre. La professione, ovunque si eserciti (da professionista o da funzionario pubblico) è diventata una sterile sequenza di adempimenti normativi e burocratici.

Privilegiamo la forma (burocratica) rinunciando a dare una forma (urbana) alla città.

Ma la qualità urbana non si misura con la carta bollata. Purtroppo, come si vede, siamo nel mezzo di un conflitto tra chi vorrebbe che le città fossero amministrate secondo un pensiero organico e chi, sostanzialmente, se ne frega: basta che le carte siano a posto.

Stanno vincendo loro.

Più avanti il pensiero dell’arch Lonetti diventa ancora più esplicito, laddove secondo la sua opinione questa gara:

“garantirà un risparmio di almeno seicentomila euro al Comune di Catanzaro; risparmio da cui trarrà beneficio la comunità catanzarese in quanto le ridotte risorse economiche disponibili, considerata la nota carenza finanziaria di tutti i comuni, saranno utilizzate per interventi urgenti di messa in sicurezza delle scuole, delle strade o di un miglioramento del decoro urbano.”

Ed ecco a voi sintetizzato il pensiero burocratico/contabile che guida la gestione del territorio di un comune come Catanzaro. Nessuna visione complessiva, nessuna prospettiva, nessuna capacità di andare oltre il semplice calcoletto contabile.

Il Comune di Catanzaro avrà rispramiato seicentomila euro per fare un nuovo asilo nido o una strada, ma quanti ne spenderà l’amministrazione se la posizione di quell’asilo, o di quella strada (individuati da un piano regolatore) sarà sbagliata?

Quanto danno economico subirà la comunità catanzarese se le scelte di questo piano saranno dettate da motivazioni diverse da quelle del bene collettivo?

Quali garanzie può dare un fornitore che vende sotto costo i propri prodotti con azioni che si configurano come tipiche del Dumping?

Quale vantaggio ha il Comune di Catanzaro a richiedere ai propri professionisti una esposizione economica così sproporzionata (rinunciare, ovvero secondo la logica del Comune, investire seicentomila euro nella speranza di ottenere in futuro altri incarichi più remunerativi)? Quale tipo di professionista può permettersi di rinunciare a un simile compenso? quale tipo di professionista ha la convenienza a svolgere un lavoro così complesso rinunciando ad un compenso?

Il Comune di Catanzaro, come ritiene di poter garantire la partecipazione al bando dei migliori professionisti, ovvero quelli che hanno già molta esperienza e competenza, se il compenso previsto è basato principalmente sulla possibilità di fare esperienza?

Quali garanzie ha il Comune di Catanzaro per preservarsi dal fatto che il professionista che offre le sue prestazioni a titolo gratuito non sia maggiormente esposto alle pressioni economico finanziarie che inevitabilmente caratterizzano questo genere di incarichi?

Sono tutte domande che non hanno una risposta semplice; nè si può sostenere in maniera aprioristica che i colleghi che si sono aggiudicati la gara (guarda caso unici partecipanti, alla faccia della concorrenza) non svolgeranno in maniera ineccepibile il loro incarico. E’ tuttavia chiaro che le modalità con cui è stato impostato questo bando mettono in evidenza l’ingenuità culturale, la stolta furbizia, di chi pensa di poter ottenere un risultato o un prodotto di qualità senza attribuirgli il giusto valore.

Insomma sembra proprio che l’Amministrazione comunale di Catanzaro si sia convinta di poter fare “le nozze con i fichi secchi…..”

Fuori di Lista

28 settembre 2017

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Carissimi architetti,

prossimi ed entusiasti elettori per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine APPC di Roma,

noi di Amate l’Architettura siamo qui per svelarvi una scioccante verità…….

LE LISTE NON ESISTONO!

Ebbene si, sembra strano da dire ma le liste dei candidati per le elezioni del Consiglio non esistono.
Non esiste alcuna norma che le prevede, non esiste alcun obbligo di presentarle più o meno formalmente, non esiste la necessità di comporre e mettere insieme 15 nominativi per proporli in un unico “santino” da consegnare appena fuori dal seggio elettorale.

Non ci credete?

Eppure è così.
Il DPR 8 luglio 2005, n. 169 all’articolo 3 comma 11 dice testualmente che:
“l’elettore vota in segreto, scrivendo sulle righe della scheda il nome ed il cognome del candidato o dei candidati per i quali intende votare …..”

Leggendo il resto della norma non si trova traccia di liste.
Si dice, quello si, che un Consiglio come quello di Roma, che ha più di 17.000 iscritti, è formato da 14 consiglieri senior e 1 junior e che quindi il numero massimo di preferenze che può esprimere un elettore senior è 14.

Ancora più inesistente è la necessità di presentare un programma, che infatti, da almeno 20 anni si somigliano un po’ tutti (diteci chi è che non propone di promuovere una legge per l’architettura…..) e che sostanzialmente serve a mascherare la necessità di dare una veste ideologica comune a candidati che nella realtà non hanno nulla in comune, se non il fatto di aspirare ad essere eletti.

In un Ordine come quello di Roma, per avere la speranza di essere eletto, un candidato deve raccogliere un numero di preferenze vicino a 2.000. Alle ultime elezioni l’ultimo degli eletti (Tamburini) prese 1.270 voti, il più votato (Sacchi) ne prese 1.458 (l’8,3% degli iscritti).Ai tempi d’oro Schiattarella superava le 3.000 preferenze ma partiva dal vantaggio di essere il presidente uscente; nella primissima elezione del 1999 (quando si candidò insieme a Ridolfi) si aggirava su numeri comparabili con quelli di Sacchi (ci pare 1.700).

Nessun singolo candidato da solo è in grado di raccogliere tanti voti, quindi, se si vuole avere serie speranze di vincere, diventa praticamente obbligatorio apparentarsi tra diversi gruppi di potere in maniera da mettere insieme i potenziali elettori. Questo apparentamento è quindi il risultato di faticose trattative, accordi e compromessi che si fanno tra candidati. Oltre al bagaglio di voti conta spesso la composizione: almeno un professore universitario, un esponente delle PA, un giovane, un anziano, un architetto famoso, uno che sa di cultura, uno che bazzica in periferia e perché no? Anche un precario sottopagato aiuta il pluralismo.

Quindi ci ritroviamo 15 architetti che fino a pochi mesi fa nemmeno si conoscevano e che all’improvviso ci vogliono fare credere di essere graniticamente uniti da un programma.

Ciascuno di noi che ha votato in passato lo può confermare: conosciamo a malapena quattro o cinque (se va bene) dei componenti delle quattordicine che ci vengono proposte; noi di Amate abbiamo provato a fare questo esercizio e, su 113 candidati, non siamo riusciti a mettere insieme più di 10 nomi che, conoscendoli, ci convincessero. Spesso proprio perché li conosciamo eviteremmo volentieri di votarli. Spesso ci stupiamo persino che quel nostro amico si sia apparentato con quell’altro personaggio. C’è poco da stupirsi, è una questione di pragmatismo. Se vuoi avere speranze di essere eletto devi associarti ad una lista; e devi comporla in maniera più eterogenea possibile in maniera da non pescare negli stessi serbatoi di voti.
Una regola tristemente confermata……. Fin’ora.

Adesso finalmente abbiamo la soluzione.

VOTATE FUORI DI LISTA!

Perché votare con la logica delle liste?
Perchè essere costretti a votare con un “santino” in mano da ricopiare diligentemente?

Noi vi invitiamo a rompere questo schema perverso.
Invitiamo a votare solo ed esclusivamente i candidati conosciuti, quelli di cui vi fidate personalmente; e se non avete 14 nomi da scrivere, pazienza, scrivete solo ed esclusivamente quelli che vi convincono direttamente.

Noi di Amate l’Achitettura abbiamo fatto questo esercizio. Abbiamo letto la lista di tutti i candidati e abbiamo selezionato quelli che conosciamo e che per diverse ragioni riteniamo eleggibili. È la nostra lista, non dipende da accordi sottobanco, non abbiamo chiesto niente in cambio, né abbiamo consultato i diretti interessati prima di stilarla.

Vi invitiamo a fare altrettanto. Votate fuori dalle liste scegliendo nella lista dei candidati.

Ecco la nostra FUORI LISTA, ecco i nostri 10 nomi, voi mettete gli altri.

Margherita Aledda

Cecilia Anselmi

Massimiliano Bertoldi

Marco Burrascano

Massimo Cardone

Carla Corrado

Vito Rocco Panetta

Marco Maria Sambo

Margherita Soldo

Christian Rocchi

…………. ……………

 

PS – nel frattempo che riflettete sui nomi vi ricordiamo di sottoscrivere la nostra petizione per sollecitare una decisione del CNA sul rispetto della legge sulla rielegibilità nei consigli degli Ordini degli architetti.

Rispetto della legge sulla rieleggibilità nei consigli degli Ordini degli architetti!

27 settembre 2017

orwell

Siamo convinti che la candidatura dell’Arch Ridolfi alle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio dell Ordine di Roma PPC sia stata presentata in aperta violazione della normativa vigente che limita a 3 il numero massimo di mandati consecutivi.

La nostra lettera aperta ai commponenti della lista Noi-Architetti, a parte un commento sul nostro blog, sembra essere caduta nel vuoto.

Abbiamo quindi deciso di lanciare una petizione da inviare al Consiglio Nazionale degli Architetti PPC, per solelcitarlo ad esprimersi sulla questione e dichiarare “prima delle elezioni” se l’arch Ridolfi è eleggibile oppure no e a invalidare la sua candidatura.

La petizione è relativa al caso specifico di Roma che conosciamo bene, ma ci risulta che situazioni analoghe si stiano verificando in diversi ordini provinciali; per cui invitiamo anche gli iscritti di altre parti di Italia a sottoscrivere la petizione in maniera da sollecitare una presa di posizione da parte del CNA che possa dire la parola fine a questo genere di abusi.

Questo il testo della petizione.

“Gli Ordini professionali, come altre amministrazioni con funzioni di pubblica utilità, sono governati da Consigli che vengono rinnovati ogni 4 anni tramite elezioni.
Per un principio di trasparenza e democrazia, regolato dall’art. 2, comma 4, del DPR N. 169/2005 e dell’art. 2, comma 4-septies, del DL N. 225/2010, non si può essere eletti per più di 3 mandati consecutivi.
L’arch. Alessandro Ridolfi, presidente uscente dell’Ordine degli Architetti p.p.c. di Roma è stato eletto Consigliere, con cariche di tesoriere e, successivamente, di vice presidente ed infine di presidente per 5 mandati consecutivi, fin dal 1999.
 Ora, a seguito dell’entrata in vigore del D.P.R. N. 169/2005, nella corrente tornata elettorale, si è candidato per la sesta volta consecutiva alle elezioni, la quarta dall’entrata in vigore del DPR 169/2005, consapevole della sua ineleggibilità.
Con la presente chiediamo al Consiglio Nazionale degli Architetti p.p.c., massima autorità di controllo degli architetti, di invalidare la candidatura dell’arch. Ridolfi con l’autorità del potere di surroga dato dalla mancata indizione delle elezioni nei tempi stabiliti per legge.
La candidatura dell’arch. Ridolfi rappresenta un affronto ai principi di alternanza, alla base delle regole democratiche, sottintesi dalla legge. L’eventuale elezione dello stesso, inoltre rappresenterebbe un grave danno per l’Ordine stesso e per tutti i suoi iscritti a causa dei sicuri ricorsi ai tribunali amministrativi che ne scaturirebbero con la conseguenza di una paralisi amministrativa dell’organo e di un molto probabile annullamento delle elezioni con evidente danno erariale.”

Questo è il link alla petizione.

Elezioni di Roma, chiediamo di organizzare un incontro aperto a tutti i candidati

25 settembre 2017

In vista del rinnovo del consiglio dell’Ordine di Roma abbiamo notato una certa latitanza, da parte delle istituzioni, nel creare le condizioni per un confronto aperto tra tutti i candidati.

Sarà stata colpa del commissariamento oppure dell’agenda troppo fitta di chi avrebbe il dovere di occuparsi di queste cose. In ogni caso abbiamo deciso di provare a sollecitare il Consiglio reggente e a proporci come moderatori super partes.

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Riportiamo qui di seguito la lettera che abbiamo inviato al Consiglio dell’Ordine degli Architetti PPC di Roma e al Presidente del Comitato Tecnico Scientifico della Casa dell’Architettura, Arch. Alfonso Giancotti.

“Spettabile Consiglio dell’Ordine degli Architetti p.p.c. di Roma,
approssimandosi le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine, in
qualità di iscritto e di presidente di “Amate l’Architettura – Movimento per
l’Architettura Contemporanea”, associazione che fin dal 2009 si occupa della
promozione ed il miglioramento dell’Architettura italiana, anche a livello
istituzionale, con la presente vi chiedo formalmente la disponibilità della
Casa dell’Architettura per un incontro plenario con tutti i candidati alle
prossime elezioni e con gli iscritti interessati, affinché essi possano
illustrare i loro programmi elettorali e possano rispondere ad eventuali
quesiti posti dagli iscritti interessati.
Non avendo un diretto interesse alle prossime elezioni, se non quello di una
massimo coinvolgimento degli iscritti all’Ordine, vi comunico che oltre ad
organizzare l’incontro e a promuoverlo sui nostri canali, oltre quelli
dell’Ordine, l’associazione che presiedo è anche disponibile a moderare le
presentazioni ed eventuali contribuiti.
Vi chiediamo una cortese e pronta risposta per avere il tempo minimo per
organizzare l’evento in tempo utile, possibilmente nella prossima settimana.
Vi saluto distintamente.
arch. Giulio Paolo Calcaprina”
Attendiamo fiduciosi qualche risposta.

LETTERA APERTA AGLI ARCHITETTI CANDIDATI NELLA LISTA “NOI ARCHITETTI” PER LE ELEZIONI DELL’ORDINE DI ROMA DEL 2017.

23 settembre 2017

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Stimatissimi colleghi, con la pubblicazione della vostra lista per elezioni del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Roma, abbiamo appreso che si candiderà anche quest’anno l’arch. Alessandro Ridolfi, presidente uscente della passata consiliatura.

Siete tutti noti ed affermati architetti ed è evidente che la vostra candidatura è espressione di uno spirito di servizio per questa istituzione e non di una ricerca di un tornaconto personale.

Per questa ragione riteniamo che vi sia sfuggito il fatto che i sensi dell’ art.2, comma 4, del DPR 169/2005 e dell’art.2, comma 4-septies, DL N.225/2010, che stabiliscono un limite massimo di 3 consiliature consecutive se in già in carica al 27/02/2011, l’arch. Ridolfi non sia più candidabile in quanto è consigliere dell’Ordine di Roma ininterrottamente dal 1999.

In questi anni ha ricoperto la carica di tesoriere per 12 anni, poi di vice presidente e, successivamente, di presidente, oltre ad altri incarichi minori.

Una persona che ha ricoperto per così tanti anni incarichi di rilievo non può non sapere che la sua candidatura è in palese violazione con il dettato di legge, voi, probabilmente, non ne siete a conoscenza.

Perciò, in virtù di quanto vi abbiamo esposto vi chiediamo di sollecitare l’arch. Ridolfi a ritirare la propria candidatura a consigliere dell’Ordine o, in caso di un suo diniego, a ritirare la vostra candidatura e quindi il vostro sostegno ad un collega che vìola apertamente le regole democratiche su cui si basa il nostro Ordine, già ridicolizzato, a causa sua, con l’attuale surroga (un commissariamento di fatto) a causa della mancata indizione delle elezioni nei tempi stabiliti per legge.

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Minimi tariffari. Perché non sia una battaglia di retroguardia

12 maggio 2017

(..) Città e paesaggio incarnano valori collettivi essenziali per la democrazia. Formano un orizzonte di diritti a cui deve rispondere la responsabilità dell’architetto, perché il suo lavoro incide sull’ambiente e sul tessuto urbano, determina la qualità della vita quotidiana, modifica le dinamiche della società (..) scrive  Salvatore Settis nel suo ultimo  “Architettura e democrazia”.

La manifestazione programmata il 13 maggio a Roma, che vede in piazza i liberi professionisti e gli Ordini professionali italiani per il ripristino dei minimi tariffari aboliti dalla legge “Bersani” del 2006 (n. 248/2006), ha il grande merito di riportare all’attenzione pubblica il tema del ruolo sociale delle categorie professionali, devastate negli ultimi anni da una crisi non solo di mercato ma anche di identità.

La verità è che gli ultimi 20 anni hanno trovato impreparate, complici le nostre fallimentari Università, intere categorie professionali precedentemente tutelate da un sistema culturale e sociale che garantiva loro un mercato protetto e selettivo. E così, anche crogiolandosi nel comodo equivoco e nella presunzione di dover essere categoria culturale prima che professionale, queste categorie non hanno retto l’onda d’urto di un mercato, non solo del lavoro ma anche della conoscenza, sempre più globale e orizzontale.

Queste categorie, innanzitutto quella dell’architetto, continuano a ricoprire tuttavia un ruolo primario all’interno dei processi di trasformazione dei nostri territori antropizzati o meno che siano; ma lo fanno purtroppo privi di qualsiasi riconosciuta autorevolezza e di qualsiasi potere contrattuale.

E’ evidente come il ripristino per legge dei minimi tariffari, che questa manifestazione promuove, rappresenti un tentativo di ricostruire questo svanito potere contrattuale, tradendo tuttavia una visione limitata della questione e rischiando di passare, con evidente effetto boomerang, per un tentativo di tutelare solamente gli interessi di categoria. La questione merita invece un approccio più ampio e argomentato soprattutto perché è in ballo non solo la tutela professionale e sociale di una categoria ma la stessa dignità del lavoro.

Allora bisogna premettere che la scelta di liberalizzare le professioni aveva un intento lodevole, quello di scardinare un mercato monopolizzato, spesso dalla solite figure professionali, che si aggiudicavano, in materia pubblica, a parità di compenso professionale qualsiasi appalto/gara sulla base di valutazioni tecniche spesso opinabili; l’eliminazione delle tariffe minime avrebbe garantito l’immissione nel mercato di forze nuove capaci di competere, oltre che sul piano professionale, anche su quello economico, secondo un principio di libero mercato.

Ma evidentemente qualche cosa non ha funzionato, e per un duplice motivo.
Il primo è che, ovviamente, la libera competizione produce apertura del mercato e benefici sociali solo laddove esiste un mercato veramente libero e competitivo. In Italia il libero mercato paga indiscutibilmente e storicamente (soprattutto culturalmente) la presenza di centri di potere diffusi, monopolistici e clientelari, che, a seguito della liberazione delle tariffe, hanno opposto una forte resistenza e lavorato a costruire maglie sempre più strette e opache nella gestione degli appalti, complice la crisi storica che stiamo vivendo.
Il secondo motivo è riconducibile al ritardo culturale della categoria (e qui ci sarebbe da rincarare la dose sulla formazione innanzitutto universitaria), che non ha mai abbandonato la visione e la gestione oserei dire romantica dell’attività, e che ha messo a nudo una generazione di professionisti nella stragrande maggioranza incapace di essere realmente competitiva in un mercato globale, limitando quella dimensione innovativa che tale rivoluzione liberista doveva alimentare e potenziare; è successo invece che il micro tessuto degli studi professionali, a fronte di una calo sostanziale della committenza pubblica, si è trovato disarmato e debole di fronte ai colossi che oggi gestiscono il mercato dell’immobiliare privato, dai fondi immobiliari ai mercati del retail o del facility services, e non hanno potuto imporre, in situazioni di crisi e di competizione selvaggia, la propria qualità professionale.

E’ per questo che sono convinto che tale rivendicazione del ruolo sociale della categoria e del ripristino della dignità del lavoro professionale, incentrata solamente sul tema del ripristino delle minimi tariffari intesi come prima del 2006, non solo rappresenti una battaglia di retroguardia che non porterebbero nessun beneficio ne di condizione lavorativa degli architetti e degli ingegneri ne di ricaduta nella collettività, ma nasconda, come già detto, un effetto boomerang devastante che affosserebbe ulteriormente (se fosse mai possibile) una categoria già pubblicamente squalificata e delegittimata.
Ma allora come affrontare l’evidente urgenza di dover ricostruire l’immagine e la legittimazione delle figure professionali, passando per la loro valorizzazione come attori principali della tutela e della valorizzazione del territorio del nostro paese e come evidente investimento su uno dei patrimoni più importanti che l’Italia possiede, quello delle proprie città e del proprio paesaggio naturale?

Per questo i fronti da affrontare sono diversi e più ampi, riconducibili essenzialmente a 3 punti.
1.    Una riforma profonda delle professioni che metta ordine alle competenze, riporti su un binario corretto la deriva della formazione professionale, agevoli – anche fiscalmente – l’aggregazione professionale a vantaggio di strutture complesse in grado di acquisire potere negoziale e di competere nel mercato globale
2.    Una riforma fiscale, soprattutto dei regimi IVA professionali, che segni la differenza tra economia professionale e economia d’impresa.
3.    Una riforma profonda della normativa di settore a partire dalla Legge Urbanistica nazionale che dopo 75 anni mostra limiti enormi che solo parzialmente possono essere superati dalla normativa regionale; una riforma che aggiorni i principi della pianificazione e dello sviluppo territoriale e che allo stesso tempo affronti decisamente il tema della certezza delle procedure e della semplificazione amministrativa.

Sarebbe importante pertanto che la manifestazione del 13 maggio a Roma affrontasse soprattutto queste priorità, evitando che questa giornata si riduca ad una battaglia di retroguardia dannosa per la categoria e tutto sommato inutile: che vittoria di Pirro sarebbe infatti ripristinare le tariffe minime in un sistema professionale e di mercato senza garanzie di lavoro?
Personalmente parteciperò nell’ottica di dare un piccolo contributo all’importantissima costruzione di una coscienza e consapevolezza collettiva, perché la dignità del lavoro professionale passa indiscutibilmente anche per un principio di compenso minimo. E, in maniera provocatoria proprio verso quei Consigli Nazionali degli Ordini Professionali, che poco hanno fatto negli ultimi anni per migliorare la condizione lavorativa della nostra professione, e che oggi sono tutti, opportunamente, in prima linea nell’organizzazione della manifestazione, mi chiedo: perché non modificare il Codice Deontologico, al cui rispetto siamo tenuti, inserendo il concetto di effort minimo delle prestazioni professionali al di sotto dei quali l’impossibilità di garantire minimi salariali compatibili con la dignità professionale, possa configurarsi come illecito ideologico e/o concorrenza sleale? Potremmo arginare la deriva al ribasso di gare e appalti sanzionando deontologicamente attraversi i propri Consigli di Disciplina, anche con sospensione dall’Albo, eccessi di ribasso a tutela della categoria e dei nostri committenti. Non sarebbe, come detto, una soluzione ma servirebbe a migliorare, senza necessariamente passare per posizioni facilmente populistiche, la nostra condizione lavorativa e a garantire migliori servizi professionali ai nostri clienti.

Ripensare la Formazione Continua Obbligatoria degli Architetti: l’esperienza di Playchef® Design#Contest

19 gennaio 2017

L’ associazione RES Architettura e l’Ordine degli Architetti p.p.c. di Napoli hanno promosso un concorso di design nell’ambito del food design. La formula innovativa del concorso (la creazione di una filiera ideatore-consumatore), l’attenzione formativa verso i partecipanti (viene fornito uno starter kit ai partecipanti per formare sulle tecnologie a disposizione per la creazione dei prototipi) e l’apertura ad un campo di applicazione del progetto meno frequentato dagli architetti, soprattutto al sud, ha motivato il nostro patrocinio ed una attiva partecipazione ad esso, anche in fase ideativa. Il riscontro che sta avendo la conferenza di presentazione del contest, valida anche come corso di formazione in streaming, con crediti formativi (450 download in 1 settimana!), ci ha dato conferma della validità dell’azione intrapresa. Questa esperienza ci apre a riflessioni sulla qualità e sulle modalità della Formazione Continua Obbligatoria, spesso ridotta al ruolo di avvilenti “marchette” sia da alcuni Ordini Professionali sia da altri operatori del settore. Abbiamo chiesto all’arch. Laura Palazzo, di RES Architettura, di illustrarci sinteticamente la filosofia dell’iniziativa.

Ordine Architetti (79)_redux

Il concorso|corso playchef® design#contest , rivolto ad architetti, designer e studenti di architettura e design, ideato da RES Architettura e promosso dall’Ordine degli Architetti P.P.C. di Napoli è anche un modulo formativo innovativo ed articolato.

playchef® nasce con l’intento di essere, prima di tutto, una operazione culturale: promuove conoscenza e approfondimento in un settore specifico, il Food Design, affronta e crea una filiera nell’ambito del design autoprodotto, ideatore – artigiano/realizzatore – piattaforma “equa” di vendita” ed è anche un modello, una modus operandi innovativo, che nella cooperazione e nel confronto trova la sua modalità esplicativa nonché il suo fine, didascalico. Il seminario di lancio, arricchito da un importante focus su brevetti e suggestivi video che raccontano le filosofie aziendali e le modalità produttive delle aziende partner di concorso, è una opportunità formativa gratuita, scaricabile sulla piattaforma im@teria con il codice ARNA22122016155433T03CFP00300, accreditata dal cna con 3 cfp e resa possibile grazie all’impegno ed all’intuizione del giovanissimo Dipartimento Formazione dell’OAPPC di Napoli, istituito a giugno 2016.
In pochi mesi l’OAPPC di Napoli, con l’obiettivo di consentire il completamento del fabbisogno formativo dell’intero triennio gratuitamente on line, raggiunge traguardi importanti dimostrando che anche le
criticità, l’obbligo di aggiornamento professionale, possono con l’impegno essere trasformate in opportunità.

Si sta portando avanti un modello formativo innovativo, accessibile e facilmente fruibile per consentire agli architetti di acquisire crediti necessari e contemporaneamente trovare occasioni di approfondimento e spunti di riflessione per la professione.


Fin da subito è stato chiaro che playchef “poteva” rappresentare un forte stimolo e generare interesse. Grazie ad ottime sinergie già collaudate tra Ordine Architetti ed associazionismo professionale in cui, con un forte lavoro inclusivo, sono confluite importanti energie sia produttive, che progettuali , che divulgative, oggi iniziamo a raccogliere i primi
riscontri.

L’obiettivo è stimolare il dibattito culturale intorno alla professione di Architetto e realizzare oggetti|progetti che possano arricchire e contribuire a sistematizzare la disciplina del Food Design.