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La verità sulle Liberalizzazioni

3 febbraio 2012

C’è molta confusione su questo tema, tutti si appassionano a questo argomento perché pensano che le liberalizzazioni porteranno a maggior concorrenza ed a risparmi per gli utenti.

Così si finisce di pensare che liberalizzare le licenze dei taxi sia la stessa cosa che abolire gli ordini professionali o, addirittura, gli esami di stato !  MA STIAMO SCHERZANDO ?

Facciamo un esempio concreto : ipotizziamo che siate accusati di un reato ( magari non commesso ) che potrebbe portarvi in galera per anni, rovinandovi la vita. Voi, potendo pagare un Vs legale, accettereste un avvocato d’ufficio, magari un giovane di scarsa esperienza o semplicemente uno che, poiché è pagato poco, si impegni scarsamente e vi faccia condannare ? Oppure cerchereste il migliore che conoscete ??

Facciamo un altro esempio concreto: con molti sacrifici avete messo da parte le risorse per costruirvi una casa, cosa fate ?  Vi affidate ad un professionista che vi chiede un prezzo basso, ma poi vi presenta un’unica soluzione progettuale, che magari non vi piace, non corrisponde alle vs aspettative, oppure ad uno che, più serio, vi presenta più ipotesi, facendovi scegliere quella che più vi aggrada ?

E se a quello stesso progettista fate seguire anche la direzione dei lavori, vi accontentate se quello viene in cantiere non più di una volta al mese ? Oppure apprezzate di più se quello in cantiere ci viene ogni volta che serve ? ogni volta che l’appaltatore ha bisogno di direttive ed indicazioni ?

Ecco qui sta il nocciolo del problema !

Le tariffe degli ingegneri ed architetti sono state già liberalizzate dal 2006, dopo il decreto Bersani; i prezzi delle prestazioni sono effettivamente crollati, ma siamo proprio sicuri che questo abbia prodotto vantaggi per i committenti ? Chi può garantire che i calcoli strutturali eseguiti da quell’ingegnere che li ha fatti per poche centinaia di euro siano esatti ? che quella costruzione potrà resistere ad un sisma ?  Oppure, siete sicuri che quella certificazione energetica che vi è stata fornita per 50 € sia davvero corretta ?

Magari chi ve l’ha fatta neanche ha visionato il vs. immobile !

E quel professionista che offre all’Ente pubblico una prestazione gratuita, siamo sicuri che poi, per rifarsi, non accetterà prebende varie dall’Impresa che poi si aggiudicherà l’esecuzione dei lavori ? Sarà lui a firmare gli stati di avanzamento dei lavori, a certificare la buona esecuzione delle opere, a contabilizzarle !

E se neppure gli ordini professionali esisteranno più, chi potrà sanzionare il comportamento scorretto di quel tipo di tecnico ?

La magistratura ordinaria ???   Ma non fatemi ridere ! Forse non si sa che fra i compiti degli Ordini professionali vi è proprio la tutela della collettività nei confronti del comportamento deontologicamente scorretto di qualche iscritto . Infatti gli Ordini sono emanazione del Ministero di Grazia e Giustizia.

Che poi esercitino in toto questo compito è un altro discorso, dipende dal singolo ordine professionale e dalla buona volontà degli eletti .

Si crede poi, nel sentire comune, che liberalizzare l’accesso alle professioni ( ancora di più ? - noi architetti siamo 150.000 in Italia ) possa garantire maggiori opportunità ai giovani.

Niente di più falso …

Dopo il crollo dei prezzi dei servizi di architettura ed ingegneria, ai giovani neolaureati si sono solo offerti stage e tirocini a cifre mensili più basse . Nessuna tutela, nessuna prospettiva di assunzione, solo promesse !  Mi arrivano spesso via posta ordinaria o via mail curriculum di giovani laureati brillanti, con competenze interessanti e….con esperienze lavorative deprimenti: commesse, baristi, addetti a call center, promotore di telefonia, etc.  Raramente qualcuno ha fatto per un paio di mesi qui ed un altro là il disegnatore CAD.

E, nel contempo, gli studi più grossi, quelli che quei giovani stagisti han sfruttato di più, hanno continuato ad acquisire, sempre di più, tutti gli incarichi professionali succulenti sulla piazza: sono quelli prescelti dagli Enti pubblici che usano la licitazione privata in maniera imbarazzante , evitando accuratamente bandi di selezione o concorsi  di progettazione. E , siccome sono i preferiti dai Comuni, vengono anche incaricati dalle grosse imprese di costruzione.

Loro sempre più ricchi e gli altri, quelli che non sfruttano gli stagisti, che lavorano magari con uno o due collaboratori con cui dividono gli utili, gli altri ….sempre più poveri .

ECCO QUESTA, per ORA, è STATA la LIBERALIZZAZIONE che ABBIAMO VISTO !

Non a caso la maggiore tifosa delle liberalizzazioni dei servizi professionali è Emma Marcegaglia ! RIFLETTETE, gente ed INFORMATEVI.

Andare…camminare…lavorare

A CAUSA DELLA NEVE L’INIZIATIVA E’ STATA SPOSTATA ALLA PRIMA DOMENICA DI MARZO.

Domenica 4 marzo ore 12.00 presso il mercatino inov(attivo) di piazza Carlo Forlanini a Monteverde - Roma, si svolgerà un’iniziativa di ivaseipartita e amate l’architettura, un dibattito sul tema del lavoro atipico.

Precarietà e flessibilità sono temi fondamentali nel dibattito contemporaneo che interessano il nostro vivere sociale ed individuale. Due paradigmi della condizione attuale, in cui l’incertezza e il disorientamento portano troppo spesso a dare per acquisite delle scelte non condivise e di cui ci sentiamo spettatori passivi. Il lavoro, i rapporti sociali, gli spazi delle nostre città ci appaiono come elementi estranei e incoerenti in cui fatichiamo a riconoscerci.

Negli ultimi venti anni il mondo del lavoro è stato completamente stravolto: il lavoro non è più inteso in modo statico e univoco, ma piuttosto come un percorso che dovrebbe accompagnare l’evolversi della nostra formazione, dei nostri interessi, della nostra vita.

Purtroppo questa idea della flessibilità, nel nostro paese, è diventata precarietà persistente; contratti a chiamata, contratti a progetto, finti stage, finte partite iva e lavoro in nero, sono le forme più ricorrenti usate ed abusate, che nascondono solamente uno svilimento del ruolo sociale dell’individuo.

Una riforma del lavoro, tema di estrema attualità ed urgenza, deve necessariamente ristabilire l’equilibrio tra le parti e contrastare qualsiasi forma di illecito per garantire un futuro a tutti.

Venite a trovarci per portare la vostra testimonianza, prendere informazioni sul mondo del lavoro atipico e sulle nostre attività.

05-febbraio2012

Maniscalchi

27 gennaio 2012

maniscalco“Fino all’inizio del novecento c’erano le carrozze con i cavalli. Poi sono arrivate le automobili e le carrozze sono scomparse. Oggi le macchine inquinano e il traffico cittadino è un problema, ma nessuno si sognerebbe di tornare alle carrozze con i cavalli.”

Questo articolo di Giovanni De Mauro, sembra una perfetta metafora di come a mio parere dovrebbe essere affrontata la battaglia in difesa della professione che sta sorgendo.

Con il lancio dell’Assemblea dei 150k Architetti abbiamo voluto mettere sul tavolo della discusisone una serie di problemi che, a detta dei più, impediscono il regolare svolgimento dell’attività professionale. Quello che però mi pare manchi profondamente in questa discussione è una seria riflessione sulle  contesto sociale in cui si richiede che questa professione debba esercitarsi. Quello che mi pare nessuno (o pochi) si chieda è se la figura dell’Architetto, nella forma e nel ruolo con cui siamo abituati a conoscerlo da secoli, abbia ancora senso di esistere o se non sia in realtà necessario ripensare completamente sia le modalità operative (il modo in cui si progetta) e sia la sua collocazione all’interno dei processi di trasformazione urbana (non più soggetto autonomo ma componente paritario di un sistema di interessi ed esigenze).

L’assunto di fondo su cui tutti noi conveniamo è che la nostra società, il nostro sitema di gestione delle trasformazioni urbane, non appaiono in grado di garantire lo sviluppo economico e culturale del territorio secondo livelli di qualità adeguati alle necessità della società stessa.

Per molti di noi (architetti) la figura cardine in grado di fornire risposte a questo bisogno di qualità urbana è l’Architetto che con la sua capacità progettuale e il suo senso critico, se messo in condizioni di operare (progettare) senza le storture di mercato che tutti lamentiamo (concorrenza con altri professionisti, monopolio delle imprese, assenza di concorsi aperti, monopolio culturale, ecc.), sarebbe in grado di attivare un automatico miglioramento della qualità urbana.

Si tratta di un assunto che non è dimostrabile in senso assoluto e che tradisce una visione ottocentesca della professione; l’architetto inteso come demiurgo salvifico della società che nel suo splendido isolamento è portatore di soluzioni a problemi che probabilmente solo lui è in grado di vedere.

Ora il problema di fondo è che questa società non sembra intenzionata a farsi salvare dall’Architetto né sembra vedere i problemi nella stessa ottica con cui li vede l’Architetto; anzi, una certa parte di questa società sembra vedere nell’Architetto proprio una parte del problema. Questa ultima opinione è condivisa anche da molti architetti che ovviamente si ritengono “diversamente Architetti”, inventando con ciò una nuova forma di disabilità.

Il problema così come viene posto è un po’ come voler decidere se viene prima l’uovo o la gallina. Se la società non ci fa lavorare come facciamo a dimostrare che siamo utili alla società? ma se prima non dimostriamo che siamo utili alla società come fa la società a decidere di farci lavorare? (aiuto! chiamate un geometra!)

Chiedo l’aiuto da casa e rilancio l’articolo di De Mauro. Secondo capoverso.

“Per tutto il novecento la Kodak è stata sinonimo di macchine fotografiche e pellicole. Poi sono arrivati gli apparecchi digitali e gli smartphone. La Kodak non ha saputo adattarsi, anche se aveva una storia e un marchio che le avrebbero consentito di farlo. E la scorsa settimana ha chiuso. Oggi nessuno accetterebbe una legge che proibisse le macchine fotografiche digitali per salvare la Kodak e l’industria degli apparecchi analogici. Prima c’erano i giornali nelle edicole, i film nelle sale cinematografiche, gli album nei negozi di dischi, i libri in libreria.”

In tutto questo, nonostante la produzione di macchine fotografiche sia cambiata (e sia cambiato anche il modo con cui le foto vengono prodotte e condivise) non è venuta meno l’importanza e la bellezza della Fotografia.

Nonostante per strada non ci siano più cavalli, la gente ha sempre bisogno di mezzi di trasporto; se al cavallo si è sostituita l’automobile, al maniscalco si è sostituito il carrozziere, ma è rimasta la necessità di qualcuno in grado di “riparare” il mezzo.

Parafrasando; se l’evoluzione culturale e i conseguenti miglioramenti tecnologici stanno modificando le modalità con cui la società si avvicina ai temi dell’architettura, quello che è in discussione non è l’Architetura in sé, quanto le modalità con cui la sua trasformazione viene gestita.

Purtroppo tra i tanti contributi che vedo emergere per l’assemblea molti sembrano andare acriticamente verso una banale semplicistica riaffermazione di vecchi schemi professionali illudendosi che la semplice imposizione legale della figura del professionista basti a garantire il lavoro agli architetti.

L’obbiettivo finale non è il professionista, e nemmeno la professione; l’obbiettivo finale è l’Architettura!

Concludo quindi esortando l’architetto “maniscalco” a interrogarsi se sia più utile combattere per il mantenimento forzoso delle vecchie care botteghe  (magari con una bella legge ad hoc) o se non sia invece più proficuo ragionare su come trasformarsi rapidamente in architetto “carrozziere”.

NB - foto tratta da http://gabriele-racconta.blogspot.com/2010/07/la-centelena.html

Un Concorso di Architettura visto dalla parte delle Istituzioni

Il Comune di Terni ha bandito un concorso in due gradi, di un certo rilievo, per la progettazione di un “percorso pedonale sopraelevato tra piazza Dante ed il futuro sistema di attestamento di via Proietti Divi integrato alla stazione ferroviaria di Terni.

Dall’analisi del bando di concorso emergono spunti di riflessione molto interessanti, su cui vorrei porre l’attenzione, da cogliere in prospettiva della prossima Assemblea Generale dell’ 8 febbraio 2012, organizzata dalla RETE 150K ( vedi link ).

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Di primo impatto, dal mio punto di vista, vedo che c’è un tema urbano importante, una nuova “porta” per Terni e che questo tema è affidato sì in due fasi, la prima della quale è più libera si basa su proposte di idee progettuali sulla base delle quali ci sarà l’ammissione al secondo grado, che prevede un progetto preliminare, per 10 concorrenti. Al vincitore tra questi, verrà affidato il progetto definitivo.
Il materiale da presentare al primo grado di concorso non è eccessivo: una relazione di 10 pagine e una tavola formato A0.
Tuttavia la sorpresa arriva al momento del vaglio dei requisiti professionali richiesti: i professionisti, le società di ingegneria e i raggruppamenti devono avere dei requisiti economico finanziari di tutto rispetto: un fatturato globale negli ultimi cinque anni di 415.000 euro e, soprattutto, l’avvenuto espletamento di servizi di progettazione nelle classi IXb (costruzioni in acciaio in particolare ponti) e la IIIa (impiantistica) negli ultimi dieci anni, con parametri minimi riferiti all’importo dei lavori (4.800.000 euro e 1.1200.000 circa).

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Questo si configura come un filtro di ingresso molto selettivo.
Perciò ho telefonato al Responsabile del Procedimento, l’Arch. Roberto Meloni della Direzione Urbanistica, nonché Responsabile del PIT (Progetto integrato Territoriale) al cui interno è ricompreso l’intervento.
l’Arch. Meloni ha fatto luce sulle mie perplessità rispondendomi con argomenti solidi:
avremmo voluto fare un concorso di idee per questa progettazione, difatti nel mio computer ho due cartelle distinte: il concorso di idee e il concorso di progettazione in due fasi. La fase attuativa del PIT, che gestisce fondi comunitari Por-Fesr 2007-13, è stata avviata all’inizio del mese di dicembre 2011, con la sigla da parte della Regione della prevista Convenzione con il Comune di Terni. I vincoli posti dalle regole comunitarie per le quali l’intervento deve essere realizzato entro giugno 2015, pena la revoca dei finanziamenti, ha obbligato l’Amministrazione a rivedere l’ipotesi iniziale del concorso di idee, pensato per essere attivato almeno 6 mesi prima rispetto al concorso di progetttazione, il cui bando è stato pubblicato il 15 dicembre 2011.

Per organizzare il concorso abbiamo dovuto fare una corsa e ugualmente si dovrà correre per realizzare l’opera, avendo un cronoprogramma che lascerà ai lavori solamente due anni, tempo strettissimo per la tipologia dell’intervento e per la complessità del cantiere, da realizzare nell’ambito di uno scalo ferroviario in esercizio. Stando così le cose, la scelta a monte di progettisti che avessero una comprovata esperienza in questo specifico settore e che ci potessero assicurare di avere il necessario know how per procedere nei tempi e non farci perdere il finanziamento, è stata obbligata.”
” Per noi sarebbe stato più semplice, dato che l’incarico è sotto i 100.000 euro, chiamare con procedura negoziata (senza ricorrere ad un bando) un grande nome con esperienza nello specifico, ma noi crediamo che sarebbe stata una soluzione qualitativamente inferiore a quello che produrrà un concorso.”
Perciò, ho chiesto io, alla fine l’avere messo in piedi un concorso (anche se con questi stretti paletti di ingresso) è in realtà una scelta motivata soprattutto dalla vostra buona volontà?
Meloni ha risposto: “C’è una legge della Regione Umbria che dice chiaramente che le opere pubbliche devono essere realizzate con criteri qualitativi, ma non è vincolante, lo abbiamo fatto soprattutto per una volontà della nostra amministrazione, con tutto il carico di lavoro che ne ha conseguito”.
Con queste affermazioni ho superato una iniziale perplessità sul bando e ho cominciato ad intraprendere una più ampia riflessione sul meccanismo dei concorsi, della quale riporto solo due spunti tematici per una riflessione successiva più approfondita:

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Attualmente non c’è nessuna legge che costringa un’amministrazione pubblica a perseguire la qualità nelle opere e nei servizi di progettazione.

La soglia dei 100.000 è così alta che perfino un progetto così significativo (mi verrebbe da dire anche simbolico) per la città di Terni potrebbe essere redatto senza un concorso, cioè senza privilegiare la qualità del progetto in luogo della chiara fama del progettista.

La considerazione finale, che racchiude le precedenti, è che diviene urgente l’approvazione di una legge sull’architettura (noi di Amate l’Architettura abbiamo lavorato sulla bozza del Sole 24 Ore ( vedi link ), che possa però incidere sui meccanismi che muovono le istituzioni, come per esempio il codice dei contratti pubblici.
Nel frattempo, ho invitato l’arch. Meloni a venire all’assemblea della RETE 150K per parlarci un poco della difficoltà del fare buona architettura, vista dall’interno delle istituzioni.

Entrare Fuori e CorvialeUrbanLab - due passeggiate nell’architettura

17 gennaio 2012
Segnalo due iniziative di Urban Experience che utilizzeranno come sfondo delle azioni due ambienti architettonici romani.
A Santa Maria della Pietà e dentro il Museo della Mente (allestito da Studio Azurro) per Entrare Fuori e a Corviale per il per un Walk Show in occasione del  CorvialeUrbanLAB.
1. Entrare Fuori nasce dall’affermazione di un paziente psichiatrico, è diventato il motto del Museo della Mente ed oggi viene rilanciato in un progetto di cultura dell’innovazione, per riflettere sul paradosso di chi, internato in un manicomio, si misurava con il mondo esterno. Fuori c’era un mondo in cui integrarsi: si entrava in una società che si evolveva includendo.
Le azioni di Urban Experience nel parco del Santa Maria della Pietà, l’ex-manicomio di Roma, permetteranno di entrare nella memoria di quel mondo separato, emblema dell’alterità e dell’evoluzione di una società che può interpretare le differenze come risorsa.
Questi percorsi saranno caratterizzati dal performing media: walk show, passeggiate radioguidate per valorizzare il territorio attraverso i nuovi media, esplorando uno spazio pubblico utilizzando smartphone, un gioco radiofonico in cui si tratterà della memoria del Santa Maria della Pietà, del suo genius loci. Non si farà spettacolo ma emergerà lo spettacolo della città, creando le condizioni percettive per rilevare le qualità dei luoghi.
Per gli estimatori di Studio Azzurro sarà un’occasione per visitare il Museo della Mente.
Il 19 gennaio alle 17,30 è previsto un Talk-Lab su Performing Media per la cultura dell’innovazione, un seminario di studio con applicazioni di visual thinking per esplicitare le nuove potenzialità della creatività connettiva.
Per la partecipazione (gratuita) ai walk show (18, 19 e 20 gennaio ore 16:00) è vivamente consigliata laprenotazione sul social network a questo link .
2. A Roma, a Corviale, il 20 gennaio, a mezzanotte, torna il WALK SHOW   per il  CorvialeUrbanLAB. Dopo l‘intervento del dicembre scorso, svolto di mattina, per coinvolgere i bambini delle scuole elementari, si ripropone, questa volta a mezzanotte (!) il  “Walk show nel Serpentone” a cura di Urban Experience nell’ambito dei MArteAwards. Si tratta di una passeggiata radioguidata (si parte dal Mitreo, Via M.Mazzacurati 61 alle ore 24)  basata su soluzioni whisper radio all’interno di uno dei condomini più lunghi d’Europa: il cosiddetto “serpentone” di Corviale. Il percorso radioguidato avrà come voci guida alcuni conduttori di Urban Experience, esperti di storia dell’arte di Workinproject, architetti e rappresentanti delle associazioni e delle comunità del quartiere. Lungo l’itinerario saranno utilizzati dei mobtag, codici digitali che permetteranno agli smart phone di linkare a dei video che hanno documentato un particolare percorso emozionale. Tra i repertori video in streaming, da ascoltare in cuffia mentre si esplora il Serpentone, sono previsti anche le documentazioni dell’attività educativa svolta da Workinproject per CorvialeUrbanLab, con i bambini del quartiere, attraverso il restyling ludico-creativo delle architetture di Corviale.