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Viaggio attraverso le architetture “vere”, presunte utopiche, ritenute fallimentari

8 marzo 2010

Come prolungato eco nelle coscienze continua a colpire Gomorra.

Più che evento mediatico dell’anno, configuratosi in forma scritta e in forma visiva, cinematografica, Gomorra non è solo un libro, nemmeno solo un film.

Ci si augura possa essere l’eco della coscienza comune, che talvolta affiora e trova coraggiosa espressione nelle capacità espressive e nella sensibilità di un gesto individuale lucido, sapientemente maturato e privo di retorica.

Gomorra è una realtà complessa che abbraccia aspetti molteplici che riguardano l’individuo, la comunità, le complesse innervature della società intera nelle sue diramazioni sociali, economiche, filosofiche, etiche, politiche, culturali, antropologiche, storiche, e, che abbandonando la dimensione che a volte ci è più estranea, quella puramente intellettuale, punta diritto ai vari ruoli e responsabilità che ciascuno di noi svolge e agli atteggiamenti, spesso così pacatamente colpevoli.

Colpisce profondamente il libro che tanto fluidamente ci guida nei percorsi della mente fin nei più riposti angoli delle logiche perverse del profitto, del potere, dove si consumano tutti i sentimenti e da cui molti sentimenti partono. E scuote in altro modo, per altre vie, il film, che ci introduce a visitare con i nostri occhi i luoghi fisici delle perversioni e deviazioni così spaventosamente vere, esistenti, da abitare luoghi. E ci si chiede che luoghi siano questi, chi li ha pensati, chi li ha progettati e realizzati. Come se fosse l’anima di quel luogo a permeare della sua negatività l’uomo. Ed in parte è vero, è vero che il luogo influisce sui comportamenti, accelera, o nega, impulsi.

Di Gomorra film colpisce il complesso delle Vele di Napoli, oggetto di lunghe dispute in materia di utopie architettoniche fallite ed in parte abbattuto e respinto da alcuni degli stessi abitanti.

I ragazzini di 12 anni giocano “a Scarface” impugnando armi tra i ballatoi semioscuri del grande ventre della Vela. Qualche scena dopo si ritrovano in quelle stesse viscere a fare da sentinelle, non visibili, come soldatini guerrieri lungo i camminamenti di ronda delle mura fortificate della rocca impugnata. Si ripropone il modello del feudo, con le proprie leggi, i propri dazi da pagare, i propri privilegi. Questa volta la rocca non è proprietà dei signori, ma è stata data in concessione dallo Stato, attraverso la legge 167 per i piani di edilizia economica e popolare, ai nuclei economicamente svantaggiati. La Roccaforte della malavita organizzata, dove si consuma la morte quotidianamente, dove al ballatoio inferiore ci si sposa, mentre a quello superiore si controllano i traffici di droga; dove la spazialità tanto complessa studiata per l’integrazione organica, funzionale di molte attività finisce per servire la rete intricata di una realtà socio-economica altra, modello funzionante, a suo modo alternativo, all’utopia dello Stato democratico, col gran finale della morte violenta.

Dunque concentrazione demografica = malavita? Dunque altezza, cemento e densità di popolazione = malavita, disagio, povertà, miseria, corruzione, sporcizia…ecc…?

La biennale di Venezia sembra essersi fermata a questo punto, dopo una lunga enunciazione di città e di numeri. Con immagini, che non mancano mai, e Suoni. Mancavano gli Odori però, quelli delle bidonville, dei ghetti, che, se non ci sei mai stato non puoi capire. Poi il silenzio totale, il non progetto, la non ricerca.

Qualcuno forse e’ tornato a casa con l’immagine della densità madre della prostrazione dell’individuo, del fallimento della società. E con ancora impugnata l’idea ingenua e insufficiente della villetta con giardino, dimentica del villaggio africano progenitore.

Ma non è così. Grandi maestri dell’età moderna hanno dimostrato il contrario, con disegni certo, più che realizzazioni, ma quei disegni esprimevano idee politiche democratiche.

Ecco quello che la cultura architettonica contemporanea non è riuscita a comunicare, o comunque ha dimenticato, della ricchissima e senza eguali esperienza dell’architettura moderna, anni luce avanti in ipotesi di nuovi modelli abitativi, mai veramente applicati, ma relegati alla sfera della sperimentazione per poveri, per ghettizzati. L’ esperimento nell’esperimento. Dove la concentrazione edilizia e demografica ha servito la concentrazione dei diseredati, degli ineducati, dei disoccupati o i “diversamente occupati” (dalla camorra). Dove la comunità si stringe intorno ad altri “valori”, ma comunque si stringe e si identifica in un luogo, in un Organismo, che sono le Vele.

Ecco quello che l’architettura può essere: una stessa architettura abitata da una classe sociale diventa altro abitata da un’altra classe sociale. Può trasformarsi da simbolo di ricerca architettonica di lusso come nel caso dell’Habitat ’68 di Moshe Safdie a Montreal, a simbolo di cosa non farsi, quando le politiche soprattutto sono sbagliate e non ispirate a principi di democrazia. Molto illude la concessione fatta in segno di regalo ai non abbienti, che non è simbolo di democrazia ma di populismo che non incita al lavoro alla dignità individuale, ma al disprezzo. Corruzione nella corruzione.

E Gomorra ci dimostra che le vele di Napoli funzionano. Creano il senso di appartenenza, di identificazione. Si può nascere e vivere nella Vela. Si può uscire dalla vela, scappare, perché esistono i portali, i passaggi, gli spazi di comunicazione, gli spazi di sosta. Come in nessun altro habitat così ben delineati. La vela è un organismo ben identificabile, riconoscibile nel territorio, nel paesaggio. Sai da dove viene, chi viene dalle Vele.

E noi architetti non possiamo esimerci dal riflettere sul nostro ruolo determinante e su quello che la nostra professione significa per l’Uomo e la Comunità.

Ci si chiede se Gomorra sia anche architettura e città oltre che libro, film.

Gomorra insegna paradossalmente che le Vele permettono un’alta qualità del vivere, dalle terrazze-giardino, assolate, in parte utilizzate, agli spazi pubblici, dotati di “fontane”, come le piazze dei nostri borghi medievali, quello che nega la qualità sono le politiche, l’abbandono, la mancanza di infrastrutture, spina dorsale di qualunque habitat che voglia essere integrato al resto del territorio e non isolato e destinato alla deriva sociale ed economica.

La vera utopia che sbandiera quotidianamente sotto i nostri occhi a quanto pare è la democrazia. Basterebbe ammettere che non esiste e che non sarà mai.

E lasciare spazio ai propositori di risparmio del territorio, di modelli di abitazione a basso costo, che non significa per poveri, ma per tutti coloro che consapevoli del futuro e delle sfide che aspettano le prossime generazioni abbracciano con generosità le idee che quasi un secolo fa sono state elaborate sapientemente e progettate.

Costume Interiore di Enzo Cucchi. Ovvero l’arte è pericolosa?

26 febbraio 2010

Ho sempre pensato che l’arte fosse pericolosa.

Vivienne Forrester nel suo saggio L’orrore Economico, cita una battuta con la quale sostiene che “Baudleire è una pistola”.

Christo impacchetta i monumenti per proteggerli simbolicamente dai pericoli della realtà esterna; idealmente preserva il nostro futuro dal pericolo del deteriorarsi del valore stesso del monumento.

Confesso ingenuamente che pensavo ci si riferisse ad un pericolo puramente intellettuale.

Mai e poi mai avrei pensato di considerare l’arte, l’esperienza artistica, un pericolo per l’incolumità fisica.

Vi invito quindi a visitare l’opera di Enzo Cucchi “Costume interiore” esposta in questi giorni al Macro.

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Un’opera fantastica bellissima, meravigliosa!!!

Un viaggio uterino alla scoperta del mondo interiore della nostra anima.

Fisicamente ci si deve arrampicare intorno ad un cilindrone nero lungo una scaletta elicoidale esterna. Arrivati in cima, oltre a godere di una eccezionale vista del museo (quel poco che c’è), si comincia un viaggio a ritroso lungo una scala a chiocciola interna che attraversa tre livelli costellati di forme primordiali sospese nel vuoto.

Si tratta di una sorta di sassi bianchi di materiale leggero sui quali l’artista ha dipinto le sue immagini. Figure bianche su fondo nero che galleggiano all’interno del cilindro.

L’opera è molto suggestiva, la simbologia è chiara e immediata; un percorso di ascesa al cielo e un viaggio interiore di riconquista della terra e delle proprie origini arcaiche (o archetipe).

Giovanni Lauricella ha definito l’opera un’espressione artistica a metà tra l’installazione e l’architettura.

Talmente architettonica che qualcuno ha pensato bene di applicare alla lettera le norme in materia di sicurezza del lavoro.

Così sin dall’ingresso, al momento di pagare il biglietto si viene accolti con una bella liberatoria.

Immaginate lo sconcerto

“prego dottò! Firmi qua!”

“cos’è? mandate la newsletter? Io però sono già iscritto a quella dei musei di Roma. Sono venuto proprio perche mi avete avvisato…..”

“no è la libbberatoria”

“libbe chè?”

“LLLì BBBBé Rà To Riiià. Se vuole non la firma ma poi non possiamo farLa visitare le opere, perchè se poi si fa male, Cucchi non si vuole prendere la responsabilità”

Le liberatorie sono due, perché le opere sono due. L’altra è un opera intitolata enigmaticamente “coinquilini”, due opere che non si possono visitare se non a nostro rischio e pericolo……..

Non ho la più pallida idea di cosa voglia dire, soprattutto mi inquieta la pericolosità dei “Coinquilini”, un po’ meno il “Costume interiore”.

Insisto, battibecco, argomento, pontifico, infine cedo, firmo e procedo armato di ben 2 buoni che mi apriranno le porte del rischio da opera artistica.

Quando mi ritrovo di fronte all’opera però capisco.

La scala elicoidale esterna dispone di un semplice parapettino, di quelli che si trovano nei cantieri, due correnti e via, non li ho misurati ma oserei dire che non rispettano la norma sui ponteggi, manca il ferma piede e non sono alti a sufficienza.

Analisi del rischio:

Probabilità di caduta dall’alto = 3

Danno Morte = 4

3×4=12 che nella matrice di valutazione dei rischi equivale a un rischio alto

Misura di mitigazione: rete di protezione anticaduta.

Per la scala interna c’è invece il rischio degli urti alla testa perché gli scalini sono bassi e scendendo, distratti dall’opera (ci mancherebbe), si rischiano sonore craniate.

Probabilità di incidente alta = 3

Danno possibile: craniata = 2

3×2=6 il rischi è di livello medio basso

Misura di mitigazione: applicare bande catarifrangenti bicolore (possibilmente bianche e rosse)

Forse le aperture laterali poste ad ogni livello sono state previste per consentire le uscite di emergenza?

Forse in origine il cilindro era completamente chiuso, per amplificare l’effetto del viaggio interiore.

Avranno valutato che la lunghezza delle rampe non fosse superiore a 15 e non inferiori a 3 pedate? E il rapporto alzata pedata sarà stato corretto?

Fantastico!

Se non fosse che non ho trovato commenti (Artkey, Art Collector, Exibart, Due secoli di scutura) alla feroce satira del mondo ipermoderno, dove l’artista sbeffeggia la caducità della norma di fronte alla eternità del gesto artistico (una sorta di Pop Legal Art), avrei detto che l’assurdità manifesta dello scempio catarifrangente era voluta e ricercata……

Niente di tutto questo, solo una semplice banale supina ricezione delle norme, a puro scopo cautelativo.

Occhio che d’ora in avanti per le visite ai musei occorrerà la cintura di sicurezza e fare un corso di preparazione……

Non più certificazione delle prove per le indagini geotecniche

21 febbraio 2010

Come penso che ormai tutti sappiano le nuove Norme Tecniche per le Costruzioni, di cui al D.M. 14/01/08 (NTC 08), entrate in vigore anticipatamente il 1° Luglio 2009 a causa del terremoto in Abruzzo, contengono significativi cambiamenti nell’approccio metodologico per la ricostruzione del modello geotecnico e geologico nonché per la progettazione e conseguentemente per le indagini geotecniche. In particolare mentre per i cambiamenti dell’approccio progettuale (si veda la “presentazione NTC2008” tratto dalla giornata di studio “NTC2008-teoria e applicazioni pratiche” tenuto dal Prof. Aiello dell’Università di Firenze -CGT) ormai sembra essere stata fatta chiarezza (si vedano anche le ultime circolari del Ministero delle Infrastrutture sulle applicazioni di tali norme  fra cui quella del 11/12/09  www.ingegneri.info) rimane grande confusione in merito al settore delle indagini e delle prove: infatti il paragrafo 6.2.2 (“Indagini Caratterizzazione e Modellazione Geotecnica”), prevede che “Le indagini e le prove devono essere eseguite e certificate dai laboratori di cui all’Art. 59 (1) del D.P.R. 06/06/2001, n° 380. I laboratori su indicati fanno parte dell’elenco depositato presso il Servizio Tecnico Centrale del Ministero delle Infrastrutture” (si veda per una cronostoria il seguente link: www.ordinegeologicalabria.it).

A tal proposito si veda una comunicazione inviata dal Consiglio Nazionale dei Geologi (sottoscritta da tutti i presidenti degli ordini regionali, nota-conferenza-presidenti-oorr-e-cng2) a vari Enti Pubblici (fra cui gli uffici dei Geni Civili) in merito alla suddetta certificazione con cui si invitano e diffidano gli uffici preposti al controllo ad accettare senza riserve gli elaborati geologici e geotecnici presentati insieme ai relativi risultati delle prove geotecniche finora eseguite alla luce di una sentenza del TAR Lazio, Roma, Sez. III sentenza n. 1422 del 18/8/2008 (sentenza non appellata dal Ministero delle Infrastrutture e Trasporti) che ha annullato sia la Circolare 16/12/1999 . 349/STC sia l’art 8 comma 6 del DPR 246/93 nella parte in cui prevede che l’autorizzazione prevista dall’art. 20  della legge n. 1086 del 5/11/71 riguardi anche le prove geotecniche sui terreni e sulle rocce nonchè tutti gli atti presupposti, conseguenti e comunque connessi. All’interno della stessa nota viene definita anche impropria “la richiesta di certificazione delle indagini  anche per le perforazioni ed il prelievo di campioni che non possono in alcun modo essere considerate “prove“.

Tutto questo considerando anche la prassi adottata da alcuni Enti Pubblici di richiedere l’utilizzo di imprese certificate sta creando una situazione di estrema confusione che penalizza fortemente la stragrande maggioranza dei soggetti esecutori di indagini e prove geotecniche, poiché, allo stato attuale “non autorizzati” in quanto non iscritti nel succitato elenco depositato presso il Sevizio Tecnico Centrale (STC) del Ministero delle Infrastrutture.

In realtà come si può desumere dalla sentenza del Tar del Lazio e dai successivi pareri legali richiesti da alcuni ordini dei geologi regionali la richiesta da parte degli enti di utilizzare imprese certificate non ha ragion d’essere dal momento che la suddetta sentenza impedisce di concessionare i laboratori in forza della circolare n. 349/STC. Paradossalmente quindi tale sentenza oltre ad impossibilitare il Ministero ad abilitare nuovi laboratori ha fatto decadere anche le vecchie autorizzazioni.

Considerando che il Ministero non si è appellato, sulla base di quanto sopra, risulterebbe quindi inapplicabile la norma fino all’emissione di una nuova regolamentazione. Peraltro in alcune situazioni che  ci sono recentemente capitata di “contenzioso” sia con gli Enti che con i privati, a seguito della presentazione del documento allegato, è stato possibile utilizzare una società di perforazione non certificata.

Inoltre, pur partendo dalla necessità di regolamentare il settore delle prove geotecniche che attualmente assomiglia ad una giungla dove l’unico criterio che conta è il prezzo più basso (l’importante è riempire le cassette catalogatrici!), tale circolare ha, con un’interpretazione tecnica discutibile, esteso il significato di “prova geotecnica” anche alle “prove in situ” e più generalmente alle indagini geognostiche. Questa estensione viene integrata nel testo riguardante le prove geotecniche di laboratorio creando un dispositivo non adeguato alla realtà imprenditoriale del settore delle indagini in situ. Peraltro la circolare impone l’acquisto di strumentazione molto onerose e particolari che però non forniscono un miglioramento della professionalità e della qualità del servizio ma sembrano più che altro fatte per favorire qualche impresa.

Attualmente alla luce di tutto ciò si stanno cercando/applicando soluzioni locali (quali ad esempio l’utilizzo di imprese aventi la SOA o iscritte alla categoria OS21 o l’utilizzo almeno di laboratori geotecnici che risultavano autorizzati ai sensi della suddetta circolare). Giusto stamani un ente pubblico in un bando a cui stiamo partecipando ha inserito come requisito alternativo la certificazione ISO9001.

In attesa che il Ministero intervenga con una nuova regolamentazione (lo farà?) e considerando che le pochissime imprese concessionate (circa 10 a fronte di un totale di 700 imprese di perforazione) hanno tempi di intervento lunghissimi, che hanno costi esorbitanti e che sono localizzate solo in alcune aree, il mio parere (che sottolineo è solo quello di un addetto ai lavori “interessato” e non vuole essere un parere legale) è di rivolgersi solo ad imprese che abbiano attrezzature idonee all’esecuzione del lavoro richiesto (lasciamo perdere il padroncino che ha una sonda con cui fa dal pozzo al micropalo) che abbiano un curriculum professionale adeguato (richiedendo magari in fase di “gara” una lista di referenze e una lista delle attrezzature)  e abbiano possibilmente sviluppato sistemi di certificazione ISO 9001 o analoghe o abbiano l’iscrizione alla SOA (per quanto anche queste certificazioni non certifichino che le imprese sappiano fare il lavoro). Rammento poi che comunque è e deve essere compito del tecnico (in quanto professionista che firmando si assume la responsabilità di ciò che scrive) valutare e certificare anche la  qualità del lavoro (in senso lato dalla qualità dell’indagine al rispetto delle norme di sicurezza) e quindi certificare il dato geologico e geotecnico che viene fornito ai progettisti.

Alessandro Dott. Geol. Avai*

* Socio dello studio di Geologia Associato AB&c che si occupa di indagini geologiche, ambientali e geotecniche e di progettazione di bonifiche ambientali

* consulente dell’impresa di perforazione Eurogeo srl di Paderno Dugnano, che dal 1997 lavora nel settore delle indagini geognostiche e dei lavori specializzati nel sottosuolo (sito www.eurogeosrl.it) che ha partecipato recentemente fra le altre alle indagini per la costruzione del nuovo Palazzo della Regione Lombardia, per il nuovo quartiere santa Giulia a Milano, per la progettazione linee 4 e 5 MM Milano.

*consulente della società Maeco srl che si occupa di gestione rifiuti

Per approfondimenti:

www.geoforum.it;

www.geologitalia.com;

L’inarcassa ha modificato il proprio statuto, gli architetti ne sono a conoscenza?

Nel mese di luglio del 2008 il Comitato Nazionale dei Delegati inarcassa ha definitivamente approvato le modifiche allo statuto, finalizzate a garantire la stabilità dell’ente nel futuro. Fino ad oggi non ci sono state comunicazioni ufficiali da parte di inarcassa in merito a queste modifiche, nel numero 4/2008 della rivista dell’ente viene pubblicato il nuovo statuto e si informano gli iscritti che le modifiche statutarie dovrebbero entrare in vigore nel 2009, ma soltanto dopo l’approvazione dei Ministeri Vigilanti, da quel momento fino ad oggi siamo nell’oblio.

Ho fatto un rapido sondaggio tra i colleghi e ho notato che una novità così importante è conosciuta da meno del 50% degli iscritti, questo la dice lunga sullo stato della comunicazione fra l’ente e i propri iscritti.

Andiamo a conoscere le novità del testo statutario modificato:

  • l’art. 22 stabilisce la percentuale del contributo soggettivo, tale contributo viene innalzato in 4 anni dal 10% al 14,5% con un aumento quindi di quasi il 50% . Il contributo minimo relativo al contributo soggettivo, ovvero quello che bisogna comunque pagare indipendentemente da quanto si abbia fatturato, sta aumentando in 5 anni da 1200,00 a 1800,00 euro;
  • l’art. 23 stabilisce la percentuale del contributo integrativo, tale contributo passa dal 2% al 4% con un aumento del contributo minimo portato a 360,00 euro;
  • l’art. 25 stabilisce i criteri di calcolo della pensione di vecchiaia, il numero di anni a reddito più elevato per il calcolo della quota di pensione è aumentato fino a raggiungere i migliori 25 anni degli ultimi 30 redditi dichiarati, in origine era 10 su 15, è evidente guardando il diagramma dei redditi rapportato all’età che ne deriva un pesante abbassamento dell’ importo della pensione;
  • l’art. 26 stabilisce i criteri della pensione di anzianità, viene innalzato il tetto di età + anni di iscrizione a inarcassa che viene portato, con possibilità di ulteriore aumento, fino a 98 anni.

In definitiva con un colpo solo si aumenta del 50% l’importo dei contributi, del 50% l’importo minimo degli stessi, si allunga l’età e il periodo di iscrizione per andare in pensione e si diminuisce l’importo delle pensioni. Tutto ciò in un periodo di grave crisi economica che ha già messo in una situazione di grande difficoltà gran parte degli architetti.

In realtà non sappiamo quando entrerà in vigore la riforma perché l’inarcassa non comunica con i propri iscritti e sappiamo che oggi è possibile a costi zero, l’ente possiede le caselle e-mail di tutti.

Nell’ultimo numero della rivista inarcassa il Presidente Muratorio dice: “si tratta di poche, semplici ma fondamentali misure, che a partire dal 2010 renderanno più equa la ripartizione dell’onere previdenziale tra iscritti più giovani e iscritti meno giovani, portando ad esempio, dal 2% al 4% il contributo integrativo e innalzando gradualmente di 4,5 punti percentuali i contributi soggettivo”.

Allora mi viene un dubbio, dal mese di gennaio dovrò mettere l’aliquota del 4% in fattura?

Per fugare ogni incertezza chiamo inarcassa e chiedo spiegazioni, mi si risponde che per il momento non c’è alcun aumento, provo a controbattere dicendo che è stato scritto dal Presidente di inarcassa sull’ultimo numero della rivista, ma mi si risponde in tono stizzoso, (perché chi risponde al telefono che è pagato con i nostri soldi deve essere così maleducato?), che non so leggere.

Ora mi chiedo, non sarà che a causa delle elezioni alle porte per il rinnovo dei Delegati inarcassa l’ente sta aspettando il dopo voto per fare una comunicazione ufficiale a riguardo?

Per caso il Presidente che si ripresenta con la sua squadra ha paura di non essere riconfermato?

Non sono soltanto questi i problemi dell’inarcassa, provo a farvene conoscere alcuni.

Nel 2002 inarcassa bandiva un concorso nazionale ad inviti, (non si poteva fare un concorso aperto a tutti gli iscritti?), per la ristrutturazione di un edificio a Roma da adibire alla nuova sede degli uffici dell’ente. Passo ogni giorno davanti al cantiere assistendo ad uno spettacolo veramente triste, i lavori che dovevano concludersi il 5 giugno 2007 sono fermi da anni, c’è un contenzioso con l’impresa non si sa quanti soldi, (nostri), sono stati spesi, molto probabilmente non sarà più la nuova sede dell’inarcassa, non si sa quando si arriverà ad una soluzione. Si dice che il calzolaio ha sempre le scarpe rotte ma è paradossale che 145.000 tra architetti e ingegneri non riescono realizzarsi la propria sede.

Nel 2008 inarcassa ha perso in borsa 240 milioni di euro, (2.000,00 euro per ogni iscritto), ma era proprio inevitabile? Non sappiamo ancora i dati del 2009, ma nel frattempo il Comitato dei delegati ha deciso di mantenere la quota di investimento in fondi azionari pari al 21%, siamo sicuri che vogliamo affidare i nostri soldi alle borse mondiali?

Il Presidente Muratorio ha più volte sostenuto di voler aiutare i giovani, non molti mesi fa è intervenuta a Roma ad un congresso del Giarch, (Coordinamento nazionale dei giovani architetti italiani), dove ha ripetuto più volte che l’inarcassa vuole aiutare i giovani architetti, tutte belle parole ma non bastano ci vogliono i fatti. Per aiutare concretamente i giovani, perché non si comincia realizzando gare di progettazione riservate ai minori di 40 anni e magari a rotazione per l’affidamento degli incarichi nella gestione e manutenzione del patrimonio immobiliare dell’ente. Quasi nessuno conosce le modalità con cui oggi si affidano gli incarichi suddetti.

Perché non si affittano a canoni facilitati immobili di inarcassa per realizzare studi di giovani architetti, magari incentivando la formazione di team di almeno 10 professionisti ?

Sono tante le iniziative che si potrebbero intraprendere per dare un aiuto concreto ai giovani iscritti, non basta fare prestiti agevolati e dilazioni per i pagamenti dei contributi perché prima o poi i soldi bisogna restituirli.

Tutti noi conosciamo i tassi da strozzino e le penali assurde che l’inarcassa applica a chi non paga nei termini, sono proprio indispensabili?

Possibile che non si vuole instaurare un rapporto diverso con i propri iscritti?

Per tutte queste ragioni mi candido alle elezioni per il rinnovo dei delegati quinquennio 2010-2015.

A Roma si vota il 09-10-11 marzo 2010 presso il Notaio Fiumara – Piazza Orazio Marucchi, 5 – dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 16.30 alle 19.30 oppure tramite raccomandata.

E’ fondamentale andare a votare, Roma per 5 anni non ha avuto i propri delegati, se credi che sia necessario un cambiamento vai a votare.

ANTONIO ALCARO

Ho inviato una lettera aperta al Presidente uscente di inarcassa Architetto Paola Muratorio che si ricandida per un altro mandato.

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DI INARCASSA

Gentile Architetto Paola Muratorio

Presidente INARCASSA

Via Salaria, 221

segreteria.presidenza@inarcassa.it

protocollo@pec.inarcassa.org

Oggetto: ELEZIONI PER IL RINNOVO DEI DELEGATI 2010-2015

Sono alle porte le elezioni per il rinnovo dei delegati inarcassa 2010-2015, noto con piacere che Lei si ripresenta, Le auguro di essere riconfermata.

Credo che ci sia qualche problema di comunicazione tra inarcassa e i propri iscritti, nell’ultimo numero della rivista dell’ente Lei scrive nell’editoriale:

si tratta di poche, semplici ma fondamentali misure, che a partire dal 2010 renderanno più equa la ripartizione dell’onere previdenziale tra iscritti più giovani e iscritti meno giovani, portando ad esempio, dal 2% al 4% il contributo integrativo e innalzando gradualmente di 4,5 punti percentuali i contributi soggettivo”.

La modifica dello statuto era stata comunicata, sempre nella rivista, nel numero 4/2008 doveva entrare in vigore nel 2009 ma si paventava uno slittamento al 2010, con l’anno nuovo mi è venuto un dubbio, dal mese di gennaio devo mettere l’aliquota del 4% in fattura?

Per fugare ogni incertezza chiamo inarcassa e chiedo spiegazioni, mi si risponde che per il momento non c’è alcun aumento, provo a controbattere dicendo che è stato scritto dal Presidente di inarcassa sull’ultimo numero della rivista, ma mi si risponde in tono stizzoso, (perché chi risponde al telefono, che è pagato con i nostri soldi, deve essere così maleducato?), che non so leggere.

Ora mi chiedo, non sarà che a causa delle elezioni alle porte l’ente sta aspettando il dopo voto per fare una comunicazione ufficiale a riguardo?

Il Comitato Direttivo ha paura di non essere riconfermato?

Probabilmente mi sbaglio è soltanto una coincidenza, ma sinceramente non capisco il perché non sia stata fatta una seria campagna d’informazione su una modifica così importante che ci riguarda, lo dico perché ho costatato che almeno la metà dei miei colleghi ne ignora i contenuti.

Le ricordo che oggi con la posta elettronica si può comunicare con gli iscritti senza spesa alcuna.

Credo che il problema della comunicazione riguardi anche altre problematiche di inarcassa.

Nel 2002 inarcassa bandiva un concorso nazionale ad inviti, (non si poteva fare un concorso aperto a tutti gli iscritti ?), per la ristrutturazione di un edificio a Roma da adibire alla nuova sede degli uffici dell’ente. Passo ogni giorno davanti al cantiere assistendo ad uno spettacolo veramente triste, i lavori che dovevano concludersi il 5 giugno 2007 sono fermi da anni, perché non s’informano gli iscritti su cosa sta accadendo?

L’inarcassa ha un notevole patrimonio immobiliare, quali sono le modalità con cui sono affidati gli incarichi ai professionisti per la manutenzione e la gestione degli edifici?

Un’informazione costante e puntuale su tutto ciò che avviene nell’ente e soprattutto su temi che toccano le nostre tasche, renderebbe più familiare e meno ostile il rapporto tra inarcassa e i propri iscritti.

Nel 2008 inarcassa ha perso in borsa 240 milioni di euro, (2.000,00 euro per ogni iscritto), ma era proprio inevitabile? Non sappiamo ancora i dati del 2009, ma nel frattempo il Comitato dei delegati ha deciso di mantenere la quota d’investimento in fondi azionari pari al 21%, siamo sicuri che vogliamo affidare i nostri soldi alle borse mondiali?

In un recente convegno a Roma del Giarch, (Coordinamento nazionale dei giovani architetti italiani), Lei ha più volte sostenuto di voler aiutare i giovani architetti, tutte belle parole ma non bastano ci vogliono i fatti. Per dare un contriibuto concreto ai giovani, perché non si comincia realizzando gare di progettazione riservate ai minori di 40 anni e magari a rotazione per l’affidamento degli incarichi nella gestione e manutenzione del patrimonio immobiliare dell’ente?

Perché non si affittano a canoni facilitati immobili di inarcassa per realizzare studi di giovani architetti, magari incentivando la formazione di team di almeno 10 professionisti?

Sono tante le iniziative che si potrebbero intraprendere per dare un aiuto concreto ai giovani iscritti, non basta fare prestiti agevolati e dilazioni per i pagamenti dei contributi perché prima o poi i soldi bisogna restituirli.

La riforma statutaria in arrivo entrerà in vigore in un momento storico di grave crisi, in definitiva con un colpo solo si aumenta del 50% l’importo dei contributi, del 50% l’importo minimo degli stessi, si allunga l’età e il periodo di iscrizione per andare in pensione e si diminuisce l’importo delle pensioni.

Si rischia di compromettere definitivamente una situazione, già difficilissima, in cui versano i nostri iscritti, siamo sicuri che non si può rimandare?

Le auguro un buon lavoro, se sarà riconfermata e spero di poter dare un mio contributo, sono candidato al collegio di Roma.

Antonio Marco Alcaro

Bisogna riconoscerlo: i geometri sono più bravi di noi

Ero a conoscenza che i Geometri, a differenza degli Architetti, avevano forti “entrature” in Parlamento, ma che utilizzassero addirittura un architetto per distruggere definitivamente la nostra categoria è proprio il colmo. Bisogna riconoscerlo sono sicuramente più furbi di noi.

In data 07 gennaio 2010 il Consiglio Nazionale Geometri emana una circolare, (vedi link), ai Consigli provinciali, alla Cassa di Previdenza e ai Dirigenti di categoria per promuovere l’interessamento degli stessi a contattare i politici locali al fine di “sponsorizzare” il disegno di Legge  inoltre si sta attivando affinchè analoga iniziativa legislativa venga presa anche dai parlamentari di opposizione.

Gli unici che si muovono, come al solito, sono gli ingegneri, in data 20/01/2010 il Consiglio Nazionale degli Ingegneri emana una circolare, (vedi link), ai Consigli degli Ordini e alle Federazioni e Consulte degli Ordini in cui denunciano il tentativo di colpo di mano messo in atto dai Geometri e invitandoli a sensibilizzare senatori e parlamentari sulla gravità della situazione.

Il nostro Consiglio Nazionale reagisce prontamente ?

No,  per il momento non ci sono prese di posizione ufficiali.

Entriamo nel merito del disegno di Legge n. 1865: Disposizioni in materia di competenze professionali dei geometri, dei geometri laureati, dei periti industriali…..

Si presenta la legge facendo notare che i regolamenti professionali dei geometri sono vecchi più di 80 anni, non sono mai stati aggiornati e non rispondono più né allo sviluppo della tecnica né alle esigenze della società. Peccato che non si dica che la stessa cosa vale anche per gli architetti e gli ingegneri.

Si danno giustificazioni fantasiose affermando che: “il regolamento del 1929 fissa il limite di competenza dei geometri all’interno dell’incerto concetto di modesta costruzione forse giustificato dalla particolare fase di ricostruzione e di cresita economica che caratterizzò l’Italia di quel lontano periodo“.

Non vi sfiora il dubbio che il concetto di “modesta costruzione” sia rapportato alla “modesta formazione” di un geometra rispetto ad un architetto o ingegnere ?

L’art. 2  stabilisce la competenza dei Geometri nel progetto architettonico e strutturale, la direzione lavori e il collaudo statico di qualsiasi edificio ad esclusione di complessi di strutture organicamente e solidamente collegati svolgenti una funzione statica unitaria con cubatura superiore a 5000 mc.

Praticamente possono fare ciò che vogliono basta separare un edificio ogni 5000 mc. Non ci sono poi limitazioni nei lavori di risanamento conservativo, quindi mano libera anche sui restauri.

Come se non bastasse, l’art. 3  gli fornisce competenze anche in campo urbanistico. In pratica per loro diventa il paese dei balocchi, ma noi architetti abbiamo l’anello al naso?

Inutile dire che in tutto ciò, chi ha scritto la legge, (peccato che sia un’ architetto), non ha alcuna idea di cosa sia la qualità architettonica.

Andatevi a leggere il Disegno di Legge  (vedi link)

Leggete anche Spazi Contemporanei

Il Disegno di legge è firmato anche dai Senatori Battaglia, Carrara, Cuffaro e Palmizio.

Noi di amate l’architettura ci opponiamo fortemente al disegno di Legge 1865 proporremo con altre Associazioni, presenti in tutto il territorio nazionale, una raccolta di firme per fermare il percorso della legge in Parlamento.

firma la nostra petizione: vai al link

Ci sentiamo in dovere di scrivere una lettera al primo firmatario della legge ovvero all’architetto senatore Simona Vicari, fatelo anche voi:  vicari_s@posta.senato.it

Gentile Architetto Simona Vicari

Sentaore della Repubblica

vicari1

La questione delle competenze professionali in Italia tra Architetti ingegneri e Geometri è un problema che si trascina ormai da troppi anni.

La recente sentenza della Cassazione  n. 19292/2009 ha riacceso il dibattito e noi crediamo che sia arrivato il momento di porre fine a inutili polemiche e di mettere mano al riordino delle competenze professionali. L’Italia è l’unico paese europeo dove esiste un conflitto tra figure professionali che dovrebbero avere un ruolo ben distinto in quanto provengono da un percorso formativo completamente diverso.

Il Suo DDL 1865 non ci sembra affatto un buon modo di risolvere il problema, semmai di creare problematiche assai più complesse  di quelle attuali, La invitiamo pertanto a desistere da questa sua iniziativa ed a collaborare nella realizzazione di un disegno di legge che riordini le competenze di tutte le categorie professionali (architetti, ingegneri, geometri e periti edili).

Lei, come architetto,  non dovrebbe avere a cuore il tema della qualità architettonica ? perché è passata dalla parte dei geometri non si rende conto che i geometri non hanno le competenze per poter “progettare” ?

Saper progettare non significa conoscere la tecnica con cui si costruisce una casa ma è una cosa ben più complessa.

Perché dobbiamo continuare a distruggere un paese già devastato negli ultimi 50 anni ?

Sperando in un suo riscontro Le alleghiamo una frase del libro “amate l’architettura”di Gio Ponti,  da cui nasce il nostro Movimento:

Amate l’architettura perché siete italiani,
o perché siete in Italia.
L’Italia l’han fatta metà Iddio e metà gli Architetti.
Iddio ha fatto pianure, colli, acque e cieli.
Ma i profili di cupole facciate cuspidi e torri e case, di quei colli e di quei piani, contro quei cieli, le case sulle rive che fanno leggiadre le acque dei laghi e de fiumi e dei golfi in scenari famosi
son cose create dagli Architetti.
A Venezia poi, Dio ha fatto solo acque e cielo, e senza intenzioni, e gli Architetti han fatto tutto

(Gio Ponti, Amate l’Architettura, 1957)

a m a t e   l’ a r c h i t e t t u r a
Movimento per l’Architettura Contemporanea

Per chi volesse conoscere meglio la Senatrice, allego la sua scheda in senato:

Regione di elezione: Sicilia
Nata il 17 marzo 1967 a Palermo
Residente a Palermo
Professione: Architetto

Deputato Assemblea regionale siciliana

Elezione: 13 aprile 2008
Proclamazione: 25 aprile 2008
Convalida: 3 novembre 2009

Segretario della Presidenza del Senato

Membro Gruppo PdL

Membro della 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo)

Segretario della Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi

Membro della Commissione parlamentare per le questioni regionali

Contatti  E-mail: vicari_s@posta.senato.it

Mandati

XVI Legislatura Senato

Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura

Segretario provvisorio della Presidenza del Senato dal 29 aprile 2008 al 29 aprile 2008
Segretario della Presidenza del Senato dal 22 dicembre 2009

Gruppo Il Popolo della Libertà:
Membro dal 6 maggio 2008

8ª Commissione permanente (Lavori pubblici, comunicazioni):
Membro dal 22 maggio 2008 al 22 maggio 2008
10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo):
Membro dal 22 maggio 2008
Commissione straordinaria per il controllo dei prezzi:
Membro dal 5 dicembre 2008 al 17 dicembre 2008
Segretario dal 18 dicembre 2008

Commissione parlamentare per le questioni regionali:
Membro dal 17 giugno 2008
Commissione parlamentare per l’infanzia:
Membro dal 4 giugno 2008 al 17 giugno 2008