Archivi per la categoria ‘articoli’

Conoscere e Amare l’Architettura Contemporanea – L’Oculus di Santiago Calatrava 

24 febbraio 2018

image © hufton + crow

Si può amare un’architettura anche quando è controversa la sua storia?
In foto: World Trade Center Transportation Hub, conosciuto come Oculus (2004-2016) – Santiago Calatrava.
La struttura avrebbe dovuto aprire nel 2015. I lavori sono durati quasi 12 anni e sono costati – ironia del nome – un occhio della testa, 3,9 miliardi di dollari, il doppio rispetto alle stime iniziali.
Costruito dove si trovava il centro commerciale distrutto dagli attentati dell’11 settembre, sostituisce il sistema ferroviario originale, noto come “Port Authority Trans-Hudson” (PATH). Questi ha riaperto, seppure in maniera ancora parziale, il 4 marzo 2016, ponendosi quale piattaforma logistica dei trasporti rispetto al complesso cittadino del “World Trade Center”.
Il progetto è composto da una struttura con due grandi ali di acciaio alta circa 50 metri da terra e con una parte interrata. All’opera sono tributati gli onori previsti dalla sua missione simbolica, “una dimensione spirituale come una cattedrale”, officiante della riqualificazione dello spazio pubblico dilaniato dal terribile ricordo dei fatti di inizio millennio. Causa dei ritardi – riportano alcune note – infiltrazioni d’acqua nel cantiere vicino e una serie di problemi dovuti alla complessità del progetto: si è reso necessario incrementare il numero delle costolature metalliche, a scapito della leggerezza, guadagnando una maggiore presenza strutturale.

La foto è tratta da un progetto fotografico ottobre 2016 del premiato studio Hufton+Crow che si dedica all’architettura contemporanea

http://www.huftonandcrow.com/projects/gallery/oculus-world-trade-centre-transportation-hub/

 

Editing: Daniela Maruotti

Solai ammalorati, mal comune nessun gaudio!

8 febbraio 2018

02_stanza 01_dopo crollo_dettaglioPICCOLA

Sempre più spesso nel recente passato ho sentito conoscenti parlare di episodi in cui sono stati coinvolti nel distacco improvviso di una porzione di intonaco mentre, per loro fortuna, non si trovavano nei paraggi. Ascoltavo le descrizioni ma tutto finiva lì, fino a quando qualche mese fa questo argomento non mi ha riguardata direttamente visto che, mentre ero al computer nel soggiorno, si è sollevata una nube di polvere. Solo dopo qualche istante ho realizzato che, proprio affianco a me, era crollato ca. 1 mq di intonaco dello spessore di ca. 3 cm. L’unico danno è stato alla stampante, ma per un caso fortuito.

06bis

Così ho studiato il fenomeno e ho provato a riassumere di seguito le informazioni raccolte in questi mesi sia dalla manualistica, che dal confronto con operai e colleghi ingegneri.

Spero possa essere una sorta di campanello di allarme rispetto ad una questione forse poco dibattuta ma di una spaventosa attualità!

 

Descrizione del fenomeno

dav

Casi di crollo in Italia: 200/anno circa;

edifici con principio di fenomeno: 8/10 (casi dichiarati);

destinazioni d’uso interessate: abitazioni, ospedali e scuole;

nome del fenomeno: “sfondellamento” (per solai in latero-cemento);

manifestazioni del fenomeno: distacco e crollo dell’intonaco e, successivamente, distacco e caduta della parte inferiore delle pignatte;

carichi interessati: ca. 35kg/mq con intonaco di 1 cm e  ca. 75kg/mq con intonaco di 3cm e oltre;

effetti del fenomeno: danni di varia entità a persone e cose (arredi, impianti, apparecchi tecnologici come TV, schermi, computer);

cause del fenomeno:

  • Scarsa qualità dei materiali e della costruzione dei manufatti.
  • Periodo storico anni 1940-1970 (anni del boom economico).
  • Sovrappeso dovuto ad impianti appesi e alcune destinazioni d’uso con conseguente determinazione di tensioni, compressioni o dilatazioni che sollecitano i solai e comportano crepe, incrinature e fessurazioni.
  • Infiltrazioni, ossia l’acqua bagna prima la soletta, poi scende fino a determinare la dilatazione e di conseguenza la compressione tra laterizio e travetti in c.a.. L’acqua inoltre incide sui ferri d’armatura dei travetti accelerando l’insorgere della “ruggine” che, a sua volta, influisce sulla base delle pignatte e talvolta sulla rigidezza stessa dell’impalcato.
  • Sali nell’aria, quando c’è la vicinanza al mare.
  • Errato disegno delle pignatte. Si verifica quando c’è lo sfalsamento in orizzontale dei setti interni delle pignatte con conseguente rottura dei setti verticali dovuta alla concentrazione di sforzi nei nodi che non sono in grado di trasmettere da un lato all’altro, lungo i setti orizzontali, gli sforzi di compressione.
  • Difetti di progettazione strutturale. Luci di solaio particolarmente diverse tra loro creano porzioni di solaio interamente compressi. Luci delle travi simili alle luci dei solai determinano “effetti piastra”. Dilatazioni termiche, dilatazioni igrometriche impedite, ritiro differenziale dei componenti del solaio.
  • Cattivo riempimento dei travetti. Le barre d’acciaio sono poggiate sul fondo del travetto a contatto del laterizio e non vengono smosse/sollevate durante il getto, per cui non si forma copriferro. La granulometria del calcestruzzo è eccessivamente elevata (diametro degli inerti maggiore di 40 mm) rispetto alle dimensioni del travetto. La mancata vibratura del getto.

schema carichiPICCOLA

Prevenzione e indagine propedeutica all’intervento

  • Battitura manuale da effettuarsi con il manico di un martello da muratore (la mazzetta) o con altri attrezzi idonei che, però, rimane una valutazione soggettiva anche se eseguita dal migliore dei tecnici e che non riesce a fornire tutte le informazioni necessarie.
  • Termocamera ad infrarosso con cui si riescono ad individuare lo scheletro strutturale, l’orditura dei solai e la presenza o meno dei travetti rompitratta; la sensibilità di misurazione permette di rilevare la presenza di infiltrazioni, umidità e stati ammalorati e si riescono ad individuare i punti in cui procedere alla successiva analisi costruttiva, é quindi perciò un metodo strumentale d’indagine non distruttivo e più oggettivo;
  • Piccole demolizioni localizzate nel solaio servono a definire la tipologia dei solai e constatare le geometrie dei manufatti: curvature sui setti, impurità nell’impasto o colorazioni particolari, consistenza dell’intonaco ed il relativo spessore;
  • Carotaggi e prove di estrazione (pull out), ossia un’indagine non distruttiva attraverso l’inserimento e la successiva estrazione di tasselli metallici ad espansione.

Soluzioni costruttive

  • Intervento sostitutivo (=demolizione e ricostruzione)

La demolizione e la successiva nuova costruzione è la soluzione più sicura se, a fronte delle opportune indagini preliminari, risulta che il solaio è irrecuperabile.

 

  • Intervento riparativo (=consolidamento)

Fasi

  1. Determinazione della classe di rischio. Si determina calcolando il carico di sfondellamento a metro quadro che si può potenzialmente distaccare. La messa in sicurezza deve garantire il contenimento di un peso almeno 2,5 volte superiore a questo peso.
  2. Impermeabilizzazione dell’estradosso del solaio di copertura.
  3. Rimozione fondelli in laterizio e cemento in cui erano annegati i ferri.
  4. Verifica presenza di ferri spezzati e di parti dove la sezione resistente è diminuita, come nelle  vicinanze degli appoggi.
  5. Spazzolatura/idrosabbiatura dei ferri e applicazione di sostanze, i passivanti o la malta idraulica, che aumentano la resistenza alla corrosione.
  6. Affiancamento o sostituzione dei ferri deteriorati con pezzi nuovi adeguatamente saldati.
  7. Applicazione malta strutturale o di ripristino alla base dei travetti. Utilizzo di tessuti in fibra di carbonio applicati all’intradosso del solaio come rinforzo flessionale.
  8. Riempimento degli spazi vuoti lasciati dai forati con del polistirolo.
  9. Ripristino dell’intonaco e nuova finitura del soffitto.

 

03_stanza 01_dopo pulituraPICCOLA

 

06_stanza 03_dopo pulituraPICCOLA

04_stanza 02_dopo intervento parzialePICCOLA

 

05_stanza 02_dopo intervento parziale_dettaglioPICCOLA

 

Foto: Vita Cofano
Editing: Daniela Maruotti

Il segno del terremoto – Memorie – Dialogo con Anna Marzoli

4 febbraio 2018

segno02

Intervistiamo l’arch. Anna Marzoli, appartenente, da sempre, alla co-munità di Castelsantangelo sul Nera.
“Ci troviamo sulle pendici del Monte Cardosa”, ci racconta visibilmente commossa, “che collega la parte di Norcia, Visso e Castelsantangelo. La faglia si trova sul Monte Vettore, il rilievo montuoso più alto del massiccio dei Monti Sibillini, situato al confine tra Umbria e Marche. Castelsantangelo sul Nera è il Comune nell’epicentro del sisma più danneggiato del Cratere, insieme a Ussita ed a Visso. Secondo i rilievi eseguiti, il 95% delle case è inagibile e vi è un’altissima percentuale di crolli totali e danni so-stanziali. Le case si sono polverizzate e dalle demolizioni non si può recuperare assolutamente nulla. L’amministrazione comunale sta avviando le messe in sicurezza delle strade per eliminare le situazioni di pericolo imminente, che sono dovute sia ai crolli per le continue scosse sia alle piogge. L’unico rumore che si sente da mesi il rumore dei cingoli”.
I primi containers si incontrano nella Piazza del Mercato, Piazzale Piccinini. Sono stati sede del Comune, chi vi lavorava ha operato, da Ottobre fino a Luglio 2017 in condizioni di disagio totale, freddo, gelo, caldo, pioggia.
Ed è qui che Anna ci racconta dei moduli doccia per i residenti accanto alla scrivania del Sindaco e a pochi altri funzionari del Comune.
Ci informa, inoltre, che, attualmente, sono aumentate le coppie di anziani tornate ai loro paesi di origine terminata la disponibilità di accoglienza degli alberghi sulla costa, sopraggiunta la stagione turistica.
Nel momento in cui dovevano riprendere una nuova abitazione hanno preferito farsi questi mesi estivi in roulotte perché ancora in attesa delle casette provvisorie.
La messa in opera dell’area Sae di Castelsantangelo sul Nera ha avuto numerosi problemi. All’inizio non era situata in questo luogo ma in un altro, successivamente ha subìto vari spostamenti ed ad oggi non è stata ancora completata.
La consegna è prevista a fine anno. Tra i residenti ci sono due architetti, proprietari del B&B Fonte dell’Angelo, che era un’antica dimora di fine ‘700 in parte crollata perché la struttura è implosa.
Da dentro si vede la parete interna con le macerie che arrivano fino alle finestre. Loro hanno scelto di rimanere, costruendosi da soli moduli abitativi per la loro vita privata, per lo studio, per l’operaio che li aiuta, rinunciando così alla SAE. Qui, ancora più che a Visso, la situazione di pietre non squadrate, arrotondate senza nessun legante, era ancora più diffusa.
Questo Comune aveva circa trecento abitanti anche se il fatto della presenza degli stabilimenti, quale ad esempio quello di Nerea, faceva sì che ci fosse una buona percentuale di giovani.
Durante la scossa del 30 Ottobre 2016 non vi era quasi nessuno, a differenza del 26 ottobre in cui c’erano tutti, radunati nel piazzale sottostante, ex sede del Comune.
Castelsantangelo sul Nera conta varie frazioni sui Monti, tra cui Gualdo, Vallinfante, Nocelleto, Rapegna, Nocria , Macchie, Spina di Gualdo. Tutti paesini minuscoli, piccoli borghi quasi disabitati; a Macchie viveva solo una coppia di anziani;a Gualdo una trentina di persone.
La maggior parte abitava a Castelsantangelo. La norcineria Alto Nera, altra attività economica di Castelsantangelo, con negozio verso la strada e le abitazioni ai piani superiori e dietro i laboratori, si è trasferita a Osimo e sta attendendo di ritornare in paese, perché la lavorazione della carne al mare non dà lo stesso standard qualitativo.
Le attività commerciali ,che torneranno nel piazzale a valle del Comune, saranno l’albergo Dal Navigante, situato nella frazione di Nocelleto, i due Bar che erano all’entrata del centro e la Norcineria Alto Nera. La deloca
lizzazione delle attività commerciali fa sì che questo sia un caso in cui il tessuto insediativo debba essere ripensato e ridisegnato, nonostante il tessuto urbanistico, composto da strade e volumi, sia ancora visibile. Attualmente le proposte di delocalizzazione sono al vaglio attraverso l’accettazione del Piano Attuativo.
La speranza resta quella di non ripetere gli errori del 1997, in cui le case ristrutturate, dove sono ancora visibili le piastre, si sono completamente sbriciolate nonostante si presumesse fossero state state messe in opera in maniera antisismica.

 

Foto di Monja Zoppi

 

segno01

 

Il segno del terremoto – Introduzione

3 febbraio 2018

copertina
Ci sono tanti modi per approcciarsi ad un viaggio, viaggio che non è solo sinonimo di partenza, spostamento ed arrivo.
Il viaggio è anche un percorso fatto di passi, suoni, profumi, sensazioni, impressioni.
Impressioni di una gior-nata estiva, iniziata all’alba.
Si parte in macchina da Roma verso alcune delle zone terremotate delle Marche, nello specifico Castelsantangelo sul Nera.

Il tempo è variabile, perfettamente in linea con la mutevolezza delle sensazioni che si hanno nell’ascoltare la voce narrante della memoria, Anna Marzoli, architetta di professione ed appartenente, da sempre, alla comunità che stiamo per incontrare.
“La nostra è un’Architettura molto povera”, ci racconta, “la cosa più importante, ora, non è la ricostruzione ma la ripopolazione.
Vi sono persone disperse. Siamo cresciuti con i terremoti, ma nessuno di noi ne rammenta uno così forte”
Disorientamento.
Forse è questo il sentimento più forte che si respira sentendo parlare Anna; ed è lo stesso che si prova entrando nella Zona Rossa di Visso, presidiata dall’esercito, lo stesso che trasuda dalle parole delle persone che incontriamo lungo il nostro cammino; persone che hanno deciso di rimanere e di rinunciare alla possibilità di essere trasferite lungo la costa Adriatica.

Questi sono piccoli Borghi, piccole realtà sovrastate dalla presenza, tanto protettiva quanto imponente, dei Monti Sibillini che li circondano.
“Queste sono persone di montagna”, dice Anna, “e chi nasce e vive nella montagna, non la abbandona” Eppure questi luoghi sono abbandonati, quasi totalmente.
E’ un deserto di macerie, di crolli, di oggetti rimasti bloccati in un contesto che non esiste più, che non ha più forma.
La natura sembra essere l’unica compagna: il rumore dell’acqua, il canto degli uccelli, il vento, i chiaroscuri delle nuvole che si infrangono sui tagli dei muri crollati.
Allora ti fermi.
Ti fermi a pensare che se la natura non cessa di vivere e di essere presente è perché sta parlando e sta dicendo che la vita di questi centri deve tornare al suo splendore. Deve per tante ragioni.
In primo luogo per chi è rimasto a difesa del territorio e per lottare.
“E’ troppo facile andare via”, dice un ragazzo del luogo, “che ci si mette! Basterebbe così poco.
Ma posso farlo? Posso abbandonare le persone che ancora vivono qui? Che hanno deciso di non andare via? No. Io non me la sento.”
Mi chiedo da cosa nasca la spinta così forte che anima queste parole.
Mi chiedo che nome abbia questo sentimento così assoluto che non lascia spazio a niente altro.
E’ senza dubbio la dignità di persone che vivono da un anno dentro una roulotte, che condividono tutto: il cibo, la quotidianità e la loro vita da quel 24 agosto 2016, giorno della prima scossa.
Paradossalmente giorno oggetto di ringraziamento perché ha permesso una prima evacuazione dai centri urbani e ha fatto sì che il 30 ottobre, alle ore 7.30 del mattino, le mura che sono definitivamente crollate, non abbiano travolto persone al loro interno.
“Qui non ci sono stati morti”, dice Andrea, un volontario che da un anno fa avanti e indietro da Roma per portare viveri e necessità di primo soccorso agli abitanti rimasti, “Nelle altre zone del cratere si piangono i morti, qui fanno paura i vivi”
“Perché?”, chiedo io, “Perché i vivi hanno voce ed hanno delle richieste ben specifiche da fare”, risponde immediatamente lui.
I vivi hanno voce.
E’ vero. Indiscutibile.
Di primo acchito non riesco a capire perché la voce dei vivi sia “scomoda” ma bastano poche altre parole e tutto diventa più chiaro, comincia ad avere un senso.
Il disorientamento che, nel frattempo, non ha smesso di accompagnarci, alla base di tutti i discorsi che ascolto, non è altro che il frutto del disorientamento delle istituzioni.
Non si sa ancora nulla in merito a cosa accadrà in futuro.
“Qualsiasi progetto si deciderà di fare, dovrà rientrare in un Piano di Recupero, come è accaduto per il terremoto del 1997 ”, ci racconta Anna, “tuttavia mancano ancora le perimetrazioni del cratere e forse ci vorranno almeno tre anni perché si possa parlare di un qualsiasi tipo di intervento”.
Quindi, un Piano di Recupero, ma non è sicuro. Deciso e volto a cosa? Non si sa. Ci saranno demolizioni e successive ricostruzioni? Non è dato saperlo.
Ma almeno si sa se verranno stanziati dei soldi? Probabile. Vengo a sapere che una parte del finanziamento è già arrivata.
Per far fronte a cosa nello specifico? Per gli alloggi temporanei.
Temporanei.
Altro termine che suscita disorientamento ed, allo stesso tempo, paura che sia tutt’altro che temporaneo.
L’unico appiglio che ho per non cadere anche io nel disorientamento più totale, sono le parole delle persone che intervisto.
Parole che hanno la stessa forza della voce della Natura che tiene ancora vivi questi luoghi.
Parole che anelano alla vita. Parole di dignità, di etica, di forte dolore ma anche di tanta speranza.
Loro sono il loro stesso punto fermo, il cardine da cui si potrà muovere tutto. Le parole dei vivi.

Grazie a tutti voi vivi. Grazie ad Anna, Fabio, Gianfranco, Renato, Marino, Andrea, Angelo e a tutte le persone vive di cui non conosco il nome ma che sono parte attiva della comunità.

Foto di Monja Zoppi

Un’Architettura di Roma in Una Parola a Settimana

3 gennaio 2018

Il progetto ha lo scopo innanzitutto egoistico di spronarmi a uscire in maniera costante per Roma a conoscere nuove architetture o approfondire quelle già viste. La macchina fotografica è lo strumento per “congelare” quello che vedo osservando le architetture. Quando scatto uso il punto di vista, l’inquadratura, la tecnica che più penso possa rappresentare quel volume (o porzione di città). Anche in fase di postproduzione con i programmi di fotoritocco mi concentro su questo. La parola, infine, che appongo “in filigrana” sull’immagine, è davvero la prima che mi è venuta in mente sul luogo mentre ho scattato. Va da sé che lo scopo successivo, ma non secondario, è la comunicazione e la diffusione degli scatti così predisposti, per avvicinare i non addetti al settore dell’architettura e per un’occasione di riflessione con i colleghi architetti. Direi che, se dovesse esserci un preambolo al titolo del progetto, questo sarebbe proprio: “amate l’architettura!”.

Ogni settimana sarà aggiunta una nuova foto. La prima pubblicazione è stata fatta il 20 marzo 2017.

 

Ubicazione su pianta per funzione
LEGENDA PER FUNZIONE LOGO_605

La maggior parte degli edifici/spazi oggetto degli scatti sono di natura religiosa, cristiana in primis. Questo non solo perchè facilmente accessibili, rispetto a quelli con altre funzioni, ma soprattutto perchè Roma è capitale mondiale indiscussa della cristianesimo. Grazie ai mecenati religiosi grandi architetti del passato e del presente hanno potuto dare sfogo al loro estro creativo.


Ubicazione su pianta per periodo storico

LEGENDA PER PERIODO LOGO_605

Ciò che spicca subito è che non ci sono a Roma esempi di architettura gotica. Per il resto il progetto si è volutamente concentrato sull’architettura contemporanea di cui ci sono più esempi rispetto a quelli di altri periodi storici, eccezion fatta per l’architettura Romana antica.

 

 

FOTO 52 – Appia Antica

52_605

C’è strada e strada, benché tutte portino a Roma, a quel che si dice.

(Léon Bloy)

 

 

FOTO 51 – PalaEur

51_605

Non bisogna domandarsi dove sono gli extraterrestri, ma dove sono gli oggetti fabbricati da loro. (Arthur C. Clarke)

FOTO 50 – Galleria Sciarra

50_605

Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta

d’ombra e di luce. (Lev Tolstoj)

 

 

FOTO 49 – Tempio Maggiore

49_605

La vita è un’enorme tela: rovescia su di essa tutti i colori che puoi.

(Danny Kaye)

 

 

FOTO 48 – Ponte Settimia Spizzichino

48_605

Tensione è chi pensi che dovresti essere. Pace è chi sei.

(Proverbio cinese)

 

 

FOTO 47 – Chiesa Sacro Cuore del Suffragio

47_605

Renzo, vide quella gran macchina del Duomo sola sul piano, come se sorgesse in un deserto; e si fermò su due piedi, dimenticando tutti i suoi guai, a contemplare anche da lontano quell’ottava meraviglia di cui aveva tanto sentito parlare fin da bambino

(Alessandro Manzoni)

 

 

FOTO 46 – Stazione FS Tiburtina

46_605

I ponti uniscono separazioni, come una stretta di mano unisce due persone.

I ponti cuciono strappi, annullano vuoti, avvicinano lontananze.

(Mauro Corona)

 

 

FOTO 45 – Villa Giulia

45_605

L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare
(Giorgio Armani)

 

 

FOTO 44 – Murales Piazza della Marina

44_605

C’è un qualche scarto fra quello che profondamente siamo e quello che semplicemente pensavamo pensiamo d’essere. Ed è lì che si insinua, in quelle crepe in quelle fessure, tutto ciò che non è libertà. (Friedrich Nietzsche)

FOTO 43 – Chiesa di San Valentino al Villaggio Olimpico

43_605

Alto e largo quanto un uomo con le braccia aperte, il quadrato sta, nelle più antiche strutture e nelle immagini rupestri dei primi uomini, a significare l’idea di recinto, di casa, di paese

(Bruno Munari)

 

 

FOTO 42 – Museo Ara Pacis

42_605

Il destino è uno scrigno come altri non ne esistono, aperto e contemporaneamente chiuso, si guarda dentro e si può vedere quanto è successo, la vita passata, destino ormai compiuto, ma di quanto dovrà accadere non si ottiene niente, solo qualche presentimento, qualche intuizione
(Jose Saramago)

 

41 – Museo MAXXI

41_605

La gente pensa che l’edificio più appropriato abbia forma di rettangolo… Ma il mondo non è un rettangolo. (Zaha Hadid)

 

 

FOTO 40 – Ponte della Musica

40_605

Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull’acqua
(Giuseppe Ungaretti)

 

 

FOTO 39 – Murales Via Decio Murie

39_605

Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé. (Pablo Neruda)

 

 

FOTO 38 – Macro Via Nizza

38_605

Il talento è la diversità, l’unicità. Non è facile individuarla e spesso viene sottovalutata.
(Claudia Mori)

 

 

FOTO 37 – Murales in Via Arceia e via Treia

37_605

… le città vivaci, diverse, intense contengono i semi della loro rigenerazione, con l’energia sufficiente a portare i problemi fuori da se stesse. (Jane Jacobs)

 

 

FOTO 36 – Chiesa Dio Padre Misericordioso

36_605

D’altra parte io stesso, fin dall’inizio, ho cercato di ricreare uno spazio che fosse mistico invitando proprio a guardare il cielo. (Richard Meier)

 

 

FOTO 35 – Chiesa del Santo Volto del Gesù

35_605

Nel momento in cui partiamo in cerca dell’amore, anche l’amore muove per venirci incontro. E ci salva. (Paulo Coelho)

 

 

FOTO 34 – Ponte dell’Industria

34_605

Muoversi, vivere, non pensare!
(Luigi Pirandello)

 

 

FOTO 33 – Murales edificio direzione ATAC

33_605

Alcune persone vogliono rendere il mondo un posto migliore. Io voglio solo rendere il mondo un posto più bello. Se non ti piace, puoi dipingerci sopra! (Bansky)

 

 

FOTO 32 – Chiesa di San Gaspare del Bufalo

32_605

La nave dormiva.
Il mare si stendeva lontano,
immenso e caliginoso,
come l’immagine della vita,
con la superficie scintillante
e le profondità senza luce.
(Joseph Conrad)

 

 

FOTO 31 – Basilica di S. Andrea della Valle

31_605

Guardare il mondo dalla Cupola è indescrivibile. Si ha il senso di fragilità del pianeta Terra, con la sua atmosfera sottilissima, e dell’incredibile bellezza di questo gioiello sospeso nel velluto nero dello spazio. (Luca Parmitano)

 

 

FOTO 30 – Palazzo Spada

30_605

La magia è un ponte che ti permette di passare dal mondo visibile in quello invisibile.
E imparare le lezioni di entrambi i mondi.
(Paulo Coelho)

 

 

FOTO 29 – Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio

29_605

Quando si considera un’esistenza come quella di Roma, vecchia di oltre duemila anni e più, e si pensa che è pur sempre lo stesso suolo, lo stesso colle, sovente perfino le stesse colonne e mura (…) ci si sente compenetrati dei grandi decreti del destino.
(Goethe)

 

 

FOTO 28 – Complesso monumentale di S. Agnese fuori le mura

28_605

Anime semplici abitano talvolta corpi complessi
(Ennio Flaiano)

 

 

FOTO 27 – Stazione S. Giovanni Linea C

27

Qualunque cosa si faccia, si ricostruisce sempre il monumento a proprio modo; ma è già molto adoperare pietre autentiche.
(Marguerite Yourcenar)

 

 

FOTO 26 – Chiesa di S. Carlo alle Quattro Fontane

26_605

Unite gli estremi, e avrete il vero centro.
(Friedrich Schlegel)

 

 

FOTO 25 – Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza

25_605

Ricordati che ovunque tu vada sei sempre al centro del cielo.
(Petronio Attico)

 

 

FOTO 24 – Chiesa Ortodossa Santa Caterina di Alessandria

24_605

Le mie città nascono da incontri: il mio con un angolo della terra, quello dei miei piani imperiali con gli incidenti della mia esistenza d’uomo….
(Marguerite Yourcenar)

 

 

FOTO 23 – Palazzo della Civiltà Italiana

23_605

Creare irrealtà che confermano il carattere allucinatorio del mondo, come è dottrina presso tutti gli idealisti. (Jorges Luis Borges)

 

 

FOTcept: text/html,application/xhtmEgitto

22_605

Tutti i popoli sono bambini di fronte agli egizi e, di conseguenza, tutta la storia è nata in Egitto. Ma i figli ingrati, hanno dimenticato il proprio Padre.
(Vasilij Vasil’ evic Rozanov)

 

 

FOTO 21 – Radisson Blu Es Hotel

21_605

O che stazione molto importante:

udite la voce dell’altoparlante?

Dal marciapiede numero nove

parte il rapido per Ognidove.

(Gianni Rodari)

 

 

FOTO 20 – Complesso parrocchiale San Pio da Pietralcina

18486232_10208483646800383_6471989057906657574_n

Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio”. (Vangelo di Luca)

 

 

FOTO 19 – Agenzia Spaziale Italiana

19_605

E finalmente io ti domando, oh uomo sciocco: Comprendi tu con l’immaginazione quella grandezza dell’universo, la quale tu giudichi poi essere troppo vasta?
(Galileo Galilei)

 

 

FOTO 18 – Chiostro Lateranense

18_605

Dolci colonne, dai
Capelli fasciati di luce,
Ornati d’uccelli veri
Che camminano intorno,

Dolci colonne, o
L’orchestra dei fusi!
Ognuno immola il
Silenzio all’unisono.
(Paul Valéry)

 

 

FOTO 17 – Villa Gordiani

17_605

Roma caput mundi regit orbis frena rotundi
(Federico Barbarossa)

 

 

FOTO 16 – Istituto per la Cultura Giapponese

16

Una grossa lucciola
in vibrante tremolio
s’allontana – penetrante
(Issa)
pt: text/html,application/xhtma del Girasole

Il termine “sostanza” designa sia la materia (che è potenza), sia la forma (che è atto perfetto), sia il composto dell’una e dell’altra.(Aristotele)

 

 

FOTO 14 – Battistero Lateranense

17799267_10208193517987344_7151171907614350867_n

In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
(Bibbia – Genesi)

 

 

FOTO 13 – Basilica di S.Agostino

17554173_10208099237750397_8623571877906802989_n

E così acconcio se n’andò nella piazza nuova di Santa Maria Novella. E cominciò a saltabellare e a fare un nabissare grandissimo su per la piazza, e a sufolare e ad urlare e a stridere a guisa che se imperversato fosse.
(Giovanni Boccaccio)

 

 

FOTO 12 – Villino Ximenes

12

Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.
(Eugenio Montale)

 

 

FOTO 11 – Nuova Fiera di Roma

11

Fà delle due braccia
due ali d’angelo
e porta anche a me un pò di pace
e il giocattolo del sogno.
(Alda Merini)

 

 

FOTO 10 –Tempietto di San Pietro in Montorio

10
Potrei vivere nel guscio di una noce, e sentirmi re dello spazio infinito.
(William Shakespeare)

 

 

FOTO 9 – Basilica di S. Maria in Cosmedin

09

Tu che inclinasti i cieli nell’ineffabile tua incarnazione;
io bacerò i tuoi piedi incontaminati
e di nuovo li detergerò con i capelli del mio capo
(Cassia)

 

 

FOTO 8 – Casa dell’Architettura (ex Acquario Romano)

08

L’arte del decorare consiste nel fare nelle case altrui quello che non si sognerebbe mai di fare nella propria. (Le Corbusier)

 

 

FOTO 7 – Casina delle Civette

07
Ogni volta che qualcuno dice “Io non credo nelle fate” da qualche parte c’è una fata che cade morta. (Peter Pan)

 

 

FOTO 6 – Complesso Edilizio Città del Sole

06bis
Il ritmo è qualcosa che si ha o non si ha, ma quando lo avrete, avrete tutto. (Elvis Presley)

 

 

FOTO 5 – Terme Diocleziane e Chiesa di S. Maria degli Angeli

05
Roma… è una somma di almeno sette città con anime diverse. (Gigi Proietti)

 

 

FOTO 4 – Autorimessa e Mercato Metronio

04

Tutte queste costruzioni devono avere requisiti di solidità, utilità e bellezza (Vitruvio)

 

 

FOTO 3 – Grande Moschea di Roma

03

Egli vede nel deserto desolato il più amico degli amici, e cammina per la sua via, là dove cammina sul suo capo la Madre degli astri risplendenti a grappoli per il cielo. (Abu I-Faraj al-Isfahani)

 

 

FOTO 2 – Via Bernardo Celentano

PITTORESCO

Giorno di primavera: si perde lo sguardo in un giardino largo tre piedi. (Masaoka Shiki)

 

 

FOTO 1 – S’Andrea al Quirinale

ELLISSE

Quello che mi attira è la linea curva, libera e sensuale. La linea curva che ritrovo nelle montagne del mio paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle nuvole del cielo, nel corpo della donna amata. L’universo intero è fatto di curve. (Oscar Niemeyer)

 

Foto: Vita Cofano

Editing: Giulio Pascali, Daniela Maruotti

 

 

L’architetto in kit-regalo

21 dicembre 2017

E pensare che quando decisi di intraprendere la “carriera universitaria” per conseguire la laurea in Architettura volevo  dedicarmi alla libera professione e  mi credevo privilegiata.

Mi sono laureata ad inizio degli anni ‘90 con tante speranze ed idee in testa!

Le aspettative di un neo-laureato che si approccia al mondo del lavoro sono infinite ma in questi due decenni  sono cambiate tante cose.

Innanzitutto la crisi economica che ha colpito il paese è stata “drammatica” al punto da creare nel mondo delle libere professioni un calo vertiginoso dei redditi medi oltre che una diminuzione, per alcune categorie, di partite iva.

La crisi, di conseguenza ha prodotto un difficilissimo accesso al lavoro mentre le Universita’ hanno continuato a “sfornare” nuovi  architetti.

In un sistema previdenziale, il nostro, che prevedeva pensione di anzianità e pensione di vecchiaia, ovvero giunti alla soglia della pensione  si poteva scegliere di continuare l’attività professionale, risultato, da un lato si allunga la vita lavorativa delle vecchie generazioni, sull’altro fronte l’accesso al lavoro diminuisce sempre più per via della crisi, il tutto aggravato dalla permanenza sul  mercato delle vecchie generazioni che risultano avvantaggiate ad operare nel sistema che conoscono da decenni.

Alcune scellerate scelte del Governo,poi,  hanno dato il colpo di grazia.

Avevo sostenuto le liberalizzazioni di Bersani pensando che avrebbero portato ad un aumento della qualità del progetto. A distanza di un decennio posso affermare che nulla di quanto avevo pensato sia accaduto, in Italia, purtroppo tutto va al contrario, anziché aumentare la qualità, per prendere spazi sul mercato, i professionisti hanno abbassato le parcelle.( cominciamo a metterci allo specchio  per verificaree quanto di ciò  che ci sta accadendo abbia almeno una nostra corresponsabilità).

L’abolizione delle tariffe, anziche’ determinare un mercato maggiormente concorrenziale ha creato un caos globale, tralasciamo poi di parlare delle posizioni assunte, a proposito della concorrenza dell’Antitrust, dal quale tutto comincio’.

Senza più tariffe minime, in balia di un mercato anomalo che ha determinato abbassamento di parcelle professionali, abbiamo assistito, inermi, ad un gravissimo fatto, e di continuo ripetuto, ovvero la emanazione di Bandi di affidamento incarico a titolo gratuito da parte delle pubbliche amministrazioni.

Abbiamo Dirigenti di uffici tecnici comunali molto fantasiosi, emanano bandi ad un euro, a titolo gratuito, è di pochi giorni fa il bando “in spirito di liberalità e gratuità” e proprio di ieri un regolamento comunale che consente ai tecnici di offrire progetti alla amministrazione, senza alcuna remunerazione, ovviamente.

Avevo studiato nella Costituzione Italiana, (io le concedo ancora la maiuscola), che l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro (art.1)e che è una Repubblica che agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia…(art 31)

Dovrebbe essere sempre secondo la Costituzione una  Repubblica che tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni che cura la formazione e l’elevazione professionale dei lavoratori…(art 35) per culminare con l’art 36 che cosi’ recita:

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvie con l’art 37 equipara la donna lavoratrice all’uomo lavoratore.

I principi che hanno fondato la nostra Repubblica sono obsoleti? O forse non sono validi per noi liberi professionisti?

Oltre i principi costituzionali, i bandi gratuiti violano le norme di affidamento regolamentate nel codice degli appalti ed anche la recente norma sull’equo compenso, eppure cio’ non basta, i bandi a titolo gratuito continuano ad uscire.

Dunque mi domando cosa accade nel nostro paese? Assistiamo a intere campagne elettorali che come vessillo ergono la legalita’ e poi proprio coloro che di cio’ si son fatti paladini, giustificandosi con l’assenza di fondi, chiedono volontariato da parte dei liberi professsionisti.

E poi oltre ai bandi delle pubbliche amministrazioni si diffonde anche nel privato lo svilimento del lavoro del libero professionista, offerto a 19 euro su Groupon,per una certificazione energetica, oppure, ed è il top della giornata la Christmas gift a 129,90 in cui è racchiuso un fantomatico architetto, che come il genio della lampada esce, e arreda una stanza!

A Natale regala la gift box in stile CasaFacile! Da dicembre è anche in offerta speciale

FacciamoCasa

Ecco il regalo perfetto per chi sta comprando o cambiando casa: un architetto professionista a tua disposizione!

Chi acquista la gift box potrà scegliere fra 3 opzioni:

  • un architetto a domicilio per progettare una stanza della casa
  • uno shopping assistant con cui selezionare e/o acquistare gli arredi e gli accessori
  • un mini-corso di interior design

Da dicembre il cofanetto “Facciamo Casa” è in offerta speciale a 129,90 euro (anziché 169,90). Un’occasione da non perdere…

 

UMILIATI FINO A TAL PUNTO? IO NON CI STO.

 

Non ne faccio un discorso di prezzo(che comunque resta avvilente) ma facciamo una analisi proprio del concetto del lavoro.

Secondo l’art 36 della Costituzione Italiana, Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi… ecco mi sento di affermare che a noi, liberi professionisti, non viene riconosciuto il nostro ruolo di lavoratori.

Posso capire, che chi delle nostra categoria naviga in cattive acque, soprattutto se giovane cerchi di crearsi un portafoglio clienti, ma non è svendendosi che otterà ciò. Paghi poco quel che vale poco, è questo che pensa( a ragione secondo me ) il consumatore, una legge di mercato, insomma.

Noi non offriamo un prodotto materiale, bensi’ un lavoro intellettuale, che deve essere giustamente retribuito, in primis poiche’ lavoro, poi perché è frutto di un percorso che inizia con studi che si protraggono per anni, non è un semplice servizio, come vorrebbero farci credere.

 

Vorrei lanciare  un appello ai colleghi che con false speranze rispondono a tali bandi o cedono alla tentazione di farsi vendere su una rivista,in una gift box,  AFFERMATE LA VOSTRA DIGNITA’ PROFESSIONALE, IL COMMITTENTE RISPETTA MAGGIORMENTE CHI SI FA RISPETTARE, e ai giovani dico che esiste il Sindacato, che da sempre è titolato a portare avanti battaglie sulla dignità professionale e se da una parte serve a voi per tutelarvi, voi siete il suo motore. Tanti più saremo nelle battaglie tante maggiori possibilità potremo avere per affermare il nostro ruolo nella società attuale.

Mi sembra di scorgere un tentativo, reiterato, di annullamento del valore intellettuale del progetto, una omologazione del nostro lavoro a mero servizio. A questo tentativo dobbiamo fortemente opporci, dobbiamo essere massa critica e soprattutto uniti, uniti per rivendicare il nostro ruolo sociale, importante e delicato.

Non esiste gift box che potra’ ingabbiarci, continueremo imperterriti a voler affermare il ruolo del lavoro intellettuale, quello che ci ha contraddistinto per molti anni e che ha reso grande il nostro Paese.

Diamo il giusto peso al nostro lavoro.

Per fare questo riporto una considerazione del collega Matteo Capuani, autore del libro “Da Maastricht a Lisbona, come è cambiata la vita dell’architetto italiano”, in un suo recente intervento, che spiega come la prestazione professionale rappresenti un valore aggiunto.

MEDITATE ARCHITETTI!

Ed al cittadino dico, voi andreste  da un chirurgo che “vi costa “ poco, oppure da uno “ben quotato” sul mercato, quando le necessita’ è per la vostra sopravvivenza?

 

“LA PRESTAZIONE PROFESSIONALE RAPPRESENTA UN VALORE AGGIUNTO, NON UN COSTO. (arch. Matteo Capuani)

 

prest_proff_valore_aggiunto

 

Sapete perché si calcola l’IVA sui nostri progetti? (iva=imposta sul valore aggiunto) ..perché i nostri progetti garantiscono VALORE AGGIUNTO al prodotto finale…e se noi creiamo valore aggiunto questo significa 2 cose: a) che il nostro lavoro vale e deve essere giustamente retribuito; b) che non siamo un costo nel processo di produzione ma immettiamo quel “quid” di innovazione e competenza che trasforma i beni primari in prodotti di valore superiore all’investimento!!!

UN PAESE CHE NON TUTELA IL VALORE AGGIUNTO DEI PROGETTI E DELL’ATTIVITÀ INTELLETTUALE NON MERITA DI DEFINIRSI PAESE CIVILE!!!”

 

arch. Natalia Guidi

Consigliere nazionale Inarsind e Presidente Inarsind Latina

 

Il Villino Ximenes, notevole esempio del primo Liberty romano.

16 dicembre 2017

25299548_10212989840214311_2154437794214159999_n

Curiosando un giorno su internet, mi sono imbattuta casualmente sul sito di un’associazione culturale che organizzava una visita guidata presso il villino liberty Ximenes: non conoscevo minimamente quest’opera, non l’avevo nemmeno mai sentita nominare, eppure cliccando su “immagini di google” mi sono resa conto che c’ero passata davanti mille volte senza degnarla dell’attenzione che invece avrebbe meritato.
Così ho deciso di mandare una mail alla suddetta associazione, iscrivermi e prenotare la visita.
Insieme a una decina di curiosi come me, appassionati d’arte e d’architettura, ci siamo ritrovati un martedì mattina all’angolo tra Piazza Galeno e Via Celso, luogo in cui si trova il villino.
La guida, una storica dell’arte di mezza età, sorridente ed energica, citofona al civico 1 di Via Celso e si fa aprire da una suora laica dell’Ordine delle Teresiane, ente a cui il villino appartiene dal 1930 circa.
Iniziamo la visita dal giardino per ammirare l’esterno dell’edificio (che avevamo già in parte osservato da Piazza Galeno) e le modifiche che nel corso degli anni sono state eseguite per necessità dai numerosi abitanti che si sono succeduti.
La guida ci spiega che il villino Ximenes, prende il nome dal primo proprietario, lo scultore palermitano d’origine spagnola Ettore Ximenes, il quale commissiona al coetaneo e amico Ernesto Basile la progettazione e la realizzazione di questa sua abitazione-atelier. Il villino, del 1902, è il primo in stile liberty edificato a Roma e soprattutto il primo di una serie di villini che saranno costruiti nella zona di Via Nomentana (zona, all’inizio del Novecento, ancora poco popolata e non urbanizzata).
Esternamente il villino si presenta compatto e massiccio, costituito da blocchetti di tufo di colore bruno in stile prettamente siculo; in particolar modo, sulla facciata principale verso piazza Galeno, è alleggerito dalla decorazione in maioliche colorate sotto il cornicione e da elementi in stucco che si ritrovano sia nelle aperture, sia nell’alto fregio che divide il piano terra dal piano primo sia nella loggia centrale e infine nella balaustra a coronamento dell’edificio.

24909876_10212989841214336_6879689442678438200_n

 

24993078_10212989840854327_4733342349998618373_n

In particolare, nel fregio, proprio sotto la loggia, è scolpita l’Ara Artium, l’altare fiammeggiante delle Arti, a cui tutti gli uomini portano tributi; la loggia “racchiusa” da due foglie di palma, contiene una raffigurazione di una Madonna con bambino della pittrice Rosanna Lancia (l’affresco  non originario, è stato commissionato  successivamente dall’Ordine delle Teresiane).

25151890_10212989840334314_1208931634562674133_n

Sul lato destro dell’edificio, quello che guarda verso il giardino, si può ammirare una grande apertura ad arco che permette l’accesso a un grazioso balconcino il cui parapetto è decorato con motivi floreali tipici dell’Art Nouveau. Questo balconcino è l’affaccio della Sala da Pranzo, la cosiddetta Sala dei Pavoni, recentemente restaurata e unica sala del villino rimasta inalterata nel tempo sia per quanto riguarda gli arredi sia per quanto riguarda le pitture, i rivestimenti e i pavimenti.

24993208_10212989841534344_6778851924823980803_n

Continuando a girare intorno all’edificio, alzando lo sguardo, ci soffermiamo davanti a due pilastri “specchiati” , due “sentinelle” incise e ancora sagomate con profili di figura femminile, le cui teste si innalzano oltre il livello della copertura come se dovessero scrutare l’orizzonte: la guida ci spiega che questi due pilastri, in origine, facevano parte dell’ingresso principale dell’atelier di Ximenes (“Galleria delle Statue”), un grande arco attraverso il quale lo scultore trasportava i materiali necessari per le sue opere. Oggi tutta quest’ala del villino appare profondamente alterata e trasformata per far fronte alle necessità delle attuali inquiline: il grande arco centrale d’ingresso è stato tamponato, al suo posto sono state aperte delle semplici bucature quadrate e sono stati creati internamente vari ambienti di servizio (cucine, lavanderia etc).

24993383_10212989841614346_3862622999889570705_n

Dopo osservato tutto l’esterno, saliamo finalmente qualche gradino per entrare nel cuore della casa. Ci troviamo in un ampio atrio voltato di forma rettangolare: davanti a noi tre arcate (da una di queste si accede al piano superiore attualmente adibito a stanze per le studentesse universitarie), ai lati due porte   decorate con inserti in vetro colorato; alle nostre spalle, accanto alla porta d’ingresso, la Sala dei Pavoni.

Le pareti dell’atrio sono, dal punto di vista decorativo,  divise in tre fasce: la parte inferiore è completamente rivestita in doghettato ligneo  e sono presenti delle panche (anch’esse in legno) collocate tra le arcate e agli angoli della stanza; la parte centrale è rivestita con un tessuto recante motivi floreali, infine la parte superiore, la volta, è riccamente affrescata con soggetti medievali (dame, cavalieri) che rimarcano l’apprezzamento per il Medioevo fiabesco di Basile.

24991575_10212989841894353_3723333986603143227_n

Dopo aver visitato la Sala dei Pavoni, entriamo sulla sinistra in un piccolo fumoire, che introduce al grande salone e allo studio.

Il soffitto del fumoire è purtroppo ridotto non in ottime condizioni (si  notano immediatamente delle macchie dovute a infiltrazioni d’acqua) e anche la carta da parati color avorio in alcuni punti si sta scollando.

Anche in questa piccola sala (a eccezione degli arredi) tutto è rimasto com’era. Le porte sono quelle originali, con vetri finemente decorati con motivi floreali (la guida ci svela una chicca: durante i recenti restauri effettuati nella Sala dei Pavoni, i restauratori, smontando gli infissi, hanno scoperto che le lastre di vetro che li compongono, non sono decorate direttamente, ma tra di esse è inserito un foglio dipinto con motivi liberty) e incorniciate da ghirlande e farfalle in stucco dipinto d’oro su fondo rosso; i pavimenti, coloratissimi, creano dei motivi geometrici  dalle forme centriche e romboidali.

24909655_10212989842454367_5687756897108790524_n

 

25152289_10212989842614371_5833500754539164441_n

Entriamo poi nel limitrofo studiolo, oggi sala tv delle suore, completamente modificato e ridipinto eccezion fatta per lo splendido soffitto decorato con motivi astratti sui toni del blu e d’oro: a molti di noi i colori e i temi dipinti ricordano il mare e i suoi abitanti (meduse, alghe).

25289372_10212989843454392_2172592120153533322_n

Concludiamo la visita con il grande salone. Qui lo spazio sembra diviso in due zone, sia per i materiali che lo rivestono, sia per l’arredo ma soprattutto per un grande arco che con il suo intreccio di rami, fiori e ghirlande  “taglia” trasversalmente in due parti l’ambiente. La parte a sinistra dell’ingresso è il vero e proprio salone, luminoso, completamente bianco ma con un bellissimo soffitto ligneo a cassettoni dipinto; la parte a destra, invece, è la sala da pranzo, arredata con tavolo e sedie e credenze con stoviglie; il soffitto da questo lato non è ligneo ma intonacato di bianco e sulle pareti, tutt’intorno, poco al di sotto di questo, corre un alto fregio dipinto in cui sono raffigurati, forse in omaggio a Ximenes, grandi scultori (Donatello e Bernini) ma anche figure ecclesiastiche e politiche (Papa Urbano VIII, Cardinale Mazzarino e Re Luigi XIV).

25158154_10212989842814376_5651318004289329629_n

Anche qui, come fosse ormai normale amministrazione, la guida ci svela una curiosità che tempo prima le stesse suore le avevano raccontato riguardo alle vetrate delle due ampie finestre del salone: durante un violento temporale, un giorno, alcuni rami degli alberi del giardino, caddero e ruppero i vetri, frammentandoli. Le pazienti suore, consapevoli dell’importantissimo valore di quei frammenti, decisero di raccoglierli uno a uno affidandoli a un vetraio che li avrebbe in seguito incollati nelle nuove vetrate, permettendo così ai futuri visitatori e fruitori del villino ancora un assaggio di quelle che erano le originali creazioni di due importanti artisti dei primi del Novecento.

Foto: Giulia Gandin

Editing: Daniela Maruotti