Archivi per la categoria ‘a cosa serve l’Architettura’

La coerenza dell’Architettura

Premessa: non ho voluto rispondere finora perché volevo vedere cosa avrebbero risposto gli altri interpellati. Perciò la mia risposta non è solo “pro” ma anche “contro”: contro la maggior parte delle risposte già date perché hanno perso di vista la finalità dell’Architettura, confondendola con altre cose.

A cosa serve l’Architettura?

L’Architettura è semplicemente un linguaggio abitabile, che alla stregua di altre arti, serve a comunicare dei concetti. La buona Architettura è quella che riesce ad esprimere, cioè a cogliere sinteticamente, il senso del proprio tempo. E come tutte le forme di espressione deve una coerenza interna, una propria grammatica.
Tutte le costruzioni che non tendono ad esprimere qualcosa sono classificabili come edilizia.
Allego a questo scritto quattro immagini di straordinaria “coerenza interna” che abbiamo mostrato nelle lezioni di alfabetizzazione architettonica condotte da Amate l’Architettura nelle scuole.
La buona Architettura è l’unica che sopravvive al giudizio di valore delle generazioni successive, perché travalica il proprio tempo e continua ad esprimere un contenuto anche con il contesto mutato.

 

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Concept design di Toyo Ito per il progetto del Prada Shop a Omotesando (Tokyo)

 

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Schemi compositivi della House IV di Eisenmann

 

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Ordini di Vitruvio nella prima edizione italiana di Cesare Cesariano

 

Tracé regulateur Le Corbusier

Tracé regulateur di alcuni edifici progettati da Le Corbusier

La responsabilità dell’Architettura

3 Luglio 2017

Non me ne voglia Davide Vargas, ma prima di sapere che era un ottimo architetto, lo ho scoperto come un ottimo scrittore.

Scoperta fatta oltretutto sul sito Nazione Indiana, ovvero fuori dal giro degli architetti, dove mi è capitato di leggere un suo racconto dedicato al Flaminio.

Agli architetti, a molti di loro, piace scrivere; il che è un paradosso perché la nostra formazione dovrebbe essere di natura figurativa; il significante per noi è una forma, un’immagine, al limite un disegno, qualcosa che si spiega con un colpo d’occhio, mentre la parola scritta è sequenziale, impone una gerarchia, un inizio e una fine. Non è un caso che in molti corsi di composizione si pretenda dagli studenti che “i disegni parlino da soli”.

Questo non vuol dire che la parola scritta non sia idonea a descrivere l’architettura, o che spesso sia funzionale a chiarirne il senso, proprio perché impone una diversa codifica; la parola scritta è un diverso punto di vista rispetto all’immagine, complementare, divulgativo e al tempo stesso erudito. Parole semplici e slogan, per convincere il pubblico, contorsioni lessicali e retorica per affascinare l’accademia; poi spesso se si guarda il risultato compositivo si scopre che parole simili sono prese a prestito per giustificare architetture diversissime. Quante opere diversissime tra loro potremmo realizzare dietro alla fascinazione del “rammendo”? quante architetture altrettanto diverse si realizzano in nome del contesto? o della modernità?

D’altra parte il progetto di architettura, quello che poi va all’ufficio tecnico per essere approvato, o all’impresa per essere appaltato, non sarebbe completo senza la sua parte di testo (dalla relazione tecnica al capitolato) che ne descriva a parole le modalità di esecuzione; nei concorsi, i più furbi riempiono i disegni di testo, per dire.

Segno che evidentemente i disegni, da soli, non bastano.

Certo, in quel caso si tratta di una funzione tecnica, burocratica, “necessaria”, mentre il “Racconto di architettura” agisce sul limite del non necessario, sull’emozione, sul ridondante, che è poi l’ingrediente principale dell’esperienza.

Fatto sta che la parola scritta, quella narrativa, affascina gli architetti.

Nella mia ricerca non poteva mancare quindi uno che stesse a pieno titolo nel mestiere di scrivere.

Nel caso di Vargas mi è rimasto l’imprinting iniziale e tendo a considerarlo uno Scrittore-Architetto invece che un Architetto-Scrittore; sottigliezze; roba da polemica politica interna al PD.

Questa è la sua risposta alla domanda: a cosa serve l’Architettura?

L’opera di architettura [l’architettura non esiste…L.I.Kahn] si assume la responsabilità di costruire ambienti dove il pensiero umano si fa libero e oltrepassa gli orizzonti di civiltà già fissati.

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Cosa ci regala l’Architettura?

28 Giugno 2017

Il museo dedicato all’eccidio di Sant’Anna di Stazzema è un luogo carico di emozioni.

Non so se sia proprio il luogo, già di per sé denso di storia e avvenimenti drammatici, o se sia stato l’Architetto, o se semplicemente sia io facile alla commozione, fatto sta che la prima volta che ho visitato il museo ho sperimentato come in poche altre ituazioni una emozione molto intensa.

Il museo è una piccola opera semplice, in grado però di dare forma agli eventi esposti, e contemporaneamente a non scomparire come architettura; l’allestimento c’è, si vede, ma non sovrasta l’oggetto dell’esposizione.

Il suo messaggio è: “io oggi vi racconto una storia che è avvenuta in questo luogo”.

L’architetto è Pietro Carlo Pellegrini.

Ho chiesto il suo contributo.

L’architettura a cosa serve ?

poche parole dedicate all’architettura

Conosco cosa regala l’architettura, quando è architettura :
educazione,
emozioni,
curiosità,
amore,
conoscenza,
ricordi,
sogni,
bellezza,
piaceri ,
progresso,
crescita
e tanto altro…………

Conosco cosa regala l’ architettura , quando non è architettura :
disagio,
sofferenza,
ignoranza,
maleducazione,
depressione,
ribellione,
bruttezza
regresso
decrescita
e tanto altro………………

Per questo c’è bisogno di architettura e di architetti consapevoli e responsabili di tutto ciò che
l’architettura può regalare nel bene e nel male .

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Tempietto del Valadier a Genga

A cosa serve l’Architettura? – chiedere a chi fa domande

14 Giugno 2017

Domenico Fornarelli non è un architetto, non studia nemmeno architettura, ma ingegneria civile[trattino]architettura, che poi andrebbe bene lo stesso, sempre di quel mestiere si tratta, ma sai com’è, dietro l’angolo c’è sempre il puntiglioso pronto a puntigliosare, quindi bisogna essere precisi: mi dispiace Domenico, sempre studente di Ingegneria resti.

Detto tra noi chissenefrega.

Domenico è uno studente; il che quindi, va bene, per una ricerca come si deve bisogna diversificare, sentire le diverse opinioni, garantire pluralità.

Fin’ora con l’equità di genere sono un po’ scarso. Solo 4 donne coinvolte, ma comunque non zero. I giovani in effetti mancano all’appello.

Domenico sicuramente è anche un fotografo. Qui trovate alcuni suoi scatti.

“E i giovani? chi ci pensa ai giovani? vogliamo dare uno spazio anche a loro?”

(questa è la voce della mia coscienza che parla)

Si, si, va bene, penserò ai giovani, però non è questo il punto.

Il punto è questo:

Domenico fa domande.

Domande semplici, tipo:

Cos’è un modello?

Cos’è una nota?

Cos’è un valore?

Cos’è un’autentica?

 

Le pone semplicemente e lascia che i suoi contatti rispondano. Le risposte arrivano.

Per una volta ho voluto fargliela io la domanda.

A cosa serve l’Architettura?

L’Architettura serve l’Uomo
come la Terra il Geme:
proteggono la Vita,
che genera Futuro.

A cosa serve l'Architettura

 

Architettura: “nessuno sa quanto sangue ci costa”

13 Giugno 2017

Giulio,
mi sembra che la domanda che tu poni “a cosa serve l’architettura?”, dopo le tue premesse, sia per certi versi un po’ retorica, in quanto solletica, probabilmente, la risposta che ti piacerebbe sentire, a conforto di quello che tu pensi; e cioè che l’architettura non serve a nulla. Lo sai che sono totalmente in disaccordo con te su questa teoria. Così come sull’ipotetico Committente che dovrebbe decidere di affidarmi un incarico in base alla risposta che gli darò sempre sulla stessa domanda. Lo so che è un gioco, ma più che una risposta su “a cosa serve l’architettura?” un Committente che si rispetti e che vuole affidarmi un incarico, magari andrebbe prima di tutto a dare un’occhiata a quei pochi e decenti lavori che ho fatto o anche solo ai miei progetti e su questo dovrebbe basare la sua scelta, nella speranza che il mio modo di interpretare e realizzare un certo tipo di architettura si avvicini a quelli che sono i suoi desideri e le sue speranze. Ma aldilà di questo la domanda più importante, a mio modesto avviso, non è “a cosa serve l’architettura”?, che in fin dei conti ne presuppone già l’esistenza. Forse la domanda è: se esiste, perché esiste? Quindi prima di tutto: Che cosa è l’architettura? Per essere più convincente ho chiesto aiuto a due cari colleghi che purtroppo non ci sono più. Il primo è un certo Signor Rossi, per niente anonimo come il cognome farebbe pensare, anzi, a mio modesto avviso uno dei più grandi del “900”, il primo architetto italiano a vincere il Premio Pritzker per l’architettura nel 1990, seguito poi solo nel 1998 da Renzo Piano.

Aldo Rossi – “L’architettura della città” – CittàStudi/Edizioni – 1966
Intendo l’architettura in senso positivo, come una creazione inscindibile della vita civile e della società in cui si manifesta; essa è per sua natura collettiva. Come i primi uomini si sono costruiti abitazioni e nella loro prima costruzione tendevano a realizzare un ambiente più favorevole alla loro vita, a costruirsi un clima artificiale, così costruirono secondo una intenzionalità estetica. Essi iniziarono l’architettura a un tempo con le prime tracce della città; l’architettura è così connaturata al formarsi della civiltà ed è un fatto permanente, universale e necessario……. Ma per dare forma concreta alla società, ed essendo intimamente connaturata con essa e con la natura, essa è diversa e in modo originale da ogni altra arte e scienza.

Se il “maestro” non è riuscito a convincerti allora, per cercare di “alleviare i tuoi tormenti”, con risposte esaustive su “Cosa è l’architettura? A cosa serve l’architettura? Ma cosa è architettura e cosa è edilizia? E come misurare la loro differenza?”, mi sono rivolto ad un altro “caro collega” che purtroppo anche lui non è più tra noi, ma che con quello che ha detto, e che in alcuni passaggi definirei addirittura “profetico”, forse potrà darti qualche risposta, più convincente e sicuramente più autorevole delle mie.

Dalle carte dell’Archivio Centrale dello Stato “Moretti visto da Moretti”
Uno stralcio del discorso tenuto all’Accademia di S. Luca il 16. Aprile. 1964 da Luigi Moretti su:
SIGNIFICATO ATTUALE DELLA DIZIONE ARCHITETTURA
“……………………Prima di concludere sia lecito affermare che una voce come “Architettura”, per essere intesa nel suo significato attuale, debba non soltanto essere vissuta nell’excursus dei significati precedenti, ma ascoltata nei palpiti che ne annunciano le sue possibili significazioni nell’avvenire; cioè, di intravvedere il futuro di quelle nuove attività di fatto e di pensiero che la voce “Architettura” potrà ancora accogliere. Nel prossimo futuro è da osservare per primo che l’aumento demografico ancora crescente, la valutazione sempre più avanzata e precisa della necessità e della personalità dell’uomo, la discriminazione formale fra le attuali classi sempre meno sensibile, i campi economici ognora più omogenei e ripartiti, porteranno a insediamenti umani nei quali le strutture per abitazione e per servizi non potranno avere laschi di interpretazione che estremamente ridotti. La edilizia si conformerà come la sostanza predominante della architettura.
Per contro sarà definitivamente chiaro che soltanto la numerosità e complessità dei parametri vincolanti determinerà le sfumature e i passaggi tra architettura in senso antico e edilizia, poiché esse costituiscono una unità senza cesure concettuali. L’architettura vivrà ancora nei monumenti (che rimarranno pur sempre necessari perché gli uomini possano affermare qualche cosa oltre l’utile), così come per le strutture dell’edilizia e per il loro ordinamento spaziale. Ordinamento che dovrà seguire parametri funzionali precisi e completi, ivi compresi quelli spirituali. Parametri questi ultimi che potranno dare una nuova “venustas” agli spazi dell’avvenire, risolti con la materia elementare del verde, della Goethiana campagna aperta, del cielo e della luce. Anche l’edilizia cioè, quando sarà produzione industriale in serie, come oggi le auto, potrà avere una sua nuova bellezza. La urbanistica infine dovrà creare nuove strutture per gli insediamenti umani, sostanzialmente diverse da quelle attuali. Poiché le dimensioni del mondo su cui essa sarà chiamata a operare saranno radicalmente mutate e le leggi rigorose e precise dei grandi numeri interverranno definitivamente………….. Abbiamo così esaminato la voce “Architettura” e cercato di intendere i suoi contenuti, così diversi nel tempo, così distanti nelle prospettive future, da quelli che si perdono nella storia lontana. Questa voce rimane pur tuttavia, e rimarrà con un fascino antico e misterioso, con un prestigio magico, che non dovremmo mai scalfire, specialmente nella sua ossatura etica, cioè nella rettitudine e nella decisione del fare e del pensare. Questo obbligo lo abbiamo particolarmente noi, perchè l’architetto rimane sempre un uomo che ha il suo da fare fra i più stimolanti e felici e che sembra avere la benignità degli dei, pure se sappiamo quanto Michelangelo avesse ragione dicendo dell’architettura “nessuno sa quanto sangue ci costa”.
Un abbraccio Giorgio M

 

Giulio ti invio due render di quelli che sono, forse, tra i nostri progetti migliori degli ultimi tempi. Il primo è il progetto per il Concorso del Nuovo Auditorium di Acilia che fu indetto da Alemanno. Naturalmente non abbiamo vinto ma è quello che secondo me si avvicina di più alla “profezia” di Moretti sulla trasformazione dell’architettura per adeguarsi, conformarsi ed essere al passo con i tempi in cui si realizzano le opere. Un atteggiamento che oserei dire “camaleontico”, ma assolutamente necessario per dare continuità al suo ruolo indispensabile.

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Nel Progetto dell’”Auditorium” c’è stata proprio la volontà di nascondere quella che siamo abituati a chiamare l’architettura tradizionale. La struttura dell’Auditorium ha praticamente un solo prospetto, una sola facciata con una Piazza davanti che è l’ingresso principale dell’Auditorium. Tutto il resto, cioè tutte le funzioni e le attività legate all’Auditorum sono coperte da un tetto verde, un Parco che diventa il vero protagonista legando con varie funzioni un’area molto più grande all’interno del quartiere. Io metterei questo progetto , ma ti lascio volentieri l’onere della scelta.

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Il secondo render invece riguarda il progetto di due unità per Alloggi Sociali/Housing, che saranno realizzati il prossimo anno a CastelPorziano nella Lottizzazione che stiamo portando avanti da quasi 10 anni. Siccome per le unità che hanno dato vita a questa lottizzazione, per vari motivi, dai costi, alle prescrizioni del Comune fino alle scelte dei costruttori, non ci è stato permesso di andare oltre una normale progettazione, per queste due unità abbiamo fatto un’ eccezione che sia dal punto di vista formale che da quello distributivo ci è stata concessa. Quindi abbiamo accentuato questa diversità formale/funzionale con il resto della lottizzazione, immaginando che queste due unità di Housing fossero due astronavi che venivano da un altro pianeta. Un “incontri ravvicinati del terzo tipo” de noantri alla romana.

Un’ultima cosa che vorrei dire in generale sull’architettura è che dovremmo finirla tutti di esprimere “giudizi”, come facciamo spesso, su una qualsiasi architettura solamente guardando una foto. E’ un errore di “superficialità” ed è anche una questione di correttezza che noi di “amate,” specialmente, non ci possiamo permettere.
Se riteniamo ancora valido il “Codice vitruviano” della Utilitas, Firmitas e Venustas che una qualsiasi architettura deve avere per essere considerata tale. Non possiamo esprimere giudizi di valore solo guardando una fotografia e quindi esprimendo una valutazione solo sulla “bellezza” che oltretutto è una cosa molto soggettiva e molto difficile da “codificare”.
Se consideriamo l’architettura come un mobile che si regge su tre piedi (Bellezza, Stabilità e Funzionalità), se viene a mancare uno qualsiasi di questi “piedi” il mobile crolla.
Quindi quando descriviamo un’architettura inseriamo anche dei parametri di riferimento su gli elementi costruttivi e strutturali e sulla “ideazione e distribuzione” degli spazi interni. Continuare a parlare solo di Bellezza è fuorviante e secondo me anche superficiale.
Un abbraccio e grazie

L’architettura spiegata in un disegno

11 Giugno 2017

Roberto Malfatti è uno che si esprime con i disegni. Non la faccio tanto lunga e gli faccio la domanda, secca.

A cosa serve l’Architettura?

Risponde così, secco.

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Potrebbe bastare. Potrei lasciare tutto così, senza parole. Ma io sono un gaffeur naturale, mi viene spontaneo, e non so’ mai se e quando è il caso di fermarmi, o stare zitto; del tipo che chiede che gli venga spiegata una cosa, per sentirsi rispondere che se quella cosa deve essere spiegata è inutile spiegarla.

Quindi insisto.

Pascali – Non dai molta speranza al povero professionista contemporaneo. La cattedrale era il social network del medioevo. Oggi come si spiega la cosa?

Malfatti – Non esistono poveri professionisti contemporanei, anche oggi esistono professionisti che ci aiutano a vivere meglio tramite l’architettura perché conoscono le necessità umane, l’importante è che comprendano il passato e lo sappiano rinnovare, la Mezquita di Cordova aveva questo significato.

Gioco, set, partita per Malfatti.

A cosa serve l’Architettura? la risposta di LPP

10 Giugno 2017

Nel chiedere in giro a cosa serve l’Architettura, pongo sempre un limite per così dire “programmatico”, dare una risposta in 30 parole. Non si tratta di un limite rigido, infatti, come si vede dalle risposte che ho pubblicato, il limite è stato abbondantemente superato.

I limiti sarebbero fatti per essere superati, direbbe qualcuno. Ma qui non siamo in questo caso. Il limite delle trenta parole per me ha il significato di spingere il mio interlocutore a fare uno sforzo di sintesi. La sintesi in questa maniera diventa un metodo di ricerca. Si dice che solo se sai descrivere quello che fai in poche parole allora sai veramente cosa fai. Se poi si trasgredisce questo vincolo non ne farei una tragedia, anche la ricerca è fatta di imprevisti e insubordinazioni alle regole, ma alla lunga mi pare che questa elasticità si stia trasformando in un alibi.

Così ho chiesto aiuto a chi in queste cose è un maestro: Luigi Prestinenza Puglisi. Questa è la sua risposta.

L’architettura serve a prefigurare il mondo così come vorremmo che fosse: è sostanza di cose sperate, secondo la bella intuizione di Edoardo Persico.

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