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L’Ordine che vorrei secondo Tellarini

16 Novembre 2012

Può sembrare paradossale, ma l’Ordine che vorrei … esiste già.

Mi correggo, non esiste realmente ma potrebbe esistere se solo le energie e le capacità delle migliaia di architetti che vi sono iscritti, confluissero in una sola direzione, filtrata e autogestita dagli iscritti stessi e “controllata” dall’Ordine articolato e organizzato per Commissioni, Comitati e Gruppi di lavoro.

Tutto questo sarebbe già possibile, anche se non regolamentato e imposto per legge. Me veniamo alle proposte dettagliate.

Occorre premettere che contrariamente a quanto si legge sulla stampa e a quanto divulgato erroneamente da taluni, dal 2005 in poi le cariche elettive di consiglieri e presidenti degli Ordini, hanno durata limitata nel tempo. Ogni mandato dura 4 anni e un consigliere può essere eletto solo per 3 mandati (max. 12 anni), e può essere nominato presidente solo 2 mandati (max. 8 anni). Quindi le “occupazioni” infinite degli anni trascorsi sono sul punto di cessare. Ultimo mandato possibile per gli “intoccabili” è il prossimo 2013-2017, dopo di ché necessariamente dovrà subentrare una nuova generazione, ed è proprio questo il punto su cui è incentrata la mia proposta: le nuove generazioni e il ricambio generazionale dei Consigli.

Altra premessa indispensabile è che la nuova riforma sulle libere professioni (DPR 137/2012), non è una legge specifica per gli architetti o per le professioni dell’area tecnica, ma riguarda tutte le libere professioni e ha necessariamente comportato misure di lunga gittata con norme che a volte, per noi architetti, sembrano incomprensibili ma che per altre professioni erano pertinenti.

Ultima novità introdotta dalla riforma, è rappresentata dalla creazione dei Consigli di Disciplina. Quindi la gestione dei nuovi Ordini si scompone in due “anime”: il Consiglio dell’Ordine che amministra tutte le attività ordinarie e ordinistiche, e il Consiglio di Disciplina che vigila, controlla e amministra la deontologia. Entrambe le anime convivono e appartengono allo stesso “corpo” costituito dall’Ordine. Tutto questo significa che fino ad oggi occorrevano 9, 11 o 15 consiglieri architetti, da domani invece, per la formazione dei due Consigli ne serviranno almeno il doppio.

La riforma quindi, già comporta e contempla l’apporto di molti più iscritti e tutti hanno durate di carica relativamente brevi. Per questa ragione è indispensabile che gli Ordini siano in grado di garantire e auto gestire un ricambio generazionale continuo, qualitativamente sempre più elevato e formato-informato.

Per attuare un vero rinnovo degli Ordini però, credo siano necessarie anche alcune norme e regolamenti che dovrebbero inevitabilmente riguardare tutta l’area tecnica (geometri, periti, ingegneri, ecc..), e che dovrebbero riguardare sia le definizione delle competenze, sia il livello di formazione professionale (leggi riforma dell’Università).

Tralasciando queste problematiche che comunque hanno e avranno grande rilevanza per il futuro della nostra professione, proverò ora a formulare qualche proposta concreta.

L’Ordine che vorrei …

  • Deve ricoprire una nuova funzione istituzionale, più estesa e ricettiva verso le esigenze della libera professione, con una visione ampia e aperta a tutti gli iscritti. La sede dell’Ordine deve essere un luogo cui tutti gli iscritti possono accedere e usufruire degli spazi e delle attrezzature, compresi i servizi di segreteria, compatibilmente con la gestione ordinaria. All’interno dell’Ordine deve essere possibile costituire gruppi di iscritti che intendono promuovere e divulgare la figura dell’architetto e l’architettura, attraverso l’organizzazione di attività di qualsiasi genere, purché compatibili con l’istituzione ordinistica e con l’immagine della professione.
  • All’interno dell’Ordine deve essere possibile organizzare e gestire gruppi autonomi, favorire incontri tra vari liberi professionisti e consentire esperienze lavorative di gruppo, con laboratori “aperti” a tutti gli iscritti che intendono sperimentare forme di aggregazione e di collaborazione professionale con altri colleghi.
  • La gestione culturale e organizzativa dell’Ordine deve essere demandata ad una serie di Commissioni composte dagli iscritti – che vi hanno libero accesso – e che vigilano, controllano e stimolano l’attività del Consiglio dell’Ordine e verificano l’attività del Consiglio di Disciplina.
  • Le Commissioni devono essere coordinate da un referente del Consiglio (consigliere di riferimento) che deve fungere da collegamento con l’organo centrale, e devono avere mandato anche per curare eventuali rapporti con istituzioni ed enti esterni.
  • L’Ordine deve nominare e organizzare Commissioni di controllo inerenti materie normative, regolamenti edilizi e urbanistica, con mandato a trattare con Comuni, Provincie e Regioni che ne facciano richiesta. Le Commissioni devono anche svolgere attività di ricerca, di analisi e critica sulle materie di competenza.
  • L’Ordine deve essere in grado di fornire consulenze sui parametri di valutazione dei compensi, sui criteri di stima dei costi della progettazione e sulla costituzione delle STP (Società Tra Professionisti), favorendo la formazione e l’aggregazione di studi multidisciplinari.
  • L’Ordine deve f0rmare e organizzare appositi Comitati di consulenza e di ricerca sui “mercati” esteri in grado di fornire informazioni agli iscritti interessati a rivolgersi oltre i confini nazionali, per favorire e sostenere lo svolgimento della libera professione all’estero.
  • Il Consiglio dell’Ordine deve intrattenere rapporti con il CNA e la Conferenza degli Ordini, promuovere le Federazioni regionali degli Ordini e attraverso un’apposita Commissione, deve elaborare e trasmettere proposte di riforma e modifiche alle leggi che complicano con processi burocratici avulsi, lo svolgimento della libera professione e la progettazione.
  • L’Ordine deve tutelare la “professione” nel suo significato più esteso, garantendo il rispetto delle norme vigenti e intraprendendo tutte le azioni possibili per la tutela e la dignità professionale, compresa una stretta sorveglianza verso le violazioni di competenza.
  • L’Ordine – purtroppo – deve gestire con cura e con efficienza, la formazione continua degli iscritti, intraprendendo tutte le iniziative volte a facilitare l’accesso ai corsi, ridurre o ad azzerare i costi per la formazione.

La domanda che nasce da questa sorta di decalogo sull’Ordine che vorrei .., dovrebbe essere la seguente: ma quante persone servono per assolvere a tutti questi compiti?

È una domanda che ci riporta immediatamente all’argomento iniziale: la riforma prevede l’apporto di molti più iscritti rispetto ad oggi, e quindi l’ordinamento dovrebbe adeguarsi, adattarsi e cogliere l’occasione. Per questa ragione ritengo che l’Ordine debba prevedere e consentire l’accesso a tutti gli iscritti, e quanti più iscritti aderiranno alla gestione dell’Ordine, quanto meglio l’Ordine stesso assolverà alle sue funzioni. Con una differenza sostanziale rispetto allo stato attuale: se l’Ordine non dovesse funzionare, la colpa non potrà più essere imputata al Consiglio o al Presidente di turno, ma ricadrà sugli iscritti, tutti. Noi tutti, tutti gli iscritti sono l’Ordine ed è compito e obbligo morale di tutti gli iscritti, occuparci dell’Ordine.

Questa si, sarebbe una vera grande riforma auto determinata, e qui torno alla prima affermazione introduttiva: può sembrare paradossale, ma questo genere di Ordine sarebbe già possibile, se solo i Consigli degli Ordini lo volessero, se solo gli iscritti lo chiedessero, ove fossero ascoltati e accolti. L’attuale legislazione non impedirebbe alcuna delle attività e funzioni sopra elencate e dunque, cari colleghi, non dimenticatevi mai che l’Ordine siamo noi tutti insieme.

Ultima nota: se questo fosse un modello proponibile, perseguibile e attuabile da tutti gli Ordini, anche senza riforme e stravolgimenti, oggi sarebbe possibile dimostrare che gli architetti italiani sanno rinnovarsi, sanno auto rigenerarsi e sanno “leggere” e risolvere gli attuali problemi, anche tra mille incognite e difficoltà economiche.

Nota dell’amministrazione – qui trovate i precedenti contributi di

Marco Alcaro

Gianluca Adami