Archivio Autore

Dignità Autonoma di Progettazione

16 luglio 2015

E’ in scena a Roma in questi giorni DAdP – Dignità Autonome di Prostituzione, uno spettacolo fantasmagorico messo in scena da Luciano Melchionna su un format di Betta Cianchini e Luciano Melchionna. In questi giorni fino al 1° agosto, sono di scena a Roma a Cinecittà.

La formula si basa su un meccanismo semplice che risponde alla domanda: che valore dareste all’Arte?

dsc_0001_5

In base a questo semplice principio agli spettatori vengono consegnati 8 bei dollaroni (finti ovviamente) da spendere scegliendo tra gli oltre 40 attori che si propongono “prostituendosi” per convincerti ad andare con lui; lo spettatore sceglie l’attore che più lo ispira, insieme si spostano in un luogo separato dove l’attore svolgerà la sua prestazione, ma non prima di averne contrattato il giusto prezzo.

C’e da dire che la scelta è in qualche modo obbligata. Nella confusione (sarebbe appropriato dire nel casino) che si crea al momento della scelta, si rimane frastornati dalla diversità e dalla quantità di possibilità, delle quali in effetti si sa poco o nulla; si finisce per andare con il primo che capita o, (come avviene anche nella realtà) con quello che si conosce (il solito amico) oppure con quello che ti suggerisce chi ha già visto lo spettacolo (il solito passaparola).

Daltronde anche con gli architetti succede così, se non sei un’Archistar la maggior parte degli incarichi avvengono tramite gli amici e gli amici degli amici.

dsc_0019_5

Al momento della contrattazione sei costretto ad attribuire un valore al buio, senza sapere se la prestazione che riceverai sarà adeguata alle tue esigenze ed aspettative. Poco importa, perche in quel momento l’attore è li per te, ti sta offrendo il suo tempo e le sue capacità ed è giusto riconoscergli qualcosa anche solo per questo tempo perso; lui ti sta dedicando alcuni minuti della sua esistenza e lo sta facendo al massimo delle sue capacità; siete insieme in un ritaglio di mondo (tu lui e altri quattro sgangherati che è riuscito a raccogliere per strada); che valore daresti a questo ritaglio di vita?

Alla fine ci si rende conto che nessun attore va mai sotto il “minimo sindacale” (se volete scoprire quanto è, andate a vedere lo spettacolo). Se la prestazione sarà particolarmente gradita si fa sempre a tempo a dare qualcosa in più dopo……

Non è così che funziona anche nella professione? L’architetto non si ritrova a lavorare per clienti che non sanno nulla delle loro effettive capacità (al massimo un sentito dire….) e non è così che dovrebbe essere? che la prestazione del professionista dovrebbe essere pagata sempre e comunque, almeno un minimo?

Qui ci sta bene l’Art. 36 della costituzione: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”

dsc_0012_5

Lo spettacolo finisce in una grande baraonda collettiva all’interno di un tendone da circo, dove attori e spettatori si ritrovano insieme mischiati, mentre al centro si alternano cantanti, musicisti, pagliacci, ospiti e comparse; si finisce con il non sapere più qual è la nostra parte della scena; siamo noi ad applaudire loro oppure sono loro che applaudono noi? infatti alla fine dello spettacolo i “performers” se ne vanno all’improvviso lasciando gli spettatori soli nel bel mezzo della scena, tanto che ti viene il dubbio che sia venuto il tuo momento per salire sul palco. Invece no, in effetti è solo il momento di andarsene, non prima di avere salutato tutti all’uscita, da buoni fratelli e compagni di viaggio.

L’arte si paga, le cose che hanno un valore si pagano, la vita stessa si paga perchè è un valore. Questi saltimbanchi che si svendono al migliore offerente ce lo ricordano con allegra malinconia.

dsc_0022_5

dsc_0010_5

Siamo Architetti o mestieranti?

6 febbraio 2015

Andrea Cascioli con questo post “La formazione del fumettista”, con poche parole semplici e sintetiche risponde alla domanda su cosa sia importante per il suo lavoro.

Poche parole brillanti applicabili a qualsiasi professione di natura creativa.

“La forma mentis, è importante.
Non sentirsi bravi, è importante.
La narrazione, è importante.
Un fumettista, come uno sceneggiatore, come un regista, come un attore, è al servizio della storia.
Non dell’Arte, non dell’applauso, non del proprio ego; della storia da raccontare.”

Cascioli è un disegnatore, famoso per essere il principale disegnatore di Nathan Never, eppure le sue parole sono facilmente trasponibili al mestiere di Architetto, soprattutto quando si inserisce in quel perenne dibattito sulla differenza tra Arte e mestiere, che riecheggia sistematicamente nelle polemiche tra Architettura ed edilizia.

“Non sono un Artista, sono un artigiano.
“Ma chi decide cosa è arte e cosa è artigianato?”
a) La risposta pragmatica è: “Il mercato, lo decide”.
b) La risposta oggettiva è: “Il vocabolario, lo decide”.
c) La risposta soggettiva è: “Il gusto del lettore, lo decide”.
Dipende dai punti di vista, non ne esiste uno univoco nemmeno in medicina, figuriamoci per un argomento così pieno di variabili e di eccezioni.
Fondamentalmente però, direi che se ti provoca emozione, se sposta qualcosa nella Storia dell’Arte, se crea un precedente, se traccia un solco che altri seguiranno, l’artigianato diventa Arte.
Insomma, lo decidono coloro i quali ci seguiranno in futuro nel percorso artistico (in caso ce ne fossero, beninteso), non lo decidiamo noi, tantomeno oggi.
Mettiamoci l’anima in pace, perché anche se fosse lo sapremmo dopo molti anni.
Perdere tutto quel tempo ad aspettare una conferma non ha senso, il lavoro vuole tempi veloci, certezze attuali e compensi economici a breve giro di posta.
Siamo artigiani, fino a futura prova contraria che certificherà se siamo o non siamo stati Artisti.
Qualora ne fossimo attualmente convinti, saremmo già dei pessimi narratori, tutti presi dal pensiero di appartenere all’Arte e agli applausi, piuttosto che di essere al servizio della storia.”

Con poche parole quindi Cascioli sgombra il campo su una delle questioni più irrisolte della professione di architetto. Dove si colloca l’Architettura? che cosa fa di un professionista, un Architetto? La consapevolezza della irrisolvibilità del dilemma non può che portare ad un atteggiamento di umiltà nei confronti del mestiere. Siamo tutti mestieranti di qualcosa che forse domani qualcuno riconoscerà come Architettura.

Non c’è soluzione se non quella umile di ammettere la nostra perfettibilità. L’Architetto è un mestiere al servizio di altri obbiettivi. Quello che per un disegnatore è l’esigenza di narrare una storia, per l’architetto è il fornire risposte ad esigenze sociali e urbane attraverso il dispiegamento di forme e spazi; anche l’Architettura è fatta di una sua narrazione, dettata dalle esigenze di chi poi dovrà utilizzare quegli spazi e godere di quelle forme. Non è una posizione meramente funzionalista; anche l’estetica e l’invenzione creativa nascono per dare risoluzione ai bisogni ed alle esigenze urbane.

Non c’è atteggiamento corretto se non quello del miglioramento continuo, permanente, del proprio mestiere ma anche dell’idea stessa di Architettura che nel nostro mestiere intendiamo perseguire.

Se il nostro mestiere sarà degno di essere chiamato Architettura, lo si vedrà con il tempo; nel caso dell’Architettura potrebbero volerci secoli, fino a quando sarà possibile rileggere in maniera organica il continuum urbano inevitabilmente interrotto dalle nostre opere.

La narrazione in Architettura non è che un gioco di relazioni tra fenomeni urbani, sui quali spesso l’Architetto incide poco o niente.

Ecco allora proverei a trasporre in questa maniera:

La forma mentis è importante.
Non sentirsi bravi, è importante.
Le esigenze della città, sono importanti.
Un Architetto, come un politico, come l’impresa, è al servizio delle esigenze della città.
Non dell’Arte, non dell’applauso, non del proprio ego; ma della città da svelare.”

Ma chi decide cosa è Architettura e cosa è edilizia?”
a) La risposta pragmatica è: “Il mercato, lo decide”.
b) La risposta oggettiva è: “Il vocabolario, lo decide”.
c) La risposta soggettiva è: “Il gusto di chi utilizza la città, lo decide”.
Dipende dai punti di vista, non ne esiste uno univoco nemmeno in medicina, figuriamoci per un argomento così pieno di variabili e di eccezioni.
Fondamentalmente però, direi che se ti provoca emozione, se sposta qualcosa nella Storia dell’Arte, se crea un precedente, se traccia un solco che altri seguiranno, l’edilizia diventa Architettura.

Dodici – se la periferia viene raccontata da un fumetto

11 novembre 2013

dodici“Mi pare che la carta dell’ONU reciti tipo: <un quartiere ha diritto di essere chiamato tale quando ha una popolazione disposta a scrivere ‘NOMEDELQUARTIERE + REGNA’ in ogni angolo della città”

Così Zerocalcare (fumettista italiano) nell’ultima sua opera (DODICI) ci propone la sua definizione di quartiere.

“Rimango convinto che dopo ‘Forza Roma’ e ‘Viva la fica’ la scritta di senso compiuto più diffusa a Roma negli anni novanta fosse ‘REBIBBIA REGNA’. “

Rebibbia, per chi non lo sapesse è un quartiere romano, addossato alla Tiburtina, che prende il nome dalla presenza ingombrante dell’omonimo carcere.

Rebibbia è un quartiere dove non si arriva per caso, ci devi volere andare, ed è anche un quartiere, come tanti a Roma, frutto di evoluzione urbana caotica e incontrollata, privo di riferimenti forti; in bilico tra l’abusivismo anni ’70 e i quartieri modello INA-Casa. Qui vicino è stato realizzato il quartiere modello di Ridolfi e Quaroni, ma nemmeno questi pregevoli interventi hanno saputo dare al quartiere una identità urbana.

Rebibbia non è più neanche periferia: il centro si è allargato inglobando i suoi confini ma tenendoli debitamente fuori da sé. La Periferia è oggi molto più lontana. Il confine della città si misura ormai con il Raccordo (il GRA del Leone d’Oro). In mezzo però ancora molte zone faticano a trovare un senso o una identità. E quando cominciano a trovarlo, la sensazione di chi ci ha vissuto è che qualcosa si perda per strada. Ciò che prima era margine, territorio di emarginati ed esclusi, oggi comincia a essere luogo di “conquista” da parte di estranei: gli zombies immaginati dalla storia sono infatti, non a caso morti-viventi, figure ibride adatte ad un quartiere sospeso a metà tra il centro e gli estremi, incapace di sapere se vivere o morire. A contrastare l’imminente gentrification restano la presenza ingombrante del carcere e i suoi abitanti più fedeli; personaggi al limite tra il reale e il mitologico, che nel tempo hanno costruito l’identità stessa del quartiere. Nascono così nell’immaginario popolare personaggi come “er Paturnia”, bullo del quartiere, a cui viene accreditata niente di meno che la diffusione dell’aviaria in europa, deciso a salvare quel che resta dei superstiti perché Rebibbia “è il suo quartiere” e dopo anni di vessazioni, sente di portare il peso della “educazione” dei suoi abitanti: “nessuno pensa mai alla responsabilità sociale del bullo”. Oppure Ermete che difende eroicamente la sua casa dall’invasione preveggendo il complotto che sta dietro l’arrivo degli zombies: “questa non sarà mai una terra di fottute apericene. Quantevveroiddio Rebibbia non sarà il nuovo Pigneto!”

Un quartiere che, se privo di elementi e icone architettonici, non manca di crearseli. C’è il carcere che caratterizza il quartiere con la sua granitica lentezza, il suo ritmo lento, dovuto da chi sa di dover aspettare. Ci sono però anche luoghi e miti che nascono totalmente dalla fantasia popolare; luoghi come la piazza del Mammuth, dovuto ad una storiella inventata per rimorchiare, o come il Cristo di Hokuto, nato dalla ibridazione vandalica di una edicola sacra con il Manga di Ken il Guerriero.

Miti e luoghi che per resistere, hanno bisogno che qualcuno continui a raccontarli o a tramandarli, almeno finché qualche architetto/urbanista non decida di rappresentarli o di scoprirne il mistero radendoli al suolo.

I ragazzi protagonisti della storia alla fine fuggono via disillusi ma il racconto del quartiere resta, nascosto tra le pieghe di una storia di fantasia.

Amate l’Architettura REGNA!

Tutela del paesaggio?

25 ottobre 2013

Amministrazione comunale.

Ufficio tutela del paesaggio.

Un  professionista coscienzioso deve presentare una domanda di Permesso a Costruire per un immobile accessorio ad un altro che sta per essere ultimato.

Nella zona non sussistono vincoli paesaggistici. Il funzionario che seguirà la pratica del PdC suggerisce comunque di fare un passaggio “di cortesia”, a scanso di equivoci, per verificare che negli ultimi due anni (il tempo che è passato dal rilascio del precedente permesso) non vi siano state modifiche sostanziali al piano dei vincoli.

Il professionista un poco dubbioso ma animato dalla volontà di non dare nulla per scontato, va a trovare l’altro funzionario (che per comodità definiremo zelante funzionario); due stanze più in là.

Lo zelante funzionario tira fuori diligentemente la mappa dei vincoli paesaggistici dove in prossimità dell’area interessata è presente un vincolo di rispetto di 150 m da un corso d’acqua.

Lo zelante funzionario, quasi trionfante, sostiene quindi che si deve presentare la domanda di Autorizzazione Paesaggistica.

Il professionista coscienzioso conosce la zona e conosce il corso d’acqua, sa per certo che l’edificio è abbondantemente fuori da questa fascia di rispetto (ha già fatto costruire la strada di accesso che è lunga più di 500 m): si domanda come faccia lo zelante funzionario ad avere questa certezza senza nemmeno sapere dove si troverà l’immobile.

Comincia a preoccuparsi,
guarda meglio,
la scala è molto piccola,
cerca dei punti di riferimento,
trova una strada vicinale indicata sulla planimetria che coincide con l’area che gli interessa,
tira un sospiro di sollievo.

Fa quindi notare che il suo fabbricato si trova all’interno di un’area completamente bianca: “mi pare che non dobbiamo presentare alcunchè”, suggerisce.

“E no, dovete comunque chiedere un parere.” Controbatte lo zelante funzionario.

“Scusi ma non capisco, se non sussiste vincolo, posso tranquillamente dichiarare che non sussiste il vincolo nella relativa casella sul modulo SUAP; perchè devo richiedere un parere? la carta parla chiaro.”

“Eh, però vi trovate in prossimità della fascia.”

“E che significa in prossimità? c’è una misura, un algoritmo, una regola benedettina su quale mi possa regolare?”

(il coscienzioso professionista comincia a scaldarsi ma lo zelante funzionario non si scompone)

“Nessuna regola, siete li vicini e il mio parere è che dove chiedere il parere”

“Ricapitoliamo, lei mi sta dicendo che secondo la carta non sarei soggetto a chiedere alcuna autorizzazione, ma devo comunque fare una domanda di parere perchè c’è una fascia di rispetto in prossimità dell’area e lei decide autonomamente se e quanto influisce questa prossimità?”

“Si, esatto, ha capito perfettamente!”

“Ma perché dovrei fare questo?”

“Perchè cosi possiamo dirvi se ci sono prescrizioni.”

“Ovvero nessuna.”

“Certo, siete fuori dalla fascia.”

“Cioè lei mi sta dicendo che devo fare una pratica presso di voi per farmi dire che non è necessario fare una pratica. Ma cosa dovrei presentare? allego la documetazione insieme alla domanda di Permesso a Costruire che presento al Suap?”

“No non può passare dal SUAP”

“Perchè no?”

“Perche lei deve recepire il mio parere prima di presentare la domanda al SUAP, in maniera da recepire le mie prescrizioni, se dovessero esserci, nel progetto da presentare al SUAP.”

“Ma se mi ha appena detto che non ci sono prescrizioni?”

“Detto è morto, lei deve farselo dire per iscritto. Lo faccio per lei, daltronde lo sa che verba volant

“Scusi ma io sto completando un fabbricato 10 volte più grande proprio accanto a questo. Nella precedente pratica sono state rilasciate tutte le autorizzazioni, nessuno ci ha chiesto quella Paesaggistica e non ho avuto alcun problema.”

“Ha fatto male, doveva chiederla.”

“Sempre per farsi dire che sull’immobile non ci sono vincoli né prescrizioni?”

“Si”

“Boh che le devo dire, non capisco ma mi adeguo, mi toccherà avvisare il cliente che ci vorrà più tempo per il rilascio del Permesso ma se serve per stare tranquilli tanto meglio. Senta però io voglio fare le cose corrette mi dica come posso fare per regolarizzare anche la pratica precedente, come dice lei verba volant, non vorrei che poi il mio cliente si trovasse scoperto per colpa di un documento mancante: come posso fare richiedere un parere adesso anche per l’altro fabbricato?”

“No! non lo faccia! per carita!”

“No?!?”

“No, non faccia nulla. Sarebbe come fare una autodenuncia! Se lo fa poi dobbiamo chiederle di demolire l’immobile.”

“Hee?!”

(…)

la conversazione è stata temporaneamente sospesa in quanto il professionista coscienzioso dopo avere rischiato un infarto, si è fortunatamente ripreso, ma la reazione successiva, della quale vi risparmiamo i dettagli, ha seriamente preoccupato lo zelante funzionario, il quale ha ritenuto più saggio allontanarsi zelantemente dalla scena dei fatti.

Dobbiamo infine doverosamente informare i lettori del blog che la vicenda ha avuto un lieto epilogo: il professionista coscienzioso ha verificato meglio le normative è ha saggiamente deciso di procedere senza richiedere alcun parere. Il Permesso è stato regolarmente rilasciato senza nessuna obbiezione (almeno su questo aspetto) mentre il fabbricato è stato felicemente completato per la gioia del cliente finale.

“Poi dice che non ci tutelano”

17 settembre 2013

– Hei tu!

– Chi io?

– Si tu! Tra colleghi ci si da del tu, non lo sapevi?

– Si, ma chi ti conosce?

– Piacere sono l’architetto Caio e mi devi dare ottocento euri.

– E perchè?

– Perchè lo ha deciso l’architetto Tizio.

– E chi è?

– E’ l’amico mio che mi ha dato il voto. Tu hai votato?

– Emm, no.

– Ecco, bravo! anzi super bravo, che magari davi il voto a qualcun altro e mi toccava faticare il doppio per essere eletto. Lo sai quanto è difficile convincere una persona ad andare a votare? convincerla a darti il voto poi. Non si può mai sapere cosa succede nel segreto delle urne, la gente è strana, tu gli dai 15 nomi, e loro cosa fanno, ti cambiano le cose, fanno di testa loro e votano qualcun altro: sapessi che litigate tra gli eletti. Invece tu sei stato in gamba, te ne sei stato buono buono a casa e hai lasciato che fosse Tizio a decidere per tutti. Grazie!

– Si ma così non mi pare molto giusto.

– Oh, Oh, ora non mi si lamenti: non pianga sul latte versato e pensi a versare il dovuto.

– Che fa? mi da del Lei ora?

– Eccerto, quando riscuoto sono l’istituzione, sono io che decido quanto mi deve dare: e lei deve solo versare. Mica siamo sullo stesso piano noi.

– Vabbè ho capito, ma ottocento euro sono tanti.

– Che fa, si rifiuta? fa il moroso? invece di ringraziare, lo sa che potevano essere 1.000?

– Beh ma almeno mi dica cosa ci fa con questi soldi.

– Come che ci faccio!?! dove vive lei, questi soldi servono per tutelarla!

– In che senso?

– Se lei ha bisogno, noi la tuteliamo.

– Davvero?!? allora guardi, vengo proprio adesso dal comune…

– Emm, no, freni, freni. Le ho detto che noi siamo un’istituzione, mica possiamo fare nulla contro un’altra istituzione. Va bene la tutela, ma non esageriamo, ci sono delle regole da rispettare.

– Ho capito; allora guardi, devo sollecitare un pagamento da parte di un collega per quella pratica che gli ho portato avanti. Sono pure soldi in nero.

– Eh no! non ci siamo, che facciamo favoritismi? mica posso tutelare a discrezione io; le liti tra colleghi vedetevele tra di voi.

– Allora ci sarebbe quella causa con il cliente…

– Nemmeno; che facciamo gli avvocati noi? Siamo Uomini o Architetti? Senta, dia retta a me, per la sua tutela, quello che ci vuole è un bel corso.

– Un corso?

– Certo, lo dice pure la legge: per dimostrare di essere un vero esperto nel suo campo non deve fare altro che frequentare un corso; possibilmente il nostro.

– E io che credevo che per diventare esperto si dovesse fare esperienza. Cioè, lavorare.

– Come no? infatti qui di lavoro ce n’è tanto; guardi Tizio, ha scritto un sacco di libri, e noi glieli abbiamo pubblicati tutti.

– Mai letti

– Ma che dice? su alcuni ci abbiamo anche costruito un paio di mostre!

– Mai viste

– Lei è proprio un caso disperato, venga qui, approfitti, oggi inizia un corso che fa proprio al caso suo; lo tiene Tizio; il corso riguarda proprio la pratica di cui mi parlava.

– Quindi Tizio è un esperto di pratiche.

– Certo, ha scritto un sacco di libri in materia.

– Però a me serve qualche consiglio pratico, qualcosa di utile per il mio lavoro. Questo Tizio mi sembra che abbia una competenza molto teorica.

– Ecco, lo vede che lo conosce pure lei, venga venga; non si dimentichi di versare la quota di iscrizione al corso, mi raccomando;

– E no, scusami collega, secondo te, per poter dimostrare che sono esperto in una materia per la quale sono già esperto ma che non posso dimostrare di conoscere perché non riesco a farmi pagare se non in nero, dovrei frequentare un corso su un argomento che conosco già magari rinunciando a lavorare su quello stesso argomento?

– emm, si.

– allora sai che ti dico? che il corso me lo vado a cercare da solo e decido da solo se il corso è idoneo alle mie esigenze. Ciao.

– Da non credere; poi dite che non vi tuteliamo…..

Nel 2009 gli iscritti all’Ordine di Roma aventi diritto al voto erano 16.174.

Alle elezioni parteciparono 2.324 votanti: ovvero il 14,3% del totale.

L’85,7% preferì evidentemente restare a casa (o a studio) ritenendo (forse a ragione) che non ne valesse la pena; non era il caso, in fondo cosa sono 4 annualità di iscrizione (più di 800 €) nel bilancio di un’architetto?

Oggi gli iscritti all’Ordine aventi diritto al voto sono 17.531;

Oggi si sono candidati per il rinnovo del consiglio ben 108 candidati.

Oggi puoi scegliere.

Oggi puoi cambiare.

Amate il cambiamento!

Colosseo quadrato svendesi

21 luglio 2013

Lo stato si sa, piange miseria da tutte le parti.

Evidentemente presso l’Ente Eur non è proprio così. L’ente Eur, che tra una vicenda giudiziaria e la necessità di coprire buchi milionari per completare la Nuvola, sembra navigare in acque talmente tranquille da potersi permettere di cedere i propri gioielli per un tozzo di pane, senza preoccuparsi minimamente se il valore reale del bene ceduto corrisponda al miglior prezzo oppure no.

Una storia che lascia esterrefatti; come il caso del restauro del Colosseo affidato a Della Valle, quello che lascia perplessi non è tanto il valore assoluto degli importi in gioco (difficili da valutare oggettivamente quando si tratta di patrimonio culturale), quanto la sistematica assenza di procedure chiare e trasparenti mirate proprio ad assicurare al pubblico le condizioni più vantaggiose. In poche parole una semplice gara.

Provate a immaginarvi la scena:

– pronto EUR?

– si, mi dica,

– che per caso avete disponibile un appartamentino, o un immobile di pregio, per farci una casa di moda per una società multinazionale? qualcosa tipo un affitto 4+4 tacitamente rinnovabile,

– guardi ho qui disponibili alcune opzioni: una torre appena sventrata in prossimità del laghetto; c’è da metterci le mani sopra per risistemarla ma il vantaggio è che può personalizzarla come vuole,

– uhmm, quella vicina alla Nubbe de fero? no, troppo trafficata, eppoi in queste ristrutturazioni non sai mai cosa ti puoi aspettare, magari mi ritrovo pieno di amianto, oppure mi tocca rifare l’impianto elettrico perché manca il salvavita,

– altrimenti un’area nuova nuova in costruzione nell’area del vecchio velodromo, c’è da aspettare un poco prima che finiscano i lavori però sarebbe un immobile nuovo nuovo,

– no, non mi ispira, a me servirebbe in tempi brevi, qualcosa in pronta consegna non c’è?

– aspetti mi faccia vedere, ecco, ci sarebbe un’occasione: un monovolume ampio e spazioso con vista sulla valle del Tevere, già pronto per l’uso, appena ristrutturato; molto luminoso e finestrato su quattro lati, lo utilizziamo ogni tanto per eventi culturali ma di fatto è disponibile quando vuole,

– ah, questo ultimo mi pare buono, e quanto me lo fate?

– boh, non so, non siamo abituati a fare valutazioni oggettive: sa, qui in genere ci basiamo sulla stretta di mano, si presenta l’amico del capo, si mettono d’accordo sul prezzo e fila tutto liscio; lei quanto può spendere?

– guardi non ho proprio idea, sa, sono francese, non sono pratico del mercato romano;  per esempio so che il Ponte Vecchio a firenze lo mettono 100.000 € a notte,

– beh adesso, così su due piedi non è che possiamo fare questi paragoni. Lei pensi per esempio che sul sito dell’agenzia del territorio uno spazio commerciale in affitto in zona EUR è valutato tra i 27,5 e i 40 €/mq per ogni mese;

– così tanto? guardi io speravo in uno sconticino….

– ehee, sempre a chiede lo sconticino voi francesi; qui siamo un ente statale, praticamente siamo gli stessi che da una parte hanno aumentato le tasse chiedendo sacrifici a tutti quanti, mica possiamo rinunciare così facilmente ad una fonte di guadagno anche pochi spiccioli contano, pensi che abbiamo persino aumentato tutti i bolli arrotondandoli per eccesso,

– appunto, con questa crisi anche noi ricchi abbiamo i nostri problemi, sa, prima l’IMU da pagare, poi i bolli che si arrotondano; da qualche parte dobbiamo pur recuperare, la prego mi dia una mano,

– è difficile, eppoi lei non è quello che aveva un’opzione vicino al Maxxi?

– ehmm si in effetti sono lo stesso

– e allora perché non resta li, il Maxxi è una sede prestigiosa, un’occasione per dare ossigeno al museo e contemporaneamente creare ottime sinergie

– ma sa, anche li non è che ero convinto; intanto lei lo sa in Italia quanto è difficile realizzare una nuova opera: le amministrazioni non ti aiutano, e quando poi riesci ad avviare i lavori, ti si rivoltano contro interi comitati di quartiere: un inferno!

– ehee, la capisco anche su questo: non sa quante storie ci hanno fatto per il Gran Premio di Formla 1; per la nuvola di Fuksas e il Velodromo poi…

– quindi ora sto cercando qualcosa di già pronto, però vorrei anche qualcosa da non spendere una fortuna,

– guardi, proprio perché è lei potrei venirle incontro, chè tanto al ministero guardano solo le grandi cifre, non è che stanno a guardare tra 27 e 20, puntano dritti al fattore più alto. Facciamo cosi, metto sulla scheda che il manufatto è vecchio e le applico il valore minore, poi con tutte quelle finestre ad arco, segnalo che essendo pieno di spifferi si giustifica l’arrotondamento al ribasso, in un attimo è fatta. Le metto il Colosseo quadrato a 20 €/mq al mese e non se ne parla più

– fantastico! grazie, grazie; oh, mi raccomando, non è che poi ci ripensate? non è che poi arriva Pierre Cardin e mi soffia la cosa? quello già a Venezia, con le sue manie di grandezza ha combinato un casino, mica vorrete un’altro grattacielo?

– si figuri, noi i grattacieli all’EUR li abbiamo già affidati a Purini; può dormire sonni tranquilli, arrivederci

– è un piacere fare affari con voi, arrivederci

Consumo del suolo – buone notizie. In teoria

2 aprile 2013

Prima delle elezioni Openpolis aveva lanciato questo “giochino” che permetteva di confrontare la propria posizione sui temi più dibattutti nella campagna con la posizione dei principali partiti candidati. 25 proposte a cui si poteva rispondere tra 6 opzioni da Molto favorevole fino a Molto contrario.

Il giochino riportava la tua posizione graficamente alla fine del test.

Tra le domande poste, una è particolarmente interessante per gli architetti:

“Fermare il consumo del territorio, bloccando la costruzione di nuove aree urbanistiche, commerciali o industriali per puntare sul recupero di quelle già esistenti, tutelando i terreni destinati all’agricoltura”

Ancora più interessante la statistica delle risposte che potete trovare qui, dalla quale si evince che l’88.8% delle persone che hanno partecipato è favorevole a fermare il consumo del suolo.

Queste statistiche lasciano il tempo che trovano, ma se poi vediamo che ad eccezione del Pdl (che si dice tendenzialmente contraria) tutte le formazioni politiche si dichiarano favorevoli allo stop.

Dobbiamo dedurre che nell’immediato futuro assisteremo ad un drastico arresto delle nuove costruzioni in aree “vergini”?