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IL SEGNO DEL TERREMOTO Due anni dopo …COMUNITÀ di DESTINO. Castelsantangelo sul Nera (MC)

3 novembre 2018


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Il progetto “IL SEGNO DEL TERREMOTO. Due anni dopo …” è nato dalla collaborazione tra le Associazioni Onlus Diatomea e Amate l’Architettura, in occasione della cerimonia di Consegna delle S.A.E. ai 40 nuclei familiari aventi diritto, avvenuta il 24 marzo 2018 nell’area di Piazzale Piccinini a Castelsantangelo sul Nera.
Lo scopo del progetto è quello di non smettere di raccontare la situazione a due anni dal sisma che ha colpito la Regione Marche, e di continuare a farlo attraverso le parole della Comunità che è tornata a vivere nei propri luoghi, dopo essere stata, per più di un anno, dislocata lungo la costa adriatica o costretta a vivere all’interno di roulottes.
Esemplare è il lavoro svolto da Mauro Falcucci, Sindaco di Castelsantangelo sul Nera, che non ha mai smesso di lottare per il proprio territorio e per la propria gente, così come lo è la dedizione, totale e costante, con cui l’architetta Anna Marzoli continua a sostenere e ad organizzare eventi per tenere viva la Comunità. A tal proposito, nel Quaderno si parla di due eventi ai quali le Associazioni hanno partecipato con grande spirito.
Il primo è la Mostra fotografica “Torno a Primavera: segni e tracce di Castelsantangelo sul Nera, comunità viva” a cura dell’arch. Anna Marzoli, organizzata all’interno dell’evento “Castel di Maggio” promosso dal Comune di Castelsantangelo sul Nera presso la Sala polivalente “Casa Amici del Trentino”, che è stata inaugurata lo stesso giorno della consegna delle S.A.E. e che è stata donata al Comune il 24 marzo 2018 dall’Associazione “Solidarietà Vigolana onlus” di Trento, dell’Amministazione Comunale di Altopiano della Vigolana, dall’Associazione “Pro loco” di Revò, dall’Amministazione Comunale di Revò e dalla Cavit Trento, come atto di solidarietà a seguito del terremoto che ha colpito la Comunità delle Marche il 24/08/2016.
Il secondo si è svolto in occasione della Giornata Nazionale del Camminare del 14 ottobre 2018 “Camminiamo per Castelsantangelo sul Nera. Camminiamo nel cratere” organizzata dall’architetta Anna Marzoli, che ha visto la partecipazione della FederTrek, per la quale ha presenziato ed è intervenuto Paolo Piacentini, Presidente Nazionale, e del Movimento Tellurico, per cui ha presenziato ed è intervenuto Enrico Sgarella, Presidente APS. Questo evento ha visto soprattutto la partecipazione di tutta la Comunità locale che, in linea con i principi per cui è nata la Giornata Nazionale del Camminare, ha contribuito a sostenere la diffusione della cultura del camminare attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini.

 

Le suggestioni personali e le interviste rilasciate tra le persone sono state raccolte nel Quaderno “COMUNITÀ di DESTINO. Castelsantangelo sul Nera”, di cui vi proponiamo la lettura digitale.

 

VERSIONE DIGITALE DEL QUADERNO

 

Le Associazioni onlus Diatomea e Amate l’Architettura, da sempre impegnate nel sociale, sono e saranno presenti sul territorio per continuare a contribuire nella divulgazione della situazione post-terremoto nei Comuni e nelle frazioni delle Marche.

 

Ringraziamenti speciali.

Si ringrazia per la collaborazione e per il contributo documentario:
Mauro Falcucci, Sindaco di Castelsantangelo sul Nera; Ovidio Valentini, Vice sindaco; Anna Marzoli; Fabio Facciaroni; Maurizio Pittana; Renato Taschini; Rita Bozzi; Gregorio Ceccarelli; Stefano Vernuccio; Mirella Gattari; Paolo Piacentini; Enrico Sgarella; gli abitanti di Castelsantangelo sul Nera per la loro disponibilità e gentilezza.

Diatomea – Quaderno di Arte, Architettura, Fotografia, Cinema, Musica, Letteratura

Diatomea.net è una piattaforma che nasce con l’intento di divulgare e promuovere l’Arte in ogni sua forma e contenuto, intesa “come espressione estetica dell’interiorità e dell’animo umano”. Vuole essere una finestra sul significato profondo che le espressioni artistiche e le attività svolte sul sociale hanno nella vita di ognuno di noi attraverso le nostre attività, svolte singolarmente o collettivamente. Gli ambiti in cui volge il nostro lavoro toccano le Arti visive, figurative e performative, e ci facciamo portavoce di esperienze, reportage e dossier che hanno avuto luogo attraverso il nostro lavoro, le nostre passioni e i nostri interessi.

 

di Raffaella Matocci e Monja Zoppi – 30 ottobre 2018

© Per i testi e le interviste: Raffaella Matocci
© Per tutte le immagini: Monja Zoppi – ©MjZ
Durante la realizzazione del presente Quaderno ci si è premurati di chiedere l’autorizzazione ai diretti interessati per l’utilizzo delle interviste rilasciate.
Nessuna parte di questo Quaderno può essere riprodotta con alcun mezzo senza l’autorizzazione delle associazioni Diatomea ed Amate l’Architettura.

 

 

IL SEGNO DEL TERREMOTO I vuoti urbani del Cratere MEMORIE SILENTI Castelsantangelo sul Nera (MC)

27 ottobre 2018

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Il progetto “IL SEGNO DEL TERREMOTO. I vuoti urbani del Cratere” è nato dalla collaborazione tra le Associazioni Onlus Diatomea e Amate l’Architettura, in occasione del Convegno “SISMA UN ANNO DOPO. Analisi, valutazioni e prospettive”, promosso dal Comune di Castelsantangelo sul Nera (MC), tenutosi presso la struttura polivalente, sede provvisoria del Comune, il giorno 11 novembre 2017.

Lo scopo del progetto è quello di raccontare la situazione ad un anno dal Sisma che ha colpito il Centro Italia, ed, in particolare, di farlo attraverso le parole della Comunità che era presente al momento delle forti scosse, avvenute il 26 ed il 30 ottobre 2016, e delle persone che, come atto di solidarietà, hanno cercato, sin da subito, di prestare i primi soccorsi.
Le suggestioni personali e le interviste rilasciate tra le persone sono state raccolte nel Quaderno “MEMORIE SILENTI. Castelsantangelo sul Nera”, distribuito alla Comunità e a tutti coloro che hanno partecipato al convegno, gratuitamente, e di cui vi proponiamo la lettura digitale.

https://issuu.com/diatomea.net/docs/a4dossier_terremoto_pa_memorie_sile

Grazie alla collaborazione dell’arch. Anna Marzoli, abbiamo ottenuto i permessi per entrare nella “Zona Rossa” del Comune di Castelsantangelo sul Nera e delle sue frazioni ed, attraverso lo sguardo della fotografa Monja Zoppi, abbiamo realizzato un reportage fotografico che è stato raccolto in un Video, trasmesso durante il convegno, che descrive, attraverso i segni ed i vuoti generati, la devastazione lasciata dal sisma.

“La fragilità è, di per sé,
attesa di speranza e
capacità di comprendere
i bisogni dell’altro.

Per questo la cellula germinale
della comunità non può che risiedere
nell’avvertire l’appartenenza
ad una comunità di destino.” 

 

VIDEO
https://www.youtube.com/watch?v=fME4-alNEyQ

Video realizzato da Raffaella Matocci; photo di Monja Zoppi  ©MjZ

 

Le Associazioni onlus Diatomea e Amate l’Architettura, da sempre impegnate nel sociale, sono e saranno presenti sul territorio per continuare a contribuire nella divulgazione della situazione post-terremoto nei Comuni e nelle frazioni delle Marche.

 

Ringraziamenti speciali.

Si ringrazia per la collaborazione e per il contributo documentario:
Mauro Falcucci, Sindaco di Castelsantangelo sul Nera, Anna Marzoli, Fabio Facciaroni, Gianfranco Mancini, Enzo Capasso, Maurizio Pittana, Renato Taschini, Andrea Di Franco, Angelo Cristiani e tutti gli abitanti di Castelsantangelo sul Nera per la loro disponibilità e gentilezza.

Per il quaderno “MEMORIE SILENTI. Castelsantangelo sul Nera”:
Tutti i testi e tutte le immagini sono coperte dal diritto d’autore.
© Per i testi e le interviste: Raffaella Matocci
© Per tutte le immagini: Monja Zoppi – ©MjZ
Durante la realizzazione del presente Quaderno ci si è premurati di chiedere l’autorizzazione ai diretti interessati per l’utilizzo delle interviste rilasciate.
Nessuna parte di questo Quaderno può essere riprodotta con alcun mezzo senza l’autorizzazione delle associazioni Diatomea ed Amate l’Architettura.

Per il video “IL SEGNO DEL TERREMOTO”:
Tutte le immagini sono coperte dal diritto d’autore ©MjZ

 

Diatomea – Quaderno di Arte, Architettura, Fotografia, Cinema, Musica, Letteratura

Diatomea.net è una piattaforma che nasce con l’intento di divulgare e promuovere l’Arte in ogni sua forma e contenuto, intesa “come espressione estetica dell’interiorità e dell’animo umano”. Vuole essere una finestra sul significato profondo che le espressioni artistiche e le attività svolte sul sociale hanno nella vita di ognuno di noi attraverso le nostre attività, svolte singolarmente o collettivamente. Gli ambiti in cui volge il nostro lavoro toccano le Arti visive, figurative e performative, e ci facciamo portavoce di esperienze, reportage e dossier che hanno avuto luogo attraverso il nostro lavoro, le nostre passioni e i nostri interessi.

 

Il segno del terremoto – Memorie – Dialogo con Anna Marzoli

4 febbraio 2018

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Intervistiamo l’arch. Anna Marzoli, appartenente, da sempre, alla co-munità di Castelsantangelo sul Nera.
“Ci troviamo sulle pendici del Monte Cardosa”, ci racconta visibilmente commossa, “che collega la parte di Norcia, Visso e Castelsantangelo. La faglia si trova sul Monte Vettore, il rilievo montuoso più alto del massiccio dei Monti Sibillini, situato al confine tra Umbria e Marche. Castelsantangelo sul Nera è il Comune nell’epicentro del sisma più danneggiato del Cratere, insieme a Ussita ed a Visso. Secondo i rilievi eseguiti, il 95% delle case è inagibile e vi è un’altissima percentuale di crolli totali e danni so-stanziali. Le case si sono polverizzate e dalle demolizioni non si può recuperare assolutamente nulla. L’amministrazione comunale sta avviando le messe in sicurezza delle strade per eliminare le situazioni di pericolo imminente, che sono dovute sia ai crolli per le continue scosse sia alle piogge. L’unico rumore che si sente da mesi il rumore dei cingoli”.
I primi containers si incontrano nella Piazza del Mercato, Piazzale Piccinini. Sono stati sede del Comune, chi vi lavorava ha operato, da Ottobre fino a Luglio 2017 in condizioni di disagio totale, freddo, gelo, caldo, pioggia.
Ed è qui che Anna ci racconta dei moduli doccia per i residenti accanto alla scrivania del Sindaco e a pochi altri funzionari del Comune.
Ci informa, inoltre, che, attualmente, sono aumentate le coppie di anziani tornate ai loro paesi di origine terminata la disponibilità di accoglienza degli alberghi sulla costa, sopraggiunta la stagione turistica.
Nel momento in cui dovevano riprendere una nuova abitazione hanno preferito farsi questi mesi estivi in roulotte perché ancora in attesa delle casette provvisorie.
La messa in opera dell’area Sae di Castelsantangelo sul Nera ha avuto numerosi problemi. All’inizio non era situata in questo luogo ma in un altro, successivamente ha subìto vari spostamenti ed ad oggi non è stata ancora completata.
La consegna è prevista a fine anno. Tra i residenti ci sono due architetti, proprietari del B&B Fonte dell’Angelo, che era un’antica dimora di fine ‘700 in parte crollata perché la struttura è implosa.
Da dentro si vede la parete interna con le macerie che arrivano fino alle finestre. Loro hanno scelto di rimanere, costruendosi da soli moduli abitativi per la loro vita privata, per lo studio, per l’operaio che li aiuta, rinunciando così alla SAE. Qui, ancora più che a Visso, la situazione di pietre non squadrate, arrotondate senza nessun legante, era ancora più diffusa.
Questo Comune aveva circa trecento abitanti anche se il fatto della presenza degli stabilimenti, quale ad esempio quello di Nerea, faceva sì che ci fosse una buona percentuale di giovani.
Durante la scossa del 30 Ottobre 2016 non vi era quasi nessuno, a differenza del 26 ottobre in cui c’erano tutti, radunati nel piazzale sottostante, ex sede del Comune.
Castelsantangelo sul Nera conta varie frazioni sui Monti, tra cui Gualdo, Vallinfante, Nocelleto, Rapegna, Nocria , Macchie, Spina di Gualdo. Tutti paesini minuscoli, piccoli borghi quasi disabitati; a Macchie viveva solo una coppia di anziani;a Gualdo una trentina di persone.
La maggior parte abitava a Castelsantangelo. La norcineria Alto Nera, altra attività economica di Castelsantangelo, con negozio verso la strada e le abitazioni ai piani superiori e dietro i laboratori, si è trasferita a Osimo e sta attendendo di ritornare in paese, perché la lavorazione della carne al mare non dà lo stesso standard qualitativo.
Le attività commerciali ,che torneranno nel piazzale a valle del Comune, saranno l’albergo Dal Navigante, situato nella frazione di Nocelleto, i due Bar che erano all’entrata del centro e la Norcineria Alto Nera. La deloca
lizzazione delle attività commerciali fa sì che questo sia un caso in cui il tessuto insediativo debba essere ripensato e ridisegnato, nonostante il tessuto urbanistico, composto da strade e volumi, sia ancora visibile. Attualmente le proposte di delocalizzazione sono al vaglio attraverso l’accettazione del Piano Attuativo.
La speranza resta quella di non ripetere gli errori del 1997, in cui le case ristrutturate, dove sono ancora visibili le piastre, si sono completamente sbriciolate nonostante si presumesse fossero state state messe in opera in maniera antisismica.

 

Foto di Monja Zoppi

 

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Il segno del terremoto – Introduzione

3 febbraio 2018

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Ci sono tanti modi per approcciarsi ad un viaggio, viaggio che non è solo sinonimo di partenza, spostamento ed arrivo.
Il viaggio è anche un percorso fatto di passi, suoni, profumi, sensazioni, impressioni.
Impressioni di una gior-nata estiva, iniziata all’alba.
Si parte in macchina da Roma verso alcune delle zone terremotate delle Marche, nello specifico Castelsantangelo sul Nera.

Il tempo è variabile, perfettamente in linea con la mutevolezza delle sensazioni che si hanno nell’ascoltare la voce narrante della memoria, Anna Marzoli, architetta di professione ed appartenente, da sempre, alla comunità che stiamo per incontrare.
“La nostra è un’Architettura molto povera”, ci racconta, “la cosa più importante, ora, non è la ricostruzione ma la ripopolazione.
Vi sono persone disperse. Siamo cresciuti con i terremoti, ma nessuno di noi ne rammenta uno così forte”
Disorientamento.
Forse è questo il sentimento più forte che si respira sentendo parlare Anna; ed è lo stesso che si prova entrando nella Zona Rossa di Visso, presidiata dall’esercito, lo stesso che trasuda dalle parole delle persone che incontriamo lungo il nostro cammino; persone che hanno deciso di rimanere e di rinunciare alla possibilità di essere trasferite lungo la costa Adriatica.

Questi sono piccoli Borghi, piccole realtà sovrastate dalla presenza, tanto protettiva quanto imponente, dei Monti Sibillini che li circondano.
“Queste sono persone di montagna”, dice Anna, “e chi nasce e vive nella montagna, non la abbandona” Eppure questi luoghi sono abbandonati, quasi totalmente.
E’ un deserto di macerie, di crolli, di oggetti rimasti bloccati in un contesto che non esiste più, che non ha più forma.
La natura sembra essere l’unica compagna: il rumore dell’acqua, il canto degli uccelli, il vento, i chiaroscuri delle nuvole che si infrangono sui tagli dei muri crollati.
Allora ti fermi.
Ti fermi a pensare che se la natura non cessa di vivere e di essere presente è perché sta parlando e sta dicendo che la vita di questi centri deve tornare al suo splendore. Deve per tante ragioni.
In primo luogo per chi è rimasto a difesa del territorio e per lottare.
“E’ troppo facile andare via”, dice un ragazzo del luogo, “che ci si mette! Basterebbe così poco.
Ma posso farlo? Posso abbandonare le persone che ancora vivono qui? Che hanno deciso di non andare via? No. Io non me la sento.”
Mi chiedo da cosa nasca la spinta così forte che anima queste parole.
Mi chiedo che nome abbia questo sentimento così assoluto che non lascia spazio a niente altro.
E’ senza dubbio la dignità di persone che vivono da un anno dentro una roulotte, che condividono tutto: il cibo, la quotidianità e la loro vita da quel 24 agosto 2016, giorno della prima scossa.
Paradossalmente giorno oggetto di ringraziamento perché ha permesso una prima evacuazione dai centri urbani e ha fatto sì che il 30 ottobre, alle ore 7.30 del mattino, le mura che sono definitivamente crollate, non abbiano travolto persone al loro interno.
“Qui non ci sono stati morti”, dice Andrea, un volontario che da un anno fa avanti e indietro da Roma per portare viveri e necessità di primo soccorso agli abitanti rimasti, “Nelle altre zone del cratere si piangono i morti, qui fanno paura i vivi”
“Perché?”, chiedo io, “Perché i vivi hanno voce ed hanno delle richieste ben specifiche da fare”, risponde immediatamente lui.
I vivi hanno voce.
E’ vero. Indiscutibile.
Di primo acchito non riesco a capire perché la voce dei vivi sia “scomoda” ma bastano poche altre parole e tutto diventa più chiaro, comincia ad avere un senso.
Il disorientamento che, nel frattempo, non ha smesso di accompagnarci, alla base di tutti i discorsi che ascolto, non è altro che il frutto del disorientamento delle istituzioni.
Non si sa ancora nulla in merito a cosa accadrà in futuro.
“Qualsiasi progetto si deciderà di fare, dovrà rientrare in un Piano di Recupero, come è accaduto per il terremoto del 1997 ”, ci racconta Anna, “tuttavia mancano ancora le perimetrazioni del cratere e forse ci vorranno almeno tre anni perché si possa parlare di un qualsiasi tipo di intervento”.
Quindi, un Piano di Recupero, ma non è sicuro. Deciso e volto a cosa? Non si sa. Ci saranno demolizioni e successive ricostruzioni? Non è dato saperlo.
Ma almeno si sa se verranno stanziati dei soldi? Probabile. Vengo a sapere che una parte del finanziamento è già arrivata.
Per far fronte a cosa nello specifico? Per gli alloggi temporanei.
Temporanei.
Altro termine che suscita disorientamento ed, allo stesso tempo, paura che sia tutt’altro che temporaneo.
L’unico appiglio che ho per non cadere anche io nel disorientamento più totale, sono le parole delle persone che intervisto.
Parole che hanno la stessa forza della voce della Natura che tiene ancora vivi questi luoghi.
Parole che anelano alla vita. Parole di dignità, di etica, di forte dolore ma anche di tanta speranza.
Loro sono il loro stesso punto fermo, il cardine da cui si potrà muovere tutto. Le parole dei vivi.

Grazie a tutti voi vivi. Grazie ad Anna, Fabio, Gianfranco, Renato, Marino, Andrea, Angelo e a tutte le persone vive di cui non conosco il nome ma che sono parte attiva della comunità.

Foto di Monja Zoppi

In contatto con Hadid

17 novembre 2016

UN PLASTICO TATTILE PER LA PERCEZIONE DELLO SPAZIO E PER PARLARE DI ARCHITETTURA

Una conversazione con Stefania Vannini e lo Studio ArchitaLAB.

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In occasione dell’evento che si è svolto al Museo del Maxxi a Roma. durante il quale c’è stato il posizionamento di un plastico tattile all’interno della hall, abbiamo avuto modo di porre delle domande a Stefania Vannini, curatrice del progetto.

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Come è nato questo progetto?

Accompagnando, sin da quando ha aperto il Maxxi, persone con diverse problematiche all’interno degli spazi molto complessi progettati da Zaha Hadid, mi sono resa conto che gli ausili e gli strumenti didattici che avevo pensato di utilizzare non potevano ambire a rendere ottimale l’esperienza che si fa percorrendo il Museo.

Mi sono resa conto che i non vedenti e gli ipovedenti, a causa della loro specifica disabilità, sono impossibilitati o comunque hanno grave difficoltà nella percezione dello spazio.

Da qui è nata la necessità di costruire un plastico tattile.

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E’ iniziato un lungo percorso di fan rating che si è concluso l’anno scorso con l’incontro con il gruppo di Club del Rotary, Inner Wheel Italia_Distretto 208 e con l’allora governatrice Bruna Moretto Volpato, la cui collaborazione è stata validissima perché, insieme, siamo riuscite a sensibilizzare tutte le socie di Roma, del Lazio e della Sardegna.

Tutte si sono appassionate al progetto quando abbiamo spiegato loro che intorno a questo plastico avrebbero potuto esserci sia vedenti sia non-vedenti e che tutti in questo modo avrebbero potuto avere una cognizione attuale e reale delle caratteristiche del Museo, considerato il fatto che le altre due maquette del Maxxi, che sono in collezione e che sono quelle realizzate per il concorso da Zaha Hadid, portano il ricordo di alcuni edifici che non sono mai stati realizzati.

Questo plastico adesso diventa la maquette del Maxxi, diverrà il “luogo dell’integrazione” dove potremmo, tutti insieme, capirne le forme ancor prima di entrare a visitarlo.

Ricordo che la stessa Hadid, passeggiando per il quartiere Flaminio, espresse la propria ammirazione per le architetture di Nervi ed essendo il Palazzetto dello Sport a pochi metri, il Maxxi costituisce un unicum tra due opere d’arte che permarrà nel tempo.

Il percorso “In contatto con Nervi”, che adesso è diventato “In contatto con Nervi e Hadid”, propone le esplorazioni tattili in entrambi gli edifici a partire dal Palazzetto e arrivare al Museo e questo potrebbe diventare un percorso tattile stabile.

Ho riscontrato un grande interesse per l’Architettura nelle persone con gravi disabilità.

Non essendo un architetto, ma una storica dell’arte, l’esperienza trascorsa qui e la possibilità di vivere i sei anni e mezzo di cantiere per la costruzione del Maxxi, mi hanno fatto appassionare all’Architettura. Ho pensato di sciogliere un po’ i tecnicismi e di raccontarla in modo informale ma soprattutto di far sì che se ne parli facendo incontrare diversi tipi di persone.

Il concept “In contatto con Nervi e Hadid” è un percorso nato per coinvolgere e parlare di Architettura in modo informale e diretto tra persone anziane, ragazzi, emigranti, rifugiati, persone con distinte disabilità. E così è avvenuto nelle tre sperimentazioni che fino ad ora abbiamo fatto e che ora diventeranno un’attività stabile dopo aver collaudato il percorso.

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Dove verrà posizionata la maquette?

La maquette verrà messa nella hall del Museo con una copertura al fine di proteggerla dalla polvere. In occasione delle visite e su prenotazione, la maquette verrà aperta.

Chiederò che venga prevista sul sito del Museo, la possibilità per i non vedenti di prenotarsi, di partecipare ai percorsi organizzati o anche, per chi non volesse parteciparvi, di avere la possibilità di fare l’esperienza tattile prenotandosi con tre/quattro giorni di anticipo.

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Una conversazione con gli archh. Mario Boni e Giampolo Barberi, fondatori di ARCHITALAB e realizzatori del plastico tattile.

Che materiali avete usato per realizzare questo plastico tattile?

Diversa entità di materie plastiche quali il Forex, il Polistirolo antiurto, il Plexiglass, il Poliuretano ad alta densità, materie poi tutte quante opportunamente verniciate con l’aerografo e con bombolette contenenti diverse percentuali di colori, al fine di ottenere i vari effetti.

In fase di montaggio tutti i pezzi sono stati tagliati con fresa a controllo numerico e con il laser da orafo, come per gli infissi, ad esempio, ché sono da 0,3mm. In questo modo abbiamo cercato di dare rilievo anche agli spessori minimi e, scegliendo di aumentare leggermente tutti gli spessori di riferimento, attribuendo un maggior rilievo a lesene, cornicioni ed infissi, abbiamo fatto in modo che nell’insieme fosse più leggibile tattilmente.

La parte più suggestiva è quella vista da sopra.

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Il livello tattile è solo percettivo o c’è anche una misurazione di temperature?

No, è solo tattile. L’esperienza ha luogo attraverso la percezione dell’utilizzo di differenti grane. Le superfici vetrate sono in plexiglass completamente liscio, il cemento è stato fatto con una grana fine, il ciottolato è stato fatto con una sabbia, il verde ha spessore diverso.

Differenti grane per ottenere diversi rilievi in modo da dare movimento e far percepire immediatamente i cambi di materiali e di situazioni progettuali.

L’illuminazione come è stata progettata?

Ci sono dei Led a luce naturale che non scaldano.

In realtà la luce che esce è un po’ più fredda ma questo perché, in aggiunta, sul plexiglass è stata passata una finitura bianco-ghiaccio con una bomboletta che opacizza e lo rende uniforme e che abbiamo passato su tutte quante le superfici trasparenti. In questo modo, traspare la luce e non i singoli punti di luce ed essendoci concentrati di più sulle forme del museo, escono fuori i volumi propri della struttura.10

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Abbiamo saputo che vi è stato chiesto di inserire come modulo una macchina in miniatura nell’intorno.

Esatto. E’ stata una bella idea che ci ha suggerito l’Ing. Umberto Emberti Gialloreti, diventato non-vedente da anni e non dalla nascita. Questa precisazione perché la macchina è un punto di riferimento dimensionale che loro hanno.

All’inizio avevamo pensato di inserire degli omini ma poi abbiamo pensato che avesse una superficie troppo esile di incollaggio quindi di difficile gestione nell’atto tattile.

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Il grande valore sociale fa di questo progetto il proprio punto di forza.

Finalmente io e tutti gli altri amici che sono qui presenti, potremmo renderci conto di quella che è l’opera dell’architetto Zaha Hadid”

parla Lucilla D’Antilio, fruitrice da anni del museo del Maxxi

Perché, per quanto noi abbiamo fatto svariate visite, un conto è toccare un edificio nelle sue dimensioni reali, toccare i muri, le pareti, le colonne, un conto è avere l’effetto d’insieme”

Chi ha avuto l’esperienza di non vedere sa che è impossibile avere l’idea di insieme di qualcosa che va oltre quello spazio che le mani possono toccare”

Per chi non vede, entrare in un Museo e poter fare una visita tattile accessibile è fondamentale perché noi non possiamo sfogliare dei libri o consultare delle riviste o vedere dei video. La nostra cultura artistica è accessibile solo attraverso le mani e queste iniziative ci danno la possibilità di com’è una struttura architettonica, che altrimenti non capiremmo.

Questo non solo ai fini di un accrescimento culturale, che è fondamentale per tutti, ma anche perché dà la possibilità ad un non vedente di accedere alla creatività artistica attraverso la realizzazione di plastici come questo”.

Se noi possiamo toccare,

siamo in grado di tirare fuori anche la creatività perché

le mani hanno una capacità di memoria

e così come apprendono

possono restituire creativamente”

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L’ARTE E’ DI TUTTI

Il PERCORSO “IN CONTATTO CON NERVI E HADID”

Stefania VANNINI, responsabile Ufficio Public Engagement

Pietro BARBERA, segretario generale del Maxxi

Margherita GUCCIONE, direttore Maxxi Architettura

Claudia REALE, ufficio mostre del MAXXI

Bruna Moretto Volpato, club del Rotary, Inner Wheel Italia_Distretto 208

Mario BONI e Giampaolo BARBERI, studio ArchitaLAB

Intervista a cura di: Raffaella Matocci e Lucilla Brignola, con Claudia Fano.

Foto di: Raffaella Matocci e ArchitaLAB.

Editing: Giulio Paolo Calcaprina.

STUDIO AZZURRO_IMMAGINI SENSIBILI – Passato nel futuro Una retro…prospettiva

18 aprile 2016

Palazzo Reale, Milano

VideoAmbienti. Luci d’inganni e Lucidi inganni.

Il primo spazio di VideoAmbiente in cui si entra ci porta al 1984, anno in cui a Palazzo Fortuny, a Venezia, prende vita la prima istallazione di Studio Azzurro concepita come un’intera scena totale, come un luogo del fatto e non solo della rappresentazione.

Il progetto è quello de “Il Nuotatore (va troppo spesso a Heidelberg)”, e lo spazio è definito da una prevalente luminescenza azzurra che avvolge lo spettatore e lo accompagna nella visione del percorso che fa un nuotatore, in cui il tempo è scandito da gesti ripetuti, affaticati ed infiniti, interrotti all’improvviso da cento microeventi della durata di pochi istanti,

gettati come una manciata di coriandoli nel corso dell’unico riferimento temporale possibile, il modulo di un’ora determinato dalla lunghezza massima del nastro”

Un ambiente saturo di colore azzurro.

Azzurro come il nome che lo Studio ha scelto di darsi 35 anni fa, Azzurro come un’entità, all’inizio astratta, che nel corso degli anni acquisisce identità e diventa, essa stessa, l’alimento che nutre il loro percorso progettuale lontano e svincolato dal sistema dell’arte tradizionale, Azzurro come

…”è Azzurra l’atmosfera creativa che avvolge il nostro lavoro.

Non identifica la solidità di un gruppo,

ma la leggerezza di una visione che ci accomuna e

che costruiamo giorno per giorno”

Il viaggio ha inizio.

Lo spettatore diventa “spett’attore”.

La mostra racconta una serie di progetti selezionati che hanno segnato la storia di Studio Azzurro dagli anni ’80 fino ad oggi. Ogni sala ospita un Videoambiente, interattivo a seconda del progetto presentato, ed una sequenza di tavole grafiche dove si leggono le idee progettuali da cui nascono i lavori eseguiti, da “Facce di Festa”, film di 60′ in 16mm presentato alla Rassegna L’altro Cinema Europeo a Venezia nel 1980, a “Sipario Elettronico” Ivrea 1985, continuando con “La camera astratta” Opera VideoTeatrale del 1987, “Il Giardino delle Cose” Milano 1992, “Il soffio sull’Angelo” Università degli Studi di Pisa 1997, e le più recenti “Le zattere dei sentimenti” Berlino 2002, “Tarocchi” una sezione della grande Mostra dedicata a Fabrizio De Andrè del 2008 e “Isse_Il Cerchio” studio per danza, gesti e narrazione video Milano 2015.

Questi, solo per citarne alcuni.

Immagini Sensibili. Ambienti sensibili.

Gli ambienti costruiti reagiscono alla presenza fisica ed ai gesti delle persone, avviando così un’esperienza interattiva che varia nel passaggio da una sala all’altra.

“Intorno alla metà degli anni novanta

abbiamo cominciato ad occuparci di interattività in campo artistico.

E’ stata una rivelazione.

Il ruolo del pubblico era già uno dei temi che fondava la poetica del nostro lavoro”

Una poetica che fonda le sue basi sulla socialità, un principio che la costruzione di un “luogo” fa sì che ci sia animando condivisione tra le persone che vi si approcciano, a differenza di una singola “postazione” che richiama, invece, l’individualità della propria esperienza.

Una poetica che incentra la propria ricerca sulle conseguenze che nascono dall’approccio del visitatore al luogo, dove è lo spettatore che con le sue azioni, crea l’esibizione dell’opera.

E’ il gesto diretto dello spettatore che spinge alla relazione tra le differenti azioni che intervengono nell’azione: il vedere, il toccare, il sentire.

“Il corpo e i suoi gesti tornano ad essere

mezzo effettivo di esplorazione dello spazio e strumento conoscitivo primario,

con cui accedere ad una consapevolezza e responsabilizzazione nuove

nei confronti dell’opera”

Tavoli_Perchè queste mani mi toccano?_Triennale Milano 1995

Tavoli_Perchè queste mani mi toccano?_Triennale Milano 1995

Coro_Mole Antonelliana Torino 1995

Coro_Mole Antonelliana Torino 1995

Io non mi lascerò calpestare,

dice il pavimento della sala di Maat,

poiché sono silenzioso e sacro.

Inoltre io non conosco

IL NOME DEI TUOI PIEDI

che si apprestano a calpestarmi.

Parla dunque!

Libro dei Morti degli Antichi Egizi

La mostra si chiude con un nuovo progetto creato apposta per questa esperienza a Palazzo Reale.

La VideoInstallazione interattiva per specchi sensibili è ambientata nella Sala delle Cariatidi e prende il nome di “Miracolo a Milano“.

In questo “ambiente sensibile” lo spettatore, una volta giunto davanti ad uno dei quattro grandi specchi installati, vede, dopo pochi secondi, la sua immagine sparire per far posto a quella di una persona che gli racconta una breve storia della propria vita, a un “Portatore di Storie”.

Questa volta non è lo spettatore che decide a chi rivolgersi o su cosa interagire, ma è la casualità dell’identità della persona che appare che stabilisce l’interazione, così come l’imprevedibilità del cambiamento di vita di alcune persone che, in un tempo di crisi come quello che stiamo vivendo, si sono trovate a far fronte a necessità basilari che prima facevano parte dello svolgersi naturale all’interno della propria condizione economica ed esistenziale.

Miracolo a Milano_Palazzo Reale Milano 2016

Miracolo a Milano_Palazzo Reale Milano 2016

E’ questo il motivo per cui una volta finito il racconto, la persona che parla si sente quasi alleggerita della propria confidenza fatta, e, con un salto, si solleva verso l”alto fino a raggiungere il cielo.

Esplorazione, incontro, interazione, ascolto, osservazione, empatia, curiosità.

C’è tutto in questo viaggio esplorativo,

in questo “salto nel sogno del possibile“…

Foto e riprese dei filmati: Raffaella Matocci
Editing: Giulio Pascali