Archivio Autore

Architettura: quale futuro?

4 novembre 2011

Dopo il mese di marzo e quello di aprile, trascorsi entrambi alla ricerca di elementi architettonici notevoli sul territorio, tra Haarlem ed Amsterdam, nel mese di maggio ed in quello di giugno mi sono dedicato a seguire una serie di dibattiti, ad Amersfoort, ad Almere, ad Utrecht, ad Amsterdam: l’Olanda si sta muovendo alla ricerca di nuove figure professionali, di nuovi mestieri, e da ogni dove vengono lanciati stimoli per uscire dalla crisi. Bene.

Ricordo ad Amersfoort, per esempio. Durante la prima parte del symposium, organizzato da Sfa (Stimulering fonds voor Architectuur) si parlava del ruolo dello stedenbouw, cioè dell’urbanista, che in questa nuova società, sempre più evoluta, deve per forza cambiare, perchè deve prestare ascolto alle nuove esigenze della collettività, a tutti gli attori che intervengono nella nascita di un nuovo quartiere e nello sviluppo della città. Tra l’altro questo dibattito era stato organizzato in uno studio professionale, in un capannone che faceva parte di un più grande intervento di riqualificazione dell’Oliemolenkwartier, antico mulino industriale, intorno al quale si stanno moltiplicando edifici residenziali, nati proprio per riqualificare la zona.

Nella seconda parte del dibattito Guido Wallach, di Imbo (già incontrato durante l’esperienza di NWA, realizzata nel 2010 in collaborazione con il Ministerie van VROM) ci parlava degli spazi pubblici connessi alle residenze, ma in particolare di quegli spazi favoriti dall’iniziativa privata (Cpo). (Dobbiamo ricordare fra l’altro che in questo caso l’iniziativa privata si avvale delle più avanzate sperimentazioni, come nella casa totalmente in legno, citata nel precedente articolo).

Egli ci ricordava le nuove forme di aggregazione date dall’adattamento del soggetto costruttore al mercato esistente: in Olanda infatti il mercato delle costruzioni è gestito per l’80 % dal governo, che sovvenziona le imprese di costruzioni (ci sono dei fondi all’uopo destinati) e per il restante 20 % dall’impresa privata, concentrata nella zona del Ranstad e ad Almere. Il suo discorso passava quindi a descrivere il ruolo dell’opdrachtnemer, una nuova figura, intesa come collettività, che trova dentro al mercato le soluzioni adatte a proporsi per la realizzazione degli interventi edilizi, proprio come i BOUWGRUPPEN, diffusi in Germania ed in Belgio, citati in una conferenza del NAI a Rotterdam che abbiamo seguito a febbraio (bouwgruppen & Collaborative developement, www.nai.nl). Bene.

Ho già descritto ampiamente quello che è accaduto ad Almere, dove mi colpiva più d’ogni altro l’aspetto normativo nella realizzazione della Bouwfabriek, il nuovo quartiere a sud-ovest della città: una serie di linee guida (i kavelpassporten) danno infatti le principali regole da seguire per costruirsi una casa, a seconda delle proprie esigenze, prestando molta attenzione ai criteri del risparmio energetico e della bioarchitettura. Bene.

Un altro aspetto che sono riuscito a cogliere da questi spunti è quello della partecipazione, che pure avevo toccato con mano nella mia esperienza romana al primo Municipio, con la Casa della Città. Mi sono già espresso sul fallimento di quell’esperienza; ad Utrecht si è trattato di un altro tipo di partecipazione: non solo una partecipazione relativa alla strategia, ma anche uno scambio di idee, concrete, per la realizzazione del Dynamisch Stedelijk Masterplan. Bene.

A marzo infatti ho lanciato tramite internet, come appartenente al gruppo Home Made, una proposta per l’utilizzo di una delle tredici aree scelte dal Comune per l’avvio di un processo partecipativo. All’iniziativa hanno aderito moltissimi utenti, ognuno con un suo progetto, che consisteva nella realizzazione di un collage o di immagini e disegni. A queste proposte hanno fatto seguito numerosi commenti, pubblicati sulla pagina web del Comune di Utrecht e dopo un attento esame delle idee più originali, recentemente nella nuova sede del Comune progettata dall’architetto Eric Miralles se ne è parlato. L’introduzione del dibattito descriveva in linea generale le proposte, e poi le analizzava schematicamente, in base ad una volontà programmatica, mirata cioè a trovare all’interno di esse il fattore temporale: quindi ne faceva una classificazione in base ai tempi, ai costi ed alle necessità di intervento.

Seguivano proposte specifiche di associazioni particolari, come ad esempio quella dell’associazione dei fietsers (ciclisti), che descriveva una serie di percorsi che connettessero tutte le reti di piste ciclabili, in modo da far si che anche intorno al centro storico la bicicletta potesse diventare una valida alternativa all’automobile (per paragoni e confronti vedi articolo Critical Mass). Oppure l’esempio del Rootsord, dove le vecchie unità destinate ad uffici saranno trasformate in residenze: durante l’esposizione  veniva mostrato l’esempio di Zurigo, dove una zona ad uffici è stata convertita proprio in residenze, e gli spazi di connessione sono stati trasformati secondo criteri di bioarchitettura, con materiali ecosostenibili e soprattutto privilegiando il verde.

Molta attenzione naturalmente è stata posta all’aspetto economico: il Comune non ha soldi, e sta perciò cercando di indirizzare le poche risorse disponibili su processi consolidati: la cosa che più mi ha colpito dell’altra sera è che l’assessore ha detto: dobbiamo copiare! Evidentemente non c’è il timore di venire sgamati, e l’osservazione di processi ben riusciti viene presa a modello. Bene.

Ed un modello per il futuro diventa anche il riutilizzo degli spazi destinati ad uffici, non solo ad Utrecht, ma anche nelle altre grandi città: il compito dei membri di Home Made è proprio quello di cercare ciascuno nel proprio territorio iniziative e spunti per l’attivazione di processi, vuoi costruttivi, vuoi partecipativi, con l’interessamento di Corporazioni di abitanti od il convolgimento di Provincie e Comuni: sono stato perciò recentemente ad un’esposizione al Centro di Architettura di Amsterdam, l’Arcam.

Questa mostra, descritta sul sito www.temp.architecture.urbanism descrive cinque tipi di attività edilizie, che possono essere svolte nelle varie aree in oggetto, in base a differenti tipologie di interventi: UNBUILD, URBANS PIONIEERS, INSTANT CITY, PARACITY e LAISSEZ FAIRE.

Ciascuno di questi interventi interessa un’area diversa: SLOTERDIJK, ZEEBURGER EILAND, HOUTHAVENS, NIEUWE WEST, JORDAAN, e per ognuna vengono descritti vari esempi nel mondo (cito solo, perchè ci sono stato personalmente, il quartiere Soho, a new York, paragonato al Jordaan, quartiere industriale popolare che è diventato molto trend grazie all’apertura di locali ed al recupero di un tessuto sociale abbandonato, un pò come a Roma l’Ostiense). La mostra tra parentesi si chiamava leegstand kantoren (uffici vuoti), e su internet c’è una pagina dove è aperta la discussione sul riutilizzo di queste aree. www.amsterdam.nl/kantorenloods.

Le aree ad uffici in disuso sono particolarmente adatte a questo tipo di trasformazioni, perchè l’investimento non è elevato, ci sono a disposizione fondi, ed il processo può partire. Bene

Mi vengono in mente ancora una volta le parole del Weethouder: dobbiamo copiare! Certo, detta così sembra banale, ma poi perchè? L’Olanda è un Paese all’avanguardia nelle sperimentazioni a tutti i livelli: l’altro giorno, alla Beurs Provada, una fiera dell’innnovazione all’Amsterdam Rai, ho incontrato persone disposte ad ascoltarmi, aperte ad ogni soluzione possibile pur di uscire dalla crisi.

C’erano corporaties, c’erano projectontwikkelars, tutti alla ricerca di opportunità per lavorare e far lavorare, sempre tenendo a mente che lo sviluppo non si può fermare: certo,lì c’erano imprenditori e manager forse poco attenti ai problemi della partecipazione e del riutilizzo delle risorse esistenti, ma secondo Home Made è proprio in quel segmento che possiamo trovare i soggetti interessati alle nostre proposte: noi vogliamo privilegiare gli spazi collettivi connessi all’iniziativa privata, e stiamo cercando a 360° gli attori del processo produttivo. Bene.

Quello che mi ha colpito di più in questo Paese, oltre naturalmente alla luce ed all’acqua dei canali, che allietano ormai da tre anni i miei giorni, è questa capacità di credere nel progresso, questa accelerazione sulla tecnologia, questa apertura alle novità, questa continua ricerca delle soluzioni possibili. Tutto questo apre ad un mondo diverso, dove è previsto lo sviluppo: un mondo dove vengono incentivati l’investimento e la ricerca, in una parola al FUTURO…un mondo dove mio figlio potrà nascere sano e sereno.

Europakwartier Est en Oost in OrganischeStedenbouw: nuove regole per costruire

12 agosto 2011

Ancora una volta ad attrarre la mia attenzione lo sviluppo della periferia come prodotto di un processo culturale che genera edifici e spazi studiati a misura d’uomo, dove è l’uomo, e non l’automobile, ad essere oggetto di una strategia studiata a tavolino, che produce strade che funzionano, edifici progettati non per essere  contemplati, ma per venire abitati, con tutti i servizi ad essi connessi, e piste ciclabili, scuole, supermercati, spazi di ritrovo, luoghi di una socialità che elevano la qualità urbanistica dell’intervento in oggetto.

Lo spunto per questa riflessione mi viene dalla lettura di un paio di articoli sulla rivista Architectenweb, che ho letto l’altro giorno sul numero di giugno, che mi arriva a casa. Nel primo di questi articoli è riportato il discorso integrale che l’Architetto Neuteling ha tenuto durante la presentazione alla Bouwfabriek, il 22 aprile scorso, al quale già avevo acccennato. Bene.

A questo punto vorrei collegare la descrizione del progetto di Almere con un discorso più ampio sulla periferia olandese, che sento profondamente diversa da quella italiana, ed attraverso spesso meravigliato di tanta perfezione: limiti, rialzi, curve a gomito, rotatorie, paletti, canali, piste

ciclabili e quant’altro…senza inventare nulla, ma semplicemente applicando le regole del movimento moderno. il 27 giugno, a Radio Onda Italiana ho intrvistato Lucia Proto, responsabile IDV donne Abruzzo, con la quale ho parlato proprio di periferia, ma con l’accezione più ampia che questo termine può avere, comprendendo infatti, oltre ai quartieri fuori città, il prodotto culturale di un’epoca, e l’espressione del moderno sentire.

Ecco, tornando all’architetto Neuteling, nelle sue parole si percepisce l’urbanistica olandese come il prodotto dei tempi che cambiano, e l’esperienza ad Europakwartier Oost come la risposta al problema dell’edilizia senza qualità, delle costruzioni che sostituiscono alla qualità la quantità, e che fanno della “ripetzione lo strumento base, proponendo per i nuovi edifici un sistema di produzione unico al mondo, dove lo scheletro in cemento armato di una casa viene ultimato in 24 ore”. Bene.

Ma cominciamo a parlare di Almere, dove l’architetto propone un ritorno all’antica stedenbouw: la sua è “un’urbanistica discreta, che rimanda a ciò che ancora non c’è; che lascia spazio ad inizitive su piccola scala di numerosi attori…” e ancora: “ci sono semplici regole, che per ciascun abitante sono le stesse, ma all’interno di queste regole c’è molta libertà: non c’è bisogno che ogni edificio diventi un modello…”, ma invece in ogni edificio viene inserito un mix di attività: abitazioni e lavoro coesistono, e fanno si che questa urbanistica, non solo sia organica, ma sia anche durevole. Viene presa in esame la possibilità, per esempio, di ampliare la propria abitazione, variandone al tempo stesso le destinazioni d’uso, generando così un processo dinamico, che varia nel tempo, e che può, di conseguenza, variare il volto della città tutta.

Neuteling descrive due momenti della sua esperienza professionale, le cui risposte hanno alla fine prodotto l’esperienza della Bouwfabriek.

Il primo ad Amsterdam, in cui il suo studio doveva disegnare una serie di abitazioni standard, nella zona del vecchio porto.

Qualche tempo dopo laconsegna del lavoro gli architetti avevano ricevuto infinite richieste di modifiche, molte delle quali aveva già elaborato, ma che poi erano state accantonate per adeguarsi alle esigenze dell’impresa. Il secondo momento a Rotterdam, dove gli architetti avevano proposto per la realizzazione di un intervento un soffitto di m 2,70, mentre l’imprenditore aveva ritenuto sufficiente un’altezza interpiano di m 2,40. Un pò di tempo dopo, tornati a casa dell’imprenditore, che intanto aveva costruito un attico, avevano notato che il soffitto era stato portato a tre metri, quindi ad un’altezza superiore a quella standard. Bene.

“La morale di questo aneddoto è che chiunque costruisca per se stesso sa preventivamente che cosa vuole e per quale qualità è disposto a pagare”.

Per dare una soluzione ai problemi descritti in questi due esempi il Weetouder (Assessore) Adrivan Duivenstein ha sperimentato con successo il Particulier Opdrachtgeverschap, cioè l’iniziativa privata alla piccola scala. E la rivelazione è stata che questo metodo ha funzionato, perchè così facendo il cittadino non ha più vincoli da rispettare: “…è responsabile del suo spazio, che non è più rappresentato solo dal suo piccolo lotto, ma è invece la città tutta”, il prodotto culturale di un’epoca, appunto! Bene.

Mi volevo soffermare un momento nel dettaglio sulle indicazioni suggerite da Neutelings e tornare sulla qualità della periferia di cui parlavamo all’inizio. Ad Almere, durante la presentazione, oltre a mostrare il plastico in scala 1:200 dell’intera area, distribuivano anche n.16 tavole formato A3 a colori, nelle quali venivano classificate le categorie del progetto urbanistico: dalla descrizione del territorio alla morfologia, dai sistemi alle tipologie adottate, dalle strade ai palazzi.

Nel discorso introduttivo l’architetto poneva l’accento sul metodo, completamente nuovo, adottato nella localizzazione delle varie attività, che veniva definito come durevole…venivano descritte poi le strade, a partire dal DREEF, largo m40, un vero e proprio viale alberato, che chiude tangenzialmente l’intervento e guarda verso ovest le dune, per proseguire con il BOULEVARD, largo m50, dove si localizzano i negozi, con il parcheggio antistante, e la pista ciclabile, larga m4, su cui affacciano i palazzi più alti, ed i FLAT, con un altezza massima di 24 metri. Parallela al boulevard corre la LAAN, larga 30m, su cui transitano anche gli autobus, e dove è anche consentito il parcheggio, mentre ortogonalmente corrono i KADE NOORD, ed a sud si trovano i KADE ZUID, le strade che affacciano sul canale (qui la differenza di larghezza è data dall’aspetto privato-pubblico del lungocanale, 24 e 10 metri), ed ortogonalmente corrono le STRAAT, larghe 18m, strade ortogonali sulle quali è consentito il transito a doppia corsia, ma non il parcheggio, che avviene invece su BENELUXLAAN. Bene.

Su ogni strada affaccia un tipo diverso di edificio; ne vengono descritti sette: il FLATGEBOUW, il RIJWONING, la HERENHUIS,  loSTADPALEIS, la VRIJSTANDEWONING, il TWEE- ONDER-EEN KAPWONING,  ed il WATERWONING, ognuno secondo un suo propio schema, ognuno secondo dei suoi propri limiti, che saranno gli unici a variare, e che faranno della città ancora da costruire un complesso di URBANISTICA ORGANICA. Nel disegno urbano molta importanza viene affidata ai palazzi d’angolo, le quinte, che servono a chiudere gli isolati, riprendendo in qualche modo il PLA’ CERDA per Barcellona del secolo scorso, e completando così il riferimeto all’antico. Vengono quindi definiti i lotti, che ad Europakwartier hanno una dimensione di multipli di 1,5 metri: m4,5 è infatti la larghezza minima, m12 la larghezza  massima: la larghezza del lotto su Europalaan è pari ad ¼ dell’edificio, per consentire una certa varietà nell’immagine dell’intero blocco dalla strada.

“Così facendo un vantaggio dell’urbanistica organica ad Europakwartier Est ed Ovest sarà che i lotti saranno più grandi degli edifici su di essi costruiti.” E questo per quanto riguarda il disegno della città.

Ma la novità di Europakwartier Oost en West è che per la prima volta in Olanda viene introdotta la pratica del particulier opdrachteverschap alla grande scala: la possibilità, cioè, per i privati, di costruire una casa rispondente alle loro esigenze, ed alle proprie tasche, magari insieme, in modo da poter risparmiare per esempio sugli impianti, o sui pannelli solari, ed in modo durevole, quindi prevedendo a livello normativo delle trasformazioni nel tempo. BENE.

Da ultimo una descrizione dei tempi di realizzazione degli interventi dimostra l’ulteriore convenienza insita nell’iniziativa privata: dai dieci anni stimati dal Comune per lo sviluppo di Homeruskwartier, l’ultimo grande intervento di urbanistica tradizionale ad Almere si passa ai tre anni per realizzare Europakwartier. Ecco quindi una che si configura una nuova frontiera dell’urbanistica, per una periferia che funzioni, fatta a misura d’uomo, ma che abbia anche una marcia in più, quella del CPO, che consentirà all’economia, ferma, di ripartire, essendo basata sul principio che l’unione fa la forza, e che l’unico modo per uscire dalla crisi è investire sulle risorse esistenti, per ottenere con il minimo sforzo il massimo risultato, anche nella definizione della periferia, intesa come il prodotto finale della cultura di un popolo.

Il modo di “fare urbanistica”

2 luglio 2011

Questa volta lo spunto per parlare di architettura (o di urbanistica, se preferite) mi è venuto dalla lettura, un pò più approfondita, di un libriccino, diciamo un “vadecumecum”, più che un catalogo, come lo chiamano qui, che distribuivano all’inaugurazione della Bouwfabriek, in Almere, il 23 di aprile scorso.

Bene. La brochure s’intitola Europakwartier west, dal nome della località dove si trova questa nuova urbanizzazione: dopo l’introduzione dell’assessore, una planimetria 1:50.000 riporta la suddivisione dei nuovi quartieri e del terreno libero, ancora da urbanizzare.

1

Quindi la planimetria sale di scala, si passa credo al 25.000 (la scala non è riportata in quanto non funzionale allo scopo, che è quello di rendere chiaro dove conviene di più acquistare una casa); uno schema individua i terreni edificabili rispetto alle varie tipologie, e l’inwoner, cioè l’abitante, viene guidato nella scelta dell’abitazione che più si adatta alle sue esigenze. Tra i vari soggetti che possono dare l’avvio ad un processo produttivo, naturalmente, sono contemplati anche bouwgruppen, cioè gruppi di persone che vogliono costruire la loro abitazione privilegiando gli spazi collettivi (Villa Overgooi): www.nextarchitects.com, oppure architetti che comprano al prezzo di mercato e rivendono ad un prezzo più elevato, comprendendo all’interno del plusvalore la parcella relativa alla loro prestazione. Bene.

Senza alcuna speculazione, questi architetti esercitano la loro fantasia nell’escogitare soluzioni che vanno di nuovo incontro ai bisogni dei cittadini, disegnando per esempio spazi che nel corso degli anni, con piccole modifiche, assumono uno nuova funzione, e quindi pianificando, a fronte di un consistente investimento iniziale, un forte risparmio a lungo termine: sto parlando dell’abitazione realizzata al  Kavel 401 per la famiglia Seggelen ad Homeruskwartier Oost: www.zwijsen.net, oppure variando le soluzioni all’interno di uno stesso schema: Parkvilla Homerus, www.lendersmorselt.nl , oppure ancora presentando diverse possiblità per uno stesso schema: www.factarchitects.nl, da notare che però qui gli architetti si sono affidati ad un’agenzia immobiliare: www.leukhuizen.nl. Bene.

Dopo aver individuato le sei diverse localizzazioni, la brocure descrive le diverse tipologie di abitazioni: si va dalla casa interamente sull’acqua (una sorta di woonboot), interamente rivestita di legno ad una casa vicino alla stazione, quindi più prossima al centro, rivestita di mattoni, oppure alle case che affacciano verso il bosco, oltre il canale o verso le dune, a nord, od a sud.

2

Ogni localizzazione è evidenziata in un riquadro, viene descritta con delle immagini a colori, a titolo di esempio, e rimanda sempre a delle regole ben definite, che vengono spiegate più nel dettaglio nei “kavelpassporten”, letteralmente passaporti per i lotti; questi si, veri e propri vademecum per la costruzione della città. Bene.

Segue una prospettiva a volo d’uccello con l‘indicazione schematica delle 6 nuove urbanizzazioni, e poi vengono riportate tutte le indicazioni da sapere prima di procedere alla costruzione, o meglio prima di comprare il lotto: dai costi, ai tempi ed ai modi di realizzazione, alle tecniche di riscaldamento, all’utilizzo dei pali di fondazione, o dei materiali fonoassorbenti più avanzati. Bene.

3

Nel precedente post parlavo di come mi avesse colpito questo modo di procedere, ribaltato rispetto al tradizionale sistema, che va dalla teoria alla pratica. Qui si sta parlando di creare un procedimento inverso, che prevede di scrivere il piano regolatore dopo aver costruito le case…qui sta la forza dell’idea, la potenza dello sviluppo, la nuova frontiera dell’urbanistica!

E scusate se è poco!

Quali valori: regole in divenire?

25 maggio 2011

Il 22 aprile scorso sono stato alla presentazione della Bouwfabriek ad Almere, il nuovo quartiere inaugurato dal Wethouder Adri van Duivenstein, alla presenza del sindaco e dello Stedenbouwkundige (un urbanista) Willem Jan Neutelings che si è occupato della realizzazione del Masterplan. Bene.

E’ stata un’occasione per capire un nuovo modo di fare architettura; è stata un’occasione per vedere realizzate opere dove è stato privilegiato l’uso degli spazi collettivi, che poi è il tema di cui mi sto occupando da più di un anno con il mio gruppo di lavoro, HOME MADE; è stata un’occasione per conoscere nuove tipologie dell’abitare, nuovi metodi di aggragazione, uovi sistemi costruttivi, nuovi regolamenti e nuove prospettive per gli spazi pubblici. Bene.

Tornato a casa, ed acceso il mio computer, ho trovato su internet un post del mio amico Architetto Alessandro De Sanctis, su di un’area destinata dalla Provincia di Roma a spazi pubblici: il paragone mi è venuto spontaneo: Alessandro mi chiedeva se qui in Olanda ci fossero spazi pubblici inutilizzati, che cioè non hanno una destinazione definita. Perbacco! Ci siamo esercitati tre mesi su di un’area libera proprio per studiarne una destinazione pubblica connessa alle residenze: abbiamo sviluppato il CPO, uno studio cioè sugli spazi collettivi (in Olanda lo spazio è tutto pubblico, o per lo meno pianificato su scala urbanistica, e per collettivo si intende quello spazio legato all’attività umana del ricrearsi, teorizzata dal Movimento Moderno…) Di più: ci siamo soffermati sul concetto di CPO+, dove quel+ sta ad indicare gli spazi pubblici legati alle diverse età dell’uomo. Per esemplificare direi: uno “speltuin” per i bambini dai 3 ai 13 anni, con tutti i giochi all’aria aperta, oppure un “muistuin”, per gli adulti dai 40 in su, o ancora un laghetto artificiale, una serra, una terrazza dove prendere il sole od una veranda dove ritrovarsi a parlare o a prendere il caffè, ed appunto ricrearsi. Bene.

Tornando ad Almere, alla manifestazione del 22 aprile era pieno di gente: c’erano architetti (architets), che vendevano i loro progetti, makelars (agenti immobiliari), che cercavano di accaparrarsi i terreni più a buon mercato per investirci, inwoners (abitanti), che cercavano di orientarsi alla ricerca di un’abitazione adatta alle loro esigenze, anche economiche. Bene.

Di seguito il sito: www.ikbouwmijnhuisinalmere.nl

Io ho seguito un paio di interventi: uno nel quale un timmermann (falegname), specializzato nella realizzazione di residenze di lusso, ci ha raccontato la sua esperienza, frutto della collaborazione con un Architetto nella realizzazione di una casa completamente in legno, tutta in materiale bioecologico. La mia prima impressione è stata positiva: ad Almere si stanno sperimentando varie novità:  vedi link

Gli architetti, per esempio, comprano i terreni ed offrono la loro prestazione adeguando il progetto alle tue esigenze, eliminando anche in questo caso il plusvalore dato dall’agenzia immobiliare. Ho visto per esempio su un catalogo progetti di case che si potevano modificare in funzione del numero degli occupanti, a fronte di una spesa irrisoria. E del resto casa……….. era disposta su due livelli, con la zona notte al piano di sopra, ma aveva un ingresso secondario per accedere ad un open-space inizialmente adibito a studio professionale, ma che un domani poteva trasformarsi senza grossi cambiamenti in una nuova unità abitativa. Ero incuriosito dal prezzo di costo di un’abitazione siffatta, e per farmi un’idea dal rapporto con l’Italia in generale e con Roma in particolare ho formulato la mia domanda: il prezzo di costo di quella casa si aggira sui 1.000 euro/mq. Bene.

Il fatto però che più di ogni altro mi ha colpito è che il Wethouder Adri van Duivenstein ha parlato di nuove regole per le costruzioni, che andranno scritte dopo la realizzazione della Bouwfabriek, invertendo quindi il processo legislativo usuale, che va dalla teoria alla pratica. Questa allora è la forza delle idee! Ricordo Neutelings, che nel suo discorso introduttivo ci raccontava come inizialmente fosse anch’egli incredulo rispetto agli spazi collettivi ed alla possibilità di sviluppare insieme agli abitanti un nuovo quartiere, ma di essersi reso conto con il passare del tempo che l’idea aveva un suo valore, da non sottovalutare…Bene.

Ricordo un altro workshop, di una abitante di Villa Overgooi, progettata da Next Architecten. La villa è una palazzina dove sei famiglie condividono tutti gli spazi comuni: ognuno ha una terrazza sua propria, ma poi gli spazi a giardino e tutto il terreno circostante la palazzina è destinato ad attività comuni: muistuin, speltuin e quant’altro. Bene.

Alla luce di quanto detto, credo sia evidente la differenza fra le regole che nascono dal basso, che sono frutto di un processo condiviso, e si adeguano alle esigenze del cittadino, e le regole calate dall’alto, che rappresentano dei vincoli (ossia strumenti coercitivi che nessuno spazio lasciano alla fantasia dell’uomo). Allora torniamo al discorso iniziale, su cui abbiamo impostato tutto il nostro ragionamento sui vincoli: qual’è il punto di partenza? E la domanda nasce di nuovo spontanea: perchè imporre un vincolo invece di costruire regole condivise dalla collettività? I vincoli possono costituire uno stimolo all’individuazione di soluzioni brillanti per superare i limiti ad essi correlati, ma non possono costituire l’unico punto di partenza, per di più inseriti nelle leggi che sono in contrasto con il comulne sentire, perchè altrimenti è logico che si instaura un meccanismo volto a scavalcarli ed a non rispettarli: L’ABUSIVISMO! In Olanda l’abusivismo non esiste, ma semplicemente  perchè non ci sono i vincoli…esiste invece un “schoencommissie”, commissione di bellezza, al vaglio della quale sono sottoposti tutti i progetti di modifica del territorio, che stabilisce che cosa si puà fare e che cosa no, ed ogni comune ha i suoi regolamenti, proprio come da noi! Bene.

Ora, potremmo stare a parlare per ore sull’opportunità di prendere esempio dall’Olanda per trovare un modo per uscire dalla crisi, ma sono convinto della forza delle idee, e dell’opportunità di partire da esse per superare i problemi. Una soluzione può certo essere quella di esplorare una terza via all’abusivismo ed ai condoni, prospettata da Alfonso Gambardella in un articolo sull’abusivismo apparso sul CORRIERE DEL MEZZOGIORNO (inserto di Napoli e Puglia del Corriere della Sera) del 24/02/2011. Per il resto chissà: chi vivrà vedrà!

Critical mass, spunto per una riflessione ed un confronto…

29 ottobre 2010

In Olanda non esiste la critical mass, intesa come punto di non ritorno, come momento di rottura che spezza un ritmo di vita insostenibile…in Olanda non esiste il traffico…cioè, il traffico esiste, ma è una fila, e le file le fanno i semafori, non altro! La bicicletta è la regina, e la macchina serve, ma non è indispensabile. Agli incroci ci sono spesso più di quattro semafori: c’è quello per le automobili, quello per i pedoni, quello per gli autobus, quello per le biciclette…spesso, quando il semaforo si trova in prossimità di un ponte, anche il semaforo per le barche: ognuno ha il suo tempo, ed ognuno ha il diritto di passare…

La luce si accende, la sbarra scende ed il ponte si alza: in Olanda non si può avere fretta: quando arrivi ad un semaforo non è che prendi e passi, no! E’ sempre meglio che guardi il colore: se è verde passi, se giallo stai attento, ma se è rosso è meglio che ti fermi, altrimenti rischi! Sembra banale a dirsi, ma invece no!

In Olanda non ci sono regole, o perlomeno ce ne sono, poche, ma tutti le rispettano!

Quando sono sbarcato ad Haarlem, due anni fa o poco più, mi meravigliavo che le strade avessero differenti limiti di velocità…poi ho capito! Perbacco, ma allora è vero…l’urbanistica esiste!!! Quello che ho studiato è realtà…funziona!!! Qui esistono, come da noi, le strade statali, però il limite è 50 o 60; esistono le strade provinciali, dove il limite è 80 o 100: è proprio così!! Poi, certo, ci sono le autostrade, dove puoi arrivare fino a 120…

Qui ci sono, come da noi, ragazzi che studiano le dinamiche di sviluppo del territorio, ma ci sono anche, e qui sta la differenza, uomini che da queste tendenze prendono spunto per creare degli spazi che funzionano, per stimolare dei fenomeni che, partendo dalla forza dell’ingegno umano, riprendono soluzioni che vanno incontro alle esigenze della collettività…

BENE

Lo spunto per questa riflessione mi è venuto durante l’ultimo soggiorno romano, quando, durante il viaggio per raggiungere l’aereoporto, ho incontrato una giovane psicologa che andava al lavoro con la sua bicicletta… Le ho chiesto come mai usasse il treno metropolitano per arrivare sul posto di lavoro, e lei mi ha risposto subito lamentandosi che su quei treni, utilizzati proprio per favorire il trasporto alternativo, non ci fossero carrozze per le biciclette. Andando avanti nella conversazione, Mery mi ha detto che per lei la bicicletta è un modo economico e salutare per muoversi, nonostante lo smog di Roma, mentre io le citavo le differenti distanze olandesi, fatte a modo ed a misura di bicicletta…in Olanda, le raccontavo, ci sono carrozze apposta per le biciclette, le strade hanno tutte la pista ciclabile, e persino i semafori sono fatti per le biciclette: basta premere il pulsante, che subito diventa verde…ma in Olanda ci sono anche tante “fietsenstalling”, case per le biciclette: veri e propri edifici dove la puoi lasciare anche a titolo gratuito…

Arrivato ad Haarlem ed aperta la posta elettronica, ho trovato un articolo sulla Critical Mass, del mio amico Architetto Alessandro De Sanctis, sul blog di Terpress. Letto l’articolo, il confronto mi è sembrato scontato!

Perché in Italia, a Roma, per far passare l’idea che gli abitanti possano utilizzare la bicicletta come alternativa all’automobile, bisogna per forza “fare casino”, bloccare la città, e rischiare la paralisi del centro, quando basterebbe adottare poche misure, che però presuppongono un forte senso civico, ma soprattutto RISPETTO! Ecco: per favorire l’uso della bicicletta non serve la pista ciclabile: ci vuole RISPETTO!!!

In Olanda le regole non ci sono, dicevamo. La settimana scorsa, visto un pedone attraversare con il rosso, pur non avendo alcuna fretta, sono passato anche io, se non altro per emularlo.

BENE.

Lì vicino era seduto un poliziotto, che mi ha fermato, mi ha chiesto i documenti, ha fatto i dovuti controlli, e mi ha poi lasciato andare, dicendomi che la prossima volta 50 euro di multa non me li leva nessuno…forse perché gli stavo simpatico…chissà!

Questa è la grande differenza: basterebbe assai meno per essere felici: basterebbe un po’ di rispetto, basterebbe che ognuno mettesse del suo , per fare della “Critical Mass” un episodio a sé!

Basterebbe non dare la città in pasto ai costruttori, come ha fatto Veltroni con Caltagirone…basterebe non dare i permessi per realizzare l’Acqua Marcia, Malafede o Parco Leonardo, basterebbe lasciare aree verdi intorno alla città, non lasciando i permessi per costruire a “macchia d’olio”…come a Via Palmiro Togliatti all’incrocio con la Via Prenestina, o sulle vie consolari, dove i centri abitati si saldano alla città costruita, senza soluzione di continuità…basterebbe costruire rispettando le leggi, dotando le abitazioni dei necessari spazi a parcheggio (5%, l.Tognoli, 1989)…(durante la mia esperienza professionale romana, ho avuto a che fare con l’Assessore ai Lavori Pubblici del XX Municipio, che si lamentava del fatto che erano stati rilasciati i permessi a costruire a Mezzaroma per realizzare una palazzina su via Flaminia, all’altezza dell’incrocio con viale Tor di Quinto, senza parcheggi…L’Assessore ai lavori pubblici!!??? Ma che glielo ho dato io il permesso a costruire???) Allora forse basterebbe non costruire sulle falde acquifere, come alla Garbatella, dove i palazzi sono stati demoliti, perché il pavimento era storto…basterebbe non costruire nei centri limitrofi alla città costruita, tanto da portarne lo sviluppo al raccordo, (Settebagni sulla via Salaria, Prima Porta sulla via Flaminia, Tivoli sulla via Tiburtina, Ciampino sulla via Appia)…Oppure forse basterebbe non costruire gli ospedali in zona sismica senza le dovute precauzioni, o peggio senza i ferri, o peggio con materiale scadente…come è stato fatto all’Aquila dalla ditta IMPREGILO, oppure basterebbe non sotterrare i rifiuti tossici nelle cave abbandonate, basterebbe investire nel riciclo, nell’energia eolica, invece di privilegiare il nucleare…basterebbe forse garantire la pluralità nell’informazione…basterebbe non firmare le leggi “vergogna”, oppure basterebbe…