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Intelligenza collettiva

3 agosto 2017

Cos’è l’architettura? Si farebbe molto prima a dire cosa non è. Provo comunque a rispondere alla domanda imponendomi l’esercizio di elaborarla come se a farmela fosse stato un bambino delle elementari o, tuttalpiù, un adolescente delle scuole medie. Credo, per questo, possa essere strumento utile certamente ai non architetti nel comprendere meglio in maniera semplice cose che sfuggono al senso comune sull’argomento, ma anche stimolante per gli architetti stessi, poiché ricordare i fondamentali in un’epoca di continui reset di memoria anche sulle cose più banali, può rivelarsi ogni tanto vitale e necessario.
La specie umana abita il pianeta terra da milioni di anni. La società degli uomini è organizzata sin dalle origini secondo modalità comportamentali che somigliano molto ad altre specie viventi. Come ad esempio quelle di api, vespe, formiche o termiti che, in entomologia, vengono chiamati anche “insetti sociali”. Queste particolari specie animali, che si sono evolute e abitano il pianeta terra come la specie umana da milioni di anni, si distinguono per la loro capacità di costituire società ordinate e collaborative, in grado di costruire strutture abitative molto complesse quali alveari, termitai, formicai, pur essendo animali minuscoli con un sistema nervoso relativamente semplice. Dallo studio della capacità di cooperazione di questi insetti si è scoperto che, con poche indicazioni basilari e anche in assenza di capi guida o di progetti organici, gli “insetti sociali” sono in grado di cooperare per raggiungere obiettivi complessi. L’intelligenza limitata di animali minuscoli non è di per sé un impedimento alle loro potenzialità, perché , organizzati in gruppi di migliaia di individui, costituiscono una sorta di “intelligenza collettiva”, che ha portato alcuni studiosi a parlare addirittura di “superorganismo”.
Ora, la specie umana, che a partire dall’Homo Sapiens si è evoluta su questo pianeta in circa 200.000 anni di vita, nel suo modo di strutturare la società in cui vive, di organizzarsi, e di trasformare l’ambiente in cui abita, dimostra di avere forti similitudini in analogia con queste capacità.

L’architettura è la modalità di appropriazione dello spazio che la specie umana sa mettere in pratica per rispondere alle capacità organizzative dell’intelligenza collettiva che caratterizzano la propria specie.

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Collage n.01 | Costellazioni/Costell-Azioni/Co-Stelle-Azioni.

Collage n.01 | Costellazioni/Costell-Azioni/Co-Stelle-Azioni. Insieme di corpi (celesti) in movimento nello spazio. Insieme di corpi (anche celesti) che si muovono assieme in uno spazio vuoto. Corpi (e anime) che si spostano nello spazio secondo diagrammi geometrici relazionali | il filo rosso ricuce trame nel vuoto del mio collage surreale | Constellations | red wire sews wefts in the empty space of my surreal collage. Rielaborazione della locandina del film “l’anno scorso a Marienbad” di Alain Resnais, 1961 | sullo sfondo scrittura in Braille | Free processing of a frame of the movie “L’Année dernière à Marienbad”, Alain Resnais, 1961 | background Braille writing

 

L’architettura è il luogo in cui viviamo, il territorio che trasformiamo e lavoriamo da secoli con l’agricoltura, con le infrastrutture che usiamo per attraversarlo, con le città, i quartieri, le case che abitiamo, gli uffici dove lavoriamo, con le scuole dove studiamo, i parchi dove passeggiamo e giochiamo, i musei che visitiamo, con le fabbriche e i negozi che producono e vendono i prodotti che consumiamo, con le reti (di acqua, luce, gas, telefono, trasposti) che usiamo per l’energia, per comunicare con i nostri simili, per spostarci, con gli edifici di culto dove consumiamo i nostri rituali di vita e di morte, i porti dove approdiamo e da cui ripartiamo, le piattaforme di lancio da cui decolliamo alla ricerca di nuove forme di vita su altri pianeti.
Ma tutte queste cose hanno una forma e sono fatte di una materia esattamente come lo sono i termitai, gli alveari o i formicai. Le vespe e le api impastano e lavorano il miele che producono dal polline dei fiori, le formiche e le termiti, la terra e materiali naturali, come rami e foglie, che plasmano secondo schemi geometrici ben precisi per accogliere lo svolgimento di funzioni primarie di cui necessitano: la riproduzione della specie, il riparo e lo stoccaggio di scorte alimentari per la sopravvivenza.

L’architettura quindi non è solo la modalità di appropriazione dello spazio ma anche quella di manipolazione della materia che la specie umana sa mettere in pratica per rispondere alle capacità organizzative dell’intelligenza collettiva che caratterizzano la propria specie.

 

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Collage n.02 | Marilyn sfiora il soffitto.

Collage n.02 | Marilyn sfiora il soffitto. La linea rossa attraverso il mio collage surreale | Marilyn touches the ceiling. Red line through my surreal collage | Dedicato alla Bellezza e alla sua Musa-Divinità Afrodite. A differenza di altre dee che mai poterono scegliere nè compagni nè amanti, Afrodite fu libera e ne scelse diversi. Ares, il Dio della Guerra, da cui ebbe 2 figli, Deimo (Terrore) e Fobo (Paura). Ermes, il messaggero degli Dei, da cui ebbe il dio bisessuale Ermafrodito. Poi scelse Efesto, lo storpio Dio della fucina e del fuoco. Non ebbero mai figli ma il loro “matrimonio”, dalla natura fortemente erotica, suggella nel mito l’unione simbolica tra Bellezza e Tecnica da cui nasce l’ARTE, quindi anche l’ARCHITETTURA | Dedicated to the beauty and her goddess Aphrodite. differently from the other goddesses who could not choose neither husbands nor lovers, Aphrodite was free and could choose many. Ares, the god of war, from which she had two children, Deimo (Terror) and Fobo (Fear). Hermes, the messenger of the gods, to which she gave a son, the bisexual god Hermaphrodite. Then she chose Hephaestus, the cripple god of the forge and fire. They never had children but their marriage, by nature highly erotic, it seals in the mithe the symbolic union between Beauty and Technique from which it arises the ART, so also ARCHITECTURE. Fotomontaggio basato su foto di Lionel Freedman (Louis Kahn guarda il soffitto a tetraedri della sua Yale University Art Gallery, 1953), Milton Green (Marilyn Monroe, Black sitting series, 1956), (fonte incerta) Generative Design | photomontage based on photos by Lionel Freedman (Louis Kahn Looking at His Tetrahedral Ceiling in the Yale University Art Gallery, 1953), Milton Green (Marilyn Monroe, Black sitting series, 1956), (unknow sources) Generative Design

Architettura è la forma, la geometria, che diamo alle materie per fare il tetto sotto cui ci ripariamo, la stanza e il letto dove dormiamo, lo studio o il tavolo dove lavoriamo, studiamo, mangiamo, la cucina dove prepariamo i cibi che consumiamo, il giardino dove ci rilassiamo, il soggiorno di casa dove guardiamo la televisione o riceviamo gli ospiti, la scala sulla quale saliamo, il muro con il quale dividiamo e delimitiamo gli spazi delle nostre case, degli uffici, delle scuole, delle stazioni, dei musei. Architettura è la forma, la geometria, che diamo alle materie per fare le porte che attraversiamo, le finestre da cui ci affacciamo, i percorsi che percorriamo, i marciapiedi sui quali camminiamo, i cassonetti o i cestini dove gettiamo i nostri rifiuti, i bar dove ci incontriamo, le sedie e le poltrone su cui ci sediamo, l’autobus sul quale saliamo per andare a scuola, al lavoro o a fare shopping, il treno , la macchina o l’aereo sui quali viaggiamo…
Ma allora, se siamo come le api o le formiche quindi, l’architettura e la sua forma basta che rispondano solo a esigenze di tipo funzionale e niente più?
No, è la risposta.
Proprio perché noi, pur somigliando loro, non siamo, solo, come le api e le formiche né come nessun’altra specie, anche la più evoluta, che abiti assieme a noi su questo pianeta. Noi siamo in grado di creare e inventare qualcosa che nessun altro essere vivente dotato di “intelligenza collettiva organizzata” può. Qualcosa che si allontana molto dalla materia.
Noi, in quanto esseri dotati di autocoscienza, sogniamo ma creiamo anche il sogno. Da dove poi provenga questa autocoscienza è ancora un mistero sul quale gli scienziati oggi attraverso la chimica organica, le neuro scienze e le biotecnologie si interrogano sempre più.
Noi abbiamo inventato la metafisica. Questo significa che, in quanto esemplari appartenenti alla specie umana, siamo capaci di andare oltre le cose tangibili e concrete, possiamo essere “costruttori” anche di simboli e significati, cose intangibili ed astratte che si evolvono e cambiano anch’esse in base alle evoluzioni e ai cambiamenti della stessa società degli uomini.

 

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Collage n.03 | I Pilastri del Potere.

 

Collage n.03 | I Pilastri del Potere. La linea rossa tiene appese strutture in movimento nel mio collage surreale | The Pilars of Power. My red line keeps hanging structures in motion in my surreal collage. Rielaborazione dell’immagine “Torri del Potere, Torri di Trasmissione Elettrica”, foto di Will Connell, 1935; Ezralow Dance Company, foto di Lois Greenfield | free processing of Towers of Power, Electrical Transmission Towers, photo by Will Connell, 1935; Ezralow Dance Company, photos by Lois Greenfield 

 

 

 

 

 

 

L’architettura quindi non è solo la modalità di appropriazione dello spazio e di manipolazione della materia ma anche quella di costruzioni di simboli e significati, quella capacità di dare “sostanza a sogni sperati” che la specie umana ha messo in pratica per secoli, distinguendosi qui da ogni altra specie vivente. Se si perde la capacità di sognare, si perde la capacità di sperare, di immaginare, di progettare, quindi di dare sostanza a quei sogni, si arresta la spinta evolutiva che ci ha portato fino a qui, si attua un processo involutivo, si rinuncia a qualcosa di unico che abbiamo solo noi, si rischia di fare meno delle api, delle formiche o delle vespe. Rinunciare all’architettura significa rinunciare al sogno di una molteplicità o di un singolo, significa rinunciare alla nostra specifica intelligenza collettiva, tradendo l’obiettivo che dovrebbe essere in noi innato di rispondere, a modo tutto nostro, alle capacità organizzative proprie che caratterizzano la nostra specie.

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Collage n.04 | Sipari-Separé Urbani. interno oltre l’esterno.

 

Collage n.04 | Sipari-Separé Urbani. interno oltre l’esterno. La linea rossa è tornata e colpisce ancora nel mio collage surreale| Interior beyond Exterior . the thin red line is back and strikes again in my surreal collage. Rielaborazione di foto di: Amore e Psiche, Antonio Canova, 1788-93, Museo del Louvre; edifici romani, foto di Antonio Idini | Digital Collage, free processing of Roman buildings, photo by Antonio Idini ; Love and Psyche, Antonio Canova, 1788-93, Louvre Museum