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Lettera al Sindaco di Roma Alemanno

Il nostro movimento “Amate L’Architettura”, in occasione del convegno “Roma 2010-2020, nuovi modelli di trasformazione urbana” svoltosi a Roma l’8 e il 9 aprile, ha consegnato al Sindaco di Roma e ha distribuito a tutti i partecipanti al Convegno, una lettera di protesta contro la decisione di non affidare l’incarico di progettazione del Concorso “Campidoglio 2″ al vincitore, decidendo di farsi “offrire” il progetto dall’impresa appaltatrice delle opere, che sarà selezionata secondo la procedure dell’appalto integrato.

Riteniamo che questo atto, benché consentito dalla attuale normativa sui lavori pubblici, sia estremamente lesivo della dignità della categoria dei progettisti che spendono parte del loro tempo prezioso nei concorsi di progettazione.

Inoltre, a fronte di questo modus operandi, l’idea di organizzare un convegno sui nuovi modelli di trasformazione urbana, appare per lo meno ipocrita.

Non è un problema di stile architettonico, né di opporre una corrente di pensiero rispetto ad un’altra, ma di difendere il valore dell’Architettura nel senso più alto contro l’idea che il progetto di Architettura venga trattato alla stregua di un optional, un gadget da farsi offrire in omaggio.

LETTERA APERTA AD ALEMANNO

Egregio Signor Sindaco del Comune di Roma

On. Gianni Alemanno

Piazza del Campidoglio

00186 Roma

sindaco@comune.roma.it

Il Movimento Amate L’Architettura desidera manifestarLe il proprio disappunto per la Sua intenzione di non voler procedere all’affidamento dell’incarico al vincitore del Concorso Internazionale di Progettazione denominato:”La Casa dei Cittadini Campidoglio 2”.

Riteniamo inoltre preoccupante il suo proposito di voler procedere all’esecuzione dell’intervento tramite appalto integrato, richiedendo alle imprese di “offrire” il progetto delle opere.

Non è nostro intento affrontare una battaglia di stile o di gusto architettonico ma è evidente che con questa scelta la Giunta Alemanno dimostra con i fatti di volere rinunciare ad essere attore coscienzioso e attivo nelle trasformazioni del territorio romano.

Riteniamo che la progettazione, costituisca il momento più importante nel processo di trasformazione del territorio e soprattutto che costituisca lo strumento indispensabile per il controllo e la guida di tale trasformazione da parte di un’Amministrazione che sia seriamente intenzionata a decidere e incidere sul futuro della propria città.

Da architetti riteniamo che la nostra categoria possa dare il proprio contributo positivo al miglioramento della qualità della vita delle città in cui viviamo e chiediamo di essere messi in condizioni di esprimere fino in fondo tutta la nostra professionalità, anche assumendoci pienamente la responsabilità sui risultati del nostro lavoro.

L’idea che la progettazione possa essere “Offerta” dalle imprese, dimostra oltre che scarsa attenzione al valore culturale delle tematiche architettoniche, anche la profonda ingenuità di chi si illude che un supposto risparmio iniziale non sarà puntualmente pagato in seguito dalla collettività per la mancanza di controllo sulle scelte di progetto.

Sarebbe stato sufficiente infatti esprimere con chiarezza e trasparenza le motivazioni che l’ hanno portata a non essere “molto convinto” del progetto vincitore, consentendo al progettista di riproporre nuove versioni sulla base delle osservazioni espresse, per dimostrare grande maturità e senso pratico, riuscendo, nell’intento di non dissipare le risorse spese fino a questo momento e contestualmente marcando il segno della discontinuità nella prassi consolidata dai nostri politici, di distruggere ogni cosa avviata dalle precedenti amministrazioni.

Appare quindi assolutamente scorretto oltreché ridicolo spendere risorse e denaro pubblico per organizzare Commissioni e convegni sui temi della trasformazione urbana quando all’atto pratico le occasioni concrete vengono disattese e soprattutto gestite in totale disprezzo del valore del progetto e del progettista.

La giunta Veltroni non ha certo brillato dal punto di vista del governo del territorio e i peggiori esempi sono derivati proprio dai casi in cui si è lasciato alle imprese e ai costruttori la possibilità di decidere liberamente sulle scelte di trasformazione, in totale assenza (forse) sia di una strategia generale che di un progetto, e il più delle volte eseguite sottotraccia senza una reale attenzione e coinvolgimento della cittadinanza.

Chiediamo quindi alla Giunta Alemanno un nuovo e lungimirante cambio di rotta, promuovendo da subito:

- L’affidamento dell’incarico di progettazione all’arch Cucinella, vincitore del concorso per il Campidoglio 2

- Il massiccio ritorno all’utilizzo dello strumento del concorso per tutte le iniziative previste dal Comune di Roma

- L’avvio di azioni a sostegno del progetto architettonico, attraverso la figura del progettista con l’obbligo di nomina di un architetto in ogni iniziativa di trasformazione urbana prevista all’interno del comune di Roma;

In sintesi, come connaturato da sempre nella storia di Roma, di restituire alla nostra città l’attitudine a FARE ARCHITETTURA!!!

AMATE L’ARCHITETTURA

Movimento per l’architettura contemporanea

Roma 06/04/2010

Leggi l’articolo del Riformista

Sospeso il DDL 1865. Accolta dai Presidenti Nazionali la proposta di “Spazi Contemporanei” e di “Amate l’Architettura” per un tavolo tecnico

Tratto da : architetturacatania.blogspot.com

Sicuramente la maggior parte dei lettori del blog conosce il Disegno di Legge 1865 presentato lo scorso novembre dalla Senatrice Architetto Simona Vicari (e sottoscritto tra gli altri dall’On. Salvatore Cuffaro).
Per chi non avesse invece seguito la vicenda riassumiamo in breve quanto accaduto nelle ultime settimane:
lo sconsiderato disegno di legge recante “disposizioni in materia di competenze professionali dei geometri, dei geometri laureati, dei periti industriali con specializzazione in edilizia e dei periti industriali laureati nelle classi di laurea L-7, L-17, L-21 e L-23” avrebbe esteso le competenze dei geometri alla progettazione architettonica e strutturale in modo a dir poco sconsiderato per edifici fino a 3 piani e 5000 metri cubi.

Ovviamente tra gli Architetti ed Ingegneri d’Italia è nata una rivolta (una volta tanto in modo deciso e fortemente corporativo):
- Il Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti Arch. Massimo Gallione, il 18 febbraio 2010 ha emanato un comunicato stampa con cui affermava, a nome di tutti gli iscritti una posizione “contraria a qualsiasi provvedimento di modifica e di ampliamento delle competenze professionali realizzato al di fuori di concertazioni e di tavoli tecnici che coinvolgano le professioni interessate e che abbiano l’obiettivo di analizzare in modo adeguato le competenze e le prerogative delle diverse categorie professionali e le conseguenze di tali provvedimenti.” - Su Facebook è nato un gruppo denominato “NO al DDL 1865…” che ad oggi ha quasi 7000 iscritti.
- Più di 100 giovani architetti ed ingegneri catanesi hanno sottoscritto una accorata lettera indirizzata ai Presidenti dei COnsigli Provinciali degli Architetti ed Ingegneri della Provincia di Catania chiedendo una forte iniziativa istituzionale contro il DDL.
- L’Associazione Spazi Contemporanei, insieme al Movimento Amate l’Architettura , per mano dei relativi rappresentanti Arch. Fabrizio Russo e Arch. Marco Alcaro, avevano avviato nelle scorse settimane due azioni:

- una petizione on-line che ad oggi ha raccolto più di 1500 firme per il ritiro del DDL 1865;

- una lettera aperta indirizzata ai Presidenti dei Consigli Nazionali degli Architetti e degli Ingegneri per invitarli ad avviare un tavolo tecnico al fine di scrivere una legge per il riordino e regolamentazione delle competenze professionali tra professionisti laureati nelle div erse discipline e tecnici non laureati.

Leggiamo oggi con piacere su lavoripubblici.it che è avvenuto l’atteso incontro a Palazzo Madama richiesto dai Presidenti delle Consulnte Nazionali degli Architetti ed Ingegneri d’Italia, alla presenza dei vertici nazionali di Geometri e Periti tecnici, al fine di far ritirare il Disegno di Legge che ad oggi risulterebbe quindi sospeso a seguito di una dichiarazione della stessa Senatrice Vicari. Durante l’incontro è stata proposta la costituzione di un tavolo tecnico fra le quattro categorie tecniche che si prefigga di affrontare in maniera organica e complessiva il tema delle competenze professionali nel settore della progettazione e delle prestazioni correlate. Secondo noi, una riforma delle professioni è esattamente ciò che c’è da fare e lo stesso invito avevamo rivolto al Presidente Arch. M. Gallione nella lettera aperta di cui sopra.

Riportiamo di seguito il testo per esteso della news pubblicata sul sito lavoripubblici.it in cui si segnala tra l’altro che la protesta siciliana è partita dalle azioni intraprese anche dalla nostra associazione Spazi Contemporanei:

“Dopo l’opposizione da parte del Consiglio Nazionale degli Architetti (leggi news), arriva un comunicato congiunto da parte dei rappresentanti dei Consigli Nazionali degli Architetti P.P.C. e degli Ingegneri che, riunitisi a Palazzo Madama alla presenza dei presidenti dei Consigli Nazionali dei Geometri, dei Periti industriali, hanno ribadito con fermezza la loro opposizione verso il Ddl 1865, che stravolgerebbe in modo del tutto arbitrario e senza fondamento giustificativo le vigenti competenze professionali.

Architetti e Ingegneri hanno puntato il dito contro il provvedimento, che non prenderebbe atto delle “delle competenze e delle prerogative delle diverse categorie professionali coinvolte, coerenti con gli specifici percorsi formativi, a garanzia della sicurezza dei cittadini, della qualità degli interventi in un territorio di grande complessità morfologica e di forte criticità fisica, e a tutela del paesaggio”.

Per tale motivo i rappresentanti di Architetti e Ingegneri hanno ritenuto utile proporre la costituzione di un tavolo fra le quattro categorie tecniche che si prefigga, in tempi rapidi, di affrontare in maniera organica e complessiva il tema delle competenze professionali nel settore della progettazione e delle prestazioni correlate, con l’obiettivo di produrre un documento condiviso.

Segnaliamo, inoltre, la protesta siciliana partita dall’Associazione Spazi contemporanei e il Movimento Amate l’Architettura che hanno presentato una petizione contro il Ddl 1865 ed inviato una lettera ai Presidenti dei Consigli Nazionali degli Architetti, degli Ingegneri e dei Geometri affinché si affronti una volta per tutte il tema della presentazione di una disegno di legge per la riforma/riordino delle professioni e per la qualità dell’Architettura.

testo di Ilenia Cicirello da Newsletter di Lavoripubblici.it

Lettera aperta di amate l’architettura e spazi contemporanei al CNA CNI CNG

18 febbraio 2010

Architetto Massimo Gallione
Presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti PPC
Via di Santa Maria dell’Anima, 10 - 00186 Roma
Fax 06 6879520
info.cnappc@awn.it

Ingegnere Giovanni Rolando
Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri
Via IV Novembre, 114 - 00187 Roma
Fax 06 69767048
segreteria@cni-online.it

Geometra Fausto Savoldi
Presidente del Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati
Piazza Colonna, 361 - 00187 Roma
Fax 06 48912336
cng@cng.it

Oggetto: Competenze Professionali Architetti/Ingegneri e Geometri

La recente sentenza della Cassazione n. 19292/2009 ha riacceso il dibattito sulle competenze Professionali tra Architetti/Ingegneri e Geometri. I Consigli Nazionali, da voi diretti, hanno diramato delle circolari dai contenuti contrastanti che hanno alimentato e riaperto polemiche che vanno avanti da decenni.

In questo clima, non certo idilliaco, si inserisce il Disegno di Legge n. 1865 presentato dalla Senatrice Simona Vicari, (ironia della sorte un architetto), che allarga in maniera generosa e sicuramente superficiale le attuali competenze dei Geometri.

Noi crediamo che non sia questo il modo corretto di agire ma riteniamo ormai non più rinviabile il momento di porre fine a inutili polemiche e di mettere mano al riordino delle competenze professionali.

L’Italia è l’unico paese europeo dove esiste un conflitto tra figure professionali che dovrebbero avere un ruolo ben distinto in quanto provengono da un percorso formativo completamente diverso. Ogni manufatto edilizio, dal più semplice al più complesso, dovrebbe essere seguito da architetti, ingegneri e geometri agendo insieme con ruoli ben distinti, (basterebbe studiare l’etimologia delle parole architetto, ingegnere e geometra per comprenderne il ruolo).

Vi invitiamo pertanto a sedervi attorno ad un tavolo, con il massimo spirito di collaborazione, per discutere le problematiche delle competenze e per aggiornare Leggi che regolamentano la professione, (RD n.2537 del 1925 e RD n. 274 del 1929), vecchie, obsolete e non più rapportabili alla società odierna. Provate a immaginare quanto sia cambiata la società dal 1925 ad oggi.

Ci auguriamo che vogliate accogliere il nostro appello nell’interesse di tutti i quasi 500.000 professionisti italiani tra architetti, ingegneri e geometri, ma soprattutto nell’interesse di tutti i cittadini italiani perché il raggiungimento della qualità architettonica è un valore che appartiene alla collettività.

Roma / Catania 15-02-2010

SPAZI CONTEMPORANEI AMATE L’ARCHITETTURA

Architetto Fabrizio Russo Architetto Antonio Marco Alcaro

Lettere a Brunetta

LETTERA DELLA FEDERARCHITETTI

 

Al Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione

Prof. Renato Brunetta

Palazzo Vidoni

Corso Vittorio Emanuele II

00186 Roma

r.brunetta@governo.it

Roma, 30 novembre 2009

 

Signor Ministro,

la Sezione di Roma di Federarchitetti, esprime profonda preoccupazione e sconcerto per il Disegno di Legge sulle semplificazioni a firma Sua e del Ministro Calderoli, approvato dal CDM il 12/11 u.s., in quanto riteniamo sia un grave errore ritenere che “semplificare” significhi “semplicemente” eliminare la DIA per i lavori di manutenzione straordinaria (di cui all’art. 3, comma 1, lettera b del DPR 380/2001) nel caso in cui i lavori previsti “ … non riguardino le parti strutturali dell’edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incremento degli standard urbanistici.”

Questo è semplicemente un modo sbrigativo di confondere il giusto concetto di semplificazione con il più errato e manicheo principio di deregolamentazione.

Noi condividiamo quanto espresso, al riguardo, dall’Ordine degli Architetti di Roma che, nella nota firmata dal suo Presidente pone l’attenzione sull’aspetto più culturale e scientifico del tema, tralasciando la difesa ad ogni costo della “DIA”.

Eliminare la figura del tecnico dal processo edilizio (oggi con la DIA, prima è successo con l’appalto concorso, domani vedremo) è un impoverimento culturale e scientifico, che deve essere denunciato esplicitamente, un reale depauperamento che riguarda il Sistema Paese.

La sezione di Roma di Federarchitetti, da sempre in prima linea sul fronte della Sicurezza, è anche profondamente preoccupata per la conseguente perdita di tutte le tutele che un approccio del genere prevede, e che solo i tecnici possono garantire, ivi comprese quelle di cui al titolo IV del Dlgs 81/08 e s.m.i., e quelle in qualche modo legate alla correttezza tecnica degli interventi previsti, al rispetto delle condizioni di staticità dell’immobile, e, in definitiva, alla pubblica incolumità,.

Lei, Signor Ministro, come crede che si possano controllare gli interventi che si andranno ad eseguire?

Lei, Signor Ministro, come crede che si possa essere sicuri che non si tocchino componenti e/o parti strutturali di edifici già molto sollecitati?

Lei, Signor Ministro, lo sa che in alcuni edifici, spesso localizzati nei centri storici, anche i tramezzi hanno funzioni strutturali?

Lei, Signor Ministro, ha pensato agli effetti e alle conseguenze che il suo Ddl avrebbe nel caso di lavori di ristrutturazione che interessino interi edifici, anche di grosse dimensioni?

Lei, Signor Ministro, quale ruolo e responsabilità pensa che potranno avere le moltissime ditte individuali alle quali verranno affidati i lavori di ristrutturazione negli edifici storici o consolidati delle nostre città?

Lei, Signor Ministro, ritiene che il “capomastro”, ora diventato impresa artigiana, solo perché iscritta alla C.C.I.A.A., e il committente, abbiano le competenze necessarie per stabilire quali siano gli interventi possibili e quali no, e, soprattutto, ritiene che queste figure siano in grado di assumersi le responsabilità connesse ad interventi spesso di estrema delicatezza?

Lei, Signor Ministro, è veramente convinto che, specialmente in zone sismiche, e in fabbricati con struttura in muratura portante, il committente e l’impresa abbiano le competenze professionali per valutare quali siano le parti strutturali, e crede che per individuarle basti solo misurarne lo spessore?

Signor Ministro, la Sezione di Roma di Federarchitetti, nell’esprimere profondo disagio e preoccupazione per i motivi suesposti, Le chiede con forza e con convinzione di stralciare l’art. 7 del Disegno di Legge in questione, che è comunque condivisibile quando, sulla strada della semplificazione, impone la via telematica per la soluzione delle mille burocrazie che imbrigliano il nostro paese.

Riteniamo altresì che sia ora di smetterla con la pessima usanza di fare leggi che coinvolgono direttamente oltre mezzo milione di liberi professionisti (architetti, ingegneri, geometri, periti), tutti adulti, tutti elettori e tutti contribuenti, senza alcun tipo di concertazione preventiva con le Associazioni più rappresentative, tra le quali la nostra.

Le chiediamo quindi, signor Ministro, un incontro urgente per esprimere più compiutamente proposte e iniziative condivise nella direzione della semplificazione e per valutare la proposta di costituire un tavolo tecnico di concertazione, al quale invitare i rappresentanti delle forze sociali direttamente coinvolte nel comparto edilizio.

Il Presidente
Arch. Giancarlo Maussier

Il Consigliere delegato
Arch. Aldo Olivo

Il Vice Presidente Nazionale
Arch. Loredana Regazzoni

 

LETTERA DELL’ARCHITETTO ROBERTO ZOMPI’

Al Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione

Prof. Renato Brunetta

Palazzo Vidoni

Corso Vittorio Emanuele II

00186 Roma

r.brunetta@governo.it

Roma, 30 novembre 2009

 

Caro Ministro,

da una persona della sua autorevolezza una esternazione tanto populista, banale e pressappochista davvero non me la aspettavo. Rinuncio a credere che Lei non sia in grado di comprendere la portata di quanto proposto nell’art. 7 del DDL approvato dal C.D.M. il 12.11.2009.

è mai possibile che non comprenda come l’eliminazione della Denuncia di Inizio Attività per le opere di manutenzione straordinaria comporti delle ricadute, prima che sul fatturato dei Professionisti: Architetti, Ingegneri, Geometri, sul livello di garanzia che questi assicurano ai cittadini con lo svolgimento stesso della loro attività professionale, nel momento in cui sono chiamati a far rispettare le regole democratiche?

Mi permetta di proporLe alcuni punti che, direttamente o indirettamente, la presenza di un atto autorizzativo quale la DIA partecipa a garantire e che, modestamente, ritengo di rilievo:

1. garanzie in merito all’esercizio statico degli edifici

2. garanzie in merito all’istallazione e funzionamento degli impianti

3. garanzie in merito all’igiene e alla salute dei locali abitabili

4. garanzie in merito al rispetto delle norme urbanistiche ed edilizie

5. garanzie in merito al rispetto delle norme di sicurezza ed igiene nei luoghi di lavoro temporanei

6. garanzie in merito al rispetto del diritto del lavoro

7. garanzie in merito al rispetto degli obblighi di contribuzione fiscale

8. …

la lista potrebbe proseguire, La risparmio.

Lei forse non si è accorto che tutto questo passa attraverso la Denuncia di Inizio Attività e non si è accorto ancora che questo passaggio presuppone, al minimo, un Progetto e la presenza di un Direttore dei Lavori; procedimento il primo e ruolo tecnico l’altro, che sono posti a garanzia e tutela del Committente e della Popolazione.

Una volta spariti l’uno e l’altro chi garantirà tutto ciò? Gli impiegati degli uffici Tecnici Comunali, gli Ispettori del lavoro, la Polizia Municipale?

Siamo seri signor Ministro, sia serio ed un po’ meno populista, abbia il pudore di ammettere che fino ad ora il grosso del lavoro lo hanno svolto i Liberi Professionisti (PROFESSIONISTI LIBERI, sono certo che sarà in grado di comprendere il senso del maiuscolo). Le Istituzioni non hanno risorse e sono alle dipendenze, quando non sono propriamente ostaggio, dei poteri economici ed imprenditoriale dai quali dipendono -Anche Lei sig. Ministro è tra questi, anche Lei è asservito al mondo dell’impresa? Non è più libero di occuparsi del suo mandato in nome e per conto del POPOLO ITALIANO?- Lei che così bene conosce la macchina burocratica e amministrativa del nostro Paese e di questa dice di volerne combattere vizi e difetti, davvero pensa che le Istituzioni locali siano in grado di controllare e governare i processi che si svolgono quotidianamente nel “cantiere Italia”? Una costellazione di micro cantieri cosparso per tutti gli ottomila comuni d’Italia?

Ma è possibile che non sia colto da un pensiero, davvero, non Le punge vaghezza che si possa semplificare la vita al POPOLO ITALIANO eliminando molte delle competenze attribuite alla Pubblica Amministrazione, agli enti locali, delegandole ai Professionisti e rafforzando il ruolo sociale di questa enorme forza lavoro che, nonostante tutto, risponde al Ministero di Grazia e Giustizia e svolge funzioni di pubblico interesse (Perché non ne parla con il suo Collega il Sig.Alfano?).

Signor Ministro Lei io penso che Lei insieme al suo collega Calderoli vi stiate candidando quali correi in diverse possibili illeciti con buona pace della legalità. Io credo che, di fatto, stiate favorendo e vi state rendendo complici dei seguenti reati almeno per le ragioni sotto specificate:

- istigazione e favoreggiamento del lavoro nero:

nessuno più avrà la capacità di controllare le migliaia di imprese che lavorano nei cantieri temporanei di piccolo e piccolissime dimensioni; Lei sa benissimo, o dovrebbe sapere, che i professionisti Architetti, Ingegneri, Geometri, sono in prima linea nel contrasto al lavoro nero e sono obbligati a verificare sulla presenza in cantiere di personale in regola e adeguatamente trattato.

- reati contro la persona:

il prossimo operaio vittima di un incidente sul lavoro in un piccolo cantiere lo avrete sulla coscienza voi. Di fatto, state eliminando una forte leva sul coordinamento e la gestione della sicurezza sul cantiere temporaneo. Lei sa benissimo, o dovrebbe sapere, che i professionisti, Architetti, Ingegneri, Geometri, sono la prima fonte di informazione per il committente in merito alle regole di sicurezza a tutela dei lavoratori…. indipendentemente dalla nazionalità e dal colore della pelle, il sangue è sempre rosso;

- reati contro il patrimonio edilizio,

al prossimo crollo dovuto ad un errore di valutazione sulla efficienza strutturale di un elemento costituente il corpo di fabbrica, o al prossimo mal funzionamento di un impianto,i responsabili sarete voi…. i denari per ricostruirlo e risarcire le vittime ce li mettete di tasca vostra!

- reati fiscali

per il mandato gettito delle tasse connesse alla presentazione della DIA; per il mancato gettito dovuto a seguito del riaccattastamento dell’immobile…. a proposito signori Ministri, ma il vostro collega Tremonti lo avete avvertito?

Continuo?

Devo concludere, Sig. Brunetta, che non posso proprio permettere che tutto questo sia commesso da un Ministro della Repubblica Italiana. Non posso, in forza dei contenuti del codice deontologico degli Architetti, nel quale mi riconosco, che chiaramente sancisce l’interesse pubblico della professione e mi vincola profondamente alla tutela di tale interesse.

Pertanto non Le posso proprio consentire, in mio nome, di scialare un così alto mandato IO, per quanto mi riguarda, LA LICENZIO CON DISONORE PER NON ESSERE PALESEMENTE IN GRADO DI OTTEMPERARE AL SUO RUOLO NEL NOME DEL POPOLO ITALIANO.

Con il dovuto rispetto per la carica che ricopre la ossequio

Architetto (Socialmente Utile) Roberto Zompì

r.zompi@archiworld.it

 

LETTERA DELL’ARCHITETTO ANGELO CORTESI

Sig. Ministro,

ho 62 anni, sono Architetto dal 1978, con una laurea 110 e lode; la mia professione costituisce il pane per la mia famiglia.

Dopo la crisi del ‘93 ho tentato altre strade: Direttore commerciale, Direttore marketing, Responsabile tecnico-commerciale, per varie aziende, assai qualificate, del settore delle costruzioni; ma la prassi di tutte è stata: usare - spremere - gettare. Quindi mi sono visto costretto, dall’inizio di questo anno, a riprendere l’attività professionale pensando che l’esperienza maturata in trent’anni (progetti edilizi, piani di settore, gestioni d’impresa, gestione di cantieri, esperienze in ambito specialistico) fosse un bagaglio sufficiente per poter lavorare. E invece mi sono sbagliato.

Come Lei ben sa, negli anni 80-90 l’edilizia pubblica trainava il mercato, ne costituiva il 23%, e tutti, in un modo o nell’altro, ne abbiamo beneficiato. Conosco anche i dannosi effetti provocati da questa politica sul debito pubblico. Ma ora che l’intervento pubblico, dal 2000 al 2009, si è ridotto al 5% di un mercato che non è certo quello di vent’anni fa, le cose sono assai diverse, patti di stabilità, conferenze di settore, etc. hanno ridotto enormemente la possibilità di avere degli incarichi.

Nella nostra professione c’è chi, agganciato a vari carrozzoni politici, continua a viaggiare come e meglio prima, mentre per i “peones” come me, con tanta esperienza alle spalle, ma senza protettivi scudi politici e clientelari, non sa come tirare avanti.

Ora ci levate anche il privato: l’art. 7 del DDL collegato alla finanziaria, con la scusa della liberalizzazione stabilisce, di fatto, che in Italia i progettisti non servono più a nulla.

Non mi dilungo ovviamente sugli effetti dannosi per la sicurezza delle costruzioni, del cantiere e del lavoro, penso solo al fatto che, per conquistare una manciata di voti, si vada al depauperamento del patrimonio edilizio, ad un guerra fratricida fra imprese volte alla politica del ribasso, ad una nuova ondata di abusivismo edilizio ed infine ad un vertenzialismo che intaserà ancora di più i nostri tribunali.

Nel settore industriale assisteremo alla sparizione di milioni di tonnellate di fibrocemento da interrarsi chissà dove; nei centri storici, imprenditori poco scrupolosi, demoliranno pareti portanti, distruggeranno reperti storici, provocheranno crolli o mineranno la stabilità dei fabbricati; intere parti urbane cambieranno volto in barba alla valutazione del peso urbanistico dell’intervento; daremo la possibilità di espandersi a macchia d’olio alle imprese mafiose ; il territorio verrà saccheggiato e muterà, in peggio, il suo aspetto e la sua morfologia; aumenterà in maniera esponenziale il nero e l’evasione fiscale, e ciò in ragione di cosa?

Caro Ministro, non sono un catastrofista, è quello che ho visto con i miei occhi in anni ed anni di attività la dove non c’era un progettista che, pur nelle mediazioni imposte dal mercato, gestisse gli interventi nel rispetto delle leggi, delle normative e delle regole del Codice Civile, e quindi tutelasse oltre agli interessi del committente anche quelli della collettività.

Il risultato non sarà uno smagliante impulso alla ripresa economica, alla modernizzazione dell’edilizia ed all’uso delle nuove fonti energetiche. Sarà un problema che, creato dalla politica, la politica dovrà riaffrontare a breve termine con enormi costi per la collettività.

E poi mi scusi ma l’immagine che con questo ed altri provvedimenti state costruendo attorno alle figure professionali preposte all’attività edilizia ed alla gestione del territorio è quella di una setta parassitaria, dove architetti, ingegneri, geometri etc., costituiscono gl’impedimenti alla libera iniziativa ed è quindi bene farne a meno (creando nel contempo nuovi disoccupati).

Mi auguro che la Sua sensibilità per le problematiche esposte, L’induca a far ripensare al Suo Governo quanto si appresta a varare.

RingraziandoLa per l’attenzione riservatami, resto nell’attesa di un suo cortese riscontro.

Cordiali Saluti.

Arch. Angelo Cortesi

(Ordine degli architetti di Roma n. 4705)

La legge stabilisce che l’architetto non serve più a niente

24 novembre 2009

L’art. 7 del  DDL sostituisce l’art. 6 del  Testo Unico dell’edilizia n.380 del 6/06/2001, l’argomento è l’attività edilizia libera, in pratica si liberalizzano gli interventi di manutenzione straordinaria. Per intenderci, d’ora in poi, il proprietario di un appartamento può eseguire lavori interni di qualsiasi tipo senza rivolgersi ad un tecnico e senza fare alcuna comunicazione all’Amministrazione. La cosa che più sorprende è che il comma b stabilisce che gli interventi sono liberi sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio, mi sembra che non faccia una piega, dato che tutti i proprietari di immobili sono laureati in scienza delle costruzioni e quindi sanno benissimo se l’intervento riguarda le parti strutturali dell’edificio.

Ricordo che il “grande” prof. Michetti diceva: “ci sono edifici nel centro storico di Roma che stanno in piedi grazie alla carta da parati”, mi sembra evidente che le problematiche di ogni edificio siano complesse e non sempre è così facile stabilire la pericolosità di un qualsiasi intervento, anche lo spostamento di un tramezzo. Il crollo di via Jacobini a Roma qualcosa dovrebbe averci insegnato, da li è nato il fascicolo del fabbricato che aveva un importanza fondamentale soprattutto nel conoscere e monitorare qualsiasi intervento di modifica di un edificio, si sa la fine che ha fatto l’istituzione del fascicolo, ora si vuole andare oltre liberalizzare senza alcun controllo da parte di un Amministrazione eliminando la figura del progettista e direttore dei lavori.

Credo che tutto ciò sia di una gravità inaudita, e badate bene qui non si tratta di una difesa corporativa della nostra categoria, ma di un problema di sicurezza di noi tutti.

Il ministro Brunetta dove abita ? se per caso abitasse in un palazzo dove l’inquilino del piano di sotto facesse dei lavori di manutenzione straordinaria eliminando una parte strutturale,  sarebbe contento il ministro di precipitare nel vuoto ?

Chiediamo alla politica di essere seri, ma si può essere seri scrivendo una legge in cui si dice che: ” l’attività edilizia è libera salvo più restrittive disposizioni previste dalla disiplina regionale e comunque nell’osservanza delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico sanitarie, di  quelle relative all’efficienza energetica nonché delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42 e successive modifiche“. Ma chi può stabilire se tutti i requisiti di cui sopra sono rispettati se non il professionista e allora perché bisogna comunicare il nome dell’impresa e non quella del tecnico ?

Proviamo a farci rispondere dal Ministro, per queste ragioni abbiamo scritto a Brunetta come del resto ha già fatto l’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia, (vedi link),

a proposito ma in tutto ciò cosa fa il Consiglio Nazionale degli Architetti ? forse dorme ?

Pertanto invitiamo tutti a scrivere al Ministro Brunetta, facciamo sentire la nostra voce:   r.brunetta@governo.it oppure su facebook

lettera aperta al Ministro Brunetta

Prof. Renato Brunetta

Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione

Palazzo Vidoni

Corso V.Emanuele II   00186 Roma

Gentile Ministro,

Siamo seriamente preoccupati dall’art. 7 del  DDL  in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica Amministrazione con cittadini e imprese …, si sostituisce l’art. 6 del  Testo Unico dell’edilizia n.380 del 6/06/2001, l’argomento è l’attività edilizia libera, in pratica si liberalizzano gli interventi di manutenzione straordinaria.

Siamo i primi ad affermare che bisogna combattere la burocrazia nella Pubblica Amministrazione, ma la strada giusta sicuramente non è quella di eliminare la certificazione del tecnico.

La cosa che più sorprende è che il comma b stabilisce che gli interventi sono liberi, sempre che non riguardino le parti strutturali dell’edificio, ma il governo ritiene che tutti i proprietari di immobili siano in grado di stabilire se l’intervento riguarda le parti strutturali dell’edificio o meno ?

Le ricordo che il noto prof. Michetti, (uno dei più grandi strutturisti italiani), diceva: “ci sono edifici nel centro storico di Roma che stanno in piedi grazie alla carta da parati“, mi sembra evidente che le problematiche di ogni edificio siano complesse e non sempre è così facile stabilire la pericolosità di un qualsiasi intervento, anche lo spostamento di un tramezzo.

Il crollo di via Vigna Jacobini a Roma nel 1998 causò la morte di 27 persone,  qualcosa dovrebbe averci insegnato, da li è nato il fascicolo del fabbricato, che aveva un importanza fondamentale soprattutto nel conoscere e monitorare qualsiasi intervento di modifica di un edificio, ma la politica ha deciso che non serviva, i cittadini bisognerebbe tutelarli da vivi non piangerli da morti.

Ora si vuole andare oltre, liberalizzare senza alcun controllo da parte di un Amministrazione eliminando la figura del progettista e direttore dei lavori. Credo che tutto ciò sia di una gravità inaudita, e Le ricordo che non vogliamo fare una difesa corporativa della nostra categoria, ma esprimiamo la nostra reale preoccupazione per difendere la sicurezza di noi tutti.

Chiediamo alla politica di essere seri, ma si può essere seri scrivendo una legge in cui si dice che:” l’attività edilizia è libera salvo più restrittive disposizioni previste dalla disiplina regionale e comunque nell’osservanza delle prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali e nel rispetto delle altre normative di settore aventi incidenza sulla disciplina dell’attività edilizia e, in particolare, delle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico sanitarie, di  quelle relative all’efficienza energetica nonché delle disposizioni contenute nel decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42 e successive modifiche”; chi può, secondo Lei, stabilire se tutti i requisiti di cui sopra sono rispettati se non il professionista e allora perché bisogna comunicare il nome dell’impresa e non quella del tecnico ?

Certi della Sua sensibilità per le problematiche esposte, la ringraziamo per l’attenzione e siamo in attesa di un suo cortese riscontro.

Cordiali Saluti

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