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Open House Roma 2017 – Insieme per il Trullo

Amate l’Architettura da sempre interessata e vicina alla divulgazione delle peculiarità nascoste all’interno delle periferie, ha deciso, in occasione di Open House 2017, di occuparsi di uno dei quartieri che negli ultimi anni si è distinto per la forte partecipazione degli abitanti e che ha dato origine ad una riqualificazione intesa come decoro urbano, il Trullo.

la finalità è quella di “aprire il quartiere” a tutti i cittadini di Roma e a far conoscere loro la qualità del modello di autoproduzione che ha prodotto risultati ottimi in risposta alla marginalità e al disagio sociale che spesso caratterizzano le periferie. In tal senso sono state scelte varie tematiche per dare una veduta ampia e differente delle realtà che sono inserite nel contesto del quartiere.

Sono stati creati a questo scopo 5 eventi collegati idealmente tra loro, che possano dare una panoramica articolata del movimento culturale in atto. Ve li presentiamo:


Saint- Gobain PPC Spa, Divisione Weber, In collaborazione con S.A.S. EDIL S.R.L., Via Ostiense, 1707, Roma sono sponsor dei 5 eventi “Insieme per il Trullo” organizzati da Amate l’Architettura


 

EVENTO 1) PASSEGGIATA METROROMANTICA

Passeggiata MetroromanticaIn questo evento, la passeggiata metroromantica, incontreremo le opere dei pittori e dei poeti anonimi realizzate nella ex borgata dall’aspetto militare, per i quali i muri sono concepiti come un immenso foglio bianco su cui dipingere scenari di storie locali e scrivere luoghi della mente. A seguito di questo primo intervento, famosi street artist si sono inseriti nel contesto dando luogo a murales di elevata qualità.

Link alla pagina Open House 2017 della passeggiata Metroromantica:

 

EVENTO 2) AREA PANORAMICA COLLINA DI MONTE CUCCO.

MontecuccoIn questo evento sarà possibile effettuare un escursione alla collina di Montecucco: un’area panoramica con vista sui quartieri a sud della Capitale, denominata anche collina dei diamanti, contenente le rovine di villa Kock e della Torre Righetti, che fu trasformata in set durante le riprese di Uccellacci e Uccellini di Pasolini. E’ consigliato l’uso di scarpe con la suola a carrarmato. La visita è sconsigliata alle persone con difficoltà motorie.

Link alla pagina Open House 2017 dell’Area panoramica collina di Monte Cucco

 

EVENTO 3) DIETRO LE QUINTE DEL TEATRO S. RAFFAELE

S.Raffaele

In questo evento scopriremo il Teatro S. Raffaele, un esempio notevolissimo di riqualificazione culturale delle periferie, che ha acquisito una rinomanza ed un pubblico esteso a tutto il Lazio, specializzandosi nelle produzioni di musical per bambini tratti da riduzioni di grandi classici. Parleremo delle sceneggiature, delle coreografie, dei costumi e, soprattutto, della scenotecnica all’avanguardia installata negli anni recenti.

Link alla pagina Open House 2017 di Dietro le quinte del Teatro S.Raffaele

EVENTO 4) MOSTRA DI PROGETTI SUL TRULLO E PROIEZIONE DI DOCUMENTARI SULLE OPERE DI STREET ART AL TRULLO
mostra e video

A completamento degli altri eventi organizzati, saranno messi in mostra progetti di riqualificazione urbana del Laboratorio di Progettazione Architettonica 1 del prof. De Matteis dell’Università La Sapienza di Roma e, contestualmente, sarà proiettato un documentario a cura dei Pittori Anonimi che racconta la trasformazione del Trullo in una esposizione permanente di Arte e Poesia di Strada.

Link alla pagina Open House 2017 della mostra di progetti e proiezione di documentari

EVENTO 5) INCONTRO/DIBATTITO: PRESENTE E FUTURO DEL QUARTIERE

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Metteremo in questo incontro/evento a confronto l’esperienza, la vita e le idee di tutti coloro che, in modi diversi, hanno cambiato o possono contribuire a trasformare il quartiere, parlando di arte di strada, di progetti di architettura, di politiche di riqualificazione delle periferie, incontrando i Pittori e Poeti Anonimi, i rappresentanti delle istituzioni, le associazioni dei cittadini, gli studenti dell’Università.

Link alla pagina Open House 2017 dell’incontro/dibattito: “presente e futuro del quartiere”

 

PER QUALSIASI INFORMAZIONE SCRIVETE A: info@amatelarchitettura.com

NB – A seguito della pubblicazione del programma su tutti i nostri canali e sul sito di Open House, siamo venuti a conoscenza dell’esistenza di un associazione che opera preso il quartiere del Trullo dal nome “Insieme per il Trullo“. Riteniamo opportuno chiarire che, nonostante l’omonimia, la nostra iniziativa è stata ideata e sviluppata in totale autonomia e indipendenza rispetto a questa associazione. Se l’associazione Insieme per il Trullo vorrà partecipare ai nostri eventi  portando le sue esperienze come la LibroTrulloTeca presso la ex fabbrica Rectaflex saranno nostri graditi ospiti.

Dall’Expo 2017 di Astana, in Kazakistan, a Samarcanda, sulla via della seta, in Uzbekistan

 

Dopo la felice esperienza del 2015 con la “visita”dell’EXPÓ di Milano e quella della “Moschea e Centro Islamico” di Roma, il movimento “amate l’architettura” e l’Associazione Culturale “Stella Errante” continuano la loro collaborazione con un “Nuovo Programma” di visite, viaggi ed eventi, volto ad accostare sempre di più gli aspetti culturali legati, da una parte alla dimensione naturale ed ambientale dei luoghi e dall’altra alla loro storia ed alla conseguente evoluzione urbanistica, artistica ed architettonica. Da questa premessa è nato il viaggio che “Stella Errante” ed “amate l’architettura” propongono oggi in occasione dell’Expò 2017 di Astana in Kazakistan con una estensione che comprende anche l’arrivo a Samarcanda in Uzbekistan “sulla via della seta”. Un viaggio per scoprire quanto sia veramente possibile e al tempo stesso affascinante la coesistenza della modernità con la sua Storia.

Che cosa è oggi la città per noi? Penso d’aver scritto qualcosa come un ultimo poema d’amore alle città nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città. Forse stiamo avvicinandoci a un momento di crisi della vita urbana e le “città invisibili” sono un sogno che nasce dal cuore delle città invivibili”. LE CITTÁ INVISIBILI – Italo Calvino, 1972.

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Dall’Expò “2017” di Astana in Kazakistan

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Samarcanda sulla Via della Seta in Uzbekistan

dal 21 al 30 luglio 2017

Da Astana a Samarcanda a Bukhara lungo il tratto centrale della Via della Seta, dove la civiltà mongola, con quella araba, ha creato delle meravigliose Città con architetture da “Mille e una notte” che oggi convivono con quelle moderne ed avveniristiche della capitale kazaka.

venerdì 21.7.17 ROMA – ASTANA (aereo)

Partenza alle ore 12.40 del volo Belavia-Belarusian Airlines per Minsk. Arrivo alle ore 16.35 e coincidenza per Astana alle ore 20.15 con il volo Belavia-Belarusian Airlines.

sabato 22.7.17 ASTANA

Visita della città di Astana passando dai palazzi del potere, ai landmarks della città, dalle nuove architetture pubbliche di Kurokawa, Foster, Nicoletti, Desideri a quelle più tradizionali come le moschee. Una città moderna, ricca di capolavori architettonici, strutture futuristiche e grattacieli, sorta come dal nulla nel bel mezzo della steppa.

Una città in continua espansione: cemento, vetro e acciaio, ma non mancano spazi verdi alberati e giardini.

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domenica 23.7.17 ASTANA

Visita dell’EXPO: “Future Energy”

Dopo Milano 2015, nel 2017 il Kazakistan ospita l’Esposizione Internazionale con l’obiettivo di portare l’attenzione mondiale sul tema dello “sviluppo sostenibile”. Astana ha optato per una soluzione che rimanda all’idea di una grande fiera con mega-padiglioni, entro i quali ogni paese dovrà costruire il proprio quartier generale. L’Italia partecipa con l’allestimento di un padiglione espositivo a cura dello Studio Abdr, insieme a quelli di Regno Unito, Lituania, Ungheria e Finlandia, in un’area di 1.000 mq, per un’altezza di 10 metri. «Abbiamo ipotizzato uno spazio ibrido – ha spiegato l’arch. Paolo Desideri. Tre grandi volumi ovoidali connessi da due percorsi che salgono a un livello intermedio e sulla copertura, per poi scendere e consentire la visita interna». Massima semplicità costruttiva con strutture di tubi innocenti, pannelli in legno e un ampio uso di cartongesso: l’architettura farà da supporto alla narrazione attraverso un sistema di 70 proiettori che trasformeranno pareti interne ed esterne in grandi schermi comunicativi. Piazza Italia sarà uno spazio multifunzionale e la sua superficie di quasi 300 mq potrà accogliere una molteplicità di eventi. A seconda delle necessità, lo spazio potrà anche trasformarsi, utilizzando le immagini proiettate sulle pareti e sul pavimento di una piazza italiana (Piazza del Campo a Siena o Piazza Navona a Roma). La facciata del padiglione verso il percorso visitatori verrà attrezzata con un led wall che presenterà le tre principali fonti energetiche del futuro: energia idro-elettrica (verde), energia eolica (bianco) ed energia solare (rosso).

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lunedì 24.7.17 ASTANA

Seconda visita all’EXPO per chi lo desidera o può essere libero per approfondire la conoscenza della città

In alternativa partenza per Alzhir

Durante l’epoca stalinista, il Kazakistan ha ospitato 11 campi di lavoro (Gulag) dove furono internate centinaia di migliaia di persone e le loro famiglie. Nella periferia di Astana sorgeva il campo di lavoro Alzhir “per le donne dei traditori della Patria”. Aperto agli inizi del 1938 il numero dei detenuti superava i 18.000, nel 2007 presso l’ex sede del Campo è stato aperto il “Museo e memoriale delle vittime della repressione politica e totalitarismo”.

martedì 25.7.17 PARTENZA PER ROMA (aereo)

Partenza, alle ore 4.15, del volo Belavia-Belarusian Airlines per Minsk. Arrivo alle ore 5.35 e coincidenza per Roma alle ore 9.45. Arrivo all’aeroporto di Fiumicino alle ore 11.40 e fine del viaggio.

estensione facoltativa

lunedì 24.7.17 ASTANA – TASHKENT

Come descrizione precedente

Trasferimento in aeroporto e partenza, alle ore 16.45, del volo Uzbekistan Airways per Tashkent.

martedì 25.7.17 TASHKENT

Visita della città e giro in metropolitana

Tashkent, capitale dell’Uzbekistan e maggiore centro economico e culturale della repubblica uzbeka, fu fondata dagli Arabi nel 750 e nel 1219 fu distrutta da Gengis Khan per poi essere ricostruita alcuni anni dopo. Poco rimane del suo passato a causa di un terremoto che la distrusse nel 1966 e soprattutto dalla realizzazione, in epoca sovietica, di un piano urbanistico elaborato fin dal 1916. La Tashkent odierna ha la fisionomia tipica di una città dell’Europa orientale, con monumentali edifici amministrativi, immensi parchi ed enormi condomini-dormitori. La metropolitana è una vera e propria opera d’arte sotterranea, costruita negli anni settanta e progettata dai principali artisti e architetti uzbeki.

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mercoledì 26.7.17 TASHKENT – SAMARCANDA

Partenza con il treno Afrosiab per Samarcanda, visita della città e dell’Osservatorio Ulug Bek (1420).

Samarcanda è una città magica, misteriosa e bellissima, dichiarata nel 2001 Patrimonio dell’UNESCO. Mosaici e lapislazzuli per un’arte islamica che evoca ambienti e atmosfere da grandi viaggi e grandi avventure ti dona quel senso di “doverci” arrivare ….come vuole la leggenda.

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giovedì 27.7.17 SAMARCANDA – SHAKHRISABZ – BUKHARA

Visita alla cartiera “Konighil”

Qui si produce ancora oggi la famosa Carta di Samarcanda secondo le antiche ricette e gli antichi meccanismi di produzione che sono guidati da una ruota ad acqua del fiume Siab.

Nella tarda mattinata partenza per Shakhrisabz, la “città verde”, situata a 90 chilometri a sud di Samarcanda.

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Venne costruita secondo un modello tipico dell’Alto Medio Evo con una struttura centrale simile a quelle di Samarcanda e Bukhara ed ha continuato a svilupparsi durante il IX e X secolo nonostante i continui conflitti tra le dinastie samanidi e i turchi. È la città natale di Tamerlano e una volta, la sua fama oscurava addirittura quella di Samarcanda. Egli vi fece infatti costruire il Palazzo Ak-Saray (1379-1404) “il palazzo bianco” di cui sbalordiscono la grandezza e la magnificenza. Lo stesso vale per il Doru Tilavat (seggio del potere e della forza), mentre tra le altre attrattive ci sono le tombe degli antenati di Tamerlano e la gigantesca moschea di Kok-Gumbaz (1435) utilizzata come moschea per la preghiera del venerdì.

Proseguimento per Bukhara.

venerdì 28.7.17 BUKHARA

Visita della città, ad un laboratorio di tappeti ed alla Boutique delle marionette

Con più di 2000 anni di storia, questo piccolo gioiello medievale sulla Via della Seta, inserita nei Patrimoni UNESCO dal 1993, è la città delle mille madrase, famosa per i suoi tappeti e custodisce la costruzione più antica che è la fortezza dell’Ark, il nucleo attorno al quale si è sviluppata la città e la stupenda piazza che prende il nome di Registan.

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sabato 29.7.17 BUKHARA – TASHKENT – PARTENZA PER L’ITALIA

Visita alla Necropoli Chor-Bakr che un tempo serviva come residenza di famiglia dei leader spirituali dell’Ordine “Naqshbandi” e al Palazzo Sitorai Mokhi-Khosa, il cui nome significa “giardino delle stelle e della luna”.

Trasferimento alla stazione ferroviaria per la partenza del treno Afrosiab per Tashkent e trasferimento in aeroporto.

domenica 30.7.17 PARTENZA PER ROMA (aereo)

Partenza, alle ore 02.40, del volo Turkish Airlines per Istanbul. Arrivo alle ore 5.45 e coincidenza per Roma alle ore 8.00 con il volo Turkish Airlines. Arrivo all’aeroporto di Fiumicino alle ore 9.45 e fine del viaggio.

Gli aspetti legati all’architettura sono curati dagli architetti Giorgio Mirabelli e Lucilla Brignola

del movimento “amate l’architettura” – Roma – www.amatelarchitettura.com

per informazioni e prenotazioni

STELLA ERRANTE – Via dei Granatieri, 30 – 00143 ROMA

Tel. 06 64220540 – Cell. 393 2868172comunica@stellaerrante.itwww.stellaerrante.it

Playchef® – i vincitori del concorso.

Playchef® design#contest è stato per Amate l’Architettura una scommessa vinta. Volevamo dimostrare che con una procedura trasparente, quale quella adottata in questo concorso, è possibile selezionare i lavori migliori, che i concorsi, condotti secondo criteri di trasparenza ed equità, funzionano.

La qualità dei progetti premiati e menzionati ci ha ripagato del grande sforzo profuso, sia in fase di ideazione del concorso che di gestione.

Come ha dichiarato in una riunione il presidente della giuria Francesco Subioli: “il design non è più una prerogativa solamente del nord, si sta spostando al sud”.

Ebbene quella del presidente è stata una intuizione profetica: nonostante i vincoli stretti imposti dal concorso (ambito dei complementi per la tavola, ambito della cultura gastronomica campana, ambito delle tecnologie realizzative messe a disposizione), i progetti pervenuti sono stati tanti.

Tra questi, abbiamo premiato quelli più interessanti, più innovativi e più realizzabili.

 

Premesso tutto questo, abbiamo il piacere di pubblicare i vincitori del concorso Playchef®:

1° Premio a: SENNO’DESISTI, di Alfonso Angelone, con una media di 80,2 punti su 100, con la seguente motivazione della giuria:”per la maggior aderenza alle linee del bando di concorso, innovazione sulla modalità di consumo di uno dei prodotti di eccellenza del territorio, design accurato e funzionale, utilizzo coerenti dei materiali e delle tecnologie di produzione”.

Sennòdesisti

2° Premio a: VESUVIO di mmcs architecture, capogruppo Maurizio Liccardo, con una media di 75,2 punti su 100, con la seguente motivazione della giuria: “per la contemporaneità e la bellezza delle forme, la citazione della morfologia di una delle icone più forti del territorio, la coerenza nell’uso dei materiali, l’innovazione funzionale suggerita dall’operatività dello chef”.

Vesuvio

3° Premio a: APERIELLO di Simone Sansone, con una media di 74,7 punti su 100, con la seguente motivazione della giuria: “per l’intuizione innovativa nella modalità di fruizione di un cibo tipicamente mediterraneo, la funzionalità minimalista dell’oggetto, la semplicità ed economicità di realizzazione”.

Aperiello

 

Oltre ai 3 premi assegnati, la giuria ha ritenuto di dovere assegnare altre due menzioni di merito ad altri due progetti di grande qualità che non potevano aspirare a competere per i primi 3 posti a causa di alcune lacune nei requisiti richiesti dal bando.

Menzione di Merito a: SCARPETTA di Claudio Persico, con una media di 74,6 punti su 100, con la seguente motivazione della giuria: “per la capacità di formalizzare un’abitudine quotidiana fortemente radicata nelle tradizioni locali”.

Scarpetta

Menzione di Merito a: KUMBH, di Orsola Iannone, con una media di 70,4 punti su 100, con la seguente motivazione della giuria: “per l’originalità della forma, il riferimento simbolico e l’innovazione nella disposizione dei complementi per la tavola”.

Kumbh

Qui la griglia completa di valutazione dei progetti.

 

PLAYCHEF® DESIGN#CONTEST – un concorso di food design

13 dicembre 2016

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A Napoli, presso la sede dell’Ordine degli Architetti, dal 15 dicembre 2016, si terrà la presentazione del concorso/contest playchef © design#contest, per la realizzazione di progetti riproducibili nell’ambito del Food Design.

Amate l’Architettura, Movimento per l’Architettura Contemporanea, ha seguito con interesse, fin dalla fase ideativa, la nascita di questo contest e ha scelto di esserne partner, con un membro in giuria.

Riteniamo, infatti, che questa iniziativa possa portare una grande innovazione e valore aggiunto al contesto culturale partenopeo e, più in generale, italiano, perché promuove conoscenza e approfondimento in un settore specifico del design – il Food Design – di grande potenzialità e prospettiva, e perché grazie a questa iniziativa affronta e crea una filiera nell’ambito del design autoprodotto: ideatore – artigiano/realizzatore – piattaforma “equa” di vendita.

Gli incontri formativi (per i partecipanti) introduttivi al concorso, la delimitazione all’uso di alcuni materiali legati alle capacità delle aziende di riferimento di produrre i prototipi ed i multipli, la scelta di promuovere una iniziativa in una città più legata alla tradizione culinaria ma assai meno all’innovazione, specialmente nel design, il coinvolgimento – per la prima volta – di attori nuovi e diversi della filiera della produzione e distribuzione di design, conferiscono una connotazione di carattere originale alla iniziativa, in questa sua prima edizione sperimentale.

Dalla nostra Associazione particolare attenzione è stata posta al bando, in quanto promosso dall’Ordine degli Architetti di Napoli, in cui è chiaro l’invito esplicito ai propri iscritti, a cui vuole dare valore in un periodo di crisi senza precedenti della professione, a esplorare nuovi ambiti e salti di scala nel know-how, nella cornice di una struttura straordinaria ed eccellente come quella dell’agroalimentare campano e, più in generale, italiano. Inoltre, atteso il carattere sperimentale dell’iniziativa, tutti i punti del bando, finalità, criteri di valutazione, composizione della giuria, premi per i vincitori, sono stati verificati nella corrispondenza ai principi di etica, nell’ambito dell’architettura e del design, che Amate l’Architettura promuove con particolare determinazione da quasi un decennio.

IL TEMA DEL CONCORSO.

Tema del concorso è la realizzazione di un progetto di Food Design che sia riproducibile, sostenibile, che sappia innovare, che riesca a reinterpretare l’identità territoriale campana, esprimendo insieme tradizione e contemporaneità. L’oggetto deve divenire strumento per innescare una interazione “ludica” tra fruitore e cibo. Deve indurre gesti, azioni inedite, suggerire nuove modalità di fruizione e innovazione nella preparazione e trasformazione del prodotto edibile. Il prodotto/progetto dovrà rientrare nella categoria complementi per la tavola (es. piatti, piatti da portata, vassoi, alzate, accessori per la tavola, accessori per aperitivo etc.) e potrà essere realizzato in: pietra acrilica naturale (Solid Surfaces|Corian), metacrilato, legno massello, legno multistrato, pannelli Medium Density (MDF), metalli (acciaio, ferro, alluminio, composito) utilizzati da soli o combinati tra loro. I premi, grazie ad i partenariati attivati con le istituzioni, con l’università e con aziende di produzione e commercializzazione design oriented, consisteranno in somme in denaro, nella realizzazione di multipli di design dei progetti presentati e nella presenza gratuita dei prodotti su una piattaforma e-commerce dedicata alla promozione ed alla vendita di serie limitate di design. Tutte le informazioni potranno essere raccolte visitando i siti web:

www.na.archiworld.it

resarchitettura.wixsite.com/resarchitettura

www.oxalab.com

Di seguito il programma della presentazione del 15/12/2016 presso l’Ordine degli Architetti di Napoli:
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UNA PORTA PER L’UMBRIA – intervista ai progettisti del nuovo P.I.T. di Terni

19 novembre 2016

Il Comune di Terni ha promosso un’opera strategica per il futuro assetto della città e dell’Umbria del sud: una passerella pedonale sopra la stazione ferroviaria che, mettendo in comunicazione aree destinate a parcheggi e aree per nuove attività strategiche con il centro città, diventerà la nuova spina dorsale dell’espansione ternana. Amate l’Architettura ha seguito fin dall’inizio questa interessante iniziativa e ha incontrato questa estate – in cantiere – i progettisti: l’architetto Renato Benedetti, vincitore del concorso internazionale indetto da Comune e l’ing. Loris Manfroni, che ha progettato le strutture.

Un nome italiano ma un accento inglese, come mai?

Benedetti: Io sono italo-canadese, nato in Canada. I miei genitori sono italiani.

Genesi di questo progetto: come lo avete affrontato?

Benedetti: Era un concorso internazionale, landmark per Terni, sia per l’Umbria che fosse sia una porta di accesso per le colline retrostanti, ma anche che aprisse Terni verso Roma.

L’idea è stata di trovare un nuovo tipo d’identità con una corrispondenza pratica, una connessione rigenerante tra il centro cittadino e la stazione.

 

Formazione canadese ed esperienza anglosassone. Già due ponti realizzati. Qui, tuttavia, siamo in un contesto diverso, un contesto internazionale. Ha influito tutto ciò nel progetto?

Benedetti: Il modo con cui abbiamo approcciato il progetto è sicuramente internazionale, dato che sono di origine italiana, sono infatti nato in Canada e ho sviluppato l’esperienza lavorativa in Inghilterra, infatti Benedetti Architects è a Londra.

Al principio abbiamo lavorato con Arup di Londra e in seguito abbiamo collaborato con un ingegnere strutturista italiano (Manfroni Engineering Workshop ndr). E’ stata realmente una collaborazione internazionale. Non abbiamo avuto un approccio come quello dell’architetto che ha una soluzione e poi qualcun altro si occupa della parte ingegneristica. Gli ingegneri, gli architetti, l’idea, sono complementari. Inoltre, sopra a tutto, c’è stata l’idea urbana: noi abbiamo realizzato un’infrastruttura per la città, non solo per la stazione ferroviaria. Un posto dove stare che diventa un’idea urbana più ampia.

Abbiamo imparato, partendo dal contesto inglese, che costruire in Italia è completamente differente. Come stranieri, abbiamo la libertà di conoscere un nuovo posto da vicino senza pregiudizi .

Infatti, come straniero, all’inizio non conosci nulla di Terni prima di arrivarci, e ti concentri sullo scoprire esattamente di che cosa Terni ha bisogno.

Anche l’approccio collaborativo con il Committente, in questo caso con Roberto Meloni (Responsabile Unico del procedimento per il Comune di Terni ndr) è stato fondamentale per trovare le soluzioni per il ponte e per questa città.

 

Avete visitato Terni durante il concorso?

Benedetti: Certamente, noi non potevamo partire – ed è impossibile per noi – senza vedere il sito ed il contesto reale. Non abbiamo avuto un approccio astratto al progetto.

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Entriamo ora nel dettaglio dell’argomento. Noi vorremmo conoscere quali sono state le innovazioni tecnologiche introdotte in questo progetto.

Benedetti: All’inizio abbiamo lavorato insieme per trovare l’idea, che avesse una valenza architettonica e urbanistica insieme, di lettura del contesto, di cosa volevamo tentare di fare. In quel momento è impossibile fare un “salto in avanti” e fare partecipare gli ingegneri al confronto. L’innovazione tecnologica, che vi sarà descritta più in dettaglio da Loris (Manfroni ndr), è legata ai vincoli dati dal contesto ferroviario, quali il passaggio dei treni, i binari che definiscono in modo preciso le zone per gli appoggi e la conseguente lunghezza delle campate del ponte, ma anche dal punto di vista scultoreo, da come potevamo avere una infrastruttura di 80 metri con una “espressione” ingegneristica che fosse anche un oggetto che avesse una valenza di nuovo landmark, di nuovo simbolo dove gli anelli – sembrano aureole di angeli – che tengono i cavi a sorreggere la struttura, fossero qualcosa di “molto leggero”.

La presenza di questi cerchi nel tripode nasce da una esigenza formale, di rendere unico questo landmark, o da una esigenza strutturale?

Benedetti: entrambe.

Manfroni: La scelta iniziale architettonica è stata decisiva anche per un aspetto strutturale. Di fatto gli anelli hanno funzioni strutturali importanti: servono per raccogliere tutte le funi che dovranno sorreggere l’impalcato. Questa funzione strutturale è diventata significativa fin dal momento in cui abbiamo cominciato ad analizzare il ponte. Tra l’altro essi servono anche per collegare strutturalmente i tre elementi verticali da cui è nato il nome iniziale, il tripode. Quindi hanno costituito un rinforzo, dal punto di vista strutturale, estremamente significativo e, direi, indispensabile.

 

Normalmente un ponte strallato ha dei piloni che reggono gli stralli qui non abbiamo dei piloni bensì un tripode che ha degli elementi circolari e questi servono…

Manfroni: l’elemento fondamentale è il tripode che è anche un grande pilone centrale costituito, nella sostanza, da tre elementi distinti, e che in questo modo è stato alleggerito moltissimo rispetto ad un più tradizionale pilone unico che sarebbe stato decisamente molto più grande e di maggior impatto estetico. Esso non segue la tradizione delle costruzioni di questo tipo che generalmente vediamo attorno a noi, cioè quello di avere degli elementi regolari posti alle estremità del ponte e poi degli stralli, cioè delle funi, che arrivano all’interno del ponte. In questo caso il tripode è diventato un elemento veramente significativo dal punto di vista iconografico ed è diventato anche l’elemento fondamentale nella decisione delle scelte strutturali, perché oltretutto non potevamo avere altre posizioni dove inserirlo: sotto i nostri piedi (eravamo sulla passerella, sopra i binari ndr) non c’era la possibilità di introdurre altri elementi per la presenza dei binari.

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In qualche modo era quasi una scelta obbligata.

Manfroni: E’ diventata quasi subito una scelta obbligata, poi è diventata un mix di estetica architettonica e di scelte strutturali.

Benedetti: La forma, realmente, è una espressione scultorea dell’esigenza strutturale, del modo con cui i fruitori vivono un’esperienza con essa e l’organizzazione dei cavi è un dispositivo formale unificante.

Manfroni: la scelta architettonica iniziale non ha imposto una soluzione, uno schema precostituito per sorreggere il ponte, ma ha sfruttato questa idea che nel tempo è diventata un’icona ma anche l’elemento fondamentale per il ponte.

Benedetti: vorrei aggiungere una cosa: c’è un aspetto dinamico tra i tre elementi verticali del tripode, i due anelli che reggono i cavi e la curvatura del ponte. Non si ha mai la stessa vista. La struttura è in continuo mutamento. In effetti le parti dell’infrastruttura sono un intervento dinamico nella città perché, per gli utenti, la visuale cambia continuamente. Ecco perché si hanno delle curve. E’ un approccio dinamico, non statico.

E’ un’idea strettamente intrecciata di architettura, ingegneria ed urbanistica nel voler realizzare un’opera dinamica.

Vorremmo parlare di un tema importante per l’Italia: le modalità di realizzazione del progetto e del rispetto dei costi. Noi vogliamo capire se siete riusciti a rispettare il progetto nella fase realizzativa e se ci sono state delle varianti che hanno fatto aumentare sensibilmente i costi. Vorremmo anche capire come è stato il rapporto con l’amministrazione.

Benedetti: non posso parlare delle realizzazioni in Italia perché questo è il nostro primo progetto in Italia. Noi abbiamo lavorato in altri paesi, specialmente nel Regno Unito. Fin dal nostro primissimo incontro, che abbiamo avuto a Terni con l’amministrazione dopo che abbiamo vinto il concorso, in una o due settimane abbiamo avuto il contratto e abbiamo potuto leggere molto chiaramente i termini del contratto. La negoziazione non ci ha preso molto tempo e abbiamo avuto una fiducia immediata nell’amministrazione che è stata speciale, anche paragonata ad esperienze avute da noi in passato dal Regno Unito. Siamo andati “avanti, avanti, avanti” (in italiano ndr) perché gli amministratori sono stati molto professionali e chiari nei nostri confronti. Ci hanno sempre fatto avere fiducia nel fatto che il progetto sarebbe stato realizzato nel modo giusto

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Perciò l’amministrazione vi ha aiutato nello sviluppo del progetto?

Benedetti: Noi abbiamo presentato un progetto ma non conoscevamo ancora il Committente, non si ha modo di conoscerlo in un concorso. Loro ci hanno detto: “partite!”. Io vorrei dire che il Comune di Terni e Roberto Meloni in particolare, che è stato incaricato dal Comune (il Responsabile Unico del Procedimento ndr), è stato estremamente efficiente e chiaro fin dall’inizio e sempre coerente.

Il progetto non si è fermato mai, è andato sempre avanti nel modo corretto.

Per i costi, noi abbiamo espresso dei costi all’inizio e abbiamo ora dei costi a ponte costruito e, più o meno, stiamo all’interno dei costi previsti. Il lieve incremento dei costi è dovuto solo a problemi reali, come la difficoltà di lavorare di notte o con i treni che passano. C’è stato un incremento di costi ma contenuto entro una percentuale estremamente ridotta.

 

Una semplice domanda. Pensate che sia un ponte costoso o poco costoso?

Benedetti: Questo ponte è al di sotto della media dei costi di ponti di questo tipo in Europa. E’ nella fascia bassa. Noi abbiamo avuto inoltre la complicazione di venire a lavorare direttamente dentro la stazione. Normalmente nella realizzazione di un ponte si va tra due punti e non si hanno strutture esistenti con cui avere a che fare. In questo caso è stata una complicazione il fatto che il ponte arrivava direttamente nella stazione ma, nonostante questo, siamo al di sotto della media dei costi europei per ponti di questo tipo. Credo che questo sia perché noi abbiamo progettato il ponte per essere economico e “scremato” sin dall’inizio. E’ molto leggero perché ogni sua parte fa il suo lavoro e questo è quello che dona eleganza all’ingegneria. Gli ingegneri hanno ridotto al minimo ogni cosa, ecco perché lo definisco metaforicamente “scremato”. Questo è importante perché ha rassicurato il comune di Terni che ogni cosa sarebbe andata avanti nei tempi programmati e soprattutto all’interno dei costi programmati. E’ una bella sicurezza, anche per la città, perché questa parte di infrastruttura è stata progettata pensando ad altre fasi, in quanto potrebbe esserci uno sviluppo ulteriore intorno alla stazione e un miglioramento pubblico, nel quale il ponte potrebbe essere come un sasso nello stagno che, dopo l’ingresso nell’acqua, provoca delle onde che si allargano progressivamente e che quindi potrebbero portare maggiore sviluppo grazie a questo investimento iniziale.

 

Lei, ingegnere, vuole aggiungere qualcosa?

Manfroni: Potrei sottolineare che la qualità di un prodotto finale dipende moltissimo da com’è il progetto iniziale. Ora qui ci sono due aspetti, due fasi sequenziali: il progetto che è andato in gara, che abbiamo curato assieme all’architetto, ed il progetto in fase esecutiva che è stato curato dall’impresa e dai suoi tecnici per poterlo realizzare. Onestamente i progetti sono praticamente identici, non ci sono stati variazioni sostanziali successive al progetto iniziale. Questo fa ben pensare: il progetto iniziale, che è andato in gara, aveva già tutte le condizioni per essere realizzato adeguatamente, compreso il costo, e ha tenuto conto di tutti gli aspetti di cui si è parlato ora e che oggi troviamo sul posto e che sono dei vincoli, in sostanza, che lo hanno condizionato fin dall’inizio.

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In un progetto così tecnico, che cosa ha contribuito ad una realizzazione così aderente al progetto? Per esempio il ruolo della Direzione dei Lavori, qui ricoperto dall’ing. Leonardo Donati, è stato determinante per controllare l’esecuzione ed il rispetto del progetto?

Manfroni: Assolutamente si. Il progetto, alla fine, viene trasformato in documenti cartacei, che tengono contodi tutte le condizioni, da quelle di progetto a quelle realizzative. La Direzione Lavori è fondamentale in questo caso. La capacità e la maestria dell’impresa, la capacità dei tecnici che hanno seguito passo passo l’evolversi dell’opera, ma fondamentale è la collaborazione, il legame tra tutte queste figure professionali.

 

 

 

Quindi anche con la pubblica amministrazione?

Manfroni: Si, perché se non ci fosse un coordinamento tra tutte queste persone, la macchina non funzionerebbe.

Benedetti: noi architetti non possiamo fare un buon progetto senza un buon committente.

 

Sappiamo che la realizzazione è a cura di una ATI capitanata dal Consorzio Research e che una buona parte del lavoro è stato realizzato da una impresa consorziata, la COBAR spa. Le imprese sono state adeguate rispetto alle necessità della realizzazione? Si è innescato qualche rapporto particolare con loro?

Benedetti: Uno degli obblighi più difficili nel progetto è stato quello di essere sicuri che noi trasmettessimo le informazioni appropriate e la comprensione delle differenze tra il “progetto definitivo” e il “progetto esecutivo” (entrambi in italiano ndr). Abbiamo consegnato un progetto più dettagliato di quanto si faccia solitamente perché volevamo ridurre i rischi e perché è meglio trasmetterne più informazioni anziché meno. .

Noi (architetti ed ingegneri) eravamo certi che con la trasmissione di queste informazioni, l’impresa sarebbe stata in grado di realizzare esattamente quello che avevamo progettato. Con l’ingegnere progettista dell’impresa, Marco Peroni, abbiamo avuto ottimi incontri nel suo ufficio romano e abbiamo collaborato molto bene con lui.

Manfroni: La collaborazione è stata ottima. Quello che conta è la comunicazione e la collaborazione, soprattutto la disponibilità dell’impresa a collaborare.

 

Perciò in questo caso l’impresa è stata disponibile, anche in relazione alle difficoltà che avete avuto. Quali sono state le difficoltà particolari in senso realizzativo, come avete lavorato o quando?

Manfroni: Assemblare un ponte come questo vuol dire lavorare fondamentalmente di notte.

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Perché non passavano i treni?

Manfroni: Di notte perché c’è una finestra temporale entro la quale è possibile lavorare, quando cioè non passano i treni: ovviamente questo è legato alla sicurezza della stazione. Con una grande gru, infatti, i pezzi sono stati trasportati dal luogo dove sono stati assemblati fino in questo posto. Quindi anche questo processo costruttivo implica una considerazione progettuale: l’opera deve essere assemblata e riassemblata sul posto. Questa è una difficoltà che è stata affrontata strada facendo.

Sin dall’inizio abbiamo pensato a questo ed il progetto che è andato in gara, ovviamente, conteneva tutti questi aspetti; l’impresa è stata poi disponibile a discutere con noi tutti questi “piccoli” dettagli, che poi sono diventati fondamentali, perché rispetto al progetto fatto, dovevano essere perfezionati.

 

L’impresa perciò ha dato un grosso contributo alla “cantierabilità”, la visione di come doveva essere realizzato.

Benedetti: E’ molto importante questo aspetto e perciò noi abbiamo trasmesso informazioni supplementari perché sapevamo che erano importanti soprattutto per i costi. Perciò quello che voi vedete oggi è esattamente quello che abbiamo progettato e più o meno è costato esattamente quanto avevamo previsto.

 

Allora, quando finiamo questo progetto?

Benedetti:Alla fine dell’anno, prima della fine dell’anno.

 

CREDITS:
INTERVISTA A CURA DI:
Raffaella Matocci, Cristina Donati, Giulio Paolo Calcaprina
FOTO: Giulio Paolo Calcaprina
VIDEO: Raffaella Matocci
TESTO: Giulio Paolo Calcaprina
VIDEO EDITING E MONTAGGIO: Giulio Pascali
L’intervista è stata effettuata il giorno 1° agosto 2016 nel cantiere del P.I.T. di Terni. Si ringrazia l’arch. Roberto Meloni per la preziosa collaborazione

 

P.I.T – TERNI – GALLERIA FOTOGRAFICA DEL CANTIERE (01/08/2016)

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Ruolo/Fase Credits
Struttura titolare del progetto Comune di Terni – Assessorato ai LLPP: Assessore Stefano Bucari

Comune di Terni – Progetto Speciale Dipartimentale riqualificazione del territorio e sistemi urbani – Dirigente Arch. Carla Comello

Responsabilità del Procedimento Responsabile Unico del Procedimento:

Arch. Roberto Meloni – Comune di Terni

Contatti:

tel.: 0744/549971 – 3396366497

mail: roberto.meloni@comune.terni.it

skype: rob.meloni

Collaborazione e supporto al RUP per le varie fasi della procedura:

Geom. Mauro Passalacqua – Comune di Terni

Geom. Guido Cianfoni – Comune di Terni

Geom. Giampiero Petrelli – Comune di Terni

Arch. Antonio Aino – Comune di Terni

Ing. Matteo Bongarzone – Comune di Terni

M.A. Giuliana Marconi – Comune di Terni

Geom. Marco Cannata – Comune di Terni

Sig.ra Emanuela Marucci – Comune di Terni

Supporto al RUP in fase di realizzazione:

Arch. Renato Benedetti – Benedetti Architects (formerly McDowell+Benedetti) 

Arch. Carla Sorrentino – Benedetti Architects (formerly McDowell+Benedetti)

Ing. Loris Manfroni – Manfroni Engineering Workshop 

Concorso di progettazione Progettisti prima fase: 

Benedetti Architects (formerly McDowell+Benedetti)

Arch. Lorenzo Pignatti

Arch. Maria Federica Ottone

ARUP

Progettisti seconda fase: 

Benedetti Architects (formerly McDowell+Benedetti)

Manfroni Engineering Workshop

Arch. Lorenzo Pignatti

Arch. Stefania Gruosso 

SMT Architetti Associati

Progetto definitivo Progettisti:

Arch. Renato Benedetti – Benedetti Architects (formerly McDowell+Benedetti) – Capogruppo ATI

Arch. Carla Sorrentino – Benedetti Architects (formerly McDowell+Benedetti)

Ing. Loris Manfroni – Manfroni Engineering Workshop – ATI

Arch. Lorenzo Pignatti 

Arch. Stefania Gruosso – ATI

Computi:

Arch. Andrea Calo’ 

Consulenza e progetto illuminotecnico:

Cirrus Lighting – Viabizzuno

Verifiche della progettazione definitiva e esecutiva Supporto al RUP per le verifiche strutturali:

Ing. Marco Serini – Provincia di Terni

Supporto al RUP per le verifiche legate alla sicurezza:

Geom. Claudio Berretti – Comune di Terni

Supporto al RUP per le verifiche legate agli aspetti idrogeologici:

Geol. Paolo Paccara – Comune di Terni

Verifiche comportamento aeroelastico:

Galleria del Vento presso CRIACIV (Centro di Ricerca Interuniversitario in Aerodinamica delle Costruzioni e Ingegneria del Vento) di Prato – Università di Firenze, Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale

Appalto integrato- progetto esecutivo Progettazione architettonica e strutturale:

Studio Tecnico Peroni

Ing. Marco Peroni

Collaborazione alla progettazione architettonica:

Arch. Filippo M. Martines

Progettazione esecutiva impianti elettrici e speciali:

Reconsult S.r.l.

Ing. Giancarlo Sfarra

Appalto integrato-esecuzione lavori

Aggiudicatario Research Consorzio Stabile Scarl in Associazione temporanea con l’Impresa Ferone Pietro & C. S.r.l.

Impresa consorziata esecutrice Costruzioni Barozzi SpA (Cobar SpA).

Direzione Lavori Direttore Lavori:

Ing. Leonardo Donati

Ufficio Direzione Lavori

Direttore operativo – Geom. Fabrizio Sabatini – Comune di Terni

Ispettore di cantiere – Geom. Maurizio Mezzasalma – Comune di Terni

Ispettore di cantiere – P.I. Emiliano Lenticchia – Comune di Terni

Coordinamento sicurezza Coordinatore della sicurezza in fase di progettazione:

Arch. Danilo Ricucci – componente ATI titolare progetto definitivo

Coordinatore della sicurezza in fase di esecuzione:

Ing. Lorenzo Catraro

Collaudi Collaudo statico:

Ing. Antonio Turco

Identificazione dinamica e relative misurazioni:

CRIACIV (Centro di Ricerca Interuniversitario in Aerodinamica delle Costruzioni e Ingegneria del Vento) – Università di Firenze, Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale

Prof. Massimiliano Gioffré – Università degli Studi di Perugia

Collaudo amministrativo:

Arch. Cinzia Mattoli – Comune di Terni

Pisa – La città è vuota. Un dossier mette in fila l’abbandono del patrimonio pubbico

16 novembre 2016

Riceviamo da Progetto Rebeldia, la terza edizione del Dossier Riutilizziamo Pisa. Si tratta di una interessante indagine sullo stato di abbandono del patrimonio pubblico all’interno del comune di Pisa che mette in luce un fenomeno diffuso in tutte le città italiane, dove a fronte della disponibilità di spazi e volumetrie di proprietà pubblica e privata le amministrazioni sembrano sempre più spesso incapaci di immaginare serie politiche di recupero.

Qui di seguito riportiamo il “Comunicato Stampa Riutilizziamo Pisa 2016 – Politiche di alienazione e abbandono: il triplice danno ai cittadini di Pisa”.

<<Il Municipio dei Beni Comuni presenta la terza edizione del dossier Riutilizziamo Pisa, che ormai in modo costante osserva, monitora e aggiorna lo stato degli immobili vuoti abbandonati nel Comune di Pisa.

Nel 2016 possiamo contare un totale di 248.383 mq di spazi inutilizzati in città, tra proprietà pubbliche e private, con un aumento solo in un anno di 6710 mq abbandonati ex novo, da addebitare alle istituzioni pubbliche.

Per questo l’edizione 2016 si focalizza sui 4 principali enti pubblici presenti sul territorio: Comune di Pisa, Provincia di Pisa, Università di Pisa e Regione Toscana, includendo in quest’ultima anche le proprietà dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana. Abbiamo quindi fatto il punto di quale sia l’entità degli immobili lasciati al degrado e all’incuria, ma anche di quali spazi siano presenti nei piani di alienazione, e che quindi – verosimilmente – entreranno a far parte della categoria.

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Osserviamo come solo gli immobili abbandonati dei quattro enti appena citati arrivino a coprire una superficie di 40.754 metri quadrati. A questa va inoltre aggiunta la superficie di 80.000 mq del Parco di Cisanello.

Proprio in merito ai piani in alienazione, abbiamo puntato l’attenzione in modo particolare intorno alla distinzione tra immobili ancora in uso, anche solo parziale, e quelli completamente abbandonati. Questo ci ha consentito di discernere sulla qualità della gestione degli spazi condotta dai vari enti, ponendo allo stesso tempo una questione sul destino delle attività attualmente ospitate dagli immobili in vendita.

Il comune di Pisa guadagna uno dei primati peggiori degli ultimi tempi, avendo lasciato in completo abbandono la maggior parte del patrimonio in alienazione (92% pari 13 mila metri quadrati su un totale di 14000 metri quadrati.). A dispetto delle innumerevoli dichiarazioni di voler operare per il recupero degli immobili abbandonati, l’evidenza dei fatti mostra come il comune agisca nelle vesti di principale ostacolo a una simile direzione: si pensi alla “perdita” dei documenti su Santa Croce in Fossabanda che ha bloccato per 2 anni l’affidamento all’ente per il diritto allo studio, o il “gran rifiuto” di riaprire la Mattonaia alla cittadinanza. La provincia di Pisa, nonostante sia in fase di ripiegamento (data la prevista dismissione), emerge con un paradigmatico cambio di tendenza divenendo la principale produttrice di “nuovo” abbandono dell’anno in corso. Esempi eclatanti sono l’ex terminal della CPT o le Officine Garibaldi, che appena collaudate sembrano già destinate a rimanere inutilizzate per lungo tempo. L’Università di Pisa nel 2016 si rende protagonista di un grande regalo al costruttore Madonna, scambiando palazzo Feroci e l’ex Asnu, e aggiungendo allo scambio ben 8 milioni, ma vincolando l’effettivo trasferimento, e quindi l’eventuale recupero ai lavori delle ex Benedettine. Infine la Regione Toscana primeggia per metratura in parziale uso, aspetto sintomatico di una fase di stasi che di fatto danneggia la città e la fruizione dei servizi: stiamo parlando dell’operazione “Santa Chiara”, che da quasi un decennio tiene in scacco circa 10 ettari di terreno in pieno centro e che vede il moltiplicarsi di notevoli disservizi a causa dello sdoppiamento dell’ospedale tra centro e Cisanello.

Le Officine Garibaldi soprannominate "Cattedrale di Vetro" sono una new entry dell'abbandono

Le Officine Garibaldi soprannominate “Cattedrale di Vetro” sono una new entry dell’abbandono

Il dato aggregato è incontrovertibile: se da una parte i progetti di grandi opere sono bloccati o sconosciuti alla città (si pensi al Santa Chiara o all’ormai defunto “Progetto Caserme”), la dismissione del patrimonio pubblico avanza irrefrenabile. Nell’arco di 10 anni la superficie totale abbandonata dagli enti pubblici passa da 13500 metri quadri a poco più di 40000 metri quadri (triplica). Se guardiamo al patrimonio in alienazione, passiamo dai 13500 metri quadrati nel 2006 alla previsione di 165000 mq nel 2018, ovvero oltre un fattore 10 di aumento.

Dati inquietanti ancor più se relativizzati alla capacità del mercato immobiliare locale degli ultimi anni.

Proprio da questo punto di vista emerge il dato più eclatante: a fronte di un patrimonio immobiliare di circa 40 mila metri quadri rimasto invenduto nell’ultimo decennio, gli amministratori coinvolti prevedono di dismettere complessivamente 165mila metri quadrati, per un valore di oltre 100 milioni di Euro. Se a questi si aggiungono anche i beni messi in vendita da soggetti privati (94mila metri quadrati) o da altri enti pubblici come Demanio, INPS e INAIL (35 mila metri quadrati) è evidente che il mercato non sarà mai in grado di assorbire tale offerta. Inoltre anche qualora si riuscisse a vendere lo si farebbe a prezzi ribassati. La miopia di questa previsione, dati alla mano, diventa palese e desta particolare preoccupazione in quanto i valori degli immobili messi in alienazione sono utilizzati per la programmazione degli investimenti futuri sul territorio. Gli immobili in alienazione sono vincolati, inaccessibili e inutilizzabili dai cittadini: solo il 20% viene ancora utilizzato (in particolar modo dall’Università), quasi il 60% è solo parzialmente utilizzato (si pensi allo stato di tutta l’area dell’ospedale Santa Chiara) e il restante 20 % è lasciato completamente all’abbandono. Un abbandono che è in ogni caso un costo per le amministrazioni che spendono costantemente per chiudere e bonificare.

Le politiche di alienazione e abbandono del patrimonio pubblico danneggiano quindi la comunità su tre livelli: gli spazi rimangono chiusi e inaccessibili, gli interventi necessari vengono ritardati negli anni o non effettuati, si paga con risorse pubbliche la “manutenzione dell’abbandono”.

Le amministrazioni sono proprio sicure che la cittadinanza voglia perdere tutto questo patrimonio fino ad oggi pubblico?

La proposta del Municipio dei Beni Comuni è di invertire questa tendenza: togliere gli immobili dal piano delle alienazioni, renderli immediatamente accessibili alla cittadinanza che potrebbe usufruirne e avere risposte immediate sul piano sociale, contribuire al contempo alla manutenzione e alla rivalorizzazione degli immobili con conseguente riduzione di spesa per l’amministrazione. In questo modo si arresterebbe anche la perdita di valore del patrimonio pubblico sia in senso quantitativo di metrature (che di anno in anno diventano proprietà privata), sia evitando la perdita di valore a causa dell’abbandono.

Pisa, 29 Ottobre 2016

Municipio dei Beni Comuni>>

Per chi volesse approfondire il dossier è scaricabile a questo link.

Guarda anche il video Fantasmi Immobili


Per maggiori informazioni o nuove segnalazioni scrivi a municipiobenicomuni@gmail.com

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COMUNICATO

3 settembre 2016

 

Gentili lettori e colleghi architetti, il 26/08/2016 il presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma, Alessandro Ridolfi, ha intrapreso una iniziativa di solidarietà alle popolazioni terremotate pubblicando in un comunicato una richiesta generica di invio progetti e proposte per i luoghi colpiti da sisma, specificandone le modalità di invio.
Amate l’Architettura ritiene questa iniziativa lesiva della dignità degli architetti e delle popolazioni interessate perché contraria ad ogni buona regola progettuale, in quanto mancante di una opportuna analisi preventiva dei luoghi, ed in quanto non espressamente richiesta, in questi termini, dalle popolazioni sinistrate.
Per questo motivo, il 30 agosto, abbiamo inviato una PEC al Presidente ed ai Consiglieri, chiedendone l’immediata rinuncia all’iniziativa ed la rimozione dal sito della comunicazione, nonché la dovuta informazione agli iscritti, riservandosi azioni nelle opportune sedi se tutto ciò non sarebbe avvenuto entro 48 ore.
Per tutta risposta l’Ordine ha integrato inizialmente il testo dell’annuncio con una specifica che non rettificava, nella sostanza, l’iniziativa, ma ha ingenerato ulteriore confusione. Poi, a 5 giorni di distanza dall’annuncio, è stata ulteriormente modificata la comunicazione, togliendo i riferimenti diretti ai “progetti da inviare”, senza tuttavia comunicare la rettifica ai 20.000 iscritti.
In queste ore molti architetti stanno inviando un esposto alla Commissione deontologica dell’Ordine di Roma perché tale iniziativa potrebbe avere violato ben 12 articoli del codice deontologico degli Architetti, ma ancora di più ha violato il rispetto dei morti del sisma dando adito a critiche di opportunismo levatesi da moltissimi colleghi e testate specializzate.
Nel tempo a venire vi terremo informati sull’esito della vicenda.
Se qualche collega architetto, indignato come noi, intendesse condividere il nostro operato, ci contatti sulla pagina Facebook o all’indirizzo info@amatelarchitettura.com