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Notizie da inarcassa n.9

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cari amici e colleghi

prosegue il servizio di informazione su tutto ciò che avviene all’interno di Inarcassa.

Insieme a Babbo Natale è arrivata l’approvazione definitiva da parte dei Ministeri della nostra riforma previdenziale, la famosa sostenibilità a 50 anni imposta dal Governo Monti,  che entrerà in vigore a partire dal 01 gennaio 2013.

Nel comunicato di presentazione inviato agli iscritti e pubblicato sul sito inarcassa (vedi link), si cerca di indorare la pillola, ma la realtà, soprattutto per le giovani generazioni, è molto più amara di ciò che viene descritto:

La Riforma, garantendo agli iscritti previdenza e assistenza nel nome dell’equità tra le generazioni, salvaguarda le aspettative solidaristiche del sistema previdenziale: dal mantenimento della pensione minima per gli iscritti meno abbienti“.

Non credo che si possa parlare di equità tra le generazioni quando:

– un iscritto di 35/40 anni di oggi, andrà in pensione non prima dei 70 anni e, a parità di contributi versati con un pensionato di oggi, avrà una pensione ridotta del 60%;

– un iscritto di 62 anni di oggi, potrà andare in pensione a 63 anni con una riduzione minima del 5,8 %.

Inoltre la pensione minima sarà mantenuta, ma non per i meno abbienti, come si dice nel comunicato, ma  soltanto per coloro che avranno avuto negli ultini 20 anni di attività un reddito medio superiore a 10.500 euro, tutti gli altri (attualmente quasi 1/3 degli architetti iscritti) non avranno diritto alla pensione minima.

Colpisce la differenza dei termini usati nel Regolamento:

prima: “la pensione minima non potrà essere inferiore a ……..”

oggi: “la pensione minima non potrà essere superiore a ………”.

La verità è che la solidarietà non è sostenibile con un rapporto di 1/3 di non abbienti, se non cambia la situazione lavorativa degli architetti italiani, fra 30 anni avremo più di 30.000 colleghi con una pensione “sociale”.

Qualche volta bisognerebbe avere il coraggio di raccontare la realtà  nuda e cruda, senza per questo creare allarmismi.

Se volete conoscere nel dettaglio la riforma andate su questo link.

Se non vi siete scoraggiati abbastanza, vi ricordo che il 31 dicembre 2012 scade il pagamento del saldo 2011, non vi verrà inviato il MAV, ma dovete stamparvelo su inarcassa on line, in alternativa si può pagare entro il 30 aprile 2012 con un interesse dilatorio del 2% fisso.

Per chi vuole conoscere anche gli altri fatti accaduti nei CND di ottobre e novembre può leggere questa breve sintesi:

– nel CND di ottobre, il Presidente di inarcassa ci ha informato dell’inserimento delle Casse private negli indici Istat, ciò perché lo Stato può così contabilizzare un saldo attivo di 50 miliardi nel bilancio, la cosa assurda è che in virtù di tale inserimento siamo obbligati al contenimento della finanza pubblica (Spending Review), e i risparmi che siamo tenuti ad ottenere devono essere versati allo Stato!!!

E’ una vera ingiustizia contro la quale le Casse private faranno ricorso.

Esiste un serio rischio di far confluire le Casse private nell’INPS, che per noi non sarebbe per niente un affare.

1) Poi si è passati alla trattazione dei criteri di individuazione e ripartizione del rischio degli investimenti.

Ci sono stati gli interventi degli esperti che ci hanno spiegato il contesto economico che ci obbliga a essere più prudenti negli investimenti anche a costo di un minor rendimento, bisogna diminuire il rischio cambio, che nel 2011 ci ha fatto perdere molti soldi, inoltre viene evidenziata la difficoltà della gestione e del rendimento del patrimonio immobiliare dovuta all’aumento della tassazione (IMU), calo del mercato e crisi dell’edilizia.

Tutto ciò porta alla seguente proposta di modifica dell’Asset Allocation:

Monetario  2% invariato

Obbligazionario  aumentato dal 41,5% al 48,5%

Azionario  diminuito dal 20% al 15,5%

Alternartivi  11,5% invariato

Immobiliare  diminuito dal 25% al 22,5%

Dopo una breve discussione in cui sono state espresse alcune perplessità, in particolare sulla diminuzione degli investimenti immobiliari in questo periodo, dove il mercato permetterebbe di fare buoni affari, si è passati alla votazione che è passata a maggioranza.

Non è facile capire cosa sia più giusto fare in questo momento nel campo immobiliare, sono convinto che si potrebbero acquisire immobili ad ottimi prezzi e che nel lungo periodo acquisterebbero un grande valore, ma se nel frattempo abbiamo difficoltà a gestirli e a mantenerli rischiamo di rimetterci.

Per quanto riguarda l’aumento dell’obbligazionario e la riduzione dell’azionario sono sicuramente favorevole, bisogna capire se l’obbligazionario è davvero più sicuro e meno rischioso dell’azionario.

2) Si è passati poi alla votazione in merito ai contributi da destinare alla promozione della professione (da statuto sono lo 0,34 del contributo integrativo), per il 2013 l’importo a disposizione è pari a 640.000 euro, si decide di destinarli: alla Fondazione Inarcassa, ai prestiti d’onore ai giovani iscritti con età inferiore ai 35 anni, alle professioniste madri con figli in età prescolare o scolare, ai finanziamenti agevolati.

3) Si è passati poi alla votazione del Comitato di Coordinamento del CND che dovrà migliorare la gestione dei Comitati e facilitare il rapporto tra i delegati e il Consiglio di Amministrazione.

Sono stati eletti i seguenti delegati:

Architetto Salvatore Gugliara

Architetto Stefano Navone

Architetto Fulvio Nasso

4) Si è passati poi alla discussione in merito alla revisione dello Statuto, dove si è affrontato il tema di un’eventuale gestione separata inarcassa richiesta da molti, la maggior parte dei delegati, come il sottoscritto, hanno espresso la loro contrarietà a un’ipotesi del genere, ma non abbiamo chiuso la questione rimandando la decisione.

Poi si è discusso del tema della riduzione dei delegati e delle nuove regole elettorali, esiste una necessità di riduzione del numero dei componenti del CND, esiste anche una forte discrepanza tra delegati che rappresentano più di 2500 iscritti e delegati che rappresentano, in alcuni casi, anche poche decine di iscritti.

Non sarà facile arrivare a una soluzione condivisa perché esiste una forte resistenza da parte dei delegati delle piccole province che non vogliono perdere il loro ruolo.

– Nel CND di Novembre è stato approvato il bilancio preventivo 2012.

1) Il Presidente ci ha informati sull’esito del ricorso al Tar e al Consiglio di Stato sull’inserimento nel paniere ISTAT, è stato bocciato, si è deciso quindi di riccorrere in sede Europea. A ciò si aggiunge la propsta shock del Ministro Riccardi che vorrebbe obbligarci a vendere il nostro patrimonio immobiliare agli inquilini ad 1/3 del prezzo di mercato, siamo sotto ricatto del Governo e doppiamente tassati, la cosa assurda è che da un lato ci obbligano alla sostenibilità a 50 anni dall’altro se ne inventano di ogni per toglierci soldi.

Spero che l’ADEP che rappresenta le Casse private, faccia sentire in maniera forte e decisa la propria voce.

2) Prima del CND si è svolto un convegno al MAXXI di Roma, organizzato dalla neo Fondazione di Inarcassa, primo evento concreto della stessa, il Presidente della Fondazione Architetto Andrea Tomasi ha denunciato la grave situazione in cui si trovano oggi i professionisti in Italia: la scomparsa delle tariffe, la concorrenza sleale e illegale dei dipendenti pubblici, la mancanza di una legge per l’Architettura e molto altro.

I politici che hanno partecipato hanno fatto la loro solita passerella pontificando su tutto e il contrario di tutto, ma fondamentalmete lontani anni luce dalle nostre esigenze. Il Senatore Grillo ha poi esaltato il Project financing, che a mio avviso è la più grande truffa di questi decenni.

La Fondazione di Inarcassa potrebbe dare un contributo importante al sostegno della nostra professione, ma bisogna cominciare a fare azioni concrete, non è più il tempo delle chiacchiere.

3)  Per quanto riguarda l’approvazione del Bilancio preventivo 2013 emergono i seguenti dati: i redditi dei professionisti sono in calo anche per il prossimo anno (il CNA ha calcolato una perdita del 26% negli ultimi 5 anni), ma l’effetto della riforma, con l’aumento notevole dei contributi minimi, farà aumentare le entrate complessive, inoltre i nuovi iscritti porteranno quote “fresche”, il risultato sarà un avanzo economico di circa 700 milioni di euro con il patrimonio che supererà i 7 miliardi di euro.

Nel mio intervento ho fatto notare al CDA che il bilancio di previsione non tiene conto del grande numero di iscritti che saranno costretti a cancellarsi da inarcassa perché non saranno in grado di pagare i contributi minimi, questo fenomeno, sebbene, parzalmente ammortizzato dalle nuove iscrizioni, avrà sicuramente un impatto notevole nei conti di inarcassa.

Il Presidente, nella sua risposta, mi ha confermato una sensazione che avevo da tempo, esiste una volontà di “entità superiori” di fare una sorta di selezione naturale, ovvero un professionista che ha un reddito e un fatturato sotto un certo livello (10.000/15.000 reddito  25.000/30.000 fatturato) non potrà più essere iscritto alla Cassa e all’Albo e si dovrà trovare un altro lavoro, naturalmente nessuno gli impedirà di mantenere la propria iscrizione, se non il fatto di non riuscire più a pagare i contributi previdenziali, l’Assicurazione professionale, la Formazione continua e molto altro.

Ho l’impressione che la cosa non preoccupi più di tanto la maggior parte dei delegati inarcassa.

Inoltre ho chiesto che venga fatto un progetto serio e strutturato sul sistema informatico di gestione di inarcassa che è ormai diventato l’unico strumento con cui gli iscritti si confrontano: dichiarazioni on line obbligatorie, gestione MAV, richiesta DURC, accertamento con adesione, ravvedimento operoso e molto altro.

Il Presidente mi ha risposto che è in previsione un progetto, non a breve temine, ma nei prossimi anni, come si dice meglio tardi che mai.

Per la parte che riguarda gli investimenti, il bilancio preventivo si basa sui dati disponibili per il 2012 dove c’è stata un’inversione di tendenza tra i rendimenti degli investimenti immobiliari che sono crollati e i rendimenti degli investimenti mobiliari che sono in ripresa.

Mi auguro che il rendimento gestionale lordo annuo previsto dell’intero patrimonio sia corrispondente alle stime fatte, ma ho qualche dubbio.

Dopo un breve dibattito il bilancio preventivo 2013 è stato approvato con una larga maggioranza, ho paura che sarà uno degli ultimi bilanci così positivi perché, passato l’effetto della riforma, i redditi non saliranno nel breve periodo e i nuovi iscritti serviranno appena a bilanciare l’aumento del costo delle pensioni.

Notizie utili:

–  Il Parlamento ha respinto la possibilità per i professionisti, (a differenza delle imprese a cui è stata concessa), di poter compensare i debiti previdenziali e fiscali con i crediti con le Stazioni Appaltanti;

–  A seguito delle nuove procedure che intendono ottenere un risparmio nella gestione della carta, non verrà più inviato per posta il bolletino M.A.V. delle prossime rate, a partire da quella di settembre, ma dovrà essere generato e stampato tramite l’apposita procedura su Inarcassa On line.

L’Ordine che vorrei…. (Alcaro)

In questi ultimi anni ci sono stati grandi cambiamenti, tutti negativi purtroppo, in merito alla professione di architetto, si è parlato molto della riforma degli Ordini, ma, come ci aspettavamo, il Decreto del Governo di questa estate, (Dpr 137/2012), non si è occupato minimamente di riformare delle Istituzioni che sono state create durante il ventennio fascista.

Tutto è iniziato il 04 luglio 2006 con il famigerato decreto Bersani (DL n. 223 /2006), che si prefiggeva di tutelare i consumatori, promuovere la concorrenza, snellire le pratiche burocratiche e addirittura favorire i giovani, poi sono arrivate le manovre estive, la crisi economica, il pressing dei poteri forti (banche, confindustria, massoneria, speculatori), la campagna di aggressione agli ordini e ai professionisti da parte dei mass media e ci ritroviamo oggi in una condizione drammatica per gli architetti che rischiano di scomparire nel giro di pochi anni.

Proviamo a capire perché ci troviamo in questa condizione, esiste un disegno mondiale che spinge a far scomparire la libera professione perché essendo “libera” professione intellettuale, non si presta alle volontà dei poteri forti e crea problemi a chi ha come unico obiettivo il profitto a danno della collettività, (se si realizzano interi quartieri, come è successo a Roma, con nessuna qualità architettonica, con nessuna qualità energetica, con nessuna qualità costruttiva, senza servizi e urbanizzazione primaria e secondaria, chi ci guadagna è uno solo, chi ci rimette è la collettività).

Gli architetti non hanno potuto reagire minimamente a questa tendenza che li vuole vedere “morti”, perché non hanno nessun organo che li rappresenta.

Gli imprenditori si difendono con la Confindustria che sa fare molto bene il proprio mestiere, i commercianti hanno la Confesercenti che li tutela, gli artigiani hanno la Confartigianato, i dipendenti hanno i Sindacati, i costruttori hanno l’ANCE, i tassisti hanno le loro organizzazioni di categoria, come del resto tutti, dagli spazzini ai becchini, persino i pensionati hanno le loro organizzazioni di categoria che li tutelano.

Tra i professionisti, gli avvocati hanno un esercito in Parlamento, i geometri sono organizzatissimi e i loro Collegi e Consiglio Nazionale fanno di tutto per tutelarli, i medici sono molto potenti i loro presidenti degli ordini sono spesso alti esponenti massonici, i farmacisti sono una corazzata, i notai è inutile citarli, rimaniamo soltanto noi architetti, la categoria con il più basso reddito medio tra i professionisti e forse non è un caso, a non avere organi di rappresentanza.

Arriviamo quindi ai nostri ordini professionali, quando sono stati creati avevano dei compiti ben precisi, in Italia esistevano poche migliaia di architetti e non avevano certo bisogno di essere tutelati.

Nel corso degli anni, la maggior parte degli ordini soprattutto nelle grandi città, si sono trasformati in luoghi di potere dove coltivare il proprio orticello, dimenticandosi i compiti principali per cui sono stati istituiti dalla Legge 1395 del 1923 e successivo Regio Decreto n.2537 del 1925.

I compiti che gli sono stati attribuiti sono i seguenti:

1) vigilare sul mantenimento della disciplina fra gli iscritti affinché il loro compito venga adempiuto con probità e diligenza.

2) prendere i provvedimenti disciplinari.

3) curare che siano repressi l’uso abusivo del titolo di ingegnere e di architetto e l’esercizio abusivo della professione, presentando, ove occorra, denuncia all’autorità giudiziaria.

4) determinare il contributo annuale da corrispondersi da ogni iscritto per il funzionamento dell’Ordine, ed eventualmente per il funzionamento del Consiglio Nazionale, nonché le modalità del pagamento del contributo.

5) compilare ogni triennio la tariffa professionale, la quale, in mancanza di speciali accordi, s’intende accettata dalle parti e ha valore per tutte le prestazioni degli iscritti nell’Ordine.

6) dare i pareri che fossero richiesti dalle pubbliche amministrazioni su argomenti attinenti alle professioni di ingegnere e di architetto.

I punti 1 e 2 sono stato fortemente ridimensionati dai recenti decreti governativi, la deontologia di fatto non esiste quasi più poiché sono stati liberalizzati: pubblicità, tariffe, incompatibilità ed altri aspetti importanti della professione. In realtà, se guardiamo alle statistiche degli ultimi 20 anni, la deontologia non è mai esistita, in tutta Italia operano e continuano ad operare architetti che non garantiscono una specchiata condotta morale, come previsto dalla Legge n° 897 del 1938, (il caso Zampolini lo dimostra). Nessuno si ricorda in Italia di un architetto radiato dall’albo.

Il punto 3 dovrebbe riguardare coloro che svolgono la professione abusivamente che dovrebbero essere perseguiti dall’ordine con denunce presso l’autorità giudiziaria. Tra questi ci sono anche i professori universitari a tempo pieno che fanno la libera professione e i geometri che progettano edifici che non potrebbero progettare. Noi di amate l’architettura abbiamo più volte denunciato casi del genere all’ordine di Roma, ma non è mai stato preso alcun provvedimento per motivi che abbiamo spiegato più volte, non credo che la maggior parte degli altri ordini provinciali abbia agito diversamente, pertanto il punto 3 non è stato abolito dai decreti del governo, ma è stato di fatto abolito dagli ordini per convenienza.

Il punto 4 è stato svolto sempre meglio, aumentando sempre più la quota dell’ordine per pagare una serie di attività che la legge che ha istituito gli ordini non ha prescritto di fare, pertanto il punto 4 è stato eseguito per convenienza.

Il punto 5 è stato abolito dai decreti governativi, quindi non esiste più.

Il punto 6 negli, ultimi 20 anni, non è mai stato applicato poiché le pubbliche Amministrazioni non ci pensano minimamente a consultare gli ordini, non ci consultano nemmeno quando promulgano leggi che ci riguardano direttamente.

Ricapitolando su 6 compiti assegnati agli ordini professionali ne sono rimasti 1 e mezzo, pertanto la domanda viene spontanea:

c’è ancora qualcuno che è convinto che gli ordini, oggi in Italia, vadano bene così?

Io credo di no e allora è arrivato il momento di fare delle proposte concrete.

Quello che più mi dispiace è che, in questi ultimi mesi prima dell’approvazione del Dpr 137/2012, quasi nessun ordine ha prodotto delle proposte di riforma credibili coinvolgendo nel dibattito gli iscritti. L’unico ordine che si è adoperato in questa direzione, producendo una proposta seria e innovativa, è stato l’ordine di Firenze che, non a caso, nasce da un’esperienza importante di un gruppo di giovani colleghi (firmiamolalettera) che hanno rinnovato completamente il vecchio consiglio dell’ordine.

Tutti noi non possiamo negare che la maggior parte dei Presidenti e dei Consiglieri degli ordini svolge il proprio ruolo da decenni e non ha nessuna intenzione di mollare l’osso, basta vedere la poco edificante questione dei due mandati risolta con il milleproroghe.

Ciò dimostra che la principale preoccupazione degli Ordini e del Consiglio Nazionale nei confronti del decreto del governo, era soltanto quella di conservare la poltrona per se e per i propri discendenti, non ci dimentichiamo che nella maggior parte degli ordini il ricambio avviene per investitura e non per un reale ricambio, in questo la colpa è degli iscritti che non partecipano alle elezioni.

I messaggi di approvazione e consenso del nostro Presidente Nazionale al Dpr 137/2012 sono una prova delle mie considerazioni, lo scollamento tra gli ordini e gli iscritti è fortissimo, qualsiasi architetto medio avrebbe disapprovato e criticato fortemente questo decreto.

Se gli ordini e il Consiglio Nazionale non fanno delle proposte serie sulla loro riforma proviamo a farle noi e a far sentire la nostra voce, vi butto giù una bozza, ma vorrei che ognuno di voi dia il suo contributo con delle idee.

PROPOSTA:

Gli ordini sono degli enti pubblici che fanno capo al Ministero di Giustizia, l’iscrizione è obbligatoria in quanto non si può esercitare la professione senza essere iscritti, qui già esiste, da pochi anni, un’anomalia poiché  l’art. 90 del comma 3 del d.lgs. n.163/2006 (cd. Codice dei contratti pubblici), prevede che i dipendenti pubblici non debbano essere iscritti obbligatoriamente all’ordine, tutto nasce per motivi economici in quanto le amministrazioni pubbliche non avevano i soldi per pagare la quota di iscrizione dei loro architetti dipendenti che ne facevano richiesta. Quindi esistono dei nostri colleghi che possono progettare, seppur esclusivamente nell’ambito del proprio lavoro di dipendente, senza dover rispondere a deontologia, controlli di qualsiasi tipo, formazione continua e quant’altro. Ciò è evidentemente un paradosso.

Allora proviamo a immaginare una situazione diversa, se deve continuare ad esserci un obbligo di iscrizione per esercitare la professione, (personalmente sono d’accordo), creiamo degli Enti pubblici a livello regionale o Nazionale che si occupino della tenuta dell’albo e della deontologia, (fatta seriamente questa volta), dove tutti gli architetti: liberi professionisti, dipendenti pubblici e privati, siano obbligati ad iscriversi per lavorare, pagando una quota che non potrà essere superiore a 30 euro (ciò che paghiamo oggi per il Consiglio Nazionale).

Gli Enti regionali o l’Ente Nazionale dovrà continuare a dipendere dal Ministero di Giustizia che nominerà anche i membri che ne faranno parte.

Gli attuali ordini provinciali si dovranno trasformare in Associazioni di categoria di carattere privato dove non sarà più obbligatorio iscriversi.

Queste Associazioni avranno compiti e ruoli completamente diversi dagli attuali ordini, dovranno essere al passo con i tempi e tutelare gli interessi degli architetti e dell’architettura.

Oggi il mercato della progettazione si è globalizzato, bisogna competere con studi stranieri che sono molto più competitivi di noi, pertanto il compito delle Associazioni sarà anche quello di creare dei professionisti che possano concorrere in un mercato sempre più difficile.

Ogni architetto sarà libero di iscriversi o meno alle Associazioni di categoria, ma è chiaro che l’Associazione farà gli interessi dei liberi professionisti e quindi gli iscritti saranno in maggior parte liberi professionisti.

I compiti di queste Associazioni di categoria saranno i seguenti:

  • rappresentare e tutelare gli architetti nei confronti delle amministrazioni pubbliche e della società;
  • vigilare e denunciare i casi di esercizio abusivo della professione (tra cui geometri, docenti universitari);
  • vigilare e denunciare i casi di incarichi illegittimi, concorsi fuori legge, incompatibilità;
  • curare la formazione e l’aggiornamento professionale;
  • offrire servizi agli iscritti, (consulenze, recupero crediti, informazioni, etc)
  • dotarsi di un codice etico e professionale a cui gli iscritti si dovranno attenere;
  • dialogare con le istituzioni pubbliche e private che interessano agli architetti per agevolarli nella burocrazia (Comuni, Regioni, Università etc);
  • incentivare l’unione e la collaborazione tra professionisti;

Far parte di queste Associazioni non sarà un obbligo, ma con il passare del tempo, sarà indispensabile per lavorare, oggi non c’è alcuna selezione all’Università, chiunque si può laureare e iscriversi all’albo, ciò ha causato un sovraffollamento degli iscritti all’ordine senza alcuna garanzia di qualità per i cittadini.

Le Associazioni dovranno di fatto operare una selezione naturale dove chi non si aggiorna, chi fa sconti dell’80%, chi vende i progetti su groupon, chi fa certificazioni energetiche a 39 euro, chi non garantisce una specchiata condotta morale, chi non svolge il proprio compito in maniera professionale ….., non potrà essere iscritto e avrà qualche difficoltà in più a trovare un cliente.

I cittadini dovranno sapere che, se si rivolgono a un architetto iscritto a un’Associazione di categoria, pagheranno qualcosa in più, ma saranno garantiti da un servizio professionale di qualità, più è seria e importante l’Associazione è più si avrà garanzia di qualità.

Coloro che si troveranno in una situazione di incompatibilità come i docenti universitari, non potranno iscriversi.

Ci saranno sicuramente Associazioni più esclusive e altre meno esclusive, ma bisognerà studiare un meccanismo che garantisca una presenza uniforme sul territorio nazionale e che impedisca sovraffollamenti di Associazioni in alcune grandi città.

Le Associazioni avranno una quota di iscrizione importante, minimo 500 euro, ma garantiranno servizi di qualità, inoltre dovranno raccogliere finanziamenti privati per incrementare il proprio budget.

I componenti dell’Associazione saranno eletti dagli iscritti, che dovranno essere fieri di essere iscritti all’Associazione che li rappresenta e parteciperanno attivamente alla vita dell’Associazione, non potranno fare più di due mandati di tre anni ciascuno e ci saranno dei meccanismi di controllo e trasparenza.

Le Associazioni dovranno eleggere ogni tre anni i componenti di un Organismo centrale fondamentale, di carattere privato ma con alcuni obblighi di carattere pubblico, che sostituirà di fatto il CNA e si occuperà di rappresentare e tutelare gli architetti, in particolare liberi professionisti, presso le Istituzioni governative, Parlamento, Governo, Ministeri.

Tale organismo dovrà sedersi al tavolo di concertazione in tutto ciò che riguarda la professione dell’architetto: leggi, normative, regolamenti su: architetti, architettura, urbanistica, formazione, competenze, territorio, restauro e tutto ciò che riguarda la nostra professione.

Dovrà avere inoltre un Centro Studi (sulla scia della CGIA di Mestre) che fornirà ai mass media i dati sulla nostra professione e sul mercato dell’edilizia e un importante ufficio stampa che dovrà lavorare molto per farsi ascoltare.

La proposta è soltanto una bozza, ora tocca a voi, fate le vostre considerazioni e mandateci i vostri contributi.

Nota dell’amministrazione – qui trovate gli altri contributi di

Gianluca Adami

Lucio Tellarini

“La consulenza di ausilio alla progettazione di opere pubbliche nel quadro normativo nazionale non è contemplata” di Avcp

30 settembre 2012

L’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici ha ribadito con la Deliberazione n.80 del 01 agosto 2012, come già aveva fatto con la Determina n.5 del 2010, che non ci può essere una consulenza nella progettazione di un’opera pubblica.

Noi di Amate l’architettura lo diciamo da tempo e abbiamo denunciato il caso di Piazza San Silvestro, a Roma, dove un’importante piazza del centro storico è stata progettata con una consulenza per giunta gratuita.

Come avevamo già avuto modo di evidenziare con la nostra denuncia, l’Autorità sui contratti pubblici ci ricorda che la responsabilità della progettazione deve potersi ricondurre ad un unico centro decisionale, ossia il progettista, inoltre, la consulenza alla progettazione non appare riconducibile alle attività a supporto del responsabile unico del procedimento, al quale è affidata la responsabilità, la vigilanza ed i compiti di coordinamento sull’intero ciclo dell’appalto (progettazione, affidamento, esecuzione), affinché esso risulti condotto in modo unitario, in relazione ai tempi ed ai costi preventivati.

Infatti, nel caso di Piazza San Silvestro, i tempi e i costi sono lievitati a causa della modifica del progetto e non si capiscono i ruoli del consulente e del progettista e di conseguenza non sono chiare le responsabilità.

Gli eventuali soggetti esterni individuati possono supportare il responsabile unico del procedimento nelle sue attività di coordinamento e vigilanza sulla progettazione, fermo rimanendo che la progettazione è compito di esclusiva competenza del progettista.

Il presidente dell’Ordine degli Architetti di Roma, in seguito alle polemiche su Piazza San Silvestro, aveva fatto un comunicato (vedi link), in cui affermava che: “come Ordine professionale abbiamo richiesto ufficialmente che il Comune fornisca i dovuti chiarimenti sulla natura e sulle modalità di affidamento del relativo incarico“.

Nell’ultima Assemblea di bilancio dell’Ordine, su nostra richiesta di come fossero andati a finire i chiarimenti in merito, il Presidente ha dichiarato che è stato verificato che tutte le procedure erano in regola.

Ora noi ci chiediamo in che modo, visto che l’Autorithy parla chiaro, e pertanto abbiamo fatto una richiesta di accesso agli atti al Comune di Roma per verificare anche noi come si sono svolti i fatti, faremo anche un esposto all’Autorità di vigilanza affinché intervenga e chiarisca i responsabili.

E’ davvero triste constatare che ogni volta che c’è un incarico di “progettazione illegale”, gli organi competenti e le Istituzioni preposte al controllo non facciano assolutamente nulla, e che dobbiamo essere sempre noi, poveri professionisti tartassati e vessati da ogni ingiustizia a cercare di far rispettare le regole.

“non c’è più un convincente motivo per obbligare gli architetti ad iscriversi all’Ordine” di E.Milone e A.Schiattarella

15 settembre 2012

Il titolo di questo post è preso da una frase di un articolo di Enrico Milone e Amedeo Schiattarella, pubblicato alcuni giorni fa sul sito dell’Ordine degli Architetti di Roma.

Finalmente, il Presidente del più grande Ordine degli Architetti d’Europa, si è accorto che gli Ordini, così come sono diventati oggi in seguito alle manovre del Governo, non servono più a niente!!

Noi di amate l’architettura lo denunciamo da tempo e ora ci aspettiamo una presa di posizione forte, per esempio le dimissioni di tutto il Consiglio dell’Ordine di Roma, per far capire al Governo che questa riforma (Dpr 137/2012) è una buffonata!!!

Bisogna far capire a tutti che stanno smantellando le libere professioni, bisogna farlo capire soprattutto al nostro Presidente Nazionale Leopoldo Freyrie che continua a dire che tutto va bene e che siamo contenti di questa riforma, vedi comunicato stampa: “Il Dpr approvato dal Consiglio dei Ministri dà attuazione ad una Riforma, nel suo complesso, sostanzialmente utile; che, nel suo insieme, adegua finalmente – come da tempo richiedevamo – le nuove regole professionali a quelle europee, confermando la peculiarità  del ruolo delle professioni, nella società italiana, nei confronti dei cittadini. E’ attenta, per il tramite del tirocinio e della formazione permanente, ad un innalzamento degli standard professionali: questo si traduce – per quanto riguarda gli architetti italiani – in maggiori livelli di sicurezza dei cittadini e dell’abitat“.

Come si fa a parlare a nome di tutti gli architetti italiani, dicendo esattamente il contrario di quello che pensano tutti?

Chi gli da l’autorizzazione a parlare a nome nostro?

Ci avevano detto che bisognava fare una riforma degli Ordini professionali e tutti eravamo contenti, perché il nostro Ordine è regolamentato da una legge che ha quasi 100 anni!!

Alla fine si sono inventati un Decreto  che:

  1. non chiarisce il ruolo degli Ordini professionali;
  2. sottrae i compiti più importanti agli Ordini attuali riducendone il potere;
  3. inventa nuovi oneri per gli architetti;
  4. elimina di fatto il motivo che rende oggi obbligatoria l’iscrizione all’Ordine;
  5. conferisce maggior potere ad un organismo “abusivo” come il CNA che, secondo la legge che lo ha istituito, doveva scomparire dopo 5 anni;
  6. crea confusione in merito al tirocinio;
  7. non risolve il problema della deontologia, con una norma “gattopardesca”, hanno cambiato tutto per non cambiare nulla;
  8. istituisce una formazione obbligatoria continua che è un assurdità per il mestiere di architetto, e come obbligare un regista ad aggiornarsi per poter fare un film, (per la parte tecnica ovvero sicurezza cantieri, antincendio, sicurezza nel lavoro etc esiste già un obbligo di aggiornamento);
  9. non chiarisce cosa succederà con la riduzione delle province;
  10. non risolve il problema delle parcelle degli incarichi pubblici;
  11. liberalizza la pubblicità da parte di un professionista e impedisce il controllo agli Ordini, tutto si capisce per favorire il cittadino, (farsi truffare con una finta certificazione energetica a 39 euro è utile alla collettività;
  12. insomma una vera porcheria che hanno avuto il coraggio di chiamare: ” Regolamento recante riforma degli ordinamenti professionali“;

Ma dove sta questa benedetta riforma degli Ordini?

E’ soltanto una legge ammazzaarchiettto!!!!

Dovremmo avere il coraggio di scendere tutti in piazza e far sentire una volta per tutte le nostre ragioni.

Chiediamo a tutti i Presidenti degli Ordini degli Architetti di Italia e ai Consiglieri di dimettersi tutti in massa e di destituire il Presidente Nazionale che continua a sorprenderci con le sue dichiarazioni, fate, per una volta nella vostra vita, una cosa buona: lasciate le vostre poltrone!!

Il Presidente dell’Ordine di Roma, avrebbe fatto bene ad accogliere la nostra richiesta di Assemblea straordinaria dell’Ordine, inviata il 17 giugno, a cui non ha voluto neanche degnarci di una risposta, il momento è troppo drammatico, bisogna smetterla di pensare che le nostre azioni abbiano secondi fini, qui o ci diamo una mossa o ci dobbiamo trovare tutti un altro lavoro!!!

Se non succede nulla, saremo costretti a non pagare più la quota di un Ordine che riteniamo, come del resto ha dichiarato il suo più alto rappresentante che riveste il ruolo di Presidente da ben 14 anni, completamente inutile e dannoso!!!

I geometri si mobilitano …. e a noi ci smobilitano!

Le affermazioni, di fine estate, del Presidente del Consiglio Nazionale dei Geometri Fausto Savoldi sono davvero preoccupanti nella loro stravaganza:

  • Si autodefiniscono i migliori e i più bravi nella direzione dei lavori: “la direzione dei lavori per la quale non abbiamo sul mercato concorrenti con la nostra esperienza“;
  • chiedono che gli vengano eliminati i limiti di competenza nel settore della progettazione edilizia;
  • vogliono che gli siano riconosciute specializzazioni anche nell’ambiente e nel paesaggio;
  • annunciano una manifestazione Nazionale il 26 settembre a Roma.

Ognuno può chiedere quello che vuole, ma c’è un limite a tutto, non si può pretendere la luna e soprattutto bisogna conoscere i propri limiti.

Sono anni che, noi di amate l’architettura, chiediamo ai Presidenti Nazionali di Architetti, Ingegneri e Geometri di riformare le competenze professionali in Italia, fino ad oggi ci sono state soltanto parole e promesse.

Dal canto loro, il Presidente Nazionale dei geometri cerca in ogni modo di rivendicare competenze che nessuna legge gli riconosce (come dimostra questa lettera), noi Architetti, invece, non abbiamo nessun organo che ci tuteli e che si preoccupi di reprimere e denunciare i continui casi di esercizio abusivo della professione.

Qualcuno ci dovrà spiegare perché il nostro Consiglio nazionale e i nostri Ordini provinciali ci ripetono continuamente che non possono comportarsi da sindacati e non possono difendere i nostri interessi, ma devono tutelare la collettività, mentre il Consiglio nazionale dei geometri e i Collegi provinciali non fanno altro che difendere la loro categoria anche contro tutte le leggi e sentenze che impediscono ai geometri di progettare!!!

Non si capisce se siamo stupidi noi o troppo bravi loro, ma rimane il fatto che ogni giorno in Italia vengono presentati progetti firmati da geometri regolarmente approvati dagli uffici tecnici e tutti naturalmente contro ogni normativa e quindi illegali.

Oggi sono stato a Santa Severa, (località balneare nelle vicinanze di Roma), tutte le nuove costruzioni in corso, anche di importanti dimensioni, sono firmate da geometri e sono, ovviamente, tutti degli obbrobri!!

Quello che il Presidente Nazionale dei geometri continua a non capire o a far finta di non capire è che progettare non significa tirare su due muri e un solaio, ma è una questione molto più complessa, come ho avuto modo già di esprimere in una lettera al Corriere della Sera, quindi continuare a insistere sul fatto che i geometri sono in grado di progettare è soltanto un insulto alla cultura e alla storia del nostro paese.

L’Italia è stata rovinata da edilizia senza qualità e senza “Progetto” ad opera di geometri, ingegneri e anche alcuni architetti, con la differenza che, mentre esistono un gran numero di bravi architetti che potrebbero fare bellissimi progetti, ma che spesso non hanno la possibilità di esprimere il loro potenziale, non esistono geometri in grado di fare buoni progetti, ma non perché i geometri sono una “razza” inferiore, ma semplicemente perché non hanno la formazione culturale che gli permette di svolgere un compito complesso come quello della Progettazione.

Non si può confondere la creazione di spazi che costituiscono l’ambiente in cui viviamo con l’esecuzione di compiti tecnici ben diversi e il presidente dei geometri Savoldi dovrebbe conoscere la differenza tra la direzione dei lavori e la direzione di cantiere prima di fare affermazioni di cui sopra.

Nessuno vuole essere migliore degli altri, ognuno è bravissimo nel suo ruolo, a patto che non voglia fare ciò che spetta ad altri, nessun infermiere si sogna di fare il medico, nessun odontotecnico (o quasi) si mette a fare il dentista, insomma i geometri sono bravissimi a fare ciò che hanno studiato e speriamo che il presidente Savoldi lo capisca una volta per tutte.

Un discorso a parte meritano il nostro Consiglio Nazionale degli Architetti e i nostri ordini provinciali, invece di continuare a non fare niente per reprimere l’esercizio abusivo dei geometri nella progettazione e di continuare a ripetere che non possono difendere la nostra categoria perché devono fare gli interessi della collettività, ci vengano a spiegare se distruggere il nostro paese, con l’edilizia senza progetto, significa fare l’interesse dei cittadini.

Finiamola una volta per tutte con tutta questa ipocrisia, dopo l’ennesima vergogna della falsa riforma degli Ordini (DPR 148 2011), abbiate il coraggio di riconoscere l’inutilità degli attuali Ordini professionali e relativi Consigli nazionali fate un passo indietro e

DIMETTETEVI TUTTI !!!!

Notizie da inarcassa n.8

inarcassanews1

cari amici e colleghi

La “fatidica” riforma della sostenibilità a 50 anni, imposta dal Governo Monti, è stata approvata!!

Siamo passati al sistema contributivo, cercherò di essere breve, ma vi devo raccontare come è andata.

Tutto si è svolto come da copione, i delegati “anziani“, che sono la maggior parte, si sono messi sulle barricate per far passare emendamenti a loro favore e non far passare emendamenti a loro sfavore.

Alla fine è stato approvato il testo predisposto dal Consiglio di Amministrazione con alcune modifiche emendate che non hanno stravolto la bozza iniziale presentata.

Prima di passare alla votazione della bozza presentata dal cda, dopo numerose richieste al Presidente di Inarcassa, è stato discusso il punto 2 dell’ordine del giorno , in cui è stata presentata una proposta alternativa di riforma a 50 anni elaborata da alcuni delegati.

La proposta era a un livello embrionale e difficilmente valutabile, l’inserimento di questo punto all’ordine del giorno si è rivelato, come avevo previsto nella precedente newsletter, un inutile contentino che non ha portato ad alcun risultato.

E’ un peccato che il CND abbia potuto contribuire così poco alla redazione della bozza di riforma, sarebbe stato più giusto un maggiore confronto e dibattito.

Dopo un breve dibattito, si è passati subito alla votazione degli emendamenti presentati.

Abbiamo dovuto assistere, nostro malgrado, ad una poco edificante difesa di privilegi da parte di coloro che sono già in pensione o ci andranno nei prossimi 5/6 anni e che non subiranno quasi nulla da questa riforma, di fronte alla stragrande maggioranza di iscritti che, tra le tante penalizzazioni, si vedrà ridurre la propria pensione del 40/50%.

La maggior parte dei Delegati di inarcassa ha più di 30 anni di contribuzione o è già in pensione, e quando è stata votata la riforma, molti hanno pensato esclusivamente ai loro interessi personali, questo non fa bene alla democrazia di inarcassa, ma la colpa di tutto ciò è principalmente di voi iscritti, che non vi impegnate direttamente, non partecipate alle votazioni dei delegati e non seguite le attività del vostro ente di previdenza che gestisce i vostri soldi.

Ciò permette che ci siano sempre le stesse persone da 20/30 anni a gestire il vostro futuro.

Vorrei essere chiaro sul fatto che la riforma doveva essere fatta, non si poteva non fare o rimandare, ma si potevano bilanciare i pesi in maniera diversa tra le generazioni di iscritti, si potevano introdurre elementi nuovi.

La cosa che mi ha fatto arrabiare maggiormante è stata quella di non aver potuto presentare una mia proposta sui contributi minimi che, dal prossimo anno, aumenteranno del 30% circa.

Il nostro “ottuso” regolamento dei CND prevede che, in caso di più emendamenti sullo stesso articolo, si debba procedere votando quello più lontano dal testo presentato dal cda, se viene approvato l’emendamento, tutti gli altri decadono e non possono essere nemmeno discussi, anche se trattano argomenti diversi e non in contrasto fra loro.

In merito all’articolo sui contributi minimi, erano stati presentati vari emendamenti, tutti per cercare di eliminare o diminuire il contributo minimo per i pensionati, introdotto dalla bozza del cda, soltanto il sottoscritto aveva presentato un emendamento per cercare di ridurre l’impatto del forte aumento improvviso dei contributi minimi, la mancanza di altri emendamenti su questo tema la dice lunga sulla percezione della realtà che hanno la maggior parte dei delegati.

Alla fine abbiamo trascorso quasi mezza giornata per discutere sul contributo minimo dei pensionati, che riguarda meno di 15.000 persone con un importo medio di pensione annua di 30.000, e non ho potuto , nemmeno per un minuto, esporre la mia proposta che riguarda 160.000 iscritti, di cui tra gli architetti nel 2011 il 50% ha guadagnato meno di 15.000 euro, poiché è stato votato un emendamento che riduce del 50% il contributo minimo dei pensionati.

E’ triste non poter esercitare la propria funzione di delegato per colpa di un regolamento assurdo ed è ancora più triste constatare che la quasi totalità dei delegati non si è posta il problema dell’aumento dei contributi minimi.

La verità è che la media dell’età, ma soprattutto la media dei redditi dei delegati è molto più alta della media dell’età e dei redditi degli iscritti a inarcassa.

La mia proposta prevedeva, come nel sistema francese, la possibilità di non pagare per alcuni anni il contributo minimo, ma soltanto in percentuale al proprio reddito e di poter recuperare in seguito la cifra mancante o di dover aspettare 2/3 anni in più per andare in pensione.

In questo momento di fortissima crisi per gli architetti, che a settembre dovranno pagarsi anche l’assicurazione obbligatoria e la formazione obbligatoria, non era proprio il caso di aumentare così i contributi minimi.

Ho paura che molti colleghi non saranno in grado di pagare, l’anno prossimo,  3.000,00 euro di contributo minimo, ma questo non sembra un problema per molti delegati che pensano che un professionista che abbia un reddito di 10.000/15.000 euro, non sia un vero professionista, ma uno che fa l’architetto per hobby essendo mantenuto dal marito/moglie, o che abbia un’altra attività e che sia iscritto a inarcassa soltanto per ricevere la pensione, o che sia un evasore fiscale.

Nessuno si è posto il problema che, con questa riforma, gli iscritti che guadagnano poco saranno costretti a cancellarsi da inarcassa e quelli che guadagnano molto si faranno le loro società professionali che sono esenti dal contributo soggettivo, con il risultato che rimarranno ben pochi a pagare le pensioni agli attuali e prossimi pensionati.

Non è stato possibile presentare anche un altro mio emndamento, in cui chiedevo di differenziare per classi di reddito l’importo del contributo di maternità, come mi era stato richiesto da molti iscritti.

Anche qui il regolamento ha fatto la sua parte, emendamento non ricevibile perché non avevo indicato le cifre, che solitamente vengono stabilite dal Cda che è in possesso dei dati. (Il Ministero mi ha poi dato ragione facendo togliere dalla riforma la tabella con le cifre del contributo di maternità).

Tutto ciò mi fa sentire inutile, ma continuerò a portare avanti le mie battaglie nell’interesse di tutti gli iscritti.

Per spiegarvi in breve la riforma, vi indico i punti essenziali:

– passaggio al sistema contributivo pro rata, ovvero a partire dal 1 gennaio 2013;

– aumento immediato dei contributi minimi a 3.000,00 euro (soggettivo+integrativo+ maternità);

– introduzione di un contributo soggettivo facoltativo fino al’8%

– aumento del massimale del reddito su cui si paga l’aliquota piena del 14,5% a 120.000 euro di reddito, oltre non si paga più il 3%;

– contributi minimi anche per i pensionati, ma in forma ridotta del 50%;

– contributo di solidarietà per due anni ai pensionati del 1% e in alcuni casi del 2%;

– riconoscimento agli iscritti agevolati della contribuzione piena ai fini del montante;

– aliquota di retrocessione sull’integrativo: 50% del contributo integrativo con alcuni tetti di massimale;

– sparizione graduale della pensione di anzianità;

– aumento graduale età pensione di vecchiaia, 70 anni a regime con possibili aumenti in base alle aspettative di vita;

– aumento graduale dell’anzianità minima da 30 a 35 anni;

– mantenimento per 5 anni PPC poi uscita a 70 anni senza vincoli di anzianità contributiva;

– pensione minima solo per coloro che avranno ottenuto negli ultimi 20 anni della loro attività almeno un reddito medio di 10.500 euro circa.

Avrei voluto fortemente approvare la riforma, era necessario farlo  perché non possiamo continuare ad accumulare un debito sulle future generazioni, la bozza del cda conteneva anche molti aspetti positivi, come il riconoscimento della contribuzione piena ai giovani sotto i 35 anni che usufruiscono dell’agevolazione sui contributi minimi; ma non potuto dare il mio voto, soprattutto dopo quello che è successo in CND e anche perché si poteva e si doveva:

1) contrattare con il governo e non subirne passivamente le richieste;

2) equilibrare meglio il peso della riforma, penalizzando in misura  minore coloro che hanno meno di 15 anni di contributi e aumentando il coinvolgimento di coloro che hanno più di 20 anni di contribuzione;

3) coinvolgere maggiormente i pensionati nella riforma;

4) non aumentare in maniera così forte e improvvisa i contributi minimi;

5) aumentare maggiormente l’età pensionabile a fronte di importi maggiori delle pensioni;

6) ridurre più drasticamente i privilegi a coloro che andranno in pensione nei prossimi 3/4 anni;

7) utilizzare meglio il rendimento del patrimonio nel calcolo della sostenibilità;

Adesso aspettiamo l’approvazione del Ministero e poi la riforma sarà applicata.

Buone vacanze a chi se le può permettere e anche a chi non se le può permettere.


Notizie da inarcassa n.7

inarcassanews

cari amici e colleghi

prosegue il servizio di informazione su tutto ciò che avviene all’interno di Inarcassa.

Tra pochi giorni saremo chiamati, noi Delegati, ad approvare una riforma epocale del nostro sistema previdenziale, la famosa sostenibilità a 50 anni imposta dal Governo Monti con il D.L. 201/2011 “Salva Italia”, art. 24, comma 24.

E’ finito il tempo in cui si andava in pensione a 55 anni, si versava relativamente poco  e la pensione  ce la pagava pantalone, d’ora in poi le pensioni ce le dobbiamo pagare da soli.

Prima potevi versare anche 10 e prendevi 20/30, da domani verseremo 20 e prenderemo 18 se ci va bene.

Ci apprestiamo a votare questa riforma in un clima infuocato in cui, le “vecchie generazioni”, che costituiscono la maggioranza dei delegati, si apprestano a dare battaglia alle “nuove generazioni”, che sono la minoranza dei delegati, perché non vogliono cedere su nulla che li colpisce, come il contributo minimo per i pensionati che continuano a lavorare e perfino sul contributo di solidarietà del 1/2% chiesto a tutti i pensionati che ha puramente un valore simbolico in quanto non incide minimamente nel calcolo della sostenibilità.

E’ triste assistere al cinismo, (i cinici costituivano una corrente filosofica che portava alle estreme conseguenze il pensiero individualistico e utilitaristico), di coloro che, con una pensione media di 30.000 euro, attualmente erogata da inarcassa, sono indifferenti alla prospettiva di molti di noi che si vedranno tagliare, con la nuova riforma,  la propria pensione del 40/50%.

A tutto ciò si aggiunge la forte diatriba tra Presidente di Inarcassa e un delegato, chiamando in causa Ministri e quant’altro,  in merito alla richiesta, firmata da 60 delegati, tra cui il sottoscritto, di organizzare una riunione straordinaria del Comitato Nazionale dei Delegati per discutere in maniera più ampia della riforma della sostenibilità a 50 anni.

Senza entrare nel merito dello scontro, non si può non riflettere sul fatto che così facendo peggioriamo soltanto la nostra situazione.

Sembra di assistere all’equipaggio di una nave che si mette a litigare sulla rotta da percorrere e non si accorge che la nave sta affondando, non è il momento di litigare, è il momento di essere uniti se vogliamo che la nostra categoria di architetti e ingegneri liberi professionisti continui ad esistere.

In questi pochi mesi dall’entrata in vigore del Decreto che ci impone la sostenibilità, non ho capito perché la Presidenza di Inarcassa ha cercato di limitare al massimo la possibilità di dibattito, sul tema della riforma, in sede di CND.

Su tre comitati che si sono svolti da gennaio a oggi, soltanto uno ha avuto all’ordine del giorno la riforma della sostenibilità, quello di febbraio, e su due giorni di CND + uno di tavoli di lavoro, la discussione vera e propria tra i delegati è stata limitata a poche ore di una mattina invernale in cui la neve ha fatto scappare tutti prima per paura di rimanere bloccati, dopo aver respinto una mozione in cui si chiedeva di non ritenere conclusa la discussione in merito alla riforma.

Tutto il resto del tempo è stato dedicato agli interventi degli esperti che ci hanno esposto le loro tesi sul contributivo.

Non credo che poche ore possano considerarsi sufficienti a elaborare e digerire una riforma così profonda e radicale del nostro sistema previdenziale, una riforma come questa si fa una volta ogni 30/40 anni!!

Nel CND di maggio a Palermo, abbiamo perso tutto il tempo ad approvare un  nuovo Regolamento per il CND, di cui vi parlerò in fondo, che poteva essere benissimo rimandato in seguito.

Il CND di giugno, in cui abbiamo approvato il bilancio, è stato preceduto dai tavoli in cui si è parlato della riforma, ma i tavoli sono divisi e non vi è una discussione unitaria, inoltre non hanno valore deliberativo ma semplicemente consultivo e difficilmente portano a risultati concreti.

Non credo che un maggior dibattito avrebbe peggiorato la proposta di riforma, al contrario avrebbe potuto dare maggior forza alla bozza predisposta dal Consiglio di Amministrazione.

Tra pochi giorni mi troverò a votare una riforma senza sapere se ci sono alternative valide, esiste una proposta elaborata da alcuni delegati, ma non è completa, non è stato possibile metterla a confronto con quella del CDA non abbiamo gli elementi per valutare.

Mentre vi scrivo ci è arrivata una comunicazione di integrazione all’ordine del giorno per presentare la proposta alternativa, ma sembrerebbe un inutile “contentino”.

In questi mesi ci è stato detto che il passaggio dal sistema retributivo al sistema contributivo è ormai inevitabile, ma il Ministro Fornero ha dichiarato pochi giorni fa, in Commisione Parlamentare di controllo (vi invito ad ascoltare il file audio), che la sostenibilità si può fare anche con un sistema retributivo, appropriatamente congegnato, che tenga conto di tutti gli anni di contribuzione opportunamente capitalizzati.

Credo che la Presidenza di inarcassa non debba temere il dibattito tra i delegati, è vero che la troppa democrazia crea confusione, ma si potrebbere perdere molto meno tempo in procedure esageratamente formaliste e burocratiche, cercando dare maggiore spazio alle discussioni importanti, in tutto ciò ognuno deve fare la sua parte e alcuni delegati dovrebbero mettere da parte risentimenti personali e pensare all’interesse comune.

Dobbiamo essere in grado di dare delle risposte ai giovani che intravedono una prospettiva in cui la loro pensione media sarà di 8.000/10.000 euro a fronte di una pensione media attuale di 30.000 euro, è evidente che il problema maggiore è il crollo dei redditi, ma non si può non porsi il problema dell’adeguatezza delle prestazioni delle generazioni future.

Il Ministro Fornero infatti, nell’audizione in Commisione Parlamentare, ha anche ribadito che la riforma deve preoccuparsi dell’equità intergenerazionale guardando in prospettiva alle prestazioni future, ha poi aggiunto che sarebbe utile limitare i costi di gestione e di governance delle casse, non mi sembra che quest’ultima parte sia stata inserita nella proposta del CDA.

La Fornero ha anche parlato di unificare le casse private per diversificare il rischio, ma per noi sarebbe una grande fregatura, la maggiorparte delle casse private sta peggio di noi, ha poi concluso che la sostenibilità si può fare con una gestione mista a ripartizione ma in parte a capitalizazzione considerando i rendimenti reali del patrimonio.

Il nostro grande problema è il debito latente che la nostra cassa ha accumulato negli anni, come tutti gli enti previdenziali pubblici e privati,  concedendo e promettendo, (vi ricordo che in Italia i diritti acquisiti sono tutelati dalla costituzione e non si possono rimuovere), pensioni generose a chi ha versato ben poco rispetto a quello che prende o prenderà.

Il debito previdenziale latente ammonta a circa 25 miliardi di euro, ho chiesto al Presidente di inarcassa come pensano di coprire questo debito, mi è stato risposto che il contributo del 4% delle Società di ingegneria + il 2% (50% del nostro contributo integrativo) + il rendimento del patrimonio serviranno a coprire sia il debito previdenziale che la solidarietà (inabilità, invalidità, assistenza sanitaria, etc.).

Credo che sia una previsione molto ottimistica, considerando il calo vertiginoso dei nostri redditi, l’inevitabile diminuizione di iscritti che ci sarà nei prossimi anni in seguito alla crisi e la difficile situazione finanziaria che ha causato, nel 2011, un rendimento netto gestionale negativo del nostro patrimonio mobiliare (-2,81% su circa 4,5 miliardi di euro tab. 22 relazione Collegio Revisori dei Conti).

Se spalmiamo il debito di 25 miliardi di euro nei prossimi 30/40 anni  dovremmo recuperare ogni anno circa 700 milioni di euro, la vedo difficile a meno che nella riforma che ci apprestiamo a varare, oltre al porre fine all’emorragia che ha causato questo debito, ci siano una serie di correttivi che di fatto distribuiscono il debito su tutti gli iscritti attuali e futuri oltre quel 2% (50% del contributo integrativo), stimato e in tutto ciò non è difficile comprendere che i più giovani saranno maggiormente penalizzati.

Insomma una grande confusione, vi saprò dire come è andata a finire tra pochi giorni.

Per chi vuole conoscere anche gli altri fatti accaduti nei CND di maggio e giugno può leggere questa breve sintesi:

– nel CND di maggio, svoltosi a Palermo è stato approvato il nuovo Regolamento per le riunioni del Comitato Nazionale dei Delegati, l’argomento era stato discusso, una prima volta, nel corso del precedente anno, era stato nominato un comitato ristretto che ha lavorato sul tema per poi definire degli indirizzi al Cda che ha elaborato successivamente una bozza da approvare nella riunione di maggio.

Molti delegati si auspicavano che questo nuovo Regolamento, avrebbe potuto essere un’occasione importante per dare maggior autonomia al Comitato dei Delegati e togliere alcune funzioni al Presidente, il Cda, al contrario, aveva tutto l’interesse a diminuire l’autonomia del CND con la scusa di snellire le procedure e velocizzare i processi.

Come in tutte le cose, in medio stat virtus, ovvero se da un lato è evidente che le procedure attuali dei CND sono molto burocratiche, quasi “borboniche” rendendo molto difficile e spesso interminabile lo svolgimento dei lavori, dall’altro l’egemonia del Presidente di Inarcassa nella gestione dei CND è molto forte e ciò fa si che il nostro ruolo di delagati sembri a volte quello di notai e non di componenti attivi di un’Assemblea che ha potere “legislativo”.

Sarebbe stato meglio per tutti trovare un giusto compromesso, ma non è stato così il Cda è andato avanti come un treno travolgendo tutti e tutto, ha imposto il suo Regolamento impartendo, alla “sua maggioranza” di delegati, un ordine di scuderia ben preciso: il Regolamento deve essere approvato così come proposto, non deve passare alcun emendamento.

Abbiamo così assistito, per due giorni, ad una penosa processione di alcuni delegati, una dozzina al massimo, che si sono alternati sul palco ripetutamente per esporre i loro emendamenti, più di 100, che venivano sistematicamente bocciati dalla maggioranza dell’Assemblea con l’aggravante che molti delegati non si preoccupavano nemmeno del contenuto dell’emendamento, ma votavano a prescindere contro perché così bisognava fare.

Non è stato un bello spettacolo, sarebbe stato più logico, come aveva proposto il delegato ingegneri di Matera, ritirare tutti gli emendamenti, avremmo almeno guadagnato tempo prezioso.

Io credo che una diminuizione del numero dei delegati e delle nuove procedure, possano in futuro risparmiarci questi spiacevoli episodi.

Unica nota positiva è stata l’approvazione di un emendamento a cui tengo molto, (il solo significativo a passare), che prevede, in caso di votazione di una commissione, di un comitato o quant’altro, la possibilità di esprimere una sola preferenza, ciò è importantissimo perché si evitano le “nomime” e rende le votazioni più vere.

Si impedisce, infatti, il meccanismo delle liste precostituite e stabilite a tavolino, che di fatto tolgono qualsiasi autonomia e riducono di fatto la democrazia in una votazione.

Vi ricordo che la mia elezione a delegato di Roma è stata possibile proprio grazie a quasto meccanismo, dove su 4 delegati da eleggere gli iscritti potevano esprimere una sola preferenza, impedendo di fatto qualsiasi meccanismo di “lobbies” da parte di Ordini, Associazioni, Sindacati etc., la mia candidatura era indipendente non appoggiata dai “poteri forti”.

Grazie alla preferenza unica, ho potuto competere ad armi pari risultando il più votato, se fosse stato possibile il meccanismo delle liste, quattro preferenze invece di una, avrei dovuto vedermela da solo contro quattro e non sarei stato eletto.

Trovo molto più democratico avere la possibilità di esprimere una sola preferenza.

– Nel CND di Giugno è stato approvato il bilancio consuntivo 2011, senza dilungarmi troppo nell’esposizione dello stesso, vi faccio soltanto alcune considerazioni, lo stesso bilancio può essere descritto in maniera positiva o negativa dicendo in ambedue i casi la verità:

1) estratto dal Comunicato Stampa del Cda seguito all’approvazione del Bilancio (vedi link): “Chiude con un avanzo economico di 357.787.450 euro il bilancio 2011 di Inarcassa. Un risultato positivo …….. raggiunto in un anno che verrà ricordato per la crisi del debito europeo e gli impatti sull’economia globale. A determinare il risultato è stato sostanzialmente il margine della gestione caratteristica …… che si è attestato a 376.462.000 euro, riallineandosi, dopo la flessione del 2010, con i risultati degli anni precedenti. Tale margine è stato guidato dalle entrate contributive, che nel 2011 hanno registrato una crescita rispetto al 2010 (+12,4%), dovuta in sostanza all’incremento dell’aliquota del contributo soggettivo sostenuto dagli associati (dal 10% all’11,5%) e all’andamento positivo delle iscrizioni, nonostante la crisi abbia inciso significativamente sul reddito medio di entrambe le categorie professionali. Le uscite previdenziali ……….. confermano i valori tendenziali previsti nel Bilancio Tecnico.
Effetti positivi, in termini economici, sono derivati dalle azioni poste in essere per il contenimento dei costi di gestione. ……………. La gestione finanziaria ha prodotto proventi netti per 94.257.868 euro, dato sostanzialmente in linea con il 2010 e significativamente superiore alle stime di budget. …………… la solida struttura del portafoglio ha consentito, in un anno molto difficile, di proteggere il patrimonio, contenendo gli effetti dell’erosione delle redditività senza intaccarlo.”;

2) Il bilancio consuntivo 2011 si chiude con 434 milioni di euro in meno rispetto alle previsioni del bilancio tecnico 2009, vi è una differenza di 150 milioni di euro in meno rispetto al bilancio di previsione 2011, l’utile del 2011 ha subito una riduzione del 20% rispetto all’utile dell’anno precedente nonostante le nuove iscrizioni del 2011 siano state di 7190 iscritti rispetto alle 1600 nuove pensioni erogate nello stesso anno, (quindi 7 che versano e 1,5 che prende), la gestione del patrimonio mobiliare ha subito una perdita non prevista nel bilancio preventivo;

Tutto ciò dimostra che si può vedere il bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, dovrebbe far riflettere e preoccupare la cospicua riduzione delle entrate dovute alla crisi dei redditi degli architetti e degli ingegneri, forse sarebbe più utile, nei confronti della comnuicazione esterna, non cercare di attenuare le nostre evidenti difficoltà derivanti dalla situazione dei redditi dei professionisti, ma al contrario evidenziarle per denuciare una situazione di estrema gravità a cui il governo dovrebbe assolutamente mettere mano.

Un capitolo a parte merita la gestione del patrimonio mobiliare, colpisce vedere, per la prima volta per quanto mi riguarda, un dato negativo nella gestione del nostro patrimonio, la situazione finanziaria mondiale ci deve far riflettere sui nostri investimenti, se passiamo al sistema contributivo diventa fondamentale far crescere al meglio il nostro patrimonio, ho l’impressione che qualcosa di meglio si possa fare rispetto a ciò che è stato fatto fino ad oggi.

Colpisce anche, nel bilancio, il pesante importo dei crediti che inarcassa vanta nei confronti degli iscritti che non sono in regola con il pagamento dei contributi, 260 milioni di euro circa che attualmente sono in bilancio, ma difficilmente verranno recuperati, se non una piccola parte.

L’obiettivio del Cda è di far prescrivere tali crediti e di conseguenza anche gli anni di contribuzione, bisogna riflettere su cosa sia più opportuno fare, sicuramente andrebbero recuperati i contributi integrativi evasi, che sono soldi che l’iscritto ha percepito dal cliente ma non ha versato.

Ci sono due fattori da tenere conto nella prospettiva di mandare in prescrizione tali crediti: le numerose sentenze che hanno dato ragione all’iscritto, non in regola con il pagamento dei contributi, di poter usufruire di benefici da inarcassa, e la preoccupante situazione sociale che si verrà a creare quando un gran numero di professionisti non avrà diritto a percepire la pensione.

Tutto dipenderà da come riusciremo a difendere il nostro lavoro intellettuale di architetto e ingegnere, in questo difficile compito si è impeganta a dare il suo contributo, la neonata Fondazione di Inarcassa che è stata presentata ufficialmente all’ultimo CND di giugno con un dibattito con il giornalista Antonio Polito.

Vi invito a visitare il sito della Fondazione  (vai al link).

Notizie utili:

– Le ultime norme del Governo, obbilgano Inarcassa a seguire le procedure pubbliche nell’assegnazione degli inacrichi e degli appalti di lavori, ciò renderà molto più lunghe, con maggiori costi per noi, l’esecuzione dei lavori sul nostro patrimonio immobiliare;

–  fumata nera da parte del Governo in merito alla possibilità di poter compensare i debiti degli iscritti con i crediti con le Stazioni Appaltanti, sarebbe un passo importante per consentire di mettersi in regola a tutti i colleghi che hanno importanti crediti con le Amministrazioni e non riescono a pagare i contributi;

– Inarcassa ha stipulato una convenzione con Willis per l’assicurazione professionale obbligatoria, le condizioni e i prezzi sono molto convenienti, vai al link;

– è partito il progetto della rivista di Inarcassa on line, consulta il primo numero;

– a breve sarà presentato un concorso di idee, riservato ai giovani iscritti, per la sistemazione dell’ingresso della sede dell’Inarcassa a via Salaria;

– la Banca Popolare di Sondrio, in seguito a nuove normative ci obbliga a utilizzare una società per le stime del nostro patrimonio immobiliare, impedendoci, di fatto, di far lavorare nostri colleghi architetti e ingegneri nell’espletamento delle stesse.

Vi ricordo che il 30/06/2012 è scaduto il versamento della prima rata dei contributi del 2012, se non avete pagato, potete avvalervi del ravvedimento operoso con sconti sulle sanzioni fino al 70%, per maggiori informazioni vai al link.

A seguito delle nuove procedure che intendono ottenere un risparmio nella gestione della carta, non verrà più inviato per posta il bolletino M.A.V. delle prossime rate, a partire da quella di settembre, ma dovrà essere generato e stampato tramite l’apposita procedura su Inarcassa On line.