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Eletto il nuovo Consiglio di Amministrazione di Inarcassa

Il 25 e 26 giugno 2010 si è riunito per la prima volta a Roma il Comitato Nazionale dei Delegati di Inarcassa, di recente nomina per il quinquennio 2010-2015 .

Il primo atto da compiere è stato quello di eleggere il Consiglio di Amministrazione e il Consiglio dei Revisori dei Conti, il meccanismo previsto dall’attuale statuto è piuttosto strano poiché ci sono stati 63 neodelegati, tra architetti e ingegneri, fra i quali il sottoscritto, che hanno dovuto votare persone conosciute soltanto la sera prima, è senz’altro una procedura da modificare insieme a tantissime altre previste nello statuto.

Tutti gli 11 membri eletti nel nuovo Cda, come era facile prevedere, fanno parte della lista Muratorio, Presidente uscente.

Nelle settimane che hanno preceduto l’elezione del Cda, ho assistito a uno spettacolo poco edificante per la categoria, si è scatenato un “mercato delle vacche” dove c’erano colleghi che compravano e colleghi che si vendevano, molto spesso per posti inesistenti. Molti di noi neodelegati si sono trovati subito spaesati e frastornati, sommersi da mail e telefonate di colleghi facenti parte di liste in guerra tra loro ma che avevano sostanzialmente gli stessi programmi.

E’ stato subito evidente constatare che molti non avevano alcun interesse al miglioramento di inarcassa ma avevano moltissimo interesse alle poltrone in palio, è bene ricordare che ci sono architetti e ingegneri che conservano il loro posto di delegati da 30 anni e forse più.

Il sottoscritto, in qualità di neodelegato ha cercato di unire il più possibile i nuovi per ottenere un rinnovamento vero e non propagandistico,  la collega di Firenze Zappalorti si è fatta promotrice di un documento dei nuovi delegati, sottoscritto da molti, l’intento è di andare al di là delle liste e di formare un gruppo forte di colleghi “non in vendita” che possa incidere nella politica di inarcassa.

Le liste in gioco erano fondamentalmente quattro:

- la prima faceva capo al Presidente uscente Architetto Paola Muratorio (scarica il programma)

- la seconda era presieduta dall’Architetto Guido Tassoni, membro uscente del precedente Cda (scarica il programma)

- la terza era formata dall’ingegnere Marcello Conti, ex Presidente di inarcassa nel quinquennio 1995-2000 (scarica il programma)

- la quarta era il gruppo di innoviamo inarcassa cha ha perso alcuni pezzi lungo la strada (scarica il programma)

La lista Muratorio ha scelto di non candidare neodelegati  per il Cda, ma ha inserito tre giovani appartenenti al gruppo inar40 che hanno sicuramente dato alla lista una credibilità di rinnovamento, la lista Tassoni ha avuto il merito di dare spazio ai nuovi delegati e alle grandi città escluse da tempo nei giochi della cassa, la lista Conti ha riscontrato successo tra i neodelegati in quanto non aveva candidati uscenti dal precedente Cda, a differenza delle altre due liste di sopra, la lista di Innoviamo era non completa e consapevole della propria poca forza ma determinata a portare avanti una battaglia di rinnovamento.

Se avete voglia e tempo di leggere i programmi potete subito constatare che non vi sono grosse differenze, tutti parlano di riforme statutarie, trasparenza, sostenibilità, miglioramento degli uffici, innovazione …., tutto sacrosanto, ma viene subito il dubbio che siano soltanto slogan elettorali che svaniranno subito dopo le nomine.

I tre schieramenti di Tassoni, Conti e Innoviamo inarcassa erano uniti dalla voglia di combattere la Muratorio, ma probabilmente non erano altrettanto uniti nella spartizione delle poltrone, infatti non sono stati in grado di fare un accordo, nonostante i disperati tentativi del collega Marangoni e hanno di fatto vanificato l’unica possibilità di vincere la competizione con il Presidente uscente.

L’inarcassa gestisce una montagna di soldi, il patrimonio si aggira sui 5 miliardi di euro, pertanto fa gola a molti entrare nella stanza dei bottoni, il risultato finale che ha visto entrare nel Consiglio di Amministrazione tutti membri appartenenti ad un unico schieramento, ha il pregio di non dover assistere ad un film già visto nel precedente mandato dove il Cda si è subito spaccato andando avanti a litigare per 5 anni.

Il presidente Muratorio riconfermato per il quinquennio 2010-2015, ha l’obbligo di portare avanti un progetto di riforma e rilancio di inarcassa, non si può permettere di fallire o di non mantenere le promesse nel suo ultimo mandato, il Cda è obbligato a fare bene, non ha attualmente la maggioranza assoluta nel Comitato Delegati (la media dei voti ottenuti è di 235  su 500), sono convinto che ci sarà lo spazio per un vero rinnovamento, in caso contrario daremo battaglia consolidando il gruppo dei neodelagati che ha i numeri per farsi sentire.

Spero che nelle prossime riunioni del Comitato delegati si possa iniziare un grande lavoro di miglioramento della nostra cassa di previdenza, non c’è più tempo per litigare bisogna deporre le armi e rimboccarsi le maniche per fare tutti insieme l’interesse della nostra categoria di architetti e ingegneri, professioni attaccate ormai da tutti i fronti.

I risultati delle elezioni del Cda sono stati i seguenti:

Arch. Paola Muratorio       280 voti

Arch. Giuseppe Santoro     277 voti

Arch. Gianfranco Agostinetto   254 voti

Ing. Silvia Fagioli      252 voti

Ing. Claudio Guanetti      235 voti

Arch. Filippo Franchetti Rosada   233 voti

Ing. Franco Ietta   228 voti

Ing. Goffredo Tomassi  220 voti

Arch. Enrico Rudella   218 voti

Ing. Nicola Caccavale   212 voti

Ing. Umberto Capocaccia 175 voti

Inarcassa, risultati elezioni

Sono terminate le operazioni di voto in tutte le Province Italiane per il rinnovo del Comitato dei Delegati inarcassa per il quinquennio 2010-2015.

Lo scrutinio si è svolto il 18 maggio in contemporanea in tutta Italia.

Tutte le Province hanno raggiunto il fatidico quorum sia tra gli architetti che tra gli ingegneri, Roma, Milano e Firenze, che erano rimaste fuori nel precedente quinquennio, hanno finalmente ottenuto i propri Delegati.

Il meccanismo del voto con il quorum è sicuramente da rinnovare, vengono penalizzate le grandi città a vantaggio dei piccoli centri, anche il sistema di rappresentività è da rivedere non si può avere un rappresentante in un collegio con 12 iscritti e 4 in un collegio con 8.000 iscritti.

Roma, dopo 5 anni di assenza, ha 4 rappresentanti:
Antonio Marco Alcaro 243 voti
Giovanni De Luca 207 voti
Loredana Regazzoni 194 voti
Gianluca Valle 127 voti

Raggiungere il quorum non e’ stato facile, e’ stata una battaglia all’ultimo voto, ringrazio tutti coloro che mi hanno votato consentendomi di essere il

candidato romano con il maggior numero di voti.

Spero di poter dare il mio contributo a scardinare un sistema di potere che da troppi anni governa la nostra Cassa di previdenza.

Non sarà facile rinnovare una Cassa dove la maggior parte dei Delegati, (230 tra architetti e ingegneri), è subordinata al gruppo di potere, molto spesso per tornaconti personali.

Tra i delegati eletti ci sono circa 60 matricole, spero che tra questi si possa arrivare ad un gruppo sostanzioso in grado di dare una scossa al sistema.
La prima mossa sarà la nomina del Consiglio di amministrazione (11 membri), è fondamentale nominare persone nuove per dare una svolta alla politica di inarcassa.
Sono già cominciati i balletti delle alleanze tra gli schieramenti, il primo che appoggia l’attuale gestione che fa capo al Presidente Muratorio, altri due che sono in contrasto con la vecchia gestione ma in maniera diversa.

Non sono in grado di dire adesso come andrà a finire, ma sicuramente posso assicurare tutti i colleghi che avranno molte più informazioni rispetto al passato su tutto ciò che avviene all’interno della Cassa attraverso una rubrica dedicata in questo blog e tramite newsletter.

Chiunque sia interessato a ricevere informazioni può inviarmi una richiesta all’indirizzo : a.alcaro@awn.it

Per maggiori approfondimenti:

CANDIDATI ELETTI DI TUTTE LE PROVINCE

RISULTATI 3° TORNATA

Meglio tardi che mai

Dopo ben 9 mesi !!! dalla sentenza della Cassazione n. 19292/2009,  finalmente l’Ordine degli Architetti di Roma, insieme agli altri Ordini della Regione Lazio, ha diramato una circolare a tutti gli Enti interessati in merito alle competenze professionali tra architetti, ingegneri e geometri, (leggi la circolare del 12 maggio 2010).

Ci siamo già occupati del tema in precedenti articoli (vedi link), abbiamo anche inviato una lettera ai Presidenti Nazionali di Architetti, Ingegneri e Geometri per chiedere l’apertura di un tavolo tecnico per la ridefinizione delle competenze professionali, nel mese di aprile si sono riuniti per la prima volta dopo molti anni, speriamo che si arrivi in tempi rapidi ad una soluzione condivisa da tutte le categorie interessate.

Per il momento ci auguriamo che venga rispettata la sentenza della Cassazione:

l’integrale progettazione, compresa quella edilizia e/o architettonica, e non solo il calcolo e la progettazione strutturale, di costruzioni anche modeste comportanti l’impiego del cemento armato, rientra nella competenze esclusiva dell’ingegnere e dell’architetto.

La circolare della Federazione degli Ordini Architetti PPC del Lazio è indirizzata alle seguenti  istituzioni:

Ai Sindaci dei Comuni della Regione Lazio - LORO SEDI
Ai Responsabili del Servizio Edilizia/Urbanistica dei Comuni Regione Lazio - LORO SEDI
Agli Uffici Decentrati del Genio Civile della Regione Lazio - LORO SEDI
Agli ATER della Regione Lazio - LORO SEDI
Alle Comunità Montane della Regione Lazio - LORO SEDI
Alle Aziende Sanitarie USL della Regione Lazio - LORO SEDI
Ai Consorzi Sviluppo Industriale della Regione Lazio - LORO SEDI
Ai Consorzi di Bonifica della Regione Lazio - LORO SEDI
Al Consiglio Nazionale Ingegneri - ROMA
Al Consiglio Nazionale Architetti - ROMA
Alla Federazione Regionale Ordini Ingegneri del Lazio - LATINA
A tutti gli Iscritti agli Ordini degli Architetti del Lazio - LORO SEDI

Vogliamo credere che prendano in considerazione la richiesta della Federazione, ma soprattutto ci auguriamo che i Consigli degli Ordini degli Architetti PPc del Lazio mantengano ciò che hanno scritto nella circolare, ovvero:

In difetto, questi Ordini Provinciali si vedranno costretti ad esperire, presso le sedi deputate, tutte le azioni necessarie non solo alla tutela dei valori della professione dell’architetto, ma anche a protezione dell’interesse pubblico, alla salvaguardia del profilo etico della professione e dei diritti del cittadino.


Lettera al Corriere della Sera

L’insospettabile modernità del geometra (dai Romani a noi) è il titolo di un articolo a firma di Gian Paolo Prandstraller (Docente di Sociologia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Alma Mater Studiorum di Bologna), pubblicato martedì 23 marzo sul Corriere della Sera (vedi link).

L’articolo, in particolar modo perché è firmato da un docente universitario ed è pubblicato su un giornale autorevole, dimostra la totale ignoranza in fatto di architettura che regna nel nostro paese, motivo per cui è nato il nostro Movimento amate l’architettura.

L’articolo è vittima del disorientamento che predomina in Italia sul tema delle competenze professionali. Innanzitutto si fa confusione tra tecnici laureati iscritti ad un Ordine professionale come ingegneri e architetti e tecnici diplomati iscritti ad un Collegio e non Ordine come erroneamente scritto nell’articolo.

L’affermazione più preoccupante è la seguente: “Questa competenza è coerente con la tipologia di certe costruzioni della provincia italiana, chiamate col termine convenzionale di villette; oppure di condomini che non implicano particolari calcoli di cemento armato”.

Per prima cosa bisogna chiarire che in Italia, secondo la normativa esistente ( R.D. n. 274 del 1929, art. 16 per approfondimenti si veda il link), ribadita dalla recente sentenza della Cassazione n. 19292/2009, i geometri non possono progettare edifici in cemento armato, le loro competenze in fatto di progettazione si limitano a piccoli manufatti che non pregiudichino l’incolumità delle persone.

La sentenza afferma in maniera chiara ed inequivocabile che non ci possono essere altre interpretazioni come spesso accade, che fanno riferimento ad altre normative come la L.n. 1086 del 1971 e la L. 64 del 1974.

La sentenza ha comportato negli ultimi mesi gravi problemi alla categoria dei geometri, che hanno cominciato ad avere, per la prima volta, qualche difficoltà nel continuare a contravvenire alla legge progettando qualsiasi tipo di edificio in tutta Italia.

Lo stato di difficoltà è dimostrato dal fatto che hanno pensato bene di presentare un Disegno di legge in Parlamento (DDL1865) che gli attribuisca competenze per progettare edifici anche di medie dimensioni, per occuparsi di restauro e di urbanistica (vedi link).

Non si può ridurre il tutto a una questione di competenze tecniche o di dimensioni, chi pensa che i geometri possano o debbano progettare i piccoli o minori edifici e gli architetti quelli grandi e importanti commette un gravissimo errore.

La chiesa di Roma S.Carlino alle Quattro Fontane di Borromini è un capolavoro dell’architettura, l’edificio è talmente piccolo che occupa lo spazio di uno solo die 4 pilastri che sostengono la Cupola di San Pietro, secondo le argomentazioni di Prandstraller la chiesa, date le modeste dimensioni, poteva essere progettata da un geometra.

Ciò che più colpisce e lascia tutti noi architetti sconcertati è il fatto che nessuno, anche un rispettabile docente universitario che scrive su un autorevole giornale, abbia la più pallida idea dell’importanza dell’architettura.

L’architettura è la disciplina che ha come scopo l’organizzazione dello spazio in cui vive l’essere umano.

Non si tratta di stabilire se il geometra abbia o meno le competenze tecniche per progettare un edificio, (ci sono molti geometri con decine di anni di esperienza che sono tecnicamente più preparati di un giovane architetto), ma il problema è capire se un geometra abbia le competenze progettuali per fare un progetto.

Progettare non significa soltanto tirare su due muri, mettere un tetto e saper far stare in piedi un edificio.

Per progettare bisogna conoscere: la storia, la storia dell’arte, la storia dell’architettura, la filosofia, la sociologia, la psicologia, la geografia, la biologia, la scienza delle costruzioni, la tecnica delle costruzioni, la normativa, la fisica tecnica, i materiali e molte altre cose.

Bisogna saper ascoltare il luogo, capire il contesto, interpretare le esigenze del committente, convincerlo della bontà del progetto, bisogna inoltre avere sensibilità, cultura e intelligenza.

Gli architetti “veri” hanno dentro una complessità che gli permette di inventare, di guardare al passato, di sperimentare, di imporre le proprie idee, di innovare, di stupire, di emozionare………………

Sono doti che pochissimi architetti hanno e non basta l’esperienza, figuriamoci se può averle un geometra.

L’Italia è stata rovinata dalle “villette” dei geometri dagli abusi edilizi e dallo strapotere dei costruttori legati a doppio filo alla politica, se non si capisce l’importanza della qualità architettonica non si capisce quale dovrebbe essere il ruolo dell’architetto nella società, anche nella nostra professione, come in tutte le altre, ci sono degli incapaci, ma se si fa confusione tra architetti ingegneri e geometri che dovrebbero avere ruoli ben distinti derivanti dalla loro formazione, si continuerà a distruggere l’Italia.

Il nostro paese è riconosciuto da tutto il mondo come il più bello perché è stato creato dagli architetti, lo stiamo riducendo il più arretrato in fatto di architettura.

Badate bene l’architettura di qualità non deve essere soltanto delle grandi opere ma deve essere diffusa su tutto il territorio, anche nella progettazione di una cuccia per un cane è importante il ruolo dell’architetto.

dal cucchiaio alla città Walter Gropius (1883-1969)

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Tutti padroni in casa propria

E’ con questo motto che è stato inserito, a sorpresa, nel “Decreto Legge incentivi a sostegno dei settori industriali in crisi”, approvato dal Governo il 19 marzo 2010, la norma che consente ai cittadini di realizzare senza denuncia di inizio attività (DIA) interventi edilizi di manutenzione ordinaria e straordinaria in casa propria.

In nome della libertà e della semplificazione ognuno di noi, d’ora in poi,  in casa propria potrà fare come gli pare, ci si dimentica che la libertà di ciascuno finisce dove inizia quella degli altri. Interventi di manutenzione straordinaria su un appartamento di un condominio senza la direzione di un Tecnico abilitato, possono avere delle gravi ripercussioni sull’intero immobile in cui vivono molte altre persone oltre al “padrone di casa propria”.

Al di là di questi principi base di educazione civica, quello che che più amareggia è constatare che in Italia non c’è ormai alcuna considerazione del ruolo di architetto o ingegnere, entrambi professionisti laureati ed iscritti ad un albo. Nella redazione della norma non sono stati minimamente consultati gli organi di rappresentanza nazionali delle due categorie, ciò avviene soltanto per la nostra categoria, tutti noi ricordiamo quello che è successo quando sono stati toccati i tassisti.

La nostra totale contrarietà alla norma, come avevamo già precedentemente affermato nella lettera al Ministro Brunetta quando era stato presentato lo stesso provvedimento sotto forma di Disegno di Legge, (vedi link), non scaturisce dalla volontà di fare una difesa corporativa della nostra categoria, né tantomeno dalla volontà di non combattere la burocrazia nella Pubblica Amministrazione (siamo i primi ad esserne danneggiati), ma deriva da una reale preoccupazione per la difesa della sicurezza di tutti i cittadini, è inutile ricordare il crollo di via Vigna Jacobini a Roma nel 1998 che causò la morte di 27 persone.

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha duramente attaccato il provvedimento del governo, il Consiglio Nazionale degli Architetti ha emesso, per la prima volta in tempi rapidi, un comunicato stampa (vedi link), in cui esprime la “totale contrarietà ad ogni insensata deregolamentazione nel settore edilizio”. Non basta fare un comunicato, bisogna chiedersi il motivo per cui il governo non consulta gli Enti coinvolti e che hanno il compito di dialogare con esso. Si chiede un tavolo di concertazione sulla semplificazione delle procedure in materia di edilizia, forse è troppo tardi, bisogna farsi un esame di coscienza e prendere atto che ormai noi architetti non abbiamo più alcun ruolo all’interno della società a danno di tutti i cittadini perché l’architettura non è più un valore con la conseguente distruzione dell’ambiente in cui viviamo.

La Federarchitetti ha inviato una proposta di emendamento  al dott. Carbone (gabinetto della Presidenza del Consiglio) (vedi link), ci saranno altri Enti e associazioni che si muoveranno, crediamo che sia arrivato il momento di unire le forze e far sentire la nostra voce, dobbiamo riappropriarci del nostro ruolo nella società.

Faremo presto una raccolta di firme on line e chiederemo a tutti di partecipare e diffonderla.

Per approfondimenti vedi link

intervento del Presidente degli Architetti di Roma Amedeo Schiattarella