CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Gabriele Cherubin

23 Luglio 2020

Il periodo di chiusura forzata, sgombrando le nostre piazze, le nostre scuole, i nostri uffici, ha dimostrato quanto questi siano privati della loro più profonda essenza se svuotati del loro ingrediente fondamentale, le persone. Ma, soprattutto, ha fatto sorgere in noi il dubbio che le città in cui viviamo, di periferie lontane e disagiate, di lezzi inquinanti e maleodoranti, di disuguaglianze e sperequazioni non fossero state costruite per noi.

A misura d’uomo. Questo dovrà essere il mantra del “mondo nuovo”, in cui dalla penna dell’architetto potranno fluire verdi spazi d’aggregazione, connessioni e collegamenti, leggerezza e riuso adattivo. Non più profitto e guadagno, ma socialità e benessere.

Testo: Gabriele Cherubin

Immagine:  Giorgio De Chirico – Piazza d’Italia 1948


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