CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Carmine Ugon

9 Luglio 2020

La figura dell’architetto ha subìto molti cambiamenti nel corso dei secoli, ne consegue inevitabilmente una metamorfosi dell’architettura.E se l’architettura viene considerata un registratore di memorie, l’architetto del post-covid non cambierà il mondo ma ne annoterà l’ennesimo cambiamento. Il compito arduo sarà quello di ideare, progettare e costruire luoghi a forte vocazione sociale e culturale recuperando la centralità dell’uomo nell’architettura, trascurata in questi ultimi mesi in cui le uniche stanze dove ci si incontrava erano quelle virtuali, ancor più privi di legami, emozioni e relazioni. L’architetto deve quindi rivedere il paradigma che da forma/funzione trasformatosi poi in forma/fruizione giunge oggi a forma/necessità. La necessità di recuperare, non quello che ci sembra aver perso in questi mesi, ma aver capito quello che abbiamo perso negli anni passati per riconsiderare il presente.

 

Testo di: Carmine Ugon
Immagine di Carmine Ugon, Raffigurazione degli stati d’animo (tecnica mista)
Editing: Giulia Gandin

 


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