CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Carmelo Baglivo

20 Luglio 2020

Il coronavirus ha reso evidente come i mass media abbiano spettacolarizzato la pandemia attraverso la costruzione dell’evento, che, come tutti gli eventi, citando Boudrillard,  si scava la fossa dove cadrà il giorno dopo.

L’architettura si auto spettacolarizza spesso e con ciò siamo in attesa di vederla cadere nella fossa.

La Pandemia ha danneggiato le relazioni obbligandoci a stare in casa e ci ha chiuso in spazi ridotti, dove vivere e lavorare. All’interno dello spazio domestico l’unica relazione possibile è quella, più antica, con la famiglia.

La città non è più il luogo delle relazioni e deve ricostruire se stessa. Ricostruire significa rapportarsi con la storia dei luoghi ma, soprattutto, decidere come agire.

Questa pandemia può aiutarci a ripensare il futuro confrontandoci con il passato. Ripensare la nuova architettura per il mondo post-pandemico.

Assistiamo alla fine dell’autoreferenzialità e la necessità di operare con la storia per esprimere la diversità. È giunto il momento di scegliere se questa crisi diventi la partenza per la nascita della nuova architettura.

Oppure, tutto come prima.

 

Testo di: Carmelo Baglivo
Immagine di Carmelo Baglivo, Paradise Lost

 


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