CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Paola Lacaita

2 Giugno 2020

Pensieri di un architetto per una progettazione post pandemica più consapevole.

Abbiamo visto come l’instabilità dell’ecosistema abbia portato al salto di specie del virus, dagli animali all’uomo. Ora che siamo “isolati” nei nostri spazi abitativi che avevano perso la loro importanza, riducendoli a “rifugi” in cui passare poche ore, in questo preciso momento la natura si riappropria dei suoi spazi dall’uomo abusati.

Da questa consapevolezza il verde acquisirà molta più importanza, sarà uno strumento sostenibile che entrerà sempre più nelle nostre città sino ad impossessarsene. Le nostre case avranno spazi sempre più flessibili per ambienti da reinventare di volta in volta a seconda delle esigenze, si estenderanno verso l’esterno, sino a giungere spazi all’aperto di condivisione e servizi divisi in più nuclei diversificati. La flessibilità sull’uso diversificato non solo degli spazi domestici ma anche degli spazi pubblici all’aperto, degli spazi annessi ai settori primari, secondari e terziari di una città.  Ampio sarà l’uso e l’accostamento di materiali differenti, naturali e riciclabili. Le nuove tecnologie avranno un ruolo importante, si definirà sempre più un nuovo rapporto tra persone, tecnologie e città, saranno in grado di coinvolgere sempre più l’uomo mediante l’interattività, in grado di sensibilizzare, e quindi saranno il motore per il cambiamento del nostro comportamento e della generazione che verrà.

Il ruolo dell’architetto post pandemico dovrà riacquistare la sua centralità nel dialogo con le diverse discipline per farsi promotore di iniziative e soluzioni in grado di sensibilizzare l’opinione pubblica e la politica per orientarle verso precise scelte progettuali.

 

Testo: Paola Lacaita, 2 giugno 2020

Immagine: Paola Lacaita, Paesaggio 2

 


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