CALL 100 parole: “COSA FARÀ L’ARCHITETTO NEL POST-COVID?” Riflessioni di Dario Canciani

22 Giugno 2020

Ogni epoca storica presenta desideri e problematiche proprie. All’architetto spetta il compito di trovare le forme adeguate e specifiche contribuendo al soddisfacimento dei primi ed alla soluzione dei secondi. Avendo sperimentato in questi giorni la nostra fragilità ma anche la nostra capacità creativa, l’architetto dovrebbe abbandonare l’impulso autoreferenziale nella ricerca della “forma per la forma”, per dedicarsi alla sensorialità, alla circolarità, al recupero del costruito, al consumo zero, all’impegno sociale, cioè ad una architettura a bassissimo impatto sul pianeta, esattamente come fa un uccello quando si costruisce il nido. In estrema sintesi quindi auspico un passaggio da una archi-star arrogante ad un architetto GENTILE


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