Post-covid e architettura: il rischio di una falsa coscienza collettiva, la necessità della coscienza individuale. [Post Covid-19]

Amate l’Architettura ha già avviato una serie di approfondimenti sul tema della risposta degli architetti alle esigenze emerse in seguito alla pandemia di covid 19, con questo articolo si vuole portare a conoscenza di chi legge la risposta di un gruppo di architetti napoletani che, in difesa di alcuni principi e di una determinata concezione urbanistica, ha costituito una associazione che sta raccogliendo molte adesioni anche fuori dalla Campania: l’Air, Architetti in Rete .

Tale loro risposta in realtà suona come un allarme basato su preoccupazioni fondate, legate al territorio campano e soprattutto all’area metropolitana di Napoli, ma che potrebbero essere estese all’Italia intera e perciò sollecitano importanti riflessioni.

La pandemia di corona virus è un accadimento straordinario che ha generato a livello planetario conseguenze eccezionali in tutti i campi dell’esistenza non solo umana: ha unito i popoli suscitando in essi nello stesso momento sentimenti profondi e simili come paura, angoscia, dolore e disorientamento ma anche solidarietà e compassione; ha scombussolato i mercati; influito sull’inquinamento globale; fermato le guerre; modificato il comportamento degli animali. Come un’onda si è propagato a tutti i livelli e in tutte le direzioni raggiungendo i luoghi più reconditi della terra e della società. Soprattutto ha costretto tutti a vivere una specie di appendice temporale imprevista, dove è saltato ogni piano.

Un tempo abbastanza lungo da imporre riflessioni di ogni genere, tanto nel singolo individuo quanto nella collettività.

Le due anime, quella collettiva e quella individuale, sono rimaste per un po’ in silenzio ad osservarsi. Sono emersi o riemersi bisogni che nella fretta e nel trambusto quotidiani tendiamo a mettere da parte, a cui non abbiamo il tempo di pensare e dai quali spesso veniamo deviati da “programmi di intrattenimento” studiati da chi ci governa, in modo che nella nostra distrazione possa agire indisturbato verso i suoi fini.

Il covid ha prodotto un certo silenzio dentro e fuori le persone, ha reso mute le città, ci ha costretti in casa a vivere diversamente gli spazi che costituiscono la base della nostra quotidianità e perciò della nostra vita. Ci siamo dovuti interrogare sulla nostra dimensione virtuale che si è imposta su quella reale. Mai come adesso ci siamo resi conto di come la tecnologia alteri la percezione dello spazio abitativo, mai lo stargate, la finestra sul mondo di cui sono dotate le nostre case ha avuto l’importanza che ha avuto in questi giorni (e qui mi viene in mente un bellissimo articolo scritto di recente dalla mia amica arch Cecilia Anselmi che considera nelle aperture dello spazio domestico verso l’esterno non solo quelle fisiche nelle varie tipologie ma anche la finestra virtuale sul web .

Preminenti temi sociali così come grandi contraddizioni si sono imposti alla nostra attenzione: dalle carenze del sistema sanitario alla inadeguatezza tecnologica della scuola e di altri istituti pubblici, dalla sofferenza economica delle famiglie a quella delle aziende, dal lavoro nero alla presenza irregolare e allo stesso tempo vitale per la nostra agricoltura ed economia degli immigrati, dal sovraffollamento al problema casa per tanti che non ce l’hanno, fino all’inquinamento delle nostre città, al soffocamento della natura che nel nostro rallentamento forzato torna a respirare. Tali evidenze smascherano l’inefficienza o la completa assenza di risposte e soluzioni da parte di tutta la politica che di certi temi fa un pennacchio in campagna elettorale.

Ed è sul bisogno della politica di ricreare la sua credibilità e sui tanti bisogni reali delle persone che si innestano nella fase di ripresa, di post-covid, delle narrazioni fuorvianti e pericolose. E’ necessario che l’attenzione sia perciò alta e che l’esigenza di riprendere le nostre attività e di riconquistare le libertà perse non ci faccia ragionare frettolosamente. La pandemia è avvenuta e sta passando non senza lasciarsi dietro una quantità di dolore da smaltire, ma bisogna restare lucidi, vigili e critici perché ciò che essendo accaduto non può essere modificato, potrebbe invece costituire una importante e forse irripetibile occasione per ripensare al modo in cui sono organizzate le nostre società e le nostre città, i nostri spazi privati, le nostre relazioni con gli altri, la scala di valori che usiamo per misurare e ordinare le cose, per migliorare, riprogettandola, la qualità della vita. E veniamo qui all’allarme lanciato dall’Associazione AIR con la sua risposta.

Il 15 aprile 2020 il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ha invitato con una nota ufficiale  le forze politiche, istituzionali, sociali e imprenditoriali a dare il proprio contributo inviando una proposta per affrontare la cosiddetta “Fase 2”: l’Air risponde elencando quei principi in difesa dei quali si è costituita associazione e chiede, sottolineandone l’urgenza, la salvaguardia:

  • del capitale naturale, con immediato arresto del consumo di suolo;
  • del capitale immobiliare del patrimonio storico-architettonico e territoriale attraverso il recupero, la ristrutturazione, il restauro e il risanamento conservativo del patrimonio immobiliare ed infrastrutturale esistente;
  • del capitale umano della comunità insediata attivando processi di rigenerazione urbana e di riequilibrio ambientale da ottenersi: fissando il parametro urbanistico della sostenibilità ambientale all’impatto antropico; definendo e rispettando la densità territoriale media col parametro che deve tendere progressivamente a 500 ab/kmq, omogeneamente distribuiti sul territorio; attraverso azioni finalizzate al decentramento in alternativa alla densificazione urbana, in aree comunque già infrastrutturate, o dove i nuovi collegamenti possano essere realizzati senza nuovo consumo di suolo ma con il recupero di aree già consumate ( tenendo conto che circa l’80% del consumo di suolo dipende dalle infrastrutture).

L’Air sostiene che: al distanziamento sociale – posto come requisito indispensabile nella fase 2 – debba corrispondere il distanziamento urbanistico; che vadano recuperate le aree interne della regione Campania (ma si può ragionare nello stesso modo su tutto il territorio nazionale italiano); che al diradamento della “edilizia spazzatura” che affolla l’area metropolitana di Napoli, corrisponda un ripopolamento dei borghi storici in stato di decadimento e abbandono, anche attraverso il recupero dei sistemi interni di collegamento ferroviario.

Tale risposta dell’Air costituisce un allarme se si considera che nella lettera di risposta dell’Ordine Architetti Pianificatori Paesaggisti Conservatori di Napoli e Provincia alla stessa richiesta del Presidente De Luca, si legge che

“a sostegno delle economie locali” della zona rossa del Vesuvio si debba “prevedere la possibilità di un adeguamento del patrimonio edilizio esistente con aumenti volumetrici/funzionali del tipo igienico sanitario, con l’applicazione del c.d. piano casa in deroga alla legge regionale n.21/2003, previa abrogazione dell’articolo 3 lettera G) della legge regionale n.19/2009, e definizione di tutte le pratiche di condono pendenti nei Comuni della zona rossa, affinché l’abrogazione dell’art. 3 lettera G) della L.R. 19/2009 possa sortire i suoi effetti anche su quell’edilizia che da molti anni aspetta di essere “sanata” e diventare anch’essa volano di ripresa delle economie. I Comuni dovrebbero dare seguito alle conferenze di servizi con le Sovrintendenze e gli altri Enti preposti al rilascio dei pareri sulle pratiche ferme. Per migliorare la sicurezza e la qualità di tutto il patrimonio edilizio esistente, permettendo ai cittadini di attivare il sisma bonus e l’eco bonus”.

Quanto strida questa richiesta con il bene della città e dei cittadini, essendo nota in tutto il mondo la pericolosità del Vesuvio e la già pesante e contraddittoria congestione delle aree vesuviane, è facile capirlo. Inoltre si consideri che attraverso i PUA, Piani Urbanistici Attuativi, il Comune di Napoli acconsentirà alla costruzione di circa 3 milioni di metri cubi di nuova edificazione nell’area cittadina.

Gli architetti dell’Air avvertono a tali propositi che la parte intellettuale e politica che da anni sostiene la “teoria” della densificazione urbana, ora, davanti al covid, a quanto esso abbia fatto emergere in termini di necessità di ripensamento della vivibilità urbana, di rapporto con l’ambiente e alle nuove esigenze di distanziamento sociale non ha cambiato prospettiva e anzi cerca di sfruttare l’emergenza sanitaria, nonché la relativa urgenza di semplificare le procedure burocratiche, in favore degli immutati intenti di cementificazione, pur sapendo che un ulteriore addensamento della città non farebbe altro che aggravare la sua già alta esposizione al rischio sismico, bradisismico, vulcanico ed ora anche epidemiologico!

Sicuramente una delle leve su cui viene fatta pressione è l’attuale disperata esigenza di riattivare la vita economica del Paese, ma – fanno presente gli architetti dell’AIR – la sana industria delle costruzioni potrebbe aver importanti risorse economiche anche occupandosi di quelle azioni di risanamento, restauro e recupero del patrimonio esistente ed abbandonato di cui si è parlato sopra, orientando in questo modo lo sviluppo economico nella direzione del benessere della collettività.

La riflessione dell’Air, così come la speculazione edilizia, non si ferma ovviamente alla sola scala urbana ma interessa anche le singole abitazioni e dunque il modo di abitare dei cittadini. Al fine di sfruttare al massimo gli spazi disponibili, si è ridotta infatti l’edilizia a poche tipologie abitative caratterizzate da una forte contrazione degli spazi di relazione collettiva o interfamiliare.

L’Air fa notare come invece una qualità di vita migliore sia legata (anche) ad uno spazio abitativo qualitativamente migliore, in questo il ruolo sociale dell’architetto e l’importanza di aumentare la partecipazione ai temi dell’architettura, in quanto un abitante felice e sereno è portato ad essere un cittadino migliore. In conclusione la pandemia ci ha dimostrato che un ambiente salubre consente il benessere delle persone e una mitigazione del rischio di esposizione alle epidemie, tale salubrità è da cercare in un nuovo equilibrio tra l’uomo e l’ambiente, che è possibile con un cambio di prospettiva rispetto alla concezione urbanistica e attraverso una revisione della scala dei valori con i quali concepiamo lo spazio e lo abitiamo, al primo posto della quale, adesso, come negli ultimi quarant’anni sul nostro territorio, vi è il profitto. Il compito di vigilare su questa trasformazione, di chiederla e di ottenerla è di tutti, di ogni singolo individuo.

 

Credits

La Mappa della probabilità del passaggio del flusso piroclastico (nube ardente) in caso di eruzione pliniana è tratta da Il Giornale della Protezione Civile  (Per gentile concessione della Dott.ssa Pappalardo, INGV, Osservatorio Vesuviano – sezione di Napoli)

Le due ortopanoramiche sono tratte da googlemaps.

La foto con la vista del Vesuvio dai monti Lattari è di Cristina Senatore.


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