I concorsi di Architettura nel paese di Pulcinella


Lo studio
Labics vince un concorso di progettazione per l’ampliamento del Palazzo dei Diamanti a Ferrara e un gruppo di contestatori, capitanato da #ItaliaNostra e #Sgarbi, vuole impedire lo “scempio”.
Così vanno i concorsi di Architettura in Italia, il paese di Pulcinella.
Alcune riflessioni: se è errato pensare ad una addizione non si arriva a concepire un concorso. Se è stato indetto un concorso ci sarà qualcuno che ha fatto uno studio, avrà interpellato le istituzioni competenti (la Sovrintendenza, per esempio) e poi avrà indetto il concorso, trovando le risorse economiche e stanziandole.
Superata questa fase preliminare, nella quale sono state analizzate tutte queste criticità, si fa un concorso serio e si fa realizzare il progetto al vincitore (che detto fra parentesi non è proprio uno studio di gente incompetente).
Bloccare l’esito di un concorso dopo che ne è stato selezionato il progetto vincitore si chiama danno erariale.
Tutto il canaio a valle di questa operazione è, perciò, ricerca di visibilità politica ed elettorale ed un danno per la collettività.
 
Post scriptum:

All’estero le addizioni ad edifici storici sono operazioni che si fanno normalmente da decenni. Questi ampliamenti vengono chiamati anche “architettura parassita” e non è un insulto.

 


7 Commenti a “I concorsi di Architettura nel paese di Pulcinella”

  1. roberto ha detto:

    Sono totalmente d\’accordo con quanto affermato dall\’anonimo collega con cui mi complimento per la sinteticità dell\’argomentazione
    Aggiungo che quando sono venuto a conoscenza del bando mi sono stupito e indignato per la scelta di ampliare un\’opera quattrocentesca di tale qualità architettonica.
    Ritenevo che non fosse possibile farlo a priori e che gli spazi necessari ad un miglior funzionamento dell\’attività museale avrebbero potuto essere più facilmente reperiti all\’interno dello stesso Palazzo dei Diamanti utilizzando gli spazi del Museo del Risorgimento in via di ricollocamento in altra sede.
    Detto per inciso ho partecipato al concorso con un giovane architetto talentuoso grazie al quale siamo stati ammessi alla seconda fase e questo mi ha permesso non dico di appropriarmi ma quantomeno avere conoscenza diretta della problematica progettuale.
    E proprio grazie a questa presunta consapevolezza ritengo di poter dire la mia su una soluzione, quella del progetto vincitore, che mi ha sorpreso positivamente per diversi motivi:
    a) perchè è la prova che, contrariamente a quello che pensavo, è possibile immaginare un ampliamento a Palazzo dei Diamanti non banale o come semplice addizione modernista eroicamente intesa, tutta protesa ad affermare la diversità dei tempi; e ad inquinare, o addirittura, soverchiare la preesistenza storica come sovente accade o è accaduto;
    b) per l\’intelligenza dimostrata dagli autori nell\’uscire dai limiti all\’area di concorso immotivatamente imposti dal bando di gara; e per averlo fatto non tanto per un\’esigenza accessoria o meramente funzionale ma per una scelta \”strutturale\” da cui scaturisce la logica insediativa e, al tempo stesso, l\’architettura del nuovo manufatto;
    c) per aver adottato un linguaggio contemporaneo -non in stile, mimetico o citazionista- discreto e non spettacolare; un linguaggio che non ha timore di proporre qualcosa di già visto, una corte porticata, declinata tuttavia in modo asciutto e in grado di stabilire un rapporto di continuità con una preesistenza tanto titolata;
    d) per non aver aggiunto un elemento conflittuale e di aver stabilito una sottile dialettica di reciprocità con la preesistenza che ripropone quel legame che c\’è sempre stato in passato tra parti di uno stesso edificio costruite in epoca diversa, senza cadere nel frustro e acritico refrain in base al quale si sostiene che nei contesti storici ci si dovrebbe esprimere con la massima libertà perchè così è sempre avvenuto in passato.
    e) infine perchè, sempre ai miei occhi e non evidentemente a quelli di tanti titolati intellettuali e architetti che hanno sottoscritto l\’appello dei f.lli Sgarbi, ha dimostrato la \”forza\” del progetto di architettura e del suo insopprimibile valore di \”ricerca\”, in grado come in questo caso di dimostrare una tesi difficile come quella alla base dell\’arrischiata e, forse non consapevole, scelta dell\’Amministrazione Comunale.

  2. caro Giulio,
    se aggiungere significa violentare è meglio evitare di proporre alcun intervento.
    Il fatto che all\’estero possano esserci psicopatici autoreferenziali che violentano a proprio piacimento gli edifici storici, non significa che non si debba consentire lo stesso. Sarebbe come dire che, siccome c\’è gente che si droga, tutti dobbiamo farlo.
    C\’è modo e modo di fare le cose e, soprattutto, esiste il senso del decoro e del rispetto, chiunque se ne strafreghi del senso del bene e del bello condiviso va isolato e condannato, piuttosto che trattato come vittima incompresa.
    Un abominio come quello di Ferrara per me non è accettabile. Tra l\’altro, visto che il progetto prevede un \”falso storico\” di carattere \”Littorio\”, mi chiedo cosa i colleghi benpensanti che lo difendono avrebbero pensato se il progetto fosse stato un \”falso storico\” rinascimentale.
    Se gli architetti iniziassero ad essere più rispettosi, la gente e le associazioni risulterebbero meno ostili al loro lavoro. Da quando si è pensato di dover celebrare a tutti i costi lo zeitgeist (che in realtà è una mera giustificazione dell\’autoreferenzialismo del architetto-Marchese del Grillo di turno), la gente è sempre più diffidente degli architetti e sempre meno innamorata dell\’architettura.
    Gli architetti piagnoni che si sentono incompresi dovrebbero imparare a farsi delle domande e darsi delle risposte, piuttosto che fare come il pazzo che guida contromano in autostrada e si meraviglia che alla radio dicano di fare attenzione ad un solo pazzo che guida contromano mentre a lui sembrano in tanti!
    Un caro saluto

  3. Caro Ettore, grazie per avere dibattuto su un argomento sul quale, per definizione, non potremo mai essere d\’accordo.
    Sono socio fondatore di Amate l\’Architettura e all\’atto della costituzione del nostro Movimento abbiamo redatto un Manifesto, a cui si può accedere e sottoscrivere già da questo blog, che in un passaggio recita: \”Riteniamo opportuno che l’architettura contemporanea debba essere espressione del nostro tempo\”.
    Già per questo siamo e saremo sempre contendenti.
    In questo caso specifico, non lo scrivo io ma un concorrente di nome Roberto, peraltro di grande onestà intellettuale, abbiamo a che fare con un progetto in cui tra le altre qualità \”è possibile immaginare un ampliamento a Palazzo dei Diamanti non banale o come semplice addizione modernista eroicamente intesa, tutta protesa ad affermare la diversità dei tempi\”.
    Già questa affermazione ribalta quanto scrivi.
    Tuttavia, il primo motivo per cui ho scritto questa breve riflessione è in difesa delle regole. Per fare un concorso del genere c\’è una procedura consolidata, nella quale in una fase propedeutica vengono analizzate le criticità e specificità del caso e successivamente viene indetta la competizione.
    Questa becera abitudine di cercare di ribaltare un risultato scaturito da una procedura corretta è un vizio tutto italiano che deve finire, perché altrimenti saremo sempre il Paese di Pulcinella.

  4. Ettore Maria Mazzola ha detto:

    Caro Giulio,
    il problema, infatti, è alla base: il Bando è una follia, scrivere certe cose in un bando e, soprattutto, ricevere l’approvazione da parte della Soprintendenza è un’immensa vergogna!
    Ovviamente se il bando viene scritto da persone ideologicamente compromesse, non c’è possibilità che si abbiano risultati differenti.
    E’ come sperare di sentir la Monsanto riconoscere la dannosità dei pesticidi!
    Se mai avessi partecipato ad un concorso inutile del genere, avrei preferito (come già mi è capitato in passato) farlo in maniera polemica, affinché i personaggi che lo hanno voluto e promosso riflettessero, seppure un solo minuto, sulla cialtronata richiesta.
    Prestarsi a soddisfare le volontà masochiste di qualche pervertito significa diventare sadico e io preferisco tirarmi fuori da questo schifo.
    Chi ha idee irriverenti nei confronti dell’architettura storica non è tenuto a doverla violentare in nome della propria ideologia. Nessuno vieta di operare altrove per testare le proprie perversioni, ma non è assolutamente ammissibile farlo sull’edilizia storica, soprattutto sul palazzo dei Diamanti

  5. Giulio Pascali ha detto:

    Ettore
    non ti nascondere dietro formule retoriche
    tutte le epoche sono “ideologicamente compromesse”
    e tutte le istituzioni agiscono secondo i principi culturali ed estetici della loro epoca
    nessuno vive in una isola
    continuare a porre la questione in termini di complotto ideologico è una modalità sterile di affrontare la questione
    Si potrebbe tranquillamente affermare il contrario, ovvero che chi contrasta il risultato del concorso è ideologicamente compromesso da una cultura tutt’altro che minoritaria in questo paese
    il punto è sulle regole non sullo stile o sulle scelte architettoniche

    Questo progetto per una volta non è il frutto di qualche gioco torbido volto a favorire i soliti noti.
    Per una volta abbiamo avuto un processo chiaro e limpido a cui hanno partecipato tutte le istituzioni interessate; istituzioni che per legge hanno il compito di verificare la qualità dell’opera.

    Mi pare evidente che per te il rispetto delle regole sia carta straccia quando il risultato di quella regola non ti soddisfa dal punto di vista culturale.
    Noi di Al’A abbiamo spesso contesto risultati di concorsi non trasparenti anche quando si trattava di premiare progetti a noi più vicini ideologicamente.

    Mi domando se tu ti senti veramente così affine alle modalità becere con cui Sgarbi porta avanti la sua propaganda (che di questo si tratta)
    mi domando, conoscendo la tua onestà intellettuale se veramente non riesci a vedere la miseria spirituale con la quale Sgarbi giustifica la sua levata di scudi. Ancora peggio, mi domando se veramente tu ritenga corretto che un Ministro, avverso a un processo burocratico perfettamente legittimo, decida di fare carta straccia di quel processo solo perché non piace a qualche personaggio famoso.

    Tu ti senti veramente tutelato da questo?
    IO no, e ti assicuro che non è una questione di stile o di scelte architettoniche

  6. Ettore Maria Mazzola ha detto:

    Caro Giulio,
    io no mi nascondo dietro nulla, sono sempre stato trasparentissimo, cosa che a molti dà fastidio.
    Non mi sento affatto affine a Sgarbi, i cui modi sono spesso inqualificabili.

    Non è vero ciò sostieni in merito alla varie epoche “ideologicamente compromesse”, perché se vediamo ciò che è successo in passato, non c’è mai stata, prima dell’avvento del “moderno”, una linea di demarcazione netta tra ciò che c’era prima e ciò che è stato prodotto in nome del “segno del tempo”.
    Solo gli squallidi storicisti (cosa ben diversa dagli storici) possono immaginare che ci siano cassetti all’interno dei quali confinare i vari periodi o stili della storia dell’architettura che, una volta chiusi, non possano essere riaperti. Nessuno una mattina si è svegliato ed ha detto “oggi invento il Barocco e me ne frego di quello che c’è stato prima!”. La storia mostra esempi di edifici costruiti attraverso i secoli sempre nel rispetto del progetto originario e non dell’ego del progettista di turno. Pensa per esempio al “Campanile di Giotto”, iniziato nel 1334 da Giotto è stato continuato in maniera perfettamente rispettosa da Andrea Pisano e poi completato nel 1359 dal Talenti. Pensa alla Cupola di “Brunelleschi” che, in realtà, era stata progettata da Neri di Fioravante nel 1367.
    Questo concorso è stata una cialtronata voluta da chi aveva interesse al “mercato dell’arte contemporanea” inventando una scusa poco plausibile e fregandosene del monumento. Nessuno avrebbe dovuto assecondare questo abominio (e mi riferisco al concorso e non al risultato) perché viene ad innescare un processo che, dietro certe argomentazioni, rischia di mettere a rischio tutto il nostro patrimonio … altro che formule retoriche.
    Un caro saluto

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