Direttamente dalla Biennale di Venezia, due nuovi appuntamenti a Roma sull’Architettura Gassosa di Emmanuele Lo Giudice

“Architettura Gassosa, per un nuovo realismo critico” è un libro di Emmanuele Lo Giudice nel quale viene illustrata in forma grafica un’interessante teoria per l’architettura contemporanea, che vuole dare una risposta architettonica alle trasformazioni che la società contemporanea sta vivendo in questi ultimi decenni. Come ha affermato l’architetto Elena Padovani in un suo recente articolo, l’Architettura Gassosa è “perfettamente in linea con le trasformazioni della società contemporanea e delle sue nuove forme di vita, di lavoro, di relazione e delle dinamiche sociali in atto indotte dalla rivoluzione dei sistemi di comunicazione e connessione globale: si potrebbe dire “l’architettura ai tempi del digitale”.

Ma che cosa si intende per Architettura Gassosa? Come ha spiegato a Venezia nella sua conferenza del 9 Novembre la professoressa Tiziana Migliore, vicepresidente dell’Associazione Internazionale di Semiotica Visiva: “Quando parliamo di Architettura Gassosa, noi non stiamo più facendo riferimento ad una definizione di architettura legata ad uno stato formale come nel caso degli stili, o di un’architettura definita attraverso il periodo in cui si realizza, come per esempio l’architettura fascista. Nel caso dell’architettura gassosa, noi stiamo passando ad una definizione e ad una possibilità di pensiero di un’architettura legata esclusivamente ai suoi processi.

 

Quella che ci troviamo davanti è una proposta per un’architettura che, come suggerisce il titolo stesso del libro, ricorda le proprietà tipiche di un gas: un’architettura capace di invadere gli spazi, creando sempre nuove relazioni le quali si modificano e si adattano al luogo e ai visitatori stessi. L’architettura in questo lavoro viene destrutturata e ridotta concettualmente nelle sue parti essenziali che vanno a costituire un sistema di relazioni di carattere narrativo, indipendente ed atmosferico.

Come ci ha raccontato Lo Giudice: Punto focale del progetto è la “costruzione” di una vitale essenza processuale attraverso cui raccontare, fare e pensare l’architettura contemporanea. L’architettura gassosa è l’architettura del dialogo, dello sharing, dell’interdisciplinarietà, sempre aperta e condivisa, sempre in continua attualizzazione, “in continuo update”. Non si lavora più su “solidi” oggetti monumentali, ma su un’architettura del vuoto, dello spazio che attrae e respinge le varie “particelle” che caratterizzano la sua condizione di materia fisica e spaziale. 

Presentata per la prima volta ad Aprile 2018 in Messico, in un congresso internazionale presso l’Università di Architettura di Xalapa, e pochi mesi dopo alla 16° Biennale di Architettura di Venezia, con un seminario ed un workshop nel padiglione spagnolo di Axtu Amann, l’Architettura Gassosa di Emmanuele lo Giudice, sarà questo mese tema di dibattito a Roma in due diverse occasioni.

L’11 gennaio alle 19:00 presso la Galleria Sinestetica, in viale Tirreno 70 a/b, con Elena Padovani dell’associazione Amate l’Architettura e Vincenzo Di Siena docente dell’IED di Roma, e il 27 gennaio alle 17:00 al Macro Asilo di Giorgio De Finis di Roma in via Nizza 138, con Massimo Mazzone professore dell’Accademia di Brera e Tiziana Migliore, vicepresidente dell’Associazione Internazionale di Semiotica Visiva.


Un Commento a “Direttamente dalla Biennale di Venezia, due nuovi appuntamenti a Roma sull’Architettura Gassosa di Emmanuele Lo Giudice”

  1. vilma ha detto:

    “L’arte si rifugia in un’esperienza che non è più quella di oggetti circondati da un’aura, ma un’aura che non è collegato a nulla o quasi nulla. Questa aura, questo alone, questo profumo, questo gas, come vorremmo chiamarlo, racconta attraverso la moda l’identità del tempo.” Sono parole di Yves Michaud che nel 2003 scrive “L’art à l’état gazeux”, così rappresentando l’epoca ‘cosmetica’ di quegli anni, in cui abbiamo assistito alla “trasformazione di un’epoca in un’altra, senza nessun tipo di polemica, e soprattutto con la distanza e l’ironia dell’analisi, ma anche con i dubbi dello scetticismo”.
    Oggi nell’architettura contemporanea, eliminato lo ‘stile’ in costante rinnovamento, che dà la sensazione di immersione nel flusso temporale con l’illusione di un presente che non passa mai a furia di rinnovarsi, si individua la tendenza a privilegiare una percezione globale dell’opera e dell’ambiente, eliminando la distanza sia fisica che temporale tra guardante e guardato, mutuando dall’arte moderna la tendenza all’interattività.

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