L’accordatura del liuto

28 agosto 2017

Una cosa che non mi piace è il termine “cervello in fuga”.

Non lo capisco, non capisco il termine “fuga” associato a persone che semplicemente sono alla ricerca di un posto dove esprimere il loro talento, o se non altro di metterlo alla prova.

Da una parte la fuga presuppone uno scenario dal quale fuggire; su questo possiamo parlarne, c’è poco da difendere in questa Italia che rende tutto difficile.

Dall’altra l’atto del fuggire finisce per conferire una connotazione negativa anche a chi compie l’atto. Quasi che la colpa della situazione disastrosa da cui ci si vuole allontanate sia un po’ proprio di chi va via; chi fugge è in fondo un traditore, un mancato eroe che non combatte a costo della sua incolumità per difendere il bastione. Anche quando il bastione è indifendibile.

La trovo una stucchevole retorica, miope, che non tiene conto della complessità del fenomeno. Una persona che “emigra”, accumula un bagaglio di conoscenze e una visione più ampia, diversificata, di come funziona il mondo. Questo bagaglio porta valore aggunto per tutti.

Persone che portano esperienze fuori dall’Italia, ma anche persone che in diverse maniere poi riportano in Italia le esperienze che accumulano fuori.

Persone che inoltre rappresentano, nel bene e nel male l’Italia; e se fanno bene all’estero portano prestigio anche per chi rimane.

Persone che oltreuttto sono sempre più numerose….. 250.000 l’anno, più di quanti arrivano.

Persone che hanno avuto la capacità e la voglia di mettersi in gioco e sperimentare il loro talento, e magari poi riportarlo tra noi.

Soprattutto persone che evidentemetne vivono nel mondo, che non limitano la lora esistenza, ed appartenenza, ad un vincolo geografico. Persone che sanno essere parte attiva di questo mostro sconosciuto che per molti è la globalizzazione.

Una di queste persone è Mattia Paco Rizzi, che si definisce “architetto artista“, che per sviluppare la sua idea di architettura si è trasferito a Parigi, e che sta comunque cercando di portare la sua esperienza in Italia.

Queste sono le sue 30 parole su “A cosa serve l’Architettura”

Accordatura di una dinamica, pulsazione fisica, vibrazioni di spazi: risonanza.
Condivisione di obiettivi, costruire per costruirsi, spazio pubblico: comunità.
Scultura e funzione: alchimia.
Architettura fatta a mano: Liuteria dello spazio.

 

https://borda.deviantart.com/art/While-My-Guitar-Gently-Weeps-630026597

Adrian Borda  “While My Guitar Gently Weeps”

 

 

 


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