Architettura: “nessuno sa quanto sangue ci costa”

Giulio,
mi sembra che la domanda che tu poni “a cosa serve l’architettura?”, dopo le tue premesse, sia per certi versi un po’ retorica, in quanto solletica, probabilmente, la risposta che ti piacerebbe sentire, a conforto di quello che tu pensi; e cioè che l’architettura non serve a nulla. Lo sai che sono totalmente in disaccordo con te su questa teoria. Così come sull’ipotetico Committente che dovrebbe decidere di affidarmi un incarico in base alla risposta che gli darò sempre sulla stessa domanda. Lo so che è un gioco, ma più che una risposta su “a cosa serve l’architettura?” un Committente che si rispetti e che vuole affidarmi un incarico, magari andrebbe prima di tutto a dare un’occhiata a quei pochi e decenti lavori che ho fatto o anche solo ai miei progetti e su questo dovrebbe basare la sua scelta, nella speranza che il mio modo di interpretare e realizzare un certo tipo di architettura si avvicini a quelli che sono i suoi desideri e le sue speranze. Ma aldilà di questo la domanda più importante, a mio modesto avviso, non è “a cosa serve l’architettura”?, che in fin dei conti ne presuppone già l’esistenza. Forse la domanda è: se esiste, perché esiste? Quindi prima di tutto: Che cosa è l’architettura? Per essere più convincente ho chiesto aiuto a due cari colleghi che purtroppo non ci sono più. Il primo è un certo Signor Rossi, per niente anonimo come il cognome farebbe pensare, anzi, a mio modesto avviso uno dei più grandi del “900”, il primo architetto italiano a vincere il Premio Pritzker per l’architettura nel 1990, seguito poi solo nel 1998 da Renzo Piano.

Aldo Rossi – “L’architettura della città” – CittàStudi/Edizioni – 1966
Intendo l’architettura in senso positivo, come una creazione inscindibile della vita civile e della società in cui si manifesta; essa è per sua natura collettiva. Come i primi uomini si sono costruiti abitazioni e nella loro prima costruzione tendevano a realizzare un ambiente più favorevole alla loro vita, a costruirsi un clima artificiale, così costruirono secondo una intenzionalità estetica. Essi iniziarono l’architettura a un tempo con le prime tracce della città; l’architettura è così connaturata al formarsi della civiltà ed è un fatto permanente, universale e necessario……. Ma per dare forma concreta alla società, ed essendo intimamente connaturata con essa e con la natura, essa è diversa e in modo originale da ogni altra arte e scienza.

Se il “maestro” non è riuscito a convincerti allora, per cercare di “alleviare i tuoi tormenti”, con risposte esaustive su “Cosa è l’architettura? A cosa serve l’architettura? Ma cosa è architettura e cosa è edilizia? E come misurare la loro differenza?”, mi sono rivolto ad un altro “caro collega” che purtroppo anche lui non è più tra noi, ma che con quello che ha detto, e che in alcuni passaggi definirei addirittura “profetico”, forse potrà darti qualche risposta, più convincente e sicuramente più autorevole delle mie.

Dalle carte dell’Archivio Centrale dello Stato “Moretti visto da Moretti”
Uno stralcio del discorso tenuto all’Accademia di S. Luca il 16. Aprile. 1964 da Luigi Moretti su:
SIGNIFICATO ATTUALE DELLA DIZIONE ARCHITETTURA
“……………………Prima di concludere sia lecito affermare che una voce come “Architettura”, per essere intesa nel suo significato attuale, debba non soltanto essere vissuta nell’excursus dei significati precedenti, ma ascoltata nei palpiti che ne annunciano le sue possibili significazioni nell’avvenire; cioè, di intravvedere il futuro di quelle nuove attività di fatto e di pensiero che la voce “Architettura” potrà ancora accogliere. Nel prossimo futuro è da osservare per primo che l’aumento demografico ancora crescente, la valutazione sempre più avanzata e precisa della necessità e della personalità dell’uomo, la discriminazione formale fra le attuali classi sempre meno sensibile, i campi economici ognora più omogenei e ripartiti, porteranno a insediamenti umani nei quali le strutture per abitazione e per servizi non potranno avere laschi di interpretazione che estremamente ridotti. La edilizia si conformerà come la sostanza predominante della architettura.
Per contro sarà definitivamente chiaro che soltanto la numerosità e complessità dei parametri vincolanti determinerà le sfumature e i passaggi tra architettura in senso antico e edilizia, poiché esse costituiscono una unità senza cesure concettuali. L’architettura vivrà ancora nei monumenti (che rimarranno pur sempre necessari perché gli uomini possano affermare qualche cosa oltre l’utile), così come per le strutture dell’edilizia e per il loro ordinamento spaziale. Ordinamento che dovrà seguire parametri funzionali precisi e completi, ivi compresi quelli spirituali. Parametri questi ultimi che potranno dare una nuova “venustas” agli spazi dell’avvenire, risolti con la materia elementare del verde, della Goethiana campagna aperta, del cielo e della luce. Anche l’edilizia cioè, quando sarà produzione industriale in serie, come oggi le auto, potrà avere una sua nuova bellezza. La urbanistica infine dovrà creare nuove strutture per gli insediamenti umani, sostanzialmente diverse da quelle attuali. Poiché le dimensioni del mondo su cui essa sarà chiamata a operare saranno radicalmente mutate e le leggi rigorose e precise dei grandi numeri interverranno definitivamente………….. Abbiamo così esaminato la voce “Architettura” e cercato di intendere i suoi contenuti, così diversi nel tempo, così distanti nelle prospettive future, da quelli che si perdono nella storia lontana. Questa voce rimane pur tuttavia, e rimarrà con un fascino antico e misterioso, con un prestigio magico, che non dovremmo mai scalfire, specialmente nella sua ossatura etica, cioè nella rettitudine e nella decisione del fare e del pensare. Questo obbligo lo abbiamo particolarmente noi, perchè l’architetto rimane sempre un uomo che ha il suo da fare fra i più stimolanti e felici e che sembra avere la benignità degli dei, pure se sappiamo quanto Michelangelo avesse ragione dicendo dell’architettura “nessuno sa quanto sangue ci costa”.
Un abbraccio Giorgio M

 

Giulio ti invio due render di quelli che sono, forse, tra i nostri progetti migliori degli ultimi tempi. Il primo è il progetto per il Concorso del Nuovo Auditorium di Acilia che fu indetto da Alemanno. Naturalmente non abbiamo vinto ma è quello che secondo me si avvicina di più alla “profezia” di Moretti sulla trasformazione dell’architettura per adeguarsi, conformarsi ed essere al passo con i tempi in cui si realizzano le opere. Un atteggiamento che oserei dire “camaleontico”, ma assolutamente necessario per dare continuità al suo ruolo indispensabile.

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Nel Progetto dell’”Auditorium” c’è stata proprio la volontà di nascondere quella che siamo abituati a chiamare l’architettura tradizionale. La struttura dell’Auditorium ha praticamente un solo prospetto, una sola facciata con una Piazza davanti che è l’ingresso principale dell’Auditorium. Tutto il resto, cioè tutte le funzioni e le attività legate all’Auditorum sono coperte da un tetto verde, un Parco che diventa il vero protagonista legando con varie funzioni un’area molto più grande all’interno del quartiere. Io metterei questo progetto , ma ti lascio volentieri l’onere della scelta.

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Il secondo render invece riguarda il progetto di due unità per Alloggi Sociali/Housing, che saranno realizzati il prossimo anno a CastelPorziano nella Lottizzazione che stiamo portando avanti da quasi 10 anni. Siccome per le unità che hanno dato vita a questa lottizzazione, per vari motivi, dai costi, alle prescrizioni del Comune fino alle scelte dei costruttori, non ci è stato permesso di andare oltre una normale progettazione, per queste due unità abbiamo fatto un’ eccezione che sia dal punto di vista formale che da quello distributivo ci è stata concessa. Quindi abbiamo accentuato questa diversità formale/funzionale con il resto della lottizzazione, immaginando che queste due unità di Housing fossero due astronavi che venivano da un altro pianeta. Un “incontri ravvicinati del terzo tipo” de noantri alla romana.

Un’ultima cosa che vorrei dire in generale sull’architettura è che dovremmo finirla tutti di esprimere “giudizi”, come facciamo spesso, su una qualsiasi architettura solamente guardando una foto. E’ un errore di “superficialità” ed è anche una questione di correttezza che noi di “amate,” specialmente, non ci possiamo permettere.
Se riteniamo ancora valido il “Codice vitruviano” della Utilitas, Firmitas e Venustas che una qualsiasi architettura deve avere per essere considerata tale. Non possiamo esprimere giudizi di valore solo guardando una fotografia e quindi esprimendo una valutazione solo sulla “bellezza” che oltretutto è una cosa molto soggettiva e molto difficile da “codificare”.
Se consideriamo l’architettura come un mobile che si regge su tre piedi (Bellezza, Stabilità e Funzionalità), se viene a mancare uno qualsiasi di questi “piedi” il mobile crolla.
Quindi quando descriviamo un’architettura inseriamo anche dei parametri di riferimento su gli elementi costruttivi e strutturali e sulla “ideazione e distribuzione” degli spazi interni. Continuare a parlare solo di Bellezza è fuorviante e secondo me anche superficiale.
Un abbraccio e grazie


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