Archive del 2017

Un’Architettura di Roma in Una Parola a Settimana

24 luglio 2017

Il progetto ha lo scopo innanzitutto egoistico di spronarmi a uscire in maniera costante per Roma a conoscere nuove architetture o approfondire quelle già viste. La macchina fotografica è lo strumento per “congelare” quello che vedo osservando le architetture. Quando scatto uso il punto di vista, l’inquadratura, la tecnica che più penso possa rappresentare quel volume (o porzione di città). Anche in fase di postproduzione con i programmi di fotoritocco mi concentro su questo. La parola, infine, che appongo “in filigrana” sull’immagine, è davvero la prima che mi è venuta in mente sul luogo mentre ho scattato. Va da sé che lo scopo successivo, ma non secondario, è la comunicazione e la diffusione degli scatti così predisposti, per avvicinare i non addetti al settore dell’architettura e per un’occasione di riflessione con i colleghi architetti. Direi che, se dovesse esserci un preambolo al titolo del progetto, questo sarebbe proprio: “amate l’architettura!”.

Ogni settimana sarà aggiunta una nuova foto. La prima pubblicazione è stata fatta il 20 marzo 2017.

 

FOTO 29 – Basilica di Santo Stefano Rotondo al Celio

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Quando si considera un’esistenza come quella di Roma, vecchia di oltre duemila anni e più, e si pensa che è pur sempre lo stesso suolo, lo stesso colle, sovente perfino le stesse colonne e mura (…) ci si sente compenetrati dei grandi decreti del destino.
(Goethe)

 

 

FOTO 28 – Complesso monumentale di S. Agnese fuori le mura

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Anime semplici abitano talvolta corpi complessi
(Ennio Flaiano)

 

 

FOTO 27 – Stazione S. Giovanni Linea C

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Qualunque cosa si faccia, si ricostruisce sempre il monumento a proprio modo; ma è già molto adoperare pietre autentiche.
(Marguerite Yourcenar)

 

 

FOTO 26 – Chiesa di S. Carlo alle Quattro Fontane

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Unite gli estremi, e avrete il vero centro.
(Friedrich Schlegel)

 

 

FOTO 25 – Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza25_605

Ricordati che ovunque tu vada sei sempre al centro del cielo.
(Petronio Attico)

 

 

FOTO 24 – Chiesa Ortodossa Santa Caterina di Alessandria

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Le mie città nascono da incontri: il mio con un angolo della terra, quello dei miei piani imperiali con gli incidenti della mia esistenza d’uomo….
(Marguerite Yourcenar)

 

 

FOTO 23 – Palazzo della Civiltà Italiana

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Creare irrealtà che confermano il carattere allucinatorio del mondo, come è dottrina presso tutti gli idealisti.
(Jorges Luis Borges)

 

 

FOTO 22 – Accademia d’Egitto

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Tutti i popoli sono bambini di fronte agli egizi e, di conseguenza, tutta la storia è nata in Egitto.
Ma i figli ingrati, hanno dimenticato il proprio Padre.
(Vasilij Vasil’ evic Rozanov)

 

 

FOTO 21 – Radisson Blu Es Hotel

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O che stazione molto importante:

udite la voce dell’altoparlante?

Dal marciapiede numero nove

parte il rapido per Ognidove.

(Gianni Rodari)

 

 

FOTO 20 – Complesso parrocchiale San Pio da Pietralcina

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Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio”.
(Vangelo di Luca)

 

 

FOTO 19 – Agenzia Spaziale Italiana

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E finalmente io ti domando, oh uomo sciocco: Comprendi tu con l’immaginazione quella grandezza dell’universo, la quale tu giudichi poi essere troppo vasta?
(Galileo Galilei)

 

 

FOTO 18 – Chiostro Lateranense

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Dolci colonne, dai
Capelli fasciati di luce,
Ornati d’uccelli veri
Che camminano intorno,

Dolci colonne, o
L’orchestra dei fusi!
Ognuno immola il
Silenzio all’unisono.
(Paul Valéry)

 

 

FOTO 17 – Villa Gordiani

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Roma caput mundi regit orbis frena rotundi
(Federico Barbarossa)

 

 

FOTO 16 – Istituto per la Cultura Giapponese

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Una grossa lucciola
in vibrante tremolio
s’allontana – penetrante
(Issa)

 

 

FOTO 15 – La Casa del Girasole

Il termine “sostanza” designa sia la materia (che è potenza), sia la forma (che è atto perfetto), sia il composto dell’una e dell’altra.(Aristotele)

 

 

FOTO 14 – Battistero Lateranense

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In principio Dio creò il cielo e la terra. Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
(Bibbia – Genesi)

 

 

FOTO 13 – Basilica di S.Agostino

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E così acconcio se n’andò nella piazza nuova di Santa Maria Novella. E cominciò a saltabellare e a fare un nabissare grandissimo su per la piazza, e a sufolare e ad urlare e a stridere a guisa che se imperversato fosse.
(Giovanni Boccaccio)

 

 

FOTO 12 – Villino Ximenes

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Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.
(Eugenio Montale)

 

 

FOTO 11 – Nuova Fiera di Roma

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Fà delle due braccia
due ali d’angelo
e porta anche a me un pò di pace
e il giocattolo del sogno.
(Alda Merini)

 

 

FOTO 10 –Tempietto di San Pietro in Montorio

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Potrei vivere nel guscio di una noce, e sentirmi re dello spazio infinito.
(William Shakespeare)

 

 

FOTO 9 – Basilica di S. Maria in Cosmedin

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Tu che inclinasti i cieli nell’ineffabile tua incarnazione;
io bacerò i tuoi piedi incontaminati
e di nuovo li detergerò con i capelli del mio capo
(Cassia)

 

 

FOTO 8 – Casa dell’Architettura (ex Acquario Romano)

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L’arte del decorare consiste nel fare nelle case altrui quello che non si sognerebbe mai di fare nella propria. (Le Corbusier)

 

 

FOTO 7 – Casina delle Civette

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Ogni volta che qualcuno dice “Io non credo nelle fate” da qualche parte c’è una fata che cade morta. (Peter Pan)

 

 

FOTO 6 – Complesso Edilizio Città del Sole
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Il ritmo è qualcosa che si ha o non si ha, ma quando lo avrete, avrete tutto. (Elvis Presley)

 

 

FOTO 5 – Terme Diocleziane e Chiesa di S. Maria degli Angeli

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Roma… è una somma di almeno sette città con anime diverse. (Gigi Proietti)

 

 

FOTO 4 – Autorimessa e Mercato Metronio

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FOTO 3 – Grande Moschea di Roma

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Egli vede nel deserto desolato il più amico degli amici, e cammina per la sua via, là dove cammina sul suo capo la Madre degli astri risplendenti a grappoli per il cielo. (Abu I-Faraj al-Isfahani)

 

 

FOTO 2 – Via Bernardo Celentano

PITTORESCO

Giorno di primavera: si perde lo sguardo in un giardino largo tre piedi. (Masaoka Shiki)

 

 

FOTO 1 – S’Andrea al Quirinale

ELLISSE

Quello che mi attira è la linea curva, libera e sensuale. La linea curva che ritrovo nelle montagne del mio paese, nel corso sinuoso dei suoi fiumi, nelle nuvole del cielo, nel corpo della donna amata. L’universo intero è fatto di curve. (Oscar Niemeyer)

 

 

 

A cosa serve l’Architettura se il sindaco e i cittadini non si pongono il problema?

18 luglio 2017

Sollecitato a fornire una risposta alla domanda: a cosa serve l’Architettura? Santo Marra, dello studio Sudarch, nonché attivo collaboratore di Amate l’Architettura, mi ha inviato una breve riflessione su un lavoro che sta sviluppando.

Al netto dell’architettura autoreferenziale, fuori da giudizi di valore, è necessario capire qual è oggi la sua missione: è uno striscione per turisti? È un privilegio dei benestanti? O uno strumento per migliorare la qualità della vita?
Convogliando l’architettura e i processi di significazione che porta con sé in quelle aree che ne rappresentano la periferia tanto urbana quanto sociale, economica?

Da qualche tempo lavoro a un progetto che riguarda la periferia nord di Reggio Calabria: Arghillà. Un quartiere ideato, progettato, realizzato come ghetto, in un’operazione certo anacronistica, eppure incontrastata. Governa la criminalità diffusa, l’abusivismo, il commercio di droghe e affini: è luogo di discariche urbane. Ad Arghillà nessuno conosce la parola architettura.
Il lavoro che stiamo facendo sul territorio – con l’aiuto della parte sana che non ci sta – è principalmente di comprensione, al fine di calibrare delle proposte che coniughino le nostre sensibilità (piccole o grandi) architettoniche e la riqualificazione (ambientale, sociale, funzionale, ecc.) dell’area, nella consapevolezza che non ci possa essere legalità senza qualità urbana (architettura compresa) e viceversa.
Purtroppo il tema dell’architettura, per l’appunto, lo stiamo ponendo noi, non è richiesto né dal comune, né dai cittadini, non interessa alla città.

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Quindi?

A cosa serve l’Architettura se il sindaco e i cittadini non si pongono il problema?
Nella sfida ipotetica di spiegarglielo provo a dire loro che l’architettura è un “bene comune”.

Negli ultimi anni è cresciuto l’interesse per i cosiddetti “beni comuni”: coinvolge tecnici, politici e soprattutto cittadini, con interpretazioni molto varie. Ma cosa sono i “beni comuni”, non sono forse quei beni che migliorano la qualità della vita dei cittadini e arricchiscono la comunità? Sono i beni ambientali come l’aria, la terra, i boschi, l’acqua, la salute quindi la sanità, i servizi sociali, il lavoro, ma anche la legalità, la sicurezza, l’istruzione, la conoscenza… certo il patrimonio culturale e artistico. Perciò anche l’architettura.

Nel linguaggio corrente i beni comuni sono spesso ricevuti in una dimensione non concreta, ma concettuale. Nei laboratori di quartiere avviene il contrario: la dimensione percepita è la concretezza, a partire da questioni d’emergenza, quali degrado e abbandono, rifiuti e inquinamento, criminalità e sicurezza. Facile comprendere come l’architettura appaia tutt’altro che una volontà primaria. Però, proseguendo per lo stesso ragionamento, è possibile affermare che la mancanza di architettura, cioè la bruttezza delle città, rientra tra le questioni prioritarie da affrontare per la riconquista della bellezza come “bene comune”.
L’architettura allora si configura come uno dei possibili strumenti, forse l’unico in grado di risolvere l’emergenza in una rieducazione della città: dispositivo di intervento a partire sia da un concreto che da un astratto al fine di realizzare la piena disponibilità dei beni comuni, educare alla totalità associativa dei vari termini.

 

In allegato la foto di un masterplan partecipato, dove poniamo ai cittadini questioni architettoniche non come fine ma come mezzo e metodo per governare il processo di rigenerazione.

Green StratUp TAV SINTETICA

A cosa serve l’Architettura? – Il riepilogo

17 luglio 2017

Riporto qui la lista degli articoli della serie.

Le regole del gioco, disattese dai più, sono semplici.

  • Rispondere alla domanda: “a cosa serve l’Architettura?”
  • Farlo utilizzando non più di 30 parole.
  • Aggiungere (almeno) una immagine, una foto o un disegno che esemplifichi il pensiero.

Di seguito la lista, che sarà aggiornata di volta in volta, di tutti i contributi.

Santo Marra, la disponibilità del bene comune.

Gianluca Adami, la forma.

Aldo Canepone, la tensione dialogica.

Giulio Paolo Calcaprina, la coerenza.

Davide Vargas, la responsabilità.

Pietro Carlo Pellegrini, il regalo.

Domenico Fornarelli, il Geme.

Giorgio Mirabelli, il sangue che ci costa.

Roberto Malfatti, la Mezquita.

Luigi Prestinenza Puglisi, la Speranza.

Diego Terna, la ricerca.

Alfredo Giacomini, l’urgenza dell’Architettura.

Cristina Senatore, la consapevolezza.

Vilma Torselli, l’ipertesto.

Guido Incerti, la guida.

Vita Cofano, la sinteticità.

Emmanuele Jonathan Pilia, atti vandalici.

Stefano Nicita, la spiritualità.

Cristina Donati, spazio pubblico vs privato.

Raffaele Cutillo, il tradimento.

Architettura…. Forma e finitura dello spazio

17 luglio 2017

A cosa serve l’Architettura?

è la domanda che sta ponendo Giulio Pascali agli architetti. Qui riporto la mia definizione.

L’architettura definisce forma e finitura dello spazio, ma soprattutto, attraverso un linguaggio fatto di materia, rappresenta e comunica dei valori.

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Rendering del progetto di Terragni su via dei Fori Imperiali

FRAMMENTI DI ARCHITETTURA CONTEMPORANEA NELLA TUSCIA – MATTEO THUN & Partners

16 luglio 2017

27. MATTEO THUN & Partners, Nuria Nature Resort, Sutri, 2003-2009.
Architetto, nato a Bolzano il 17 giugno 1952, ha studiato all’Accademia di Salisburgo con Oskar Kokoschka e presso l’Università di Firenze. Dopo l’incontro con Ettore Sottsass diventa cofondatore del gruppo ‘Memphis’ a Milano e partner di Sottsass Associati dal 1980 al 1984. È professore della cattedra di design all’Università di Arti Applicate a Vienna (Hochschule für Angewandte Kunst, Wien) dal 1983 al 2000. Nel 1984 apre il proprio studio a Milano e diventa Art Director per Swatch dal 1990 al 1993. Dal 2003, Antonio Rodriguez collabora con Matteo Thun. L’essenzialità, la semplificazione formale, la funzionalità e l’utilizzo di materiali caldi e naturali caratterizzano la poetica di Matteo Thun. Sostiene che è necessario mettere al centro della nostra attenzione l’individualità e non l’individuo, ossia il modo in cui ognuno si rapporta con profondo rispetto al luogo in cui vive e in cui costruisce preferendo l’eco nel vero senso della parola anziché l’ego del linguaggio architettonico, linguaggio che, secondo l’architetto, oggi si appoggia spesso ad archetipi.
Il complesso residenziale di Sutri, completato da anni, è ancora oggi inutilizzato per la paura, probabilmente, della contemporaneità e per l’assenza di forme rassicuranti e vernacolari.

 

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L’Architettura è tensione dialogica

10 luglio 2017

Confesso che non conoscevo l’arch Canepone. Per niente.

Questa ricerca è una sequenza di confessioni, dovute principalmente alla mia gigantesca ignoranza; ci sono colleghi espertissimi di tutto quello che è stato scritto, pensato e prodotto nella storia dell’architettura; ci sono colleghi super informati su ogni novità, nuovi prodotti, nuove realizzazioni, nuovi architetti o architetti meno nuovi ma non conosciuti al grande pubblico. Colleghi con le idee chiare.

Io non sono uno di loro.

Non lo dico per snobismo anti culturale. Non faccio parte di chi mitizza Fantozzi che esclama “è una cagata pazzesca!” ridicolizzando gli intellettuali. Anzi, i portatori di conoscenza, gli euruditi, sono la struttura portante dell’evoluzione e dell’innovazione. Non c’è ricerca senza conoscenza; quando si difetta di conoscenza tocca rubarla da chi ne ha in abbondanza.

Per questo per la mia ricerca ho deciso di coinvolgere gli altri; per questo punto a diversificare le fonti, i personaggi da coinvolgere.

Per questo il mio metodo (la mia linea editoriale) finisce con l’essere un po’ casuale, potremmo definirla una ricerca psicogeografica (e con questo sotto sotto, vi dico che un po’ di erudizione, nonostante gli sforzi, mi resta incrostata sulla pelle); navigo a vista, sia perchè non sono partito con una idea precostituita della risposta che mi aspetto, sia perchè più vado avanti e più mi rendo conto di navigare in mezzo ad una nebbia fitta. Gli articoli che pubblico non sono altro che apparizioni nella nebbia.

In questo contesto accolgo molto volentieri i suggerimenti degli amici; non è quello che si fa spesso quando si parte per un viaggio? si chiede tra gli amici qualche suggerimento? ma anche durante i viaggi, le scoperte migliori si fanno chiedendo sul posto, raramente si rimane delusi.

Ecco quindi che è saltato fuori Aldo Canepone, segnalato da una collega/amica di Amate l’Architettura.

Chi lo conosce mi assicura che la sua prosa rispecchia il suo carattere rigoroso e accurato, riscontrabile nella sua attività didattica.

La sua risposta “ufficiale”, 32 parole compresi gli articoli, è una poetica dichiarazione d’amore per l’Architettura e la sua disciplina… Eccola:

…l’architettura serve a far crescere un fiore nel deserto materiale… è una tensione dialogica tra disciplina e contesto espressa con sensibile coscienza…fiducioso angelo che accompagna il pensiero e l’azione…

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Aldo Canepone – l’angelo posato sull’architettura, presenza fiduciosa che misura e riflette – 2016

 

Aldo ci ha inviato anche un post scriptum che completa questa definizione, ampliando a tutto il contesto della nostra società la sua riflessione:

P.S.: note a margine: ovviamente l’architettura serve se è poesia ma serve (seppure questa parola in sé lascia qualche perplessità) ad elevare e riunire di senso compiuto e sensibile il contesto, troppo spesso di mera materialità (che è anche tanto altro, è anche storia e luogo, spazio e presenza fisica dell’ambiente umano, esperienza e conoscenza individuale e collettiva, ed è anche il sito, un territorio, un paesaggio, una comunità, l’occasione specifica ed una economia che la promuove, ecc.), non è (non dovrebbe essere) moda e non serv(irebb)e se è tale, se è serva del capitale le mancherà “il” fondo (e la testa), e non è solo poesia seppure è un’aspirazione ad un mondo migliore, ecco a cosa serv(irebb)e  il capitale, “serv(irebb)e” (l’architettura e per essa il capitale) alla collettività che vi si confronta e vi si riflette ed eleva, come per le utopie a volte qualcuna precipita e si concretizza, a volte bene, altre volte un po’ meno, dipende; insomma non è solo un mestiere ed un lavoro, al servizio di, e non è solo riflessione ed azione artistica, e non è solo disciplina, anche se lo è nel fondamento e nella sostanza, è tensione dialogica espressa dal e nel contesto con sensibile coscienza, appunto, mai sottoposta ad una flessione per non soccombere, è concentrazione ed impegno, costante, a volte un sorriso le riserba il dono della superficie distesa ma è tanta profondità anche laddove il mare (il contesto, materiale) non è sempre lo è. Potremmo anche dire dell’architettura che è tante cose e niente insieme, per questo è tensione dialogica costante ed operante con sensibile coscienza.

Insomma tutto infine torna dal vuoto da cui è partito avendo ognuno cercato di riempirlo, nella realtà che ha vissuto e vive, nel modo che ha ritenuto e ritiene essere il migliore, per l’architettura…e poi l’angelo che accompagna, suggerisce, misura e riflette…è la sua ombra…AC.

La coerenza dell’Architettura

Premessa: non ho voluto rispondere finora perché volevo vedere cosa avrebbero risposto gli altri interpellati. Perciò la mia risposta non è solo “pro” ma anche “contro”: contro la maggior parte delle risposte già date perché hanno perso di vista la finalità dell’Architettura, confondendola con altre cose.

A cosa serve l’Architettura?

L’Architettura è semplicemente un linguaggio abitabile, che alla stregua di altre arti, serve a comunicare dei concetti. La buona Architettura è quella che riesce ad esprimere, cioè a cogliere sinteticamente, il senso del proprio tempo. E come tutte le forme di espressione deve una coerenza interna, una propria grammatica.
Tutte le costruzioni che non tendono ad esprimere qualcosa sono classificabili come edilizia.
Allego a questo scritto quattro immagini di straordinaria “coerenza interna” che abbiamo mostrato nelle lezioni di alfabetizzazione architettonica condotte da Amate l’Architettura nelle scuole.
La buona Architettura è l’unica che sopravvive al giudizio di valore delle generazioni successive, perché travalica il proprio tempo e continua ad esprimere un contenuto anche con il contesto mutato.

 

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Concept design di Toyo Ito per il progetto del Prada Shop a Omotesando (Tokyo)

 

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Schemi compositivi della House IV di Eisenmann

 

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Ordini di Vitruvio nella prima edizione italiana di Cesare Cesariano

 

Tracé regulateur Le Corbusier

Tracé regulateur di alcuni edifici progettati da Le Corbusier