le 7 categorie di persone che visitano un appartamento ad Open House

Alcune immagini degli appartamenti di OHR 2016

Alcune immagini degli appartamenti di OHR 2016

Quest’anno ho avuto la ventura di poter partecipare a Open House Roma con un mio lavoro: un piccolo appartamento in centro storico.

Pur travolto dall’inaspettato ed elevato afflusso di persone, sono riuscito a ritagliarmi qualche istante per riflettere, individuare e “catalogare” le principali categorie di persone che sono venute a farmi visita. Le elenco:

  1. i prospettivi, che sono quelli che stanno per dare avvio ai lavori di casa (in prospettiva, quindi) e stanno valutando soluzioni, soppesando gli approcci professionali, stabilendo il livelo del lavoro (ed economico) a cui intendono arrivare.
    Si riconoscono perché sono preparatissimi, estremamente attenti ad ogni spiegazione e sono quelli che, se c’è una buona soluzione, la apprezzano manifestamente.
  2. I fai da te quelli che hanno fatto, stanno facendo o faranno lavori dentro casa, tutti concepiti (e talvolta realizzati) “home made” e che, quando individuano qualcosa che hanno fatto, simile a quello che vedono nel tuo appartamento, sprizzano di gioia genuina e te la comunicano. Questi hanno una sottocategoria: i “problematici”: quelli che, mentre tu stai spiegando come hai realizzato un piatto doccia costruito artigianalmente, ti parlano delle infiltrazioni del loro lastrico solare condominiale, chiedendo lumi sulle diverse soluzioni tecniche adottabili.
  3. I cultori della materia: quelli che vanno a vedere gli appartamenti come altri vanno a vedere le mostre di pittura alle Scuderie del Quirinale. C’è stato un signore che mi ha detto che ha partecipato a tutte le edizioni romane di Open House e ha visto, in questi anni, solo appartamenti (“tutti belli!”, ha aggiunto). A loro va tutta la mia simpatia ed il mio ringraziamento per avermi fatto sentire, per qualche minuto, un maestro dell’Architettura.
  4. I titolari di ditte/geometri, individuabili dal fatto che ti fanno domande solo sulle modalità tecniche delle soluzioni adottate, specie se riguardanti le finiture, disinteressandosi completamente del pensiero progettuale che sta dietro.
    Finalmente, come la Settimana Enigmistica, potrò vantare dei tentativi di imitazione.
  5. I colleghi architetti, riconoscibili dal fatto che fanno domande sia sulle soluzioni tecniche della realizzazione che sulla logica progettuale, intuendo già le risposte e verificando se le mie risposte corrispondono alle loro intuizioni. Con costoro si è innescata una affinità empatica mista ad una sana competizione, in salsa un po’ goliardica. Trovare il tempo per andare a trovare un collega (e ascoltarlo) è una cosa che fa loro onore. Io, lo confesso, non ci sono riuscito, quest’anno, e mi dispiace.
  6. I colleghi architetti-ingegneri (i solo-ingegneri non sono riuscito ad individuarli, devo fare più esercizio. Ho il dubbio tuttavia che vadano a vedere gli appartamenti), che ti chiedono se, sulla struttura metallica (a pendolo) che hai inserito nell’appartamento (per ovviare ad un carico concentrato) hai fatto una prova di trazione del ferro.
  7. Gli studenti che, forse per il divario di età che ormai ci divide, non si capisce se quello che vedono piace loro o no, se i dettagli tecnici che stai dando li trovano interessanti, se ti considerano o no un povero guitto dell’Architettura che accrocca qualche soluzione facendo ricorso a qualche anno di esperienza (ma che loro, quando saranno architetti, surclasseranno; cosa che noi ci auguriamo vivamente).
    Insomma, questi visitatori-sfinge sono il vero mistero che si è rivelato in questa breve e significativa avventura umana che ho vissuto lo scorso fine settimana.

A tutte queste categorie, che ho un po’ dileggiato, con bonarietà (giuro!), va il mio sincero ringraziamento per avere sopportato con pazienza 25 minuti di spiegazioni ogni turno, per 65 metri quadri utili di superficie (2,6 minuti/mq).

Agli organizzatori di Open House Roma 2016, nonché ai volontari che li hanno assistiti, va invece tutta la mia riconoscenza e l’ammirazione di professionista perché, per la promozione e la comunicazione dell’Architettura Contemporanea e della complessità del lavoro degli Architetti, fanno più queste 48 ore di aperture appassionate che decine di inutili e paludate mostre ed eventi culturali.

P.S.
Se qualche collega/espositore è riuscito ad individuare altre categorie di visitatori per piacere aggiunga un commento.


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