Rigenerare Corviale versus Demolire Robin Hood Gardens. Roma e Londra: Due casi studio a confronto

Roma e Londra rivisitano le utopie del Moderno e affrontano lo stesso dilemma: come sanare le ferite urbane di due architetture che hanno fallito la loro missione sociale. Due condomini degli anni ’70, due progetti firmati da colti architetti, due architetture che trasformano la missione sociale del Movimento Moderno in ideologia del sociale.

Due opere di circa 40 anni fa, criticate e apprezzate, simboli delle conquiste del welfare del dopo guerra. Progettate sul modello dell’Unità di Abitazione di Le Corbusier, Padre del Moderno. Modello applicato a molti interventi delle periferie italiane del boom edilizio dagli anni ’60, tra i molti il quartiere Zen di Palermo.

Corviale (Roma)_Mario Fiorentino e altri.

Un problema, due soluzioni.

ROMA, 1972. L’IACP (oggi ATER) affida al Team guidato da Mario Fiorentino il progetto del complesso del Corviale che si costruirà nella periferia sud-ovest della Capitale, nei pressi di via Portuense.

LONDRA, 1972. L’allora GLC (Greater London Council) affida ad Alison and Peter Smithson il progetto di Robin Hood Gardens, in un quartiere dell’est di Londra, poco lontano da Canary Wharf.

ROMA, 2015. L’ATER lancia un Concorso e stanzia 7,2 milioni di euro per una prima fase di lavori per rigenerare Corviale.

LONDRA 2015. Al capolavoro brutalista degli Smithson non viene concesso il vincolo storico-monumentale, nonostante la richiesta della Twentieth Century Society. L’intero complesso è in attesa di essere demolito e sostituito da un nuovo masterplan che prevede 200 nuovi alloggi entro il 2020.

Robin Hood Gardens_designed by the Smithson

Vorrei sollecitare due riflessioni e un interrogativo sui modelli abitativi contemporanei.

La prima riguarda la flessibilità degli strumenti procedurali e attuativi con cui due Nazioni della Comunità Europea, come l’Italia e l’Inghilterra, affrontano il tema della rigenerazione urbana ed in particolare delle periferie. Demolire, creare alloggi volano (come avviene comunemente anche in Olanda) e ricostruire condomini dignitosi, sostenibili e in sintonia con le nuove performance di risparmio energetico è possibile nel nostro Paese oggi?

La seconda riguarda la salvaguardia degli edifici storici. Nonostante Robin Hood Gardens sia un’opera di due Maestri come Peter e Alison Smithson, il Governo ha ritenuto, -senza niente togliere al valore del miglior Brutalismo anglosassone-, che non si dovesse applicare il vincolo storico monumentale. In Italia, siamo afflitti da falsi capolavori intoccabili, li potremo mai rivalutare e forse demolire?

Unité_d'Habitation_Designed by Le Corbusier

Ed infine un interrogativo: esiste un interesse concreto verso il rinnovamento tipologico del social housing del futuro? Se a Londra le ‘streets in the sky’ di Robin Hood Gardens sono state considerate un disastro sociale, perché Interlace, la mega struttura residenziale di Ole Scheeren e OMA a Singapore ha ricevuto la nomina di “World Building of the Year 2015” al World Architecture Festival?

The Interlace, Condominium_Designed by Ole Scheeren / OMA

Autore: Cristina Donati
Foto: internet
Editing: Giulio Paolo Calcaprina


7 Commenti a “Rigenerare Corviale versus Demolire Robin Hood Gardens. Roma e Londra: Due casi studio a confronto”

  1. franco scrive:

    Vacci a vivere te. Poi ci dici.

  2. Giulio Pascali scrive:

    @franco
    si possono avere diverse opinioni nella vita.
    Però in genere ci si aspetterebbe che nell’esprimerle in un commento ad un articolo queste abbiano una minima, anche vaga attinenza con il contenuto dell’articolo stesso.
    Ora se avrai la bontà di leggere l’articolo, scoprirai che da nessuna parte si magnifica la bellezza o la vivibilità di questi edifici; al contrario l’articolo vuole mettere a confronto due diversi approcci per il loro recupero. Il che presupone che oggi questi luoghi siano considerati poco vivibili: tutto il contrario di luoghi dove si vorrebbe andare a vivere.
    Capisci quindi che il tuo commento in questo contesto c’entra proprio come la marmellata sulla pastasciutta.
    Evidentemente certi argomenti, in certe persone scatenano dei riflessi pavloviani; come i cani di Pavlov, suoni la campanella gli viene la saliva; nomini Corviale e qualcuno sente l’impulso di scrivere la frase “perchè non ci vai a vivere tu”.

  3. stefano scrive:

    Riflessioni interessanti, anche io vedendo Interlace (in foto) sono stato affascinato e allo stesso tempo spaventato dai “fantasmi” del passato rivedendo appunto le megastrutture tipo Corviale. Mi sembra però un intervento più attento allo spazio, le coperture diventano splendide terrazze per gli edifici sovrapposti e sicuramente non è edilizia economica e popolare.
    Tornando ai due “mostri”. Gli inglesi sono sicuramente più pratici e più bravi con numeri ed economia, noi più ideologici, “no, non si può fare” e meno bravi ad investire sul presente e sul futuro.
    Corviale sembra più bello di Robin-Hood Gardens ed ha anche un impatto più sorprendente; è più “monumento”. Sicuramente però ha bisogno di una riqualificazione (energetica, architettonica, funzionale…), ma non ho capito bene come si fa ad intervenire per migliorarlo senza stravolgerlo. Usando metafore culinarie per ipotesi improbabili, io lo affetterei per interromperne la continuità e lo riempirei di verdura per rinfrescarlo.

  4. Giulio Pascali scrive:

    @stefano
    sul tema del recupero di Corviale, Stefano Panunzi qui racconta un progetto che porta avanti da anni.
    uno dei tanti ma per noi tra i più interessanti
    http://www.amatelarchitettura.com/2014/06/green-corviale-una-video-intervista-in-12-tappe-sul-recupero-di-corviale/

  5. Cristina Donati scrive:

    Grazie Stefano per questa tuo interessante commento. Sarà interessante seguire questi due casi e verificare fra qualche anno la soddisfazione dei residenti dopo la rigenerazione a Roma e la demolizione (e ricostruzione) a Londra. Mi interessava solo mettere a confronto due realtà e non raccontare i nuovi progetti in corso che, per entrambi i casi, si possono trovare facilmente on line. La demolizione di Robin Hood Garden non è stata facile, architetti del calibro di Richard Rogers e Zaha Hadid volevano salvare l’edificio degli Smithson. D’altro canto il disagio dei residenti e il costo di un adeguato retrofitting sono stati superiori alla volontà di salvare il monumento!

  6. Pierluigi scrive:

    Vado leggermente off topic per esprimere esclusivamente il mio sbigottimento. È incredibile che un complesso interessantissimo come i Robin Hood Garden non abbia ottenuto il vincolo di monumento storico…sia per la sua importanza in sé, sia nell\’ambito dell\’opera degli Smithson rimane molto difficile non vederne il valore testimoniale.
    Mi permetto infine di dissentire da un commento precedente: è forse vero che Corviale ha un impatto paesaggistico unico, tuttavia la qualità architettonica dell\’edificio londinese è ben superiore.

  7. Cristina Donati scrive:

    La perplessità di Stefano è più che giustificata e, al tempo, autorevoli voci come quella di Richard Rogers e Zaha Hadid si sono sollevate per chiedere la notifica di Robin Hood Garden. Si è insinuato anche che interessi speculativi abbiano fatto bloccare la tutela di questo monumento del Brutalismo britannico. Per saperne di più su questa vicenda, ecco il link con i dettagli del caso: https://www.dezeen.com/2017/08/10/robin-hood-gardens-demolition-simon-alison-peter-smithson-post-war-housing-estate-london-uk-news/

    E’ anche vero che il monumento degli Smithson proponeva una tipologia di alloggi per la working class che non ha prodotto la qualità civica e sociale attesa. Così la bellezza non può essere solo ideologica o culturale ma deve rivelarsi nel benessere quotidiano dei suoi utenti, altrimenti ha in qualche modo fallito…

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