concorsi subprime

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E’ uscito da alcuni giorni un concorso di idee denominato “Lighthouse sea hotel” gestito da YAC, che sta per Young Architect Competitions, un società che promuove concorsi di progettazione ed architettura, rivolti a giovani progettisti, neolaureati o ancora studenti.

Non è la prima volta che ci arrivano da YAC segnalazioni di concorsi e già in passato ne abbiamo dato notizia.

Stavolta abbiamo voluto approfondire il contenuto di questa competizione per verificare il valore della proposta. Siamo rimasti interdetti e vi proponiamo i risultati delle nostre analisi.

Il tema del concorso internazionale è la proposizione di una struttura turistico-alberghiera nell’area del faro del Capo Murro di Porco, a Siracusa.

La prima cosa (senz’altro la meno importante) che ci lascia perplessi è la presentazione del concorso: al breve testo delle “regole” sono accompagnati fotomontaggi di realizzazioni famose in contesti analoghi. E’ una operazione assimilabile ad una persuasione occulta della tipologia delle proposte desiderate. Forse é una svista ma suscita perplessità sotto l’aspetto della professionalità di YAC.

Leggendo le “regole”, dopo poche sommarie notizie storiche, il bando incentra l’attenzione sulla regione Sicilia, analizzando il contesto in sottocapitoli: sistema territoriale, sistema naturale, sistema di rete, sistema vincolistico.
La descrizione di quest’ultimo ci ha fato scattare un campanello d’allarme. Il sito riporta: “
pur nella tutela dei valori di ricerca propri del concorso, a motivo della rara qualità architettonica e paesistica espressa dal faro e dal proprio contesto, di seguito si riporta un elenco del genere di operazioni ammesse o vietate in seno alla competizione”. Segue poi un elenco di ciò che si può o non si può fare. Sinteticamente è ammessa l’edificazione ad un piano per 3000 mq massimo, all’interno del sito, che garantisca un disegno armonico con il paesaggio.

Il bando dà anche indicazioni su quattro possibili tipologie ricettive: il resort, il landscape hotel (per amanti della natura), il sea center, orientato a sport acquatici, ricerca e didattica sul mare e l’art hotel. Il tema del bando è sulla proposta del mix ricettivo unitamente a quella architettonica.

La domanda che ci siamo posti, leggendo il bando, è questa: se è un sistema di rara qualità architettonica e paesistica, possibile che non sia vincolato?

Facendo una semplice ricerca abbiamo scoperto che tutto il Plemmirio, la penisola in cui è compreso il faro è area marina protetta dal 2004.

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Nell’area proposta dallo YAC la riserva marina è di tipo “A”, cioè integrale. Per capirci, in una riserva integrale non è consentita neanche la balneazione o la navigazione a remi. Si possono solo fare escursioni subacquee, con personale autorizzato, in rapporto non superiore 1/5.

Non si può fare quindi (giustamente) nulla.

Tuttavia YAC scrive che: “è ammessa la realizzazione di strutture galleggianti sulla costa, ed un eventuale collegamento fra il livello del mare e quello del faro”, anzi si spinge oltre: “Eleganti suite mimetizzate nel territorio, un prestigioso ristorante ed un raffinato attracco con incantevoli passeggiate panoramiche, sono solo alcune delle possibili suggestioni allineate con detta vision.” (attenzione vision non è un errore di battitura, questa gente scrive così).

Insomma in un concorso di idee, a quanto pare, si può proporre di tutto, fregandosene del contesto.
Ma che senso ha?

Vediamo di cucire insieme una serie di informazioni rilevabili dal web.

Su Wikipedia, alla voce “area marina protetta Plemmirio”, al paragrafo criticità, troviamo scritto: “Negli ultimi anni è sorta una polemica a causa del progetto, di una società svizzera, di costruire un villaggio turistico all’interno della Area marina Protetta. Il luogo dove dovrebbe sorgere la struttura è la cosiddetta “Pillirina” o Punta della Mola, oggetto di manifestazioni e comitati in difesa del territorio. La vicenda potrà dirsi totalmente chiusa solo se verrà istituita anche la riserva terrestre che bloccherebbe di fatto qualsiasi nuovo insediamento.

Inoltre, ed è il fatto più eclatante, quasi contemporaneamente è stato indetto un bando di gara per la concessione di 11 fari, tra cui Murro di Porco, nell’ambito di Valore Paese – Fari, una iniziativa promossa dall’Agenzia del Demanio.

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Il bando (15_10_12_1_lotto-4_information-memorandum;15_10_12_2_lotto-4_allegati-information-memorandum), indetto il 5/10/2015 con scadenza il 12/01/2016, è volto alla valorizzazione delle strutture esistenti attraverso “offerte più vantaggiose” che si concretizzeranno in una concessione da 6 a 50 anni, accompagnate da elaborati attestanti la validità del programma di valorizzazione, da un piano di gestione, e da un cronoprogramma, uniti ad un progetto architettonico di recupero, restauro e ristrutturazione, con un dettaglio fino alla scala 1:200.

Attenzione però, nel bando del Demanio c’è un grimaldello che è il seguente: “Qualora la proposta di valorizzazione comporti una variante, si dovranno indicare le funzioni di progetto, esplicitando l’iter di adeguamento urbanistico previsto”.

Tiriamo allora una sintesi di tutto il ragionamento:

ad ottobre 2015 esce un bando di valorizzazione dei fari (dell’Agenzia del Demanio), con scadenza gennaio 2016, il bando prevede la valorizzazione di 11 fari lasciandosi uno spiraglio per varianti urbanistiche;
il 23 novembre 2015 YAC ci comunica il concorso di idee, con un’idea ben diversa riguardo alla valorizzazione, con scadenza 29/01/2016.
Tuttavia l’Agenzia del Demanio è presente in entrambi i bandi: nel primo come promotore, nel secondo come ente collaboratore e patrocinatore, avendo anche un suo membro in giuria.

Che senso ha promuovere due bandi quasi contemporanei, ma di impostazione così diversa, sullo stesso tema?

Per aiutare i giovani architetti? No.

Mentre le norme del concorso del demanio richiedono una comprovata esperienza (non è per giovani quindi), le regole del bando dello YAC prevedono che: “I partecipanti possono essere studenti, laureati, liberi professionisti; non è necessario essere esperti di discipline architettoniche o iscritti ad albi professionali.” L’importante è che ogni gruppo ospiti almeno un giovane tra i 18 e i 35 anni.
Se c’è già un bando finalizzato alla realizzazione di un’opera, a cosa serve il bando dello YAC, a giocare? A fornire un’alta occasione di riflessione sull’architettura?
Potrebbe essere così, se non fosse richiesta una tassa di iscrizione al concorso, fatto non scontato, che, messo insieme alla possibilità di partecipare tutti, anche agli studenti diciottenni di una scuola per estetisti di Hong Kong, fa assomigliare questa iniziativa ad una riffa.

Lo YAC è una società privata che ha tutto il diritto di promuovere queste iniziative, che sono, lo diciamo chiaramente, assolutamente legali. Quello che ci sconcerta è che a questi è stato dato il patrocinio del Demanio, del ConsiglioNazionale degli Architetti (che dovrebbe valorizzare la professione di architetto), dell’Ordine degli Architetti di Siracusa, delle Università La Sapienza di Roma, di Bologna e del Politecnico di Milano, tutti Enti volti allo sviluppo del patrimonio umano e dei giovani architetti italiani.

Può inoltre un concorso, patrocinato anche dall’area marina del Plemmirio non tenere conto dei vincoli di una riserva integrale, seppure per un concorso di idee?

Un ultimo dubbio infine. Non sarà che attraverso questo concorso, sostenuto, ricordiamolo da Riminifiera e patrocinato da Federalberghi, si vogliano cercare idee eclatanti da integrare al concorso per la valorizzazioni dei fari? E magari produrre una variante urbanistica?

Tante domande, nessuna risposta. Una sola cosa è certa: “cca dii picciotti ‘un ci nni futti nenti” (Qui non ci interessano i giovani).


3 Commenti a “concorsi subprime”

  1. Lucia scrive:

    Questa vicenda mi rattrista molto. Secondo i banditori del concorso, bisogna in pratica pagare per ottenere un minimo di visibilità? E soprattutto, dove è che si ottiene la visibilità? Solo sul proprio cv se la vincita del concorso non porta a nulla di concreto! Ma che senso ha partecipare ad un concorso che non ha uno scopo chiaro? Perchè, è certo, uno scopo ce l’ha, ma pare proprio che non sia premiare chi vi partecipa….

  2. Giorgio Pagano scrive:

    Già il nome anglocoloniale “youngarchitectscompetitions” rispecchia la matrice finanziar-capitalistica di questa società. L’inglesizzazione del mondo che viene chiamata per i gonzi “internazionalizzazione”. Quindi c’è poco da stupirsi se la tendenza è quella non di fare la Giusta Architettura (giusta in tutti i sensi: legislativamente accorta, opportuna per la salvaguardia dell’ecosistema nella quale si immerge, etc. etc.) bensì quella volta a conseguire il massimo di profitto edilizio e spennare di qualche euro un po’ di giovani.
    Un piccolo errore poi nel siciliano usato: così com’è scritta la frase sembra dire che “qui AI picciotti non gli importa niente” invece dovrebbe essere “qui DEI picciotti non gli importa niente), ergo “cca dii picciotti ‘un ci nni futti nenti”.

  3. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Grazie del commento, Giorgio Pagano e della correzione al siculo, che non è la mia lingua.
    Ho provveduto a modificare la frase.
    Grazie anche a Lucia che ha colto il senso che volevo dare all’articolo.

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