Più che di un medico, Roma ha bisogno di un architetto.

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I due anni di “politica marziana” del dimissionario sindaco Marino ci hanno permesso di focalizzare meglio le dinamiche della Capitale, grazie proprio a quello che è stato e non è stato fatto.

Marino ha contribuito a portare in luce le dinamiche perverse della gestione degli appalti, delle partecipate comunali, dei potentati mafiosi.

Questo gli va riconosciuto.

Marino ha avuto anche il merito di spingere fortemente verso una partecipazione cittadina allo sviluppo della città. Noi di Amate l’Architettura abbiamo avuto esperienze dirette in due occasioni: nell’area delle ex caserme di via Guido Reni (Qui i nostri sette articoli sulla vicenda delle ex caserme: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7) e per i cosiddetti piazzali est e ovest della stazione Tiburtina.

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Purtroppo la sua azione non è andata molto oltre, sicuramente anche a causa della assoluta inadeguatezza delle persone che compongono il suo partito a Roma.

Colpisce tuttavia, sui mezzi di informazione, l’assenza da tutti i commenti su una questione che a noi risulta lampante: questa consiliatura, come tutte le precedenti degli ultimi 30 anni, non ha mai proposto un’idea di città.

Sembra un discorso un po’ astratto, da architetti frustrati, ma a pensarci bene per una città, con problemi enormi e pochi soldi per risolverli, il modo migliore di razionalizzare le soluzioni è progettarle, possibilmente con soluzioni creative.

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Facciamo un esempio facile facile.

Il problema dei problemi dell’Urbe è il traffico. Il traffico si risolve con un trasporto pubblico efficiente (non con i parcheggi in centro!) con i disincentivi ad utilizzare mezzi privati ad elevato impatto ambientale (l’automobile) e con l’incentivo ad utilizzare quelli privati sostenibili.

Riguardo a questo punto è dimostrato dall’esperienza di altri contesti che la creazione di una rete efficiente di ciclabili, unita alla possibilità di utilizzo con bici dei mezzi pubblici, può scaricare un minimo di un 20% – 30% del traffico. L’unica proposta pervenuta in questi due anni, mentre andavano in malora le ciclabili esistenti, è stata quella di creare un circuito cittadino, il GRAB con l’unione di parchi, ciclabili esistenti e un paio di chilometri di ciclabile nuova.

Peccato che questo circuito sia un anello fine a se stesso, un percorso di svago per i fine settimana.

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Ben altra cosa era un progetto di ciclabili su sette strade consolari romane uniti a due percorsi anulari di congiunzione, presentato da #salvaiciclisti e rete mobilità nuova. Un vero progetto di mobilità alternativa, che dovrebbe essere integrato da un piano di riassetto urbano.

Durante questo periodo abbiamo assistito ad operazioni puntuali di immagine (la chiusura di via dei Fori Imperiali senza un piano di riassetto del centro storico), di speculazione (il nuovo stadio della Roma su aree a verde pubblico e privato e su terreno golenale, gravato con cubature incredibili non attinenti allo sport) e addirittura ad iniziative personali contrarie ai risultati di processi partecipativi già avviati, come nel caso del fermo di un anno a causa del sostegno del sindaco al progetto di un parco lineare sulla ex sopraelevata.

Roma ha grandi problemi ma altrettante potenzialità inespresse, come nel caso dei mercati rionali, (dove abbiamo partecipato al convegno “Un mercato non è solo un mercato” organizzato Carteinregola, presente l’Assessore Caudo) e ad un altro dal titolo: “Portare con se la biodiversità: piante e popoli che si muovono” del CNR, all’Expo di Milano 2015 (qui lo storify del nostro contributo) .

Torniamo a pensare ad una idea di città, coinvolgendo la gente, le associazioni e soprattutto quelli che le sanno progettare, gli architetti.

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2 Commenti a “Più che di un medico, Roma ha bisogno di un architetto.”

  1. Daniela Maruotti scrive:

    L’importanza economica e sociale, di conseguenza, della Pianificazione Urbanistica completamente elusa per decenni proprio, secondo me, per poter lucrare sulla pelle dei cittadini.
    Dove c’è programmazione e si va per obbiettivi e risultati, c’è meno spazio per il malaffare.
    Pianificare serie concatenate di interventi sostenibili per la città e le sue risorse economiche, significa poter realmente produrre effetti positivi a medio e lungo termine e quindi un arricchimento reale e duraturo per la città tutta; invece tutto si riduce a qualche spot pubblicitario fuorviante, concordo, e spesso palesemente coprente obbiettivi meno nobili e qualche contentino ad hoc.
    Quando un’intera città come Roma è “in ginocchio” è più facile ottenere credito per qualche cosa di fatto, la cosa più difficile è fare in modo che la città stia “in piedi” da sola e nella normalità non nello straordinario.
    Una Amministrazione seria pensa alla comunità nel tempo.

  2. Giorgio Mirabelli scrive:

    Caro Giulio, L’unica cosa su cui ti invito a riflettere e magari ad aggiungere qualcosa è che
    il sindaco di una città come Roma, di una capitale europea non può essere solo esperto di pianificazione territoriale, urbanistica ed architettura, perché poi
    ti trovi di fronte ai problemi come l’ATAC e la mobilità pubblica, L’AMA ed i problemi dei rifiuti, tutta la “mostruosa” macchina amministrativa per cui è impor
    tante che a fianco ci sia una “Squadra” molto competente, onesta e capace a guidare questa “macchina”. Forse se ti va potresti anche riproporre, come si faceva
    una volta, che ogni candidato a sindaco renda pubblica in campagna elettorale co
    n chi intende governare una città complessa come Roma e con quali deleghe da assegnare. E’ giusto che i cittadini sappiano in modo ufficiale da chi è composta l
    a squadra prima di andare a votare e non dopo. E’ finita l’epoca dell’uomo solo
    al comando. Ammesso che ci sia mai stata.

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