Vancouver – Una delle città più vivibili al mondo

20 luglio 2015

Vacouver è stata definita una delle città più vivibili al mondo.
Dal 2005 la citta compare sistematicamente ai primi posti nelle classifiche che analizzano la vivibilità della grandi città.
È partendo da questa semplice informazione che Jimmy Lippi Pinna e Renato De Blasio (con la collaborazione di Gianpaolo Capobianco per il sound design) hanno realizzato “Vancouver one of the most livable city” un documentario dedicato alla città Canadese, intervistando alcuni dei suoi abitanti e cercando di mettere a fuoco il perchè di questo risultato.
Il documentario è stato realizzato  in maniera molto efficace, come tesi di laurea per il corso di Video Design presso IED Roma Cinema e New Media, e contribuisce a mettere in discussione una serie di luoghi comuni sul concetto di vivibilità.


L’immaginario italiano di vivibilità ci porta infatti ad associare la vivibilità di una città alla sua dimensione urbana, alla scala edilizia ridotta e alla continuità tradizionale e culturale della città stessa.
È una forma di preconcetto difficile da mettere in discussione, soprattutto in Italia, e in genere nella vecchia Europa, dove la presenza diffusa di città storiche e storicizzate ci ha portato a idealizzarne il modello sociale; questa idealizzazione associata al malgoverno diffuso della città contemporanea ci ha portato progressivamente a polarizzare l’idea stessa di vivibilità.
Finiamo con l’assumere acriticamente l’assioma:
vivibile = città antica, piccola e tradizionale
contrapposto a
alienante = città moderna, grande e cosmopolita.
Si tratta di un assioma difficile da scardianre anche per dei modernisti come noi che siamo un “movimento per l’architettura contemporanea”.
Eppure Vancouver rientra a pieno titolo nella seconda categoria.
Si tratta di una città di quasi 3 milioni di abitanti (più o meno come Roma), il suo paesaggio urbano è decisamente ipermoderno con uno skyline diffuso di grattacieli, ed è una città che, a detta di uno degli stessi intervistati: “ha perso la sua anima”; è abitata da una moltitudine di etnie e popolazioni diverse, tale da non avere più una  sua identità sociale tradizionale.
Tutte caratteristiche che se lette sulla carta farebbero inorridire qualsiasi urbanista o gridare allo scandalo qualsiasi teorico della felicità.
Eppure è proprio la dimensione e la multiculturalità a rendere Vancouver una città dalle grandi possibilità; una città dove i singoli hanno l’opportunità di essere e sperimentare se stessi senza problemi e senza condizionamenti.

Vancouver appare semplicemente come una città efficiente e funzionante; non una città ideale, una città che ha i suoi problemi, anche gravi, comuni a tutte le metropoli, che non li nasconde ma (come si presume dal documentario) che riesce a conviverci gestendoli e contenendoli.

Una città in qualche maniera neutrale, dove non esiste genius loci ad indicare l’essere e il dover essere.
Un piccolo spunto di riflessione per i nostri amministratori e i nostri urbanisti alle volte talmente impegnati a salvaguardare il valore della tradizione da perdere di vista la vita e l’esistenza contemporanea.
Da vedere assolutamente.


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