Dignità Autonoma di Progettazione

16 luglio 2015

E’ in scena a Roma in questi giorni DAdP – Dignità Autonome di Prostituzione, uno spettacolo fantasmagorico messo in scena da Luciano Melchionna su un format di Betta Cianchini e Luciano Melchionna. In questi giorni fino al 1° agosto, sono di scena a Roma a Cinecittà.

La formula si basa su un meccanismo semplice che risponde alla domanda: che valore dareste all’Arte?

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In base a questo semplice principio agli spettatori vengono consegnati 8 bei dollaroni (finti ovviamente) da spendere scegliendo tra gli oltre 40 attori che si propongono “prostituendosi” per convincerti ad andare con lui; lo spettatore sceglie l’attore che più lo ispira, insieme si spostano in un luogo separato dove l’attore svolgerà la sua prestazione, ma non prima di averne contrattato il giusto prezzo.

C’e da dire che la scelta è in qualche modo obbligata. Nella confusione (sarebbe appropriato dire nel casino) che si crea al momento della scelta, si rimane frastornati dalla diversità e dalla quantità di possibilità, delle quali in effetti si sa poco o nulla; si finisce per andare con il primo che capita o, (come avviene anche nella realtà) con quello che si conosce (il solito amico) oppure con quello che ti suggerisce chi ha già visto lo spettacolo (il solito passaparola).

Daltronde anche con gli architetti succede così, se non sei un’Archistar la maggior parte degli incarichi avvengono tramite gli amici e gli amici degli amici.

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Al momento della contrattazione sei costretto ad attribuire un valore al buio, senza sapere se la prestazione che riceverai sarà adeguata alle tue esigenze ed aspettative. Poco importa, perche in quel momento l’attore è li per te, ti sta offrendo il suo tempo e le sue capacità ed è giusto riconoscergli qualcosa anche solo per questo tempo perso; lui ti sta dedicando alcuni minuti della sua esistenza e lo sta facendo al massimo delle sue capacità; siete insieme in un ritaglio di mondo (tu lui e altri quattro sgangherati che è riuscito a raccogliere per strada); che valore daresti a questo ritaglio di vita?

Alla fine ci si rende conto che nessun attore va mai sotto il “minimo sindacale” (se volete scoprire quanto è, andate a vedere lo spettacolo). Se la prestazione sarà particolarmente gradita si fa sempre a tempo a dare qualcosa in più dopo……

Non è così che funziona anche nella professione? L’architetto non si ritrova a lavorare per clienti che non sanno nulla delle loro effettive capacità (al massimo un sentito dire….) e non è così che dovrebbe essere? che la prestazione del professionista dovrebbe essere pagata sempre e comunque, almeno un minimo?

Qui ci sta bene l’Art. 36 della costituzione: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”

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Lo spettacolo finisce in una grande baraonda collettiva all’interno di un tendone da circo, dove attori e spettatori si ritrovano insieme mischiati, mentre al centro si alternano cantanti, musicisti, pagliacci, ospiti e comparse; si finisce con il non sapere più qual è la nostra parte della scena; siamo noi ad applaudire loro oppure sono loro che applaudono noi? infatti alla fine dello spettacolo i “performers” se ne vanno all’improvviso lasciando gli spettatori soli nel bel mezzo della scena, tanto che ti viene il dubbio che sia venuto il tuo momento per salire sul palco. Invece no, in effetti è solo il momento di andarsene, non prima di avere salutato tutti all’uscita, da buoni fratelli e compagni di viaggio.

L’arte si paga, le cose che hanno un valore si pagano, la vita stessa si paga perchè è un valore. Questi saltimbanchi che si svendono al migliore offerente ce lo ricordano con allegra malinconia.

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