In difesa di Fuksas – Gli architetti vanno pagati e bene!

Ho seguito con estremo stupore il tripudio diffuso di molti colleghi alla notizia del licenziamento di Fuksas dalla Direzione Artistica del cantiere della Nuvola.

Si tratta a mio parere di un esempio lampante di tafazzismo collettivo, applicato alla categoria degli architetti. Un fenomeno che la dice lunga infatti di quanto noi architetti siamo capaci di farci del male da soli, solamente attraverso l’esercizio del livore reciproco.

Premetto (occorre sempre premettere in questi casi perchè c’è sempre la storia dello stolto che guarda il dito, ecc.) che in questa storia il giudizio estetico ed architettonico sul progetto deve rimanere sospeso. Il fatto che la “Nubbe de fero” ci piaccia o meno non ha alcuna attinenza sul fatto che se sei un architetto e lavori per realizzare una qualsiasi opera di architettura, si presupone che tu debba essere pagato; da architetto direi che devi pure essere pagato bene.

Ha invece rilevanza la stupidaggine detta dal presidente di EUR Roma, che visto che Fuksas è ricco, allora può lavorare gratis.

Si tratta di un assioma inaccettabile che è direttamente connesso con la cultura diffusa che spinge molti committenti a ritenere che gli architetti meno famosi possano lavorare gratis: “perchè così fanno esperienza!”

Eh no! non è così, l’architetto va pagato SEMPRE.

Se il principio è valido per i giovani architetti precari che faticano ad arrivare a fine mese, non è che diventa meno valido se un architetto è ricco e famoso; soprattutto se la ricchezza dell’architetto è dovuta alla sua attività di architetto.

In effetti è ormai diffusa la convinzione che la professione dell’Architetto sia una attività, alla stregua di un hobby, un esercizio di speculazione intellettuale appannaggio di pochi ricchi e radical chic.

Si tratta di una distorsione culturale contro la quale tutti gli architetti si scontrano quotidianamente (non dite che non è vero, non siete credibili). Però quando questo problema capita a figure di successo come l’odiato, antipaticissimo Fuksas, siamo tutti pronti a godere (come ricci, si dice): evviva! finalmente anche lui come noi! un po di giustizia! ha avuto quello che si meritava!

(si sente sullo sfondo il rumore di bottiglia sui genitali)

Dimenticandoci che lo scopo non è livellarci tutti verso il peggio, ma adeguarci tutti al meglio. Se passa il principio che persino l’architetto famoso non deve essere pagato, con quali argomenti noi che non abbiamo fama e credito da spendere potremo convincere i nostri clienti che “Si! l’architetto è un lavoro! L’architetto va pagato!” indipendentemente dal fatto che sia ricco o che sia povero; indipendentemente dal fatto che il suo lavoro sia più o meno gratificante.

A maggior ragione non deve passare il principio che l’attività di un architetto sia qualcosa di cui tutto sommato si possa fare a meno. Alzi la mano chi è convinto che per realizzare (bene) un’opera sia sufficiente fare un buon progetto e che non sia necessario invece seguire i lavori passo passo, correggendo e guidando nelle scelte l’impresa esecutrice. Alzi la mano chi è convinto che le imprese, anche le migliori, siano in grado autonomamente di interpretare senza errori o distorsioni i progetti (anche i migliori) senza mai interpellare i progettisti.

(se avete alzato la mano, potete direttamente andare a riconsegnare il timbro, prego…. Raus!)

Specie nel caso in questione è bene tenere presente di che cosa stiamo parlando. Un appalto di un progetto che a base d’asta valeva 280 milioni e che è stato aggiudicato con un ribasso di 50 milioni.

Il centro congressi è un’opera complessa, lo dicono i numeri, i volumi e le superfici messi in campo, lo sarebbe indipendentemente dalle scelte progettuali di Fuksas, che certo non si è semplificato la vita.

A questo si aggiunge la prassi, scellerata, di affidare appalti integrati alle imprese, che consente loro di decidere sulle scelte progettuali di dettaglio e di incidere pesantemente sulla esecuzione delle opere senza che chi le ha pensate e progettate possa minimamente incidere; una prassi che mette di norma a serio rischio sia la qualità generale dell’opera sia la coerenza del realizzato rispetto al progetto.

Quindi, un opera con un ribasso consistente il cui sviluppo esecutivo è in mano all’impresa stessa.

Quante possibilità ci sono che l’impresa cominci a interpretare le scelte di progetto sia ricercando soluzioni più economiche (per se, non per il committente) e richiedendo varianti per integrare l’appalto?

La scelta del Committente, di individuare la formula della Direzione Artistica è quindi una scelta intelligente, quasi necessaria per compensare le inevitabili distorsioni realizzative e per arginare, senza snaturare il progetto, le spinte dell’impresa a modificare l’opera.

Questo è valido, lo ripeto, indipendentemente dal giudizio che ha sul progetto della Nuvola. Se il Centro Congressi deve essere realizzato, se il progetto è stato regolarmente selezionato, allora è giusto che debba essere completato, ed è ancora più giusto che debba essere completato in maniera coerente con il progetto iniziale.

O no?

Qualcuno oggettivamente ritiene che non fosse corretto coinvolgere il progettista nella fase di esecuzione dei lavori chiedendogli di fornire la consulenza diretta in ogni fase di esecuzione?

Qualcuno ritiene che questa consulenza postesse svolgersi senza allestire un gruppo di lavoro complesso formato da disegnatori, archietti, ingegneri ed esperti in grado di fare verifiche, produrre dettagli, rivedere calcoli, verificare i campioni, ecc.?

Qualcuno ritiene che questo lavoro, che poi non è che il normale lavoro quotidiano di ciascun architetto, non debba essere adeguatamente compensato?

Qualcuno infine ritiene che per un opera che vale 280 milioni di euro (provate a ripeterlo come facevano De Vito e Schwarzenegger ne “I Gemelli”: duecentoottantamilionidieuro) la parcella di un architetto non debba essere dell’ordine di qualche milione?

(20 milioni è troppo? il 7% è troppo? boh, cosa c’è dentro l’incarico? in ogni caso c’è una sostanziale differenza tra il ridurre un compenso e pretendere che sia svolto gratis)

Ora io capisco che possa dare fastidio che Fuksas abbia successo in Italia e nel mondo, capisco che per molti di noi le sue architetture facciano schifo, capisco anche che per molti di noi le sue opere non dovrebbero nemmeno annoverarsi nella categoria di Architetture; tutte queste però non sono che opinioni di nautura accademica, aspetti che rientrano nell’ambito della discusisone architettonica e non hanno alcuna attinenza con il principio che l’Architetto Massimiliano Fuksas, in quanto architetto e come tutti gli architetti, deve essere pagato per il suo lavoro.

Concluderei parafrasando Voltaire:

Disapprovo quello che progetti, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a realizzarlo (e a essere pagato per questo!)

Articolo in parte rivisto grazie alle osservazioni di Sergio Roma.


5 Commenti a “In difesa di Fuksas – Gli architetti vanno pagati e bene!”

  1. Sergio Roma scrive:

    Salve, Le informazioni riportate non sono corrette.

    Alcune serie precisazioni:
    1. Fuksas ha firmato il progetto esecutivo commissionato dall’Ente Eur che è andato in gara, gara che è stata vinta da Condotte. Quindi ha avuto tutte le garanzie per fare il progetto secondo i suoi esatti desideri. Tra l’altro il progetto esecutivo è stato “validato”.
    http://www.avcp.it/portal/public/classic/AttivitaAutorita/AttiDellAutorita/_Atto?ca=4306
    2. il Concorso, vinto da Fuksas nel 1998 prevedeva un progetto di importo pari a 125milioni di euro INTERAMENTE FINANZIATO da privati tramite una procedura di project financing. Vista l’insostenibilità finanziaria (evidente per un privato) del progetto, nel 2007 la procedura cambia ed il progetto si decide di costruirlo interamente con fondi pubblici. Il budget schizza immediatamente a 277milioni di euro. Veltroni viene ritratto innumerevoli volte a svariate pose della prima pietra…
    3. Ad oggi non si conosce ancora quale sarà l’importo finale. Sui giornali si parla di circa 350 milioni di euro interamente di finanziamento pubblico (cioè soldi miei ed anche del signor Pascali)
    4. Penso che se Report intervenisse con un bel servizio su tutta la cronistoria del progetto ci sarebbe da farsi quattro risate.
    5. Invito il sig. Pascali a fare una accesso agli atti degli elaborati presentati per il progetto esecutivo firmati da Fuksas per una verifica personale della congruità di questi elaborati rispetto ad un progetto esecutivo secondo legge.

    Davvero non capisco il titolo… cosa c’è da difendere?
    Cordialmente

    ps: I soldi di cui si parla negli articoli della parcella sono quelli dati da ente Eur… ma dal 1999 al 2008 è stato il privato a pagare le parcelle per il preliminare ed il definitivo… (mi sa che bisogno aggiungere altri svariati soldini…)

  2. Giulio Pascali scrive:

    @Sergio Roma
    ti ringrazio delle precisazioni
    in effetti avevo fatto una ricerca per cercare chi avesse redatto il progetto ma avevo trovato solo un vago riferimento al fatto che i progetti esecutivi li avesse redatti la Condotte.
    Devo dire che però la questione non sposta di una virgola il senso di quanto ho scritto.

    Ti dirò di più, la mia opinione è che la parcella sia eccessiva.
    Però la mia è una opinione e non conta nulla. Se l’ente EUR ha speso troppo per la parcella ci sarà una ente che lo verificherà (la Corte dei Conti o altri organismi)
    così come verificherà se l’importo delle opere è eccessivo oppure no.
    Sul tema delle valutazioni economiche basate su un concorso di idee poi ci sarebbe un capitolo intero da raccontare.

    Quello che trovo insopportabile è questo senso di livore verso questa vicenda.
    Personalmente ritengo che la professione dell’architetto dovrebbe essere pagata e pagata bene.
    Si può dissentire sulla qualità dell’opera o sulla sua forma estetica ma non sul fatto che un compenso ci debba essere.
    Per questo ho trovato intollerabili sia le manifestazioni di gioia di tanti colleghi, sia soprattutto del presidente di EUR Spa che ritiene possibile pensare che una prestazione possa essere svolta gratis “perchè tanto Fuksas è ricco e se lo può permettere”
    la trovo una affermazione pericolosamente vicina a quella più comune che sentiamo spesso quando agli architetti meno famosi viene detto proposto di lavorare gratis “tanto per fare esperienza”.
    Se la parcella è eccessiva si tratta di ridiscuterne l’importo, ma questa se mi permetti è tuta un’altra questione.

  3. Giulio Pascali scrive:

    @Sergio
    ho avuto modo di leggere la nota dell’AVCP
    dalla nota si capisce che:
    – Fuksas ha redatto il progetto esecutivo inizialmente appaltato a Condotte
    – ci sono state delle varianti in cosrso d’opera dovute a modifiche richieste dalla stazione appaltante
    – tali varianti possono essere affidate a Condotte con un atto aggiuntivo al contratto
    – la progettazione esecutiva delle varianti non può essere affidata allo stesso modo direttamente al progettista; occorre affidare il progetto esecutivo delle varianti a strutture tecniche interne o rifare una gara.

    Tralascio le consideraizoni sul paradosso per cui la norma non considera essenziale che chi ha già redatto il progetto iniziale debba necessariamente essere chiamato a redigere le varianti.
    è lo stesso paradosso per cui anche per affidare la Direzione dei Lavori è previsto che venga fatta una gara distinta con la possibilità che chi assume l’incarico di DL sia diverso da chi ha progettato le opere.

    A questo punto sono curioso di sapere a chi è stato affidato l’incarico di progettare le varianti.
    Hai qualche riferimento?

  4. Sergio Roma scrive:

    L’ente eur ha appaltato il progetto esecutivo a Fuksas, progetto che poi è stato mandato in gara.
    Personalmente ritengo che la parcella non sia alta stiamo parlando di un progetto complesso e di grande responsabilità, per cui il 7-8% dell’importo lavori per una progettazione globale è assolutamente normale per un progettista di valore ed un progetto di grande prestigio, anzi…
    Tra l’altro Fuksas lavora normalmente all’estero con grande successo, persino in Germania dove ha realizzato tanti edifici… e dove chi sbaglia paga davvero,
    La questione non penso sia economica ma etica… dopo aver avuto la fortuna di farsi finanziare a totale onere pubblico un progetto che doveva essere interamente pagato dai privati (a mio parere grazie a strategie politico finanziarie, le stesse che hanno ridotto questo paese in questo stato…), un giorno si e l’altro pure Fuksas contesta la paternità del progetto additando modifiche ma senza entrare nel merito.
    Egli dovrebbe ricordare la grande fortuna che ha avuto ed avere più rispetto per la cosa pubblica e ricordare che il medesimo trattamento purtroppo non avviene per il 99% dei professionisti italiani i quali purtroppo per loro all’epoca non hanno fatto il 68 e che quindi non hanno santi in paradiso.

  5. Gianluca Adami scrive:

    Quando si parla di Fuksas è impossibile non considerare che è una persona umanamente molto sgradevole. Il modo in cui parla, gli atteggiamenti che assume, le cose che dice sono terribili. Io ho avuto modo di conoscerlo e di frequentarlo per un breve periodo avendo lavorato nel suo studio appena laureato. E se ci ripenso mi vengono i brividi. Il modo in cui esercitava il “potere” sopratutto sulle ragazze dello studio era vergognoso.
    Però come architetto credo sia assolutamente degno di stima. Quest’idea che avendo fatto il 68 qualcosa gli sia stata regalata sinceramente non la condivido. Lui adesso ha sicuramente dei santi in paradiso, di sicuro va a cena con i potenti, ma non per meriti di nessun altro, tranne se stesso. E che la nostra professione sia costituita anche in gran parte di una capacità di gestire i rapporti sociali credo sia un dato di fatto che non può essere confutato da nessuno.
    La vera discriminante fra maggiore o minore successo professionale è qualcosa che all’università non abbiamo studiato, qualcosa che non ha nulla a che vedere con il talento puro, con l’intelligenza, con la bravura. Si tratta della capacità di stabilire relazioni, di portarle avanti, di acquisire un riconoscimento da parte degli altri. di gestire la propria immagine in ambito pubblico e privato, di instaurare rapporti utili con i media. E il successo vero scaturisce solo dall’alchimia fra questa capacità relazionale/comunicativa e la bravura professionale.
    Io in lui vedo questa combinazione. E’ uno capace di dare in pasto al Fatto Quotidiano affermazioni tipo: “Marino non l’ho votato non ha mai amministrato nulla, come Borghini, Lo Presti cosa hanno mai fatto nella loro vita? Uno vendeva lampade e l’altro, l’amministratore delegato Lo Presti, è un semplice commercialista”. Ai giornalisti piace. Fa vendere. Come anche in televisione. Quelli come lui, Sgarbi, la Santanchè, Sallusti, fanno audience. Nella maggior parte dei casi la gente li guarda pensando che siano orribili, che dicano cose orribili e false, consapevoli della loro falsità. Ma li guarda, e tanto basta.
    Premesso quindi che possa venire spontaneo avere in antipatia il personaggio, cercando di non lasciarsi fuorviare, comunque la percentuale del 7% su un importo del genere è in termini assoluti elevata. Dal calcolo della tariffa professionale, per la categoria Id che credo sia quella appropriata, la percentuale minima dovrebbe essere del 4,8 per cento, compresa la direzione lavori, escluse le spese. Se la direzione lavori non c’è dovrebbe diminuire di un terzo, e quindi essere circa del 3,2%.
    Dato che questo calcolo della tariffa è, anzi era, un riferimento per i minimi, è ragionevole aumentarlo in considerazione del soggetto e aggiungere le spese vive. In ogni caso il 7% mi sembra oggettivamente un compenso molto elevato.
    Piuttosto ci sarebbe da far partire una petizione chiedendo che Borghini lavori gratis per un anno, per dare il buon esempio e per scontare la stupidaggine che ha detto.

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