E’ ora di mandare a casa la Muratorio – firma anche tu

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le manifestazioni di insofferenza verso la presidente di Inarcassa Paola Muratorio.

L’accelerazione delle manifestazioni di insofferenza si è avuta da quando è stata varata la famigerata riforma Inarcassa del 2012, la peggiore e più iniqua riforma che si potesse concepire, nella quale i maggiori sforzi vengono chiesti ai contribuenti più deboli.

Da un sistema ad aliquota variabile in cui chi pagava di più versava di più siamo passati ad un’aliquota unica uguale per tutti. A questo si è aggiunto un aumento netto del 44% del contributo minimo che mette in ginocchio tutta la categoria e produce un ribaltamento di pressione contributiva per cui, chi contribuisce meno, ha una pressione in termini di percentuali molto più alta di chi contribuisce di più. Se per esempio si fattura un utile di 10’000 € , soglia molto spesso neanche raggiunta da molti professionisti, si versano comunque 2.275,00€ che si traduce in una pressione previdenziale di quasi il 23% 9 punti percentuale in più di chi fattura 100’000€ ….

La stessa riforma ha portato il contributo minimo da € 1.600 a €3.000 annui, anche in assenza di reddito.

Quando Inarcassa scrive sul suo sito:””Grazie ad un sistema innovativo e all’avanguardia raggiungiamo una sostenibilità strutturale, ossia un equilibrio permanente tra entrate contributive e uscite previdenziali, a garanzia di tutti gli iscritti, che va ben oltre i 50 anni richiesti dal Decreto ‘Salva Italia’.” Viene da chiedersi, ma non c’era il margine per fare una riforma più equa e sostenibile?

link al sito Inarcassa

E’ palese che la scelta politica di Inarcassa che ha guidato questa riforma è stata di scoraggiare i piccoli contribuenti invitandoli a cancellarsi. E proprio questo sta accadendo, silenziosamente, un mare di esodati privati del diritto al lavoro stanno cancellandosi da Inarcassa. E’ questa la soluzione per rimettere a posto il bilancio?

E ancora: perché non si è cercato di mettere a maggior frutto il patrimonio immobiliare che attualmente ha una resa ai limiti del ridicolo invece di fare operazioni finanziarie in borsa che hanno prodotto perdite per quasi 300 milioni di euro solo nel 2009?

(fonte sole 24ore: Link al sito del Sole 24Ore)

A queste considerazioni, che i lettori più attenti già conoscono, se ne stanno aggiungendo di nuove, legate alle tante, troppe, cariche che la Muratorio sta assumendo: ella infatti, oltre ad essere, come già detto, la presidente di Inarcassa (€150.000 annui al netto di rimborsi e spese di rappresentanza) da 15 anni (in Inarcassa è invece da soli 40 anni), dall’aprile 2013 è consigliere del gruppo ENEL (€ 50.000 lordi annui) dal 20 dicembre 2013 è anche presidente di Enel Gas nel CDA di Enel Green Power.

Queste cariche multiple che la Muratorio ha assunto hanno portato la sua gestione di Inarcassa ad un punto per il quale sorgono spontanee alcune domande:

  • se, leggendo la ripartizione del patrimonio Inarcassa, ci sono all’interno di esso diverse voci di azioni ENEL e la Muratorio fa parte di ENEL, non c’è conflitto di interessi? Come facciamo noi iscritti a sapere che ella fa gli interessi nostri anziché quelli di ENEL?
    Link al sito Inarcassa

  • se una delle principali affiliate di ENEL Green Power vende migliaia di certificazioni su Groupon a 34€, devastando così un mercato che è attualmente una risorsa per moltissimi piccoli professionisti, e la Muratorio ricopre una carica altissima in ENEL Green Power ma non utilizza il suo potere per influire su queste scelte, non c’è conflitto di interessi?

Tutto quanto abbiamo descritto è assolutamente legale, ma eticamente inaccettabile.

E’ per questo che noi, sentiamo il dovere di sostenere la raccolta di firme di richiesta di dimissioni di Paola Muratorio lanciata, meritoriamente, da Gianluigi D’Angelo, architetto di Pescara.

Link alla petizione


3 Commenti a “E’ ora di mandare a casa la Muratorio – firma anche tu”

  1. Luigi P. scrive:

    Questa è una situazione da esposto alla Corte dei Conti.

  2. Santo Marra scrive:

    Tutto giusto. Noi facciamo bene a raccogliere le firme ma, comunque, per cambiare i vertici si può/deve intervenire secondo statuto, facendo anche la giusta pressione sul Consiglio di Amministrazione ovvero sul Comitato Nazionale dei Delegati espressi dai singoli Ordini Provinciali.
    E’ anche vero che, se siamo in questa situazione, è perchè gli organi di cui sopra dormono o sono distratti.
    Diversamente da come la Cassa sta operando in questo momento, io avrei destinato gli interessi attivi e le rendite patrimoniali a un fondo di solidarietà per le fasce più penalizzate, ovvero riducendo gli interessi usurai chiamate sanzioni applicati sugli iscritti.

  3. Ivaldo scrive:

    1.000.000,00 € IN PIù PER I COMPENSI DEGLI ORGANI COLLEGIALI inarcassa pagati da noi!!!!

    http://professionearchitetto.it/news/notizie/19269/Inarcassa-la-Corte-dei-Conti-ne-fotografa-lo-stato-di-salute?utm_source=paNL&utm_medium=textADS&utm_campaign=paNews
    Alcuni numeri

    Compensi degli organi

    Il numero dei delegati eletti è passato dai 219, del precedente quinquennio, ai 227 del quinquennio 2010-2015. Quanto ai compensi degli organi collegiali (Presidente, Assemblee provinciali degli iscritti, Comitato nazionale dei delegati, Consiglio di amministrazione, Giunta esecutiva, Collegio dei revisori dei conti) la relazione mostra nel 2012 un aumento dei costi pari ad 1,1 milioni di euro rispetto al 2011. Si passa infatti dai 4milioni di euro per i compensi del 2011 ai 5,1milioni del 2012.

    «Tale andamento – si legge nella relazione – è connesso al maggior numero di riunioni e di giornate del Comitato Nazionale dei Delegati, necessari per lo studio e l’approvazione della Riforma del sistema previdenziale Inarcassa. I dati sono comprensivi degli emolumenti e delle indennità spettanti agli amministratori e ai componenti del Collegio dei Revisori dei conti, dei gettoni di presenza e i rimborsi spese per le riunioni degli organi collegiali, degli oneri per le riunioni dei Comitati ristretti e delle Commissioni».

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