Piano Casa Lazio – Il punto della situazione

22 gennaio 2014

Rilanciamo questa riflessione sul Piano Casa apparsa sul sito della rete150k.

Roma 22/01/2014 – Si è svolto pochi giorni fa presso la Casa dell’Architettura di Roma un interessante convegno sul Piano Casa della regione Lazio. E’ stata un occasione per fare il punto, in maniera spesso critica, sulla situazione normativa attuale e sulle prossime evoluzioni e per avere dalla viva voce di alcuni dei principali “attori” un resoconto dettagliato sulla sua applicazione.

Mancavano a dire il vero alcune voci importanti, in primo luogo l’assessore regionale Civita, che avrebbe meglio di chiunque altro potuto esporre la direzione in cui la giunta Zingaretti ha intenzione di andare, e mancavano anche dei rappresentanti degli imprenditori, che avrebbero portato istanze più favorevoli alla deregulation che invece sono mancate. In un certo senso, benché la sede fosse la stessa del nostro Ordine, è mancata anche la voce degli architetti, o meglio dei professionisti (visto che di architetti ce n’erano) che rappresentassero anche l’interesse della categoria al “fare”. Tutti molto politicamente corretti, coloro che hanno parlato si sono troppo appiattiti sulle posizioni del “non fare”, spesso senza entrare del merito di cosa sia giusto fare o non fare. Il parterre di coloro che parlavano era quindi relativamente omogeneo e generalmente critico nei confronti della totalità della legge.

Chissà. Forse in troppi fra i colleghi che parlavano avevano preso sul serio l’articolo appena uscito sulle pagine del sole24ore a firma di Salvatore Settis su un ipotetico giuramento di Vitruvio, con cui ogni architetto, al pari di un medico, dovrebbe impegnarsi a salvaguardare il paesaggio al di là del proprio interesse professionale. O forse alcuni degli architetti che parlavano di fronte a certi problemi non si trovano, perché sono lontani dalla pratica di ogni giorno.

Il nostro punto di vista invece è inevitabilmente complesso e intimamente combattuto, sia perché nella nostra associazione convivono diverse anime, sia perché fare l’architetto oggi in Italia è così difficile che anche la boccata di ossigeno che deriva dal Piano Casa diventa irrinunciabile ai fini di una mera sopravvivenza. Per cui se il nostro intelletto si ribella all’idea di una città che cresce in assenza di pianificazione, le nostre tasche ci impediscono di mandare via un imprenditore, o semplicemente un proprietario di un immobile, che ci chiede di sfruttare al massimo le potenzialità della legge. E allora, come Socrate nel Critone, ci rimettiamo alla legge. La legge sia il confine e il limite del nostro operato.

Per cui, strano a dirsi, le parole più vicine alla nostra sensibilità professionale le ha pronunciate il consigliere dell’Ordine Alessandro Ridolfi, che ha richiamato l’attenzione sul quadro normativo, e sull’esigenza che abbiamo di muoverci in un contesto certo, che sia il più possibile stabile. Eh, sì. Non è possibile che in questo dannato paese le leggi cambino a ogni giro di giostra. Ma come si può operare in una simile condizione di incertezza? E’ chiaro che poi il professionista ne risulti penalizzato. Se anche una “legge finestra” , nata in teoria per durare solo tre anni, in questo breve periodo di tempo subisce tutte queste modifiche, come facciamo noi a lavorare? Ma questo, tranne le debole voce di Ridolfi, non lo ha detto nessuno, e forse avrebbe dovuto essere il grido da lanciare in questa occasione.

Uno degli interventi più interessanti della giornata è stato senza dubbio quello dell’assessore Giovanni Caudo. Se lo si dovesse giudicare in questi pochi mesi del suo mandato per ciò che dice in occasione degli incontri pubblici il primo giudizio che se ne dovrebbe dare sarebbe entusiasta. Quando viene invitato partecipa, non si sottrae, al punto tale che viene da domandarsi quando poi trovi il tempo di lavorare.

Comunque i suoi ragionamenti sono sempre incisivi e rispecchiano il ruolo che in questi anni sarà chiamato ad assumere, dare una direzione allo sviluppo di Roma. C’è bisogno di avere una “visione del futuro” e le capacità di metterla in atto, ogni tanto lo si sente dire . “Abbiamo ascoltato molto e adesso è venuto il momento di iniziare a fare” , è un’altra cosa che capita di ascoltare da parte sua. Anche in questo caso non si è presentato a mani vuote, a dire solo parole di circostanza, ma con qualcosa di più.

Eppure inizialmente sembra sottrarsi alla sfida del ragionamento sull’ambiente. Sembra cambiare strada, quasi sviare l’attenzione. E propone un altro tema. A ben vedere però il suo ragionamento sul futuro di una città in cui l’applicazione dell’articolo 3ter, sul cambio di destinazione d’uso, rappresenta la soluzione di tutti i problemi economici in questo tempo di crisi e di chiusura delle aziende, è per forza di cose centrale. L’azzeramento del patrimonio immobiliare destinato ad attività produttive e la sua sistematica sostituzione con civili abitazioni è una fotografia drammatica della situazione della capitale sulla quale non si può non riflettere. Cosa ne sarà di questa popolazione quando questa desertificazione sarà compiuta? Quando il tessuto produttivo scomparirà totalmente da certe zone sostituito da case e casette, loft ricavati in ex fabbriche e miniappartamenti ricavati da ex capannoni artigianali. Ma anche in questo caso, non è di ambiente che si parla? Non è un ecosistema produttivo che dovremmo salvare? O si pensa che noi architetti dovremmo limitarci al dato estetico del paesaggio?

Poi ci parla di numeri. E anche qua le parole non suonano vuote. I numeri relativi alla sua applicazione rappresentano la vera sostanza di una legge, le sue conseguenze pratiche. E’ un’altra fotografia sullo stato delle cose. Ci porta quindi argomenti di riflessione, non risposte, e in effetti non può essere lui il nostro interlocutore, visto che parliamo di una Legge Regionale che Roma non può che applicare, benché ci sarebbe da chiedersi se tutte le contorte circolari interne al Dipartimento di Programmazione e Attuazione Urbanistica rappresentino la mera attuazione di una legge o il tentativo da parte di un Comune di legiferare autonomamente.

Ci parla anche di principi. Il principio fondamentale che una città cresca nell’ambito di una pianificazione urbanistica, che questa legge calpesta impunemente, e sul quale lui invece sarebbe d’accordo, ma in realtà non può nulla. Ci cita piccoli e grandi esempi dei danni che questa legge sta facendo. Le anomalie che potrà generare una non corretta competizione fra chi ha pagato un area a prezzi di mercato e chi beneficia di un regalo insperato. Il principio di intervenire sul già costruito, che è il suo cavallo di battaglia, la sua visione del futuro, e che questa legge conterrebbe, nella misura in cui viene messa in pratica “a impatto urbanistico quasi nullo”.

E infine parla dei correttivi che avrebbe voluto apportare di comune accordo con il suo corrispondente in Regione, il grande assente di questo convegno, l’assessore regionale Civita. E’ forse questo è un po’ il dato più deludente. Questa continua pretesa di cambiare le carte in tavola a partita in corso. Ma come si fa solo a pensare di modificare questa legge poco prima che ne scadano i termini di applicazione, a gennaio 2015. E’ puro sadismo nei confronti degli operatori del settore. Quindi come al solito si conferma l’impressione generalizzata che ciò che lo Stato, nelle sue varie manifestazioni, dice ha una validità relativa. Oggi vale, domani no, dopodomani forse. Una situazione basso medioevale in definitiva, in cui l’ascesa al potere di un nobile poteva cambiare usi e costumi dei sui vassalli. Non c’è dubbio, le intenzioni sono migliorative, ma il principio è perlomeno dubbio.


2 Commenti a “Piano Casa Lazio – Il punto della situazione”

  1. carmine scrive:

    Mi chiedo a cosa servono le Regioni se non riescono neanche a fare una norma così essenziale in modo chiaro. Il fatto: mi rivolgo al mio Comune con la legge in mano per costruire una stanza in adiacenza al secondo piano in deroga al piano regolatore ( zona B3) e sfruttare il grande terrazzo (operazione perfettamente confacente alla norma ) e il Resp. Ufficio tecnico mi dice “non ti approvo un bel niente in quanto la legge regionale è sbagliata O non è chiara” . Ma in che paese viviamo o dovranno vivere i nostri figli? ma il cittadino può stare tutti i giorni dall’avvocato ? va a lavorare per pagare l’avvocato…… io direi basta non ne possiamo più di questa gente.
    cordialmente
    Giuseppe

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