Cavallerizzo – La legge è legge ma solo se c’è la deroga

4 gennaio 2014

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Dopo la sentenza del consiglio di stato gli abitanti del comune di Cavallerizzo di Cerzeto (CZ) devono essersi sentiti un poco come Totò nel film “La legge è legge“. Nel film, interpretato insieme con Fernandel, il protagonista Giuseppe si ritrova improvvisamente apolide a causa di una truffa perpetuata dal gestore della locanda del paese che, per ragioni di “marketing” aveva artificiosamente spostato la linea del confine tra la Francia e l’Italia in maniera da farla passare all’interno della sua locanda. Giuseppe era nato dentro la locanda, e credeva di essere nato in territorio francese; quando la truffa viene scoperta, perde il diritto alla nazionalità, ma contemporaneamente non acquisisce il diritto ad essere riconosciuto italiano. Sconvolto da questa rivelazione pirandellianna se ne fugge correndo lungo la linea di confine impossibilitato a scavallare da una parte o dall’altra.

La sentenza del Consiglio di stato è del 11 dicembre 2013 ma la vicenda di Cavallerizzo risale a marzo 2005 quando una frana, attiva da molto tempo (se ne hanno sempre avute notizie nella storia del Comune), coinvolge pesantemente il centro abitato costringendo all’evacuazione più della metà degli abitanti (329 su 581).

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La Protezione Civile individua una area alternativa dove ricostruire un nuovo centro abitato nella località di Pianette a valle del paese originario.

Gli studi commissionati dal Dipartimento della Protezione civile evidenziano che: “l’intera frazione di Cavallerizzo è sita su di una frana classificabile come attiva. La parte alta del paese è in abbassamento, mentre le parti media e bassa del paese sono in traslazione con un movimento stimato verso est di almeno un cm all’anno. Tale velocità di spostamento non si riscontra nelle altre zone indagate ed in particolare nelle altre frazioni di Cerzeto.”

Il cantiere per la ricostruzione viene aperto nell’ottobre 2007. Il progetto della Nuova Cavallerizzo è a firma dello studio 5+1; per la ricostruzione viene condotto uno studio approfondito sulle caratteristiche geomorfologiche dell’abitato originario e viene tratto riferimento diretto dalla tradizione abitativa degli insediamenti albanesi in Calabria.

Cavallerizzo fa infatti parte della dorsale di insediamenti arbëresch, di tradizione albanese in Italia, il cui tessuto urbano è caratterizzato dalle gjitonie, quartieri composti da tre o quattro case abitate da famiglie legate da una relazione di stretto vicinato.”

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“Il costo complessivo dei lavori e degli ulteriori oneri dell’area residenziale è pari a circa 50 milioni di euro (saliti a 60 – nda). Il costo a mq delle unità abitative, comprese tutte le opere di urbanizzazione, sarà di poco inferiore ai 1.300 euro. Il progetto ha vinto nell’ottobre 2009 il Premio Ancitel per la sostenibilità ambientale e sociale perché realizzato con soluzioni innovative dal punto di vista dell’efficienza energetica.”

Il progetto è stato presentato in occasione della Biennale dello Spazio Pubblico 2013 (dove si può visualizzare la presentazione d a cui sono tratti gli schemi grafici riportati); è evidente lo sforzo dei progettisti di rispettare le caratteristiche dell’insediamento originario e la volontà di coinvolgere il paese utilizzando anche minime tecniche di partecipazione, modificando l’intervento in corso d’opera in funzione delle osservazioni ricevute dagli abitanti.

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A scorrere le immagini della Nuova Cavallerizzo non si ha quella impressione di squallore lamentata dall’associazione “Cavallerizzo Vive“; il nuovo centro abitato è composto di cinque nuclei imperniati su cinque piazze in maniera da ricostruire la dimensione familiare che caratterizzava l’abitato originario. L’intero insediamento appare molto equilibrato nella sua configurazione; decisamente lontano dalle megalomanie che siamo abituati a vedere quando entrano in campo Archistar come potrebbe essere a pieno titolo 5+1.

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Una parte degli abitanti però non accetta quella che viene vista comunque come una imposizione. Cavallerizzo è esposta alla frana da secoli, eppure non si sono mai verificati incidenti mortali; i suoi abitanti sono sempre intervenuti ricostruendo sul posto e consolidando il terreno senza mai sentire l’esigenza di delocalizzare il paese; insomma per molti Cavallerizzesi l’intervento è inutile. Ad alimentare i sospetti di questa parte degli abitanti di Cavalerizzo, contribuiscono le numerose inchieste in cui viene coinvolta la dirigenza della Protezione Civile e “La Cricca” che gli gira intorno. I nomi coinvolti sono gli stessi delle cronache nazionali e non è difficile immaginare che anche in situazioni meno note si siano adottate metodologie e criteri operativi simili.

Ne nasce una battaglia di carte legali, da una parte le amministrazioni pubbliche (compresa l’Amministrazione comunale) e dall’altra l’associazione Cavallerizzo Vive. La sentenza del mese scorso mette in evidenza un quadro abbastanza confuso determinato sostanzialmente dalla onnipotenza con cui la Protezione Civile si era abituata ad agire dietro l’alibi della necessità emergenziale.

L’intervento è stato attuato senza la VIA bypassando una serie di obblighi normativi sui quali l’Ordinanza di Commissariamento per la rilocalizzazione non aveva derogato. Significativo questo passaggio della sentenza dove si legge:

“la successiva scelta di delocalizzare Cavallerizzo . . . non può farsi rientrare tra quelle di carattere emergenziale”, e che, comunque “doveva essere sorretta dalla piena applicazione delle normative in tema di partecipazione al procedimento amministrativo, di valutazione impatto ambientale, di procedure di evidenza pubblica; di espropriazione per pubblica utilità . . .”;

Anche in presenza di un prolungato stato di emergenza, il Commissario quindi non avrebbe potuto derogare da una serie di obblighi normativi, tra cui, oltre alla VIA, anche l’attivazione di procedure di partecipazione previste per legge, che evidentemente non sono state soddisfatte dalla distribuzione di semplici questionari.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un paradosso che nemmeno il migliore Pirandello avrebbe saputo immaginare. Da una parte il paese originario dichiarato inagibile, dall’altra un paese abusivo. In mezzo l’amministrazione comunale, che ancora più assurdamente, dovrà adottare un provvedimento di abuso edilizio contro se stessa. In mezzo ovviamente gli abitanti di Cavallerizzo che rimarranno senza una abitazione regolare (o comunque agibile), per chissà quanto tempo ancora.

Ci auguriamo ovviamente che la situazione si risolva per il meglio: che sia possibile sanare il nuovo insediamento, evitando quindi un ulteriore spreco di denaro pubblico, ma che sia anche possibile trovare un modo per fare rivivere la vecchia Cavallerizzo, come molti suoi abitanti vorrebbero. In entrambi i casi, inutile dirlo, occorrerà una deroga sulle normative o l’impiego di ulteriori risorse pubbliche.

Tutto questo come sempre invita a riflettere. Da una parte il nostro sistema burocratico nazionale e locale è fatto di infiniti procedimenti autorizzativi, tali da rendere di fatto impossibile o estremamente lenta l’attuazione di un qualsiasi intervento urbano, al punto che le stesse amministrazioni pubbliche, quando devono intervenire direttamente, preferiscono derogare alle regole ordinarie piuttosto che seguirne il percorso ordinario. Dall’altra la colpevole scelta politica di non intervenire per la semplificazione normativa, ma di istituzionalizzare la deroga attraverso soggetti come la Protezione Civile, lasciando inalterato il sistema ordinario a cui continuano a doversi attenere i comuni cittadini, esponendo l’intero sistema ad un livello di incertezza del diritto dannoso e controproducente per qualsiasi situazione.

La legge è legge, finché non interviene la deroga.

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3 Commenti a “Cavallerizzo – La legge è legge ma solo se c’è la deroga”

  1. atanasio scrive:

    volendo ancora approfondire l’articoli, ci sarebbero i presupposti sociali, linguistici e religiosi della minoranza arbëreshë, di cui Cavallerizzo fa parte, che nella stesura del progetto pur essendo stati largamente discussi sono stati dimenticati o stravolti

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