2014-2017, un Piano Casa è per sempre

28 gennaio 2014

Sono in corso di approvazione presso il Consiglio Regionale del Lazio, due proposte di legge la 75/2013 e la 76/2013 di modifica al cosiddetto Piano Casa attualmente in vigore (qui il testo coordinato).

Alcune di queste modifiche, quelle contenute nella proposta n°76, sono dovute ai rilievi fatti dal governoa suo tempo dai ministri Galan e Prestigiacomo, poi sotto il governo Monti ribaditi dal Mibac, che ha sottoposto l’attuale stesura della legge ad una verifica da parte della Corte Costituzionale. La vicenda è nota e non è il caso di rievocarla. Queste modifiche dovrebbero chiudere una partita, quella del mancato rispetto dei vincoli ambientali, che si era aperta nel 2011 contestualmente all’approvazione della seconda versione del Piano Casa. È altrettanto noto infatti che lo spirito originale della legge, che avrebbe dovuto essere quello di riattivare l’edilizia privata attraverso lo stimolo ad investire il risparmio delle famiglie in interventi sul patrimonio edilizio di proprietà, era stato fin dall’inizio stravolto. Ma anche questi temi sono noti e già dibattuti.

La proposta n°75 invece rappresenta il mantenimento di un impegno elettorale da parte del neo governatore. Durante la campagna elettorale infatti la maggior parte delle associazioni che si occupano di difesa dell’ambiente si sono schierate per l’elezione di Zingaretti chiedendo garanzie preventive di un suo successivo impegno nel riformare radicalmente il Piano Casa. Le associazioni ambientaliste hanno unito le forze con comitati di quartiere; le associazioni che difendono la qualità urbanistica e architettonica attualmente fanno fronte comune. Fra le associazioni che difendono la qualità architettonica e urbanistica, pur con qualche distinguo, si colloca anche Amate l’architettura che è tra i principali sostenitori di Carteinregola.

I macrotemi oggetto di dibattito quindi sono fondamentalmente due:

– gli interventi o le categorie di interventi che potrebbero nuocere al paesaggio, quindi che si vanno ad attuare su aree che andrebbero invece escluse per intero dagli ambiti di applicazione;

– gli interventi che esulano dalla dimensione edilizia e sono invece di tipo urbanistico e attraverso il Piano Casa possono attuarsi al di fuori della pianificazione.

Ci sono però altri due temi di cui è opportuno parlare in questa occasione.

Il primo è l’opportunità o meno di continuare a cambiare le leggi in corso di validità, in particolare quando sono leggi di breve durata, come questa, destinata a “scadere” fra meno di un anno.

Il secondo, strettamente legato, è la sensazione che un questo intervento normativo possa facilmente mascherare l’intenzione di prorogare i termini di presentazione delle domande oltre il termine attuale del gennaio 2015.

Per quanto riguarda il continuo cambiamento di questa legge è opportuno ripercorrere sinteticamente la cronologia delle modifiche, le integrazioni e le interpretazioni successive all’entrata in vigore della L.R. 21/09.

Tralasciamo il primo periodo, dal 2009 al 2011 in cui non si è riusciti ad applicarlo il Piano Casa, il primo tentativo abortito.

Prendiamo in considerazione come punto di partenza la seconda versione, che sotto la spinta dell’algido ministro Tremonti vede la luce a livello nazionale attraverso il Decreto Legge 70/2011 nel quale venivano dati 120 giorni di tempo alle regioni per legiferare leggi Regionali il cui contenuto di massima avrebbe dovuto essere simile per tutti, aggirando così in maniera a suo modo geniale la competenza delle Regioni in termini di urbanistica. Il Lazio partorisce la sua legge ad Agosto dopo un travaglio lungo e doloroso in cui la presidente Polverini e il suo vice Ciocchetti danno il meglio di sé nel ricevere uno alla volta tutti i costruttori postulanti e a tutti promettere qualcosa. La legge nasce quindi figlia di molti, moltissimi padri. Che non si dica che è una legge “ad personam”, sarebbe ingiusto, è una legge “ad personas”, che come concetto è assai più democratico, anche se poi gli effetti sono ovviamente in proporzione più devastanti.

L’attività legislativa dovrebbe essere finita lì e lasciare adesso il passo alla sua applicazione, ma non è così, è solo l’inizio di un percorso tormentato che non sembra avere mai fine. Intanto perché viene lasciato tempo fino al 31 di gennaio del 2012 ai Comuni per indicare l’ambito di applicazione, o meglio, per escludere singoli edifici.

A questo punto vengono due capolavori della letteratura che richiamano alla memoria la capacità dialettica dell’Azzeccagarbugli di manzoniana memoria: le Circolari Esplicative. Chi non si è fatto delle grasse risate (isteriche, al limite con il pianto) leggendo in quali meandri il cervello umano si è avventurato per spiegare cosa in realtà la legge vuol dire: abbiamo visto dei concetti apparentemente chiari diventare arbitrari e viceversa; abbiamo visto affrontare l’analisi logica con lo spirito di Rehinold Messner e spingerla oltre i limiti delle possibilità umane, fino a definire unità abitative dotate di specifica autonomia funzionale i piani terra dei condomini con accesso privato dalla strada pubblica; abbiamo visto la definizione di centro storico dipendere dalle mappe prenapoleoniche e così via in un crescendo di arzigogoli fini a se stessi.

Anche in questo caso si poteva supporre che la “voce dello stato” potesse finalmente tacere e lasciare il passo ai proprietari ed ai tecnici, che si orientassero, sbrogliassero la matassa così ingarbugliata, e l’attività edilizia ricevesse finalmente il nuovo impulso che la norma fin dall’origine prometteva. Invece no, la “voce dello stato”, sotto varie forme, non tace mai e non cessa mai di cambiare le regole del gioco. Per prima cosa, e a ragione, due Ministri dell’allora in carica governo Berlusconi, titolari dei dicasteri dell’Ambiente e dei Beni Culturali contestano alcune norme: quelle che, in deroga ai piani paesaggistici, prevedevano la possibilità di realizzare in aree vincolate piste da sci, porti turistici, impianti sportivi, alberghi etc. interventi che, da qualunque punto di vista li si voglia vedere, non avevano oggettivamente nulla a che fare con lo spirito della norma. Come cittadini ci sentiamo tutti più sollevati perché un danno ambientale sarà evitato, ma come operatori del settore siamo anche delusi, perché i diversi apparati dello stato manifestano apertamente di essere in contrasto fra di loro e, almeno nel caso della Regione Lazio, è palese come siano ostaggio di affaristi senza scrupoli.

A un anno esatto dalla nascita quindi, nell’agosto del 2012, il Piano Casa del Lazio subisce la prima modifica ufficiale, (fino ad ora infatti le Circolari ne avevano modificato le modalità di applicazione senza mutare sul testo). Di nuovo ad Agosto, mentre tutti sono sotto gli ombrelloni, i politici, indefessi, elucubrano e legiferano. Il governo Monti però come si suol dire non ci sta, e decide di impugnare questa modifica davanti alla Corte Costituzionale “in quanto contiene alcune disposizioni in contrasto con le norme statali in materia di tutela del paesaggio ed in materia di governo del territorio”.

Nel frattempo, per inciso, il 19 luglio 2012 il Comune di Roma con l’approvazione della Delibera dell’assemblea Capitolina n°31 decide di cambiare il metodo di calcolo degli oneri concessori, e attribuisce a tale modifica valore retroattivo. Anche questo ovviamente contribuisce a destabilizzare un investitore.

Il clima politico nel frattempo in Italia sembra cambiato, con Monti al governo siamo tutti più legalisti.

Questo governo regionale del Lazio pochi mesi prima delle elezioni per il suo rinnovo viene travolto da una sordida storia di Batman e di rimborsi spese. La campagna elettorale dello sfidante Zingaretti, è piena di promesse, e fra queste spicca l’impegno a cambiare radicalmente il Piano Casa. Zingaretti vince le elezioni e il suo primo atto è simbolico, blocca l’articolo 3ter, nella parte relativa al cambio di uso delle aree.

Legambiente plaude al neopresidente: “Scongiurata l’edificazione di novantasei milioni di nuovi metri cubi”.

Era questo il rischio esplosivo dell’applicazione dell’articolo 3ter dello sciagurato Piano Casa prodotto dalla Giunta Polverini. La revisione della Giunta Zingaretti salva circa tremila ettari di aree destinate dal piano regolatore di Roma a verde e servizi pubblici”. Un gesto da salvatore della patria, apparentemente.

E siamo ad oggi.

Le modifiche in corso di approvazione quindi vanno ad innestarsi in un panorama legislativo estremamente fluido. In una situazione di grande incertezza. Che effetto avranno quindi queste ulteriori modifiche?

Come reagirà un imprenditore (piccolo, medio o grande che sia) che stava programmando un intervento a questo ulteriore cambiamento? Che credibilità riesce ad avere un tecnico che giocoforza è obbligato in continuazione a comunicare dei cambiamenti di contesto?

Il dato che purtroppo continua a non emergere, per colpa di una cronica mancanza di rappresentatività della nostra categoria professionale, è che il contesto in cui lavoriamo sta diventando sempre più difficile.

Per questo, da architetto, provo sempre l’impulso a contrastare questa attività legislativa compulsiva che caratterizza a tutti i livelli la nostra classe politica e dirigente. Perché per poter lavorare più che di leggi buone o cattive, sento il bisogno di leggi stabili, possibilmente che non si prestino ad interpretazioni soggettive.

Il secondo motivo di discussione, che fa dubitare dell’opportunità di questo intervento normativo è che tira aria di proroga. Ovviamente nelle bozze delle proposte di legge non appare, ma è nell’aria, se ne parla nei corridoi del IX Dipartimento, e sotto forma di repentino emendamento potrebbe aggiungersi in aula fino all’ultimo secondo. E d’altronde sarebbe anche giustificabile. Come negare infatti che qualunque operatore economico abbia bisogno di programmare gli investimenti e quindi la necessità di un contesto normativo immutabile per il tempo sufficiente a reperire la disponibilità economica per metterli in pratica.

Quindi, dietro il vestito di un operazione di miglioramento si verrebbe a celare l’intenzione di stabilizzare la norma. Rendere perenne la subcultura dell’assenza di pianificazione, anzi per meglio dire della “possibilità di agire in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici ed edilizi vigenti o adottati”.

Gli esempi del resto non mancano. Tutti recentissimi peraltro. Infatti fra ottobre e gennaio in tutta Italia si stanno ripetendo gli stessi balletti. La regione Sardegna a ottobre 2013 ha prorogato di un anno la scadenza per la presentazione delle domande. La Campania ha appena pubblicato la Lr 2 del 9 gennaio 2014 che proroga fino al 10 gennaio 2016 la scadenza del Piano Casa regionale. Il Veneto è andato addirittura oltre, con la Lr 32/2013 approvata alla fine di novembre, proroga fino al 2017 la possibilità di ampliare del 20% il volume o la superficie degli edifici esistenti, concede premi volumetrici fino all’80% per demolizioni e ricostruzioni con tecniche di bioedilizia e bonus di 150 metri cubi per le prime case e toglie ai Comuni la facoltà di porre vincoli sul proprio territorio. Un esagerazione. D’altronde il Veneto insieme proprio al Lazio e alla Campania sono probabilmente le regioni che più a fondo sfruttano il proprio territorio in una logica di privatizzazione dei beni comuni. La norma infatti ha introdotto delle novità, come lo svuotamento di competenze dei Comuni, che non hanno più la possibilità di limitare l’applicazione della legge regionale in base alle peculiarità del territorio e la possibilità di derogare alle altezze massime consentite dal DM 1444/1968, che era facile prevedere che sarebbero state criticate da subito, tanto che minacciano di sfociare in una impugnativa formale da parte del Consiglio dei Ministri davanti alla Corte Costituzionale.

E tutto questo talvolta con la copertura istituzionale delle associazioni ambientaliste. Che sdoganano la logica dell’ulteriore intervento normativo, lo reclamano a gran voce, e così permettono che abbia luogo un ulteriore pericolosa strumentalizzazione. La strada dell’inferno si sa è spesso lastricata di buone intenzioni.

E la storia, con i suoi corsi e ricorsi, si ripete all’infinito. Come in uno di quei film in cui il protagonista ogni giorno si sveglia ed è condannato a rivivere sempre lo stessa giornata.

Qui potete trovare il testo coordinato del Piano Casa Lazio con le due leggi in corso di approvazione.


3 Commenti a “2014-2017, un Piano Casa è per sempre”

  1. Tommaso Felici scrive:

    Sono da sempre per la difesa dell’ambiente. Non si può passare, però, da permessi immensi a rigidità infinite.
    Non comprendo le lungaggini e le incertezze di provvedimenti che invece di riavviare lo sviluppo continuano a frenarlo.
    Nel 2009 esce una legge regionale che permette l’ampliamento del 20%. Si va dal tecnico di fiducia per il progetto. Dice di attendere: non c’è chiarezza. Passa del del tempo, il tecnico telefona e dice che si può fare.
    Si cerca di reperire i quattrini per l’ampliamento e una volta pronti si torna dal tecnico che dice di attendere perché non si sa se… Passa altro tempo con le disponibilità rimediate inutilizzate e viene detto che è questione di qualche mese… Sono passati altri mesi e si aspetta la legge di modifica del Piano Casa. Negli ultimi 40-50 anni sono sorti quartieri in zone, prima periferiche e oggi interne alla città, con vincoli paesaggistici.Quartieri dotati di servizi con negozi, scuole, chiese e verde pubblico. Non si comprende perché non dovrebbe essere possibile aggiungere una stanza a causa di: Vincoli Paesaggistici o idrogeologici o perché parco naturale: Si difende l’ambiente anche rendendolo più vivibile anche col 20% in più per piccoli interventi. Impedendo naturalmente quello che giustamente Zingaretti ha impedito.
    Sono passati cinque anni dal 2009 e quello che doveva essere il riavvio dell’edilizia sta diventando la tomba di tanti piccoli progetti e quattrini bruciati.

  2. Tommaso Felici scrive:

    URGE UN PIANO CASA CHE RISOLVA IL PROBLEMA CASA E LAVORO E CHE NON FRENI. NEL RISPETTO DELL’AMBIENTE.
    Sono da sempre per la difesa dell’ambiente. Non si può passare, però, da permessi immensi a rigidità infinite.
    Non comprendo le lungaggini e le incertezze di provvedimenti che invece di riavviare lo sviluppo continuano a frenarlo.
    Nel 2009 esce una legge regionale che permette l’ampliamento del 20%. Un cittadino va dal tecnico di fiducia per il progetto e gli viene detto di attendere: non c’è chiarezza.
    Passa del tempo, il tecnico telefona e dice che si può fare.
    Il cittadino cerca di reperire i quattrini per l’ampliamento e una volta pronti torna dal tecnico che gli dice di attendere ancora perché, purtroppo alla luce delle ultime novità, non si sa se si può fare.
    Passa altro tempo con le disponibilità rimediate inutilizzate e gli viene detto, dal tecnico, che è questione di qualche mese…
    Sono passati altri mesi e mesi e oggi ancora si aspetta un’altra legge di modifica del Piano Casa.
    Negli ultimi 40-50 anni sono sorti quartieri in zone periferiche, con vincoli paesaggistici o parchi naturali, che oggi sono interni alle città.
    Quartieri dotati di opere di urbanizzazione primaria e servizi, con negozi, scuole, chiese e verde pubblico.
    Non si comprende perché non dovrebbe essere possibile aggiungere una stanza a causa di: vincoli paesaggistici o idrogeologici o perché parco naturale.
    Si può difendere l’ambiente anche rendendolo più vivibile col 20% in più, per piccoli interventi e tutele e recuperi ambientali vincolanti. Impedendo naturalmente quello che giustamente la Giunta Zingaretti ha impedito.
    Sono passati cinque anni dal 2009. Quello che doveva essere il Piano Casa per il riavvio dell’edilizia e la “soluzione casa” per tante famiglie , sta diventando la tomba di tanti piccoli progetti con tempo e quattrini bruciati da istituzioni e cittadini.

  3. Felici Tommaso scrive:

    UN PIANO CASA A DANNO DI TANTI: DA PERMESSI IMMENSI A RIGIDITA’ INFINITE
    Sono da sempre per la difesa dell’ambiente. Non si può passare, però, da permessi immensi a rigidità infinite.
    Non comprendo le lungaggini e le incertezze di provvedimenti che invece di riavviare lo sviluppo continuano a frenarlo.
    Nel 2009 esce una legge regionale che permette l’ampliamento del 20%. Un cittadino va dal tecnico di fiducia per il progetto e gli viene detto di attendere: non c’è chiarezza.
    Passa del tempo, il tecnico telefona e dice che si può fare.
    Il cittadino cerca di reperire i quattrini per l’ampliamento e una volta pronti torna dal tecnico che gli dice di attendere ancora perché, purtroppo alla luce delle ultime novità, non si sa se si può fare.
    Passa altro tempo con le disponibilità rimediate inutilizzate e gli viene detto, dal tecnico, che è questione di qualche mese…
    Sono passati altri mesi e mesi e oggi ancora si aspetta un’altra legge di modifica del Piano Casa.
    Negli ultimi 40-50 anni sono sorti quartieri in zone periferiche, con vincoli paesaggistici o parchi naturali, che oggi sono interni alle città.
    Quartieri dotati di opere di urbanizzazione primaria e servizi, con negozi, scuole, chiese e verde pubblico.
    Non si comprende perché non dovrebbe essere possibile aggiungere una stanza a causa di: vincoli paesaggistici o idrogeologici o perché parco naturale.
    Si può difendere l’ambiente anche rendendolo più vivibile col 20% in più, per piccoli interventi e tutele e recuperi ambientali vincolanti. Impedendo naturalmente quello che giustamente la Giunta Zingaretti ha impedito.
    Sono passati cinque anni dal 2009. Quello che doveva essere il Piano Casa per il riavvio dell’edilizia e la “soluzione casa” per tante famiglie , sta diventando la tomba di tanti piccoli progetti con tempo e quattrini bruciati da istituzioni e cittadini.

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