PERSONAGGI DA CANTIERE – IL PIERINO

7 dicembre 2013

Alla realizzazione di un edificio si sa, concorrono molte figure professionali:
serve innanzitutto un committente, qualcuno che abbia un desiderio o la necessità di dare forma solida e spazio a delle esigenze;
serve un architetto che deve interpretare queste esigenze e trasformarle in disegni, idee e progetti;
serve lo strutturista che dimensiona lo scheletro dell’edificio e gli conferisce sotegno;
servono gli impiantisti, di varia natura, che automatizzano, elettrificano, climatizzano l’edificio;
serve ahimè il funzionario pubblico (serve, serve), che controlla che tutto sia pensato nel rispetto delle norme;
serve l’impresa che realizza e mette in pratica le indicazioni dei progettisti;
serve il collaudatore che verifica alla fine che tutto il processo di costruzione si sia svolto con regolarità e coerentemente con le richieste iniziali;
serve infine l’utilizzatore finale, che se è stato fortunato ha potuto esprimere la sua opinione sin dall’inizio del processo, in alternativa dovrà accontentarsi di qualche adeguamento postumo.

La lista è lunga e potrebbe continuare in funzione della complessità del progetto da realizzare. In mezzo a tutte queste figure professionali ve ne è una immancabile la cui reale utilità potrebbe essere frutto di una ricerca antropologica da premio Nobel.

IL PIERINO

Il pierino è sempre presente. Lo trovi nelle fasi di progetto, durante il cantiere e dopo i lavori.
Il pierino ha un sacco di tempo da perdere e lo dedica alla ricerca sistematica dell’errore.
Il pierino trova quindi sempre e sistematicamente errori nei progetti altrui. Nella stragrande maggioranza dei casi però si tratta di errori marginali, dettagli poco significativi; ma ai suoi occhi questi errori assumono sempre una importanza spropositata.
Avendo veramente molto tempo da perdere, il pierino può dedicare larga parte del suo tempo a studiare le motivazioni e i cavilli (tecnici, legali o burocratici) per dimostrare inoppugnabilmente la validità dell’errore da lui evidenziato.
Nonostante sia sempre presente in cantiere, la sua osservazione arriva sempre sistematicamente dopo che l’errore si è verificato, quando ormai è troppo tardi e non è più possibile rimediare senza enormi costi aggiuntivi.
Il pierino ha memoria breve, paragonabile a quella di un pesce. Quando esprime il suo parere non tiene conto dell’evoluzione del progetto o della realizzazione, il pierino fotografa la situazione così com’è e si concentra su quella. A lui non interessa quante discussioni hai affrontato, quanti compromessi hai accettato, quanta fatica c’è dietro una serie di soluzioni che sembrano a prima vista sbagliate, per lui conta solo che ora quella cosa è sbagliata e farà di tutto per farlo notare in tutte le sedi possibili. Il pierino non sa cosa sia il contesto, le condizioni in cui nascono determinate scelte.
Il pierino sa tutto di tutto ma non si occupa direttamente di niente. In generale non si assume nessuna responsabilità su nulla.
Contrastare i pierini sul loro stesso campo è praticamente inutile; il loro habitat naturale è la cavillosità tecnico normativa e siccome non sono coinvolti direttamente nella realizzazione dell’opera hanno tutto il tempo di approfondire e aggiustare il tiro se per caso si riesce a metterli in difficoltà.
Il pierino, avendo memoria corta, anche se per una volta si riesce a confutare efficacemente le sue osservazioni, è capace di ritornare sullo stesso argomento a distanza di tempo costringendoti a ripercorrere tutta la trafila di spiegazioni già fatta.
Il pierino ritorna sulle sue posizioni a distanza di tempo finché non cedi.
Il pierino sceglie la sua vittima con cura, selezionandola pazientemente tra i soggetti più deboli del processo costruttivo; quelli che si danno più da fare, che facendo sbagliano e che sono spesso in tale affanno da non avere nemmeno il tempo di prepararsi a controbattere.
L’architetto è la preda naturale del pierino.
Il pierino più subdolo è capace di tirare fuori un problema a distanza di anni; in genere si prepara meticolosamente per questo; tiene archivi aggiornatissimi di cui solo lui conosce i segreti; redige verbali minuziosi di ogni cosa; tutto materiale che tira fuori sempre nel momento meno opportuno rinfacciandoti impegni presi 3 anni prima e non rispettati; tu sai perfettamente di aver già fornito la risposta adeguata al problema, spesso il problema è già stato risolto, ma non hai tenuto un archivio altrettanto aggiornato.
Nel tempo che perdi a ricostruire la vicenda il pierino ha già diffuso e divulgato a tutti il problema; quindi, anche se hai ragione, sei destinato a soccombere comunque perché tutti gli stanno già dando ragione.
Spesso il pierino, non sapendo bene a cosa appigliarsi, agisce per ipotesi assurde adottando la tecnica della esclusione di probabilità. La tecnica consiste nel ricercare certezze assolute su materie che sono per definizione probabilistiche o che sono dipendenti da fattori esterni e non controllabili (dalle previsioni meteo alle pratiche burocratiche): “bello questo bagno, ma che succede se qualcuno fa la pipì fuori? eh? ci avete pensato? non sapete che l’ultima Circolare Ministeriale esplicativa 234/13 ha circostanziato con chiarezza le responsabilità del datore di lavoro nei confronti dell’utenza definita dall’allegato C come altamente schizzinosa?”
Il pierino in genere non agisce direttamente, ma mette ed insinua il dubbio nella testa delle persone, lasciando che altri si prendano la briga di chiedere i dovuti chiarimenti.
Difficilmente si troverà un pierino seduto ad un tavolo per capire o risolvere un problema; infatti nella maggior parte dei casi non si tratta di un problema suo; ciononostante non si esime mai dal fornire buoni consigli a chi li interpella. Nei rari casi in cui si riesce a farlo sedere per un confronto la sua posizione sarà sempre legata ad una interpretazione restrittiva della norma o ad una richiesta di certezze assolute: per il pierino le cose sono o bianche o nere.
Il pierino adora le procedure. Spesso gran parte del suo lavoro consiste nell’inventarsene di nuove.

Il pierino si annida sotto varie forme e in molteplici ruoli.
Lo trovi vicino a chi comanda, in ruoli di secondo ordine ma decisivi per il processo decisionale (tipo consigliere riservato del Dirigente o uditore in un consiglio di amministrazione); in genere ha costruito la sua carriera proprio attraverso la demolizione sistematica delle attività svolte dagli altri. Interviene soprattutto nelle fasi di progetto e in tutte le situazioni in cui occorre fare una scelta fondamentale per il processo edilizio. In genere solleva un problema in prima persona solo se ha una soluzione a portata di mano.
La soluzione è sistematicamente quella che complicherà di più la vita a tutti quanti.
Successivamente scompare, non firma e non si impegna su nulla. Riappare dopo per criticare le conseguenze delle scelte da lui stesso determinate.

Il pierino lo trovi per le strade, sotto forma di anziano pensionato, che si aggira intorno al cantiere. Predilige opere idrauliche e stradali, purché con molti scavi e trincee. La sua preda preferita è l’operaio generico al quale si affianca con finto disinteresse chiedendo informazioni sulle opere in corso. L’equivalente femminile attira le sue prede offrendo tazze di thé o di caffè. La strategia di caccia si conclude con la richiesta di spostamento di un palo della luce o di una panchina; opere relativamente innocue che l’impresa finisce con l’eseguire pur di levarselo dai coglioni. Le vittime più sfortunate si vedono costrette a realizzare un intero impianto di depurazione al servizio del quartiere. Il conto sarà puntualmente addebitato al Direttore dei Lavori.

Una variante del pensionato è costituita dal condomino tuttologo. Ogni condominio che si rispetti ha un condomino tuttologo e tuttofare. Si tratta generalmente di un pensionato, ma potrebbe anche essere un temporaneo disoccupato; anche se non viene pagato per quello che fa, tende a prendersi carico dell’organizzazione del condominio: tiene i conti, chiama il giardiniere, fa riempire la cisterna di gasolio. Conosce a menadito il fabbricato e si aggira tra le impalcature impartendo raccomandazioni all’impresa e alla Direzione dei Lavori. Sulle prime fa comodo averlo come supporto per risolvere alcune questioni di organizzazione (da dove si prende l’acqua, quanta energia si può utilizzare, ecc.). La situazione degenera quando il tuttologo tuttofare comincia a molestare gli operai pretendendo che adottino la specifica tecnica di rinzaffo detta “a volo di colibrì”. L’operaio, in genere un rumeno di novanta chili che conosce il mestiere da più di 20 anni, per un poco abbozza; quando smette di parlare in italiano imprecando parole intraducibili è il momento di intervenire distraendo il condomino con altre questioni.

Vi è poi il committente autonomo. Ha chiamato l’architetto perché lo hanno costretto, o perché dicono che faccia figo. Ma in realtà vorrebbe fare tutto da solo, se potesse eviterebbe di chiamare persino l’impresa. Avrebbe voluto studiare architettura ma gli sono mancate le palle e si è iscritto ad economia e commercio. In genere lo riconosci perché al primo incontro ti si presenta con un progetto già fatto, solitamente disegnato con “The Sims” o altri software giocattolo, tentando di scopiazzare una villa di AD. Si divide in due categorie. L’indeciso: cambierà idea molte volte e alla fine sarà sempre colpa tua se quel lampadario è finito appeso al pavimento. Il decisionista, per il quale tu sarai sempre un incapace: anzi ti ha assunto apposta per dimostrartelo. Con questa categoria potete fare poco, sono loro che pagano, anzi, questo aspetto fa propendere molti studiosi a considerare il committente autonomo una forma ibrida di pierino a causa del suo interesse diretto nel progetto.

Tutti i pierini sono pericolosi ma vi è categoria che viene unanimemente considerata la più insidiosa di tutti: il collega architetto.Il collega architetto è in effetti il più subdolo e velenoso. Il collega architetto agisce attraverso l’utilizzo feroce della seguente assunzione: “lui l’avrebbe saputa fare meglio”. La strategia del collega architetto si basa sullo spostamento laterale dell’obbiettivo e sull’attesa. Il suo obbiettivo è sempre l’architetto già incaricato (o al limite l’impresa sconosciuta) ma la sua strategia si indirizza principalmente sul committente. Il collega architetto predilige una particolare specie di committente: il malfidato. Non è ancora chiaro come faccia ad esistere questa categoria di committente che tende ad incaricare professionisti dei quali non si fida per nulla e che mette sistematicamente in discussione chiamando altri professionisti per verificare la validità di ogni loro scelta; si ipotizza che tale sfiducia sia originata dal basso compenso che riceve l’architetto stesso. Il collega architetto sfrutta la naturale sospettosità del committente, attende paziente una sua telefonata per un parere su un cantiere in corso (anche un invito a cena può essere utile): a quel punto basta un passaggio solo in cantiere, una sbirciata agli elaborati di progetto, anche solo una alzata di sopracciglio al perlinato del sottotetto fatta tra un pollo con patate e un tiramisù, e il professionista incaricato è spacciato.


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