Quando un grande quotidiano diffama gratuitamente una categoria

Questa mattina, 8 novembre 2013, Amate l’Architettura ha inviato una lettera via P.E.C. al Presidente dell’Ordine degli architetti p.p.c. di Roma, invocando un suo intervento contro un articolo gravemente diffamatorio per la categoria degli Architetti, dal titolo:” le follie degli architetti, quando il progetto è ridicolo”. Vi riportiamo il testo della lettera:

c.a. Presidente Livio Sacchi: richiesta di azione in difesa del decoro professionale contro il quotidiano La Repubblica

Egregio presidente, ti scrivo per segnalarti un articolo apparso sul sito online del quotidiano “La Repubblica”, link altamente lesivo dell’immagine e del decoro degli architetti.
Il servizio, a cura di Pier Luigi Pisa, mostra 28 immagini di realizzazioni ridicole nel campo delle costruzioni con questo commento:
“ci sono porte sospese a cui nessuno può arrivare perché non è stata prevista una scala. E scale che non servono a nulla perché si scontrano con muri senza aperture. Il web ride dei progetti più ridicoli fotografati dai navigatori o raccolti – in questo caso – dal sito Buzzfeed. Nella maggior parte dei casi è colpa dell’architetto, in altri c’è la complicità di chi ha ristrutturato, in altri ancora potrebbe esserci lo zampino di Photoshop. Il risultato è comunque disarmante.”
Lo sconcerto e l’indignazione sale dalla affermazione “nella maggior parte dei casi la colpa è dell’architetto”.
Se avrai cura di osservare la galleria fotografica, potrai notare come la maggior parte delle foto mostra realizzazioni ridicole non strettamente attinenti alla competenza degli architetti (serve un architetto per progettare uno scivolo di un parco giochi per bambini?) se non addirittura prodotte da realizzazioni spontanee o da trasformazioni incontrollate di edifici esistenti (tamponamenti di portoni di accesso, di scale e finestre lasciando segni di elementi accessori). Alcune foto mostrano invece realizzazioni in campi di competenza completamente estranei a quelli degli architetti (sedi ferroviarie, ponti e viadotti di grande campata).
Pur sapendo che immagini del genere sono presenti da anni sul web nei siti amatoriali, mi aspetto invece, da un grande giornale, la professionalità nel presentare nel modo giusto la notizia, anche con l’intento di creare “colore”, senza ledere la dignità di una intera categoria professionale.
Mi chiedo anche come mai questo giornalista si accanisca con i soli architetti e non con altre figure professionali che condividono le competenze, se addirittura non le hanno in esclusiva, sulle opere mostrate.
Ti prego quindi, a nome della Associazione che presiedo e come iscritto, di intervenire energicamente e tempestivamente presso codesto quotidiano, con tutti i mezzi che riterrai opportuni, chiedendo in primis, un risarcimento in termini di immagine.
Ti saluto con stima.
Giulio Paolo Calcaprina, presidente di Amate l’Architettura, Movimento per l’Architettura Contemporanea e architetto.”

Invitiamo tutti gli iscritti ai vari Ordini degli Architetti di Italia di fare pressione sui presidenti dei propri Ordini di appartenenza, affinché si muovano contro il quotidiano per chiedere un giusto risarcimento d’immagine.


19 Commenti a “Quando un grande quotidiano diffama gratuitamente una categoria”

  1. Tommaso scrive:

    ma dove sarebbe l’articolo? quello è semplicemente un box laterale on-line di Repubblica che raccoglie immagini dalla rete con un breve commento. state montando un caso sul nulla. evidentemente siete a corto di idee e argomenti..e addirittura mandarci una PEC al presidente dell’Ordine.. oggi le comiche..

  2. Giulio Pascali scrive:

    viste le immagini
    condivido l’indignazione
    un titolo fuorviante su cose che non hanno alcuna attinenza con le “follie degli architetti”
    anche senza entrare nel merito delle “responsabilità” basta scorrerle per capire che si tratta di situazioni assurde generate dalla evoluzione “postuma” delle opere.

    Aggiungo, a scanso di equivoci, che non si tratta nemmeno di “follie di ingegneri” di geometri o di qualsiasi altra categoria professionale eventualmente associabile alle costruzioni

    Forse il titolo più consono sarebbe potuto essere:
    “la superficialità dei giornalisti”

  3. Paola Rossi scrive:

    C’è solo una cosa al mondo peggiore del fatto che si parli di te e questa è che non se ne parli. (Oscar Wilde)

    A parte la citazione…. Apprezzo l’attenzione che dimostrate verso il fare architettura ma in questo caso non posso proprio condividere il vostro intervento.
    Mi sembrano delle boutade che non meritano attenzione da parte di nessuno tantomeno di un ordine professionale.

  4. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Cara Paola Rossi, rispetto la tua idea ma non definirei una pubblicazione sul sito di Repubblica.it come una boutade. Nell’immaginario collettivo ricorre spesso la figura dell’architetto come “incapace a realizzare”, a volte, ma non sempre, anche a ragione, come in tutte le profesisoni.
    In Italia, per innumerevoli motivi, scontiamo una bassa considerazione della nostra professionalità.
    Sarebbe come affiancare ai medici immagini di macelleria o alle forze dell’Ordine immagini di pestaggi.
    Ti ricordo infine che, tra le poche funzioni rimaste agli Ordini, c’è anche quella della difesa del decoro professionale, in nome della quale vengono messi a bilancio parecchie migliaia di euro.

  5. Ghigno di tocco scrive:

    Dal Sabatini Coletti, dizionario della lingua italiana: “Scritto destinato a un giornale o a una rivista”. Come lo definiresti questo, Tommaso?

  6. Giulio Pascali scrive:

    Vi invito a rileggere meglio cosa c’è scritto nel “breve commento”:
    “Nella maggior parte dei casi la colpa è dell’architetto”

    dopodichè osservare come il semplice box ha avuto 1,5 k condivisioni su Facebook, che a loro volta generano altre condivisioni.
    Su tutte il titolo che comparirà sarà “le follie degli architetti”

  7. Chiedo a Tommaso, se avrà voglia di rispondere:
    “Quali sono le idee delle quali vale la pena parlare?”
    Ok, c’è modo e modo di affrontare la questione della bassa considerazione verso gli Architetti, ma quello proposto da Calcaprina è uno dei tanti ed è anche pertinente.
    Rimane il fatto che io personalmente non avrei rivolto la richiesta all’ordine per il semplice fatto che l’ordine è tenuto semplicemente alla tenuta dell’albo degli iscritti e non a prendere posizione a favore degli Architetti. Non ha nessun titolo, nel bene e nel male, a prendere posizioni a nome degli Architetti.
    Punto e basta. E’ per questa semplice ragione che non avrei rivolto alcuna richiesta all’ordine.
    L’appello ha senso ma deve essere rivolto agli Architetti stessi e non agli ordini.
    Difficile è trovare questi Architetti perchè non hanno nessun tipo di rappresentanza.
    L’ordine non lo fa e quando lo fa commette un GRAVISSIMO ERRORE. Non può esistere la funzione di rappresentanza in un organismo ad iscrizione obbligatoria. Non è civile, non è democratico, non è logico, non è sensato. Tant’è vero che gli ordini nascono come corporazioni del regime fascista e tali e quali sono rimasti. Chi vorrebbe essere rappresentato dagli ordini?
    Sicuramente NON IO (ma per fortuna conosco tnti altri Architetti che sono del mio stesso avviso).

  8. Luca Modestino scrive:

    Un “grazie” a me che l’ho segnalato su Facebook (gruppo “Architetti 2.0”) lo potevi anche dare, però… 🙂

  9. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    > Luca Modestino: grazie. =D
    > Leonardo Ceccaglini: condivido anch’io la tua necessità di trovare una rappresentanza degli architetti e gli Ordini non possono darla, per tante ragioni che ho espresso in altre sedi.
    Di fronte però ad un avvenimento, che considero assai sgradevole, come questo, ho preferito agire. Non mi sono rivolto ad un sindacato perché non sono iscritto ed intendo avvalermi delle persone a cui dò una quota di iscrizione (in questo caso obbligatoria).

  10. contributi_addio scrive:

    Se la Muratorio può affermare tranquillamente che gli architetti hanno poca dimestichezza con i numeri, anche Repubblica è libera di apostrofarli come crede.
    Sono altre le cose che screditano i liberi professionisti.

  11. Fulvio scrive:

    concordo con contributi_addio e Paola Rossi, credo che Calcaprina abbia preso una cantonata, mandare una richiesta all’Ordine per un caso simile è ozioso. Sono altre le cose che screditano gli architetti.

  12. Giulio Pascali scrive:

    Questo caso invece solleva come minimo due problematiche.
    Sminuirle o sottovalutarle è abbastanza ingenuo.
    Il primo aspetto riguarda in generale lo scadimento della qualità dell’informazione da parte dei principali mainstream.
    Di fronte al proliferare di informazioni “fake” e “spazzatura” dovuto alla rivoluzione difgitale, giornali come La Repubblica stanno reagendo cercando di intercettare il grande pubblico dei social network offrendo loro i prodotti spazzatura della rete.
    Si tratta di un paradosso singolare.
    I grandi network come la carta stampata sono entrati in crisi dal proliferare di blog e social network. Una delle più grandi obbiezioni culturali dei mainstream alla rivoluzione digitale è (tuttora) la difesa di una presunta maggiore qualità dell’informazione; insieme ad essa i grandi giornali spesso evidenziano come i Blog e i Social Network spesso traggano le loro informazioni “rubandole” dai grandi media accusandoli di non produrre informazione ma di ricilarla.
    è quindi paradossale vedere come questi stessi giornali abbiano abbandonato qualsiasi remora nella ricerca della qualità dando spazio alla diffusione di informazioni “rubate” a loro volta dalla rete.
    Questo processo finisce con l’essere tristemente un gioco al ribasso che implicitamente riconosce la debolezza dei mainstream che per avere successo, fare contatti e attirare lettori, deve piegarsi a diffondere la spazzatura che circola in rete.

    Sul fonte specifico dell’informazione veicolata e sulla sua presunta innocuità occorre fare alcune considerazioni:
    – la prima è che se davvero questo modo di fare informazione fosse così ininfluente Repubblica non lo avrebbe adottato
    – la seconda è che l’informazione è tanto più pericolosa quanto si diffonde libera da responsabilità

    I giornali (e i giornalisti) in questo sono maestri. Sanno perfettamente come diffondere notizie insinuando l’idea della loro verosomiglianza. Consiglio a questo proposito la lettura della rubrica “notizie che non lo erano” di Luca Sofri su Wittgenstein.
    Sul caso specifico direi che si tratta di un perfetto caso di Framing (applicato involontariamente).
    http://it.wikipedia.org/wiki/Framing_(scienze_sociali)

    Si lancia un messaggio sbagliato, avendo cura di inserire alcune doverose precisazioni, e lo si accompagna da una serie di immagini divertenti.
    Le immagini divertenti attirano il pubblico e (trattandosi di evidenti stupidagini) contribuiscono ad abbassare il livello di attenzione sul messaggio, causando l’effetto cinematografico di sospensione del giudizio: “mi ha fatto ridere, è simpatico, mi fido di lui…. e siccome mi fido lo diffondo condividendolo tra i miei amici”.
    Un fenomeno che abbiamo visto spesso in politica; sono spesso vincenti le figure che suscitano più simpatia (indipendentemente dal messaggio che trasmettono)
    Lo stesso meccanismo avverrà sui social network ogni volta che la notizia viene diffusa. Se io vedo una condivisione di un articolo da parte di un amico (di cui già mi fido) tendo a dare per scontata la sua veridicità.
    Questo è fondamentalmente il motivo per cui oggi tutti gli operatori nel settore della comunicaizone stanno cercando in tutte le maniere di aggredire il campo dei social network. Ed è la stessa ragione per cui le aziende strategice che contano oggi non sono più le grandi manifatture, ma soggetti come Google, Facebook, Apple, ecc. che producono sostanzialmente informazione partecipata.
    Una volta che le barriere sono abbassate il messaggio è pronto per essere veicolato e recepito.
    Qual’è il messaggio in questione?
    Che gli architetti fanno follie….
    dopo hai voglia di controbattere

  13. contributi_addio scrive:

    Se i maggiori quotidiani (Corriere, Repubblica, Sole 24 Ore) fossero i depositari della “verità”, non starebbero a parlare di pensioni, ignorando lo scandalo delle casse di previdenza dei liberi professionisti, compresa la cassa dei giornalisti.

    La “casta dirigente” è organicamente sostenuta da questi giornali, quindi, dov’è lo scandalo.

    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?p=399402#p399402

    http://www.ingegneri.info/forum/viewtopic.php?p=398894#p398894

    Il passaggio epocale si avrà quando i blog saranno definitivamente più attendibili di tali “testate”.

  14. Tommaso scrive:

    @Pascali, anche se citi Wittgenstein
    non riesci a nobilitare quello che è , sotto tutti gli aspetti, un vero scivolone:
    il non aver compreso una “notizia che non lo era” , il non aver capito la reale portata di una boutade e averci montato un caso per cercare di avere un ritorno di visibilità.
    Caro Pascali, in questi casi, NON “Sminuirle e sottovalutarle” è da veri ingenui!

  15. Giulio Pascali scrive:

    @Tommaso
    Io ho citato Sofri e portato argomenti per sostenere la mia opinione.
    Non vedo perchè citare qualcuno per sostenere una affermazione debba essere considerato un “tentativo di nobilitare” la nostra azione.
    Ti invito a rileggere il commento.
    Succcessivamente ad argomentare meglio le tue opinioni.
    Non vedo poi dove sia lo scivolone.
    Dare importanza ad una cosa che altri ritengono marginale per te è uno scivolone? Boh.

    Mi domando solo, visto l’entusiasmo con cui rimarchi il punto, che interesse hai nella cosa.
    No perchè vedo che nonostante per te si tratti di una boutade, mi pare che ti stia prendendo molto a cuore la questione.
    Sei una caro amico di Sacchi e ti preoccupi che la sua salute possa risentire dalla nostra semplice richiesta? In questo caso puoi dormire sogni tranquilli, non credo che il nostro Presidente sarà particolarmente disturbato dalla questione.
    oppure sei qualcuno che ha molto a cuore la nostra associazione e ti preoccupi per la nostra reputazione? In questo caso ti invito ad unirti a noi per darci una mano e migliorare la nostra azione.

    Saluti

  16. candido scrive:

    arieccoce!!
    Siamo alle solite. Se uno (in questo caso Tommaso) dissente, subito scatta l’antico ed italico vizio (molto presente in Amate) della dietrologia. C’è un interesse (chissà poi qual’è) occulto che nasconde interessi indescrivibili, inenarrabili, ma?! Maggiore obiettività non guasterebbe!
    Credo anch’io che quella “notizia” sia uno scivolone. Denuncia anche un approccio troppo serioso che la dice lunga su come si affrontano le cose, in generale.
    Poi adesso vediamo l’individuazione di un nuovo potenziale nemico pubblico: Sacchi. Aspettiamo sviluppi!
    A volte ammettere di aver sbagliato o mal interpretato sarebbe la cosa migliore ma la sindrome del primo della classe non lo consente
    il ripetente candido

  17. Giulio Pascali scrive:

    @Candido
    anche tu hai i tuoi riflessi pavloviani di non poco conto.
    è abbastanza naturale fare supposizioni di fronte a uno si cela dietro l’anonimato.
    Per quanto mi riguarda ognuno è libero di fare come gli pare, anche utilizzare un falso nome; poi però ne deve supportare le conseguenze.
    Ti celi dietro uno pseudonimo? Allora accetti che qualcuno faccia ipotesi sul tuo conto.
    In caso contrario non hai che da rendere manifesta la tua identità.

    Comunque si, ho provato a instaurare un ragionamento per articolare un discorso e portare elementi di supporto sul perché abbiamo ritenuto importante segnalare l’articolo di Repubblica; puoi trovarlo pochi commenti prima.
    Evidentemente con le menti semplici funziona meglio la dietrologia.

    che poi
    ripeto
    non ho ancora capito in cosa consista questo “scivolone”
    cioè, anche ammettendo di avere esagerato nel chiedere l’intervento del presidente, è proprio la parola “scivolone” che non funziona
    Personalmente penso a uno scivolone quando qualcuno fa una gaffe o dice qualcosa di sbagliato (Balilla sui Gay, per intenderci).
    Uno scivolone è quando si dice o fa qualcosa che genera fastidio o urta la sensibilità di un’altro.
    In generale poi per esserci, lo scivolone, si presuppone che la cosa abbia una tale risonanza da mettere in cattiva luce chi lo ha commesso arrecandogli un danno concreto e tangibile.
    Qui dov’è che abbiamo detto qualcosa di sbagliato?
    Dov’è la risonanza e il clamore per la nostra richiesta?
    Dov’è il danno?
    Capisci che l’utilizzo della parola Scivolone ha un senso solo se letta da chi vive perennemente e unicamente dentro alle vicende interne all’Ordine di Roma.
    Cessa invece di avere significato se esci fuori da quel mondo chiuso (e asfittico).

    Quindi, applicando una sanissima dietrologia, mi domando. Non sarà che chi insiste su questo piano ha un interesse diretto nella cosa?
    E riflettendo mi vengono in mente poche categorie di persone:
    – i troll
    – qualcuno che ha a cuore la Presidenza e che ha paura che azioni come queste possano nuocergli o creargli disturbo. La qual cosa mi pare onestamente risibile. Cioè non mi immagino Sacchi che perde più di un secondo di tempo per decidere come trattare la questione (se la ritiene una boutade, altrimenti è tutto un altro paio di maniche).
    – qualcuno che (nel bene o nel male) ha a cuore le sorti di AlA e non vede l’ora di trovare qualche pagliuzza nell’occhio del nostro operato per metterla bene in evidenza; questo solo per spingerci a fare sempre meglio è evidente. Questa seconda ipotesi ci lusinga non poco…..

    Mi viene in mente infine un’ultima ipotesi.
    Questa cosa in realtà ha dato molto fastidio a qualcuno e generato un qualche clamore (del quale però non si ha notizia). Magari presso l’Ordine qualcuno ha realmente preso in considerazione l’ipotesi di dare un seguito alla nostra richiesta. Non abbiamo agenti all’Avana, e non è dato saper cosa faccia il consiglio; quindi l’unica cosa che siamo autorizzati a fare sono semplici supposizioni.

    La cosa bella è che a noi dell’Ordine, del presidente, in questo caso, non ce ne può fregare un fico secco. A noi interessa solo il fatto che un giornale importante come Repubblica pubblichi con tale sciatteria articoli come quello incriminato. A noi è parsa una cosa grave.
    M la cosa più grave è la constatazione di come molti di noi sembrino più preoccupati del disturbo che possiamo avere arrecato a Sacchi per una lettera di troppo che della questione in sé.
    La cosa più triste e constatare come se uno fa una richiesta di intervenire alla figura istituzionale di riferimento, c’è subito qualcuno che inizia a fare ipotesi di complotto ipotizzando secondi fini.

    Dietrologia, appunto.

  18. Tommaso scrive:

    Sono stato interpellato da Checcaglini, ma prendo atto che per voi la critica è un atto insopportabile e complottista . Quindi la mia partecipazione a questo blog finisce qui.
    Buon proseguimento

  19. candido scrive:

    @Giulio Pascali,
    troppo onore…
    la mia nota meritava solo poche righe ma vedo invece un testo ben articolato che inizia con un riferimento ad ipotesi sul mio conto, che c’entra?

    La seriosità di cui palavo è manifesta anche nella risposta, che nulla ha della leggerezza (anche stupidità se vuoi) che le immagini di Repubblica evocavano.
    Per me potete anche scrivere al Presidente della Repubblica, figuriamoci!
    Rimane sempre lo scivolone e spiego perchè… Io credo che Amate abbia affrontato molti argomenti, alcuni con pregiudizi devastanti (forse solo di alcuni) altri con la giusta attenzione e sollevando questioni comunque importanti. Quindi dispiace quando la faziosità gratuita ed il pregiudizio sui singoli altera la giusta natura di un blog come questo che ha anche meriti, a mio avviso.
    Per quanto riguarda poi il nuovo Presidente, non ho elementi per giudicare. Vedremo con i fatti, ma se volete scrivere, fate pure.
    Mi dispiace se la cosa ti intristisce ma credimi, non sono io quello che ha sempre gridato al complotto. Dovreste conservare più memoria!
    il dietrologo candido

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