Le larghe intese all’Ordine di Roma?

Finita la campagna elettorale, esaminati i risultati elettorali, vogliamo fare una riflessione su quanto è stato espresso dagli architetti romani e anche sull’esperienza avuta nella promozione e sostegno della lista Amate il Cambiamento, soprattutto per chi romano non è ed ha bisogno di un aiuto alla comprensione, non facile, di quanto è accaduto.

Cominciamo dai numeri.

Nel 2009 si candidarono 40 colleghi, questo anno le candidature iniziali sono state 108.

Nel 2009 votarono 2324 persone, questo anno 3933, quasi il doppio.

Già questo è un bel segno di democrazia e di nuova attenzione all’Ordine, di cui ci prendiamo la nostra grande fetta di merito.

Purtroppo è ancora una percentuale esigua (meno di un quarto degli iscritti), che si esprime nelle urne.

Analizzando i dati di lista si nota che nel 2009 la lista Diritto all’architettura ottenne una maggioranza bulgara (l’ultimo della vecchia lista, l’attuale presidente Livio Sacchi ottenne 1598 voti contro i 372 della prima dei non eletti, ora invece eletta, Daniela Proietti), mentre nelle elezioni odierne si è assistito ad un testa a testa tra le due liste nate dalla scissione del vecchio Consiglio: Next Arch, che ha “piazzato” 11 candidati e “Diritto all’Architettura che è riuscita a mettere in Consiglio solo 4 candidati.

Dopo le due liste è arrivata la lista da noi promossa, Amate il Cambiamento, la novità di queste elezioni, che ha preso una media di circa 400 voti a candidato, tra cui ha primeggiato Eleonora Carrano con 481 voti.

Dopo Amate il Cambiamento si sono posizionate una serie di sigle: “Architettura in Ordine/Ordine sparso”, O.R.A.; Anonima Architetti e altri.

I numeri esposti si prestano a letture plurime. Se da una parte la frammentazione del voto è un indice di democrazia, dall’altra non può sfuggire il fatto che dei 15 consiglieri eletti (tra le due liste) solo 4 sono le “new entries” in Consiglio (tutti di Next Arch). Gli altri sono colleghi già eletti per 1, 2, anche 3 consiliature (palma d’oro ad Alessandro Ridolfi e Fabrizio Pistolesi che sono alla quarta consiliatura consecutiva).

Alla luce di queste analisi risulta sostanzialmente un sistema bloccato dove, evidentemente, chi è all’interno di una istituzione, anche nel caso di un malcontento diffuso, ha maggiore facilitazione nell’essere rieletto.

Quali le cause?

La prima tra tutte è un sistema arcaico che obbliga gli iscritti, anche quelli della Provincia, ad andare fisicamente alla sede dell’Ordine (con problemi spaventosi di parcheggio!) e fare una fila anche superiore all’ora (come è accaduto negli ultimi giorni) e dovere scrivere a mano nome e cognome (attenti alle omonimie!) dei 15 candidati prescelti. Abbiamo anche assistito all’arrivo di pulmini, organizzati da una lista, che portavano votanti al seggio. Una cosa che farebbe sbellicare gli architetti iscritti ad un paese del terzo mondo!

Noi chiediamo al nuovo Consiglio che fin dal primo giorno si adoperi, presso gli organi competenti, per permettere – finalmente – di utilizzare la P.E.C. come sistema alternativo per le elezioni, e -vorremmo aggiungere – anche le consultazioni degli iscritti, su temi inerenti all’Ordine.

La seconda, figlia della prima, ci deve imporre l’attenzione sul fatto che se esiste un sistema che pone tali difficoltà per andare a votare, premia chi può fare leva sugli amici e su comunità di architetti, vincolate da legami professionali più stretti, come per esempio quelle dei professori universitari e dei dipendenti degli uffici pubblici.
Il libero professionista, si sa, è un cane sciolto.
Lo diciamo per il futuro, non per il passato, chi non promuoverà un sistema elettivo più accessibile e democratico avrà interesse a mantenere rendite di posizione all’interno dell’Ordine.

La terza causa più generica, è la grande disaffezione verso le istituzioni, in particolare quelle degli architetti, che vengono percepite, soprattutto dai giovani, poco o per nulla rappresentative delle proprie istanze.

Con queste elezioni e questa partecipazione massiccia sono stati portati a votare 1.600 iscritti in più rispetto a 4 anni fa; più del 40% dei votanti sono “nuovi” rispetto a 4 anni fa.

Con una grande approssimazione (e sicuramente con un ampio margine di errore) si potrebbe dire che la metà dei nuovi votanti sono stati portati dalle nuove liste alternative a quelle uscenti dal vecchio Consiglio (tra queste la lista Amate il Cambiamento ha fatto la parte del leone) e l’altra metà sono voti non attribuibili con certezza, probabili trasversali o parziali (con indicazioni di voto inferiori alle 15 preferenze).

Una ulteriore riflessione riguarda il fatto che, nonostante il sistema elettivo favorisca l’elezione di consigli appartenenti ad una unica lista (quindi con totale assenza di opposizione al suo interno) il consiglio uscito fuori da questa tornata elettorale è composto da due liste distinte. Sulla carta questo dovrebbe essere un bene: la presenza di una opposizione dovrebbe garantire tutti gli iscritti da eventuali abusi di gestione da parte della maggioranza; si tratta di un normale principio democratico che intende tutelare tutti i componenti di un gruppo eterogeneo da quelli che si definiscono “abusi della maggioranza”. Questo presupporrebbe però che i componenti eletti siano espressione di diverse istanze o di diverse esigenze all’interno degli iscritti. Sarà così? assisteremo ad una opposizione non interessata e mirata a una gestione legata unicamente a tutelare gli interessi di tutti gli iscritti? o forse, una volta conquistata la poltrona di consigliere assisteremo ad un appiattimento generalizzato della gestione in nome di diversi e più particolari interessi? Chi può dirlo? chi può entrare nella mente dei nuovi consiglieri per capire fino in fondo quali siano le loro reali motivazioni?

Certo è che un primo banco di prova sarà la decisione sul futuro della Fondazione: unico reale aspetto della campagna sul quale le due liste sono state divise.

Analizzati i risultati, Amate l’Architettura esprime soddisfazione per quanto è accaduto: più democrazia, maggiore pluralità, la nascita di un nuovo soggetto politico (ma crediamo anche più di uno) all’interno dell’Ordine – Amate il Cambiamento – che contribuirà, nel tempo, a riformare un sistema atrofizzato.

Una riflessione a parte meriterà l’esistenza stessa di un Ordine e soprattutto di un Consiglio Nazionale degli Architetti, così come è stato concepito finora, corporativo, di origine fascista, non efficacemente rappresentativo delle istanze degli iscritti.

Amate l’Architettura, come ha fatto finora, anche all’interno della rete 150K, contribuirà ad alimentare il dibattito sulla rappresentanza degli architetti per tornare, speriamo in un futuro non così lontano, ad avere le condizioni minime necessarie, in Italia, per la crescita del livello professionale e per la promozione della buona Architettura.


Un Commento a “Le larghe intese all’Ordine di Roma?”

  1. contributi_addio scrive:

    Se può essere di insegnamento, la lista per le elezioni di Inarcassa del 2015 dovrebbe essere pubblica almeno 10 mesi prima delle elezioni.

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