Le ragioni del nostro sostegno ad “Amate il Cambiamento”

E’ ormai di dominio pubblico la presentazione della lista Amate il Cambiamento, sostenuta dal Movimento Amate l’Architettura.

Non abbiamo però, finora, spiegato le ragioni della nostra scelta.

Dobbiamo premettere che, contrariamente a quanto alcuni pensano, non è stata una scelta facile quella di presentarsi o no alle elezioni.

Il nostro Movimento è nato inizialmente per promuovere l’architettura contemporanea ma, con il tempo (e non ce n’è voluto molto), ci siamo resi conto che non si può parlare di Architettura (contemporanea) se non ci sono le condizioni per la professione di architetto, come accade in Italia.

Preso coscienza di questo, abbiamo indirizzato la nostra azione maggiormente su un piano sociale: rispetto delle regole, definizione delle competenze, condizioni della professione.

Se si vuole cambiare una società, si deve operare nel proprio raggio d’azione.

Se in queste elezioni si sono presentati ben 108 candidati (di cui 30 legati al Consiglio uscente e 78 antagonisti) vuole dire che abbiamo operato bene ed una piccola parte del merito è nostra.

Se a fine luglio è stata convocata un’assemblea aperta sui temi più scottanti dell’Ordine e della professione è anche perché noi l’abbiamo chiesta ben un anno prima, con una sottoscrizione di 555 iscritti all’Ordine.

Se tutte le liste, perfino quelle legate al Consiglio uscente (Diritto all’Architettura e Next arch), si sciacquano la bocca parlando di trasparenza è perché sono anni che facciamo battaglie, all’interno dell’Ordine, in suo nome.

Ci chiediamo come possano invocarla candidati che sono attivi da molti anni (anche 12!!) nella gestione – opaca – dell’Ordine.

E’ per i motivi esposti che da molto tempo abbiamo messo sotto la lente d’ingrandimento il funzionamento dell’Ordine di Roma.

Progressivamente ci siamo resi conto che in più di un decennio questa istituzione è stata trasformata in un meccanismo autoreferenziale, dove venivano promosse iniziative di vario genere senza consultare la base, gli iscritti.

Ha bisogno di una TV o di una radio un Ordine? E di una casa editrice che “casualmente” pubblica i libri scritti dai propri consiglieri? E tutta la sarabanda di mostre, manifestazioni, vernissage e kermesse a chi hanno giovato? E’ migliorata la reputazione dell’architetto nell’immaginario collettivo?

E’ vero che l’Ordine, vecchia istituzione fascista ingessata nella capacità gestionale, ha bisogno, in alcuni casi, di utilizzare società partecipate per gestire più agilmente strutture e attività, ma perché queste società non devono rispondere anche all’ultimo degli iscritti? Perché gli accessi agli atti vengono rifiutati (provate a farlo, a noi l’hanno negati) in quanto società private, pur se partecipate dall’Ordine, pagate cioè con i soldi nostri, vostri.

E che dire della Fondazione, fatta approvare a forza assieme al bilancio, finanziata con 50.000 euro presi dalle nostre tasche, senza neanche divulgare lo Statuto. Come se fosse un segreto di stato.

Questo Statuto è talmente indecente che permette la situazione – paradossale – di non fare decadere i Consiglieri e il presidente dimissionari dal Consiglio dell’Ordine.

E’, in estrema sintesi, un’istituzione emanata dall’Ordine, finanziata dagli iscritti ma completamente fuori dal controllo dell’Ordine.

Cari colleghi, qui c’è gente che ci tratta come sudditi mentre queste istituzioni dovrebbero essere al nostro servizio.

E ancora, mentre il Consiglio uscente suonava i suoi valzer come l’orchestrina del Titanic, il governo, con l’odiosa connivenza degli Ordini e del CNAPPC (link), varava riforme insostenibili per gli architetti e l’Inarcassa metteva in essere la più iniqua riforma tra le possibili.

Cosa è stato fatto per sostenere almeno i più deboli tra gli iscritti? Nulla!

E’ l’indignazione per tutto questo e altro la ragione per cui ci siamo impegnati a sostenere una lista e al contempo è la voglia di passare dalla fase di critica alla fase propositiva, di metterci in gioco in prima persona.

L’azione che abbiamo promosso vuole essere un paradigma del modo con cui vogliamo gestire l’Ordine: un modo inclusivo ed aperto.

Nella lista ci sono solo tre rappresentanti di Amate l’Architettura. Tutti gli altri candidati, tra i quali spicca una significativa presenza di giovani colleghi, condividono la nostra visione e vogliono come noi, in piena autonomia, modificare radicalmente questa istituzione.

Cari colleghi, avete l’occasione di passare dalla generica lamentela alla possibilità di rinnovare completamente un’istituzione allo sbando.

Per questi motivi vi chiediamo di sostenere, come stiamo facendo noi, la lista “Amate il Cambiamento”.

Giulio Paolo Calcaprina, presidente di Amate l’Architettura.


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