Eleonora Carrano sulla Rappresentanza degli Architetti, perchè è urgente CAMBIARE

Le considerazioni di Eleonora Carrano, capolista di “Amate il Cambiamento”, sulla rappresentanza degli architetti, mettono in evidenza le reali responsabilita’ degli Ordini che nessun manifesto elettorale dell’ultima ora,  improntato a un demagogico trasformismo di facciata che invoca una trasparenza e un partecipazione mai consentite agli iscritti in questi anni di amministrazione dell’Ordine di Roma, potrà nascondere.  Riteniamo urgente una rigenerazione radicale dell’intero Consiglio, per poter cambiare davvero e avere  finalmente una rappresentanza disinteressata che si faccia portatrice delle reali necessità degli architetti.

Una delle cause dell’attuale debolezza della figura professionale dell’architetto risiede nell’ambiguità e nella crisi della sua rappresentanza. Si stenta a capire come sia possibile, nell’infinita gemmazione di organismi regionali – Cup, Consulte e Federazioni, Cna, Ordini provinciali e Fondazioni private, sigle sindacali, associazioni più o meno libere e organizzate – che le necessità e le emergenze di questa categoria rimangano pressoché inascoltate.

L’inesistenza di una adeguata rappresentanza si spiega con la clamorosa e paradossale contraddizione in termini, che vede il Cna e gli Ordini Provinciali (privi di potere sindacale) dialogare con i governi, ed incidere – con decisioni calate dall’alto – sulla vita professionale dell’architetto, senza che quest’ultimo sia neppure consultato e abbia diritto di parola.

Infatti, come noto, l’Ordine provinciale è un ente di diritto pubblico posto sotto la vigilanza del ministero della Giustizia. Esso svolge il ruolo di magistratura di terzo grado, avente il fine di garantire la qualità delle attività svolte dai professionisti, con il compito di tenere aggiornato l’albo e il codice deontologico, tutelando la professionalità della categoria. Il Cna invece, è un organismo istituito presso il Ministero della Giustizia con la Legge n. 1395/23, che non dovrebbe svolgere altro che funzioni di seconda magistratura con riferimento alla deontologia, e del quale non si capisce la ragione di esistere, neppure scorrendo il profilo informativo del sito ufficiale, dove si legge, come unico e incerto indizio, che “assume delle determinazioni al fine di fornire il proprio parere e la propria interpretazione in merito a provvedimenti e leggi concernenti l’esercizio della professione”.

Ricapitolando: gli Ordini provinciali , (ben 105 distribuiti su tutto il territorio nazionale) – che dopo il DPR 137/2012 possono tenere esclusivamente l’albo e organizzare la formazione continua, assieme al Cna organismo (ricordiamolo) con sole funzioni di seconda magistratura – dialogano (!) con i governi e decidono su questioni strategiche, quali l’eliminazione delle tariffe minime, la formazione obbligatoria continua, l’adesione al Codice degli appalti e sull’appalto integrato, il sistema delle gare di progettazione e la legge della qualità dell’architettura.

Non deve stupire allora, che esista un concreto e urgente problema della rappresentanza degli architetti in presenza di un tale sistema perverso, controverso e contrario ad ogni criterio di trasparenza: è conclamato che le difficoltà che si trovano ad affrontare oggi gli architetti siano originate proprio dal Cna e dagli Ordini provinciali; o meglio, dallo sconfinamento delle loro reali funzioni istituzionali, nel momento in cui dialogano con i governi, senza – dobbiamo supporre, considerati i i risultati – le dovute, necessarie competenze, capacità critiche, deleghe di rappresentanza. E senza nemmeno la capacità (o la volontà?) di rendicontare in modo trasparente quanto comunque determinato.

In questo limbo di pertinenze, gli architetti rimangono sospesi senza diritti, senza tutele e senza voce. Non possono e non sanno a chi rivolgersi: tartassati dalla recente e iniqua riforma Inarcassa, che non ha trovato opposizione reale tra chi, pur interloquendo in rappresentanza con i governi (senza essere sindacato), sta decidendo comunque della vita professionale di 150.000 architetti senza interpellarli.

Come se non bastasse, ad alimentare la confusione e ad aumentare le spese degli iscritti – oltre all’inutile e oneroso pachiderma Cna – ci hanno pensato i Consiglieri e Presidenti dei maggiori Ordini provinciali di turno, che, per assecondare le proprie ambizioni, (chi più, chi meno in buona fede) hanno dato corso, negli anni, ad una progressiva quanto inesorabile metamorfosi degli Ordini, che li ha portati a distanze siderali dalla loro vocazione originaria e dalle disposizioni. Come nella riproduzione agamica degli organismi unicellulari, gli Ordini hanno triplicato le loro spese distribuendo a piene mani deleghe, consulenze e funzioni: si sono dotati di società private, canali televisivi, librerie di architettura, case editrici e persino di associazioni ludiche e squadre di calcio; da ultimo, delle Fondazioni private, nell’insensata rincorsa alla Formazione obbligatoria a pagamento. Il tutto rigorosamente con le quote degli iscritti e contro ogni prescrizione di legge; risulta francamente difficile capire come tutto questo proliferare di discutibili iniziative possa aver giovato alla professione, visti gli esiti, di cui peraltro paghiamo le conseguenze.

Quanti ancora individuano nel potenziamento delle funzioni degli Ordini provinciali la soluzione del problema della rappresentanza degli architetti, non possono che arrendersi all’evidenza: essi sono l’incarnazione di un pasticciaccio tutto italiano che trasuda furbizia, provincialismo e corporativismo da ogni singola propaggine; sono l’espressione più fedele e radicata delle pastoie che frenano il sistema Italia.(…)

Eleonora Carrano

vai al post integrale: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/16/chi-rappresenta-architetti/563946/

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2 Commenti a “Eleonora Carrano sulla Rappresentanza degli Architetti, perchè è urgente CAMBIARE”

  1. contributi_addio scrive:

    Siamo ancora all’anno zero della democrazia.
    Gli ordini sono la prosecuzione naturale del precedente regime fascista e meglio del regime precedente hanno saputo esercitare una costante operazione soporifera di controllo su tutte le categorie dei liberi professionisti.
    Chi dovesse essere eletto dovrebbe rifiutarsi di discutere con il governo di questioni che non riguardano gli Ordini e le associazioni come Amate l’Architettura dovrebbero essere quelle che il Governo, Inarcassa, e gli Ordini dovrebbero consultare, ciascuno per gli ambiti che amministrano, quando hanno nuove proposte che interessano la professione.
    E’ importante che comunque qualcuno inizia a fare chiarezza su come si deve svolgere un corretto confronto tra le parti sociali.
    Tutti i lavoratori hanno chi difende i loro diritti eccetto i liberi professionisti.
    E si vede.

  2. Cara collega
    il problema principale é che gli iscritti non hann alcuna voce, vuoi per la gestione lobbistica che ha sempre caratterizzato l’Ordine, vuoi per la natura stessa (post fascista) degli ordini, in particolare del nostro.
    L’iscritto é considerato un pollo da spennare per operazioni di potere di ieri e di oggi e, domani, per l’enorme businnes dell’aggiornamento “coattivo”.
    La complicità dei gruppi di potere con il governo (vedi c.d. riforma, ma anche tutte le spese ulteriori che siamo costretti a subire, ultimo l’obbligo del POS) a mio avviso costituisce un maldestro tentativo di eliminare un pò di concorrenza dal mercato del lavoro: per potere esercitare la (libera?) professione di architetto si deve preliminarmente sostenere tutte le spese che sappiamo, in particolare i minimi INARCASSA anche in assenza di fatturazione, in palese contrasto con l’art.53 della Costituzione. Ma nessuno ne parla: paradossale che in epoca di crisi si aumentino le spese, forse proprio per favorire l’uscita dal mercato dei colleghi più deboli.
    Quindi voterò per la tua lista, anche se totalmete sfiduciato come la stragrande maggioramza dei colleghi.
    Claudio Canestrari

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