Amate l’Architettura chiede le dimissioni del Presidente del CNAPPC Leopoldo Freyrie

Eleonora Carrano sul blog de “Il Fatto Quotidiano” mette in evidenza come, il presidente del CNAPPC Leopoldo Freyrie, non sia stato in grado di sedersi a un tavolo politico per trattare con il Governo nell’interesse degli architetti

Amate l’Architettura ha  aperto la  sottoscrizione

CHIEDIAMO LE DIMISSIONI DEL PRESIDENTE DEL CNAPPC

ti invitiamo a firmare e a diffondere

da Il Fatto Quotidiano (..) Con la recente riforma delle Professioni, le Istituzioni e il Governo hanno imposto di adeguarsi  alle regole europee, ma non hanno messo mano alla legislazione per le relative competenze, definendone gli ambiti di pertinenza. Architetti e ingegneri coartati alla competizione con geometri, agronomi, periti edili, privati del riferimento dei minimi tariffari da una liberalizzazione insensata (la Germania li ha mantenuti), piegati da un provvedimento che,  in piena crisi economica e con ridotte opportunità lavorative, obbliga alla formazione continua a proprie spese, all’assicurazione e, a breve, anche al pos negli studi.

(…) All’indomani dell’approvazione del Consiglio dei Ministri al dpr per la riforma delle Professioni, un entusiasta Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori si affrettava a dichiarare, parlando  a nome degli architetti tutti: “Il Dpr approvato dal Consiglio dei Ministri – se confermato – dà attuazione ad una Riforma sostanzialmente utile“. E mentre gli agrotecnici facevano ricorso al TAR contro la riforma, un arrendevole il Cnappc ribadiva: “Gli architetti italiani sono a fianco del governo contro l’iniziativa degli agrotecnici (…). Gli architetti italiani, infatti, considerano l’iniziativa sbagliata nella sostanza e nel metodo: nella sostanza perché il DPR di Riforma delle Professioni è un testo equilibrato ed utile, che ha tenuto conto delle realtà professionali italiane. Dichiarazioni che ovviamente non hanno trovato smentita tra gli Ordini provinciali.  E’ un vero peccato che il presidente Freyrie neppure abbia tentato una negoziazione; è un peccato che si sia fatto sfuggire l’opportunità politica che gli si presentava: quella di puntare i pugni sul tavolo. Per chiedere al governo che all’adeguamento delle regole europee rispondesse quello delle competenze professionali, definendo, una volta per tutte (pena un ostruzionismo dilatorio e  senza quartiere) quelle per la progettazione; e, portandoci – finalmente – in Europa.(..) Il presidente del Cnappc probabilmente non rappresenta  gli architetti, così come questi Ordini altro non rappresentano che se stessi.(..)Non c’è rivista di settore che quotidianamente non dia conto dello stato di prostrazione e frustrazione dei professionisti. I social network debordano di rabbia e tracimano indignazione; ma tutto rimane intrappolato in un ventre molle incapace di organizzarsi, anche solo per chiedere con forza, al proprio Ordine, le dimissioni anticipate dei vertici di chi non ha saputo valutare le reali forze e risorse dei professionisti che deve rappresentare. Qualcuno doveva pur cominciare…

Eleonora Carrano per  Il Fatto Quotidiano vai al testo integrale  “Professioni, le regole europee? Solo un balzello”

firma la petizione di Amate l’Architettura

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9 Commenti a “Amate l’Architettura chiede le dimissioni del Presidente del CNAPPC Leopoldo Freyrie”

  1. Senza voler entrare nelle dinamiche interne ad un’altra categoria, vorremmo solo manifestare le ragioni che ci hanno portato ad impugnare il DPR n. 138/2012. Noi riteniamo che la riforma delle professioni non abbia, in realtà, riformato alcunchè. Ha portato solo costi inutili, nuovi balzelli, nuovi adempimenti di cui nessuno sentiva il bisogno. I problemi veri (mancanza di lavoro, previdenza assolutamente insufficiente, fiscalità esosa, aiuti per i giovani, ecc.) non sono stati neppure sfiorati. Inoltre tutti quei balzelli sono stati messi in atto nel modo peggiore possibile, anche violando la delega contenuta nella legge autorizzante il DPR. Ecco perchè abbiamo ricorso, tenendo alta la testa. Di tutto ci saremmo, però, aspettati fuorchè che un Ordine, quello degli Architetti, intervenisse nel ricorso al TAR, ad opponendum, contro di noi ed in “difesa” del Governo! Un atto di piaggeria senza precenti, questo il nostro pensiero.

  2. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Gentilissimi agrotecnici, vi ringraziamo del vostro commento che sintetizza e dà ancora più forza alle ragioni per le quali abbiamo organizzato la raccolta delle firme.
    Questo presidente, chiuso in un’istituzione che non ha alcun punto di contatto con gli iscritti, se non le generose entrate economiche (obbligatorie per legge!) previste per in CNAPPC, fin dall’inizio del suo mandato, in tutte, ma proprio tutte le occasioni in cui ha avuto la possibilità di esprimersi per la categoria, ha ignorato le istanze dei più.

  3. candido scrive:

    Concordo pienamente con quanto scritto dagli agrotecnici.
    E’ incredibile che un consiglio nazionale sia così “prono” verso il Governo.

  4. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Bentornato Candido, abbiamo sentito la tua mancanza 😉

  5. […] segue il copia incolla dell’articolo di AMATE L’ARCHITETTURA che ha provocato questo mio ragionamento e che si trova a questo link: http://www.amatelarchitettura.com/2013/09/chiediamo-le-dimissioni-del-presidente-del-cnappc-leopoldo… […]

  6. Rappresentanza e tutela dei professionisti: la solita confusione sul ruolo degli Ordini.

    Amate l’Architettura sta a Freyrie come la Fiom sta a Marchionne. Ciò detto, con tutta la leggerezza che si può permettere chi come me non condivide le posizioni degli uni nè dell’altro, quel “movimento per l’architettura contemporanea” ha aperto la campagna d’autunno con una forte richiesta di dimissioni del presidente del consiglio nazionale degli architetti (pianificatori, paesaggisti e conservatori) giudicato troppo arrendevole nei confronti della finta micro riforma delle professioni Catricalà-Monti e colpevole, per questo motivo, di non essere “stato in grado di sedersi a un tavolo politico per trattare con il Governo nell’interesse degli architetti” .

    L’articolo di Amate l’Architettura (che riporto di seguito), affronta certamente temi che illustrano problemi assai complessi e condivisibili nella loro enumerazione – sono personalmente convinto che ci siamo già giocati due generazioni di architetti dispersi a fare attestazioni energetiche, certificazioni acustiche e sicurezza per sopravvivenza – tuttavia, mi interessa qui lamentare il fatto che quelli di Amate l’Architettura alimentino di fatto la leggenda che gli ordini sono lì per difendere i professionisti.

    Mi spiego meglio………SEGUE: http://www.professionalismo.it/rappresentanza-e-tutela-dei-professionisti-la-solita-confusione-sul-ruolo-degli-ordini-1900.html

  7. Giulio Pascali scrive:

    @giovencato
    condivido
    ma il senso della richiesta di dimissioni è proprio quello di stanare chi ci rappresenta (o pretende di….) e mettere a nudo le incongruenze del sistema.
    Il meccanismo elettivo dei nostri presidenti (provinciali e Nazionali) è tale che essi rappresentano di fatto gli interessi di una minima parte degli architetti (quelli che gravitano intorno al sistema di interessi costituito dagli ordini); e fin qui tanto peggio per chi si disinteressa della questione (nonostante poi si veda costretto a pagare ogni anno la quota di iscrizione), i presenti hanno sempre ragione.
    Inoltre, come giustamente fai notare, il ruolo di rappresentanza non rientra nemmeno tra quelli istituzionalmente previsti.
    In assenza di una legittimazione, per così dire, “normativa” si potrebbe fare ricorso a una legittimazione di natura “popolare”, data dalla forza dei numeri, ma è chiaro a tutti che un presidente eletto con il sostegno della metà degli ordini, i quali a loro volta sono espressione (se va bene) di un quinto degli iscritti.
    Aggiungerei anche che le elezioni del CNAPPC avvengono, senza alcuna partecipazione diretta degli iscritti (che non votano direttamente); si tratta di un fatto che viene regolato internamente tra i consigli provinciali, senza il minimo coinvolgimento degli iscritti.
    1.600 consiglieri decidono la nomina del Consiglio nazionale: quanti di questi si sono preoccupati di informare i loro elettori delle scelte che stavano per fare in occasione del rinnovo del CNA?
    Possiamo quindi affermare che Freyrie rappresenta ottimisticamente l’ 1% dei 150.000 architetti che contribuiscono, con le loro quote, al CNAPPC.

    Questa semplice constatazione appare chiara a tutti tranne che che a Freyrie, il quale continua a parlare a nome di tutti gli architetti, sostenendo posizioni che tutto sembrano tranne che condivise dalla maggioranza degli architetti stessi.

    Quindi la prima domanda da porsi è: a quale titolo il Presidente del CNAPPC si è arrogato la titolarità della rappresentanza dell’intera categoria?
    La seconda è: dove ha sentito che gli architetti sono così soddisfatti della riforma?

    Non possiamo fare una colpa a Freyrie se il meccanismo elettivo è quello che è; possiamo però cercare di far sentire la nostra voce con i pochi mezzi che abbiamo a disposizione.

  8. @GiulioPascali
    Ti rinrazio per le precisazioni basate su dati e rilancio dicendo che il CUP, Comitato Unitario delle Professioni ed il PAT, Cooordinamento delle Professioni Tecniche sono solo due gruppi divisi di presidenti di consigli nazionali autoconvocatisi con la pretesa di essere parte sociale di rappresentanza degli interessi di tutti i professionisti!!!!!!

  9. Nel ringraziare per avere dato spazio alla nostra posizione, se ci è consentito, vorremmo intervenire di nuovo nel vostro dibattito, in particolare sollecitati dall’utente “giovancato” quando dice “Che gli Ordini siano li per difendere i professionisti è una leggenda.”
    Ci sia permesso di dissentire. La storia e la cronaca del nostro Consiglio Nazionale testimoniano il contrario: noi abbiamo difeso e difendiamo i nostri iscritti liberi professionisti, lo facciamo con tutti i mezzi che l’ordinamento ci offre. E di questo siamo orgogliosi. Cerchiamo inoltre di coniugare questa cura della categoria con l’interesse pubblico generale, per evitare che la difesa di un diritto, la ricerca di uno spazio professionale, diventi bieco corporativismo.
    Del DPR 137/2012 già sapete. Ma prima di allora abbiamo impugnato decine di volte atti del Governo lesivi per i professionisti, quasi sempre con successo. Interveniamo in parlamento per far modificare provedimenti che giudichiamo errati, con buoni risultati.
    Abbiamo posto la questione della insufficienza delle future pensioni e chiesto al Governo di potere aumentare la rivalutazione dei contributi versati dai professionisti non solo della modesta quota prevista per legge, ma di quella più il 50% (i soldi li mettiamo noi, prendendoli dalle cospicue riservate accumulate in anni di oculata gestione) e quando il Governo ci ha opposto il divieto di farlo, quel divieto lo abbiamo portato in Tribunale, perchè non accettiamo che si condanni alla miseria previdenziale una intera generazione di professionisti.
    Noi pensiamo che un Albo, un Consiglio Nazionale, debbano essere “a servizio” degli iscritti. Oppure non hanno ragione di esistere. Per questo abbiamo promosso Cooperative di professionisti, società strumentali, creato Fondazioni operative ed altro ancora perchè oggi il lavoro è la prima delle emergenze. I nostri iscritti pagano la quota di iscrizione più bassa in assoluto (in tutto, al massimo, 100 euro all’anno). La nostra Cassa chiede il 10% come contributo previdenziale, lasciando al singolo iscritto la libertà, anno per anno, di pagare di più.
    Altri Consigli Nazionali fanno certamente come noi. E dove questo non avviene, gli iscritti devono pretenderlo. Il nostro sito, dove chiunque può vedere il nostro lavoro, è: http://www.agrotecnici.it

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