APPELLO AL VOTO! ARCHITETTI ANDATE A VOTARE PER CAMBIARE

APPELLO AL VOTO!

2013-2017 RINNOVO DEL CONSIGLIO DELL’ORDINE DEGLI ARCHITETTI P.P.C. DI ROMA

Cari colleghi, vi invitiamo ad andare a votare fino al 1° ottobre per il rinnovamento del Consiglio, soprattutto alla luce della passata gestione dell’Ordine, sperando che i fatti oggettivi emergano con chiarezza, nel frastuono della promessa elettorale.

Sono 13 su 15 i consiglieri uscenti che attualmente rivestono cariche all’interno dell’Ordine (fondazione, società partecipate, Casa dell’architettura) che presentano nuovamente la loro candidatura per il Consiglio dell’Ordine di Roma, quadriennio 2013-17, divisi tra due liste antagoniste : Next/arch e Diritto all’Architettura. Prima di questo divorzio, nei mesi passati, gli architetti romani sono stati spettatori, loro malgrado, delle furibonde liti da separati in casa dei 15 consiglieri che si sono contesi gli iscritti a suon di comunicati ufficiali, con il finale a sorpresa delle dimissioni in blocco di sette consiglieri . Ora si presentano apparentemente su sponde contrapposte, ma a ben vedere, i loro programmi in totale sintonia, cantano all’unisono: entrambi gli schieramenti rivendicano trasparenza e partecipazione, fanno la voce grossa contro Inarcassa, invocano la consulenza legale gratuita per gli iscritti, pretendono il rinnovamento della casa editrice e della rivista, disputano una gara al ribasso sui costi dei corsi della formazione obbligatoria; ed entrambi, guarda caso, non fanno cenno ad una riduzione della quota annuale obbligatoria .

Sembra quasi che non ci siano stati loro in Consiglio per 4 -8, e persino 12 anni. Eppure, sono gli stessi che da Consiglieri in carica si sono rifiutati ,alle nostre ripetute richieste, di bandire un concorso sulla base del merito e delle proposta culturale per la rivista e la casa editrice, gli stessi che non hanno fatto uscire un solo comunicato contro l’aumento dei minimi Inarcassa, gli stessi che non hanno accennato neppure un plissè, quando Freyrie presidente del CNAPPC plaudiva alla riforma sulle professioni, gli stessi che non hanno istituito un servizio legale gratuito per gli iscritti, gli stessi che hanno rifiutato le assemblee straordinarie richieste dagli iscritti. Gli stessi che, reiteratamente, hanno rifiutato l’accesso agli atti circa le spese sostenute dalle società partecipate ; gli stessi che in gran fretta hanno creato una fondazione per istituire i corsi per la formazione obbligatoria a pagamento per gli iscritti. Gli stessi consiglieri che, nel nome della trasparenza tanto invocata e ormai usurata, hanno omesso , in controtendenza con gli altri Ordini, di mettere accanto al loro nome nell’elenco dei candidati , la specifica di “consigliere uscente” con il numero del mandato con il quale intendono ripresentarsi.

Riteniamo che la trasparenza passi anche e soprattutto per la completezza delle informazioni e crediamo di fare cosa gradita a tutti gli architetti romani che si apprestano a votare per il rinnovamento del Consiglio dell’Ordine, nel fornire un prospetto riassuntivo dei mandati dei consiglieri uscenti candidati. Siamo certi che tali informazioni daranno luogo a interessanti e profonde considerazioni e a proficue associazioni logiche da parte degli iscritti tutti.

NEXT/ARCH
Alessandro RIDOLFI 12 Anni (3 Mandati) tesoriere uscente si presenta per il 4° mandato

Fabrizio PISTOLESI 12 anni (3 Mandati) consigliere, segretario ,vicepresidente uscente,si presenta per il 4° mandato

Arturo Livio SACCHI 8 Anni (2 Mandati)consigliere , presidente f.f. uscente ;si presenta per il 3° mandato

Patrizia COLLETTA   8 Anni (2 Mandati) – consigliere uscente, si presenta per il 3° mandato

Luisa MUTTI 8 Anni (2 Mandati) consigliere uscente ,si presenta per il 3° mandato

Virginia ROSSINI 8 Anni (2 Mandati) consigliere uscente,si presenta per il 3° mandato

Christian ROCCHI 4 Anni (1 Mandato) consigliere uscente si presenta per il 2° mandato

Diritto all’Architettura

Orazio CAMPO 8 Anni (2 Mandati) consigliere, vicepresidente uscente ,si presenta per il 3° mandato

Aldo OLIVO 8 Anni (2 Mandati) consigliere ,segretario uscente ,si presenta per il 3° mandato

Francesco OROFINO 8 Anni (2 Mandati) consigliere uscente ,si presenta per il 3° mandato

Loretta ALLEGRINI 4 Anni (1 Mandato) consigliere uscente ,si presenta per il 2° mandato

Alfonso GIANCOTTI 4 Anni (1 Mandato) consigliere uscente e presidente in carica del

comitato tecnico scientifico della casa dell’architettura,si presenta per il 2° mandato

Andrea BRUSCHI 4 Anni (1 Mandato) consigliere uscente, si presenta per il 2° mandato

AMATE IL CAMBIAMENTO”. PER CAMBIARE L’ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI ROMA

incontra i colleghi martedi 24 settembre, ore 19:00, presso lo studio A.lab srl Via Flaminia 441, tel. 0694538068

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22 Commenti a “APPELLO AL VOTO! ARCHITETTI ANDATE A VOTARE PER CAMBIARE”

  1. Andrea Mazzoli scrive:

    per la precisione: sul sito Diritto all’Architettura con molta evidenza si dice che 9 candidati sono al primo mandato, 3 al secondo e 3 al terzo.

  2. amate l'architettura scrive:

    Andrea Mazzoli,
    stiamo parlando dell’Ordine, non dei siti che hanno aperto le singole liste.

    E’ molto grave che nell’elenco dei candidati del sito dell’Ordine degli Architetti di Roma, non vi sia questa necessaria informazione, (consigliere uscente e il numero dei mandati ) che invece qualsiasi altro Ordine sotto elezione, pubblica. E’ l’Ordine che si deve far carico di dare informazioni complete e chiare agli iscritti. Un espediente tanto furbo quanto imbarazzante, altro che trasparenza.

  3. Pino scrive:

    Devo dire che non nutro molta simpatia per l’architettura: la considero l’arte del cambiare lo stato delle cose preesistente secondo i propri gusti ma coinvolgendo anche la vita degli altri.
    Per fare un esempio, io preferivo di gran lunga l’affascinante spettacolo lunare e gelidamente silenzioso della parte del Villaggio Olimpico che era lluminata dalla luna e da luci fredde e biancastre e che donava profondità alla vista e calore al cuore per contrasto col rientro nel calore della casa. Ora, grazie ad un architetto, tale prospettive è occupata da ingombranti, e spesso rumorose, strutture.
    La quiete e tranquillità, e la pulizia dell’aria che faceva campare oltrre novanta anni molti abitanti si è ora trasformata in sfoggio di decibel per concerti all’aperto, strombazzatte di automobilisti che accorrono in massa per far mostra di tutto ciò che il codice della strada, e dell’educazione e rispetto civico, dovrebbero vietare.
    L’aria è divenuta quella di un garage e appesta i nostri polmoni; le nostre orecchie sono messe a dura prova.Tutto ciò in nome dell’architettura? I nostri, i miei, nervi, non ne possono più.
    Eppure la Costituzione garantisce il diritto dei cittadini a vivere in pace, soprattutto nelle loro abitazioni.
    Frase che continuo a ripetere: cancellate anche questa come mi sembra abbiate fatto con le altre.
    Domanda: non sarebbe più semplice non inviarmi la mailing list che continuare a cancellare i miei commenti?

  4. Pino scrive:

    Dimenticavo: Villaggio Olimpico zona pedonale e concerti nella cavea inacustica. la cavea nazcque proprio come mzzo per far udire in ognipunto dell’anfiteatro greco ciò chechi era al centro recitasse, senza amolificazione. Concerti all’aperto tutti in acustica o in luoghi chiusi insonorizzati.

  5. Pino scrive:

    Errata corrige: volevo scrivere:
    Dimenticavo: Villaggio Olimpico zona pedonale e concerti nella cavea in acustica. La cavea nacque proprio come mezzo per far udire in ogni punto dell’anfiteatro greco ciò che chi era al centro recitasse, senza amplificazione. Concerti all’aperto tutti in acustica o in luoghi chiusi insonorizzati.

  6. Pino scrive:

    Per correttezza devo dire che la cancellazione delle mie e mail si riferiva al sito cittadinanza attiva in generale e non al vostro in particolare amate l’architettura che è ancora incolpevole di cancellazione. Mi rendo conto adesso di aver scritto superficialmente generalizzando e me ne scuso.

  7. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Gentile Pino, come potrà vedere noi censuriamo solo i commenti che sono offensivi verso terze persone. Per quanto attiene la newsletter forse si riferisce a quella di Carteinregola.
    Se invece non desidera ricevere la nostra, in fondo alla newsletter c’è l’indirizzo a cui richiedere la cancellazione dalla mailng list, a termini di legge.
    Una sola preghiera. Quando ci scriverà ancora scriva i commenti in risposta ad un solo articolo e non li copi in altri articoli. Questa volta li abbiamo lasciati tutti, ma in genere cancelliamo le copie per non tediare i lettori.
    Cordiali saluti.

  8. Pino scrive:

    Infatti avevo premesso che i commenti cancellatimi erano relativi, me ne sono reso conto dopo averli postati, ad altri post, o come si chiamino, dei quali ricevo la mailing list come ciottadinanzattivaflaminio. I vostri li ho trovati navigando e non ne ricevo la mailing list. Per quanto riguarda il mio copia incolla non era certo teso a tediare i lettori ma solamente a risparmiare tempo per riportare la mia opinione in merito a diversi post dove ho ritenuto fossero comunque appropriati, senza dover ripetere, oltre a quanto in più scritto, quanto già scritto. Devo anche dire, anche se non relativo a voi, che i commenti cancellatimi o comunque introvabili sul sito generale non erano certo offensivi verso nessuno, dato che non sono né maleducato né scriteriato da rischiare una querela; la mia impressione è che altri, dioversamente da voi, non pubblicano le e mail se le opinioni di chi le scrivesiano difformi dalla loro. Posso sbagliare.

  9. Pino scrive:

    Ma, a èparte la forma, una risposta nel merito, non la merito?

  10. Pino scrive:

    Vedo che Lei tiene molto alla forma ma non mi ha dato nessun commento in risposta nel merito.

  11. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Non capisco quale sia la domanda. Apparentemente le sue sono affermazioni e non domande. Forse non comprendo bene. Può chiarire? Grazie.

  12. Giulio Pascali scrive:

    @pino
    meriti di sicuro una risposta, anche perchè involontariamente affronti molti temi che riguardano la professione dell’architetto e l’immagine che i fruitori dell’architettura hanno degli architetti stessi (e dell’architettura).

    Punto primo
    “non nutro molta simpatia per l’architettura”

    Dal tuo commento si intuisce che abiti nella zona.
    Immagino che quando ti riferisci al paesaggio “lunare” preesistente all’Auditorium tu ti riferisca al Villaggio Olimpico.
    Ti do una informazione: il Villaggio Olimpico è un quartiere nato nel 1960 in occasione delle olimpiadi ad opera di un gruppo di architetti che hanno cambiato lo stato delle opere preesistenti secondo i loro gusti e coinvolgendo la vita degli altri.
    Un quartiere che è, sotto ogni punto di vista: Architettura.
    Nel tuo caso è evidente che non nutri simpatia per l’architettura dell’auditorium ma è evidente che nutri un sentimento di grande amore verso l’architettura preesistente (il paesaggio lunare del Villaggio Olimpico).
    Credo che anche tu converrai che il tuo disamore non possa tanto riferirsi all’Architettura in senso generale, quanto ad una specifica opera o ad una specifica modalità di fare architettura.

    Quando diciamo che bisogna amare l’Architettura intendiamo che bisogna comuinciare ad interessarsi ad essa con senso critico, accettandone le differenze senza nichilismi.

  13. Giulio Pascali scrive:

    Punto secondo
    “la considero l’arte del cambiare lo stato delle cose preesistente secondo i propri gusti ma coinvolgendo anche la vita degli altri”
    Purtroppo la mitizzazione delle Archistar dell’ultimo decennio ha cotribuito ad avallare il preconcetto che l’architettura sia un prodotto (un’arte) risultato dell’opera di ingegno di un singolo professionista: l’Archistar, che solo dal suo scranno dorato decide le sorti dei cittadini che dovranno abitare/utilizzare gli spazi da lui progettati.
    In realtà la creazione di un’opera complessa come un Auditorium è il frutto di contributi e dinamiche molto complesse, che in diversa maniera e con diversa eficacia, incidono pesantemente sul risultato finale.
    Anche in casi come l’Auditorium ed in presenza di Architetti “ingombranti” come Renzo Piano, esistono scelte di fondo su cui l’architetto non incide minimamente: non ha deciso per esempio che l’Auditorium dovesse collocarsi proprio li, non ha deciso il numero delle sale e la loro dimensione; scelte di fondo che sono in realtà alla base delle tue recriminazioni; scelte che sono state prese a monte dalle istituzioni che, in teoria, rappresentano i desideri e le aspirazioni dell’intra collettività; scelte alle quali l’architetto non fatto altro che adeguarvisi.

    Persino nel caso dell’Auditorium è difficile sostenere che l’opera finale sia il risultato del gusto di un singolo.
    Tanto per cominciare qualcuno ha precedentemente selezionato l’architetto, e lo ha fatto sulla base del suo curriculum e della sua storia professionale. Una istituzione (o se preferisci un gruppo di potere) hanno ritenuto che Renzo Piano (e il suo modo di intervenire sulla città, non certo mimetico) fossero i più idonei a realizzare l’opera.
    L’opera stessa è il risultato di scelte progettuali che hanno dovuto tenere conto di esigenze, impiantistiche, strutturali, urbanistiche, funzionali, culturali e artistiche.
    Ridurre l’opera di architettura ad una fatto di puro gusto, significa non avere colto la sua complessità e anche la difficoltà che c’è dietro un’opera di architettura.

    Ciò non toglie che alla sua inaugurazione l’Auditorium è stato accolto con una sorprendente e generale approvazione (solo gli architetti, mugugnarono un poco).
    Oggi viene considerato uno dei simboli della capitale.
    Indubbiamente l’Auditorium è il risultato delle idee e del gusto di Renzo Piano ma mi pare evidente che si tratta di un’opera entrata a pieno titolo nell’immaginario culturale della città: difficile definirla un’opera che risponde al gusto di un singolo.

  14. Giulio Pascali scrive:

    Punto terzo (sempre a proposito dell’Architettura come opera che risponde al gusto di un singolo)

    In ogni caso, parlando dell’opera di architettura, le cose peggiorano sensibilimente se la fama dell’architetto diminuisce.
    In questo caso le scelte di progetto finiscono spesso per essere influenzate dall’intervento diretto di altri soggetti:
    – il committente (che ha il sacrosanto diritto di esprimere la sua opinione),
    – l’impresa che ha l’esigenza di massimizzare i profitti e tende naturalmente a favorire le scelte più convenienti per lei ma non necessariamente migliori per il committente,
    – il fornitore dei materiali che non ha il prodotto disponibile (o non lo commercializza) e suggerisce scelte alterative e in pronta consegna,
    – il vicino del committente che ha appena fatto gli stessi lavori,
    – la moglie del committente che ha appena letto su AD che si può fare in questa o quella maniera,
    – l’architetto amico del committente che non è stato coinvolto nel progetto ma esprime il suo disinteressato parere,
    – il sindaco amico del committente che chiede di fare lavorare i propri amici,
    – il funzionario comunale che blocca le pratiche esprimendo giudizi (di gusto) sul progetto presentato e suggerisce al committente di chiamara un geometra amico suo,
    – il vigile urbano che passa per verificare se i lavori procedono bene,
    – il funzionario della ASL che verifica che le opere siano svolte in maniera sicura,
    – il sovrintendente che esprime pareri su tutto (dal colore al materiale utilizzato) senza mai dovere rendere conto di tempi costi ed altre economie,
    – il pensionato che passa per caso ma quando era abile al lavoro ha seguito tanti altri lavori,
    – il geometra che nel frattempo è stato coinvolto dal committente perchè altrimenti la pratica non si sbloccava più
    – il collaudatore delle opere che certifica se le opere sono fatte a regola d’arte oppure no,
    – il comitato dei vicini che protesta contro l’intervento
    – l’ingegnere degli impianti che ha bisogno di un cavedio e di locali tecnici grandi il doppio di quanto aveva previsto all’inizio.
    – lo strutturista che ti piazza un pilastro proprio al centro della sala principale perchè se la casa si ribalta di 180° si deve comunue garantire la stabilità,
    – il legislatore che cambia la norma mediamente ogni sei mesi e ti costringe spesso a adeguare il progetto quando sei in corso d’opera,
    – i colleghi architetti che ti pubblicheranno il progetto nella loro rivista, sempre pronti a mettere una buona parola sulle tue opere,
    – il cittadino scontento dell’opera che dopo più di 10 anni dalla sua realizzaizone ancora si lamenta dell’opera come se fosse stata appena realizzata.

  15. Giulio Pascali scrive:

    Punto quarto.

    “La quiete e tranquillità, e la pulizia dell’aria che faceva campare oltrre novanta anni molti abitanti si è ora trasformata in sfoggio di decibel per concerti all’aperto, strombazzatte di automobilisti che accorrono in massa”

    Non so dove hai vissuto gli ultimi novanta anni ma dubito che si possa sostenere che il Flaminio sia stato un luogo di quiete.

    Tanto per cominciare pochi sanno che al Flaminio vi era lo stadio del PNF (lo stadio Flaminio nella versione precedente all’attuale) dove oltre alla adunarte fasciste, si giocò la finale modiale del ’34 (Italia Cecoslovacchia 2-1); particolare che evidenzia come il quartiere fosse da sempre destinato a ospitare grandi eventi e manifestazioni.

    Come dicevo prima il Villaggio Olimpico è sorto nel ’60; sin da allora il quariere è attraversato da un mega viadotto che di certo non contribuisce ad avvalorare la definizione di luogo di quiete.
    Non parliamo poi delle manifestazioni che si svolgono periodicamente presso le attrezzature sportive (anch’esse risalenti al ’60).
    Mi ricordo un fantastico concerto di Vasco nei primi anni ’90, ma so per certo che già negli anni ’70 e ’80 vi si tenessero manifestazioni canore, non certo prive di decibel.

    In ultimo ho un chiaro ricordo di gioventù, quando a Roma andava di moda il Puttan Tour e le macchine si affollavano lungo viale de Coubertin per ammirare le Brasiliane che esponevano la loro merce sulla strada.
    Ricordo un gran clamore di clacson, ingorghi permanenti, inceidenti, risse e schiamazzi fino a tarda notte, tutto l’anno.
    Ricordo che allora i citadini si lamentavano del degrado del quartiere (il quale indubbiamente non godeva di ottima fama).

    Oggi le Brasiliane si sono spostate, le rendite immobiliari sono salite, l’area antistante all’Auditorium è pedonale, il traffico non è neanche lontanamente paragonabile a quello di allora; l’Auditorium suona musica tendenzialmente di buona qualità che ad una certa ora finisce (quasi sempre prima della mezzanotte e comunque sono nella stagione estiva).

    Caro Pino qui le cose sono due, o negli ultimi ’90 anni sei stato chiuso in casa a immaginare un quartiere che non esisteva, oppure hai una memoria molto, ma molto corta.

  16. contributi_addio scrive:

    Tra quanti giorni si sapranno i risultati delle elezioni? Mi sembra di stare in IRAQ che per avere i risultati bisogna attendere qualche settimana.

  17. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    > Contributi_addio.
    Devi considerare che la candidatura è singola e non di liste. C’è quindi da visionare le schede nome per nome (le preferenze sono 15). Calcolando che hanno votato più di 3900 persone, moltiplica per 15 e capirai perché ci mettono così tanto.
    Venerdì sono arrivati intorno ai 1600. Ci vorrà ancora un po’.

  18. contributi_addio scrive:

    Capisco, certo che è strana l’Italia, chi troppo e chi poco.
    Per il parlamento neanche una preferenza e non va bene, per l’ordine 15 preferenze e sembra che funzioni poco, forse una via di mezzo tra 60 anni riusciremo a trovarla.
    Ciao.

  19. contributi_addio scrive:

    E per fortuna che hanno votato solo in 3900 su 20000 altrimenti ci sarebbe voluto un tempo di almeno 6 volte quello che si impegherà ossia un mesetto.
    Ciao.

  20. contributi_addio scrive:

    Forse tale sistema di votazione dovrà essere rivisto se, per avere un responso in condizioni normali, solo lo spoglio dovrebbe durare un mese, già la votazione dura una decina di giorni più tutte le altre incombenze.
    Se questi sono i tempi con cui chi vuole essere classe dirigente che si amministra in autonomia …… non mi sembra che siamo di esempio.
    Con gli stessi criteri, le elezioni politiche dovrebbero durare una decina di anni, le consultazioni dei sindacati almeno 18 mesi.
    Mi devo ricredere sulle critiche fatte all’IRAQ. Sono stati molto efficienti.

  21. candido scrive:

    Condivido le “spiegazioni” di Calcaprina.
    Però devo dire che Pino è emblematico.
    Si parla di problemi generali ma in realtà si pensa al proprio ambito.
    Questa dicotomia molto diffusa dovrebbe sempre avere un interlocutore sereno che cerca di evidenziare questa differenza che non è cosa di poco conto.
    I propri interessi (quelli legittimi) non sono la stessa cosa del bene pubblico ma spesso molti lo dimenticano, alcuni (non credo sia il caso di Pino) ci “marciano”.
    Bravo Calcaprina, spero che questa diferenza sia sempre evidenziata visto che alcune volte non si è potuto ragionare in tal senso…
    Un saluto

  22. contributi_addio scrive:

    A che punto siete arrivati?

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