Sospendere immediatamente l’aumento dei contributi minimi – una petizione

Sta girando in rete questo testo da inviare al ministro competente. Chi volesse aderire non deve fare altro che copiare il testo e inviarlo tramite PEC (o raccomandata).

“Al Sig. Onorevole Prof. Enrico Giovannini Ministro Lavoro e Politiche sociali

Via Veneto, 56 – 00187 Roma
Tel. 06 48161636-7
Fax 06 4821207
segreteriaministrogiovannini@lavoro.gov.it

E p.c. al Presidente del Consiglio dei Ministri Enrico Letta
E al Vice Presidente del Consiglio dei Ministri Angelino Alfano
Palazzo_Chigi @Palazzo_Chigi .it

OGGETTO:RICHIESTA URGENTE DI SOSPENSIONE DELL’AUMENTO DEI CONTRIBUTI MINIMI AD INARCASSA- CASSA PREVIDENZIALE ARCHITETTI E INGEGNERI
Gent.mo Sig. Onorevole Ministro Prof. Enrico Giovannini,
sono ormai mesi che cerchiamo di dialogare con il C.d.a. di Inarcassa ma visto che le nostre istanze non sono state fino ad ora ascoltate, nonostante una petizione firmata da oltre 3.500 professionisti “No all’aumento dei contributi minimi Inarcassa a 3000 euro”, ci troviamo nostro malgrado a rivolgerci a Lei per una questione di giustizia , buonsenso ed equità sociale.
Il problema è il seguente:la recente riforma previdenziale Inarcassa (Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti) – approvata da parte del Ministero delle Politiche Sociali il 19 novembre 2012 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n°285 del 06 dicembre 2012 -modifica il sistema da retributivo a contributivo e, a partire dal 2013, prevede un aumento consistente della quota minima del contributo previdenziale da versare in due rate, entro il 31 luglio 2013 ed il 30 settembre 2013.
Tali contributi minimi l’anno scorso erano di €2.105,00
mentre quest’anno sono di € 2.910,00
ovvero € 805,00 euro in più,
ricordando che la quota è da versare obbligatoriamente anche a fatturato zero.
Inarcassa ha attuato le seguenti pseudo “agevolazioni”:
posticipare il pagamento della prima rata dal 30 giugno al 31 luglio
Rateizzazione straordinaria dei contributi minimi 2013 con pagamento in 36 mesi con un Tasso di interesse annuo del 4,5% (interesse che si commenta da sé).

Come altre categorie di lavoratori anche noi siamo colpiti duramente dalla crisi economica, abbiamo subito un calo notevole del lavoro e del fatturato, il settore delle costruzioni è in grave sofferenza ,il mercato immobiliare è fermo e ogni giorno in tutta Italia chiudono studi professionali, compresi i più affermati, e il problema colpisce tutti i professionisti a prescindere dall’età.
Siamo cittadini italiani che desiderano contribuire alla ricostruzione del nostro paese proprio per formazione e vocazione insita alla nostra professione intellettuale, ma non può esserci richiesto un sacrificio che, sommandosi agli altri che già stiamo sostenendo, diventa eccessivo e finisce per soffocare la nostra attività e la nostra stessa esistenza
CHIEDIAMO PERTANTO
DI SOSPENDERE IMMEDIATAMENTE TALE AUMENTO E RIPRISTINARE I MINIMI CONTRIBUTIVI DEL 2012 IN ATTESA DI UN MIGLIORAMENTO DEL CONTESTO ECONOMICO E LAVORATIVO
Roma …………….

Cordiali saluti
Architetto ………………..
n……….. O.A.P.P.C. della Provincia di …………….”


3 Commenti a “Sospendere immediatamente l’aumento dei contributi minimi – una petizione”

  1. pietro ranucci scrive:

    ottima e necessaria iniziativa.
    quando parliamo di riformare i procedimenti di gara e dei concorsi di progettazione ? forse ne avete già parlato ? potrei avere i riferimenti ?
    grazie

  2. INAREDIS scrive:

    Previdenza professionisti: niente Gestione Separata Inps per chi versa ad una cassa.

    L’obbligo di iscrizione alla Gestione separata dell’Inps non è valido per quanti svolgono attività soggette al versamento di contributi di qualsiasi genere presso una Cassa di previdenza dei professionisti, dunque risulta irrilevante se si tratti del contributo soggettivo o integrativo. Questo, almeno, è quanto è emerso da una sentenza del giudice del lavoro, presso il tribunale di Rieti, chiamato a decidere in merito ad un ricorso fatto da un architetto contro l’iscrizione d’ufficio, perpetrata dall’Inps, alla gestione separata con relativo pagamento di contributi e sanzioni civili per gli anni 2005 e 2006.

    Il ricorrente sosteneva di essere un architetto iscritto all’Albo, di aver prestato, nel periodo indicato, attività lavorativa come insegnante presso un’università statale e poiché aveva, in quanto tale, posizione assicurativa e contributiva presso l’Inpdap (ora Inps), oltre ad aver prestato contestualmente attività di libero professionista in qualità di architetto per la quale però aveva regolarmente corrisposto a Inarcassa, presso cui era pure iscritto, i contributi integrativi (ai tempi non destinati a fini previdenziali).

    Il giudice, per prendere una decisione riguardo a questo caso, in pratica si è riferito all’articolo 18, comma 12, del Dl 98/2011 in base al quale l’iscrizione alla Gestione separata è obbligatoria solo per i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia sottoposto all’iscrizione ad appositi albi professionali, ossia ad attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11, in base ai rispettivi statuti e ordinamenti.

    Di qui deriva la decisione secondo la quale l’architetto iscritto all’albo, che ha sia un lavoro come dipendente che come libero professionista, dal momento che è assicurato presso l’Inps non è tenuto al versamento del contributo soggettivo all’Inarcassa, ma è tenuto a versare i contributi integrativi sul fatturato della propria attività nei confronti della Cassa privata in relazione all’attività professionale svolta.

    Avendo il legislatore imposto l’obbligo di iscrizione alla gestione separata solamente per quanti svolgono attività che non sono soggette al versamento del contributo senza ulteriori specificazioni, niente autorizza ad operare una distinzione tra la tipologia dei versamenti contributivi per sostenere che essendo l’attività oggetto di causa non soggetta a quello soggettivo, sia data la condizione di legge per l’obbligo di iscrizione alla gestione separata.

    http://www.leggioggi.it/2013/09/24/previdenza-professionisti-niente-inps-per-chi-versa-ad-una-cassa/

    Si consulti la pag. 423, il Rapporto Annuale INPS 2012, scaricabile al link riportato di seguito:
    http://www.inps.it/docallegati/Informazioni/Documents/INPS_RA%202012_interno%209.7.2013.pdf

    A conferma di quanto sopra, la Sentenza della CORTE DI CASSAZIONE – Sezione lavoro – del 09 aprile 2013, n. 8666: infatti emanato il D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 12, comma 11, convertito in legge, con modificazioni, dalla L. 30 luglio 2010, n. 122, art. 1, comma 1, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica. Tale disposizione prevede, con norma dichiaratamente di interpretazione autentica: “La L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, comma 208, si interpreta nel senso che le attività autonome, per le quali opera il principio di assoggettamento all’assicurazione prevista per l’attività prevalente, sono quelle esercitate in forma d’impresa dai commercianti, dagli artigiani e dai coltivatori diretti, i quali vengono iscritti in una delle corrispondenti gestioni dell’INPS.

    Restano, pertanto, esclusi dall’applicazione della L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 208, i rapporti di lavoro per i quali è obbligatoriamente prevista l’iscrizione alla gestione previdenziale di cui alla L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, comma 26″. Ossia, questo criterio dell'”attività prevalente” non opera per i rapporti di lavoro – quelli a carattere autonomo – per i quali è obbligatoriamente prevista l’iscrizione alla gestione previdenziale di cui alla L. 8 agosto 1995, n. 335, art. 2, comma 26; disposizione quest’ultima che ha creato una nuova gestione assicurativa nel complesso sistema della previdenza obbligatoria introducendo l’obbligo assicurativo per i lavoratori autonomi. Ha infatti previsto che a decorrere dal 1 gennaio 1996, sono tenuti all’iscrizione presso una apposita Gestione separata, presso l’INPS, e finalizzata all’estensione dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti, i soggetti che esercitano per professione abituale, ancorché non esclusiva, attività di lavoro autonomo, di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 49, comma 1, (Testo Unico delle imposte sui redditi), nonché i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, di cui all’art. 49, comma 2, lett. a), del medesimo testo unico e gli incaricati alla vendita a domicilio di cui alla L. 11 giugno 1971, n. 426, art. 36.

    Quindi la regola espressa dalla norma risultante dalla disposizione interpretata (L. 23 dicembre 1996, n. 662, art. 1, comma 208,) e dalla disposizione di interpretazione autentica (D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 12, comma 11) è molto chiara: l’esercizio di attività di lavoro autonomo, soggetto a contribuzione nella Gestione separata, che si accompagni all’esercizio di un’attività di impresa commerciale, artigiana o agricola, la quale di per sé comporti l’obbligo dell’iscrizione alla relativa gestione assicurativa presso l’INPS, non fa scattare il criterio “dell’attività prevalente”; rimangono attività distinte e (sotto questo profilo) autonome sicché parimenti distinto ed autonomo resta l’obbligo assicurativo nella rispettiva gestione assicurativa. Non opera il criterio ‘”semplificante” (dell’art. 1, comma 208, cit.) e derogatorio – dell’unificazione della posizione previdenziale in un’unica gestione con una sorta di fictio juris per cui chi è ad un tempo commerciante ed artigiano (o coltivatore diretto), con caratteristiche tali da comportare l’iscrizione alle relative gestioni assicurative, è come se svolgesse un’unica attività d’impresa – quella “prevalente” – con la conseguenza che unica è la posizione previdenziale.

    Quindi il libero professionista in forma non esclusiva (ingegnere/architetto + docente) fa scattare il criterio “dell’attività prevalente”, potendosi in questa maniera escludere l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS.

  3. Vito scrive:

    Cari colleghi,
    Io sono un geometra e la nostra cassa ha deliberato di portare, entro il 2017, i minimi a 5000 euro/anno.

    Purtroppo sono arrivato a maturare l’idea che la professione non può più essere svolta da coloro che nel loro libro-incarichi non abbiano delle opere pubbliche, le quali come è risaputo, permettono dei lauti guadagni sulle spalle dei contribuenti.

    Il lavoro proveniente da privati è pressochè fermo e quel poco di movimento dovuto al giro delle certificazioni energetiche, partito nel lontano 2009, ormai è pressoché finito, in quanto ciò che era da certificare, ormai, è stato certificato.

    Ormai sono cxxi nostri

    in bocca al lupo

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