Assemblea (elettorale) aperta degli iscritti – dopo un anno l’Ordine si muove

A distanza di più di un anno dalla richiesta di convocazione presentata da Amate l’Architettura, insieme con 555 colleghi firmatari, finalmente l’Ordine ha deciso di convocare una assemblea consultiva aperta agli iscritti.

L’iniziativa ha un sapore decisamente elettorale e arriva fuori tempo massimo, a ridosso dell’estate, quando l’attenzione generale si balnearizza e solo dopo che l’Ordine, che allora risultava granitico e compattamente schierato all’ombra della reggenza Schiattarella, si è spaccato in due blocchi contrapposti.

Due blocchi simmetrici  che oggi si affannano a rifarsi una verginità agli occhi dei loro elettori; un nocciolo duro di circa 2000 elettori che costituiscono la vera eredità dell’ex Presidente dell’Ordine.

Entrambi gli schieramenti appaiono come appena scongelati da una macchina di ibernazione.

Da una parte chi si propone come figlio adottivo (e prediletto) del presidente dimissionario; un gruppo che pare non essersi minimamente accorto che attorno a loro il mondo è in completa rivoluzione; il mondo cambia, la crisi investe tutto e tutti travolgendoci, ma loro restano li impassibili e inamovibili arroccati in una difesa acritica della passata gestione a riproporre soluzioni fotocopiate dal loro padre adottivo; con granitica e incrollabile fiducia li vediamo sostenere le  stesse posizioni, gli stessi slogan; ma si tratta dello stesso fumo, della stessa ansia di far proliferare enti e società controllate aggiungendo incarichi ruoli e commissioni da distribuire. Dobbiamo ancora capire bene perché abbiano aspettato tanto a dimettersi e non abbiano lasciato che l’Ordine si commissariasse all’epoca delle dimissioni di Schiattarella (il quale continua ad essere presidente della Fondazione Terranova). Continuano ostinatamente a volere far credere che l’organizzazione di eventi culturali e mostre, rivolti sempre e sistematicamente alle loro cerchie ristrette, possano tutelare tutti professionisti romani; dopo 14 anni gli iscritti all’Ordine possono fare il bilancio della loro situazione e valutare se la loro situazione sia migliorata oppure no, e quanto di questo miglioramento sia realmente dovuto all’attività dell’Ordine.

Dall’altra il fronte dei rivoluzionari; dopo anni passati fianco a fianco, approvando tutto senza mai che si sentisse volare una mosca o un filo di obbiezione, oggi si propongono come portatori del nuovo ordine democratico, aperto e partecipato. Ma dove erano e cosa facevano quando la nostra associazione richiedeva a gran voce maggiore trasparenza? quando richiedevamo che si attuasse una rotazione delle nomine selezionando i nuovi incaricati sulla base di concorsi pubblici e aperti? Dove erano quando Schiattarella dimissionario è stato lasciato tranquillamente al suo posto di presidente della Fondazione Terranova (quella che oggi loro vorrebbero eliminare)? Per quale motivo oggi dovremmo pensare che queste tardive prese di distanza dovrebbero certificare un reale (e non demagogico) cambio di passo nella gestione dell’Ordine? cosa si dovrebbe pensare di una assemblea convocata così a ridosso delle vacanze, preludio estivo alle imminenti elezioni la cui convocazione arriverà in pieno agosto?

Ancora più perplessi lasciano i comunicati che stanno circolando e che invitano a partecipare all’assemblea, ricordando le nostre petizioni ma evitando accuratamente di citare Amate l’Architettura. Che credibilità può avere chi vuole presentarsi gridando al cambiamento epocale e poi si dimentica di riconoscere il lavoro di chi questo cambiamento lo aveva richiesto da tempo?

Una guerra civile tutta interna al palazzo (in questo caso una casa) che sembra avere come unico scopo il controllo di una istituzione che governa 5 milioni di euro l’anno, la gestione della Casa dell’Architettura, una casa editrice, una posizione di privilegio nei rapporti con le istituzioni pubbliche e con i maggiori enti di rappresentanza degli architetti (CNA e Inarcassa).

Fuori da queste beghe di palazzo che toccano gli interessi di una parte minoritaria degli iscritti, ci sono i problemi di 17.000 architetti, notoriamente poco partecipi alla vita dell’Ordine; un nucleo importante (il più numeroso d’Europa) che però sembra essere richiamato solo quando torna più comodo; una comunità che viene invocata per garantirsi il consenso ma che poi viene sistematicamente dimenticata quando si tratta di difendere gli interessi della professione in contrasto con le amministrazioni o altre istituzioni con cui i professionisti combattono ogni giorno.

Contro questa situazione esplosiva c’è solo un modo: agire, mobilitarsi, informarsi ed essere presenti:

PARTECIPARE!!!!

è per questo che, nonostante lo scarso preavviso, nonostante la diffidenza (anzi proprio per questo) Amate l’Architettura ritiene importante intervenire all’assemblea per ribadire alcuni pochi ma efficaci punti:

– riduzione drastica della quota obbligatoria di iscrizione;

– riduzione degli enti e delle società controllate;

– adozione delle votazioni per il rinnovo del consiglio dell’Ordine tramite posta certificata;

– totale trasparenza nella gestione delle società controllate tramite l’istituzione di bandi aperti e la pubblicazione obbligatoria dei bilanci;

– finanziamento delle società controllate svincolato dalla quota dell’Ordine;

– istituzione di un servizio di assistenza legale per la professione contro (e a garanzia) gli abusi commessi sia da comittenti pubblici che privati;

Invitiamo tutti a partecipare.

PS – L’Assemblea è indetta per il giorno 24.07.2013, alle ore 18.00, presso la sede dell’Ordine in piazza Manfredo Fanti, 47, Roma con il seguente ordine del giorno:

1.Formazione e Ordini;

2.Riforma Inarcassa;

3.Rivista Ar;

4.Varie ed eventuali.


8 Commenti a “Assemblea (elettorale) aperta degli iscritti – dopo un anno l’Ordine si muove”

  1. archilab scrive:

    Quanto riportato nell’articolo è assolutamente condivisibile, anche perchè mi ritrovo tra i 550 che hanno frimato per l’assemblea, ma aihmè, tardivo (non certo per responsabilità di amatelarchitettura).
    Come posta, la richiesta di assemblea, sembrerebbe politicamente strumentale ad uso e consumo dei cosiddetti “rivoluzionari, non certo per gli altri 17.000 colleghi che forse in quei giorni saranno orientati verso lidi più confortevoli.
    A tal proposito, pongo un quesito:
    Potrebbe essere il momento giusto per chiudere questo ente inutile (almeno x la stragrande maggioranza degli architetti romani) e riorganizzarsi in libere associazioni, in scia con la attuale normativa ed in sintonia con le organizzazioni degli archietti europei?
    Il quesito, alla stegua di un referendum consultivo, potrebbe essere proposto sul sito dell’ordine, con risposta cesrtificata.
    Tra l’altro, chiedendo a schiattarella, in tempi non sospetti, se non fosse stato il caso che si passassa dalla votazione tradizionale a quella mezzo PEC, la risposta sprezzante fu la seguente:
    “vincerebbe il dissenso”
    Allora che governi il dissenso…

  2. solone scrive:

    @archilab
    chiedere all’Ordine di lanciare un referendum sulla sua abolizione è come se il re chiedesse al popolo se non sia il caso di decapitarlo.
    Solone è stato un caso eccezionale nella storia dell’umanità, sperare che ve ne siano addirittura 15 tutti concentrati nel consiglio degli architetti è pura utopia.
    In ogni caso l’esistenza degli Ordini è riportata nella costituzione. Si può ragionare sulla loro trasformazione, o sul loro ridimensionamento, ma per abolirli occorre un processo legislativo molto difficile.

  3. archilab scrive:

    Anche Solone e dopo di lui Clistene, precursori delle moderne democrazie, probabilmente avranno faticato non poco ad imporre le loro “utopiche” di idee di governo; ma senza scomodare tali menti illuminate, ricordiamoci che i “15 consiglieri” eletti dovrebbero essere espressione dei 17.000 iscritti all’ordine.
    Sarà forse il caso di interpellarli?

  4. solone scrive:

    Si, è sempre il caso di interpellare i destinatari delle decisioni importanti, ammesso che i 17.000 vogliano farsi interpellare.
    Però non bisogna scadere nel demagogico.
    Un consiglio che dovesse indire un referendum sull’abolizione dell’Ordine risulterebbe ipocrita e enormemente stupido.
    Ipocrita perché in caso di vittoria per l’abolizione poi non avrebbe alcuno strumento concreto per attuare quanto richiesto dagli iscritti.
    Stupido perchè, anche se il consiglio in carica avesse proprio quello come obbiettivo, con una tale consultazione starebbe agendo di fatto per demolire lo strumento con cui opera, indebolendo la propria azione.
    Però credo che tu, più che un referendum, intendessi l’avvio di un processo di coinvolgimento generale di tutti gli iscritti per chiedergli il parere su questa come su altre cose, in maniera da farsi forte del consenso di una larga maggioranza di iscritti (non i pochi che ogni volta si mobilitano per il voto) e sollecitare dal basso le istituzioni ad una reale riforma del sistema profesisonale.
    In questo caso sono daccordo.

    Il problema è che oggi l’unico modo per promuovere un simile processo di cambiamento è stando dentro l’istituzione Ordine. se abolisci l’istituzione, perdi la possibilità di promuovere il cambiamento; ma se stai dentro l’istituzione, difficilmente ricercherai il cambiamento.

    Un bel dilemma Kafkiano.

  5. archilab scrive:

    su un punto siamo d’accordo: ridare la parola agli iscritti.
    l’ipocrita è semmai colui che cavalca il dissenso per andare a sedersi sulla poltrona ancora calda lasciata dall’ultimo consilgiere eletto e pontificare di massimi sistemi continuando, per esempio, ad incassare mln di euro dagli iscritti dando indietro niente (commissioni, consulte, monitorP e monitorQ)
    lo stupido è chi pensa che l’unico modo di promuovere la professione sia attraverso l’ordine, senza pensare (o forse non gli conviene…) che esistono moltissimi modi (uno fra tanti la libera associazione tra professionisti) dimenticandosi inoltre lo scopo originario dell’Ordine (vedi per esempio l’ottimo articolo della Carrano del 16 aprile 2013 sul Fatto Quotidiano).
    Il tempo dei dibattiti ha fatto il suo tempo, il resto del mondo corre veloce…
    Consegniamo agli iscritti (unici, veri protagonisti dell’ordine professionale) il quesito:
    abolizione (scioglimento, se preferisci) dell’ordine delgi architetti di roma
    istituzione di una (o più) libere associazioni tra architetti
    è la democrazia…

  6. Giulio Pascali scrive:

    @archilab
    non hai che da venire in assemblea domani, contattarci e sostenere questa battaglia insieme a noi

  7. domenico alessandro de rossi scrive:

    …Purtroppo sono iscritto (e coscritto) da oltre quarantanni (40!!!) all’ordine..per esercitare, quando si riesce, la cosiddetta “libera” professione. Non una volta ho visto scendere in campo l’ordine per difendere chi esercitava la professione, se non nelle occasioni in cui tale impegno non rappresentasse una ulteriore utile vetrina per coloro che direttamente o indirettamente gestiscono tale lobby professionale. Sì, perchè l’ordine come è confezionato e gestito, è nei fatti “lobby” che serve solo a coloro che tale organizzazione gestisce.
    In un paese libero, come tutti aspiriamo che l’Italia in futuro sia, non è concepibile un istituto para-pubblico-burocratico-statalista e accentratore che dietro lo schermo ordinistico gestisce in tal modo la professione. Sopprimere l’ordine è oggi impraticabile per i molti motivi che lo legano allo Stato e a tutti i suoi addentellati di potere (…), però onde evitare che codesta “macchina” si trasformi sempre più in uno strumento contro chi esercita per diritto la LIBERA PROFESSIONE e che non sia di fatto il primo strumento di concorrenza surrettizia nel mercato della professione libera (come di fatto è), proponiamo che l’albo degli architetti sia AMMINISTRATO DA COLORO CHE NON ESERCITANO LA PROFESSIONE. Proponiamo, se è così improbabile chiudere questa inutile organizzazione (utile solo a coloro che l’amministrano) che venga
    amministrata e gestita, per esempio, per concorso da magistrati appositamente incaricati dal ministero della Giustizia. Almeno avremo tolto di mezzo un fattore turbativo nel libero mercato professionale. Grazie per l’attenzione.

  8. Lucia scrive:

    @ domenico alessandro
    un commento di rara lucidità, complimenti.
    E’ una proposta che meriterebbe di essere approfondita nella sua praticabilità.
    In fondo, più che i dipendenti iscritti all’albo il vero problema ( che è più comodo tenere sottotraccia) è proprio quello sollevato da domenico.
    saluti

Lascia un Commento