La parola agli iscritti: Assemblea straordinaria dell’Ordine degli Architetti di Roma

Pubblichiamo l’intervento della collega Eleonora Carrano all’assemblea straordinaria dell’Ordine del 24 luglio 2013,  con il quale, rispondendo ai punti all’ordine del giorno, ha  sintetizzato il decennio del mandato del Consiglio. Nelle critiche puntuali abbiamo trovato un riscontro oggettivo all’operato dell’Ordine che è stato per molti versi fallimentare, a cominciare dal suo rapporto con gli iscritti.

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FORMAZIONE E ORDINI

Attualmente l’Ordine degli Architetti di Roma è dotato di tre  organismi che si occupano dei corsi per la formazione degli architetti : il Cesarch, che è una  istituzione privata, l’Acquario Romano s.r.l. società partecipata dell’Ordine, e la discussa  Fondazione privata, istituita lo scorso anno, stanziando, tra le molte proteste degli iscritti, 50.000 euro. Comparando i costi dei corsi dell’Ordine di Roma con quelli dell’Ordine degli Ingegneri di Roma, (che fattura direttamente i corsi), questi ultimi  costano mediamente meno, (in alcuni casi fino a 100 euro), alcuni sono completamente gratuiti per gli ingegneri, le docenze  sono di  prestigio e la quota annuale degli ingegneri è di 125 euro contro i 190 euro degli architetti; per l’Ordine degli avvocati invece,tutti i corsi di formazione sono gratuiti.(..) Qualcosa evidentemente non funziona, nel pachiderma Ordine di Roma  che gestisce  5 milioni di euro degli iscritti. Altra anomalia: il Consiglio ha dichiarato che la Fondazione nasce con la finalità di istituire corsi di formazione per gli architetti, ma gli stessi sono fatturati alla s.r.l. Acquario Romano, una gravissima mancanza di trasparenza per la quale chiediamo chiarimenti al Consiglio. La lettura dello statuto della Fondazione poi, ci restitutisce iniziative bizzarre e incompatibili con l’istituzione ordinistica, si va dalla compravendita di immobili  alla replica delle attuali attività  dell’Ordine e della Casa dell’Architettura: mostre, attività culturali, rivista e ovviamente corsi di formazione. Del resto, la replica onerosa è diventata la specialità di questo Consiglio: mostre e convegni sono organizzati dalla Casa dell’Architettura, dall’Acquario romano e dall’Ordine, spesso sono di discutibile interesse, valore e utilità. Se la Casa dell’Architettura è preposta alle iniziative culturali, perchè l’Ordine vuole fare altrettanto? Perchè non si attiene al DPR 137/2012 impiegando le proprie risorse per la gratuità della formazione obbligatoria ? Non si può fare a meno di osservare che questo Consiglio, appena si è profilata all’orizzonte l’opportunità di fare dei corsi di formazione a pagamento, con largo anticipo sui tempi, si è buttato anima e corpo nell’organizzazione degli stessi, senza neppure prendere in considerazione un’alternativa non onerosa per gli iscritti, come pure altri ordini professionali stanno valutando. Per questi motivi, chiedo lo scioglimento della Fondazione, perchè non legittimata dal CNA, né dal Ministero di Giustizia e perchè sfugge al diretto controllo degli iscritti.

RIFORMA INARCASSA

Purtroppo c’è poco da dire , l’Ordine degli Architetti più popoloso d’Italia e d’Europa ha un Consiglio che si è preoccupato, in vista delle imminenti elezioni dell’Ordine, di ricompattare fila e consensi della propria fazione, piuttosto che  promuovere un’assemblea straordinaria  con i propri iscritti e magari redigere una nota critica da presentare a Inarcassa. Del resto, la gestione delle molte attività “extra-Disposizioni” dell’Ordine, quali le società srl, la fondazione, i corsi a pagamento, la casa editrice, le mostre, i convegni, richiedono tempo e dedizione assoluta. Contrariamente a quanto hanno fatto  l’ordine degli architetti di Torino, di Messina, di Firenze, di Arezzo solo per citarne alcuni e dei tanti ordini provinciali degli ingegneri che hanno promosso raccolte firme, incontri con gli iscritti, petizioni e molto altro.

RIVISTA AR

E’ dal 2009 che la sottoscritta con altri colleghi, chiediamo al Consiglio di adottare delle regole trasparenti e di buon senso, come ad esempio un bando biennale, tra tutti gli iscritti, per la  direzione della casa editrice e della rivista sulla base di una proposta editoriale , come fanno gli Ordini degli architetti spagnoli, come si fa in ogni società democratica degna di questo nome. Proposta di buonsenso rimasta ovviamente inascoltata, perchè, come tutti sanno, questo Consiglio ha deciso che da 12 anni, al comando della Prospettive edizioni ci debba essere l’architetto Claudio Presta, sulle cui competenze e meriti abbiamo chiesto più volte delucidazioni senza mai ricevere risposte – né dall’interessato che pure, chiamato in causa, non ha mai ritenuto di dover dar conto a chi gli permette di svolgere il proprio ruolo retribuito – né dal Consiglio; divenendo uno dei molti dogmi di questa gestione dell’Ordine .Tornando alla rivista AR, Lucio Carbonara che proviene dal mondo dell’università, la dirige da 12 anni, è nell’interesse stesso di qualsiasi iniziativa culturale che vi sia un avvicendamento per poter dar modo a punti di vista diversi di emergere, ritengo, a maggior ragione, che lo stesso Carbonara avrebbe dovuto farsi da parte a suo tempo, senza che nessuno lo sollecitasse in tal senso. L’Ordine è espressione di una categoria professionale, eppure nella rivista, temi urgenti e stringenti quali  l’aumento dei minimi Inarcassa, la crisi economica e professionale, il confronto della professione con quella di altre realtà europee, non vengono neppure sfiorati; ritengo che sia compito del Direttore, intercettare temi di ampio interesse, per dare voce agli architetti, tutti. Quanto costa AR: tre anni fa denunciammo al Consiglio che dall’esame contabile dei bilanci di esercizio della Prospettive srl, i costi  sostenuti per la produzione della  rivista  erano superiori a quelli di mercato. Prospettive Edizioni fino al 2011, ha ricevuto finanziamenti fino a 200.000 euro, di cui 178.498,28 euro per la sola redazione e stampa di  6 (!) numeri, realizzando un costo della singola copia pari al doppio di quella di mercato; dopo la nostra denuncia, ora Prospettive s.r.l. riceve la metà del finanziamento. Inutile dire che tali verifiche non spettano agli iscritti ma ai consiglieri, che hanno, tra i loro oneri , la vigilanza della corretta spesa dell’Ordine nell’interesse degli iscritti. Facemmo anche presente che  la rivista presenta 16/17 pagine di inserzioni pubblicitarie, ancora oggi, nonostante i ripetuti solleciti, nessuno ci risponde a quanto ammonta l’indotto pubblicitario e se questo, da solo, poteva negli anni, coprirne le spese di stampa. Se dopo 11 anni, la casa editrice Prospettive oggi ha una comitato scientifico, l’iniziativa non si deve al Consiglio, ma alla sottoscritta e a un gruppo di colleghi che l’hanno richiesta e invocata per tre anni, e ora dobbiamo persino prendere atto che un membro del comitato (nominato dallo stesso Consiglio) ha pubblicato – incredibile! – quattro (!) suoi libri nella stessa casa editrice per la quale gli si chiede di essere super partes, senza che nessuno ne chieda le dimissioni! Per quanto sopra, chiediamo le dimissioni degli architetti Presta e Carbonara, rispettivamente alla direzione della Prospettive edizioni e della rivista AR perchè, indipendentemente dai loro meriti o capacità, dopo 12 anni, riteniamo esaurito il loro mandato e anche la nostra pazienza .

CONCLUSIONE

Molti colleghi, in ultima analisi, quando vogliono sostenere l’operato dell’Ordine, di solito ripetono due formule preconfezionate come testimonianza tangibile e inoppugnabile del merito: “L’Ordine di Roma è considerato un modello istituzionale d’avanguardia anche per i nostri omologhi italiani ed europei “ (quali? Per favore diteci quali ordini europei prendono a modello il sistema Ordine di Roma ) e “prima eravamo a Via Pilsudski, guardate ora che bella sede rappresentativa che abbiamo, tutti gli altri ordini ce la invidiano”. Sono affermazioni di uno schematismo disarmante e di grande indigenza critica e culturale, che non tengono conto di come l’Ordine in questi anni, altro non ha fatto  che riprodurre il modello della peggiore e asfittica politica italiana, quella che oggi tanto contestiamo, fatta di corporazioni, privilegi e privilegiati: non c’è nulla di innovativo nell’assegnazione per “chiamata” della direzione della casa editrice, della rivista e dell’Acquario Romano alle stesse persone (per dodici anni nei primi due casi, da 5 anni per dell’Acquario) tenendo fuori da una consultazione basata sul merito e sulle proposte, tutti gli altri 18.000 iscritti. Non c’è nulla di innovativo ed edificante, nel vedere i consiglieri in carica, durante il loro mandato, pubblicare i propri libri con la casa editrice dell’Ordine, dimentichi della terzietà, dell’imparzialità e dell’equidistanza imposti dal loro ruolo istituzionale. Non c’è nulla di innovativo nella notizia che i consiglieri dimissionari hanno opportunisticamente conservato le loro cariche all’interno della Fondazione e a capo della Casa dell’Architettura, adducendo a risibili distinguo burocratici e ad artifici retorici: quelle cariche le hanno avute perchè eletti dagli iscritti, dimettendosi da consiglieri e rinunciando quindi ad agire nell’interesse degli stessi iscritti, hanno il preciso dovere di rinunciare a tutto. Non c’è nulla di innovativo nel rifiuto arrogante, da parte della maggioranza del Consiglio, alla richiesta (marzo 2012) di un assemblea straordinaria, sottoscritta da 550 colleghi per discutere della neo-Fondazione privata e dei corsi di formazione. Non c’è nulla di nuovo nel furbo espediente di far votare  la Fondazione accorpandola alla voce dell’approvazione del bilancio: è così che l’Ordine ha di fatto costituito la Fondazione, in una assemblea in cui neppure veniva richiesto, a coloro che accedevano per  votare, di provare la loro appartenza all’Ordine. Non c’è nulla di nuovo infine, nell’esercizio di un potere che fa uso dell’opacità per mantenere privilegi e privilegiati . Ora basta, rispettate  gli iscritti, vogliamo una rendicontazione puntuale della reale attività svolta dalla Fondazione e il suo scioglimento immediato, vogliamo le dimissioni di chi, in carica da oltre dieci anni su chiamata diretta, gestisce i nostri soldi attraverso le società partecipate, presentando un generico bilancio senza rendere pubblici, in regime di trasparenza, i propri compensi e le singole fatturazioni. Esigiamo senso di responsabilità e serietà , vogliamo, senza infingimenti , le dimissioni da ogni carica, di chi ha rinunciato a far parte  del Consiglio,vogliamo conoscere infine, i nomi dei Consiglieri che rifiutarono a 550 colleghi il diritto di esprimere liberamente le loro posizioni, vogliamo sapere se saranno gli stessi che domani, in vista delle imminenti elezioni, in linea con la peggiore tradizione della politica italiana,ci tireranno per la giacchetta chiedendoci di votarli.

. Eleonora Carrano


22 Commenti a “La parola agli iscritti: Assemblea straordinaria dell’Ordine degli Architetti di Roma”

  1. domenico alessandro de rossi scrive:

    Condivido l’analisi tecnica, puntualissima e ringrazio per il contributo. Purtroppo sono iscritto (e coscritto) da oltre quarantanni (40!!!) all’ordine..per esercitare, quando si riesce, la cosiddetta “libera” professione. Non una volta ho visto scendere in campo l’ordine per difendere chi esercitava la professione, se non nelle occasioni in cui tale impegno non rappresentasse una ulteriore utile vetrina per coloro che direttamente o indirettamente gestiscono tale lobby professionale. Sì, perchè l’ordine come è confezionato e gestito, è nei fatti “lobby” che serve solo a coloro che tale organizzazione gestisce.
    In un paese libero, come tutti aspiriamo che l’Italia in futuro sia, non è concepibile un istituto para-pubblico-burocratico-statalista e accentratore che dietro lo schermo ordinistico gestisce in tal modo la professione. Sopprimere l’ordine è oggi impraticabile per i molti motivi che lo legano allo Stato e a tutti i suoi addentellati di potere (…), però onde evitare che codesta “macchina” si trasformi sempre più in uno strumento contro chi esercita per diritto la LIBERA PROFESSIONE e che non sia di fatto il primo strumento di concorrenza surrettizia nel mercato della professione libera (come di fatto è), proponiamo che l’albo degli architetti sia AMMINISTRATO DA COLORO CHE NON ESERCITANO LA PROFESSIONE. Proponiamo, se è così improbabile chiudere questa inutile organizzazione (utile solo a coloro che l’amministrano) che venga amministrata e gestita, per esempio, per concorso da magistrati appositamente incaricati dal ministero della Giustizia. Almeno avremo tolto di mezzo un fattore turbativo nel libero mercato professionale. Grazie per l’attenzione.

  2. Giorgio Mirabelli scrive:

    Lo straordinario entusiasmo che ha accolto l’intervento della nostra Vice-Presidente Eleonora Carrano all’Assemblea dell’Ordine e l’interesse che molti colleghi continuano a mostrare verso il nostro Movimento, anche per l’approssimarsi delle Elezioni per il Nuovo Consiglio che si svolgeranno nel prossimo mese di Settembre, ci inducono a chiedere a tutti coloro che hanno proposte, suggerimenti e/o argomenti da proporre di inviarci i loro contributi per far sì che “amate l’architettura” possa elaborare e presentare al Nuovo Consiglio che si insedierà ad Ottobre un documento “politico-programmatico” che sia espressione di almeno una parte se pur minoritaria della base degli iscritti.

    http://www.amatelarchitettura.com
    giorgio.mirabelli@fastwebnet.it
    lubril@fastwebnet.it

  3. Andrea Mazzoli scrive:

    vedo che l’intervento di Carrano per la pubblicazione è stato corretto per quanto riguarda la mia “anzianità” di servizio (5 e non 12 anni come detto in assemblea), sarà forse utile che lei sappia che l’Ordine -negli ultimi 10 anni- ha avuto una sola struttura per la formazione: se stesso, con delega all’architetto Lupinacci per la direzione dei corsi (argomenti, titoli, docenti, durata, costi …) e ad Acquario Romano per le segreteria organizzativa, logistica ed amministrativa.
    Ora questa struttura è sostanzialmente uguale ma in capo alla Fondazione.
    Il Cesarch dal 1999 è una struttura privata senza nessun collegamento istituzionale con l’Ordine (me ne dispiaccio per Marco Alcaro) ed anzi avergli affidato dei corsi senza ricorrere alla procedura di gara è probabilmente illegale.

  4. Sara Dini scrive:

    chiedo lo scioglimento della Fondazione, perchè non legittimata dal CNA, né dal Ministero di Giustizia e perchè sfugge al diretto controllo degli iscritti.Chiedo che i 200.000 euro impiegati per la rivista AR, non rappresentativa degli iscritti nella loro totalità, siano devoluti alla formazione gratuita degli iscritti stessi oppure che la cifra venga decurtata singolarmente ad ogni iscritto per diminuirne la quota d’iscrizione. Chiedo che l’Inarcassa metta nuovamente a disposizione degli iscritti i suoi sportelli sempre aperti, almeno 2/3 giorni a settimana, che con tutti i soldi che gli diamo la prenotazione on line non è neanche garantita – esperienza provata dalla sottoscritta – per poter in ogni momento usufruire di un servizio di cui abbiamo diritto. visto i minimi che paghiamo.

  5. Alessandra Zarfati scrive:

    Da quando il Ce.S.Arch è stato fondato, gli è stata affidata, su delibera del Consiglio dell’Ordine, l’organizzazione di tutti i corsi abilitanti per architetti: di specializzazione in Prevenzione Incendi ( ai sensi del D.M. del 5 agosto 2011 ex L.818/84) e sulla Sicurezza dei Cantieri Edili (in base al DLgs. 81/08 ex L.494/96), oltre ad aver condiviso numerosi protocolli d’intesa sul tema della formazione.
    Il Centro Studi era nato a questo scopo, in quanto derivazione dell’Ordine stesso.
    La struttura di formazione dell’Acquario è successiva.
    Per fare chiarezza ancora una volta, il CesArch è un’associazione senza fine di lucro, nata da una delibera del Consiglio dell’Ordine del 16/04/1990, per volontà degli iscritti, che a questo scopo si sono espressi successivamente in sede di Assemblea.
    I principi fondamentali per cui è stato fondato sono:
    – Il Ce.S.Arch. è economicamente indipendente dall’Ordine, in modo che la formazione di qualcuno non gravi sulle quote di iscrizione di tutti
    – È un”Associazione”, per far sì che le cariche del Consiglio Direttivo scaturiscano da elezioni democratiche
    – è “senza fini di lucro” perché tutti gli eventuali profitti siano rinvestiti nella formazione degli iscritti o in attività culturali.
    Oggi, invece di diffondere false informazioni, la cosa migliore sarebbe unire le competenze e le energie di quanti fino ad oggi si sono occupati di formazione, per contribuire con trasparenza alla nascita, all’interno dell’Ordine stesso, di una organizzazione di eccellenza. In un momento di crisi, è un’opportunità che contribuirebbe a far recuperare spazio professionale e di credibilità.
    P.S. il CesArch “non è Marco Alcaro” bensì è un’associazione senza fine di lucro, gestita e rappresentata dal Consiglio Direttivo, democraticamente eletto dall’assemblea dei socii, alla cui carica attraverso gli anni si sono avvicendate molte persone, fra cui Marco Alcaro.

    Alessandra Zarfati- Presidente del C.D. del Ce.S.Arch

  6. Andrea Mazzoli scrive:

    cara Alessandra, credo di aver dimostrato che personalmente non ho nulla contro il CeSArch (ma neanche contro la Fondazione: è questo il problema) e pertanto ci tengo a precisare che non diffondo false informazioni. Tu sai perfettamente che lo “stato giuridico” (non so come chiamarlo) del CeSArch è stato variato a partire dal 1999 ed è allora che è diventato una Associazione privata. Quanto a Marco Alcaro mi sono riferito a lui giacchè durante il mio intervento sembrava mi si volesse scagliare contro accusandomi, anche lui, di dire falsità. Quanto agli avvicendamenti attraverso gli anni basta andare sul sito del CeSArch per verificare la sostanziale permanenza nel consiglio direttivo, sia pure democraticamente eletto, delle stesse persone (Alcaro, credo con la qualifica di tesoriere, è lì dal 1999 -appunto).

  7. E.Carrano scrive:

    Risposta a Mazzoli

    Nell’intervento vi è stata un imprecisione circa la durata in carica di Mazzoli, che è per l’appunto di cinque anni e non di docici; rimane corretto invece, il fatto che Mazzoli come gli altri colleghi che dirigono casa editrice e rivista, siano stati incaricati per chiamata diretta e non sulla base della valutazione delle loro proposte e curricula, a seguito di un’ ampia consultazione rivolta a tutti gli iscritti all’ordine.
    E’ certamente utile che io sappia – come del resto tutti gli iscritti dovrebbero sapere -quanto dice Mazzoli circa la direzione dei corsi, ma ritengo che sarebbe stato più utile saperlo all’ inizio del suo mandato invece che sul volgere del suo termine e in calce a un post . Forse, queste indicazioni si dovevano leggere sul sito ufficiale dell’Ordine per non dare adito a fraintendimenti; un atto di trasparenza dovuto che non c’è stato e che lascia il campo a molta confusione e a libere interpretazioni. Rimane però il fatto, che sullo statuto della Fondazione non viene menzionato l’Acquario Romano che risulta essere invece la società che fattura i corsi di formazione, non aiutando in questo modo, la comprensione di quello che sembra il rompicapo delle scatole cinesi.
    A titolo di esempio, posto quanto inviato da Lupinacci circa i corsi della Fondazione
    MODALITA’ D’ ISCRIZIONE Al CORSO di aggiornamento sulla sicurezza di 40 ore date 15/22/29 aprile 8 e 9 maggio:

    “Per l’iscrizione al corso è richiesto il pagamento anticipato, in un’unica soluzione, nelle seguenti modalità: con bonifico bancario intestato a Acquario Romano Srl – Banca Carige Italia ag.16
    IBAN: IT 75 E 03431 05088 000000057780 – descrizione: iscrizione corso sig, arch. “…”
    con assegno bancario o in contanti direttamente in sede, accordandosi con l’uff. amministrativo:
    Lara Tiberi, telefono 06. 97 60 45 15 – mail amministrazione@acquarioromano.it
    Se si sceglie la modalità del bonifico bancario, è OBBLIGATORIO l’invio della distinta di pagamento tramite mail (amministrazione@acquarioromano.it) o tramite fax (06. 97 60 45 81) e la compilazione del seguente modulo di comunicazione dei dati personali OBBLIGATORI per l’emissione della fattura.In caso di mancata compilazione non potremo procedere alla registrazione del suo pagamento.”

  8. Il tema della rivista AR mi sembra un tema cruciale, un punto attraverso il quale poter iniziare lo scardinamento di un sistema ormai incancrenito.
    Vorrei entrare nel Merito: ho vissuto e lavorato per cinque anni a Madrid dove la fondazione e l’ordine propongono agli iscritti una rivista di qualità a dir poco eccezionale al cui confronto la rivista AR non potrebbe nemmeno essere chiamata opuscolo. Ogni numero affronta un tema architettonico o uno sguardo su una città del mondo e cerca di trovare parallelismi con la capitale spagnola. La qualità della carta, il numero di pagine (quasi il triplo di AR),la grafica, le foto, il formato, chi vi scrive (sempre autori differenti), i progetti seezionati e soprattutto un comitato di redazione che lavora assieme ad un gruppo di consiglieri (tutti iscritti) di fama internazionale. Insomma alla fine ne esce fuori un prodotto che “ti evita” di doverti comprare altri periodici, in quanto ti aggiorna e ti “stimola” culturalmente, cosa che, con tutto il rispetto per chi vi scrive, raramente la nostra rivista riesce a fare, con il risultato che pochi usano la rivista AR come strumento di lavoro, pochi la espongono nei propri studi e pochi la leggono, in quanto oltretutto non invoglia, con una grafica arretrata da giornale di quartiere, con una qualitá della carta che incita ad un rapido “smaltimento”.
    Non credo che alla rivista dell’ordine, come segnala l’architetto Carrano, manchi l’attuale dibattito sull’INARCASSA, che a mio giudizio non dovrebbe essere ospitato sulla rivista: sono convinto che manchi molto di piú.

  9. archilab scrive:

    l’intervento della Carrano è la sintesi perfetta dello status di un “ente inutile”, autoreferenziale, spocchioso, opaco, clientelare, costosissimo…
    Voltiamo pagina, Chiudiamo quest’inguardabile accolita di fattorini del potere, Rifondiamo una Spazio per l’Architettura trasparente, luminoso, accogliente, che guarda al futuro.
    Diamo voce al contenuto.
    Per farlo bisogna essere in 17.000, spargi la voce

  10. Alessandra Zarfati scrive:

    Caro Andrea, tu sai che, come ho dimostrato da tempo, anche io non ho preconcetti verso nessuno, ci conosciamo quasi tutti da molti anni, ci stimiamo e queste ostilità mi sembrano grottesche. Non condivido invece l’impostazione, all’interno dell’Ordine, della delega di alcuni servizi, la mancanza di trasparenza, la mancanza di democrazia nelle decisioni e la chiusura alla partecipazione. Non condivido neanche la diffusione di informazioni imprecise, come sta avvenendo da più parti negli ultimi tempi. Invece di sprecare energie nelle ostilità dovremmo avere tutti un obiettivo comune, unendo le forze e le capacità.
    Quanto al C.D. del CesArch, alcuni vi appartengono da più anni, altri da meno. C’è stato comunque un ricambio considerevole, anche delle deleghe. Marco Alcaro è il tesoriere, ha avuto il grande merito di riportare in attivo un bilancio deficitario ( non è facile!) e dunque il suo contributo è molto importante.

  11. archilab scrive:

    @alessandra zarfati
    ostilità grottesche?
    informazioni imprecise?
    l’efficace intervento della Carrano, in un susseguirsi di proposte balbettati sulla professione, le competenze, gloriosi passati ecc. ecc. è stato l’unico discorso degno di nota in un’assemblea (questa si grottesca, se valutiamo i presenti rispetto agli iscritti). La Carrano, che non ha affondato (forse per una decenza che condivido) le mani nella pochezza, nelle bassezze perpetrate in questi ultimi anni da quei pochi, che approfittando del disinteresse (a volte ingiustificato) dei molti, hanno ridotto a misera dimora quella che una volta era la Casa dell’Architettura.
    Sarebbe utile che la collega Zarfati o chi per lei, che rispondesse a poche semplici domande:
    Chi ha voluto la Fondazione?
    Quanti soldi è costata all’Ordine la Fondazione?
    Chi ha autorizzato la Fondazione ad erogare corsi a pagamento duplicando o triplicando le offerte formative in corso?
    Dove sono finiti i soldi che la Fondazione avrebbe incassato formando migliaia (?) di persone, come dice la Lupinacci nella mail che ha inviato?
    Chi ha incaricato la Lupinacci a coordinare la formazione usufruedo degli spazi dell’ordine?
    Come sono legate le soc. Acquario Romano srl, Cesarch, Prospettive Edizioni srl con l’Ordine?
    Gentile collega Zarfati, c’è del marcio in Danimarca…

  12. m.crisanti scrive:

    i soldi sono un grande mistero, all’ultimo Corso aggiornamento Coordinatori la Lupinacci dichiarava che erano stati formati 1.600 colleghi. Poichè io ho pagato €.300 x 1.600 = €. 480.000, le aule poi erano gli interrati della Casa dell’Architettura che non dovrebbero essere inseriti nei costi.
    Giovanni Falcone diceva: “segui i soldi e troverai la …….”

  13. Alessandra Zarfati scrive:

    @ archilab
    Caro collega ( chi sei ? perché non ci metti la faccia?) hai sbagliato l’obiettivo sul quale scagliare la tua indignazione, INFORMATI. In parte si può capire anche dai commenti, bastava leggere con attenzione

  14. Marco scrive:

    chissà dove era Federico Colella quando la Carrano già diversi anni fa, in assemblea di bilancio portò i bandi di concorsi degli ordini degli architetti del Coac e di quello di Madrid e, costi alla mano, spiegava e invitava il Consiglio a fare un bando tra gli iscritti. io c’ero a quell’assemblea e votai contro il bilancio proprio dopo aver ascoltato diversi interventi della Carrano . Adesso che ci sono le elezioni tutti si svegliano e si indignano e hanno pronte le ricette per un Ordine migliore, ma prima dove eravate? Colella, per esempio lei dove stava?
    Marco

  15. contributi_addio scrive:

    Guardando dalla lontana periferia dell’Italia, mi domando, se questo è quello che avviene a Roma, e allora da noi?
    http://it.wikipedia.org/wiki/Dum_Romae_consulitur,_Saguntum_expugnatur
    A mio avviso, la discussione, prima che sui temi degli iscritti, deve essere sulla natura degli ordini. Se dopo l’articolo fatto dalla collega Carrano su chi rappresenta i professionisti, si continua a criticare l’assenza di presa di posizione sulla riforma previdenziale Inarcassa 2012, significa che anche chi ha le migliori intenzioni per uscire dallo stallo, involontariamente alimenta il corto circuito della rappresentanza inesistente.
    Ciò conferma che solo l’abolizione degli ordini può sperabilmente portare alla nascita di un sano dibattito, ma 70 anni di eredità fascista non si cancellano nello spazio di un pomeriggio estivo.

  16. Giorgio Mirabelli scrive:

    Non trovo molto interessante entrare nella “desolante” resa dei conti tra Acquario Romano e CeSArch, ma l’arch. Mazzoli che interviene per la seconda volta sul nostro sito per precisare il “nulla”, penso che meriti una risposta. La prima volta, un po’ di tempo fa, aveva rilasciato una “dichiarazione spontanea” per farci sapere che il suo “emolumento” per la carica di Presidente dell’Acquario Romano era di “soli” 20.000 Euro annui più qualche Royalty di cui non ha ritenuto necessario comunicare gli importi. Ma queste cifre, che dovrebbero fare parte di un Bilancio allegato a quello Generale dell’Ordine, non sono mai state rese note, però l’arch. Mazzoli ci teneva a sottolineare che chiunque poteva andare a bussare alla porta del suo ufficio e avrebbe potuto visionare il Bilancio dell’Acquario Romano. Una “presa visione ad personam” in linea con i tempi che corrono, non si nega a nessuno. Non ricordo bene se la cosa doveva avvenire previo “appuntamento e/o prenotazione” e perchè questa “bellissima operazione trasparenza” non sia stata poi trasferita anche sulle altre partecipate “Casa dell’Architettura”, “Casa editrice e Prospettive edizioni” etcc… Altra cosa che si era dimenticato di dirci, ma un momento di amnesia capita a tutti, era come ed in base a quale criterio era stato scelto per la carica di Presidente dell’Acquario Romano, ma queste, come direbbe il grande Totò, sono “quisquilie”. Oggi invece l’arch. Mazzoli riprende l’arch, Carrano che aveva impropriamente detto che erano 12 gli anni di “anzianità”, invece che 5, se ci riferiamo alla sola Presidenza dell’Acquario Romano. Perchè se parliamo di “anzianità di servizio”, le “affinità elettive” all’interno dell’Ordine, a meno di un caso di omonimia, dell’Arch. Mazzoli iniziano nel 2001 (12 ANNI FA) quando fu eletto Consigliere (con la bellezza di 2761 voti) e poi Vicepresidente dell’Ordine nel primo “gruppone Schiattarella” che inaugurava quel “ciclo micidiale” di 12 anni appunto, che speriamo si sia oramai concluso. Poi, chissà perché, (dopo 4 anni di Vicepresidenza) nel 2005 si candidò da solo raccogliendo 119 onorevoli e dignitosi voti ed inaugurando anche una procedura che poi ha fatto scuola, come sappiamo, quella della “Lettera aperta agli architetti romani”. Da quella lettera alcune affermazioni ci aiutano a capire il “travaglio interiore” per quella scelta:
    “Naturalmente, come Vice Presidente uscente, rivendico un ruolo non secondario in tutte le importanti iniziative di rafforzamento e promozione dell’Ordine realizzate negli ultimi cinque anni. In particolare il Libro Bianco sulle irregolarità degli incarichi conferiti dalla Pubblica Amministrazione e la Gestione del Progetto e dell’Appalto per la trasformazione dell’Acquario Romano in Casa dell’Architettura e sede dell’Ordine”. Peccato che poi, forse per un altro momento di amnesia, si sia dimenticato che anche l’Ordine è un Ente Pubblico e che forse andava spiegato meglio che cosa voleva dire “Gestione del Progetto e dell’Appalto” e a che titolo aveva svolto quell’incarico, visto la carica istituzionale di Vicepresidente dell’Ordine che ricopriva. Sono gradite delucidazioni in merito.
    “…in ogni campagna elettorale si fanno delle promesse e si prendono degli impegni…………Io, semplicemente, garantisco il mio impegno per: un controllo più severo sui contenuti etici della professione: la difesa degli architetti perbene passa anche per la via di azioni legali e disciplinari contro chi – professionisti, imprese, committenti – elude le prescrizioni di legge”
    Ecco questo era il “Mazzoli pensiero” nel 2005, poi è diventato Presidente dell’Acquario Romano.

  17. Andrea Mazzoli scrive:

    Giorgio Mirabelli buongiorno, e buongiorno a tutti gli altri –naturalmente,
    ostilità grottesche –e preconcette, aggiungerei- mi sembra una buona definizione: vittima incolpevole proprio Alessandra ZARFATI messa in mezzo da ARCHILAB (ma chi è) addirittura e paradossalmente sulla costituzione della Fondazione che certo lei, come Presidente del CeSArch, non ama particolarmente.
    A Mirabelli, che con lodevole costanza segue la mia attività, devo alcuni chiarimenti, anche linguistici:
    • nessuna “dichiarazione spontanea” ma semplicemente una risposta, che mi sembrava bene educata, ad un articolo su Acquario Romano srl;
    • il bilancio di Acquario Romano srl è sempre stato allegato a quello dell’Ordine e distribuito prima e durante le varie Assemblee di Bilancio (in tali Assemblee il troppo impegno nelle ostilità di cui in apertura ha evidentemente distratto alcuni iscritti), da quest’anno è stato messo on line sul sito dell’Ordine (dove è ancora reperibile). Non posso evidentemente spiegare perché questa bellissima operazione trasparenza non sia stata adottata (ammesso che cosi sia) dalle altre società partecipate dall’Ordine, posso però dire che anche il bilancio di Prospettive è reperibile sul sito dell’Ordine ed ancora una volta chiarire che la Casa dell’Architettura non ha alcuna forma giuridica: è un Comitato Tecnico Scientifico composto da sette membri nominati in forma paritetica dal Comune di Roma e dall’Ordine;
    • capisco bene la riluttanza di navigati cibernauti ad incontrarsi di persona (dire, sostenere ed argomentare le proprie idee mettendoci la faccia è un po’ più difficile –si rischia di cambiare opinione!- che scrivere un commento in forma più o meno anonima) , non pensavo di dare pubblico scandalo dichiarandomi disponibile ad illustrare personalmente a chiunque i dati di bilancio della srl. Nel mio commento non erano previste modalità per incontrarmi, per questo Mirabelli non ricorda: di fatto io sto quasi sempre all’Acquario ed a disposizione di chiunque … perfino dei colleghi!
    • Sono iscritto all’Ordine di Roma da quasi 40 anni (spero che questo non costituisca una colpa, anche se a volte un sospetto viene anche a me) ed ho cominciato ad interessarmi pubblicamente della cultura del progetto “alla piccola scala” a metà anni ’70. Nei primi anni ’90 ho corso il rischio di ritrovarmi tra i fondatori del CeSArch (fui invitato da Ernesto Rampelli e partecipai forse ad un paio di riunioni), “rischio” che ho evitato perché impegnato nella costituzione di una associazione che si opponeva alla “milanocentralità” dell’ADI (In Forma Azione, attiva fino a che l’ADI non ha a sua volta istituito le delegazioni territoriali): questo per dire che la mia “attività di servizio” comincia da ben più di 12 anni ed è grazie ad essa che nel 2001 fui invitato a candidarmi al Consiglio –per altro anche dal carissimo amico Francesco Montuori che con Bilò si presentava in una lista alternativa al gruppone Schiattarella (i 12 anni sono però quelli in cui ho condiviso in linea generale le scelte di Amedeo Schiattarella e del suo ciclo micidiale, scelta ahivoi condivisa anche dalla maggior parte degli architetti che hanno partecipato a tutte le elezioni avvenute in tale periodo, mi sembra);
    • nel 2005 mi candidai autonomamente perché, in disaccordo con Amedeo (ebbene sì, qualche volta è capitato anche questo), ritenevo altamente improbabile che gli architetti votanti si sarebbero sobbarcati il fastidio di scrivere 15 nomi e cognomi di fila su schede bianche come previsto dalla riforma vergognosamente sostenuta dal CNA (il cui obiettivo più importante era appunto quello di avere Consigli non più votati su una lista rappresentativa di un progetto omogeneo e condivisibile ma composti da eletti sparpagliati e scelti non si capisce come): ero convinto che si sarebbero limitati ad indicarne non più di 3/4 e per sostenere questa convinzione mi sono presentato tranquillamente da solo, senza nessun travaglio interiore. I risultati hanno dimostrato che aveva ragione Amedeo ed io torto;
    • per i lavori di adeguamento dell’Acquario a sede dell’Ordine io, come Responsabile Unico del Procedimento, ho curato la progettazione preliminare e l’andamento dei lavori. Sono stato scelto all’interno del Consiglio perché ritenuto più competente degli altri allo svolgimento di tale incarico proprio per la mia familiarità con la progettazione alla piccola scala (allestimento, arredamento, design, ristrutturazione …): tale familiarità –con l’impagabile contributo di Paola Maugini- ha consentito di avere elementi di arredo, pareti divisorie, sistema di illuminazione, sedute senza sostenere nessun costo (vantaggio che si è ripetuto più volte: per ultima la nuova pavimentazione della sala centrale che è stata fornita gratuitamente, Acquario Romano srl ha pagato la sola messa in opera). Tale incarico è stato svolto senza percepire compensi;
    • nella cosiddetta “dichiarazione spontanea” ho anche fornito alcuni dati sulla mia attività professionale (non è mancato il commento acido di chi non li ha ritenuti “impressionanti”) che ho qui ancora ampliato; dato che non mi sono scelto da solo per la carica che ricopro la domanda andrebbe rivolta al Consiglio che mi ha nominato prima nel CdA della società (con Cristian Rocchi e Marco Vivio) e poi Presidente. Non mi nascondo che l’amicizia con Amedeo –vecchia di oltre quarant’anni e di cui meno vanto- ha influito sulla mia nomina, spero anche un poco le mie competenze (per avere un mio curriculum, sono spiacente, bisognerà chiedermelo di persona);
    • comunicare gli importi delle royalty, proprio per le loro caratteristiche di variabilità, è abbastanza fuorviante: comunque essi per l’anno passato hanno ammontato a circa 20.000,00 euro di imponibile;
    • sull’ultima riga, caro Mirabelli, preferisco non commentare: voglio credere che non nasconda un insulto.
    Ad Eleonora CARRANO devo una ulteriore nota: sono d’accordo che una serie di spiegazioni si dovrebbero leggere sul sito ufficiale dell’Ordine, io mi sono limitato ad intervenire quando sono stato tirato in ballo e se l’ho fatto con un post ed alla fine del mio mandato è soltanto perché con questi strumenti ed in questi tempi sono state chiesti chiarimenti che, per quanto di mia competenza, mi è sembrato corretto fornire. In fine su rapporto tra Fondazione ed Acquario Romano vorrei sinteticamente aggiungere che dopo un avvio ufficiale “alla grande” (mi risulta una votazione all’unanimità del Consiglio) alle attività della Fondazione –che per il momento sono addirittura sospese- sono state frapposte una serie di difficoltà (come la mancata erogazione dei famosi 50.000,00 euro con conseguente impossibilità di aprire conti correnti, ecc.) che hanno creato quello che tu chiami il rompicapo delle scatole cinesi.

  18. Andrea Mazzoli scrive:

    P.S. aggiungerei che sul sito ufficiale di Amate l’Architettura si dovrebbe poter scoprire chi siete e con quali cariche: io non ci sono riuscito (lo chiedeva anche Pippo Ciorra all’avvio della vostra attività)

  19. Giulio Paolo Calcaprina scrive:

    Caro Mazzoli, hai ragione (come ne aveva Pippo Ciorra) a chiedere di pubblicare l’organigramma di Amate l’Architettura sul nostro sito.
    L’avvicendamento della presidenza tra me e Antonio Marco Alcaro, unita ad una serie di problemi tecnici al blog, ci hanno impedito finora di operare una “manutenzione straordinaria” al sito e perciò di pubblicare una pagina dedicata alla composizione del gruppo direttivo.
    Mi assumo personalmente l’impegno a pubblicarla entro il mese di settembre.
    Ti ringrazio per l’attenzione e per i commenti.
    Giulio Paolo Calcaprina, presidente di Amate l’Architettura

  20. Francesco scrive:

    A proposito di nomi, direi, caro Mazzoli,
    che bisogna proprio mancare del piu’ elementare senso della misura e possedere una buona dose di arroganza, per sentirsi in diritto di bacchettare e accusare un’associazione privata (che non usa i soldi dei colleghi) di mancata trasparenza, quando dell’Acquario Romano che tu presiedi , non si possono sapere i nomi del personale, che sono una voce rilevante delle spese sostenute dall’ordine e quindi degli iscritti. Che ne dici, riuscirai prima della fine del tuo mandato che scade a giorni a farla seriamente,attraverso l’Ordine e non nei blog e su FB , questa tanto attesa e disattesa “trasparenza” ?

  21. Andrea Mazzoli scrive:

    caro Francesco, ho capito qual’è il trucco: alzare sempre più l’asticella. Tra un po’ qualcuno vorrà sapere quali sigarette fumo … e come le pago !

  22. francesco scrive:

    Caro Mazzoli,
    ancora una volta dimostri di non avere il senso della proporzione:
    quello che ti fumi non interessa a nessuno, la pubblicazione dei nomi dei dipendenti invece, non sarebbe una tua regale concessione, ma un atto dovuto: ti informo, qualora non lo sapessi, che è già in vigore dallo scorso 20 aprile, il decreto legislativo 14 marzo 2013, n.33 recante”Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”

    l’ambito di applicazione riguarda anche le società partecipate dalle pubbliche amministrazioni e alle società da esse controllate ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile. (Legge 6 novembre 2012, n. 190, Art. 1 commi 15 – 33) (..) a) Gli obblighi di trasparenza
    Le Società individuate dall’art. 11, comma 2 devono pubblicare e rendere accessibili le informazioni relative: – ai procedimenti amministrativi, secondo criteri di facile accessibilita’, completezza e semplicita’ di consultazione,(…) d) concorsi e prove selettive per l’assunzione del personale e progressioni di carriera di cui all’articolo 24 del citato decreto legislativo n.150 del 2009. (comma 16)

    Ma ovviamente, caro Mazzoli, puoi continuare a far finta di niente,
    speriamo solo che le nuove elezioni portino all’Ordine una ventata di aria fresca e le facce nuove di colleghi ai quali,quando si chiederanno chiarimenti sulle spese sostenute, non assumeranno atteggiamenti seccati per lesa maestà, ma risponderanno con serietà, per iscritto e in modo esauriente.

    Cordialità
    f.t.

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