“Ridare la parola agli iscritti”: andatevene

In occasione del 90° anno dalla nascita del sistema ordinistico, a dimostrazione di cosa siano divenuti gli ordini professionali, il Consiglio dell’ordine degli architetti di Roma, lo scorso 24 giugno, ha messo in scena l’ultimo atto di una discussa e discutibile gestione ultra-decennale che ha raggiunto il suo apice pochi mesi fa, con l’imbarazzante lettera di dimissioni dell’ex presidente Schiattarella, e che in questi giorni sta avendo il suo epilogo farsesco.

Lasciando da parte il riserbo dovuto all’istituzione che rappresentano, e superando di molto la misura del ridicolo, del buon gusto e del rispetto che pure devono ai 18.000 iscritti, i consiglieri dimissionari Loretta Allegrini, Andrea Bruschi, Orazio Campo, Enza Evangelista, Alfonso Giancotti, Aldo Olivo, Francesco Orofino, fanno volare stracci sulla pubblica piazza all’indirizzo dell’altra metà del Consiglio. Nel momento di maggiore difficoltà per gli architetti, alle prese con la sopravvivenza professionale e gli aumenti dei minimi di Inarcassa, i Consiglieri dimissionari, in vista delle imminenti elezioni dell’Ordine, non trovano di meglio da fare che coinvolgere gli iscritti nelle loro zuffe per la corsa alla poltrona della presidenza dell’Ordine. Con una lettera aperta dal titolo strumentale: “Ridare la parola agli iscritti”, questi ultimi vengono tirati per la giacchetta su questioni per le quali, negli anni passati, il Consiglio si è guardato bene dal coinvolgerli e interpellarli: libreria, casa editrice, società partecipate, fondazione, formazione obbligatoria, squadra di calcio.

Dimostrando di non avere familiarità con il confronto democratico e di non conoscere la differenza tra il diritto di critica e la diffamazione, i Consiglieri dimissionari si gettano a corpo morto in un’appassionata quanto confusa e coincitata dissertazione, lanciando accuse, facendo allusioni e rivendicando il rivendicabile su fatti incompresibili ai più, in una baraonda che evoca sconosciute azioni contro il CNACCP, rendite di posizione, dimissioni dell’ex presidente, teorie complottiste, libreria e casa editrice; in quella che sembra, più che una comunicazione agli iscritti , un esercizio di alta portineria e un regolamento di conti interno al Consiglio. Lo spaccato offerto, suscita sconcerto e sconforto in chi legge, nonostante le punte di comicità involontaria; una per tutte: i Consiglieri dimissionari,  chiedono per mezzo della lettera indirizzata agli iscrittiai Consiglieri della “fazione avversa”, con i quali per anni hanno condiviso, gomito a gomito, camera di consiglio e delibere, di dimettersi in blocco, .

Amate l’Architettura nel gennaio scorso aveva chiesto le dimissioni dell’intero Consiglio, forse, con meno arroganza e maggior senso della misura, ci sarebbe stato risparmiato lo spettacolo deprimente e poco decoroso della lotta intestina per la poltrona e, l’anacronistica, arroccata difesa, di un modello ordinistico assolutamente inadeguato e autoreferenziale .

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4 Commenti a ““Ridare la parola agli iscritti”: andatevene”

  1. Mariamazzei scrive:

    sembra la tenzone delle lavandaie de <> di De Simone

  2. Giuseppe Rinaldi scrive:

    Può essere tenzone da “lavandaie”? Anche. In realtà, scomparso Schiattarella (cui va riconosciuta, nel bene e nel male, una statura politica che gli emuli non hanno) dall’orizzonte ordinistico romano, la cosa si è spaccata come un cocomero. Poteva andare diversamente? Certo no. La cosa più gustosa (e più penosa) è la lettera dei Colleghi dimissionari inviata a tutti gli Ordini d’Italia, quasi un’autoattestazione d’insufficienza. Un rivendicare fasti e nefasti che con la tenuta di un Albo (che è ciò che dovrebbe fare PER LEGGE un’Ordine) non ha niente a che fare. Ma in questo paese di pulcinella proprio ciò che non si può fare si rivendica a gran voce; rendendo palese proprio ciò che si è affannosamente cercato di nascondere, al volgo e all’inclita, negli anni belli di Fondazioni, Società partecipate, Librerie, Case Editrici: cioè che quello interessa non è la tenuta dell’Albo (che ormai è diventata la cenerentola degli interessi), e neppure semmai i servizi agli Iscritti (che sarebbe l’unica foglia di fico rimasta a lor signori) ma ben più concrete realtà. E proprio Orofino mi viene a fare il pistolotto sul ridare la parola agli Iscritti, lui che a Lucca- all’assemblea di titubanti Ordini proSchiattarella- provvide a togliercela (con la taciturna connivenza del nostro Presidente di allora). Il conato partecipativo del nostro gruppetto di “dissidenti” che gli smontava la macchinina ordinistica, si doveva troncare. Era ora che si dimettesse- nessuno ne sentirà la mancanza: a quando le sue dimissioni anche dalla vicepresidenza di In-Arch? E che dire poi del (da lui/loro) invocato tragicomico dramma della Fondazione Antonino Terranova così ben preparata per gestire il redditizio business, per tanti anni accarezzato dal sistema ordinistico, della Formazione Permanente Obbligatoria? O che fine farà la tanto agognata macchinina che potrebbe finire in mani non sicure? Poi, ma non sono un’esperto giurisperito ordinistico, che mi viene a significare la nient’affatto certa equazione dimissioni- accelerazione delle elezioni? Mica ha dato forfait l’intero consiglio? Semplicemente verranno rimpiazzati dai primi sette in classifica subito dopo di loro! Quindi tranquilli! Dopo di loro nessun “Après moi le deluge”! Come direbbe Franceschiello: “ve ne siete jut’? E Jatevenn’ con dignità! …State ancora accà? Ma jatevenn’, Oì!”

  3. Adreas scrive:

    Beh è chiaro che l’andarsene prima del tempo mostra palesemente un furbo tentativo di cogliere alla sprovvista altre possibili liste, magari di gente nuova che aspira oramai da tempo ad un ricambio dei bronzi di ciRipiace alla n, che sembrano stare, li, immobili da millenni!

  4. […] si dichiaravano intenzionati ad andare avanti compatti. Lo scorso giugno, ecco la lettera “ridare la parola agli iscritti” con la quale sette Consiglieri si dimettevano  condividendo i propri crucci e contrarietà con gli […]

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