Sull’Architettura ecclesiastica

Un commento di Moreno Capodarte ad un articolo di Eleonora Carrano apparso su Il Fatto.

“Condivido gran parte dell’articolo di Eleonora e mi riferisco, soprattutto, alle considerazioni critiche oggettivamente fatte dalla collega e che tutti possono facilmente verificare documentandosi in relazione ai concorsi banditi, in questi ultimi 20/25 anni, dalla Pontificia Opera per la Preservazione della Fede e la Provvista di Nuove Chiese in Roma e dalla Conferenza Episcopale Italiana; non sono d’accordo, invece, quando si viene presi dalla foga della scrittura e ci si imbatte, probabilmente in maniera inconsapevole, in affermazioni che sembrano scaturire da una furia iconoclasta dalla cui lettura possono emergere errate affermazioni circa l’essere “passatista” o “formalista”.

Secondo il mio modesto parere (avendo progettato e/o diretto e seguito la realizzazione di n. 3 chiese negli anni ’90 ed una piccola cappella nel 2012) non si tratta di essere Guelfi o Ghibellini ma di essere semplicemente consapevoli che, nell’affrontare il tema “chiesa”, il segno, il gesto, l’ispirazione contengono, al loro interno ed in modo inscindibile, le componenti culturali, artistiche, liturgiche e interiori che danno all’organismo architettonico la riconoscibilità di edificio sacro e ne fanno riconoscere e sentire, ai fedeli e non solo, il valore religioso.

In merito ai “passatisti” e ai “formalisti” riporto alcuni brani di interviste rilasciate da Paolo Portoghesi e da Vittorio Gregotti sul tema:

P. Portoghesi – 1990:

“Le vicende della chiesa-assemblea non somigliano a quelle della spontanea interpretazione cristiana dei tipi ereditati dal mondo antico ma piuttosto alle vicende della chiesa spettacolo voluta in coincidenza della riforma cattolica e codificata nel trattatello di San carlo Borromeo. Gli architetti hanno avuto una serie di indicazioni e di richieste e di là sono partiti alla ricerca di un tipo partecipe delle suggestioni del teatro, della sala da concerti, della conference-hall e della chiesa a pianta centrale o addirittura della chiese con l’ingresso sull’asse minore……..l’eccesso di libertà e gli equivoci del funzionalismo hanno determinato nella ricerca tipologica tanto i primi entusiasmi che le successive stanchezze. Adesso che la crisi del Movimento Moderno ha rimesso in discussione l’azzeramento dei codici tradizionali e le metodologie analitiche di progettazione, sembra giunto il momento di riprendere in modo creativo il tema della chiesa assembleare, superando il limite della ricerca condizionata in direzioni opposte dalla neutralità simbolica e dalle ambizioni scenografiche o gestuali……..” .

V. Gregotti – 1990:

“Qualunque sia – scriveva Hegel nell'”Estetica” nel 1836 commentando la questione (la mutata relazione tra pratiche artistiche e religiose) – la dignità e la perfezione che possiamo trovare oggi nelle immagini di Dio Padre e della Vergine Maria, tutto ciò è inutile; le ginocchia non si piegano più”, intendendo con ciò che con li divorzio tra arte e religione qualcosa di di profondo e fondamentale era cambiato anche nel mondo dell’arte, che aveva perduto alcune delle sue dimensioni fondamentali.

Questa condizione non è oggi sostanzialmente mutata ed è con essa, con la crisi stessa dell’idea di monumento come memoria collettiva, con l’accumularsi di una diversa tradizione scientifica e razionale, che si misura chi si accinga a progettare chiese. Che si faccia dell’edificio chiesa uno strumento funzionale più complesso……..che esso sia stato interpretato con personale grandezza architettonica e religiosa da qualche importante personalità (Le Corbusier, Alvar Aalto o Auguste Perret) ciò non restituisce al monumento chiesa la dignità urbana che ha per secoli posseduto, non rimuove lo stato di crisi che deriva dall’essere divenuta solo una delle molteplici componenti della città moderna……..Con la messa in discussione dei principi ideali del moderno si è aperta la possibilità di una interpretabilità infinita del reale che non corrisponde affatto ad una autentica articolazione di ipotesi tra di loro a confronto  ma purtroppo assai sovente ad una semplice variazione, sensibile alle mode dettate dalla comunicazione di massa che ad una intima necessità. Quindi nessuna ricerca di di autentiche differenze che sono il fondamento dell’opera creativa, ma piuttosto un sistema di ridondanze e ritrasmissioni di cui si è persino perduta la la traiettoria della originaria ragione espressiva…….”.

Termino invitando chi ne ha interesse e vuole conoscere la complessità del tema a leggersi quanto segue:

– La progettazione dello spazio liturgico – Concorso nazionale per tre nuovi complessi parrocchiali – Diocesi di Milano – Centro Ambrosiano di Documentazione e Studi religiosi – 1990;

– Guida alle nuove chiese di Roma – Gangemi Editore – 1990;

– 21 PER XXI – Nuove chiese italiane – Allegato al numero di maggio 2013 di Casabella o a vedere i progetti in mostra al MAXXI fino al 02.06.2013 in cui sono presenti progetti passatisti e formalisti ma nei quali fa storia a sé (a mio parere) il progetto di Mario Cucinella che ritengo il migliore.


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