#rete150k – La “giustizia” Europea condanna a morte gli immobili di interesse artistico

di

Ettore Maria Mazzola

Prefazione

Ai sensi dell’art.52 del RD 2537/1925, gli architetti avrebbero competenza esclusiva per operare su edifici artistici vincolati; inoltre, sebbene la cosa sia poco nota, tale competenza esclusiva vale anche per gli edifici artistici non vincolati.

Nel 2006 infatti, la sentenza n°5239 del Consiglio di Stato, Sezione VI, aveva riconosciuto che “la progettazione di opere di rilevante carattere artistico e d’interesse storico-artistico, siano o meno vincolate, spetta esclusivamente all’architetto, salvo la parte tecnica che spetta sia all’architetto che all’ingegnere“, laddove per parte tecnica si suppone vogliano intendersi la struttura portante e gli impianti tecnologici.

È bene ricordare altresì che “la limitazione stabilita per gli ingegneri italiani vale anche per gli ingegneri civili degli altri Stati dell’Unione Europea“.

In aggiunta a quanto sopra poi, la sentenza del Tar Lazio del 17.10.2011 n°7997, confermando quanto sopra, venne a precisare che, “se l’incarico professionale riguarda “la parte tecnica” e viene affidato ad un ingegnere, occorre comunque affiancare un architetto, ai sensi del citato RD 2537/1925“.

Gli architetti, e soprattutto i monumenti se potessero parlare, dovrebbero quindi sentirsi in una botte di ferro … ma purtroppo non è così!

Infatti, nel triste elenco dei vari danni generati dall’Unione Europea all’Italia va aggiunto anche quello di cui alla recentissima sentenza della Corte di Giustizia Europea (V Sezione, del 21 febbraio 2013) che mette fine all’annosa questione che vedeva contrapposti ingegneri ed architetti … come ha commentato in maniera euforica il Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Armando Zambrano, il quale si è spinto ad affermare “è la fine di uno steccato che, in un mercato europeo dei servizi professionali, non aveva più senso di esistere”.

Già, un mercato europeo dei servizi professionali … una vera vergogna mercificare una professione che richiede conoscenze che i legislatori e certi “giudici” ignorano profondamente, una vergogna della quale non si può andar fieri … se non nella mente di chi osanni le “società d’ingegneria” che hanno massacrato i “piccoli” professionisti e cancellato il futuro dei giovani architetti!

Giustamente, secondo il Consiglio Nazionale degli Architetti, i laureati in ingegneria civile di altri Stati Membri avrebbero dovuto sottoporsi ad una verifica in merito alle qualifiche possedute nel settore dell’architettura; ciò nonostante, la Corte di Giustizia Europea (la cui giustizia, lo sappiamo bene, spesso si limita ad amministrare gli interessi delle lobbies ai vari livelli), con un vergognoso e dannosissimo colpo di spugna, ha deciso di cancellare questa misura di salvaguardia.

Il punto 43 della sentenza infatti dichiara “[…] contrariamente alla tesi difesa dal Consiglio Nazionale degli Architetti […] non può dedursi che la direttiva 85/384 consenta a detto Stato membro (l’Italia) di subordinare l’esercizio delle attività aventi ad oggetto immobili di interesse artistico alla verifica delle qualifiche degli interessati in questo settore”.

Conseguentemente, sempre secondo la Corte Europea (punto 51 della sentenza) “l’accesso alle attività previste dall’articolo 52, secondo comma, del Regio Decreto n. 2537/25 […], non può essere negato alle persone in possesso di un diploma di ingegnere civile o di un titolo analogo rilasciato in uno Stato membro diverso dalla Repubblica Italiana”.

Il dubbio che mai e poi mai i legislatori italiani del ’25 avrebbero potuto immaginare che l’Europa si sarebbe disgraziatamente unita, e che quindi la specifica sui laureati degli altri Paesi membri risultasse a quell’epoca del tutto superflua, non ha minimamente sfiorato le menti illuminate della Corte Europea … loro, si sa, si muovono solo in funzione degli interessi dei promotori di certe sentenze! Certe sentenze e direttive europee, dalle quote latte alle marmitte catalitiche, lo sappiamo bene, non tutelano mai i Paesi oggetto delle controversie, ma solo ed esclusivamente quelli del “gigante” europeo intenzionato a tiranneggiare contro i suoi “staterelli” interni!

L’ingegner Zambrano ovviamente rivendica “l’immediata ricaduta anche sugli ingegneri italiani” di questa sentenza.

In pratica, la Corte di Giustizia Europea ha confermato l’orientamento della sentenza n°3630 del 15 novembre 2007 emessa dal TAR Veneto con la quale si riteneva di dover abrogare il secondo comma dell’art. 52 “in quanto tale disposizione è incompatibile con il principio della parità di trattamento come interpretato dalla Corte Costituzionale, a causa del fatto che i professionisti nazionali non possono essere trattati in maniera discriminatoria rispetto ai professionisti provenienti da altri Stati membri”.

In pratica il TAR del Veneto, piuttosto che mettere i paletti a difesa dei propri cittadini professionisti, chiede che l’Italia intera si pieghi a 90° nel rispetto dei professionisti di altri stati membri … ma che bravi!

Ma chi sono questi professionisti degli altri stati membri? E quali sono le loro capacità professionali? Ma soprattutto quali sono le loro conoscenze storiche rispetto al nostro patrimonio storico-artistico e tecnico? ZERO!!!

Ormai da 20 anni insegno in una università straniera, e spesso mi è capitato di lavorare all’estero e in Italia a contatto con professionisti stranieri e, se devo dirla tutta, penso che nessun Paese al mondo abbia mai prodotto dei professionisti preparati come i nostri!

Sono davvero stufo della cialtronaggine di certi politici e giornalisti i quali sminuiscono, senza conoscere affatto, la qualità reale delle nostre scuole ed università. Personaggi in cerca d’autore che infangano i nostri studenti basandosi sul sentito dire, o più semplicemente su delle verifiche fasulle fatte con le crocette in osservanza di metodi cialtroni che non ci appartengono affatto! Siamo onesti e diciamo le cose come stanno!

Queste campagne denigratorie hanno, negli anni, portato ad abbassare il nostro livello di conoscenze piuttosto che imporre agli altri “paesi membri” di adeguarsi loro al nostro range culturale, ormai stiamo mercificando gli studenti, visti ora come clienti, e continuiamo a fare confronti impossibili tra i nostri laureati e quelli stranieri … tutto questa mancanza di tutela della nostra cultura da parte dello Stato ha portato a questa vergognosa sentenza che non considera minimamente quelle che potrebbero essere le reali competenze e conoscenze dei professionisti chiamati al capezzale del nostro patrimonio!

All’estero il conseguimento del bachelor è una pura formalità, poi si fa un master di due o tre anni (la cui qualità cambia da Paese a Paese senza però mai raggiungere la qualità dei nostri laureati!) che dà il titolo di architetto o di ingegnere. Quei masters sono ovviamente concepiti in modo che i professionisti vengano muniti di spessi paraocchi che li aiutino ad entrare in un mondo del lavoro organizzato in compartimenti stagni, dove la figura dell’architetto risulta frammentata in una miriade di specializzazioni, e dove il professionista si dovrà limitarsi a praticare esclusivamente la branca nella quale si è specializzato, senza punto conoscere nulla degli altri aspetti professionali … alla faccia della definizione dell’architetto contenuta nel primo libro di Vitruvio! (1)

È questa la tutela della professione per la quale l’ingegner Zambrano canta vittoria? Sono questi i professionisti cui auspichiamo di affidare il restauro dei nostri monumenti?

A tal proposito voglio raccontare un aneddoto capitatomi di recente. Durante un colloquio con una neolaureata italiana – laureatasi in un Paese europeo le cui università vengono spesso prese a modello per tutti – ella mi ha riferito che, nella sua università, non le è mai stato fatto elaborare alcun progetto architettonico completo; infatti, i suoi docenti si sono limitati a farle realizzare dei modelli “artistici”, una sorta di “sculture informi”, piuttosto che delle architetture. In pratica nessuno le ha insegnato a progettare e/o disegnare perché, le è stato detto da un suo professore, certe cose le avrebbe imparate a posteriori andando a far pratica in qualche grande studio di design! Ovviamente potrete immaginare ciò che possa avermi rivelato in merito alle sue conoscenze della Storia dell’Architettura italiana … sono questi i professionisti esteri che vogliamo mettere alla pari dei nostri?

Se questo la dice lunga sul grado di preparazione degli architetti non italiani, possiamo immaginare quelle che possano essere le conoscenze degli ingegneri stranieri rispetto alla Storia dell’Architettura del Paese custode della maggioranza del patrimonio mondiale, figuriamoci poi la conoscenza della Storia dell’Urbanistica, delle Teorie e Tecniche di Restauro, ecc. … ma qui occorre per onestà riconoscere come certe discipline risultino praticamente sconosciute anche alla stragrande maggioranza degli ingegneri italiani!

Il Piano degli Studi delle Facoltà di Ingegneria italiane esclude infatti l’insegnamento e l’apprendimento di queste materie … ad esclusione di un’infarinatura della Storia dell’Architettura prevista in qualche ateneo.

Inoltre, sotto l’aspetto tecnico, lo studio dell’ingegneria civile edile ignora l’importanza dello studio delle tecniche di calcolo e costruzione pre-moderne, in nome di una devozione assoluta nei confronti del cemento armato e delle tecniche più all’avanguardia.

Il nostro patrimonio ha recentemente subito enormi danni, e continua a subirne ogni giorno, a causa di errati restauri figli dell’ignoranza delle problematiche connesse con l’uso di materiali e tecniche dal comportamento statico affatto diversi (2). Personalmente stimo molto gli ingegneri e ammetto che spesso è più facile e piacevole parlare di architettura con loro che non con gli architetti. Spesso gli ingegneri presentano un’onestà intellettuale che manca alla mia categoria per eccesso ideologico. Tuttavia non posso non condannare il risultato della sentenza della Corte di Giustizia Europea del 21 febbraio 2013, perché condannerebbe il nostro patrimonio a patire danni irreparabili come quelli della Cupola della Anime Sante di L’Aquila, della Torre Medicea di Santo Stefano in Sessanio, della Scuola Armaturarum di Pompei e via discorrendo.

Chi non ha mai studiato in maniera approfondita la Storia dell’Architettura, la Storia e le Teorie del Restauro, le Tecniche Costruttive Tradizionali, il comportamento dei diversi materiali da costruzione quando vengono ad esser combinati tra loro, non può e non deve esser legittimato ad operare su ciò che non conosce!

Chi di voi si farebbe operare al cuore da un dentista?


(1) A determinare la professionalità dell’architetto contribuiscono numerose discipline e svariate cognizioni, perché è lui a dover vagliare e approvare quanto viene prodotto dalle altre arti, questa scienza è frutto di esperienza pratica e di fondamenti teorici. La pratica deriva da un continuo e incessante esercizio finalizzato a realizzare lo schema di un qualunque progetto, mediante l’attività manuale che plasma la materia. La teoria invece consiste nella capacità di mostrare e spiegare dettagliatamente la realizzazione dei progetti studiati con cura e precisione nel rispetto delle proporzioni […] di conseguenza egli deve essere versato nelle lettere, abile disegnatore, esperto di geometria, conoscitore di molti fatti storici; nondimeno abbia cognizioni in campo filosofico e musicale, non sia ignaro di medicina, conosca la giurisprudenza e le leggi astronomiche […] l’architetto deve possedere una buona conoscenza storica che gli permetta di spiegare a eventuali interlocutori il significato simbolico delle decorazioni con cui egli spesso abbellisce i suoi edifici […]  quindi essendo questa disciplina così vasta e ricca, per svariati e molteplici apporti culturali, non credo che uno possa da un giorno all’altro definirsi a buon diritto architetto, ma solo colui che fin dalla fanciullezza si sia addentrato per gradi in questa materia e, dotato di una buona formazione artistica in genere, sia giunto al sommo tempio dell’architettura. […] Può sembrare forse incredibile per chi non ha esperienza, che la mente umana sia in grado di assimilare e ricordare una tale quantità di nozioni. Però ci si convincerà che ciò è possibile, rendendoci conto che tutte le branche del sapere sono in stretta relazione e tra loro collegate: la scienza nel suo complesso è infatti come un unico corpo composto di varie membra. Pertanto chi fin dalla tenera età riceve una formazione varia e articolata in ogni settore è in grado di riconoscere facilmente gli aspetti comuni e interdisciplinari fra le varie scienze e di apprenderle con notevole rapidità […] Per forza di cose un architetto non deve né può essere un grammatico alla stregua di Aristarco (di Samotracia 217-145 a.C.), non per questo però sia illetterato; né potrà essere un esperto di musica come Aristosseno (di Taranto morto intorno al IV sec. a.C.), ma nemmeno un perfetto ignorante; né un pittore al pari di Apelle, eppure dovrà saper disegnare; né uno scultore del livello di Mirone o di Policleto, avendo tuttavia delle cognizioni plastiche; né,  per finire, un medico come Ippocrate, ma neppure sarà inesperto di medicina; né di eccezionale bravura nelle altre scienze, ma nemmeno un incapace […] In tutte le altre discipline vi sono molti, se non proprio tutti, argomenti di discussione comuni. Ma la perfetta realizzazione di un’opera frutto di un lavoro e di un’applicazione costanti è compito di chi si è specializzato in un settore specifico. Mi sembra dunque aver già fatto abbastanza chi possegga una conoscenza sia pure superficiale dei dati teorici fondamentali delle discipline utili in campo architettonico così da non trovarsi in difficoltà qualora occorra valutare e decidere sul loro impiego […] Quindi poiché non a tutti indiscriminatamente, ma a pochi individui è concesso di avere un tale ingegno per dote naturale, il compito dell’architetto dev’essere quello di esercitarsi in tutti i campi e, data l’enorme quantità di nozioni indispensabili, ragion vuole che egli inevitabilmente non possa raggiungere il massimo della conoscenza in ogni settore, ma si accontenti di un livello medio […]

(2) Rimando al mio articoloSui Danni al Patrimonio Artistico Derivanti da una Cultura Monodirezionale” per un approfondimento del tema.


7 Commenti a “#rete150k – La “giustizia” Europea condanna a morte gli immobili di interesse artistico”

  1. ettore maria mazzola scrive:

    Grazie per l’ospitalità

  2. Teresa Campisi scrive:

    Un solo commento. Esiste un valore della formazione negli studi universitari,secondo me. In Architettura si rilevano, disegnano, si comprendono le architetture del passato. In ingegneria edile, se togliamo il Corso di Laurea in Ingegneria Edile-Architettura, che tende ad aumentare le conoscenze storiche e compositive degli ingegneri, non esiste la materia del rilievo, ossia della conoscenza diretta di un edificio; la materia di Geometria descrittiva darebbe la possibilità di padroneggiare qualunque forma, ma nel corso di studi di Ingegneria non esistono approfondimenti per la progettazione, e quindi per l’applicazione del disegno, cosìcché questa materia, utilissima, rimane puro esercizio di conoscenza disapplicata.
    Nei corsi normali di Ingegneria Edile e civile, non esiste nessun insegnamento della storia dell’Architettura o del restauro. Nella gran parte delle facoltà di Ingegneria del nostro paese non si studiano le strutture murarie, ma solo la tecnica e le costruzioni in calcestruzzo armato. Così, non si capisce quale sia il senso per cui una formazione di tal genere, dovrebbe rendere plausibile una direzione di progettazione o direzione lavori da parte di un professionista, che non ha nessuna formazione specifica.

  3. Beppe Rinaldi scrive:

    Ettore centra il bersaglio, ma come non dire che tutto questo è conseguenza del nostro dormire? Il sonno della nostra ragione non solo genera i “nostri” mostri, ma i mostri che aggrediranno e renderanno vuoti di significati i territori italiani come quelli europei.
    In nome di dio, com’è possibile essere così ignavi da non capire che la necessità oggi è mobilitare le nostre menti e la nostra azione su queste cose? Car* Collegh*- guardando al passato- Zappalà era un Ingegnere e lui ha messo le mani, all’epoca, nella “traduzione” delle Disposizioni Europee rispetto all’Italia!!! Nessun dio ci salverà, perchè il nostro dio siamo solo noi, e se non lo faremo noi non lo farà nessun’altro. L’Architetto solitario è morto! W l’Associazione Nazionale degli Architetti!!

  4. Teresa Campisi scrive:

    Infatti vanno allegati credo giustamente ai ricorsi, i piani di studio delle principali università italiane di Ingegneria Edile o civile. Così si ragiona sul senso di certe cose.

  5. Teresa Campisi scrive:

    Vi faccio ridere, Intanto in Ingegneria non si stia la progettazione anche strutturale storica, solo il calcolo. Non sanno chi sia Pierluigi Nervi, che era un ingegnere strutturista. Noi architetti conosciamo le opere di Nervi e come abbia usato la struttura in calcestruzzo. Non é paradossale?

  6. Teresa Campisi scrive:

    Intanto in Ingegneria non si stia, ops, correggo.

  7. Teresa Campisi scrive:

    Non si studia.

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